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Processo Becciu, (quasi) tutto da rifare: la Corte Vaticana ha decretato la nullità relativa. “Ma la sentenza mantiene i propri effetti”
Tutto o quasi da rifare. Il motivo? Mancato deposito integrale del fascicolo istruttorio da parte del Promotore di giustizia. Per questo motivo, la Corte d’appello vaticana ha decretato la “nullità relativa” del primo grado del processo Becciu, ordinando contestualmente “la rinnovazione del dibattimento”, il deposito in cancelleria di tutti gli atti e documenti del procedimento istruttorio e ha fissato al 22 giugno la comparizione delle parti al fine di stabilire il calendario delle udienze. Ciò non significa tuttavia che la sentenza di primo grado sia stata annullata. A precisarlo è la stessa Corte nell’ordinanza, sottolineando che “non dichiara la nullità complessiva dell’intero giudizio di primo grado: del dibattimento come della sentenza. Questi infatti mantengono i propri effetti”. Come si diceva, la questione riguarda, tra i vari rilievi, il mancato deposito integrale del fascicolo istruttorio da parte del Promotore di giustizia. Le difese del cardinale Angelo Becciu, come degli altri condannati in primo grado nel processo per la gestione dei fondi della Segreteria di Stato, avevano chiesto in appello – come si ricorda nell’ordinanza – di dichiarare il giudizio nullo perché il Promotore di Giustizia avrebbe effettuato un deposito incompleto di quanto era risultato dall’istruttoria; alcuni documenti erano poi stati riprodotti coperti da omissis e non nella loro versione integrale. Le difese contestavano anche che non erano stati “pubblicati tempestivamente” i Rescripta di Papa Francesco con i quali aveva modificato le norme derogando al codice di procedura. L’ordinanza della Corte d’appello fa notare che ci si trova di fronte ad una situazione inedita perché “nelle pronunce dei giudici vaticani non si rinvengono precedenti che facciano riferimento al deposito parziale del fascicolo istruttorio o al deposito di documenti parzialmente coperti da omissis”. Ma è evidente il mancato rispetto del “principio della piena conoscenza di tutti gli atti raccolti durante la fase istruttoria da parte dell’imputato e del suo difensore”. Di qui la decisione di “nullità relativa” perché è stato “viziato un atto fondamentale del giudizio, quale è la citazione” e ora “ha come effetto che la Corte d’appello debba ritenere il giudizio e ordinare la rinnovazione del dibattimento avanti a sé”. Quindi al termine dell’ordinanza di 16 pagine la Corte d’appello vaticana, richiamando l’articolo 495 del codice di procedura penale, “ordina la rinnovazione del dibattimento; ordina all’Ufficio del Promotore di Giustizia di depositare in cancelleria, entro il 30 aprile 2026, tutti gli atti del procedimento istruttorio svolto nella loro versione integrale; concede termine alle parti, fino al 15 giugno 2026, per esaminare atti e documenti nonché per preparare le prove a difesa; fissa l’udienza del 22 giugno 2026, ore 9, per la comparizione delle parti al solo fine di fissare il calendario delle prossime udienze”. Gli avvocati del cardinale Angelo Becciu, Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo, hanno diramato una nota in cui hanno espresso “soddisfazione per l’ordinanza della Corte di Appello che ha accolto le nostre eccezioni. Dimostra che sin dal primo momento avevamo ragione a rilevare la violazione del diritto alla difesa ed a richiedere il rispetto della legge per celebrare un processo giusto“. L'articolo Processo Becciu, (quasi) tutto da rifare: la Corte Vaticana ha decretato la nullità relativa. “Ma la sentenza mantiene i propri effetti” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il Giudizio Universale di Michelangelo è a rischio? Gli esperti chiariscono: “È ricoperto da una patina bianca, il restauro riporterà alla luce i colori originali”
