Sei attivisti di Palestine Action sono stati assolti per l’irruzione nella sede
britannica dell’azienda di difesa israeliana Elbit Systems compiuta a Bristol
durante le prime ore del 6 agosto 2024. A stabilirlo la Woolwich Crown Court in
quella che rappresenta una storica vittoria legale per il gruppo pro-pal messo
al bando come “organizzazione terroristica” dal governo laburista di Keir
Starmer. Nei mesi scorsi sono stati moltissimi gli arresti dei manifestanti che
protestavano contro la messa al bando dell’organizzazione.
La giuria non ha ritenuto gli imputati colpevoli delle accuse per cui erano
finiti di fronte alla giustizia, tra cui furto con scasso aggravato e
danneggiamento, nell’azione di protesta contro i locali della società di
armamenti. Il movimento ha sempre denunciato la società Elbit Systems per la
produzione di armi da destinare all’esercito israeliano, versione sempre
smentita dalla società.
Gli attivisti, Charlotte Head, Samuel Corner, Leona Kamio, Fatema Rajwani, Zoe
Rogers e Jordan Devlin, dopo il verdetto, si sono abbracciati sul banco degli
imputati mentre alcuni dei loro sostenitori applaudivano dal pubblico. Un
portavoce di Defender Our Juries, gruppo che chiede la revoca della messa al
bando di Palestine Action, ha dichiarato: “Questi verdetti smontano le accuse
ingannevoli del governo secondo cui questi coraggiosi attivisti sarebbero
‘criminali violenti“.
FOTO DI ARCHIVIO
L'articolo Assolti in Gb gli attivisti Pro-Pal di Palestine Action: avevano
fatto irruzione in un’azienda di difesa israeliana proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - Gran Bretagna
L’ex ministro Peter Mandelson si dimette ufficialmente domani dalla Camera dei
Lord dopo che il suo nome è apparso nei cosiddetti file Epstein, confermando i
suoi rapporti con l’ormai defunto finanziere pedofilo Jeffrey Epstein.
L’annuncio ufficiale del ritiro di Mandelson dalla camera alta è stato fatto
all’inizio dei lavori dell’assemblea dal nuovo speaker, Michael Bruce Forsyth.
Già da domani Mandelson non sarà più membro della camera alta. Le accuse
sarebbero di aver passato informazioni sensibili a Epstein.
Mandelson, mentre ricopriva la carica di ambasciatore britannico negli Stati
Uniti, era stato licenziato a settembre per i suoi presunti legami con Jeffrey
Epstein, accusato nel 2019 di sfruttamento sessuale di decine di minorenni e
morto poi suicida in carcere alcune settimane dopo. Il politico britannico è
stato per anni uno dei volti simbolo del partito laburista, oltre ad aver
ricoperto le cariche di ministro e commissario europeo.
La decisione di dimettersi arriva dopo le pressioni che Downing Street avrebbe
fatto sull’ex ministro. Il governo britannico aveva dichiarato di aver inviato
alla polizia un fascicolo sulla gestione di alcune informazioni governative
sensibili da parte di Mandelson nel suo periodo da ministro. Le mail
incriminanti risalirebbero, infatti, al periodo in cui Mandelson ricopriva le
cariche di ministro delle Imprese e di vice primo ministro di fatto nel governo
di Gordon Brown. Intanto Scotland Yard ha avviato un’indagine penale su Peter
Mandelson. A riportarlo sono i media del Regno Unito.
Il premier Keir Starmer proprio oggi aveva avviato un iter d’urgenza per una
legge ad hoc che permettesse la rimozione di Mandelson dalla camera alta.
Starmer, secondo voci da Downing Street, si è detto “sconvolto” e ritiene
“vergognosa la diffusione di e-mail contenenti informazioni governative
altamente sensibili”. Il primo ministro britannico ha dichiarato che “è
necessario agire molto rapidamente” perché “l’opinione pubblica rischia di
perdere fiducia in tutti i politici” dopo casi del genere.
L'articolo Caso Epstein: l’ex ministro Mandelson si dimette da Lord. Starmer:
“Vergognosa la diffusione di mail” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Si ingrossa il fronte contro Grok, il sistema di intelligenza artificiale
inserito nel social X, di proprietà di Elon Musk. Il garante britannico per la
protezione dei dati (Information Commissioner’s Office) ha annunciato l’apertura
di un’indagine nei confronti del social network X e della società di
intelligenza artificiale xAI, entrambi di proprietà di Elon Musk. L’obiettivo
dell’indagine è il chatbot Grok, colpevole di generare deepfake a sfondo
sessuale e per cui è finito al centro di un’ondata di indignazione mondiale.
