“Rutte tira indietro Trump dall’orlo del baratro in Groenlandia“, titola un
editoriale di Bloomberg di mercoledì, seguito da un contagioso entusiasmo che
anche in Italia magnifica il segretario generale della Nato per aver convinto il
presidente Usa a non invadere l’isola della Danimarca e a non dar seguito alla
minaccia di imporre nuovi dazi ai Paesi Ue che nei giorni scorsi hanno spedito
lì qualche decina di soldati, in via del tutto simbolica e per poi per giunta
ritirarli. Tutto a posto, dunque? Trump è stato quietato e Copenaghen può
dormire tranquilla? Uno sguardo appena più approfondito fa dubitare che che sia
così.
“Sulla base di un incontro molto produttivo che ho avuto con il Segretario
Generale della NATO, Mark Rutte, abbiamo definito il quadro di un futuro accordo
sulla Groenlandia e, di fatto, sull’intera regione artica”, ha scritto il tycoon
in un post su Truth. “Sulla base di questo accordo, non imporrò i dazi la cui
entrata in vigore era prevista per il 1° febbraio”. Ma la storia del primo e
dell’inizio di questo secondo ci hanno insegnato che quello che il presidente
Usa fa e dice oggi domani già potrebbe non valere più, smentito da uno o più
repentini dietrofront.
Così – “a stunning reversal” – ha definito quello sui dazi anche l’Associated
Press che ha fregiato Rutte del soprannome di “Trump whisperer“, sussurratore
capace di influenzare Trump a furia di soavi bisbigli nell’orecchio ed evitare
un’escalation aperta, anche sotto il profilo militare. Ora, ferma restando
l’imprevedibilità del capo della Casa Bianca, l’intervento armato è sempre stata
e rimane una possibilità remota. La Danimarca non è il Venezuela in primo luogo
perché Washington e Copenaghen sono membri della Nato e un eventuale attacco
armato significherebbe nel peggiore dei casi una guerra e nel migliore la
rottura dei rapporti con gli alleati europei. Un disastro innanzitutto per
l’economia, stella polare del tycoon: l’Europa non è solo uno dei mercati
principali ma un partner economico fondamentale per gli Stati Uniti per via di
quel quasi 30% del commercio globale di beni e servizi scambiati tra le due
sponde dell’Atlantico. Gli Stati Ue, poi, ospitano decine di migliaia di soldati
Usa, condividono con Washington protocolli e dati di intelligence perché,
checché ne dica Trump, il continente resta un baluardo della stessa difesa
americana.
“Sono in corso ulteriori discussioni in merito al Golden Dome, in relazione alla
Groenlandia”, ha proseguito Trump su Truth riferendosi al progetto di scudo
spaziale e antimissile che prevede l’utilizzo dell’isola artica. I negoziati
riguardano la possibilità per gli Stati Uniti di installare strutture militari
sul territorio, una questione che ha necessariamente a che fare con la sovranità
della Groenlandia e della Danimarca a cui la prima appartiene. In un’intervista
a Fox News, emittente di riferimento di Trump, Rutte ha assicurato che
l’argomento “non è stato discusso con il presidente”. Ha notizie diverse Mette
Frederiksen, primo ministro di Copenaghen: “Possiamo negoziare tutti gli aspetti
politici: sicurezza, investimenti, economia. Ma non possiamo negoziare la nostra
sovranità. Sono stato informata che non è stato così“, ha detto la premier
riferendosi al faccia a faccia tra i due. In ogni caso, ha aggiunto, “Rutte non
ha il mandato di negoziare per conto della Groenlandia o della Danimarca”.
