Papa Leone XIV ha scelto la sua abitazione. E non sarà il piano nobile
l’appartamento pontificio. Robert Prevost prenderà spazio nei locali che si
trovano tra la terza loggia (quella dell’Angelus) e il tetto del palazzo
apostolico. Qui il suo rientro è ormai questione di settimane, e la sua scelta
abitativa rispecchierebbe il suo carattere definito schivo e pragmatico.
Il piano è infatti poco visibile dall’esterno, e ha appena qualche finestrella
che spunta sopra le cornici delle finestre – queste note e molto più grosse –
del palazzo. Sarebbe una mansarda, ma in Vaticano li chiamano “soffittoni”. Come
riporta La Repubblica la questione del trasloco di Papa Leone era molto
attenzionata dai fedeli. Francesco scelse di rimanere a Casa Santa Marta, diviso
e in comunità con decine di vescovi, sacerdoti, fedeli e alle volte anche laici
di passaggio. Per molti, la sua scelta – fuori da ogni tradizione – fu un trauma
e la speranza di alcuni era quella di un ritorno alla tradizione. La volontà di
Prevost è però dettata da più fattori. Oltre al lato caratteriale e al suo
definito “pragmatismo americano” ci sarebbe anche la sua routine sportiva. Nel
sottotetto, Leone avrà a disposizione una palestra – c’è da dire piuttosto ampia
– che si affaccia sullo Ior. La camera da letto sarà da un altro lato, ma non
affaccerà su San Pietro anche per motivi di sicurezza.
Nelle stanze del nuovo appartamento, invece, a regnare è la sobrietà. In camera
c’è solo l’essenziale, e il bagno è nel corridoio. Realizzata anche una cucina,
molto austera e priva di qualsiasi componente artigianale. In alcuni locali,
tramezzi per ospitare i collaboratori e (di sicuro) i due segretari don Edgard
Iván Rimaycuna e don Marco Billeri. Vicino, ovviamente, spazio alle preghiere.
Presente e fondamentale una piccola cappella.
L'articolo Papa Leone va a vivere in mansarda: pragmatismo ma anche la sua
routine sportiva, i motivi della scelta proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Merito non riconosciuto e ingiustizie costanti. L’Associazione dipendenti laici
vaticani (Adlv) ha effettuato – nel periodo compreso tra il 15 dicembre e il 7
gennaio – un’indagine sulle condizioni lavorative nella Santa Sede. Il risultato
è stato chiaro, con i lavoratori che si sentono delusi dalla scarsa crescita
professionale, desiderosi di maggior rappresentanza e sfiduciati nei confronti
della dirigenza.
“È stato individuato un campione il più possibile eterogeneo dei vari dicasteri
e di diversi enti del Vaticano – riferisce in una nota l’associazione – e al
questionario sulle condizioni di lavoro hanno risposto 250 persone, per l’80%
associati all’associazione”. Nelle risposte, il 75,9% ritiene che le risorse
umane non siano adeguatamente valorizzate e motivate. Lo scollamento tra
dirigenza e lavoratori non è percepito solo da una minoranza, soddisfatta. La
maggior parte, il 73,9%, lo soffre. Il 26% dei lavoratori, inoltre, ritiene
impossibile dialogare liberamente con i propri responsabili.
La questione delle risorse umane è la più scottante: tra gli interpellati, il
75,8% pensa che l’ambiente di lavoro in cui operano non premi lo spirito
d’iniziativa, il merito e l’esperienza. Il 56% – più di 1 su 2, quindi –
denuncia mobbing. Reato che, però, è inesistente in Vaticano. Si accusa “di aver
subito ingiustizie e vessazioni dal proprio responsabile, fattore che andrebbe
seriamente approfondito e arginato, benché – appunto, conferma l’Adlv – in
Vaticano il reato di mobbing non sia ancora configurato”.