“La creazione e la diffusione di tali contenuti sollevano gravi preoccupazioni
ai sensi della legge britannica sulla protezione dei dati e presentano un
rischio di potenziale danno significativo per il pubblico”, si legge nella nota.
In precedenza anche Ofcom, l’autorità di regolamentazione dei media, aveva
avviato un’indagine sul caso, per le presunte violazioni dell’Online Safety Act.
L'articolo Il garante privacy inglese indaga su X per i contenuti a sfondo
sessuale generati da Grok proviene da Il Fatto Quotidiano.
Pesa 66 chili, quando si alza sulle zampe posteriori supera il metro e ottanta
d’altezza e mangia fino a un chilo di crocchette al giorno: la storia del cane
Brody ha fatto il giro del web. A dicembre 2025, una coppia ha affidato il
proprio cucciolo – un Cane da montagna dei Pirenei – al centro di recupero
Animal Concern Cumbria, nel nord dell’Inghilterra. Come racconta la Bbc, i due
hanno dichiarato di non poter più dare al loro animale domestico l’attenzione
che meritava. Lauren Pickthall, la responsabile dei ricollocamenti del rifugio,
ha dichiarato che il grande cucciolo ha ricevuto centinaia di richieste di
adozione da ogni parte del mondo. La donna ha raccontato la situazione alla Bbc:
“Ci ha reso la vita facile ma anche difficile, perché avevamo tantissime
candidature davvero valide. Avevamo persone da tutta Europa e perfino
dall’America che si offrivano di dargli una casa”. Prima di affidare Brody a una
nuova famiglia, l’Animal Concern Cumbria ha fatto una selezione accurata delle
richieste. L’ente, infatti, cercava persone con esperienza nella razza e che
possedessero una casa ampia e un grande giardino dove poter far correre
liberamente il cucciolone.
La scelta del rifugio è ricaduta su Steve ed Helen White, residenti a St
Austell, in Cornovaglia. La coppia ha soddisfatto i requisiti richiesti dalla
struttura. I due, infatti, vivono in una grande villa con un giardino di mezzo
ettaro e hanno già avuto un Cane dei Pirenei in precedenza. Helen ha raccontato
alla Bbc la storia del suo precedente amico a quattro zampe: “Il nostro
precedente Pireneo, Wilson, è morto a 13 anni. Ha lasciato un vuoto difficile da
colmare”. E ancora: “Quando Wilson è morto stavamo cercando un altro Cane dei
Pirenei come lui”. La coppia ha contattato un’amica che lavora all’Animal
Concern Cumbria, scoprendo la storia di Brody. I due hanno raccontato che,
inizialmente, non pensavano di riuscire ad adottare il cucciolo per via della
sua fama sui social. Helen ha detto: “All’inizio pensavamo di non avere nessuna
possibilità, vedendo tutto il clamore che c’era sui social”.
LA TELEFONATA
Due settimane dopo l’invio della domanda di adozione, Steve ed Helen hanno
ricevuto una telefonata dal centro: erano stati scelti per adottare Brody. L’1
gennaio 2026, la coppia ha percorso oltre 800 chilometri all’andata e
altrettanti al ritorno per raggiungere la regione della Cumbria. I due hanno
trascorso alcuni giorni con Brody. Helen ha ricordato: “Ci siamo innamorati
subito. La prima volta che lo abbiamo incontrato al rifugio ci è saltato addosso
per salutarci, è incredibilmente amichevole“. Il 3 gennaio marito e moglie hanno
firmato i documenti e hanno accolto ufficialmente nella loro vita il piccolo
grande Brody.
La Bbc ha contattato Steve ed Helen a 3 settimane dall’adozione. L’uomo ha
dichiarato: “Gli piace curiosare in giardino e adora i grattini sul collo. Il
giorno stesso in cui lo abbiamo portato a casa si è tuffato direttamente nello
stagno delle anatre ed è uscito verde, coperto di alghe”. E infine:
“Sorprendentemente odia anche la pioggia. Puoi provare in tutti i modi a farlo
uscire, ma lui resta fermo sulla soglia”. Lauren Pickthall ha commentato così la
storia di Brody: “Sta iniziando l’anno dove dovrebbe essere”.
