Quasi il 60% degli italiani si sono recati alle urne ma per conoscere l’esito
del voto referendario sulla giustizia non hanno scelto in massa, come accade per
i grandi eventi, la prima rete del servizio pubblico. A volare sono stati gli
ascolti di La7 con un tris di record per Enrico Mentana, Lilli Gruber e Diego
Bianchi. Con ascolti molto tiepidi per Rete 4 e per gli speciali Rai, con una
copertura ridotta su Rai1.
LA MARATONA MENTANA BATTE IL TG1. RECORD PER OTTO E MEZZO (TRA GLI OSPITI MARCO
TRAVAGLIO)
L’ormai famosa Maratona Mentana, in onda dalle 14.46 alle 19.52, ha ottenuto
numeri record con ben 1.543.000 spettatori e il 12,9% di share. Lo speciale del
TgLa7, che ha raggiunto picchi del 19%, ha battuto in sovrapposizione lo
speciale realizzato dal Tg1, in onda fino al 17.14, che ha ottenuto un tiepido
13,1% di share con 1.391.000 spettatori. Considerando, dunque, lo stesso periodo
di messa in onda il notiziario diretto da Mentana ha ottenuto il 14,2% di share
posizionandosi sopra quello diretto da Gianmarco Chiocci fermo al 13,1% di
share.
Dopo l’edizione del telegiornale delle 20, che pure ha sfiorato l’11%, il
pubblico è accorso in massa su La7 per assistere alla puntata di “Otto e mezzo“.
Il programma condotto da Lilli Gruber ha ottenuto il suo record stagionale
sfiorando i 3 milioni di telespettatori con il 13,1%. Tra gli ospiti anche Marco
Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano e sostenitore del No fin dalla prima
ora. Numeri record in prime time per Diego Bianchi e il gruppo di “Propaganda
Live“, in onda eccezionalmente di lunedì e visto da 1.357.000 con il 9,8% di
share.
VESPA SOLO PER CINQUE MINUTI, NESSUN PRIME TIME SU RAI1. LO SPECIALE DEL TG2 FA
FLOP
Lo speciale del Tg1 del primo pomeriggio ha poi lasciato spazio alla normale
programmazione e ad una staffetta con le altre reti, nessuno speciale
informativo su Rai1 con Bruno Vespa in onda solo con i suoi “Cinque minuti”, a
panino tra il Tg1 e Affari Tuoi, visti da 4.707.000 spettatori con il 22,2%. In
seconda serata, dopo la messa in onda della fiction “Guerrieri”, spazio a
Francesco Giorgino e a XXI Secolo (10,9% e 6,8%). Se Rai1 non ha modificato la
sua programmazione in prime time, l’azienda ha deciso di puntare
sull’informazione sulle altre due reti generaliste del gruppo. Uno speciale del
Tg2 è approdato nella fascia più prestigiosa ma con un responso auditel flop, è
stato visto da soli 500 mila spettatori con il 2,5% di share (al pomeriggio il
Tg2 aveva ottenuto il 4,9% dalle 17). Rai3 ha trasmesso regolarmente Massimo
Giletti e il suo “Lo Stato delle Cose” che pure ha risentito dell’onda record di
La7 fermandosi al 6,1%. Lo speciale realizzato dal Tg3 ha conquistato 600 mila
spettatori e il 5,5% di share.
MEDIASET SI AFFIDA A NICOLA PORRO IN ONDA PER ORE. IN PRIME TIME SI FERMA AL 4%
Mediaset ha limitato il suo impegno sulle altre reti con la messa in onda delle
edizioni standard dei tg e ha puntato su Rete 4, emittente informativa del
Biscione, per garantire una copertura più vasta. Affidata di fatto solo a Nicola
Porro che ha guidato al pomeriggio un lungo speciale di “Quarta Repubblica”
durato quasi quattro ore e visto da 539.000 spettatori con il 5% di share e con
un lungo prime time, sempre dello stesso titolo, che ha ottenuto un deludente 4%
di share.
