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Niscemi, per il dissesto in Sicilia c’erano 99 milioni del Pnrr: la città non ha presentato progetti. Schifani: “Dal Comune mai una richiesta in 9 anni”
La frana che rischia di inghiottire e cancellare Niscemi finisce sotto i fari dei magistrati di Gela. Il procuratore capo Salvatore Vella ha aperto un fascicolo, al momento a carico di ignoti, per disastro colposo (art. 449 c.p.) e danneggiamento seguito da frana (art. 427 c.p.). Due i sostituti incaricati di seguire l’indagine delegata alla polizia. La procura gelese si concentrerà su due fronti: il primo riguarda le eventuali inadempienze degli amministratori dopo la frana del 1997, le mancate bonifiche e messe in sicurezza. Il secondo filone riguarda invece tutte le azioni che possono aver aggravato la situazione del sottosuolo di Niscemi dal 1997: il 12 ottobre di quell’anno un movimento franoso interessò la parte meridionale del centro abitato, causando ingenti danni a edifici e infrastrutture e l’evacuazione di circa 400 persone. “La frana di Niscemi non è nata oggi, ha una storia – ha spiegato Vella – Cercheremo di capire se si potevano adottare contromisure per fermarla e non è stato fatto o se addirittura è stato fatto qualcosa, o non è stato fatto, che ha aggravato la situazione”. I prossimi passi saranno quelli di acquisire dagli enti preposti tutta la documentazione tecnica. Un aspetto su cui la procura lavorerà riguarda la mancanza di progetti per il contrasto al dissesto idrogeologico finanziati con il Pnrr. In Sicilia complessivamente sono stati stanziati 99,3 milioni, di cui 43,4 già pagati (il 43,7%) per 46 progetti. I fondi erano destinati a rispondere “al crescente bisogno di risanare il territorio danneggiato da eventi idrogeologici, mettendo in sicurezza le aree vulnerabili e riducendo i rischi per la popolazione” ma nessuno ha chiesto l’inserimento Niscemi nei progetti da finanziare. Eppure i cittadini da 28 anni attendono che si intervenga per mettere in sicurezza il territorio. Tredici progetti sono ancora in corso, gli altri 33 sono stati completati o sono in fase di collaudo. Tutti fanno capo alla Protezione civile regionale. La Regione punta il dito contro gli amministratori locali. “Ci sarà il tempo della ricerca delle responsabilità – ha detto il governatore Renato Schifani intervistato dal Corriere della Sera -. Io governo questa Regione da tre anni. Il vice commissario della struttura regionale contro il dissesto idrogeologico mi dice, comunque, che negli ultimi nove anni dal Comune di Niscemi non è arrivata nessuna richiesta di intervento“. La frana, intanto, avanza e minaccia altre porzioni della città. Oggi a Niscemi arriverà l’Esercito con il Genio Militare “per fare una serie di lavori, una serie di opere in campo”, ha annunciato il sindaco Massimiliano Conti, durante una diretta social notturna. “L’aggiornamento a Niscemi è in evoluzione – ha detto questa mattina Nello Musumeci, ministro per la Protezione civile ed ex governatore della Sicilia, ai microfodi di Rtl 102.5 -. Finché non si ferma la frana la linea del fronte continua ad arretrare verso il centro abitato. L’area rossa è destinata ad allargarsi“. “C”è una sospensione del pagamento delle rate di mutuo e di ogni altra obbligazione – ha annunciato quindi Musumeci -. Con la ministra Calderone stiamo individuando quali e quanti ammortizzatori servono per sollevare quelle aziende, ora inattive, che dovrebbero pagare i contributi per i lavoratori. Alcune misure credo siano già alla firma, altre hanno bisogno di un provvedimento di legge e lo affronteremo nel Consiglio dei ministri”. L'articolo Niscemi, per il dissesto in Sicilia c’erano 99 milioni del Pnrr: la città non ha presentato progetti. Schifani: “Dal Comune mai una richiesta in 9 anni” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Altre Niscemi? Non è un rischio, ma è una certezza”, Mario Tozzi e i rischi di dissesto e cambiamento climatico