> Giant 10-stone dog ‘as big as polar bear’ eats 1kg of biscuits a day and
> stands 6ft tallhttps://t.co/QFy3iI1ydn pic.twitter.com/kMbMmcrEYN
>
> — Daily Star (@dailystar) January 25, 2026
L'articolo La storia di Brody, il cane gigante abbandonato in un rifugio: pasa
66 chili, è alto più di 1,80 metri e mangia un chilo di crocchette al giorno
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tom Cruise avrebbe venduto il suo attico a Knightsbridge, quartiere di Londra,
per oltre 40 milioni di euro. Il motivo? Un furto in pieno giorno, avvenuto lo
scorso 20 gennaio, in una gioielleria Rolex nei pressi della residenza. A
riportarlo è il Daily Mail, che ha reso nota la decisione dell’attore di tornare
negli Stati Uniti e vendere l’attico londinese.
La star di Hollywood aveva acquistato l’appartamento nel 2021, una casa che si
estende per circa 1670 metri quadrati, con soffitti altre 8 metri e che dispone
di 5 camere da letto con bagno privato, camini in vetro e una cucina dallo stile
orientale.
L’appartamento affaccia su Hyde Park e veniva sfruttata dal 63enne durante i
suoi soggiorni europei, in ultimo una serata di gala trascorsa con William e
Kate. Dopo il furto alla boutique Rolex, Tom Cruise non riterrebbe Londra una
città sicura e, per questo motivo, avrebbe deciso di vendere l’attico.
Negli scorsi giorni, alcuni collaboratori di Cruise sarebbero stati fotografati
mentre uscivano dal suo appartamento con degli scatoloni.
L'articolo Tom Cruise lascia Londra: venduto l’attico in centro città dal valore
di 40 milioni di euro. Il motivo? Una rapina in pieno giorno proviene da Il
Fatto Quotidiano.
L’ex principe Andrea e la sua ex moglie, Sarah Ferguson sarebbero “in uno stato
mentale di fragilità”. A diffondere la notizia, un amico della coppia che
avrebbe incontrato i due in vista del loro trasferimento definitivo in una nuova
sistemazione, lontano dalla famiglia reale, da Windsor e dall’attenzione dei
media.
In gran segreto, Andrea Mountbatten-Windsor avrebbe fatto visita a Marsh Farm,
la nuova residenza che re Carlo III gli avrebbe assegnato nell’area di
Sandringham, nel Norfolk. La data del trasferimento definitivo sarebbe ormai
prossima, il 30 gennaio è alle porte e la famiglia reale non vede l’ora di
chiudere questo penoso capitolo che ha portato solo scandali, imbarazzi e tanto
fango sulla corona.
Il fratello del sovrano, invischiato fino al collo nell’inchiesta sui traffici
di ragazze operati dal faccendiere e pedofilo americano Jeffrey Epstein, è stato
coinvolto anche in scandali legati a spie cinesi operanti nel Regno Unito,
avrebbe aperto le porte di Buckingham Palace a personaggi di dubbio gusto e
pessima fama, solo per denaro. La sua ex moglie, anche lei accusata di essere
alla perenne e disperata ricerca di denaro, avrebbe partecipato agli affari del
marito, all’amicizia con Epstein e, secondo alcune indiscrezioni, avrebbe
persino messo in vendita la possibilità di incontrare Andrea per appuntamenti
privati.
La misura è stata poi definitivamente colmata quando, lo scorso autunno, i
quotidiani hanno rivelato che la coppia viveva da 20 anni nel lussuoso Royal
Lodge, là dove visse e morì la regina madre, senza pagare l’affitto.
La figlia minore, Eugenie, avrebbe da tempo interrotto ogni contatto con il
padre, mentre alcune voci la vedevano impegnata a trovare una sistemazione per
la madre nella sua villa sulle spiagge del Portogallo, al CostaTerra Golf e
Ocean Club. Sebbene Andrea abbia sempre negato ogni accusa, mostrandosi in
pubblico senza timore, finché gli è stato possibile, secondo i pochi amici
rimasti al suo fianco le sue condizioni psichiche sarebbero precarie e
preoccupanti. La perdita del suo status e del supporto delle sue frequentazioni
altolocate lo avrebbero provato, mentre Fergie sarebbe distrutta al punto da
“piangere ogni giorno”.