L'articolo Ascolti tv referendum, La7 ‘pigliatutto’: Mentana, Gruber e Bianchi
tris da record. RaiUno non modifica la sua programmazione, lo speciale del Tg2
fa flop proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Giorgia Meloni, oltre alla sconfitta del referendum sulla giustizia, ha pagato
tutto insieme una serie di ambiguità e di errori che riguardano il riarmo, la
posizione su Gaza, l’Iran, l’energia. Errori che un po’ derivano da lei, un po’
dagli amici che l’hanno rovinata”. Così il direttore del Fatto Quotidiano, Marco
Travaglio, commenta a caldo a Otto e mezzo (La7) la vittoria del No al
referendum costituzionale sulla giustizia. Una sconfitta netta per il governo
Meloni col No che si è attestato intorno al 53-54% e con un’affluenza record
vicina al 59%.
Il flop per il governo Meloni, sottolinea Travaglio, non si spiega solo con la
riforma Nordio sonoramente bocciata, ma con un malcontento più ampio. Il
direttore del Fatto premette di voler evitare di infierire su Italo Bocchino
nella giornata della sconfitta, ma riprende una sua osservazione: “È vero, il
popolo che ha votato No per il 54% non collima con i partiti del centrosinistra.
Intanto perché c’è un pezzo di quel fantomatico campo largo che ha votato Sì, e
poi perché c’è gente che era invisibile nei sondaggi, perché sfuggiva anche al
voto del 2022. È per questo che non li hanno visti arrivare e sono arrivati al
15% in più rispetto alle previsioni di affluenza”.
Chi sono questi elettori “invisibili”? “Sono giovani, sono persone che non
votano più, e però sono politiche perché hanno partecipato alle manifestazioni
contro il riarmo, contro la complicità del governo Meloni con Israele su Gaza,
contro la complicità del governo con Trump nella guerra dell’Iran. E c’è anche
una parte che è delusa, quindi che ha votato a destra e che non ci ricasca più“.
Per Travaglio si tratta di un segnale chiaro per l’opposizione: “M5s, Pd e Avs
hanno una sfida: parlare a quella gente, che però non è che si travasa nei
partiti attuali del centrosinistra dopo aver votato oggi e ieri, ma continua a
restare abbastanza in attesa di qualche segnale”.
E cita con favore l’atteggiamento de leader del M5s: “Ho sentito per fortuna che
Conte ha detto che dobbiamo tornare nella società a parlare, far scrivere il
programma con la società civile”.
Sulla segretaria del Pd Elly Schlein, Travaglio nota cautela: “La Schlein non ha
detto che questa vittoria del No è solo roba del Pd, perché lo sa benissimo che
non è roba sua, o non è tutta roba sua”.
Il direttore del Fatto conclude sottolineando la complessità del fenomeno emerso
dalle urne: “È una roba molto complicata, che nemmeno i sondaggisti che sono più
attenti hanno captato, e quindi per captarla e addirittura per portare quella
gente a votare per i partiti ci vorrà un grande sforzo di fantasia“.
L'articolo Referendum, Travaglio avverte M5s, Pd e Avs: “Quel popolo del No non
si travasa nei vostri partiti, ma aspetta un segnale”. Su La7 proviene da Il
Fatto Quotidiano.
“Ha vinto innanzitutto la Costituzione, che ha evidentemente dei santi in
paradiso, perché ogni volta che viene minacciata scatta una specie di valvola di
sicurezza”. Marco Travaglio, direttore de Il Fatto Quotidiano, commenta così a
Otto e mezzo, su La7 la vittoria del No al referendum costituzionale sulla
giustizia che ha respinto la riforma Nordio.
Travaglio spiega che il risultato premia innanzitutto la Carta: “La maggioranza
silenziosa degli italiani, quando qualcuno cerca di stravolgere i principi della
Costituzione, si precipita a votare e a difenderla“.
