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L’ipotesi del “super ceppo” per la meningite B in Gran Breatgna: epidemia senza precedenti sotto la lente degli scienziati
Un possibile “super ceppo” di meningococco B è al centro delle indagini sull’epidemia di meningite che ha colpito la contea del Kent, nel Regno Unito, definita dagli esperti un evento “senza precedenti” per dimensioni e rapidità di diffusione. Secondo quanto riportato da The British Medical Journal (Bmj), l’ipotesi allo studio è che il batterio responsabile possa aver sviluppato una maggiore capacità di trasmissione. “È un’ipotesi, ma stiamo indagando”, ha spiegato Emma Wall, professoressa di Malattie infettive alla Queen Mary University di Londra. In alternativa, la diffusione così rapida potrebbe essere legata a fattori contingenti, come la trasmissione iniziale tra persone sconosciute all’interno di una discoteca di Canterbury e le difficoltà nel tracciamento dei contatti. Il punto che più colpisce gli esperti è proprio la velocità del contagio che ha provocato due morti. Le epidemie di meningite di tipo A, ad esempio, possono coinvolgere migliaia di casi soprattutto nell’area del Sahel, ma la meningite batterica di tipo B (MenB) non aveva mai provocato un’ondata di questa portata in tempi così brevi. In passato, come ricorda lo studio citato dal BMJ, focolai di MenB nel Regno Unito si erano verificati, ma con numeri limitati o distribuiti su periodi molto più lunghi. A sottolineare l’anomalia è anche Robin May, responsabile scientifico dell’Agenzia britannica per la sicurezza sanitaria (Ukhsa), secondo cui ciò che rende il caso “particolarmente notevole e inaspettato” è l’elevato numero di infezioni riconducibili a quello che appare come un singolo evento iniziale. Le possibili spiegazioni, ha osservato, sono due: comportamenti individuali che hanno favorito il contagio oppure un’evoluzione del batterio che lo rende più efficiente nella trasmissione. Sulla stessa linea Andrew Preston, professore all’Università di Bath, che evidenzia come un cambiamento improvviso nel quadro epidemiologico possa indicare una modifica nel microrganismo. Un precedente, ricorda, si è già verificato proprio nel Kent durante la pandemia di Covid-19, quando un picco di contagi fu attribuito alla comparsa della variante Alfa del virus Sars-CoV-2. Al momento, tuttavia, non ci sono conferme definitive. Le analisi preliminari dell’Ukhsa indicano che il ceppo responsabile dell’epidemia è simile a quelli circolanti nel Regno Unito negli ultimi cinque anni, ma saranno necessari approfondimenti per chiarire se si tratti di una variante più trasmissibile o se la diffusione sia dovuta esclusivamente a dinamiche sociali e ambientali. L’indagine resta quindi aperta, con gli esperti impegnati a capire se si sia di fronte a un’evoluzione del batterio o a una combinazione di fattori che ha reso possibile un’epidemia finora mai osservata per la meningite di tipo B. Lo studio su Bmj L'articolo L’ipotesi del “super ceppo” per la meningite B in Gran Breatgna: epidemia senza precedenti sotto la lente degli scienziati proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Un focolaio senza precedenti, difficile da prevedere e ancora non del tutto sotto controllo”, cresce l’allarme in Gran Bretagna per la meningite B
“Un focolaio senza precedenti, difficile da prevedere e ancora non del tutto sotto controllo”. È con queste parole che le autorità sanitarie britanniche descrivono l’ondata di meningite che ha colpito il sud dell’Regno Unito, concentrata nella contea del Kent. I casi sono saliti a 27, rispetto ai 20 inizialmente registrati, e coinvolgono due università e quattro scuole superiori. Il focolaio è riconducibile al meningococco B, un batterio che si trasmette attraverso il contatto ravvicinato, e che può provocare forme gravi di infezione. A perdere la vita sono stati due giovani studenti, uno di 21 anni e una ragazza di 18. L’origine dei contagi è stata individuata nella città di Canterbury, dove diversi ragazzi avrebbero contratto l’infezione dopo aver frequentato il Club Chemistry, indicato come uno dei principali luoghi di diffusione. Da lì, il contagio si è esteso rapidamente tra ambienti scolastici e universitari, fino a far scattare l’allerta sanitaria nazionale. Le autorità hanno attivato misure straordinarie: tutti i medici del servizio sanitario NHS sono ora tenuti a segnalare immediatamente eventuali sintomi sospetti. Una procedura non ordinaria, già utilizzata in passato per altri focolai infettivi, che punta a individuare