Il Daily Mail non lesina sui dettagli spiegando come soprattutto l’abbandono da
parte della figlia avrebbe gettato Andrea in uno sconforto devastante tanto che
la polizia, lo scorso anno gli avrebbe “revocato il porto d’armi” e sottratto la
sua collezione di pistole “per sicurezza”, trasferendola in un’altra residenza
reale. Nella sua nuova vita, Andrea dovrà an che rinunciare al la presenza del
suo staff; quattro persone su cinque sono già state licenziate con la scusa
ufficiale di essere ormai prossime alla pensione.
L’ex principe dovrà fare a meno del personale di servizio che gli spettava prima
di essere declassato a uomo senza titoli reali e senza onorificenze militari. E
dovrà aspettare che la figlia 35enne forse un giorno lo perdoni e decida di
riprendere i contatti con lui, accontentandosi delle telefonate di Beatrice, la
maggiore, che non ha mai smesso di cercarlo invitandolo anche al battesimo della
piccola Athena, di 11 mesi, che si è tenuto un mese fa. Lui, ovviamente non si è
presentato, ma il gesto lo avrà rincuorato.
Le figlie hanno trascorso il natale con la famiglia reale, protette dal re che
le ha volute a messa e a pranzo a Sandringham. Il padre e la madre erano soli,
tenuti a distanza di sicurezza nel parco di Windsor in attesa del loro futuro
sul quale persistono ancora grossi dubbi. L’autore di Windsor Legacy, Robert
Jobson, avrebbe infatti dichiarato a Fox News che la destinazione finale di
Andrea sarà lontano dell’Inghilterra, e che il suo esilio lo porterà ad Abu
Dhabi, là dove anche re Juan Carlos ha trovato rifugio dopo la cacciata da
Madrid. Ma questa, per molti, non sarebbe la punizione esemplare della quale la
famiglia reale ha bisogno per farsi perdonare della lunga clemenza mostrata
verso le malefatte del fratello minore del re.
L'articolo “L’ex principe Andrea è in uno stato mentale di fragilità per la
figlia Eugenie che lo ripudia. La polizia gli ha revocato il porto d’armi per
sicurezza”: lo rivela un amico proviene da Il Fatto Quotidiano.
Venticinque anni dopo la sua fondazione, Wikipedia rappresenta un traguardo
senza pari: la più grande raccolta di informazioni della storia umana, con una
reputazione di affidabilità solida in un web invaso da menzogne, fake news e
disinformazione organizzata.
Proprio per questo suo status di fonte neutrale e verificabile, i nuovi
strumenti di intelligenza artificiale, dai chatbot come ChatGPT ai riassunti
generati da AI nei motori di ricerca, la usano come riferimento primario,
diffondendone i contenuti ovunque e trasformando radicalmente il modo in cui
miliardi di persone accedono alle informazioni quotidiane.
Oggi però emerge un’ombra inquietante, rivelata da un’inchiesta inattaccabile
del londinese Bureau of Investigative Journalism (TBIJ): Wikipedia è stata
manipolata sistematicamente con modifiche a pagamento, ordinate da soci di una
prestigiosa agenzia di PR londinese con legami diretti a Downing Street. Si
tratta di Portland Communications, fondata nel 2010 da Tim Allan, oggi direttore
della comunicazione del premier Keir Starmer. Allan ha abbandonato ogni ruolo
operativo in Portland nel 2019. Del team però fa tuttora parte, come senior
adviser, l’ex spin doctor di Tony Blair, Alastair Campbell.
L’indagine si basa su testimonianze di 14 insider, anonimi e vincolati da
accordi di non concorrenza, e sull’analisi delle cronologie pubbliche di
modifica, che hanno permesso di collegare la rete a Portland.
L’agenzia è già stata sorpresa in passato per questa pratica – ribattezzata
“wikilaundering” – esplicitamente vietata dal codice deontologico britannico dei
professionisti delle pubbliche relazioni. Dopo l’esposizione del 2011, invece di
interrompere, ha optato per un approccio più discreto: servirsi di intermediari
esterni per mantenere la distanza e poter negare ogni responsabilità.
Lo ha confermato un ex dipendente anonimo: “Nessuno ha detto di fermarsi. La
domanda era solo come continuare senza farsi beccare”.