Il 73,4% percepisce inoltre favoritismi. Ma anche disparità di trattamento,
mancanza di attenzione verso i dipendenti, insicurezza sulla tutela dei propri
diritti. Anche pensionistici. Per i promotori del sondaggio un numero così alto
è “allarmante che lamenti un blocco dell’avanzamento di carriera in riferimento
ai livelli funzionali”. Il 68% degli intervistati è critico verso le riforme
degli ultimi 10 anni. Per loro, infatti, le scelte compiute hanno portato ad una
maggiore restrizione e chiusura nei loro confronti e più del 79% pensa che nella
formazione del personale si investa poco. Emerge anche una necessità sindacale,
cioè quella di “avere organi di rappresentanza dei dipendenti che siano
ufficialmente riconosciuti e abbiano più potere, riponendo grande fiducia
nell’Adlv”.
L’ultima sezione del questionario è dedicata ai possibili suggerimenti da far
pervenire alle alte cariche vaticane e – se possibile – anche a Papa Prevost.
L’espressione più usata è: “non essere dei numeri“. I più richiedono un dialogo
continuo, ed emerge la richiesta di “dignità, voce e tutela reali ai lavoratori,
attraverso rappresentanza, trasparenza, dialogo e rispetto della persona e dei
suoi diritti”, conclude la nota.
L'articolo “Scarsa meritocrazia, ingiustizie e mobbing”: i dipendenti del
Vaticano insoddisfatti delle condizioni di lavoro proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Il ruolo morale degli Stati Uniti d’America nell’affrontare il male nel mondo e
nel costruire una pace giusta è ridotto a categorie partigiane che incoraggiano
la polarizzazione e le politiche distruttive“. È l’affondo di tre cardinali
statunitensi che, in un’insolita dichiarazione congiunta, criticano apertamente
la politica estera aggressiva del presidente Donald Trump. La dichiarazione –
rilanciata dai media Vaticani Osservatore Romano e Vatican News – è sottoscritta
dall’arcivescovo di Chicago, Blase Joseph Cupich, dall’arcivescovo di
Washington, Robert McElroy, e da quello di Newark, Joseph William Tobin. Prende
spunto dal fatto che, nel nuovo anno “gli Stati Uniti sono entrati nel dibattito
più profondo e acceso sulla base morale delle azioni dell’America nel mondo
dalla fine della Guerra Fredda” citando anche “gli eventi in Venezuela, Ucraina
e Groenlandia“, che “hanno sollevato questioni fondamentali sull’uso della forza
militare e sul significato della pace“.
In questo senso, i tre porporati sottolineano come “il bilanciamento tra
interesse nazionale e bene comune viene inquadrato in termini fortemente
polarizzati”. Di più, “il ruolo morale degli Stati Uniti d’America
nell’affrontare il male nel mondo, nel sostenere il diritto alla vita e alla
dignità umana e nel sostenere la libertà religiosa è sotto esame – proseguono –
e la costruzione di una pace giusta e sostenibile, così cruciale per il
benessere dell’umanità, viene ridotta a categorie partigiane che incoraggiano la
polarizzazione e politiche distruttive”. Nel testo i tre cardinali valutano
l’azione internazionale degli Stati Uniti alla luce dei principi espressi da
Papa Leone XIV nel discorso al Corpo diplomatico del 9 gennaio scorso. In
particolare, viene citato il passaggio in cui il Pontefice afferma che “la
debolezza del multilateralismo è motivo di particolare preoccupazione” e che
“una diplomazia che promuove il dialogo e cerca il consenso tra tutte le parti
viene sostituita da una diplomazia basata sulla forza, da parte di individui o
gruppi di alleati” perché “la guerra è tornata di moda e si sta diffondendo lo
zelo bellico”.
Cupich, McElroy e Tobin ritengono le parole del Pontefice “una base veramente
morale per le relazioni internazionali” e “una bussola etica duratura per
stabilire il percorso della politica estera americana nei prossimi anni”. In
linea con le parole di Papa Prevost, i tre cardinali sottolineano poi “la
necessità di un aiuto internazionale per salvaguardare gli elementi più centrali
della dignità umana, che sono sotto attacco a causa del movimento delle nazioni
ricche di ridurre o eliminare i loro contributi ai programmi di assistenza
umanitaria all’estero“. Perché, ribadiscono, “come pastori e cittadini,
abbracciamo questa visione per l’instaurazione di una politica estera
genuinamente morale per la nostra nazione”.