Il No ha prevalso nonostante i sondaggi e le previsioni indicassero un esito
incerto o addirittura favorevole al Sì, dimostrando per il direttore del Fatto
l’esistenza di una “provvidenza laica” che sfugge ai radar degli istituti
demoscopici. I veri vincitori, prosegue Travaglio, sono “i cittadini che
sarebbero stati le principali vittime di questa schiforma, anche quelli che
hanno votato Sì perché non l’avevano capito: anche loro hanno scampato un bel
pericolo”.
Un riconoscimento va poi a “quella parte dei magistrati, non tutti, che non solo
predicano l’indipendenza ma la praticano”. Travaglio cita espressamente Nicola
Gratteri, “uno dei principali protagonisti di questa campagna”, Nino Di Matteo
“e quelli come loro che si sono esposti e che quindi si sono presi insulti,
attacchi di ogni genere”. Aggiunge con ironia: “E poi ci sono altri vincitori
che non cito, perché sono una persona elegante”.
Sul fronte politico, il direttore del Fatto attribuisce il successo ai partiti
di centrosinistra: “Hanno vinto ovviamente i partiti di opposizione che hanno
fatto opposizione e che sono attaccati proprio perché fanno opposizione, quindi
sicuramente il Pd di Schlein, sicuramente il M5s di Conte, sicuramente Avs“.
Travaglio non risparmia staffilate ai centristi: “Renzi non ha detto per chi ha
votato, molti dei suoi hanno votato Sì. Calenda ha detto di votare Sì e quindi
due terzi dei suoi elettorati sono corsi subito a votare No, segno che ormai non
gli dà retta nemmeno chi lo vota“.
Sul versante delle sconfitte, Travaglio è tranchant: “Ha perso naturalmente la
Meloni per conto terzi: è una cosa che io non ho mai capito, e cioè per quale
motivo si sia imbarcata in una riforma che non appartiene alla storia del suo
partito, alla tradizione della destra italiana. Meloni ha perso per conto di
Forza Italia e per dar retta a Nordio, che è la principale iattura insieme a
tutto quello che si porta dietro al ministero della Giustizia“.
E aggiunge: “Al ministero della Giustizia, infatti, non bastando Nordio, c’è
pure Del Mastro, c’è pure la Bartolozzi, ci sono pure gli altri dirigenti che
andavano a cena alla bisteccheria d’Italia che era di proprietà sia Del Mastro,
sia del prestanome del clan Senese“.
Forza Italia, osserva il direttore, “ha perso ovviamente” per aver “rivendicato
questa riforma convincendo gli altri alleati del centrodestra a sposarla e ad
andarsi a schiantare”. Non mancano riferimenti agli eredi Berlusconi: “Hanno
perso Marina e Pier Silvio Berlusconi che si sono battuti con le loro
televisioni violando ogni regola di par condicio“.
Infine, l’affondo più duro: “Hanno perso i delinquenti potenti, quelli che
speravano che la legge non fosse più uguale per tutti e invece si devono
rassegnare: per il momento, la legge rimane uguale per tutti“.
L'articolo Referendum, Travaglio a La7: “I delinquenti potenti si rassegnino.
Per il momento, la legge rimane uguale per tutti” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Votate Sì perché non ci debba più essere una vergogna come quella di Garlasco”
urlava a dicembre la premier Giorgia Meloni dal palco di Atreju. A 4 mesi di
distanza però la premier sembra aver dimenticato quelle frasi dette con tanta
foga e decisione. “Il tema di Garlasco? Voi dite che l’ho citato, probabilmente
l’avrò fatto” ha detto rispondendo a una domanda di Enrico Mentana sulla
connessione tra il caso dell’omicidio di Chiara Poggi e il referendum sulla
giustizia. “Se l’ho citato – ha aggiunto – è perché è un caso di giustizia che
chiaramente sta impattando molto e perché, a un certo punto, ha coinvolto anche
dei magistrati che al tempo non avevano fatto il loro lavoro, quindi è sempre il
tema di malfunzionamento di un sistema”
video la7
L'articolo La memoria corta di Meloni, la premier a Mentana: “Caso Garlasco? Voi
dite che l’ho citato, probabilmente l’avrò fatto” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Ennesimo scivolone, se così si può definire, del ministro degli Esteri Antonio
Tajani, che per difendere i suoi consigli agli italiani a Dubai ha citato la
strage della discoteca svizzera di Crans Montana, dove sono morti carbonizzati
41 ragazzi e altri 115 sono rimasti gravemente feriti. “Qualcuno ha ironizzato
su quello che ho detto sui droni perché sembrava una cosa ovvia” ha detto il
minstro intervistato da Tiziana Panella a Tagadà, su La7. “Ma è pure una cosa
ovvia uscire subito da una discoteca se c’è un incendio in discoteca. Purtroppo,
per mettersi a filmare, quaranta ragazzi hanno perso la vita“. A quel punto è
intervenuta la conduttrice. “Hanno perso la vita in quella discoteca perché
qualcuno non aveva fatto tutti i lavori che doveva fare” ha precisato Panella.
