L’Orologio dell’Apocalisse avanza fino a 85 secondi dalla mezzanotte, cioè dalla
fine del mondo, il punto più vicino alla catastrofe mai raggiunto dalla sua
creazione nel 1947. È il dato più allarmante mai registrato dal Doomsday Clock,
lo strumento simbolico aggiornato ogni anno dal Bulletin of the Atomic
Scientists per misurare quanto l’umanità sia vicina all’autodistruzione. Alla
base dello spostamento delle lancette, spiegano gli scienziati, ci sono il
rischio crescente di una guerra nucleare, l’aggravarsi della crisi climatica, il
potenziale uso improprio delle biotecnologie e l’integrazione dell’intelligenza
artificiale nei sistemi militari.
Di questo scenario parla a In altre parole, su La7, Giorgio Parisi, premio Nobel
per la Fisica nel 2021, rispondendo a una domanda di Massimo Gramellini che gli
chiede un giudizio “da scienziato” sulla reale attendibilità di quell’orologio.
Parisi conferma la gravità del messaggio, chiarendo che non si tratta di
un’astrazione: “La guerra nucleare, nonostante il fatto che a volte sembrerebbe
presa un po’ presa sotto gamba quando le persone cominciano a parlare di armi
atomiche tattiche da poter utilizzare, è una cosa assolutamente disastrosa.
Probabilmente non sarebbe la fine dell’umanità, ma sarebbe una cosa molto, molto
pesante”.
E ricorda che già studi passati hanno dimostrato conseguenze devastanti anche in
scenari limitati: “Per esempio, anni fa si è stimato che già una guerra
semplicemente tattica per l’Italia comporterebbe cinque milioni di morti“.
L’orologio, aggiunge, serve proprio a questo: indicare la distanza temporale e
politica da un evento che non è teorico, ma possibile.
Nel suo intervento, il fisico sottolinea che l’avanzamento delle lancette non è
frutto di allarmismo gratuito, sottolineando una regressione nei meccanismi di
controllo degli armamenti. Il Bulletin infatti non sposta le lancette con
leggerezza, e il fatto che ciò sia avvenuto poche volte nella storia, mai così
in avanti, è di per sé un segnale.
“La pericolosità di una guerra atomica – spiega – è legata a quello che sta
succedendo, perché, mentre dagli anni Sessanta agli anni Novanta, c’è stata una
grande stagione di trattati fra l’Unione Sovietica prima, e la Russia dopo, e
gli Stati Uniti, che hanno diminuito il rischio, in questi ultimi anni stiamo
andando nella direzione opposta“.
Quando Gramellini nota che il tema dell’atomica sembra ormai “sdoganato” nel
dibattito pubblico, Parisi conferma: “Non ci si rende conto intanto dei
pericoli. Quelle stime di cinque milioni di morti erano fatte supponendo un
attacco all’Italia con cinquanta bombe atomiche scagliate lontano dalle città
per non fare troppi danni. Quindi, un attacco per non fare troppi danni darebbe
solo cinque milioni di vittime. Figuriamoci poi un attacco per fare danni,
quello è un altro paio di maniche”.
L'articolo Il Nobel Parisi a La7 commenta l’inquietante aggiornamento
dell’orologio dell’Apocalisse: “Attacco nucleare tattico in Italia causerebbe 5
milioni di morti” proviene da Il Fatto Quotidiano.