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Roma, danneggiata la statua dell’Elefantino: staccata una zanna dell’opera del Bernini in piazza Minerva
La statua dell’Elefantino che sorregge l’obelisco di Piazza Minerva, a Roma, è danneggiata. Una zanna dell’opera del Bernini, nella centralissima piazza a due passi dal Pantheon, è spezzata. La parte che si è staccata è stata trovata a terra, proprio sotto la scultura. L’allarme è scattato lunedì sera con una segnalazione alla sovrintendenza comunale. Si tratta della stessa zanna che era stata danneggiata nel novembre del 2016 da un atto vandalico. Pochi giorni dopo era stata restaurata. Gli agenti della polizia locale I Gruppo Centro Storico hanno avviato le indagini, acquisendo anche le immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona. L’obiettivo è quello di accertare cosa sia accaduto e stabilire se si sia trattato di un danneggiamento volontario o se la statua si sia danneggiata per l’usura peggiorata anche dal maltempo di questi giorni. Intanto il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha assicurato che il suo dicastaro “darà il proprio contributo alla Sovrintendenza Capitolina, da cui dipende il monumento, per il ripristino della scultura”. Giuli parla di “un assurdo atto di barbarie” contro “uno dei simboli più significativi della Capitale”: “È inammissibile – ha aggiunto – che ancora una volta il patrimonio artistico e culturale della Nazione debba subire un danno così grave”. L'articolo Roma, danneggiata la statua dell’Elefantino: staccata una zanna dell’opera del Bernini in piazza Minerva proviene da Il Fatto Quotidiano.
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L’angelo Meloni: perché le parole del prete dovrebbero far vergognare il Vaticano
“Ho la chiesa piena di persone che vogliono vedere se l’angelo ha il volto della presidente del Consiglio e per me è solo un bene. A tutti chiedo di recitare insieme un’Ave Maria. E’ una situazione insolita ma se l’effetto è di aver avvicinato persone che non entravano in basilica e farle pregare ne sono contento. Zero polemiche”. A pronunciare queste parole blasfeme nei confronti del Cristianesimo è stato monsignor Daniele Micheletti, il rettore di San Lorenzo in Lucina dove è comparso un cherubino restaurato con il volto della premier. La frase, riportata in un’intervista di Giacomo Galeazzi al prete su La Stampa di domenica 1 febbraio, è a dir poco offensiva non solo per chi crede in Dio ma anche per chi come me crede di essere ateo. Di là di tutte le valutazioni sull’azione di restauro (le Sovrintendenze non permettono di toccare una piastrella antica ma nessuno pare si sia accorto di questa variazione in corso d’opera) che non mi competono non avendo competenze architettoniche, resta l’indignazione per il valore che monsignor Micheletti dà della preghiera, della spiritualità. Se dovessimo seguire il ragionamento del prelato sarebbe il caso di far apparire nelle nostre chiese anche il volto di Chiara Ferragni magari in qualche affresco della crocifissione al posto della madre di Gesù ai piedi della croce. Oppure, per avvicinare i più giovani al cristianesimo, si potrebbe mettere Fedez in cappella Sistina e Belen Rodriguez tra i mosaici del duomo di Monreale al posto di Eva nel giardino della creazione. Il rettore di San Lorenzo, esulta per le Ave Maria recitate insieme ai curiosi un po’ come i fanatici di Međugorje festeggiavano la conversione di Poalo Brosio. Siamo di fronte a parole che dovrebbero far vergognare il Vaticano che senza indugio avrebbe dovuto chiedere le dimissioni del monsignore sospendendolo – come si fa a scuola con chi è indisciplinato – e chiedendogli di ripassare, in primis, il Vangelo. Di là dell’ironia credo che per rispetto del cristianesimo, il cardinale Baldassare Reina, vicario generale di Sua Santità per la diocesi di Roma, dovrebbe intervenire sostituendo immediatamente monsignor Micheletti. L'articolo L’angelo Meloni: perché le parole del prete dovrebbero far vergognare il Vaticano proviene da Il Fatto Quotidiano.
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