Papa Leone XIV ha scelto la sua abitazione. E non sarà il piano nobile
l’appartamento pontificio. Robert Prevost prenderà spazio nei locali che si
trovano tra la terza loggia (quella dell’Angelus) e il tetto del palazzo
apostolico. Qui il suo rientro è ormai questione di settimane, e la sua scelta
abitativa rispecchierebbe il suo carattere definito schivo e pragmatico.
Il piano è infatti poco visibile dall’esterno, e ha appena qualche finestrella
che spunta sopra le cornici delle finestre – queste note e molto più grosse –
del palazzo. Sarebbe una mansarda, ma in Vaticano li chiamano “soffittoni”. Come
riporta La Repubblica la questione del trasloco di Papa Leone era molto
attenzionata dai fedeli. Francesco scelse di rimanere a Casa Santa Marta, diviso
e in comunità con decine di vescovi, sacerdoti, fedeli e alle volte anche laici
di passaggio. Per molti, la sua scelta – fuori da ogni tradizione – fu un trauma
e la speranza di alcuni era quella di un ritorno alla tradizione. La volontà di
Prevost è però dettata da più fattori. Oltre al lato caratteriale e al suo
definito “pragmatismo americano” ci sarebbe anche la sua routine sportiva. Nel
sottotetto, Leone avrà a disposizione una palestra – c’è da dire piuttosto ampia
– che si affaccia sullo Ior. La camera da letto sarà da un altro lato, ma non
affaccerà su San Pietro anche per motivi di sicurezza.
Nelle stanze del nuovo appartamento, invece, a regnare è la sobrietà. In camera
c’è solo l’essenziale, e il bagno è nel corridoio. Realizzata anche una cucina,
molto austera e priva di qualsiasi componente artigianale. In alcuni locali,
tramezzi per ospitare i collaboratori e (di sicuro) i due segretari don Edgard
Iván Rimaycuna e don Marco Billeri. Vicino, ovviamente, spazio alle preghiere.
Presente e fondamentale una piccola cappella.
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routine sportiva, i motivi della scelta proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Merito non riconosciuto e ingiustizie costanti. L’Associazione dipendenti laici
vaticani (Adlv) ha effettuato – nel periodo compreso tra il 15 dicembre e il 7
gennaio – un’indagine sulle condizioni lavorative nella Santa Sede. Il risultato
è stato chiaro, con i lavoratori che si sentono delusi dalla scarsa crescita
professionale, desiderosi di maggior rappresentanza e sfiduciati nei confronti
della dirigenza.
“È stato individuato un campione il più possibile eterogeneo dei vari dicasteri
e di diversi enti del Vaticano – riferisce in una nota l’associazione – e al
questionario sulle condizioni di lavoro hanno risposto 250 persone, per l’80%
associati all’associazione”. Nelle risposte, il 75,9% ritiene che le risorse
umane non siano adeguatamente valorizzate e motivate. Lo scollamento tra
dirigenza e lavoratori non è percepito solo da una minoranza, soddisfatta. La
maggior parte, il 73,9%, lo soffre. Il 26% dei lavoratori, inoltre, ritiene
impossibile dialogare liberamente con i propri responsabili.
La questione delle risorse umane è la più scottante: tra gli interpellati, il
75,8% pensa che l’ambiente di lavoro in cui operano non premi lo spirito
d’iniziativa, il merito e l’esperienza. Il 56% – più di 1 su 2, quindi –
denuncia mobbing. Reato che, però, è inesistente in Vaticano. Si accusa “di aver
subito ingiustizie e vessazioni dal proprio responsabile, fattore che andrebbe
seriamente approfondito e arginato, benché – appunto, conferma l’Adlv – in
Vaticano il reato di mobbing non sia ancora configurato”.
Il 73,4% percepisce inoltre favoritismi. Ma anche disparità di trattamento,
mancanza di attenzione verso i dipendenti, insicurezza sulla tutela dei propri
diritti. Anche pensionistici. Per i promotori del sondaggio un numero così alto
è “allarmante che lamenti un blocco dell’avanzamento di carriera in riferimento
ai livelli funzionali”. Il 68% degli intervistati è critico verso le riforme
degli ultimi 10 anni. Per loro, infatti, le scelte compiute hanno portato ad una
maggiore restrizione e chiusura nei loro confronti e più del 79% pensa che nella
formazione del personale si investa poco. Emerge anche una necessità sindacale,
cioè quella di “avere organi di rappresentanza dei dipendenti che siano
ufficialmente riconosciuti e abbiano più potere, riponendo grande fiducia
nell’Adlv”.
L’ultima sezione del questionario è dedicata ai possibili suggerimenti da far
pervenire alle alte cariche vaticane e – se possibile – anche a Papa Prevost.
L’espressione più usata è: “non essere dei numeri“. I più richiedono un dialogo
continuo, ed emerge la richiesta di “dignità, voce e tutela reali ai lavoratori,
attraverso rappresentanza, trasparenza, dialogo e rispetto della persona e dei
suoi diritti”, conclude la nota.
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Vaticano insoddisfatti delle condizioni di lavoro proviene da Il Fatto
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