Il “Giudizio Universale” di Michelangelo è a rischio. Come riporta Il Messaggero, gli esperti stanno studiando la patina che ricopre l’affresco per definirne l’origine. Nel corso degli anni, il monitoraggio della pellicola pittorica è stato costante. Tra le mura del Vaticano è risuonato l’allarme e lo Stato Pontificio è corso ai ripari per contrastare i meccanismi di produzione della patina. Grazie a una serie di analisi scientifiche approfondite, gli esperti hanno individuato la molecola che sta alla base della sostanza che ricopre l’opera: si tratta di lattato di calcio, un sale stratificato che si è poggiato sulla superficie più esterna della pittura. Il lattato di calcio è solubile all’acqua, una caratteristica che rende facile la rimozione e permette ai restauratori di interagire minimamente con i pigmenti sottostanti. NUOVA LUCE A “IL GIUDIZIO UNIVERSALE” I lavori per dare nuova luce a “Il Giudizio Universale” sono già iniziati. L’operazione è di eccezionale complessità e delicatezza, tanto da mettere a dura prova i laboratori specializzati dei Musei. Nei giorni scorsi è stato installato il ponteggio e ora sono state avviate le procedure per la pulitura di una delle più grandi opere di Michelangelo Buonarroti. Sul tema è intervenuta Barbara Jatta, direttrice dei Musei Vaticani. La storica e museologa ha dichiarato a Il Messaggero: “Fino al termine dei lavori, previsto entro la Settimana Santa, la Cappella Sistina continuerà ad accogliere fedeli e visitatori, mentre i restauratori del Laboratorio di Restauro Dipinti e Materiali lignei dei Musei Vaticani lavoreranno sul grande ponteggio schermato da un telo riproducente l’immagine del Giudizio”. L’installazione del ponteggio è stata realizzata grazie alla cooperazione con la Direzione delle Infrastrutture guidata dall’Ingegnere Salvatore Farina del Governatorato, mentre la pulitura dell’affresco è stata sostenuta economicamente dal Capitolo della Florida dei Patrons of the Arts in the Vatican Museums e dalla benefattrice Mary Viator. Sarà possibile seguire ogni fase del restauro tramite le immagini scattate dal Laboratorio Fotografico dei Musei. L’obiettivo dei lavori è quello di riportare i colori al loro originale splendore. Jatta ha sottolineato: “A circa trent’anni dall’ultimo intervento conservativo, completato nel 1994, sarà possibile ammirare il sommo capolavoro di Michelangelo in tutta la potenza della sua visione”. Sulla tecnica con cui sarà rimossa la patina è intervenuto Paolo Violini, Capo Restauratore del Laboratorio. Sempre a Il Messaggero ha dichiarato: “La rimozione di questa patina viene effettuata mediante l’applicazione controllata a pennello di acqua deionizzata, interposta attraverso un doppio strato di carta giapponese. L’acqua consente la completa solubilizzazione dei depositi e delle sostanze estranee, riportando alla luce la pellicola pittorica originale nel rispetto del suo autentico stato conservativo”. L'articolo Il Giudizio Universale di Michelangelo è a rischio? Gli esperti chiariscono: “È ricoperto da una patina bianca, il restauro riporterà alla luce i colori originali” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Board of Peace, la Casa Bianca contro il Vaticano: “Spiacevole il forfait alla prima riunione”. Berlino invierà un funzionario
La decisione del Vaticano di non partecipare alla prima riunione del Board of Peace su Gaza, in programma giovedì, è “profondamente spiacevole, perché la pace non dovrebbe essere una questione di parte, politica o controversa”. Lo ha detto nel briefing quotidiano con la stampa la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, definendo “legittima” l’organizzazione alternativa all’Onu fondata dal presidente Usa Donald Trump per risolvere i conflitti nel mondo. Martedì il segretario di Stato della Santa Sede, Pietro Parolin, aveva espresso perplessità sull’iniziativa: “Il Vaticano non parteciperà. Ci sono punti che lasciano un po’ perplessi, punti critici che avrebbero bisogno di trovare delle spiegazioni”, ha detto il “ministro degli Esteri” della Chiesa cattolica. L’Italia, invece, ha annunciato la partecipazione al vertice del ministro degli Esteri Antonio Tajani in qualità di