“E poi perché magari si sono attardati”.
video La7
L'articolo Tajani: “Un’ovvietà dire attenti ai droni? Anche non mettersi a
filmare se c’è un incendio in discoteca…”. La replica di Panella proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Scontro rovente a DiMartedì, su La7, tra il leader del M5s, Giuseppe Conte, e il
portavoce del Comitato Sì Riforma Alessandro Sallusti. Il confronto durissimo
verte in primis sul referendum costituzionale sulla giustizia, in programma il
22 e il 23 marzo.
Conte commenta le dichiarazioni di Giorgia Meloni, che nei giorni scorsi ha
sostenuto che una vittoria del No al referendum porterebbe a maggiore impunità
per immigrati illegali, stupratori, pedofili e spacciatori: ” In realtà, se sono
in libertà alcune volte è per l’incapacità del governo“. Porta, quindi, come
esempio il caso di Al-Masri, l’ex comandante libico accusato di crimini contro
l’umanità dalla Corte Penale Internazionale: “Ad Al-Masri, stupratore di bambini
e condannato per 30 crimini a livello internazionale, hanno dato un
salvacondotto. E non solo: con la norma Nordio-Meloni oggi devi convocare
stupratori e spacciatori prima di arrestarli per un interrogatorio preventivo.
Ovviamente scappano tutti”.
Sallusti replica: “Veramente il fetentone libico è in carcere nel suo paese”.
Conte ribatte: “Perché hanno più dignità loro“.
Sallusti insiste, mentre l’ex presidente del Consiglio sorride e gesticola: “La
Libia ci ha detto: datelo a noi che è nostro, non mettiamo in carcere noi e
quindi giustamente il governo Meloni lo ha mandato in Libia”
Il botta e risposta si infiamma quando Conte sposta il discorso sul piano
politico-istituzionale. Accusa il governo di voler garantire “libertà di azione
alla politica”, citando il libro di Nordio: “Questo significa che per loro il
primato della politica è sottrarsi alle inchieste della magistratura. Invece io
sostengo che il primato della politica vada rivendicato, ad esempio, assicurando
alla Corte Penale Internazionale Al-Masri, condannando Trump per gli attacchi
unilaterali in violazione del diritto internazionale sia in Iran, sia in
Venezuela e così il genocidio a Gaza“.
Sallusti commenta: “Il genocidio a Gaza ci mancava questa sera e per fortuna è
arrivato”.
Conte non molla: “Perché? Lo vogliamo trascurare? Per lei cos’è? Un accidente
capitato casualmente della storia? È diritto internazionale! Quando c’è stato il
caso vergognoso di Al-Masri, l’Italia si è rivelata un paese canaglia al pari
della Mongolia e del Malawi. Perché noi abbiamo sottratto al mandato di arresto
un criminale di guerra”.
Sallusti ride, scatenando la reazione indignata di Conte: “Ma di che cosa ride,
Sallusti? Guardi che siamo stati deferiti all‘assemblea degli Stati alla Corte
Penale Internazionale insieme a Malawi e Mongolia. Siamo ormai uno Stato
canaglia. Inconsapevolmente ride Sallusti, non so perché”.