Tra i clienti che hanno beneficiato di questi interventi: il Qatar, che prima
dei Mondiali 2022 ha visto seppellire o attenuare riferimenti a gravi critiche
sui diritti umani, sulle condizioni disumane dei lavoratori migranti e sulle
migliaia di morti nei cantieri. Account collegati a subappaltatori hanno inoltre
oscurato un delicato caso giudiziario britannico in cui due miliardari qatarioti
erano accusati di aver canalizzato fondi a Jabhat al-Nusra, gruppo terroristico
siriano (il caso è poi parzialmente collassato nel 2024 tra accuse di minacce e
intimidazioni).
Altri interventi mirati hanno riguardato il fallimento di AGRA, il progetto da
un miliardo di dollari finanziato dalla Fondazione Gates per raddoppiare i
redditi di 30 milioni di agricoltori africani: la rete ha modificato la data
degli obiettivi irrealizzati, eliminato la sezione “Valutazione” e rimosso
riferimenti a uno studio critico della Tufts University che ne documentava il
mancato raggiungimento.
In Libia, nel caos seguito alla caduta del regime di Gheddafi, durante una fase
di violenti scontri in cui tutte le parti sono state accusate di atrocità, sono
state promosse narrazioni favorevoli alla fazione governativa di Tripoli
rispetto all’opposizione basata a Malta.
Spesso le modifiche erano subdole, quasi invisibili e per questo più efficaci, e
adottavano tecniche consolidate nel linguaggio della pubblicità o delle
pubbliche relazioni: seppellire cattive notizie sotto descrizioni estese di
attività filantropiche, sostituire fonti critiche con link più morbidi o neutri,
o riorganizzare il testo per diluire l’impatto negativo.
Wikipedia permette a chiunque di modificare le pagine, ma impone regole ferree:
neutralità, fonti affidabili e verificabili, divieto assoluto di contributi
pagati non dichiarati. Bot automatici scandagliano il sito in cerca di anomalie,
mentre una comunità di volontari appassionati aggiunge, corregge e raffina i
contenuti, rendendo estremamente difficile introdurre falsità macroscopiche.
Eppure, come spiega Alberto Fittarelli, senior researcher al Citizen Lab
dell’Università di Toronto, “piccole modifiche incrementali pesano moltissimo:
sembrano innocue, ma una volta entrate nel flusso informativo diventano durature
e quasi impossibili da rimuovere del tutto”.
Al centro dell’operazione, secondo l’inchiesta del TBIJ, c’è Radek Kotlarek,
consulente web gallese e fondatore di Web3 Consulting, una società di servizi
internet che è stata dissolta di recente. Specializzato in questo tipo di
editing, ha gestito per circa un decennio una rete di 26 sockpuppet, account
multipli controllati dalla stessa persona, banditi da Wikipedia nel 2024 proprio
per sospetto editing a pagamento.
Secondo l’inchiesta sarebbe stato assoldato da Portland nel 2012. Fino al 2010
l’agenzia faceva editing in-house, inviando neoassunti a modificare le entries
di Wikipedia da caffè e locali sempre diversi per variare gli indirizzi IP e
mascherare le tracce. Dopo uno scandalo nel 2011 è passata all’outsourcing
sistematico.
Kotlarek non ha risposto alle richieste di commento di TBIJ e Portland ha
declinato ogni commento. Ma il blocco della sua rete non ha fermato la pratica,
che si è diffusa su scala più ampia: sono emersi nuovi account che continuano a
intervenire sule pagine di clienti Portland.
Ex dipendenti dell’agenzia hanno riferito ai giornalisti del Bureau che la
domanda di “wikilaundering” è destinata solo ad aumentare. Stephen Harrison,
giornalista che segue da vicino Wikipedia, ha dichiarato: “È incredibilmente
importante che i fatti siano rappresentati accuratamente perché Wikipedia
raggiunge l’AI e distribuisce informazioni in tutto internet”.
I riassunti generati da AI stanno sottraendo traffico al sito, e gli editor
temono che questo possa ridurre la massa critica di volontari che ne garantisce
la sicurezza. Investigare e bloccare queste reti è un lavoro supplementare che
richiede tempo ed energie. “Gli investigatori di sockpuppet sono veri eroi”
secondo Harrison. “Ma le loro indagini non fermeranno questo tipo di sabotaggio.
Penso che servano più azioni legali”.
Un portavoce della Wikimedia Foundation ha assicurato che l’organizzazione
dispone di risorse per indagare e agire contro le aziende che violano le sue
policy: “Siamo impegnati a proteggere l’integrità e la reputazione di Wikipedia,
costruita grazie ai contributi di milioni di volontari in quasi 25 anni”.
