Il “Giudizio Universale” di Michelangelo è a rischio. Come riporta Il
Messaggero, gli esperti stanno studiando la patina che ricopre l’affresco per
definirne l’origine. Nel corso degli anni, il monitoraggio della pellicola
pittorica è stato costante. Tra le mura del Vaticano è risuonato l’allarme e lo
Stato Pontificio è corso ai ripari per contrastare i meccanismi di produzione
della patina. Grazie a una serie di analisi scientifiche approfondite, gli
esperti hanno individuato la molecola che sta alla base della sostanza che
ricopre l’opera: si tratta di lattato di calcio, un sale stratificato che si è
poggiato sulla superficie più esterna della pittura. Il lattato di calcio è
solubile all’acqua, una caratteristica che rende facile la rimozione e permette
ai restauratori di interagire minimamente con i pigmenti sottostanti.
NUOVA LUCE A “IL GIUDIZIO UNIVERSALE”
I lavori per dare nuova luce a “Il Giudizio Universale” sono già iniziati.
L’operazione è di eccezionale complessità e delicatezza, tanto da mettere a dura
prova i laboratori specializzati dei Musei. Nei giorni scorsi è stato installato
il ponteggio e ora sono state avviate le procedure per la pulitura di una delle
più grandi opere di Michelangelo Buonarroti. Sul tema è intervenuta Barbara
Jatta, direttrice dei Musei Vaticani. La storica e museologa ha dichiarato a Il
Messaggero: “Fino al termine dei lavori, previsto entro la Settimana Santa, la
Cappella Sistina continuerà ad accogliere fedeli e visitatori, mentre i
restauratori del Laboratorio di Restauro Dipinti e Materiali lignei dei Musei
Vaticani lavoreranno sul grande ponteggio schermato da un telo riproducente
l’immagine del Giudizio”.
L’installazione del ponteggio è stata realizzata grazie alla cooperazione con la
Direzione delle Infrastrutture guidata dall’Ingegnere Salvatore Farina del
Governatorato, mentre la pulitura dell’affresco è stata sostenuta economicamente
dal Capitolo della Florida dei Patrons of the Arts in the Vatican Museums e
dalla benefattrice Mary Viator. Sarà possibile seguire ogni fase del restauro
tramite le immagini scattate dal Laboratorio Fotografico dei Musei. L’obiettivo
dei lavori è quello di riportare i colori al loro originale splendore. Jatta ha
sottolineato: “A circa trent’anni dall’ultimo intervento conservativo,
completato nel 1994, sarà possibile ammirare il sommo capolavoro di Michelangelo
in tutta la potenza della sua visione”. Sulla tecnica con cui sarà rimossa la
patina è intervenuto Paolo Violini, Capo Restauratore del Laboratorio. Sempre a
Il Messaggero ha dichiarato: “La rimozione di questa patina viene effettuata
mediante l’applicazione controllata a pennello di acqua deionizzata, interposta
attraverso un doppio strato di carta giapponese. L’acqua consente la completa
solubilizzazione dei depositi e delle sostanze estranee, riportando alla luce la
pellicola pittorica originale nel rispetto del suo autentico stato
conservativo”.
L'articolo Il Giudizio Universale di Michelangelo è a rischio? Gli esperti
chiariscono: “È ricoperto da una patina bianca, il restauro riporterà alla luce
i colori originali” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Papa Leone XIV ha scelto la sua abitazione. E non sarà il piano nobile
l’appartamento pontificio. Robert Prevost prenderà spazio nei locali che si
trovano tra la terza loggia (quella dell’Angelus) e il tetto del palazzo
apostolico. Qui il suo rientro è ormai questione di settimane, e la sua scelta
abitativa rispecchierebbe il suo carattere definito schivo e pragmatico.
Il piano è infatti poco visibile dall’esterno, e ha appena qualche finestrella
che spunta sopra le cornici delle finestre – queste note e molto più grosse –
del palazzo. Sarebbe una mansarda, ma in Vaticano li chiamano “soffittoni”. Come
riporta La Repubblica la questione del trasloco di Papa Leone era molto
attenzionata dai fedeli. Francesco scelse di rimanere a Casa Santa Marta, diviso
e in comunità con decine di vescovi, sacerdoti, fedeli e alle volte anche laici
di passaggio. Per molti, la sua scelta – fuori da ogni tradizione – fu un trauma
e la speranza di alcuni era quella di un ritorno alla tradizione. La volontà di
Prevost è però dettata da più fattori. Oltre al lato caratteriale e al suo
definito “pragmatismo americano” ci sarebbe anche la sua routine sportiva. Nel
sottotetto, Leone avrà a disposizione una palestra – c’è da dire piuttosto ampia
– che si affaccia sullo Ior. La camera da letto sarà da un altro lato, ma non
affaccerà su San Pietro anche per motivi di sicurezza.