Il presidente del M5s ricorda che il governo Meloni ha attaccato il procuratore
Lo Voi, definendolo “toga rossa”, per poi scoprire che era associato a una
corrente moderata di destra.
L’ex direttore di Libero rilancia: “Si legga il libro ‘Sistema’ e scoprirà come
il dottor Lo Voi è diventato procuratore di Palermo, poi ne riparliamo”.
Conte chiude l’affondo: “Non diffami la magistratura. Prima di preoccuparsi di
diffamare i procuratori e i magistrati, fate dimettere Delmastro e Santanché, è
la politica che deve assumersi le sue responsabilità”.
Sallusti ribadisce: “Allora, io gli ho suggerito di leggere un libro, lei è
libero di non farlo”.
Il conduttore Giovanni Floris interviene ridendo: “Vabbè, ma è il tuo libro”.
L'articolo Referendum, Conte contro Sallusti: “Prima di diffamare i magistrati,
pensate a far dimettere Delmastro e Santanché”. Su La7 proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“L’Alta Corrte disciplinare nella riforma Nordio? Se tu prendi degli analfabeti
e li metti al posto di Calamandrei, Einaudi, De Gasperi, Togliatti, Saragat e
Terracini, ottieni questi risultati”. Sono le parole pronunciate a Dimartedì
(La7) dal direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio, commentando la riforma
della giustizia sulla è previsto il referendum costituzionale il 22 e il 23
marzo.
Il direttore del Fatto, in particolare, attacca duramente l’impianto normativo
dell’Alta Corte disciplinare, definendolo pasticciato e incostituzionale nei
fatti. La riforma Nordio, infatti, modifica l’articolo 105, attribuendo la
giurisdizione disciplinare all’Alta Corte in via esclusiva, ma lascia pressoché
invariato l’articolo 107, comma 1, che stabilisce l’inamovibilità dei magistrati
e prevede che rimozioni, sospensioni e trasferimenti possano avvenire solo su
decisione del Csm (che con la riforma sarà diviso in due, uno per i giudici e
uno per i pubblici ministeri). Questo crea un paradosso: l’Alta Corte può
accertare le responsabilità, ma non applicare le sanzioni pesanti, che
richiedono una deliberazione del Csm, rendendo l’organo inefficace per i casi
più gravi e esponendo la norma a interpretazioni contrastanti o future
correzioni legislative.
Il direttore del Fatto osserva: “La Meloni non si è accorta che hanno scritto la
legge coi piedi e che hanno lasciato un articolo della Costituzione, secondo cui
le tre sanzioni più gravi per i magistrati che sbagliano e cioè la rimozione, il
trasferimento e la sospensione dal servizio le può impartire solo il Csm a cui
però hanno tolto il potere disciplinare per darlo a una Corte che potrà dare
soltanto buffetti. Sanzioni più gravi non possono darle, perché sono degli
analfabeti ovviamente. Dopodiché, nei paesi dove ci sono le carriere separate
gli errori giudiziari sono il quadruplo che in Italia. Quindi, anche questo non
c’entra niente con la riforma di cui parlano”.
Travaglio ribadisce poi che la riforma non nasce da una vera esigenza di
efficienza, ma da logiche politiche lontane dalla tradizione della destra: “Io
credo che più che seguire Trump in questa riforma ridicola, inutile, che
triplica i costi da 50 a 150 milioni, la Meloni ha seguito Berlusconi. Non si
capisce perché si sia andata a impelagare in una roba che non c’entra niente con
la tradizione della destra legalitaria: la riforma Nordio è una marchetta fatta
per Forza Italia, in cambio di un premierato che poi non si vede. Un autogol di
per sé – continua – perché la Meloni si è messa nei guai per una roba che non fa
parte del dna della destra italiana. Fa parte del berlusconismo, che viene dalla
P2, da Licio Gelli e da Craxi. Quando c’era Craxi che urlava contro i
magistrati, loro stavano in piazza dalla parte dei magistrati. Ecco perché
questa cosa non scalda i cuori della destra. Questa roba scalda i cuori della
casta, dalla quale loro ci sono sempre vantati di essere esclusi e invece adesso
sono diventati capifila“.