L'articolo Wikipedia manipolata: un’agenzia britannica di Pr modificava a
pagamento le informazioni sui propri clienti proviene da Il Fatto Quotidiano.
Irene di Grecia e Danimarca, sorella della regina emerita Sofia di Spagna, era
malata da tempo ma la sua salute si era aggravata nelle ultime settimane tanto
che, la moglie di Juan Carlos aveva cancellato i suoi impegni per starle
accanto.
L’anziana principessa non si era mai sposata e aveva trascorso la sua vita prima
accanto alla madre, principessa Federica di Hannover e poi con la sorella Sofia
che, nel 1981, l’aveva invitata a trasferirsi nel palazzo della Zarzuela a
Madrid.
Secondo il tabloid spagnolo Hola, Irene da tempo soffriva di un deficit
cognitivo che l’aveva progressivamente debilitata portandola ad allontanarsi
dalla vita pubblica. La sua ultima uscita risale all’agosto dello scorso anno,
quando era apparsa già molto debole mentre si spostava in sedia a rotelle; anche
se questo non le aveva impedito di essere presente al matrimonio del nipote
Nikolaos.
Irene e Sofia condividevano il grande amore per la musica e per la filosofia e
le cronache raccontano di un legame fortissimo che le ha sempre tenute unite,
trasformando Irene in una seconda mamma per i rampolli della casa reale
spagnola. Felipe, oggi re e le Infante Elena e Cristina sono cresciuti forti
dell’affetto di una zia che non si era mai sposata, che aveva dedicato la sua
vita alla famiglia, al pianoforte e alle cause caritatevoli promosse dalla sua
associazione World in Harmony.
Londra l’ha celebrata come musicista, con il debutto sul palco del Royal
Festival Hall nel 1969 durante il quale si esibì sulla note di Bach. L’induismo
è stata la sua religione, accolta durante la permanenza in India dove si
trasferì con la madre quando la monarchia venne abolita e la Grecia tornò ad
essere una democrazia.
La famiglia reale era in esilio, quando l’11 maggio del 1942 Irene venne al
mondo in Sudafrica, a Città del Capo. I sovrani rientrarono in patria con i tre
figli, dei quali Irene era la più piccola, solo nel 1946 quando lei aveva ancora
4 anni. Fu esattamente un anno dopo che il principe Paolo divenne re di Grecia.
Il trono passò poi al figlio Costantino II che fu cacciato nel 1967 con un colpo
di stato e costretto all’esilio dal 1973, prima in Italia poi a Londra.
All’ultimo re fu concesso di fare ritorno in Grecia solo nel 2013. Costantino
II, fratello di Irene e Sofia, aveva un legame stretto con i Windsor britannici
in quanto primo cugino di Carlo III e padrino al battesimo di William. Ai suoi
funerali, avvenuti nel gennaio del 2023, la famiglia reale inglese partecipò in
forma ristretta, ma è stato un anno dopo che, tutti presenti, è stato ricordato
il cugino greco.
L’EVENTO CHE RIUNÌ TRE CASATE REALI
Tutti tranne William che cancellò all’ultimo minuto senza mai specificare le
ragioni di questa scelta. Quello era un periodo turbolento per i principi del
Galles, Kate era stata operata all’addome alla London Clinic e ancora nessuno
sapeva della diagnosi di cancro che le era stata consegnata in ospedale. E
mancava anche re Carlo III costretto a tirarsi indietro perchè in cura per il
tumore (già reso pubblico) ed invitato dai medici ad evitare luoghi affollati.
Quell’evento, però, fu l’occasione per riunire le casate reali greche, spagnole
ed inglesi che si diedero appuntamento per una messa commemorativa a Windsor per
restituire al mondo una foto di gruppo composta da antiche corone, ancora alla
ricerca di una ribalta.
Nella Cappella di St George cercavano di lavare i loro peccati l’ex principe
Andrea e l’ex re Juan Carlos, costretto all’abdicazione nel 2014 e da anni in
esilio lontano da Madrid. A sorreggere quest’ultimo, il sovrano Felipe, simbolo
delle nuove generazioni di teste coronate europee protagoniste di gossip e
generose dispensatrici di scandali. Felipe e la sua famiglia oggi hanno detto
addio alla zia “Pecu”, aggrappandosi all’immagine di una principessa ancora
rispettata e senza macchia.