Da qui l’appello conclusivo dei tre cardinali. “Cerchiamo di costruire una pace
veramente giusta e duratura, quella pace che Gesù ha proclamato nel Vangelo.
Rinunciamo alla guerra come strumento per interessi nazionali miopi e
proclamiamo che l’azione militare deve essere vista solo come ultima risorsa in
situazioni estreme, non come strumento normale della politica nazionale.
Cerchiamo una politica estera che rispetti e promuova il diritto alla vita
umana, la libertà religiosa e il miglioramento della dignità umana in tutto il
mondo, specialmente attraverso l’assistenza economica“. Ad oggi, concludono, “il
dibattito della nostra nazione sul fondamento morale della politica americana è
afflitto da polarizzazione, faziosità e interessi economici e sociali
ristretti”. Al contrario, “Papa Leone ci ha fornito il prisma attraverso il
quale elevarlo a un livello molto più alto. Nei prossimi mesi predicheremo,
insegneremo e promuoveremo affinché tale livello più alto diventi possibile”,
concludono.
L'articolo Tre cardinali statunitensi contro Donald Trump e la politica estera
Usa: “Si incoraggiano politiche distruttive” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Papa Leone XIV ha ricevuto in udienza Maria Corina Machado, leader
dell’opposizione venezuelana e vincitrice del premio Nobel per la pace 2025. Un
incontro a sorpresa, che è stato reso noto nel bollettino ufficiale diffuso
dalla sala stampa della Santa Sede che citava Machado tra le persone ricevute
dal pontefice. È avvenuto nella mattinata del 12 gennaio e si è svolto nel
Palazzo Apostolico del Vaticano. Al momento non sono stati diffusi dalla Santa
Sede ulteriori dettagli sull’incontro ma solo alcune fotografie dell’evento.
Machado, vestita di nero e con un rosario al collo, si è intrattenuta in un
colloquio col Pontefice tra sorrisi e stratta di mano. Da quanto si evince dagli
scatti, il faccia a faccia tra il Pontefice e Machado è avvenuto nella
Biblioteca privata. L’incontro si è svolto al termine di una giornata per Leone
ricca di udienze private. Tra gli altri ricevuti dal Papa, figurano anche i
capitani reggenti della Repubblica di San Marino, il cardinale Rolandas
Makrickas e Davide Prosperi, il presidente di Comunione e Liberazione, oltre ad
altri rappresentanti ecclesiastici e internazionali.
In merito alla crisi venezuelana, nell’Angelus del 4 gennaio scorso Prevost
aveva dichiarato: “Il bene dell’amato popolo venezuelano deve prevalere sopra
ogni altra considerazione e indurre a superare la violenza e intraprendere
cammini di giustizia e di pace, garantendo la sovranità del Paese”. Un appello
rinnovato il 9 gennaio, quando in occasione dell’udienza ai membri del Corpo
diplomatico aveva invitato la comunità internazionale a “rispettare la volontà
del popolo venezuelano” per “costruire una società fondata sulla giustizia,
sulla verità, sulla libertà e sulla fraternità e così risollevarsi dalla grave
crisi che affligge il Paese da molti anni”.
Machado, ex deputata dell’Assemblea nazionale e leader dell’opposizione all’ex
presidente Nicolás Maduro, è stata insignita del Nobel a ottobre del 2025:
assente durante la cerimonia di premiazione, era apparsa a Oslo il giorno
successivo dopo undici mesi di clandestinità. Dopo i raid statunitensi e la
cattura di Maduro, Machado non ha comumque trovato spazio politico: il Paese è
infatti passato alla guida di Delcy Rodríguez, vice di Maduro. Nei prossimi
giorni, la politica venezuelana incontrerà Donald Trump alla Casa Bianca e per
l’occasione ha dichiarato di voler offrire il suo Nobel al presidente Usa, ma è
stata frenata dal Comitato del premio. “La stimo, ma non ha abbastanza sostegno
nel Paese per poterlo guidare”, avevo detto Trump parlando di Machado dopo
l’attacco in Venezuela.