Travaglio commenta anche il caso Rogoredo: “Lì hanno pestato una cacca
gigantesca perché speravano di utilizzarla contro il magistrato che si
permetteva di indagare. Meno male che si è permesso di indagare e che non era
ancora passato lo scudo che avevano ideato questi geni, perché è stato proprio
indagando che hanno scoperto che le cose erano andate esattamente all’opposto di
come le aveva raccontate la Meloni mezz’ora dopo e Salvini venticinque minuti
dopo. Forse è meglio che lasciamo fare i magistrati che sono del mestiere, anche
perché sono più fisionomisti nei confronti dei criminali rispetto ai nostri
politici che se li tengono dentro i loro partiti e se li portano in Parlamento“.
L'articolo Referendum, Travaglio a La7: “Alta Corte disciplinare? Hanno scritto
la legge coi piedi perché sono degli analfabeti” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Il problema numero uno di questa campagna elettorale è l’incredibile cumulo di
balle che sono state raccontate per convincere la gente a votare Sì“. Sono le
parole pronunciate a Otto e mezzo (La7) dal direttore del Fatto Quotidiano Marco
Travaglio, che smaschera con esempi concreti la strategia del fronte favorevole
al Sì nel referendum sulla riforma della giustizia in programma il 22 e 23
marzo.
Travaglio cita il caso del deputato di Fratelli d’Italia, Aldo Mattia,
denunciando un approccio che alterna clientelismo spinto e promesse
irrealistiche, con l’obiettivo di umiliare l’intelligenza degli elettori: “Si fa
un po’ con il clientelismo, della serie ‘tu non la pensi come me, ma io ti ho
fatto un favore oppure te ne farò uno oppure sei mio cugino oppure ci
imparenteremo’, eccetera, quindi si considera la gente come dei capi di
bestiame“. Dall’altro lato, il direttore del Fatto accusa il Sì di trattare i
cittadini come ingenui pronti a credere a favole: “Considerano la gente come dei
deficienti che si bevono che non avremo più Garlasco, non avremo più i bambini
nel bosco, non avremo più immigrati clandestini“.
Elenca poi le “balle” più diffuse: “Ho letto che l’Islam vota no, i cattolici
devono votare sì. Ne abbiamo sentite di tutti i colori: anche che le ingiuste
detenzioni scompariranno anche se la riforma non le riguarda, che spariranno gli
errori giudiziari anche se la riforma non li riguarda. Avremo processi più brevi
e più efficienti anche se poi loro nei giorni dispari ammettono che non c’entra
niente con l’efficienza e con i tempi della giustizia“.
Per Travaglio, tutto questo dimostra un disprezzo profondo verso l’elettorato:
“Hanno veramente fatto di tutto per trattare i cittadini italiani come degli
ebeti”.
Il giornalista lega questa critica al suo editoriale, in cui elenca quindici
motivi per bocciare la riforma Nordio e per votare No al referendum. L’ultima
ragione, aggiunge con forza, è arrivata quasi per istinto: “La quindicesima
ragione l’ho aggiunta all’ultimo: è un No a chi pensa di poterci trattare come
dei deficienti”.
Se il No prevalesse, sottolinea Travaglio, questo risultato rappresenterebbe una
rivincita morale oltre che politica: “Se dovesse vincere il No, vincerebbe tutta
quella gente che dice proprio così scemi non siamo. Trattateci come degli adulti
e non come dei bambini scemi perché in questa campagna elettorale con quasi
tutte le parole d’ordine, inclusa quella di oggi che ha costretto il Quirinale a
far rimuovere un post che cercava di arruolare addirittura Mattarella che
notoriamente in bicamerale era contrario alla separazione delle carriere, ci
hanno trattato come dei deficienti”.