“Altre Niscemi? Non è un rischio, ma è una certezza”. La frana che ha colpito la cittadina in provincia di Caltanissetta, non è un evento eccezionale, ma un segnale di un problema che affligge tutta l’Italia. In un’intervista a Leggo.it, Mario Tozzi mette in luce non solo le cause fisiche – note da due secoli e studiate nella loro pericolosità dal 1997 – e climatiche di questo cedimento, ma anche le gravi responsabilità legate alla mancanza di prevenzione e di un’adeguata pianificazione territoriale. Secondo il geologo e divulgatore ciò che è accaduto a Niscemi è un fenomeno che risale a più di trent’anni fa, aggravato da piogge intense e dal cambiamento climatico. Tuttavia, la vera colpa risiede nell’incapacità di intervenire in tempo: “C’era già una zona rossa, ma per anni non si è fatto nulla”. La vera emergenza, infatti, è la gestione disastrosa del territorio: “Abbiamo costruito troppo e male su un territorio fragile”, spiega Tozzi, sottolineando la crescente difficoltà di affrontare il disfacimento del nostro paese, che è sia naturale che provocato dall’uomo. Il rischio che altri centri italiani, come Niscemi, finiscano sotto il peso di frane e disastri simili non è un eventualità, ma una realtà che si sta concretizzando. Tozzi avverte che il cambiamento climatico non crea i problemi, ma li accelera, moltiplicando la frequenza e l’intensità dei disastri come avvenuto con il Ciclone Harry che ha colpito la Sicilia. Le opere ingegneristiche, seppur utili in alcuni casi, non sono la soluzione a lungo termine: “Non si può pensare di risolvere tutto con i muri o le grandi opere”, spiega il geologo, chiedendo un radicale cambio di approccio. La vera risposta, per Tozzi, è un “New Deal” per il territorio, un risanamento idrogeologico che non si basi sulle emergenze, ma sulla prevenzione e sulla sostenibilità, per evitare che l’Italia continui a vivere sotto la minaccia di frane, alluvioni e altri disastri naturali. Secondo l’Osservatorio Città Clima di Legambiente, il 2025 è stato il secondo anno peggiore per quanto riguarda gli eventi meteo estremi negli ultimi 11 anni, tra allagamenti da piogge intense, danni da vento ed esondazioni fluviali oltre alle temperature record. La grave responsabilità politica è quella di non aver pianificato e messo in campo degli interventi nonostante l’area fosse considerata zona rossa, e “alcune abitazioni avrebbero dovuto essere abbattute, ma per anni non si è fatto nulla per sanare una situazione ben conosciuta”. Si tratta di un modo di fare politica che non può in alcun modo affrontare il disfacimento del territorio italiano, un fenomeno dovuto al fatto che “l’Italia è un Paese giovane e molto attivo, con rischi vulcanici, sismici e idrogeologici elevati”. In circostanze simile, non è più tollerabile “l’assenza di pianificazione territoriale” e di “costruzioni in aree pericolose, abusivismo e condoni”. Eventi come la frana di Niscemi dimostrano infatti che “abbiamo costruito troppo e male su un territorio fragile”. E il rischio di vedere scene simili “non è un rischio, è una certezza”. Soprattutto per quei “paesi costruiti su speroni di roccia sono potenzialmente a rischio”, posti in “i centri abitati venivano abbandonati perché franavano continuamente”. Con buona pace della retorica dei borghi. L'articolo “Altre Niscemi? Non è un rischio, ma è una certezza”, Mario Tozzi e i rischi di dissesto e cambiamento climatico proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“La frana di Niscemi è nota dal 1997 e avanzerà. Il fronte non è mai stato interessato da interventi di messa in sicurezza”