osservatore. Ora l’amministrazione Usa risponde alle affermazioni di Parolin: “Naturalmente l’amministrazione vorrebbe che tutti gli invitati partecipassero”, ha sottolineato Leavitt. “Il Board of Peace avrà il compito di sovrintendere alla ricostrzione di un territorio piagato da violenza, stragi, povertà per troppo tempo. Questo presidente ha un piano molto ambizioso e coraggioso, e una visione per ricostruire Gaza. È un’organizzazione legittima con decine di Paesi da tutto il mondo, dunque è spiacevole” il forfait del Vaticano. Alla riunione di giovedì, ha annunciato la portavoce della Casa Bianca, parteciperanno i rappresentanti di oltre venti Stati: l’ultima ad aggiungersi è stata la Germania, che invierà un funzionario ministeriale. L'articolo Board of Peace, la Casa Bianca contro il Vaticano: “Spiacevole il forfait alla prima riunione”. Berlino invierà un funzionario proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Leone XIV: “Le strategie militari non danno futuro all’umanità”. Vaticano smentisce viaggio del Papa negli Usa
“Continuiamo a pregare per la pace. Le strategie di potenze economiche e militari – ce lo insegna la storia – non danno futuro all’umanità. Il futuro sta nel rispetto e nella fratellanza tra i popoli”. Continua a parlare di cessazione di conflitti e ribadire la sua contrarietà alla corsa alle armi Papa Leone XIV, che il Vaticano ha specificato, in riferimento a notizie di stampa, non andrà negli Usa nel 2026. Dal balcone di piazza San Pietro ha poi ricordato nell’Angelus anche alle popolazioni colpite dalle alluvioni in tutto il Mediterraneo. “La mia preghiera per le popolazioni del Portogallo, del Marocco, della Spagna, in particolare di Grazalema in Andalusia e dell’Italia meridionale, specialmente di Niscemi in Sicilia, colpite da inondazioni e frane. Incoraggio le comunità a rimanere unite e solidali con la materna benedizione della Vergine Maria”. Nella Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone, ha poi ringraziato “le religiose e tutti coloro che si impegnano per contrastare ed eliminare le attuali forme di schiavitù. Insieme a loro dico: la pace comincia con la dignità”, ha continuato Leone XIV, esprimendo dolore e preoccupazione per i “recenti attacchi contro varie comunità in Nigeria che hanno causato gravi perdite di vite umane. Esprimo la mia vicinanza a tutte le vittime della violenza e del terrorismo e auspico che le autorità competenti continuino ad operarsi con determinazione per garantire la sicurezza e la tutela della vita di ogni cittadino”. Infine ha invitato tutti i sacerdoti “ad essere fedeli nella quotidianità vissuta con semplicità e austerità”, ricordando le virtù del sacerdote Salvador Valera Parra, beatificato ieri in Spagna. L'articolo Leone XIV: “Le strategie militari non danno futuro all’umanità”. Vaticano smentisce viaggio del Papa negli Usa proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Papa Leone va a vivere in mansarda: pragmatismo ma anche la sua routine sportiva, i motivi della scelta
Papa Leone XIV ha scelto la sua abitazione. E non sarà il piano nobile l’appartamento pontificio. Robert Prevost prenderà spazio nei locali che si trovano tra la terza loggia (quella dell’Angelus) e il tetto del palazzo apostolico. Qui il suo rientro è ormai questione di settimane, e la sua scelta abitativa rispecchierebbe il suo carattere definito schivo e pragmatico. Il piano è infatti poco visibile dall’esterno, e ha appena qualche finestrella che spunta sopra le cornici delle finestre – queste note e molto più grosse – del palazzo. Sarebbe una mansarda, ma in Vaticano li chiamano “soffittoni”. Come riporta La Repubblica la questione del trasloco di Papa Leone era molto attenzionata dai fedeli. Francesco scelse di rimanere a Casa Santa Marta, diviso e in comunità con decine di vescovi, sacerdoti, fedeli e alle volte anche laici di passaggio. Per molti, la sua scelta – fuori da ogni tradizione – fu un trauma e la speranza di alcuni era quella di un ritorno alla tradizione. La volontà di Prevost è