La questione della sovranità resta più che mai sul tavolo. Qualcuno ipotizza il
modello Guantanamo. Ovvero che gli Usa possano prendere il lease di parte del
territorio riconoscendo la sovranità del paese ma avendone la giurisdizione. Tre
alti funzionari Usa hanno riferito al New York Times che l’intesa potrebbe
prevedere la cessione agli Usa della sovranità su piccole porzioni di terra dove
gli Stati Uniti potrebbero costruire strutture militari. Uno di loro ha
paragonato il progetto “alle basi del Regno Unito a Cipro, considerate
territorio britannico“. Trump però punta a ottenere molto di più: “Avremo
accesso totale alla Groenlandia”, ha detto il tycoon in un’intervista a Fox
Business, “avremo tutto l’accesso militare che vogliamo” e “non c’è una fine,
non c’è un limite di tempo”. Di modo che alla fine, anche se non avranno
“tutto”, gli Usa otterranno molto.
A iniziare da un accordo per lo sfruttamento delle risorse del sottosuolo
dell’isola, che è ricca di minerali critici come terre rare, gallio, germanio e
altri materiali fondamentali per tecnologia, difesa e semiconduttori, di forte
interesse per gli Usa che di intese di questo tipo se ne intendono: quella
imposta lo scorso anno all’Ucraina schiacciata dall’invasione militare della
Russia, ad esempio, garantisce agli Usa un diritto di prelazione e un accesso
privilegiato a nuove concessioni per l’estrazione di minerali strategici,
legando l’economia ucraina alle necessità industriali e di difesa americane per
almeno 10 anni. Un modello che ora potrebbe essere replicato in Groenlandia.
Il Naalakkersuisut, il governo di Nuuk, il pericolo lo avverte forte e chiaro.
“La sovranità e l’integrità territoriale della Groenlandia sono una linea
rossa”, ha detto il premier groenlandese Jens Frederik Nielsen, ribadendo che
nessuno, tranne la Groenlandia e la Danimarca, è abilitato a concludere accordi
che riguardino l’isola. Il punto centrale della questione resta uno e Nielsen lo
descrive così: “Non so esattamente cosa contenga l’accordo riguardo al mio
Paese“.
L'articolo Groenlandia, Rutte “sussurratore di Trump”? Ecco perché il passo
indietro su dazi e intervento militare non è una garanzia sulla sovranità
dell’isola proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Mark Rutte
Il vertice a Davos fra Trump e il segretario generale della Nato Mark Rutte ha
fatto tacere, almeno per il momento i tamburi di guerra sulla Groenlandia, col
presidente Usa che ha deciso di non imporre ulteriori dazi ai Paesi Ue e ha
messo da parte l’ipotesi di un intervento militare nell’isola artica. Si è
parlato di un generico quadro di accordo sui diritti minerari e lo scudo
spaziale, ma non si è scesi nel dettaglio. A pubblicare le indiscrezioni sul
contenuto dell’intesa raggiunta al Forum internazionale, sono New York Times e
Axios.
Secondo il quotidiano, che cita in anonimato tre alti funzionari, l’accordo
raggiunto sulla Groenlandia prevederebbe la cessione agli Stati Uniti della
sovranità su piccole porzioni di territorio groenlandese, dove gli Usa
potrebbero costruire basi militari. L’idea, hanno riferito i funzionari, è stata
del segretario generale della Nato Mark Rutte che “ci stava lavorando da un
po’”. Si tratterebbe di un compromesso che la Danimarca è disposta ad accettare.
Due dei funzionari, che hanno partecipato alla riunione Nato nella quale è stato
discusso il piano, l’hanno paragonata alle basi britanniche a Cipro, considerate
territorio britannico. I funzionari citati dal Times non sapevano se l’idea
facesse parte dell’accordo annunciato da Trump. Interpellata in merito
all’accordo e al suo contenuto, la Nato ha dichiarato in un comunicato che “i
negoziati tra Danimarca, Groenlandia e Stati Uniti proseguiranno con l’obiettivo
di garantire che Russia e Cina non ottengano mai una posizione di vantaggio, né
economica né militare, in Groenlandia”.