La frana sul versante occidentale di Niscemi non è un episodio isolato né un evento improvviso: è un movimento lento ma continuo, che sta progressivamente avanzando verso la parte meridionale dell’abitato. La parete del distacco, in alcuni punti alta oltre venti metri, si estende su un fronte di più di quattro chilometri e continua a esercitare una pressione crescente sulle abitazioni che sorgono a ridosso del precipizio. Case che, secondo gli esperti, rischiano di essere progressivamente inglobate dal dissesto. La dinamica è legata in modo diretto alla natura del terreno. Come spiega all’Ansa Riccardo Ferraro, consigliere della Sigea, la Società italiana di geologia ambientale, l’area poggia su un substrato sabbioso che, secondo la letteratura scientifica, ha un angolo di resistenza al taglio di circa 35 gradi. Un valore ben lontano dall’attuale inclinazione del versante, che raggiunge punte di circa 85 gradi. Una condizione instabile che, per ritrovare un assetto naturale, potrebbe portare il fronte della frana a spingersi ancora più avanti, inghiottendo ulteriori edifici. Non a caso, la zona rossa, inizialmente delimitata a cento metri dal profilo dello smottamento, è già stata estesa di altri cinquanta metri. Secondo Giuseppe Collura, referente della Sigea presente a Niscemi insieme al collega Michele Orifici, l’ultimo cedimento registrato domenica scorsa non fa che sovrapporsi a un fenomeno già noto: “La parte terminale del movimento coincide con la frana dell’ottobre 1997“. Un dato che rafforza l’idea di una vulnerabilità storica dell’area. D’altronde, ricorda il geologo, esistono scritti risalenti addirittura al 1790 che descrivono movimenti franosi nella stessa zona, a dimostrazione di una criticità mai realmente risolta. Dal punto di vista geologico, il meccanismo è chiaro. Il terreno è costituito da uno strato sabbioso superficiale che poggia su un livello argilloso impermeabile. Lo si osserva anche dalla colorazione della parete franata, dove il giallo della sabbia si alterna al grigio dell’argilla. Le piogge intense degli ultimi mesi e il disastroso ciclone Harry che si è abbattuto sulla Sicilia hanno favorito lo scivolamento degli strati più superficiali, che, saturandosi d’acqua, hanno perso coesione e hanno iniziato a muoversi lungo il piano argilloso sottostante. Collura esclude invece che all’origine del dissesto vi sia una faglia diretta di natura tettonica: un’ipotesi che, a suo dire, non trova riscontri evidenti. Se la conformazione geomorfologica rende l’area naturalmente predisposta alle frane, il quadro è aggravato da fattori antropici. Il diffuso disordine urbanistico e il marcato dissesto idrogeologico causato dalla gestione incontrollata delle acque piovane hanno contribuito ad aumentare la vulnerabilità del versante. Le acque di scorrimento attraversano la città e si riversano sull’intero pendio, scavando solchi profondi che accelerano i processi di erosione. Dopo la frana del 1997, sottolinea Collura, la probabilità che un evento simile si ripetesse era già elevatissima, anche perché il versante non è mai stato interessato da interventi strutturali di messa in sicurezza, nonostante i segnali di movimento fossero stati rilevati nel tempo. Un primo campanello d’allarme si era già avuto il 16 gennaio scorso, quando un nuovo movimento di terra aveva causato l’interruzione della strada provinciale 12. Dopo gli eventi del 1997, alcune abitazioni comprese nel perimetro della frana furono demolite e, da allora, non sono state autorizzate nuove costruzioni nell’area. Ma il fronte instabile continua a spostarsi, rendendo sempre più fragile il confine tra zona abitata e versante in movimento. A confermare la gravità della situazione è anche il capo del Dipartimento della Protezione civile nazionale, Fabio Ciciliano, intervenuto a Niscemi per una riunione nel Centro operativo comunale insieme al presidente della Regione Siciliana Renato Schifani e al capo della Protezione civile regionale Salvo Cocina. “Non sta crollando solo quello che vediamo – ha spiegato Ciciliano – ma è l’intera collina che sta scendendo verso la piana di Gela”. Un quadro emerso anche dal sopralluogo effettuato con il professor Nicola Casagli, della componente scientifica del centro di competenza della Protezione civile. L'articolo “La frana di Niscemi è nota dal 1997 e avanzerà. Il fronte non è mai stato interessato da interventi di messa in sicurezza” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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