Nelle stanze del nuovo appartamento, invece, a regnare è la sobrietà. In camera
c’è solo l’essenziale, e il bagno è nel corridoio. Realizzata anche una cucina,
molto austera e priva di qualsiasi componente artigianale. In alcuni locali,
tramezzi per ospitare i collaboratori e (di sicuro) i due segretari don Edgard
Iván Rimaycuna e don Marco Billeri. Vicino, ovviamente, spazio alle preghiere.
Presente e fondamentale una piccola cappella.
L'articolo Papa Leone va a vivere in mansarda: pragmatismo ma anche la sua
routine sportiva, i motivi della scelta proviene da Il Fatto Quotidiano.
Merito non riconosciuto e ingiustizie costanti. L’Associazione dipendenti laici
vaticani (Adlv) ha effettuato – nel periodo compreso tra il 15 dicembre e il 7
gennaio – un’indagine sulle condizioni lavorative nella Santa Sede. Il risultato
è stato chiaro, con i lavoratori che si sentono delusi dalla scarsa crescita
professionale, desiderosi di maggior rappresentanza e sfiduciati nei confronti
della dirigenza.
“È stato individuato un campione il più possibile eterogeneo dei vari dicasteri
e di diversi enti del Vaticano – riferisce in una nota l’associazione – e al
questionario sulle condizioni di lavoro hanno risposto 250 persone, per l’80%
associati all’associazione”. Nelle risposte, il 75,9% ritiene che le risorse
umane non siano adeguatamente valorizzate e motivate. Lo scollamento tra
dirigenza e lavoratori non è percepito solo da una minoranza, soddisfatta. La
maggior parte, il 73,9%, lo soffre. Il 26% dei lavoratori, inoltre, ritiene
impossibile dialogare liberamente con i propri responsabili.
La questione delle risorse umane è la più scottante: tra gli interpellati, il
75,8% pensa che l’ambiente di lavoro in cui operano non premi lo spirito
d’iniziativa, il merito e l’esperienza. Il 56% – più di 1 su 2, quindi –
denuncia mobbing. Reato che, però, è inesistente in Vaticano. Si accusa “di aver
subito ingiustizie e vessazioni dal proprio responsabile, fattore che andrebbe
seriamente approfondito e arginato, benché – appunto, conferma l’Adlv – in
Vaticano il reato di mobbing non sia ancora configurato”.
Il 73,4% percepisce inoltre favoritismi. Ma anche disparità di trattamento,
mancanza di attenzione verso i dipendenti, insicurezza sulla tutela dei propri
diritti. Anche pensionistici. Per i promotori del sondaggio un numero così alto
è “allarmante che lamenti un blocco dell’avanzamento di carriera in riferimento
ai livelli funzionali”. Il 68% degli intervistati è critico verso le riforme
degli ultimi 10 anni. Per loro, infatti, le scelte compiute hanno portato ad una
maggiore restrizione e chiusura nei loro confronti e più del 79% pensa che nella
formazione del personale si investa poco. Emerge anche una necessità sindacale,
cioè quella di “avere organi di rappresentanza dei dipendenti che siano
ufficialmente riconosciuti e abbiano più potere, riponendo grande fiducia
nell’Adlv”.
L’ultima sezione del questionario è dedicata ai possibili suggerimenti da far
pervenire alle alte cariche vaticane e – se possibile – anche a Papa Prevost.
L’espressione più usata è: “non essere dei numeri“. I più richiedono un dialogo
continuo, ed emerge la richiesta di “dignità, voce e tutela reali ai lavoratori,
attraverso rappresentanza, trasparenza, dialogo e rispetto della persona e dei
suoi diritti”, conclude la nota.
L'articolo “Scarsa meritocrazia, ingiustizie e mobbing”: i dipendenti del
Vaticano insoddisfatti delle condizioni di lavoro proviene da Il Fatto
Quotidiano.