Axios inoltre aggiunge che il quadro normativo discusso da Trump e Rutte non
include il trasferimento della sovranità complessiva sulla Groenlandia dalla
Danimarca agli Stati Uniti. Il piano, scrive il media americano, include
l’aggiornamento dell’’Accordo di difesa della Groenlandia del 1951 tra Usa e
Danimarca, che consentiva agli Stati Uniti di costruire basi militari sull’isola
e di istituire “aree di difesa” se la Nato lo ritenesse necessario. Include
anche sezioni sul rafforzamento della sicurezza in Groenlandia e sull’attività
della Nato nell’Artico, nonché ulteriori lavori sulle materie prime. La proposta
poi include anche disposizioni sul posizionamento del Golden Dome, il sistema di
difesa antimissile Usa, in Groenlandia e sul contrasto alle “influenza esterne
maligne” di Russia e Cina.
L'articolo Groenlandia, cosa contiene l’accordo con Trump: l’idea del “modello
Cipro” senza trasferimento complessivo di sovranità proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Signor Presidente, caro Donald – ciò che hai realizzato oggi in Siria è
incredibile. Userò i miei contatti con i media a Davos per mettere in luce il
tuo lavoro lì, a Gaza, e in Ucraina. Mi impegno a trovare una soluzione per la
Groenlandia. Non vedo l’ora di vederti. Tuo, Mark“. Il Donald in questione e
Donald Trump e il “Mark” che firma con una compiacenza che tracima
nell’adulazione è Mark Rutte, segretario generale della Nato. Il testo è un
messaggio privato inviato da Rutte a Trump, che quest’ultimo ha divulgato nelle
scorse ore sul suo social Truth.
L’sms va contestualizzato. Mentre gli appetiti del presidente degli Stati Uniti
sul territorio autonomo della Danimarca crea un profonda fattura tra Washington
e la Nato, dal Dopoguerra a oggi (ma chissà ancora per quanto) il pilastro
fondamentale della difesa europea e del mondo occidentale, il segretario
generale dell’Alleanza lo elogia derubricando la questione a un generico impegno
personale a “trovare una soluzione”. Quasi la questione della Groenlandia fosse
un incidente di percorso e su di essa non si giocassero i futuri equilibri
dell’Occidente e la sopravvivenza stessa del Patto atlantico.
Un livello di piaggeria che supera il record fatto registrare a giugno, quando
Trump aveva divulgato un altro messaggio privato di Rutte, il quale dopo aver
ringraziato “per la tua azione decisiva in Iran, che è stata davvero
straordinaria” (il bombardamento del 22 giugno contro i siti nucleari di
Teheran), magnifica il potente interlocutore per essere riuscito a convincere
gli Stati Ue “a firmare per il 5 percento!” del Pil in spese militari. “Otterrai
qualcosa che NESSUN presidente americano ha potuto realizzare in decenni.
L’Europa pagherà in GRANDE, come dovrebbe, e sarà la tua vittoria“.
“È una questione di gusti“, aveva risposto Rutte il giorno dopo a un giornalista
che gli chiedeva se adulare il capo della Casa Bianca fosse la strategia giusta.
I gusti evidentemente cambiano, e anche in fretta. Quando Rutte era ancora primo
ministro in Olanda e Trump aveva appena perso le elezioni per il secondo
mandato, i toni del leader della Nato erano diversi. “Immagini orribili da
Washington Dc. Caro Donald Trump riconosci Joe Biden come prossimo presidente
oggi”, twittava perentorio Rutte il 6 gennaio 2021, mentre il popolo MAGA
assaltava Capitol Hill. Tre anni dopo, arrivato al vertice dell’Alleanza, Rutte
rassicurava: “Davvero, smettete di preoccuparvi di una presidenza Trump”, diceva
durante una visita a Londra il 10 ottobre 2024, poche settimane prima delle
presidenziali Usa, perché “lo conosco bene e lavorerò con lui”.