L'articolo Papa Leone ha ricevuto in Vaticano la leader dell’opposizione
venezuelana Maria Corina Machado proviene da Il Fatto Quotidiano.
Ha conosciuto quattro papi lungo il corso della sua carriera di 35 anni in Rai.
L’ultimo è stato Leone XIV che ha incontrato l’estate scorsa al Giubileo dei
Giovani. Lorena Bianchetti è il volto storico di “A sua immagine“, il longevo
approfondimento religioso di Rai Uno. “Dalle prime puntate ho messo dei tubini,
con le braccia scoperte. – ha ricordato la conduttrice – Mi arrivavano lettere
di protesta di signore bigotte: ‘Basta con la donna oggetto, si copra’. Allora
sono andata alla Cei. ‘Non ho intenzione di cambiare il mio abbigliamento’. Mi
risposero: ‘Si vesta come le pare’. Condurre un programma religioso non
significa che debba mettermi il saio. La fede non si ostenta negli abiti”.
Nel 2007 è stata eletta “compagna di viaggio ideale” da 800 camionisti: “Al
tempo facevo Domenica In. Credetti a uno scherzo, invece era proprio così. Beh,
non è che mi sognassero per un calendario, al massimo potevo fargli un
santino”.
“Ho battuto Sabrina Ferilli e Michelle Hunziker. – ha continuato – Non so se
erano poi tanto sobri quando hanno risposto. Per strada i tir mi suonavano il
clacson per salutarmi”. Poi l’offerta di un calendario sexy per 400mila euro:
“Non accettai, non me la sentivo, sono timida. Avrebbero fatto comodo, certo.
Però la casa me la sono comprata comunque”.
Eppure il viso della Bianchetti è stato modificato dall’IA ed è finito su alcuni
siti con il corpo di altre modelle nude. Un momento molto difficile per la
conduttrice: “Non capivo perché mi telefonasse tanta gente, poi me lo ha
spiegato mio marito. ‘Sei su un sito porno’. Lui ci rideva, a me è preso il
panico. Non ho avuto paura per la mia reputazione, oltretutto si vedeva
benissimo che erano fotomontaggi fatti male, però lo stesso mi sono sentita
violentata, derubata”.
L'articolo “‘Sei su un sito porno’, mi disse mio marito. Lui rideva, a me è
preso il panico. Erano fotomontaggi fatti male, però mi sono sentita
violentata”: così Lorena Bianchetti proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Questa amarezza a volte si fa strada anche tra di noi quando, magari dopo tanti
anni spesi al servizio della Curia, notiamo con delusione che alcune dinamiche
legate all’esercizio del potere, alla smania del primeggiare, alla cura dei
propri interessi, non stentano a cambiare. E ci si chiede: è possibile essere
amici nella Curia romana? Avere rapporti di amichevole fraternità? Nella fatica
quotidiana, è bello quando troviamo amici di cui poterci fidare, quando cadono
maschere e sotterfugi, quando le persone non vengono usate e scavalcate, quando
ci si aiuta a vicenda, quando si riconosce a ciascuno il proprio valore e la
propria competenza, evitando di generare insoddisfazioni e rancori”. È il
passaggio chiave del primo discorso natalizio di Leone XIV alla Curia romana,
ricevuta nell’Aula della Benedizione, nella prima loggia del Palazzo Apostolico.
Un testo in perfetto stile bergogliano. Francesco, infatti, proprio in questa
occasione, nel 2014, pronunciò un durissimo e indimenticabile discorso sulle
quindici malattie curiali. Mentre Prevost, pochi giorni dopo la sua elezione,
aveva detto: “I papi passano, la Curia rimane”. Un’affermazione che sembrava
aver ribaltato completamente la visione anticuriale di Bergoglio.