tempestivamente nuovi casi. Il ministro della Sanità Wes Streeting si è recato personalmente a Canterbury per rassicurare la popolazione, invitando chiunque abbia frequentato il locale o sia stato esposto al rischio a sottoporsi a terapia antibiotica preventiva e alla vaccinazione. La campagna vaccinale è stata estesa agli studenti delle università coinvolte — la Kent University e la Canterbury Christ Church University — e agli ultimi anni delle scuole superiori interessate. Nonostante la risposta rapida del sistema sanitario, resta l’incertezza sull’evoluzione del focolaio. “È molto difficile sapere quale direzione prenderanno i contagi”, ha spiegato il responsabile scientifico dell’agenzia sanitaria britannica, sottolineando come si tratti di un evento “insolito” per dimensioni e diffusione. Tra le possibili cause, anche una minore esposizione ai batteri durante gli anni della pandemia, che potrebbe aver ridotto la naturale immunità tra i più giovani. Intanto nei campus del Kent sono tornate le mascherine e si registrano lunghe file per i vaccini, mentre il sistema sanitario viene osservato con attenzione per testarne la capacità di risposta. Una sfida che riporta alla memoria le difficoltà vissute durante l’emergenza Covid, ma che oggi si gioca soprattutto sulla prevenzione e sulla rapidità di intervento. L'articolo “Un focolaio senza precedenti, difficile da prevedere e ancora non del tutto sotto controllo”, cresce l’allarme in Gran Bretagna per la meningite B proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Scontro Starmer-Trump, i rapporti tra Usa e Gran Bretagna sono ai minimi storici: la ‘carta re Carlo’ per ricucire (o peggiorare) lo strappo)
Winston Churchill la chiamava la “special relationship” e se gli inglesi ci hanno sempre creduto, la maggior parte degli americani pare non abbia la minima idea di cosa significhi. Il rapporto “speciale” tra Stati Uniti e Regno Unito, però, non ha mai raggiunto un punto così basso come quello attuale. Almeno da quando, 250 anni fa, furono deposte le armi e la Guerra di Indipendenza sancì la liberazione del Mondo Nuovo dall’ingerenza della corona britannica. Da settimane, ormai, il primo ministro Keir Starmer sta raccogliendo appellativi sempre meno lusinghieri dal presidente Donald Trump, che l’anno scorso gli regalava l’accordo sui dazi più vantaggioso di tutti, mentre oggi glielo rinfaccia, pentito. Ma la postura dei britannici sul conflitto iraniano ha eretto un muro tra i due Paesi che sono separati dall’Oceano Atlantico e da una visione geopolitica sempre più antitetica. Il Regno Unito continua a rimanere fermo sul sostegno all’Ucraina, dove gli americani paiono “distratti” e di fatto ha bollato come “illegale” la guerra all’Iran con Israele e alla quale gli inglesi non vogliono partecipare, almeno in maniera diretta. “La storia ci ha insegnato che quando prendiamo decisioni di questo tipo – ha detto Starmer – è importante accertarci che l’operato del Regno Unito abbia una base giuridica”. La relazione speciale tra i due Paesi è sempre stata saldata dalla lingua comune, dagli interessi condivisi come quelli militari, l’intelligence e quelli commerciali; assi rafforzati e liberati dall’uscita del Regno Unito dall’Unione europea con la Brexit. Eppure, a Downing Street, le conseguenze del sostegno che il governo Blair assicurò agli amici americani nella guerra all’Iraq del 2003 sono ancora un monito da non sottovalutare. Starmer è sempre stato considerato il delfino del leader del New Labour, Tony Blair, ma l’ala sinistra del suo partito sommata al suo approccio più pragmatico che ideologico, e ai sondaggi che lo vedono in caduta libera, hanno avuto l’inevitabile effetto di allontanare Londra da Washington. Qui, oggi, nessuno ha intenzione di partire lancia in resta verso quel conflitto che, tra l’altro, rischia di allentare l’attenzione sull’Ucraina. Starmer, tra i promotori della Coalizione dei Volenterosi, ha ricevuto Volodymyr Zelensky, alla presenza del segretario generale della Nato, Mark Rutte, per assicurare un nuovo impegno economico e militare nei confronti del Paese. “Credo sia davvero importante chiarire che l’attenzione deve rimanere concentrata sull’Ucraina”, la rassicurazione riservata al presidente ucraino. E ancora: “Putin non può essere colui che trae vantaggio da un conflitto in Iran, che si tratti dei prezzi del petrolio o della revoca delle sanzioni”. Resta chiaro chi sono gli amici e i nemici e che Trump, questa volta, non potrà contare sul suo alleato storico che gli ha voltato le spalle. “Io qui non