Ora abbiamo capito come, ma bisogna capire quali saranno i risultati. “Ho avuto
un’ottima telefonata con Mark Rutte riguardo alla Groenlandia. Ho concordato un
incontro tra le varie parti a Davos, in Svizzera”, ha scritto Trump su Truth
nella notte italiana. L’isola, ha ribadito, “è fondamentale per la sicurezza
nazionale e mondiale. Non si può tornare indietro. Su questo, tutti sono
d’accordo!”. Ed è proprio su quel “Non si può tornare indietro” enunciato dal
tycoon che si misurerà la bontà del “metodo Rutte”. Intanto tra le mire degli
Usa e alcuni Paesi membri della Nato che inviano sull’isola qualche decina di
soldati per segnalare – per quanto simbolicamente – la propria contrarietà ai
progetti di Washington, la solidità dell’Alleanza atlantica rischia di riportare
delle serie incrinature.
L'articolo Groenlandia, nuovo record di piaggeria di Rutte: “Caro Donald, non
vedo l’ora di vederti. Tuo, Mark”. E Trump pubblica il messaggio proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Donald Trump “sta facendo ciò che è giusto per la Nato“. L’ultimo squillo di
tromba innalzato al cielo in onore del presidente degli Stati Uniti porta la
firma del segretario generale della Nato, Mark Rutte, tra i più entusiasti
ammiratori del tycoon. Trump sta “incoraggiando tutti noi a spendere di più,
pareggiando quanto speso dagli Stati Uniti, risultato che sarebbe stato
impossibile senza di lui”, ha detto l’ex premier olandese parlando in conferenza
stampa da Zagabria, in Croazia, nell’ambito della sua tournée nei Paesi membri
dell’Alleanza focalizzata in particolare sull’industria della difesa. Washington
ha messo in chiaro di voler ottenere il controllo della Groenlandia a costo di
entrare in contrasto con la Danimarca, paese membro del Patto al quale l’isola
artica appartiene, ma per Rutte “non c’è assolutamente” una crisi all’interno
dell’organizzazione. “Stiamo davvero lavorando insieme – argomenta il segretario
generale -. E la mia unica preoccupazione è come possiamo rimanere al sicuro,
dai russi, da qualsiasi altro avversario”.
Alcuni paesi europei della Nato, guidati da Regno Unito e Germania, stanno
pensando a una presenza militare nell’ex colonia danese, oggi territorio
autonomo. “Già l’anno scorso abbiamo avuto alcuni dibattiti conclusi con grande
successo su come, come alleanza, insieme ai nostri sette alleati artici,
dobbiamo lavorare insieme per garantire la sicurezza dell’Artico, e attualmente
stiamo discutendo il passo successivo, come garantire un seguito pratico a tali
discussioni per garantire che, come alleanza, facciamo tutto collettivamente e
attraverso i nostri singoli alleati per garantire la sicurezza dell’Artico”.
“Come sapete – ha proseguito il segretario generale – , ci sono otto paesi
artici, sette dei quali sono all’interno della Nato, inclusi Stati Uniti e
Canada, e cinque paesi in Europa, tra cui Danimarca, Inghilterra, Islanda,
Norvegia, Finlandia e Svezia. E c’è un paese artico al di fuori della Nato, ed è
la Russia. Ma si potrebbe anche sostenere che ormai la Cina sia quasi diventata
una sorta di paese artico, e non geograficamente, ma almeno per la quantità
delle sue attività e dei suoi interessi nella regione”. “Si tratta di una parte
vitale del territorio della Nato, ed è esattamente il motivo per cui, mentre in
passato la Nato non era così coinvolta nella questione dell’Artico, dal 2025, su
richiesta dei sette alleati dell’estremo nord che confinano con l’Artico,
l’Alleanza è diventata più coinvolta”.
“A proposito – ha aggiunto Rutte -, vediamo che la Danimarca sta già accelerando
i suoi investimenti in difesa, non solo in generale, ma anche per quanto
riguarda capacità uniche per difendere territori come la Groenlandia. Quindi
stanno acquistando più di 35 velivoli e stanno lavorando su di essi per il
rifornimento in volo”.
L'articolo Groenlandia, Rutte (Nato) elogia Trump: “Sta facendo bene, la
Danimarca ha già aumentato le spese per la difesa” proviene da Il Fatto
Quotidiano.