Il direttore del Fatto auspica che molti voti No arrivino proprio da chi si
sente offeso: “Mi auguro che molti No siano di persone che magari non hanno le
idee tanto chiare ma che si sono sentite umiliate da questo modo di trattare i
cittadini. Siamo dei cittadini, non siamo delle bestie, né dei deficienti”.
L'articolo Referendum, Travaglio a La7: “Dal fronte del Sì incredibile cumulo di
balle. Ci hanno trattato come bestie e deficienti” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Il deputato di Fratelli d’Italia parla di ‘solito sistema clientelare’ perché
evidentemente è abituato a impiegarlo, altrimenti direbbe: ‘Per stavolta usiamo
il sistema clientelare'”. Così, a Otto e mezzo (La7), il direttore del Fatto
Quotidiano, Marco Travaglio, commenta l’intervento del deputato di Fratelli
d’Italia Aldo Mattia, pronunciato nei giorni scorsi a Genzano di Lucania, in
Basilicata, durante un incontro a sostegno del Sì al referendum costituzionale
sulla riforma della giustizia in programma il 22 e 23 marzo.
Il parlamentare meloniano, concludendo il suo discorso davanti a dirigenti e
simpatizzanti locali, ha invitato a mobilitare voti “con gli argomenti”,
aggiungendo che, se questi non fossero bastati, si sarebbe potuto ricorrere
“anche al solito sistema clientelare: i favori a mio cugino, ai nostri parenti.
Non ci credi? Non fa niente, tu sei mio cugino, a te t’ho fatto un favore, a te
te n’ho fatti tanti. Devi votare sì”. E ha chiusto con un appello netto:
“Dobbiamo vincere questa battaglia”.
Per Travaglio quelle parole rivelano molto di più di un semplice scivolone
retorico, sottolineando come l’aggettivo “solito” implichi una pratica abituale
e condivisa, non un’eccezione momentanea: “Ha detto ‘il solito sistema
clientelare: evidentemente i voti lui e i suoi amici se li procurano così”,
osserva il direttore.
Se davvero esistesse, come recita la narrazione diffusa nel centrodestra, una
“casta di magistrati che non paga” mentre i politici pagherebbero il conto delle
proprie responsabilità, oggi Mattia “sarebbe stato preso per un orecchio dalla
Meloni o da chi per essa e espulso dal partito di Fratelli d’Italia, partito di
maggioranza relativa della presidente del Consiglio”. Invece, nota il direttore,
“tutto tace”, perché “noi ci scandalizziamo di queste vergogne ma loro le
trovano normali”.
Quel “solito” non è un lapsus isolato, ma il sintomo di una mentalità diffusa,
“almeno nel centrodestra”, e forse – aggiunge – “anche una parte del
centrosinistra”, ricordando l’episodio di Vincenzo De Luca che, durante la
campagna referendaria renziana del 2016, prometteva “fritture di pesce” per
convincere al Sì.
“Evidentemente pensano che la Costituzione sia roba da vendere e da comprare, un
articolo a te, un articolo a me”, osserva Travaglio.
Il direttore precisa che le frasi di Mattia, per quanto sgradevoli,
“naturalmente non sono un reato”. Ma avverte: se qualcuno desse seguito concreto
a quell’invito, andando in giro a “comprare voti in cambio di favori”, allora si
configurerebbe la corruzione elettorale o il voto di scambio, reati veri e
propri. E qui entra in campo il nodo politico più spinoso: “Sapete che cosa
succederebbe? La magistratura, se li scoprisse, chiederebbe l’autorizzazione a
procedere per intercettazioni e cose di questo genere e il Parlamento come
risponderebbe? Da quando c’è questa maggioranza, in 54 casi su 59 di
parlamentari per i quali i magistrati hanno chiesto l’autorizzazione a
procedere, il Parlamento ha risposto di no: 54 volte su 59 in tre anni“. È la
prova che “la casta che non paga è quella dei politici, come insegna il caso
Palamara”.