vedo alcun Churchill”, era già sbottato la prima volta che Starmer, il 3 marzo scorso, chiarì la sua posizione negandogli l’uso delle basi britanniche Diego Garcia, alle Chagos Islands, nell’Oceano Indiano. L’unica richiesta accolta dagli inglesi fu quella di permettere agli Stati Uniti di utilizzare le basi militari britanniche per attacchi “difensivi” contro siti missilistici iraniani. Keir Starmer è rimasto fermo sul punto che il Regno Unito “non crede nel cambio di regime imposto dall’alto” e che le lezioni della guerra in Iraq sono ancora chiare e non vanno trascurate. Eppure, qualcosa si muove: Il Regno Unito sta comunque inviando nel Mediterraneo orientale il cacciatorpediniere HMS Dragon insieme ad elicotteri Wildcat, specializzati nell’abbattimento dei droni, mossa partita a seguito degli attacchi subiti dalla base della RAF di Akrotiri a Cipro. La HMS Dragon è equipaggiata con missili Sea Viper in grado di abbattere i droni, con un costo di circa 1 milione di sterline a colpo. Ma la narrativa di Trump continua ad infierire sull’ormai ex amico speciale. In piedi nello Studio Ovale, martedì il presidente americano ha indicato il busto del primo ministro ai tempi della Seconda Guerra Mondiale, rimarcando ancora una volta che “Sir Keir non è Churchill” e per condire la critica ha aggiunto considerazioni polemiche sulle politiche del governo laburista in materia di immigrazione, giudicate fallimentari, e di energia green, in particolare contro l’eolico che, con le sue turbine, “uccide gli uccelli”. Su Truth ha poi scritto a caratteri cubitali: “Non abbiamo bisogno di nessuno”. E mentre incontrava la stampa, riferendosi ancora a Starmer, ha detto: “Non è stato di aiuto e credo che sia un grosso errore”. Perchè gli inglesi, in fondo, sono una cosa diversa. Sir Keir ha sempre dimostrato di saper dialogare con Trump. Un anno fa, in piena tempesta sui dazi, ha usato la sua arma segreta tirando fuori dal taschino l’invito del re per la seconda (eccezionale) visita di Stato a Windsor che ha portato Trump a sciogliersi davanti alla famiglia reale, lo scorso settembre. Ma anche re Carlo III, alla fine, è una spina nel fianco. Come già accaduto in passato, martedì ha accolto Zelensky a corte perché è un alleato da sostenere. Le foto di rito e la stretta di mano sono le stesse del 2025, quando lo invitò per un tè a Sandringham, dopo l’aggressione perpetrata da Trump e andata in mondovisione dallo Studio Ovale, a Washington. Il prossimo aprile, Carlo e Camilla hanno in programma una visita di Stato a New York e Washington, in occasione dei 250 anni dall’indipendenza americana. Date le circostanze e le tensioni diplomatiche tra i due Paesi, sono in molti a ritenere che il viaggio dovrebbe essere rimandato. Tra l’altro, portare il fratello di Andrea Mountbatten-Windsor negli Stati Uniti in piena tempesta Epstein Files potrebbe generare tensioni e incidenti diplomatici a un sovrano che, da tempo, viene accolto da proteste e cartelli che chiedono verità su ciò che la corona sapeva sulla relazione tra l’ex principe e il predatore sessuale americano. Due ottime ragioni, quindi, per non fare partire il re. Ma la monarchia e il suo fascino hanno sempre rappresentato l’arma segreta degli inglesi, anche quando le cose andavano male. Elisabetta II incontrò Ronald Reagan quando Margaret Thatcher inviò la sua task force navale alle isole Falkland per respingere l’invasione argentina, scontrandosi contro il parere dell’alleato americano. Il soft power della monarchia è rimasto l’ultimo colpo in canna per riavvicinare Trump? L'articolo Scontro Starmer-Trump, i rapporti tra Usa e Gran Bretagna sono ai minimi storici: la ‘carta re Carlo’ per ricucire (o peggiorare) lo strappo) proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Meningite B, focolaio nel Regno Unito: due giovani morti e 15 casi confermati. Scattano vaccini e profilassi