però dettata da più fattori. Oltre al lato caratteriale e al suo definito “pragmatismo americano” ci sarebbe anche la sua routine sportiva. Nel sottotetto, Leone avrà a disposizione una palestra – c’è da dire piuttosto ampia – che si affaccia sullo Ior. La camera da letto sarà da un altro lato, ma non affaccerà su San Pietro anche per motivi di sicurezza. Nelle stanze del nuovo appartamento, invece, a regnare è la sobrietà. In camera c’è solo l’essenziale, e il bagno è nel corridoio. Realizzata anche una cucina, molto austera e priva di qualsiasi componente artigianale. In alcuni locali, tramezzi per ospitare i collaboratori e (di sicuro) i due segretari don Edgard Iván Rimaycuna e don Marco Billeri. Vicino, ovviamente, spazio alle preghiere. Presente e fondamentale una piccola cappella. L'articolo Papa Leone va a vivere in mansarda: pragmatismo ma anche la sua routine sportiva, i motivi della scelta proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Scarsa meritocrazia, ingiustizie e mobbing”: i dipendenti del Vaticano insoddisfatti delle condizioni di lavoro
Merito non riconosciuto e ingiustizie costanti. L’Associazione dipendenti laici vaticani (Adlv) ha effettuato – nel periodo compreso tra il 15 dicembre e il 7 gennaio – un’indagine sulle condizioni lavorative nella Santa Sede. Il risultato è stato chiaro, con i lavoratori che si sentono delusi dalla scarsa crescita professionale, desiderosi di maggior rappresentanza e sfiduciati nei confronti della dirigenza. “È stato individuato un campione il più possibile eterogeneo dei vari dicasteri e di diversi enti del Vaticano – riferisce in una nota l’associazione – e al questionario sulle condizioni di lavoro hanno risposto 250 persone, per l’80% associati all’associazione”. Nelle risposte, il 75,9% ritiene che le risorse umane non siano adeguatamente valorizzate e motivate. Lo scollamento tra dirigenza e lavoratori non è percepito solo da una minoranza, soddisfatta. La maggior parte, il 73,9%, lo soffre. Il 26% dei lavoratori, inoltre, ritiene impossibile dialogare liberamente con i propri responsabili. La questione delle risorse umane è la più scottante: tra gli interpellati, il 75,8% pensa che l’ambiente di lavoro in cui operano non premi lo spirito d’iniziativa, il merito e l’esperienza. Il 56% – più di 1 su 2, quindi – denuncia mobbing. Reato che, però, è inesistente in Vaticano. Si accusa “di aver subito ingiustizie e vessazioni dal proprio responsabile, fattore che andrebbe seriamente approfondito e arginato, benché – appunto, conferma l’Adlv – in Vaticano il reato di mobbing non sia ancora configurato”. Il 73,4% percepisce inoltre favoritismi. Ma anche disparità di trattamento, mancanza di attenzione verso i dipendenti, insicurezza sulla tutela dei propri diritti. Anche pensionistici. Per i promotori del sondaggio un numero così alto è “allarmante che lamenti un blocco dell’avanzamento di carriera in riferimento ai livelli funzionali”. Il 68% degli intervistati è critico verso le riforme degli ultimi 10 anni. Per loro, infatti, le scelte compiute hanno portato ad una maggiore restrizione e chiusura nei loro confronti e più del 79% pensa che nella formazione del personale si investa poco. Emerge anche una necessità sindacale, cioè quella di “avere organi di rappresentanza dei dipendenti che siano ufficialmente riconosciuti e abbiano più potere, riponendo grande fiducia nell’Adlv”. L’ultima sezione del questionario è dedicata ai possibili suggerimenti da far pervenire alle alte cariche vaticane e – se possibile – anche a Papa Prevost. L’espressione più usata è: “non essere dei numeri“. I più richiedono un dialogo continuo, ed emerge la richiesta di “dignità, voce e tutela reali ai lavoratori, attraverso rappresentanza, trasparenza, dialogo e rispetto della persona e dei suoi diritti”, conclude la nota. L'articolo “Scarsa meritocrazia, ingiustizie e mobbing”: i dipendenti del Vaticano insoddisfatti delle condizioni di lavoro proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Tre cardinali statunitensi contro Donald Trump e la politica estera Usa: “Si incoraggiano politiche distruttive”