Di fronte a un episodio del genere, Travaglio lancia un appello diretto
all’opinione pubblica: “Mi auguro che la gente apra gli occhi”. Perché il vero
rischio, per il direttore del Fatto, sta proprio nella riforma Nordio al centro
del referendum, che aumenterebbe il peso della politica sulla giustizia: “Con la
riforma Nordio la politica conterà di più nella giustizia. Ci conviene? La
politica che è quella roba lì purtroppo. Qui non si tratta di una “mela marcia”
da espellere dal cestino, altrimenti –conclude – sarebbe già successo. Se il
partito non reagisce con indignazione e non caccia chi parla così, tutti gli
altri intorno a me saranno autorizzati a pensare che è giusto. E allora,
possiamo fidarci a dare a questa politica più potere dentro la magistratura? Io
credo che sia un azzardo terribile“.
L'articolo Referendum, Travaglio a La7: “Il deputato di Fdi e il sistema
clientelare? Non è una mela marcia, altrimenti Meloni l’avrebbe cacciato”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Secondo voi, ‘faremo i conti’ cosa vuol dire? Ma un magistrato cosa può
intendere con questa frase?“. Così nella trasmissione In Onda, su La7, il
procuratore capo della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, risponde a una
domanda di Marianna Aprile sulla bufera scatenata dalle sue parole al quotidiano
Il Foglio, dove in una conversazione telefonica con una giornalista avrebbe
dichiarato: “Tanto, dopo il referendum, con voi del Foglio faremo i conti,
tireremo su una rete”. Parole che il direttore Claudio Cerasa ha interpretato
come un avvertimento inquietante, scatenando reazioni dure da parte del
centrodestra, con Antonio Tajani in testa a denunciare una presunta lesione alla
libertà di stampa.
Gratteri ricostruisce il contesto: da mesi, è “bersaglio di 4, 5, 6 giornali
ogni mattina”. “Una cosa è l’informazione, un’altra cosa è la diffamazione”,
precisa il magistrato, ribadendo di stare “sempre dalla parte della stampa”. Il
procuratore, a riguardo, ricorda di aver criticato la riforma Cartabia proprio
perché limita la pubblicazione integrale delle ordinanze di custodia cautelare,
imponendo solo commenti e riducendo il diritto dei cittadini a essere informati.
E aggiunge: “Io sono stato quello che più ha parlato mentre i proprietari e i
direttori dei giornali, sono stati timidi, al punto che in Commissione Giustizia
non sono andati a essere auditi“.
Alla domanda di Marianna Aprile su cosa si sentisse diffamato dal Foglio,
Gratteri risponde: “Questa poi è una cosa che io guarderò dopo perché adesso
dobbiamo concentrarci sul referendum sulla giustizia”.
Il dibattito approda poi sulla cosiddetta “norma anti-Gratteri”, un emendamento
presentato da deputati di Forza Italia (Maurizio D’Attis, Francesco Cannizzaro e
Andrea Gentile) al decreto Pnrr, in discussione alla Camera. La proposta
introduce sanzioni disciplinari per i magistrati che partecipano a trasmissioni
televisive, convegni o dibattiti pubblici in modo da compromettere
“l’indipendenza, la terzietà e l’imparzialità” del loro ruolo, anche sotto il
profilo dell’apparenza. Qualcuno l’ha già ribattezzata “norma anti-Gratteri” per
il timing e per il bersaglio implicito.
Luca Telese chiede direttamente: “Ma è vera o no?”.
Gratteri, sorridendo, replica: “E che ne so io, l’ho letta sui giornali. Ma io
non è che mi posso intimorire e fermare se c’è questo emendamento. Toglietevelo
dalla testa. Secondo voi, sono una persona che si ferma davanti a queste cose?
Ma io non mi sono fermato davanti a intercettazioni telefoniche dove stavano
discutendo di come mi dovevano ammazzare e di come dovevano uccidere i miei
figli. E ora mi posso preoccupare di una cosa del genere? Ma state scherzando?
Io continuerò a fare tranquillamente quello che facevo prima”.
L'articolo Gratteri a La7: “Non mi hanno fermato le intercettazioni su come
ammazzare me e i miei figli, figuriamoci la norma di FI contro i pm in tv”
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