Due giovani morti, diversi ricoveri e un’intera comunità accademica sotto osservazione. Il focolaio di meningite acuta che ha colpito il Kent, nel sud dell’Inghilterra, è stato definito “senza precedenti” dal ministro della Sanità britannico Wes Streeting. Ma, al netto della gravità dei casi, gli esperti invitano a leggere i dati con attenzione e senza allarmismi. Ad oggi si contano 15 casi nell’area di Canterbury, di cui quattro confermati di meningite B (MenB), con diversi giovani ricoverati in ospedale. Le vittime sono una studentessa di 13 anni della Queen Elizabeth’s Grammar School di Faversham e uno studente dell’Università del Kent. Le autorità sanitarie hanno attivato un tracciamento su larga scala, contattando circa 30mila persone tra studenti, personale scolastico e familiari. L’università ha sospeso esami ed eventi, mentre nel campus sono state distribuite terapie preventive — antibiotici — e dispositivi di protezione. COS’È LA MENINGITE B La meningite B è una forma grave di infezione causata dal batterio Neisseria meningitidis. Colpisce le meningi, le membrane che rivestono cervello e midollo spinale, e può evolvere rapidamente in sepsi. È una malattia rara ma potenzialmente fulminante: in alcuni casi può portare a gravi complicazioni o alla morte nel giro di poche ore, soprattutto nei soggetti più vulnerabili come neonati e adolescenti. Secondo gli esperti, tra cui il microbiologo Andrew Preston dell’Università di Bath, ciò che rende il caso britannico “insolito” è la concentrazione di più casi in un’area ristretta e in un breve arco temporale, in particolare tra giovani che condividono ambienti come scuole e università. La trasmissione avviene per via respiratoria, attraverso contatti ravvicinati e prolungati — ad esempio in dormitori, aule o contesti sociali affollati. Non si tratta però di un virus altamente contagioso come quelli influenzali o il Covid: serve una prossimità significativa. LA PROTEZIONE DEL VACCINO Il Regno Unito ha introdotto la vaccinazione di routine contro la meningite B nel 2015. Questo significa che molti degli attuali studenti universitari – più grandi – non sono coperti dalla vaccinazione. Per questo il governo ha deciso di offrire dosi mirate agli studenti dell’Università del Kent e sta valutando un ampliamento dei criteri di accesso. Il vaccino, già disponibile anche privatamente, è considerato lo strumento più efficace di prevenzione. Sul caso è intervenuto anche l’infettivologo Matteo Bassetti, che ha sottolineato la necessità di rafforzare la prevenzione: “Bisogna fare di più dal punto di vista della prevenzione, anche in Italia”. Nel nostro Paese la vaccinazione contro il meningococco B è già prevista per i nuovi nati, mentre per adolescenti e adulti la copertura può essere meno uniforme, a seconda delle regioni. Nonostante i numeri e il forte impatto mediatico, gli esperti ribadiscono che non si è di fronte a una pandemia né a una diffusione incontrollata. I sistemi sanitari sono attrezzati per gestire questi focolai attraverso tracciamento, profilassi antibiotica e vaccinazioni mirate. L'articolo Meningite B, focolaio nel Regno Unito: due giovani morti e 15 casi confermati. Scattano vaccini e profilassi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il cane Bruin conquista il Crufts 2026: chi è il Clumber Spaniel dallo “sguardo un po’ così”
Si chiama Bruin, all’anagrafe Sh Ch Vanitonia Soloist, ed è un Clumber Spaniel di quattro anni: è sttao lui il protagonista assoluto del Crufts 2026, la più prestigiosa esposizione canina del Regno Unito. Guidato dal suo padrone Lee Cox, Bruin ha conquistato il pubblico dell’arena gremita di Birmingham con il suo portamento elegante, il suo temperamento impeccabile ma, sopratutto, il suo “sguardo un po’ così”. Per la razza Clumber Spaniel si tratta di un successo storico: l’ultima vittoria al Crufts risaliva infatti al 1991, dato che rende questo trionfo ancora più significativo. Insieme al celebre show di New York, il Westminster Kennel Club Dog Show, questo evento rappresenta uno degli appuntamenti più importanti al mondo per gli appassionati di cinofilia. Non a caso si svolge proprio in Gran Bretagna, una delle culle storiche dell’allevamento e della selezione delle razze canine. Lo scorso anno, a brillare sul ring del Crufts, era stato il levriero Miuccia, una vittoria che ha portato in alto il prestigio della cinofilia italiana. CRUFTS, DOVE NASCE IL “RE DEI CANI” Il Crufts non è una semplice esposizione canina: è considerata da molti la più grande e prestigiosa manifestazione dedicata ai cani al mondo. Organizzata dal Kennel Club, l’evento si svolge ogni anno al National Exhibition Centre (NEC) di Birmingham e richiama allevatori e appassionati di tutto il mondo. La storia del Crufts inizia nel 1891, quando l’imprenditore britannico Charles Cruft decise di creare una grande esposizione dedicata ai cani di razza. Da allora la manifestazione è cresciuta fino a diventare un appuntamento simbolo della cinofilia internazionale, capace di attirare decine di migliaia di visitatori e migliaia di partecipanti ogni anno. Per quattro giorni, il NEC di Birmingham si trasforma in una vera e propria capitale mondiale dei cani. Oltre ai tradizionali giudizi di