“Si vogliono azzerare e sostituire tutti i pini di Roma perché pericolosi? Bene
allora, che si faccia anche un divieto di circolazione per le auto, che con la
libertà di spostamento ci regalano anche un numero elevatissimo di morti e gravi
danni alla salute, oltre che economici, basti pensare a quanto pagato dalle
assicurazioni”. Mario Bencivenni – docente a contratto alla Scuola di
specializzazione in restauro dei giardini storici e del paesaggio della Facoltà
di Architettura alla Sapienza di Roma e referente verde urbano di Italia Nostra
Firenze – definisce “assurda” l’ipotesi ventilata dall’assessora al Comune di
Roma Sabrina Alfonsi e dopo l’altro crollo di ieri, in via dei Fori Imperiali,
che ha causato il ferimento di tre persone. “Il problema”, continua, “non sono
tanto i cambiamenti climatici, ma quelli culturali, l’abdicazione che stiamo
facendo alla cura, alla manutenzione e alla conservazione delle cose che ci
circondano, in primis degli alberi, cioè dell’elemento primario di un bene
comune come il verde urbano”.
Professore, perché sostituire i pini non ha senso?
Quello che mi sorprende è che negli articoli usciti sul tema non ci si preoccupi
di collegare minimamente i dati quantitativi delle cose che si dicono. Di fronte
al dato totale di 51.000 pini a Roma, una cifra alta, gli interventi sulle
alberature a causa del forte maltempo dei giorni passati assommano a 71. Anche
ammesso che riguardino tutti i pini rispetto al numero totale di 51.000 la cifra
costituisce una percentuale ridicola in termini statistici e non giustifica
nessun abbattimento generalizzato e di proporzioni che configurerebbero una vera
strage o meglio “specicido”. Come dicevo, allora bisognerebbe abbattere le
macchine.
Si farà un tavolo tecnico con tutte le parti, ha detto l’assessora.
Mi sembra una proposta sensata e buona, ma che sia un vero tavolo tecnico, cioè
dove si valuti prima di procedere a un progetto di sostituzione di questo tipo
con nuove specie. E si faccia dunque una stima basata su modelli descritti ormai
in tanta letteratura di arboricoltura del valore ornamentale, ecosistemico e
climatico di una pianta giovane e di una pianta matura.
Cosa significa, in particolare?
Devono fornire stime su cosa vuol dire sostituire 51.000 piante adulte con
51.000 o più piante giovani, e che siano stime verificabili. Invece parlano solo
vagamente di pericolo o di rischio, il che conferma che il problema è culturale,
e di una informazione “tossica” che genera paura e il timore di danni verso chi
ci dà la vita. Si sta infatti progressivamente distruggendo una cultura antica
di rispetto e di venerazione del mondo vegetale, che ci dà la vita sulla Terra.
Ancor più grave è che questa deriva che ormai tende a criminalizzare il pino
domestico, che purtroppo dilaga in tutta la nostra penisola, abbia come focolai
principali città come Ravenna e Roma. Le faccio un esempio.
Prego.
Il 9 ottobre scorso ho partecipato al simposio “Declinare Roma 2025” nell’ambito
di un importante progetto promosso dalla facoltà di Architettura e
dall’Amministrazione capitolina. Ebbene, alla tavola rotonda sul verde urbano di
Roma a cui ho partecipato come relatore, mi sono ritrovato in grande solitudine
a sostenere che il verde urbano non è un’infrastruttura urbanistica e basta, ma
è un bene culturale sotto il profilo storico, artistico, ambientale e
paesaggistico, che non si tratta di opera di forestazione, ma di giardinaggio. E
che la figura essenziale per la realizzazione, conservazione e incremento del
verde urbano sono i tecnici giardinieri/orticultori. Allora sarebbe bene che il
sindaco di Roma e l’assessora all’Ambiente dicessero quanti tecnici giardinieri
interni del Comune assistono e curano quotidianamente questi 51.000 pini: credo
che la cifra si stia riducendo e che si ricorra soprattutto
all’esternalizzazione e alla cura mordi e fuggi. La cura continua nel tempo e
nello spazio del verde urbano è l’unica strada per avere oltre ai benefici
vitali anche sicurezza dalle nostre alberature.
Una strada sciagurata, dunque, quella della possibile sostituzione in massa,
seppure progressiva?
Sì, ci stiamo letteralmente suicidando. Coloro che presentano le alberature come
un pericolo invece che una risorsa sono persone nocive ai beni comuni. Ripeto,
in conclusione, che è assurdo e inaccettabile che, per esempio a Firenze, nei
nostri contro progetti per contrastare abbattimenti e nuove piantagioni la
nostra associazione ambientalista – assieme a tanti comitati di cittadinanza
attiva – quantifica, senza mai essere smentita, il danno in termini di valori
ornamentali, ecosistemici e di aumento delle temperature. Gli amministratori
pubblici invece non danno mai una stima ma solo autocertificazioni sulla
necessità, e positività dei loro interventi. Ma senza una valutazione concreta
basata sui numeri si rischiano interventi con risultati catastrofici. Occorre
fermare subito questa deriva.
L'articolo Sostituire i pini di Roma? “Un suicidio. Bisogna fare manutenzione,
ma il Comune taglia il numero dei giardinieri” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Roberto Gualtieri
Prima la critica, poi il ministro che si allontana dal punto stampa,
evidentemente contrariato. È successo a Tor Bella Monaca, dove il sindaco di
Roma, Roberto Gualtieri, stava svolgendo un sopralluogo al cantiere Pnrr per la
riqualificazione delle case popolari insieme al vicepresidente del Consiglio,
Matteo Salvini. In riferimento proprio all’edilizia popolare pubblica,
l’esponente dem ha rivolto un appello al governo perché “ci sono troppe poche
case”. Poi la stoccata al leader della Lega e alla misura fortemente voluta dal
suo partito e inserita nella scorsa legge di Bilancio: “Non credo che con 20
milioni di euro si risolva il problema dei padri separati”. A quel punto
Salvini, che stava partecipando al punto stampa proprio accanto a Gualtieri, ha
mostrato il suo disappunto, poi è andato via mentre il sindaco di Roma stava
ancora parlando.
L'articolo Gualtieri critica la Lega e Salvini (accanto a lui) se ne va dal
punto stampa: il video della reazione del leader leghista proviene da Il Fatto
Quotidiano.