Chiusa la Porta Santa di San Pietro, il 6 gennaio 2026, Leone XIV terrà il primo
concistoro straordinario del suo pontificato, il 7 e l’8 gennaio, per discutere
in modo collegiale del governo della Chiesa. Una richiesta emersa con forza
nelle dodici congregazioni generali dei cardinali che hanno preceduto il
conclave che ha eletto Prevost. Diversi i temi indicati dal Papa nella lettera
di convocazione inviata ai porporati di tutto il mondo. Tra essi spiccano in
particolare quello della riforma della Curia romana, promulgata da Francesco, il
19 marzo 2022, con la costituzione apostolica Praedicate Evangelium, e quello
della liturgia, in una perenne lotta tra conservatori, legati alla messa
tridentina, e progressisti, sostenitori della riforma liturgica del Concilio
Ecumenico Vaticano II.
Non a caso Leone XIV ha sottolineato che “la comunione nella Chiesa rimane
sempre una sfida che ci chiama alla conversione. Talvolta, dietro un’apparente
tranquillità, si agitano i fantasmi della divisione. E questi ci fanno cadere
nella tentazione di oscillare tra due estremi opposti: uniformare tutto senza
valorizzare le differenze o, al contrario, esasperare le diversità e i punti di
vista piuttosto che cercare la comunione. Così, nelle relazioni interpersonali,
nelle dinamiche interne agli uffici e ai ruoli, o trattando le tematiche che
riguardano la fede, la liturgia, la morale e altro ancora, si rischia di cadere
vittime della rigidità o dell’ideologia, con le contrapposizioni che ne
conseguono. Noi, però, siamo la Chiesa di Cristo, siamo le sue membra, il suo
corpo. Siamo fratelli e sorelle in lui. E in Cristo, pur essendo molti e
differenti, siamo una cosa sola: ‘In Illo uno unum’. Siamo chiamati, anche e
soprattutto qui nella Curia, ad essere costruttori della comunione di Cristo,
che chiede di prendere forma in una Chiesa sinodale, dove tutti collaborano e
cooperano alla medesima missione, ciascuno secondo il proprio carisma e il ruolo
ricevuto. Ma questo si costruisce, più che con le parole e i documenti, mediante
gesti e atteggiamenti concreti che devono manifestarsi nel nostro quotidiano,
anche nell’ambito lavorativo”.
Il Papa, inoltre, ha spiegato che “la missione di Gesù sulla terra, prolungata
nello Spirito Santo in quella della Chiesa, diventa criterio di discernimento
per la nostra vita, per il nostro cammino di fede, per le prassi ecclesiali,
come pure per il servizio che svolgiamo nella Curia romana. Le strutture,
infatti, non devono appesantire, rallentare la corsa del Vangelo o impedire il
dinamismo dell’evangelizzazione; al contrario, dobbiamo fare in modo che esse
diventino tutte più missionarie. Nello spirito della corresponsabilità
battesimale, perciò, tutti siamo chiamati a partecipare alla missione di Cristo.
Anche il lavoro della Curia dev’essere animato da questo spirito e promuovere la
sollecitudine pastorale al servizio delle Chiese particolari e dei loro pastori.
Abbiamo bisogno di una Curia romana sempre più missionaria, dove le istituzioni,
gli uffici e le mansioni siano pensati guardando alle grandi sfide ecclesiali,
pastorali e sociali di oggi e non solo per garantire l’ordinaria
amministrazione”.
Alla Curia romana Leone XIV ha regalato il libro La pratica della presenza di
Dio di Fra Lorenzo della Risurrezione, a cura di Maria Rosaria Del Genio,
ripubblicato recentemente dalla Libreria Editrice Vaticana con la prefazione del
Papa. Nel volo di ritorno dal suo primo viaggio apostolico, che si è svolto in
Turchia e Libano, Leone XIV aveva indicato proprio questo volume a un
giornalista che gli chiedeva quale testo leggere, oltre ovviamente a quelli
scritti da sant’Agostino, per capire chi è Prevost. “È un libro molto semplice,
– disse in quell’occasione il Papa – scritto da qualcuno che non scrive nemmeno
il suo cognome, frate Lawrence. L’ho letto molti anni fa. Ma descrive, se
vogliamo, un tipo di preghiera e di spiritualità in cui si offre semplicemente
la propria vita al Signore e si lascia al Signore la guida. Se vuole sapere
qualcosa su di me, quella è stata la mia spiritualità per molti anni”.