razza, il programma include competizioni spettacolari come agility, prove di obbedienza, flyball e performance coreografate tra cani e proprietari. L’edizione 2026 non ha fatto eccezione per quanto riguarda lo spettacolo: oltre 18.600 cani provenienti dal Regno Unito e da numerosi altri Paesi si sono sfidati nelle diverse categorie. Ma alla fine, solo uno può conquistare il titolo più ambito: Best in Show, il riconoscimento che incorona il miglior cane dell’intera manifestazione. CLUMBER SPANIEL: LA RIVINCITA DI UNA RAZZA RARA Oltre alla sua prestazione individuale, la vittoria di Bruin attira anche l’attenzione sulla sua razza. Il Clumber Spaniel è considerato una razza britannica vulnerabile dal Kennel Club, con meno di 300 cuccioli registrati ogni anno. Oggi è una razza fortemente diffusa in Gran Bretagna. Nato in Francia e introdotto nel Regno Unito dal Duca di Newcastle, il Clumber Spaniel si distingue per il suo carattere equilibrato, il fiuto eccezionale e quel celebre “sguardo un po’ così” che, insieme alla struttura proporzionata e alla buona ossatura, ne evidenzia forza e dignità. Dopo oltre trent’anni dall’ultima vittoria di un esemplare di questa razza al Crufts, Bruin ha riportato sotto i riflettori un cane poco comune, segno che eleganza e fierezza possono conquistare anche il palcoscenico più prestigioso della cinofilia mondiale. L'articolo Il cane Bruin conquista il Crufts 2026: chi è il Clumber Spaniel dallo “sguardo un po’ così” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Ha messo in pericolo la vita di migliaia di viaggiatori vendendo alle compagnie aeree pezzi dei motori contraffatti”: ex dj condannato a 4 anni e 8 mesi
Jose Alejandro Zamora Yrala è stato condannato a 4 anni e 8 mesi di carcere per frode. I fatti risalgono a un periodo che va dal 2019 al 2023, durante il quale l’ex dj vendeva alle compagnie aeree pezzi contraffatti, tra cui alcune parti dei motori. Secondo quanto riportato da Sky News, il valore della truffa ammonta a quasi 7 milioni di sterline. Yrala, proprietario dell’azienda Aog Technics, avrebbe assemblato parti meccaniche degli aerei nel garage di casa sua, nella regione inglese del Surrey, rivendendole alle compagnie con certificati di sicurezza falsi. La frode ha costretto moltissime compagnie a bloccare i propri aerei sulle piste d’atterraggio, provocando ritardi e disagi ai viaggiatori. I danni causati alle compagnie ammontano a circa 39 milioni di dollari. Sempre secondo Sky News, tra le aziende colpite dalla frode di Yrala ci sarebbero Ethiopian Airlines e American Airlines, anche se quest’ultima ha dichiarato di non aver acquistato pezzi direttamente da Aog Technics. L’azienda dell’ex dj ha fatturato 6.9 milioni di sterline grazie alla vendita di circa 60 mila componenti per motori. IL METODO DI YRALA Zamora Yrala avrebbe utilizzato un metodo fai da te, creando certificati falsi tramite il suo pc. L’uomo falsificava le note di spedizione per far credere che la società avesse acquistato gli articoli direttamente dai produttori. La maggior parte delle componenti meccaniche era destinata ai motori Cfm56, in dotazione agli aerei commerciali e uno dei più diffusi nel settore. Ironia della sorte, la grande frode è emersa grazie a un piccolo dettaglio: un bullone. L’oggetto fornito dalla Aog alla compagnia aerea portoghese Tap si è rivelato non adatto al motore. Il produttore delle apparecchiature aereonautiche ha sottoposto a verifica il certificato spedito insieme al prodotto da Yrala, scoprendo la truffa e avvisando le autorità. INDAGINI ANCORA APERTE A dicembre 2025, Yrala si è dichiarato colpevole di frode e ha ammesso di aver truffato centinaia di clienti, oltre ad aver falsificato i documenti allegati ai motori venduti. Le indagini, però, non sono concluse. Nel libro paga della Aog risultavano solo l’ex dj, la moglie, il fratello e la tata della famiglia. I clienti hanno sottoposto all’attenzione delle autorità diverse email inviate da mittenti i cui nomi differiscono da quelli inseriti nel libro paga. Le firme, infatti, recitano “Michael Smith” e “Johnny Rico”, due figure non appartenenti alla Aog Technics. Yrala è stato citato in giudizio con la sua società nel 2023 da Cfm International, Ge Aerospace e Sarfan. Secondo la sentenza dei giudici, l’uomo ha messo in pericolo la vita di migliaia di viaggiatori in tutto il mondo. > ✈️???????? UK AVIATION FRAUD UPDATE: > > Jose Alejandro Zamora Yrala, director of UK-based aircraft parts trader AOG > Technics, has been sentenced to 4 years and 8 months in prison for a £39.3 > million global aircraft engine parts fraud, in which over 60,000 mostly CFM56 > engine parts were… pic.twitter.com/biGJNbO94u > > — Crown Intelligence Group (@crownintelgroup) February 23, 2026 L'articolo “Ha messo in pericolo la vita di migliaia di viaggiatori vendendo alle compagnie aeree pezzi dei motori contraffatti”: ex dj condannato a 4 anni e 8 mesi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Re Carlo è svuotato ed esaurito, William e Kate sono molto preoccupati per le sue condizioni di salute. Lo scandalo di Andrea è una situazione terribile, lo sta logorando”: i retroscena