“Il ruolo morale degli Stati Uniti d’America nell’affrontare il male nel mondo e nel costruire una pace giusta è ridotto a categorie partigiane che incoraggiano la polarizzazione e le politiche distruttive“. È l’affondo di tre cardinali statunitensi che, in un’insolita dichiarazione congiunta, criticano apertamente la politica estera aggressiva del presidente Donald Trump. La dichiarazione – rilanciata dai media Vaticani Osservatore Romano e Vatican News – è sottoscritta dall’arcivescovo di Chicago, Blase Joseph Cupich, dall’arcivescovo di Washington, Robert McElroy, e da quello di Newark, Joseph William Tobin. Prende spunto dal fatto che, nel nuovo anno “gli Stati Uniti sono entrati nel dibattito più profondo e acceso sulla base morale delle azioni dell’America nel mondo dalla fine della Guerra Fredda” citando anche “gli eventi in Venezuela, Ucraina e Groenlandia“, che “hanno sollevato questioni fondamentali sull’uso della forza militare e sul significato della pace“. In questo senso, i tre porporati sottolineano come “il bilanciamento tra interesse nazionale e bene comune viene inquadrato in termini fortemente polarizzati”. Di più, “il ruolo morale degli Stati Uniti d’America nell’affrontare il male nel mondo, nel sostenere il diritto alla vita e alla dignità umana e nel sostenere la libertà religiosa è sotto esame – proseguono – e la costruzione di una pace giusta e sostenibile, così cruciale per il benessere dell’umanità, viene ridotta a categorie partigiane che incoraggiano la polarizzazione e politiche distruttive”. Nel testo i tre cardinali valutano l’azione internazionale degli Stati Uniti alla luce dei principi espressi da Papa Leone XIV nel discorso al Corpo diplomatico del 9 gennaio scorso. In particolare, viene citato il passaggio in cui il Pontefice afferma che “la debolezza del multilateralismo è motivo di particolare preoccupazione” e che “una diplomazia che promuove il dialogo e cerca il consenso tra tutte le parti viene sostituita da una diplomazia basata sulla forza, da parte di individui o gruppi di alleati” perché “la guerra è tornata di moda e si sta diffondendo lo zelo bellico”. Cupich, McElroy e Tobin ritengono le parole del Pontefice “una base veramente morale per le relazioni internazionali” e “una bussola etica duratura per stabilire il percorso della politica estera americana nei prossimi anni”. In linea con le parole di Papa Prevost, i tre cardinali sottolineano poi “la necessità di un aiuto internazionale per salvaguardare gli elementi più centrali della dignità umana, che sono sotto attacco a causa del movimento delle nazioni ricche di ridurre o eliminare i loro contributi ai programmi di assistenza umanitaria all’estero“. Perché, ribadiscono, “come pastori e cittadini, abbracciamo questa visione per l’instaurazione di una politica estera genuinamente morale per la nostra nazione”. Da qui l’appello conclusivo dei tre cardinali. “Cerchiamo di costruire una pace veramente giusta e duratura, quella pace che Gesù ha proclamato nel Vangelo. Rinunciamo alla guerra come strumento per interessi nazionali miopi e proclamiamo che l’azione militare deve essere vista solo come ultima risorsa in situazioni estreme, non come strumento normale della politica nazionale. Cerchiamo una politica estera che rispetti e promuova il diritto alla vita umana, la libertà religiosa e il miglioramento della dignità umana in tutto il mondo, specialmente attraverso l’assistenza economica“. Ad oggi, concludono, “il dibattito della nostra nazione sul fondamento morale della politica americana è afflitto da polarizzazione, faziosità e interessi economici e sociali ristretti”. Al contrario, “Papa Leone ci ha fornito il prisma attraverso il quale elevarlo a un livello molto più alto. Nei prossimi mesi predicheremo, insegneremo e promuoveremo affinché tale livello più alto diventi possibile”, concludono. L'articolo Tre cardinali statunitensi contro Donald Trump e la politica estera Usa: “Si incoraggiano politiche distruttive” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Papa Leone ha ricevuto in Vaticano la leader dell’opposizione venezuelana Maria Corina Machado