> ⚫️????La Casa del Rey confirma oficialmente el fallecimiento de la Princesa
> Irene de Grecia,hermana de la Reina Doña Sofía a los 83 años.
>
> Ha fallecido esta mañana,en el Palacio de la Zarzuela.
>
> DEP ???? pic.twitter.com/WeG93jy7RU
>
> — REINA_LETIZIA2020 (@RLetizia2020) January 15, 2026
L'articolo È morta Irene di Grecia e Danimarca, principessa rispettata e senza
macchia: la storia della “zia” Pecu proviene da Il Fatto Quotidiano.
Truppe europee in Groenlandia per placare le “ansie” di Donald Trump e
convincerlo a non “annettere” l’isola artica. È un filo di ragionamento concreto
lungo il quale si stanno confrontando da una parte il governo britannico e
dall’altra alcuni Paesi dell’Ue, in particolare Germania e Francia. A scriverlo
è il Telegraph.
Nei giorni scorsi, i funzionari britannici hanno incontrato i loro omologhi di
altri Paesi europei per dare inizio ai preparativi. I piani, ancora in una fase
iniziale, potrebbero prevedere l’impiego di soldati, navi da guerra e aerei
britannici per proteggere la Groenlandia dalla Russia e dalla Cina. Le nazioni
europee sperano così di convincere Trump ad abbandonare le sue ambizioni.
Secondo quanto riferito dalla Bild, venerdì i Paesi E3 – Germania, Francia e
appunto Gran Bretagna – si sono coordinati sulla questione groenlandese,
discutendo i prossimi passi. Pubblicamente Berlino continua tuttavia a non far
trapelare la possibilità di una mossa europea “sul campo”. Il ministro degli
Esteri tedesco, Johann Wadephul, in un’intervista alla Bild am Sonntag, ha
detto: “È chiaro che spetta esclusivamente alla Groenlandia e alla Danimarca
decidere sulle questioni territoriali e di sovranità dell’isola”.
La regione artica ha “acquisito una nuova importanza in termini di politica di
sicurezza”, ha sottolineato Wadephul, indicando che “questa importanza
continuerà ad aumentare perché Russia e Cina hanno interessi lì che contrastano
con i nostri”. Il ministro oggi è a Reykjavik per incontrare la ministra degli
Esteri islandese Thorgerdur Katrin Gunnarsdottir, poi lunedì sarà a Washington
per un confronto con il segretario di Stato americano Marco Rubio.
L'articolo Soldati, navi da guerra e aerei in Groenlandia: la Gran Bretagna
tratta con l’Ue l’invio di truppe proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Far pagare gli invitati è una follia”. Fa discutere la presa di posizione di
una madre, che ha criticato la decisione di una famiglia di far pagare la pizza
agli invitati in occasione della festa di compleanno del figlio. La protagonista
della storia, 40 anni circa, ha inviato una lettera al noto podcast 40ish.
Durante la puntata, i conduttori hanno letto il messaggio in cui la signora ha
raccontato che il figlio di 5 anni è stato invitato alla festa di compleanno di
un compagno di classe. I genitori del festeggiato hanno chiesto alle famiglie
dei bimbi un contributo di 5 sterline per pagare la pizza. Nella lettera, la
mittente ha raccontato di volersi confrontare con gli ascoltatori per capire se
lo stupore fosse legittimo. La donna ha ricordato che, ai suoi tempi, bastava un
semplice rinfresco con tramezzini, patatine e bibite per festeggiare il
compleanno con i compagni di classe.
Il video, pubblicato su Tiktok, ha suscitato la reazione degli utenti. La
maggior parte delle persone ha dato ragione alla donna e ha criticato la
richiesta della coppia che ha chiesto i soldi per pagare le pizze. “Se non puoi
permetterti di ospitare una festa, porta tuo figlio fuori da solo, ma far pagare
gli invitati è follia” ha commentato un iscritto al canale. L’appoggio alla
mamma non è stato unanime. Alcuni utenti hanno dichiarato che non tutti possono
permettersi un grande evento e che chiedere un piccolo contributo permette al
festeggiato di trascorrere un bel compleanno con gli altri bambini.
L'articolo “I genitori del festeggiato hanno chiesto a ogni famiglia 5 sterline
per la pizza. Far pagare gli invitati è una follia o sono io strana?”: lo sfogo
di una mamma proviene da Il Fatto Quotidiano.