“Svuotato ed esaurito”. Le condizioni di re Carlo III stanno destando molta preoccupazione a Palazzo e purtroppo la luce in fondo al tunnel sembra ancora lontana. L’arresto di Andrea Mountbatten-Windsor e le ipotesi di reato mosse nei suoi confronti oggi sono anche al centro del dibattito del parlamento britannico che mai prima d’ora aveva osato esprimere commenti pubblici sui reali, ma che oggi valuta la pubblicazione dei documenti legati alla nomina di Andrea a inviato per il commercio e gli investimenti per conto del governo, tra il 2001 e il 2011. Il sovrano da tempo cerca di fare buon viso a cattivo gioco, mostrandosi sorridente e disponibile a mantenere tutti gli impegni presi prima che la tegola degli Epstein Files si scaraventasse sulla sua famiglia mettendo a rischio il suo stesso regno. William e Kate sarebbero “molto preoccupati” per lo stato di salute del sovrano che, a differenza della nuora, non si è mai detto guarito dal tumore che lo ha colpito due anni fa. L’unica buona notizia legata al suo stato di salute è stata quella diramata lo scorso dicembre ed in base alla quale i trattamenti a cui viene sottoposto dal 2024 sarebbero stati ridotti. Era stato il re in prima persona a diffondere l’aggiornamento attraverso un video registrato in occasione della giornata dedicata alla campagna Stand Up To Cancer e trasmesso in tv su Channel 4. Nessuno da allora ha mai parlato di “remissione” del tumore, ma sicuramente di miglioramenti legati agli effetti positivi delle cure, sì. Fatte queste premesse, le condizioni di salute di Carlo III adesso preoccupano anche sul piano dell’equilibrio mentale e dell’affaticamento di dover affrontare questo pessimo momento per la corona che, insieme al suo male, creano un mix molto pericoloso. Alcune fonti anonime contattate dai tabloid avrebbero parlato chiaramente delle paure dei principi del Galles: “È una situazione terribile e sono molto preoccupati per la salute del re e per l’impatto che questo avrà su di lui. È esausto e la cosa lo sta logorando.” A margine della serata di gala per i Bafta Awards a Londra, William ha dato voce al suo stato d’animo spiegando di non aver visto il film Hamnet perchè “Devo essere in uno stato d’animo tranquillo, e in questo momento non lo sono”. Una ammissione rara per una famiglia abituata al silenzio, all’insegna del motto “Never complain, never explain”, mai lamentarsi mai dare spiegazioni. Ma la posta in gioco oggi è troppo alta per fingere che tutto sia sotto controllo e andare avanti come se niente fosse. “WILLIAM È FRUSTRATO” Il castello dei Windsor è “in fiamme” e il futuro della monarchia è messo in discussione come mai prima d’ora. “Ovviamente William non è tranquillo e avrebbe parlato a nome di entrambi”, ha spiegato la fonte sentita dal Daily Mail riferendosi al fronte comune attuato da tempo da padre e figlio, dal re e dal suo erede. “William è frustrato perché probabilmente questo problema continuerà a pesare sulle sue spalle anche quando diventerà re – ha anche aggiunto – Sono sicuro che il principe e la principessa del Galles non vedono l’ora di dire qualcosa pubblicamente per prendere le distanze, ma devono essere cauti a causa delle indagini della polizia”. William e Catherine sarebbero anche ben consci del fatto che questo scandalo “non scomparirà in fretta”. “È un pasticcio lasciato da Andrew e dalla defunta regina e, sebbene Sua Maestà abbia il pieno controllo della situazione, William è frustrato”. Non sarebbero state casuali, dunque le parole del principe del Galles durante la sua prima uscita ufficiale dopo l’arresto dello zio. Niente oggi può essere lasciato al caso e tutto deve essere fatto con l’obiettivo di salvare la corona ed il futuro dei Windsor. L'articolo “Re Carlo è svuotato ed esaurito, William e Kate sono molto preoccupati per le sue condizioni di salute. Lo scandalo di Andrea è una situazione terribile, lo sta logorando”: i retroscena proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Scandalo Epstein, arrestato l’ex ministro britannico Peter Mandelson: “Condivise documenti governativi riservati”