Papa Leone XIV ha ricevuto in udienza Maria Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana e vincitrice del premio Nobel per la pace 2025. Un incontro a sorpresa, che è stato reso noto nel bollettino ufficiale diffuso dalla sala stampa della Santa Sede che citava Machado tra le persone ricevute dal pontefice. È avvenuto nella mattinata del 12 gennaio e si è svolto nel Palazzo Apostolico del Vaticano. Al momento non sono stati diffusi dalla Santa Sede ulteriori dettagli sull’incontro ma solo alcune fotografie dell’evento. Machado, vestita di nero e con un rosario al collo, si è intrattenuta in un colloquio col Pontefice tra sorrisi e stratta di mano. Da quanto si evince dagli scatti, il faccia a faccia tra il Pontefice e Machado è avvenuto nella Biblioteca privata. L’incontro si è svolto al termine di una giornata per Leone ricca di udienze private. Tra gli altri ricevuti dal Papa, figurano anche i capitani reggenti della Repubblica di San Marino, il cardinale Rolandas Makrickas e Davide Prosperi, il presidente di Comunione e Liberazione, oltre ad altri rappresentanti ecclesiastici e internazionali. In merito alla crisi venezuelana, nell’Angelus del 4 gennaio scorso Prevost aveva dichiarato: “Il bene dell’amato popolo venezuelano deve prevalere sopra ogni altra considerazione e indurre a superare la violenza e intraprendere cammini di giustizia e di pace, garantendo la sovranità del Paese”. Un appello rinnovato il 9 gennaio, quando in occasione dell’udienza ai membri del Corpo diplomatico aveva invitato la comunità internazionale a “rispettare la volontà del popolo venezuelano” per “costruire una società fondata sulla giustizia, sulla verità, sulla libertà e sulla fraternità e così risollevarsi dalla grave crisi che affligge il Paese da molti anni”. Machado, ex deputata dell’Assemblea nazionale e leader dell’opposizione all’ex presidente Nicolás Maduro, è stata insignita del Nobel a ottobre del 2025: assente durante la cerimonia di premiazione, era apparsa a Oslo il giorno successivo dopo undici mesi di clandestinità. Dopo i raid statunitensi e la cattura di Maduro, Machado non ha comumque trovato spazio politico: il Paese è infatti passato alla guida di Delcy Rodríguez, vice di Maduro. Nei prossimi giorni, la politica venezuelana incontrerà Donald Trump alla Casa Bianca e per l’occasione ha dichiarato di voler offrire il suo Nobel al presidente Usa, ma è stata frenata dal Comitato del premio. “La stimo, ma non ha abbastanza sostegno nel Paese per poterlo guidare”, avevo detto Trump parlando di Machado dopo l’attacco in Venezuela. L'articolo Papa Leone ha ricevuto in Vaticano la leader dell’opposizione venezuelana Maria Corina Machado proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“‘Sei su un sito porno’, mi disse mio marito. Lui rideva, a me è preso il panico. Erano fotomontaggi fatti male, però mi sono sentita violentata”: così Lorena Bianchetti
Ha conosciuto quattro papi lungo il corso della sua carriera di 35 anni in Rai. L’ultimo è stato Leone XIV che ha incontrato l’estate scorsa al Giubileo dei Giovani. Lorena Bianchetti è il volto storico di “A sua immagine“, il longevo approfondimento religioso di Rai Uno. “Dalle prime puntate ho messo dei tubini, con le braccia scoperte. – ha ricordato la conduttrice – Mi arrivavano lettere di protesta di signore bigotte: ‘Basta con la donna oggetto, si copra’. Allora sono andata alla Cei. ‘Non ho intenzione di cambiare il mio abbigliamento’. Mi risposero: ‘Si vesta come le pare’. Condurre un programma religioso non significa che debba mettermi il saio. La fede non si ostenta negli abiti”. Nel 2007 è stata eletta “compagna di viaggio ideale” da 800 camionisti: “Al tempo facevo Domenica In. Credetti a uno scherzo, invece era proprio così. Beh, non è che mi sognassero per un calendario, al massimo potevo fargli un santino”. “Ho battuto