Se l’omaggio al suo immediato predecessore era a dir poco scontato, Leone XIV,
parlando alla Curia romana, non ha usato parole formali per farlo: “La sua voce
profetica, il suo stile pastorale e il suo ricco magistero hanno segnato il
cammino della Chiesa di questi anni, incoraggiandoci soprattutto a rimettere al
centro la misericordia di Dio, a dare maggiore impulso all’evangelizzazione, ad
essere Chiesa lieta e gioiosa, accogliente verso tutti, attenta ai più poveri”.
Infine, Prevost non ha mancato di ricordare lo scenario attuale: “Un mondo
ferito da discordie, violenze e conflitti, in cui assistiamo anche a una
crescita di aggressività e di rabbia, non di rado strumentalizzate dal mondo
digitale come dalla politica. Il Natale del Signore reca con sé il dono della
pace e ci invita a diventarne segno profetico in un contesto umano e culturale
troppo frammentato. Il lavoro della Curia e quello della Chiesa in generale – ha
concluso il Papa – va pensato anche in questo orizzonte ampio: non siamo piccoli
giardinieri intenti a curare il proprio orto, ma siamo discepoli e testimoni del
Regno di Dio, chiamati ad essere in Cristo lievito di fraternità universale,
tra popoli diversi, religioni diverse, tra le donne e gli uomini di ogni lingua
e cultura. E questo avviene se noi per primi viviamo come fratelli e facciamo
brillare nel mondo la luce della comunione”.
L'articolo Il monito di Papa Leone XIV alla Curia romana: “Basta smanie di
primeggiare e sotterfugi, evitare rancori” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Conor McGregor si sposa. Il famoso lottatore di Mma convola a nozze con la sua
Dee Devlin, fidanzata storica dell’irlandese. A fare da cornice al matrimonio
dei due sarà Città del Vaticano. Il “sì” del lottatore e la sua dolce metà non
era stato preannunciato. La coppia ha voluto mantenere il massimo riserbo a
riguardo, per non attirare occhi indiscreti in un giorno importante per i due.
La notizia è stata riportata dall’Irish Independent la mattina del 12 dicembre.
Il fulmine a ciel sereno – se così si può considerare – sul matrimonio arriva
dallo Stato vaticano. La Santa Sede, infatti, ha espresso riluttanza sull’unione
del lottatore e la consorte visti i precedenti di McGregor. Lo sportivo non sale
sul ring dal 2021, quando si infortunò gravemente alla tibia e perse la sfida
contro Dustin Poirier. La passione per le botte dell’irlandese non è, tuttavia,
rimasta all’interno dell’ottagono. Sempre nel 2021 il lottatore ha dovuto fare i
conti con la legge a seguito della rissa con Francesco Facchinetti a Roma. Il
campione della Mma ha ricevuto critiche negli anni per commenti razzisti e
sessisti sui social.
LA RILUTTANZA DEL VATICANO
Il Vaticano non tifa né dentro, né fuori dal ring per Conor McGregor. Le
controversie dell’irlandese hanno fatto storcere il naso alla Chiesa, ma il
37enne ha le idee chiare: sposerà la sua Dee Devlin in uno dei luoghi più sacri
al mondo. I due sono fidanzati da ben 17 anni. Lo sportivo e la compagna si sono
conosciuti in un nightclub di Dublino nel 2008. La donna ha sempre supportato il
fidanzato, anche quando quest’ultimo aveva deciso di abbandonare l’apprendistato
da idraulico per inseguire il suo sogno nella Mma. Il primo desiderio di
McGregor, quello di diventare campione UFC, è diventato realtà. Per il secondo,
la leggenda irlandese dovrà attendere il “sì” definitivo della sua Dee
all’altare.