Il terremoto provocato dallo scandalo degli Epstein files continua a scuotere il Regno Unito. Gli agenti di Scotland Yard hanno arrestato Peter Mandelson, ex eminenza grigia del New Labour di Tony Blair, ex ministro e ambasciatore britannico negli Stati Uniti. Le manette sono scattate nell’ambito dell’indagine penale sulle informazioni e i documenti governativi riservati condivisi, quando era ministro, col defunto faccendiere pedofilo americano Jeffrey Epstein. L’accusa è di “cattiva condotta nell’esercizio della sua funzione pubblica”. Il suo arresto arriva quattro giorni dopo quello dell’ex principe Andrea, per sospetti del tutti analoghi. In una nota citata da Sky News, la polizia ha riferito che un uomo di 72 anni è stato fermato a un indirizzo nel quartiere londinese di Camden e condotto in una stazione di polizia per essere interrogato. L’arresto segue l’esecuzione di mandati di perquisizione in due proprietà nelle aree di Wiltshire e Camden. Mandelson, in precedenza, ha sempre respinto ogni accusa di illecito. Mandelson, mentre ricopriva la carica di ambasciatore britannico negli Stati Uniti, era stato licenziato a settembre per i suoi presunti legami con Jeffrey Epstein, accusato nel 2019 di sfruttamento sessuale di decine di minorenni e morto poi suicida in carcere alcune settimane dopo. Il politico britannico è stato per anni uno dei volti simbolo del partito laburista, oltre ad aver ricoperto le cariche di ministro e commissario europeo. Le mail incriminanti risalirebbero al periodo in cui Mandelson ricopriva le cariche di ministro delle Imprese e di vice primo ministro di fatto nel governo di Gordon Brown. Dopo le pressioni di Downing Street l’ex ministro e ambasciatore si è dimesso pochi giorni fa dalla Camera dei Lord. Mandelson è stato rimosso dal suo incarico diplomatico a settembre dopo la pubblicazione di e-mail che mostravano come avesse mantenuto un rapporto di amicizia con Epstein anche dopo la condanna del finanziere nel 2008 per reati sessuali che coinvolgevano una minorenne. Quando ulteriori dettagli sono emersi in documenti resi pubblici dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti il mese scorso, la polizia ha aperto un’indagine penale. L'articolo Scandalo Epstein, arrestato l’ex ministro britannico Peter Mandelson: “Condivise documenti governativi riservati” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Re Carlo e William ai ferri corti. Il principe del Galles ha chiesto al padre e alla regina Elisabetta di esiliare lo zio Andrea per Epstein”: la rivelazione del Mirror
Il principe William e re Carlo hanno avuto un’accesa discussione. A rivelarlo è stato Russel Myers, Royal Editor del Mirror, nella sua nuova biografia “William and Catherine: The intimate inside story”. Il libro, che sarà pubblicato il prossimo 26 febbraio, ripercorre dettagli inediti sul rapporto tra il principe e la principessa del Galles. Ma non solo. Tra gli eventi finora rimasti segreti c’è anche un’accesa discussione avvenuta nel 2019 tra papà Carlo (all’epoca non ancora re) e il figlio William. Quest’ultimo chiese al padre di bandire il principe Andrea a seguito dell’intervista rilasciata a Bbc Newsnight in cui parlò della stretta relazione con Jeffrey Epstein. In quell’occasione lo zio non si scusò per il legame con Epstein né riconobbe che le ragazze furono vittime di abusi sessuali. William definì l’allora duca di York come “una macchia per la famiglia” e, per questo motivo, chiese di estrometterlo dalla famiglia. All’epoca, come raccontato da Myers, Carlo “ha rimesso al suo posto” William. A ottobre 2025, a distanza di 6 anni dallo scontro tra padre e figlio, re Carlo ha deciso di privare Andrea dei titoli e delle onorificenze reali. Nel libro, il Royal Editor del Mirror ha ripercorso l’intervista di Andrea alla Bbc scrivendo: “L’intervista fu un disastro non solo per l’allora duca, la cui reputazione era a pezzi, ma per la monarchia in generale. Improvvisamente il palazzo si ritrovò coinvolto in una vera e propria sparatoria, con interrogativi sempre più profondi sulla sua rilevanza nel mondo moderno, persino sulla sua sopravvivenza. In seguito, William parlò con suo padre per implorare lui e la regina di agire immediatamente, temendo non solo la reazione negativa dell’opinione pubblica, ma anche per il suo stesso futuro”. LA LITE TRA CARLO E WILLIAM Le parole di Andrea toccarono profondamente William, che chiese al padre e alla