Sabrina Ferilli e Michelle Hunziker. – ha continuato – Non so se erano poi tanto sobri quando hanno risposto. Per strada i tir mi suonavano il clacson per salutarmi”. Poi l’offerta di un calendario sexy per 400mila euro: “Non accettai, non me la sentivo, sono timida. Avrebbero fatto comodo, certo. Però la casa me la sono comprata comunque”. Eppure il viso della Bianchetti è stato modificato dall’IA ed è finito su alcuni siti con il corpo di altre modelle nude. Un momento molto difficile per la conduttrice: “Non capivo perché mi telefonasse tanta gente, poi me lo ha spiegato mio marito. ‘Sei su un sito porno’. Lui ci rideva, a me è preso il panico. Non ho avuto paura per la mia reputazione, oltretutto si vedeva benissimo che erano fotomontaggi fatti male, però lo stesso mi sono sentita violentata, derubata”. L'articolo “‘Sei su un sito porno’, mi disse mio marito. Lui rideva, a me è preso il panico. Erano fotomontaggi fatti male, però mi sono sentita violentata”: così Lorena Bianchetti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il monito di Papa Leone XIV alla Curia romana: “Basta smanie di primeggiare e sotterfugi, evitare rancori”
“Questa amarezza a volte si fa strada anche tra di noi quando, magari dopo tanti anni spesi al servizio della Curia, notiamo con delusione che alcune dinamiche legate all’esercizio del potere, alla smania del primeggiare, alla cura dei propri interessi, non stentano a cambiare. E ci si chiede: è possibile essere amici nella Curia romana? Avere rapporti di amichevole fraternità? Nella fatica quotidiana, è bello quando troviamo amici di cui poterci fidare, quando cadono maschere e sotterfugi, quando le persone non vengono usate e scavalcate, quando ci si aiuta a vicenda, quando si riconosce a ciascuno il proprio valore e la propria competenza, evitando di generare insoddisfazioni e rancori”. È il passaggio chiave del primo discorso natalizio di Leone XIV alla Curia romana, ricevuta nell’Aula della Benedizione, nella prima loggia del Palazzo Apostolico. Un testo in perfetto stile bergogliano. Francesco, infatti, proprio in questa occasione, nel 2014, pronunciò un durissimo e indimenticabile discorso sulle quindici malattie curiali. Mentre Prevost, pochi giorni dopo la sua elezione, aveva detto: “I papi passano, la Curia rimane”. Un’affermazione che sembrava aver ribaltato completamente la visione anticuriale di Bergoglio. Chiusa la Porta Santa di San Pietro, il 6 gennaio 2026, Leone XIV terrà il primo concistoro straordinario del suo pontificato, il 7 e l’8 gennaio, per discutere in modo collegiale del governo della Chiesa. Una richiesta emersa con forza nelle dodici congregazioni generali dei cardinali che hanno preceduto il conclave che ha eletto Prevost. Diversi i temi indicati dal Papa nella lettera di convocazione inviata ai porporati di tutto il mondo. Tra essi spiccano in particolare quello della riforma della Curia romana, promulgata da Francesco, il 19 marzo 2022, con la costituzione apostolica Praedicate Evangelium, e quello della liturgia, in una perenne lotta tra conservatori, legati alla messa tridentina, e progressisti, sostenitori della riforma liturgica del Concilio Ecumenico Vaticano II. Non a caso Leone XIV ha sottolineato che “la comunione nella Chiesa rimane sempre una sfida che ci chiama alla conversione. Talvolta, dietro un’apparente tranquillità, si agitano i fantasmi della divisione. E questi ci fanno cadere nella tentazione di oscillare tra due estremi opposti: uniformare tutto senza valorizzare le differenze o, al contrario, esasperare le diversità e i punti di vista piuttosto che cercare la comunione. Così, nelle relazioni interpersonali, nelle dinamiche interne agli uffici e ai ruoli, o trattando le tematiche che riguardano la fede, la liturgia, la morale e altro ancora, si rischia di cadere vittime della rigidità o dell’ideologia, con le contrapposizioni che ne conseguono. Noi, però, siamo la Chiesa di Cristo, siamo le sue membra, il suo corpo. Siamo fratelli e sorelle in lui. E in Cristo, pur essendo molti e