> BREAKING
>
> UFC fighter Conor McGregor is getting married to Dee Devlin today at the
> Vatican ???? ???????? pic.twitter.com/rcfVNA4SS5
>
> — Catholic Arena (@CatholicArena) December 12, 2025
L'articolo Conor McGregor si sposa: il matrimonio in gran segreto a Città del
Vaticano, ma la Santa Sede non approva proviene da Il Fatto Quotidiano.
Grande attesa per “Pietro – Un uomo nel vento” di Roberto Benigni, in onda
questa sera mercoledì 10 dicembre alle 21.30 su Rai 1, Rai Radio3 e RaiPlay. Un
monologo per la prima volta dal cuore di Città del Vaticano: Roberto Benigni
racconterà la vita dell’uomo al quale Gesù Cristo affidò la sua Chiesa.
“Non potreste mai immaginare cosa mi sia successo mentre preparavo questo lavoro
su Pietro. Mi sono innamorato. Mi sono innamorato di Pietro. Completamente. E
quanto mi sono affezionato a lui! – ha detto Roberto Benigni – Perché Pietro è
proprio come noi. Lo sento così vicino! Leggendo la sua storia continuavo a
pensare: ma quello sono io, avrei fatto la stessa cosa!”.
E ancora: “Pietro ci somiglia profondamente. È proprio come noi. La sua umanità
è l’umanità di tutti noi: si arrabbia, agisce d’impulso, sbaglia, fraintende,
piange, ride, si addormenta, soffre, gioisce e si lascia commuovere… Proprio
come facciamo noi. Ed a lui è stato affidato il compito più grande mai dato a un
essere umano: aprire o chiudere le porte del Paradiso. Incredibile!”.
“La Rai celebra con un grande evento la fine di questo giubileo. – ha affermato
Giampaolo Rossi, Amministratore Delegato dell’azienda di stato- È una grande
narrazione in linea con il servizio pubblico. Il ritorno di Roberto Benigni, già
lo scorso anno in Rai, oggi confermato con questo viaggio che lui fa nella vita
di San Pietro, è un regalo di un grande artista alla Rai e che la Rai dona agli
italiani per provare a rivendicare un po’ anche quelle che sono le nostre
radici, la nostra storia, il nostro percorso e chiudere come servizio pubblico
l’anno giubilare”.
L'articolo “Mi sono innamorato di Pietro. A lui il compito più grande mai dato:
aprire o chiudere le porte del Paradiso”: Roberto Benigni con un monologo in
Vaticano per Rai Uno proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Quando parlando con le persone rivelo di avere una fede enorme, mi guardano
scioccate, perché oggi è raro sentire qualcuno ammettere di avere della fede”. A
dirlo è Michael Bublè, il cantante canadese che, alla vigilia del “Concerto con
i Poveri” in Vaticano, ha messo a nudo il suo lato più privato in un’intervista
al Messaggero, svelando come la battaglia per la vita del figlio lo abbia
ancorato a una spiritualità profonda e incrollabile.
La fede cattolica, trasmessa dalla mamma (“mia madre era la mia catechista”), è
stata la vera guida di Bublé nei momenti più bui. La sua vita è stata segnata in
modo indelebile dal 2016, quando al figlio Noah fu diagnosticato, a soli tre
anni, un raro tumore al fegato: “La fede, nella mia vita, è sempre stata forte.
Anche nelle questioni di salute che hanno riguardato componenti della mia
famiglia”, ha affermato Bublé. Oggi Noah ha 10 anni e ha vinto la sua battaglia
dopo cure intensive. Il cantante ha espresso tutta la sua ammirazione per il
figlio: “Bene, grazie al cielo. È un ragazzo forte: il modo con cui ha
combattuto contro la malattia è stato commovente”. Questa esperienza ha
rafforzato la sua convinzione sul ruolo della fede in tempi difficili: “Può
accendere una luce. Oggi i tempi sono duri e le luci possono spegnersi ovunque.