nonna-regina Elisabetta II di esiliare lo zio. A riguardo, Myers ha scritto: “La decisione di Carlo di riportare il fratello in seno alla famiglia era una questione con cui William era fondamentalmente in disaccordo, a tal punto da sfidare direttamente il padre”. Nel libro si legge un ulteriore dettaglio sull’atteggiamento del principe di Galles: “Una fonte di palazzo vicina a William ha dichiarato: ‘Il principe di Galles era irremovibile sul fatto che l’intera vicenda non sarebbe mai finita e, nonostante ciò che altri potrebbero aver pensato, non c’era assolutamente alcun vantaggio nel fatto che Andrea fosse protetto’. La sua opinione era chiarissima: lo zio non avrebbe dovuto avvicinarsi alla famiglia in nessuna circostanza, né per associazione, né alle cerimonie familiari, né in nessun luogo. Ogni volta che c’era una nuova rivelazione, di cui nessuno sapeva quando sarebbe arrivata o quale sarebbe stata la successiva, era una macchia per tutta la famiglia”. L'articolo “Re Carlo e William ai ferri corti. Il principe del Galles ha chiesto al padre e alla regina Elisabetta di esiliare lo zio Andrea per Epstein”: la rivelazione del Mirror proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Monarchia
Nel caso Epstein spunta adesso un ex premier britannico (e un rapporto a tre)
Dopo avere creato problemi a Buckingham Palace e messo in serie difficoltà il premier Keir Starmer – attaccato ai Comuni per aver promosso “persone legate a pedofili” – lo scandalo Jeffrey Epstein fa adesso tremare l’intero establishment britannico. Mentre la ministra della Giustizia americana Pam Bondi viene mesa sotto torchio in Congresso (dove i democratici l’accusano di aver insabbiato i documenti di Epstein per proteggere Donald Trump e l’amministrazione) in Gran Bretagna prende piede il sospetto di un fantomatico rapporto sessuale a tre che avrebbe coinvolto Epstein, la sua complice Ghislaine Maxwell e un ex (o futuro) primo ministro britannico di cui non si fa il nome. L’indiscrezione esplosiva sarebbe contenuta nei documenti sul pedofilo non ancora resi pubblici o pienamente svelati e accreditata da Andrew Lownie, già autore di una biografia non autorizzata sull’ex principe Andrea. Sull’identità del presunto ex primo ministro coinvolto regna per ora il buio. “Non è Winston Churchill“, ha detto sarcasticamente l’autore. Nelle carte su Epstein sono citati a più riprese, seppure senza evidenze note di illeciti, vari ex capi di governo del Regno come il laburista Tony Blair o il conservatore David Cameron. È poi risaputo che Ghislaine Maxwell frequentò l’università di Oxford negli anni in cui vi studiavano sia Cameron sia Boris Johnson. Sui nomi contenuti nelle carte non si placa la polemica neanche in Francia e negli Stati Uniti. Il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot si è dichiarato infatti “sconvolto” e “personalmente indignato” per le rivelazioni in merito al coinvolgimento del diplomatico francese Fabrice Aidan. Negli States, la ministra Bondi in Congresso ha difeso a spada tratta il suo operato e Trump. Ma le sue parole sono cadute nel vuoto, limitando solo a causare scintille con i democratici della commissione giustizia della Camera davanti alle vittime del pedofilo, indignate per come il Dipartimento di Giustizia ha gestito la pubblicazione dei file, ovvero – hanno più volte denunciato – “proteggendo i potenti e esponendo i loro nomi”. “Sono profondamente dispiaciuta per quello che le vittime, tutte le vittime, hanno dovuto affrontare a causa del mostro” di Epstein, ha detto Bondi rifiutandosi però di guardare negli occhi le vittime e scusarsi con loro per come i file sono stati gestiti. Sotto un fuoco di fila incrociato di accuse, la ministra della Giustizia ha cercato di difendersi con parole che sono apparse, secondo gli osservatori, più rivolte alla Casa Bianca che alle vittime. Trump e il suo staff sono infatti irritati da come il Dipartimento di Giustizia e Bondi hanno affrontato il caso Epstein, esponendo la ministra a critiche e mettendo in bilico il suo posto. Consapevole dei rischi di essere silurata, Bondi si è presentata alla Camera con un piglio combattivo. Trump “è il presidente più trasparente della storia. Non ci sono prove che abbia commesso alcun crimine”, ha ribadito a più riprese respingendo gli attacchi della deputata democratica Pramila Jayapal. L'articolo Nel caso Epstein spunta adesso un ex premier britannico (e un rapporto a tre) proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Jeffrey Epstein
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