Il capitalismo predone e colonialista di Donald Trump è solo il punto di arrivo
del fallimento sociale e morale del capitalismo e della democrazia liberali. Il
nuovo rapporto dell’organizzazione internazionale Oxfam ci presenta un livello
di diseguaglianza e sproporzione nella distribuzione di ciò che definiamo
ricchezza, che non ha precedenti nella storia dell’umanità, nemmeno con l’epoca
dei faraoni. Poche migliaia di super ricchi hanno accumulato 18600 miliardi di
dollari, quasi raddoppiando il proprio patrimonio negli ultimi cinque anni.
Nello stesso tempo la povertà globale non si è ridotta di nulla, metà della
popolazione globale, cioè 4 miliardi di persone, vive in condizioni di povertà e
tra questi quasi 2 miliardi non hanno neppure un’alimentazione sufficiente. Lo
stesso sta avvenendo in Italia. I 79 miliardari del nostro paese hanno
accumulato in un anno 54 miliardi in più sui loro patrimoni, che ora assommano a
307 miliardi. Ognuno dei nostri super ricchi vale come 250mila poveri, in Italia
il 10% della popolazione possiede il 60% della ricchezza del paese, al restante
90% tocca ciò che rimane.
Dal momento che i ritmi di crescita dell’economia italiana e globale sono molto
inferiori a quelli della concentrazione e della accumulazione della ricchezza in
poche famiglie, queste ultime accrescono il proprio patrimonio a spese dirette
della maggioranza della popolazione.
È la redistribuzione della ricchezza a rovescio, dai poveri verso i ricchi; un
esproprio continuo ai danni della maggioranza dell’umanità che rischia di
consolidarsi con il privilegio ereditario. Secondo Oxfam infatti nei prossimi
anni 2500 miliardi di dollari, quasi il Pil annuale dell’Italia, passeranno dai
ricconi del mondo a figli e nipoti. Alla faccia della ideologia del merito.
Questa colossale accumulazione di ingiustizia sociale è frutto di decenni di
politiche economiche neoliberali, amministrate per decenni da una sinistra
“riformista” come quella di Tony Blair, oggi non a caso inserito nella cupola
neo coloniale di Donald Trump.
Ora questa mostruosa concentrazione di ricchezza diventa accentramento di
potere. Le istituzioni, l’informazione, l’opinione pubblica, le basi stesse
della democrazia, non possono restare indipendenti da questo strapotere dei
soldi. E infatti stanno crollando sotto il dominio dei super ricchi. Oxfam
pubblica anche un calcolo matematico nel quale più cresce l’indice di Gini, che
misura l’iniquità sociale, più aumenta la percentuale di autoritarismo nella
società. Se a tutto questo aggiungiamo il riarmo e l’enorme aumento delle spese
militari, a danno di quelle sociali, allora diventa ancor più chiaro che siamo
dentro un sistema che marcia verso il disastro.
La propaganda occidentale, che descrive il mondo come diviso tra democrazia e
autoritarismo, è falsa e fuorviante, alimenta economia di guerra e porta acqua
al mulino di Trump e compagnia. Le democrazie liberali sono oggi travolte dalla
destra reazionaria e fascista proprio perché non sono in grado di metterne in
discussione le basi economiche. Senza colpire la concentrazione della ricchezza,
senza un modello economico e sociale alternativo a quello del capitalismo
liberale, non c’è futuro per la democrazia.
La prima frattura mondiale è quella tra ricchi e poveri, tra potere dei soldi ed
eguaglianza sociale, e ogni politica liberale è condannata all’impotenza o alla
complicità di fronte all’ingiustizia dilagante. Nel passato il capitalismo è
stato costretto a fermare la sua corsa distruttiva solo quando ha avuto di
fronte il socialismo. È il socialismo, cioè la proprietà e il controllo pubblici
di una economia fondata su eguaglianza giustizia climatica e pace, che deve
tornare in campo. Oggi più che mai l’alternativa è socialismo o barbarie.
L'articolo Decenni di neoliberalismo hanno prodotto disuguaglianze senza
precedenti: oggi più che mai, socialismo o barbarie proviene da Il Fatto
Quotidiano.