Venticinque anni dopo la sua fondazione, Wikipedia rappresenta un traguardo
senza pari: la più grande raccolta di informazioni della storia umana, con una
reputazione di affidabilità solida in un web invaso da menzogne, fake news e
disinformazione organizzata.
Proprio per questo suo status di fonte neutrale e verificabile, i nuovi
strumenti di intelligenza artificiale, dai chatbot come ChatGPT ai riassunti
generati da AI nei motori di ricerca, la usano come riferimento primario,
diffondendone i contenuti ovunque e trasformando radicalmente il modo in cui
miliardi di persone accedono alle informazioni quotidiane.
Oggi però emerge un’ombra inquietante, rivelata da un’inchiesta inattaccabile
del londinese Bureau of Investigative Journalism (TBIJ): Wikipedia è stata
manipolata sistematicamente con modifiche a pagamento, ordinate da soci di una
prestigiosa agenzia di PR londinese con legami diretti a Downing Street. Si
tratta di Portland Communications, fondata nel 2010 da Tim Allan, oggi direttore
della comunicazione del premier Keir Starmer. Allan ha abbandonato ogni ruolo
operativo in Portland nel 2019. Del team però fa tuttora parte, come senior
adviser, l’ex spin doctor di Tony Blair, Alastair Campbell.
L’indagine si basa su testimonianze di 14 insider, anonimi e vincolati da
accordi di non concorrenza, e sull’analisi delle cronologie pubbliche di
modifica, che hanno permesso di collegare la rete a Portland.
L’agenzia è già stata sorpresa in passato per questa pratica – ribattezzata
“wikilaundering” – esplicitamente vietata dal codice deontologico britannico dei
professionisti delle pubbliche relazioni. Dopo l’esposizione del 2011, invece di
interrompere, ha optato per un approccio più discreto: servirsi di intermediari
esterni per mantenere la distanza e poter negare ogni responsabilità.
Lo ha confermato un ex dipendente anonimo: “Nessuno ha detto di fermarsi. La
domanda era solo come continuare senza farsi beccare”.
Tra i clienti che hanno beneficiato di questi interventi: il Qatar, che prima
dei Mondiali 2022 ha visto seppellire o attenuare riferimenti a gravi critiche
sui diritti umani, sulle condizioni disumane dei lavoratori migranti e sulle
migliaia di morti nei cantieri. Account collegati a subappaltatori hanno inoltre
oscurato un delicato caso giudiziario britannico in cui due miliardari qatarioti
erano accusati di aver canalizzato fondi a Jabhat al-Nusra, gruppo terroristico
siriano (il caso è poi parzialmente collassato nel 2024 tra accuse di minacce e
intimidazioni).
Altri interventi mirati hanno riguardato il fallimento di AGRA, il progetto da
un miliardo di dollari finanziato dalla Fondazione Gates per raddoppiare i
redditi di 30 milioni di agricoltori africani: la rete ha modificato la data
degli obiettivi irrealizzati, eliminato la sezione “Valutazione” e rimosso
riferimenti a uno studio critico della Tufts University che ne documentava il
mancato raggiungimento.
In Libia, nel caos seguito alla caduta del regime di Gheddafi, durante una fase
di violenti scontri in cui tutte le parti sono state accusate di atrocità, sono
state promosse narrazioni favorevoli alla fazione governativa di Tripoli
rispetto all’opposizione basata a Malta.
Spesso le modifiche erano subdole, quasi invisibili e per questo più efficaci, e
adottavano tecniche consolidate nel linguaggio della pubblicità o delle
pubbliche relazioni: seppellire cattive notizie sotto descrizioni estese di
attività filantropiche, sostituire fonti critiche con link più morbidi o neutri,
o riorganizzare il testo per diluire l’impatto negativo.
Wikipedia permette a chiunque di modificare le pagine, ma impone regole ferree:
neutralità, fonti affidabili e verificabili, divieto assoluto di contributi
pagati non dichiarati. Bot automatici scandagliano il sito in cerca di anomalie,
mentre una comunità di volontari appassionati aggiunge, corregge e raffina i
contenuti, rendendo estremamente difficile introdurre falsità macroscopiche.
Eppure, come spiega Alberto Fittarelli, senior researcher al Citizen Lab
dell’Università di Toronto, “piccole modifiche incrementali pesano moltissimo:
sembrano innocue, ma una volta entrate nel flusso informativo diventano durature
e quasi impossibili da rimuovere del tutto”.
Al centro dell’operazione, secondo l’inchiesta del TBIJ, c’è Radek Kotlarek,
consulente web gallese e fondatore di Web3 Consulting, una società di servizi
internet che è stata dissolta di recente. Specializzato in questo tipo di
editing, ha gestito per circa un decennio una rete di 26 sockpuppet, account
multipli controllati dalla stessa persona, banditi da Wikipedia nel 2024 proprio
per sospetto editing a pagamento.
Secondo l’inchiesta sarebbe stato assoldato da Portland nel 2012. Fino al 2010
l’agenzia faceva editing in-house, inviando neoassunti a modificare le entries
di Wikipedia da caffè e locali sempre diversi per variare gli indirizzi IP e
mascherare le tracce. Dopo uno scandalo nel 2011 è passata all’outsourcing
sistematico.
Kotlarek non ha risposto alle richieste di commento di TBIJ e Portland ha
declinato ogni commento. Ma il blocco della sua rete non ha fermato la pratica,
che si è diffusa su scala più ampia: sono emersi nuovi account che continuano a
intervenire sule pagine di clienti Portland.
