Nel dibattito sulla sicurezza delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026,
che si svolgeranno dal 6 al 22 febbraio, irrompe una questione che va ben oltre
il perimetro tecnico e lambisce direttamente il terreno politico. A sollevarla è
Franco Gabrielli, già capo della Polizia e oggi professor of Practice di Public
Management alla SDA Bocconi, che, oltre a rilasciare una intervista a La Stampa,
è intervenuto alla trasmissione Uno, Nessuno, 100Milan, su Radio24, commentando
la notizia rivelata dal Fatto Quotidiano sulla presenza dell’Ice ai Giochi.
Secondo quanto emerso, la componente investigativa dell’agenzia statunitense per
l’immigrazione e il controllo delle frontiere, la Homeland Security
Investigations, sarà coinvolta nel dispositivo di sicurezza a supporto della
delegazione Usa. Un coinvolgimento che ha immediatamente acceso polemiche,
alimentate dalle immagini delle pratiche repressive e violente perpetrate
dall’Ice negli Stati Uniti.
Gabrielli invita però a distinguere nettamente il piano emotivo da quello
operativo. “Quando ci sono eventi come le Olimpiadi – spiega – il paese
ospitante organizza delle vere e proprie centrali internazionali alle quali
partecipano gli ufficiali di collegamento inviati dai Paesi ospitati; queste
persone concorrono quasi esclusivamente a tutto ciò che riguarda l’aspetto
informativo e di intelligence, cioè l’essere messi nella condizione di conoscere
minacce che possono interessare l’evento. Tranne casi molto specifici di tutela
ravvicinata delle personalità di primo piano, il contributo resta essenzialmente
informativo”.
Il punto, sottolinea l’ex capo della Polizia, è che non esiste alcuna
possibilità di una “polizia parallela” sul territorio italiano: “Al di là dei
clamori molto negativi, che vanno sottolineati con forza rispetto alle azioni
compiute da queste strutture nel loro Paese, la regola fondamentale è che quando
vieni nel mio Paese soggiaci alle mie regole. Non è che se hai determinate
inclinazioni operative a casa tua, queste possano essere replicate qui. Anche
perché, materialmente sul campo, al di fuori di una protezione molto ravvicinata
della personalità che si vuole tutelare, non hanno la benché minima agibilità”.
Ciò non significa, però, archiviare le preoccupazioni come semplice polemica.
“Le preoccupazioni sono legittime – osserva Gabrielli che lancia una stoccata al
governo Meloni e alla sua ambiguità comunicativa – e non le derubricherei
affatto, perché, se uno guarda le immagini che arrivano dagli Stati Uniti, non
può restare insensibile a come certe azioni vengono condotte dagli agenti
dell’ICE. E mi sento di dire, senza alcun infingimento, che se fin dall’inizio
ci fosse stata una presa di posizione chiara, netta e non cerchiobottista, come
spesso capita, molte delle polemiche che oggi occupano i mezzi di informazione
probabilmente non ci sarebbero state”.
Poi aggiunge: “Forse dovremmo prendere posizioni un po’ più significative nei
confronti di chi legittima questi comportamenti, perché da un punto di vista
strettamente tecnico-operativo queste persone non possono fare nulla che abbia
un riverbero negativo sul nostro sistema di sicurezza”.
A sostegno della sua tesi, Gabrielli richiama l’esperienza recente del paese
nella gestione dei grandi eventi. “Fino a pochi giorni fa l’Italia ha concluso
un Giubileo che ha incluso le esequie di un Papa, l’intronizzazione di un altro
e l’arrivo di decine e decine di delegazioni. Questo paese ha dimostrato di
saper gestire la sicurezza dei grandi eventi forse come nessun altro al mondo”.
L'articolo Ice in Italia, Gabrielli: “Non opereranno sul territorio ma il
cerchiobottismo del governo ha alimentato le polemiche” proviene da Il Fatto
Quotidiano.