differenti, siamo una cosa sola: ‘In Illo uno unum’. Siamo chiamati, anche e soprattutto qui nella Curia, ad essere costruttori della comunione di Cristo, che chiede di prendere forma in una Chiesa sinodale, dove tutti collaborano e cooperano alla medesima missione, ciascuno secondo il proprio carisma e il ruolo ricevuto. Ma questo si costruisce, più che con le parole e i documenti, mediante gesti e atteggiamenti concreti che devono manifestarsi nel nostro quotidiano, anche nell’ambito lavorativo”. Il Papa, inoltre, ha spiegato che “la missione di Gesù sulla terra, prolungata nello Spirito Santo in quella della Chiesa, diventa criterio di discernimento per la nostra vita, per il nostro cammino di fede, per le prassi ecclesiali, come pure per il servizio che svolgiamo nella Curia romana. Le strutture, infatti, non devono appesantire, rallentare la corsa del Vangelo o impedire il dinamismo dell’evangelizzazione; al contrario, dobbiamo fare in modo che esse diventino tutte più missionarie. Nello spirito della corresponsabilità battesimale, perciò, tutti siamo chiamati a partecipare alla missione di Cristo. Anche il lavoro della Curia dev’essere animato da questo spirito e promuovere la sollecitudine pastorale al servizio delle Chiese particolari e dei loro pastori. Abbiamo bisogno di una Curia romana sempre più missionaria, dove le istituzioni, gli uffici e le mansioni siano pensati guardando alle grandi sfide ecclesiali, pastorali e sociali di oggi e non solo per garantire l’ordinaria amministrazione”. Alla Curia romana Leone XIV ha regalato il libro La pratica della presenza di Dio di Fra Lorenzo della Risurrezione, a cura di Maria Rosaria Del Genio, ripubblicato recentemente dalla Libreria Editrice Vaticana con la prefazione del Papa. Nel volo di ritorno dal suo primo viaggio apostolico, che si è svolto in Turchia e Libano, Leone XIV aveva indicato proprio questo volume a un giornalista che gli chiedeva quale testo leggere, oltre ovviamente a quelli scritti da sant’Agostino, per capire chi è Prevost. “È un libro molto semplice, – disse in quell’occasione il Papa – scritto da qualcuno che non scrive nemmeno il suo cognome, frate Lawrence. L’ho letto molti anni fa. Ma descrive, se vogliamo, un tipo di preghiera e di spiritualità in cui si offre semplicemente la propria vita al Signore e si lascia al Signore la guida. Se vuole sapere qualcosa su di me, quella è stata la mia spiritualità per molti anni”. Se l’omaggio al suo immediato predecessore era a dir poco scontato, Leone XIV, parlando alla Curia romana, non ha usato parole formali per farlo: “La sua voce profetica, il suo stile pastorale e il suo ricco magistero hanno segnato il cammino della Chiesa di questi anni, incoraggiandoci soprattutto a rimettere al centro la misericordia di Dio, a dare maggiore impulso all’evangelizzazione, ad essere Chiesa lieta e gioiosa, accogliente verso tutti, attenta ai più poveri”. Infine, Prevost non ha mancato di ricordare lo scenario attuale: “Un mondo ferito da discordie, violenze e conflitti, in cui assistiamo anche a una crescita di aggressività e di rabbia, non di rado strumentalizzate dal mondo digitale come dalla politica. Il Natale del Signore reca con sé il dono della pace e ci invita a diventarne segno profetico in un contesto umano e culturale troppo frammentato. Il lavoro della Curia e quello della Chiesa in generale – ha concluso il Papa – va pensato anche in questo orizzonte ampio: non siamo piccoli giardinieri intenti a curare il proprio orto, ma siamo discepoli e testimoni del Regno di Dio, chiamati ad essere in Cristo lievito di fraternità universale, tra popoli diversi, religioni diverse, tra le donne e gli uomini di ogni lingua e cultura. E questo avviene se noi per primi viviamo come fratelli e facciamo brillare nel mondo la luce della comunione”. L'articolo Il monito di Papa Leone XIV alla Curia romana: “Basta smanie di primeggiare e sotterfugi, evitare rancori” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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