Ma se hai dentro di te la fede, grazie a quella puoi trovare una strada”.
L’intensità spirituale della sua vita ha raggiunto il culmine con l’incontro con
Papa Leone XIV, avvenuto nelle scorse ore in Vaticano, che Bublé definisce “uno
dei momenti più belli della mia vita”. Il cantante si è presentato dal Pontefice
portando con sé la moglie Luisana Lopilato e i suoi genitori, onorando le loro
radici italiane. Le emozioni provate, ha confessato, sono state
“indescrivibili“: “Mi ha chiesto di cantare per lui l’Ave Maria di Schubert.
L’ho cantata una sola volta nella mia vita, più di dieci anni fa, in uno studio
di registrazione… Sono un po’ agitato, ma non lo voglio deludere. Ho capito che
non c’è da avere, ma solo provare tanta gioia”.
L'articolo “Mio figlio è guarito da un tumore raro a 3 anni. Quando rivelo alle
persone di avere una fede enorme, mi guardano scioccate”: parla Michael Bublé
proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Io eseguirò tutti i brani richiesti dal Papa che ha un ottimo gusto. L’Ave
Maria l’ho cantata una sola volta; mi sento molto onorato“. È con questa
dichiarazione, che unisce l’entusiasmo della star internazionale alla solennità
dell’occasione, che Michael Bublé ha presentato l’evento più atteso in Vaticano.
Il cantante canadese sarà il protagonista del “Concerto con i Poveri”, un
appuntamento giunto alla sua sesta edizione, a cui domani, sabato 6 dicembre,
assisterà in prima persona anche Papa Francesco.
Il concerto, che si terrà nell’Aula Paolo VI, è un gesto concreto di vicinanza
agli ultimi. L’evento accoglierà gratuitamente oltre ottomila persone, di cui
circa tremila indigenti di ogni lingua e religione, invitati come ospiti d’onore
tramite il Dicastero per il Servizio della Carità – Elemosineria Apostolica e
diverse associazioni di volontariato, tra cui la Caritas di Roma e la Comunità
di Sant’Egidio. Monsignor Frisina, direttore del Coro della Diocesi di Roma, ha
sottolineato come l’evento sia un “incontro tra mondi musicali diversi per dire
che si può dialogare con tutti i generi musicali e Dio è presente sempre. La
Chiesa in questo fa tutti gli sforzi perché la musica può servire veramente come
strumento di incontro che va oltre le ideologie”.
Il programma musicale è un vero e proprio racconto di Natale, costruito per
guidare gli ottomila presenti dalla solennità liturgica alla gioia del
repertorio contemporaneo. All’arrivo del Santo Padre, il Coro della Diocesi di
Roma e la Nova Opera Orchestra apriranno la serata accogliendo il Pontefice con
“Tu sei Pietro”. La prima parte, diretta da Monsignor Frisina, sarà dedicata
alla contemplazione del Mistero dell’Incarnazione: si inizierà con l’antica
antifona natalizia “Puer natus est nobis”, per poi passare alla celebre
pastorale di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, “Quando nascette Ninno”,
interpretata da Serena Autieri, e a una vivace esecuzione di “Joy to the World”.
L’atmosfera cambierà radicalmente con l’ingresso di Michael Bublé. L’artista,
accompagnato dalla Nova Opera Orchestra diretta dal maestro Nicholas
Jacobson-Larson, proporrà un itinerario musicale costruito appositamente per
l’occasione, alternando i suoi brani iconici alle grandi melodie del Natale. Il
momento di massima intensità sarà l’interpretazione dell’“Ave Maria”, che Bublé
eseguirà in latino con un arrangiamento corale e orchestrale pensato per
l’imponente Aula Paolo VI.
L'articolo “Eseguirò i brani richiesti da Papa Leone, ha un ottimo gusto”:
Michael Bublé in concerto per i poveri in Vaticano proviene da Il Fatto
Quotidiano.