Ex dipendenti dell’agenzia hanno riferito ai giornalisti del Bureau che la
domanda di “wikilaundering” è destinata solo ad aumentare. Stephen Harrison,
giornalista che segue da vicino Wikipedia, ha dichiarato: “È incredibilmente
importante che i fatti siano rappresentati accuratamente perché Wikipedia
raggiunge l’AI e distribuisce informazioni in tutto internet”.
I riassunti generati da AI stanno sottraendo traffico al sito, e gli editor
temono che questo possa ridurre la massa critica di volontari che ne garantisce
la sicurezza. Investigare e bloccare queste reti è un lavoro supplementare che
richiede tempo ed energie. “Gli investigatori di sockpuppet sono veri eroi”
secondo Harrison. “Ma le loro indagini non fermeranno questo tipo di sabotaggio.
Penso che servano più azioni legali”.
Un portavoce della Wikimedia Foundation ha assicurato che l’organizzazione
dispone di risorse per indagare e agire contro le aziende che violano le sue
policy: “Siamo impegnati a proteggere l’integrità e la reputazione di Wikipedia,
costruita grazie ai contributi di milioni di volontari in quasi 25 anni”.
L'articolo Wikipedia manipolata: un’agenzia britannica di Pr modificava a
pagamento le informazioni sui propri clienti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il 15 gennaio 2026 segna un traguardo che molti, all’inizio del millennio,
avrebbero ritenuto impossibile: Wikipedia compie 25 anni. Nata nel 2001 da
un’idea “utopistica” di Jimmy Wales e Larry Sanger (c’è una discussione in corso
su questo ma diciamo che a vario titolo possono essere definiti entrambi “i
fondatori”), questa enciclopedia libera e partecipativa ha rivoluzionato il
nostro modo di accedere allo scibile. Dopo cinque lustri Wikipedia gode di
ottima salute — forse fin troppo, visto che i sistemi di Intelligenza
Artificiale si nutrono avidamente di tutta quella conoscenza incasellata e
archiviata da esseri umani.
Wikipedia ha rimpiazzato le voluminose enciclopedie che un tempo occupavano le
nostre librerie, quelle che per consultarle dovevi arrampicarti su una sedia e
selezionare, alla lettera corrispondente, un volumone di qualche chilo. Prima
pochi esperti decidevano per tutti; poi, da quel 15 gennaio 2001, come “api
operaie”, milioni di volontari hanno scritto, digitalizzato e catalogato la
conoscenza in modo spontaneo e gratuito. È un’opera monumentale di condivisione
culturale, dove l’oralità e le fonti vengono rinegoziate continuamente in una
comunità viva. Il suo valore è immenso proprio perché non produce fatturato, non
vende dati e non ospita pubblicità: il suo unico “profitto” è la cultura e la
tutela della memoria, comprese quelle lingue “senza esercito o moneta” — come il
napoletano, il ladino o il greco salentino — che altrimenti svanirebbero.
Wikipedia non è perfetta, perché è “umana, troppo umana”. I detrattori ne
criticano i difetti, ma i suoi errori sono trasparenti, tracciabili nella
cronologia e soggetti a un costante “conflitto editoriale” che mira alla
neutralità. Uno studio di Nature ha confermato che la sua accuratezza è
sorprendentemente vicina a quella dell’Enciclopedia Britannica. A differenza dei
sistemi di IA, che generano risposte basate su calcoli probabilistici e spesso
incorrono in “allucinazioni”, Wikipedia si fonda sulla citazione della fonte e
sulla verifica umana. In un futuro dominato dai robot, scommetto che la
“certificazione umana” di un dato, di una canzone o di un’opera diventerà il
bene più prezioso sul mercato dell’informazione.
Oggi la sopravvivenza di questo modello, che sopravvive tra i tiranni del web
sempre più tiranni, è minacciata. Da un lato, i chatbot “succhiano” i dati di
Wikipedia per addestrarsi, provocando un calo del traffico diretto e mettendo a
rischio il sistema delle donazioni (alla Wikipedia Fundation). Dall’altro,
emergono progetti come Grokipedia, lanciata da Elon Musk. Presentata come
un’alternativa “anti-woke”, Grokipedia è un’enciclopedia generata dall’IA Grok
che, pur attingendo a piene mani da Wikipedia, è accusata di promuovere bias
ideologici e una visione narcisistica del suo fondatore. Mentre Wikipedia
socializza il sapere in modo orizzontale, questi modelli rischiano di riportarci
a una forma di centralità autoritaria, dove un algoritmo privato decide cosa sia
vero.
Resistenza e poesia Wikipedia resiste anche agli scontri legali, come quelli
legati al diritto d’immagine nei musei italiani, difendendo la filosofia “Open”
contro la mercificazione del patrimonio pubblico. E resiste nella sua capacità
di emozionare attraverso il dettaglio. È per questo che oggi, per festeggiare,
voglio condividere con voi la voce di Vincenzo Russo (no, non io!), il poeta
napoletano morto giovanissimo:
“È nato a Napule ‘o 1876 e è muorto a Napule ‘o 11 ‘e giùgno d”o 1904. Teneva
sulamente 28 anne, era malato ‘e tise. Ha scritto 120 canzone, ‘e cchiù famose
songo sicuramente I’ te vurria vasà, d”o 1900, musecata da Eduardo Di Capua e
Maria Marì d”o 1899…”
Continuiamo ad aver cura di Wikipedia, che è il nostro giardino pubblico
digitale: un luogo adorabilmente imperfetto, ma vitale. Buon compleanno e lunga
vita a Wikipedia!
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