“Noi vorremmo parlare di sicurezza vera, non delle bandierine per coprire i
fallimenti. Vorremmo parlare della sicurezza del Sud colpito dal ciclone Harry”,
“dei sindaci lasciati soli”. “Di fronte a danni di 2,5 miliardi di danni, 100
milioni non sono una cifra all’altezza, neanche un principio. Il governo è
arrivato tardi mentre frane e allagamenti mettevano in ginocchio i territori, si
sono persi giorni preziosi”. “Giorgia Meloni ha abbandonato il Sud, con tagli,
ritardi e definanziamenti”. Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein
nell’Aula della Camera dopo l’informativa del ministro Nello Musumeci. “Davanti
ai cambiamenti climatici che colpiscono con sempre maggiore intensità, avete
proposto l’ennesimo condono edilizio. Fermatevi. Facciamo una legge contro il
consumo di suolo”. Inoltre “abbiamo chiesto di usare il miliardo per il Ponte”
ed è “irresponsabile la vostra impuntatura” nel non farlo”.
L'articolo Nubifragi e alluvioni, Schlein contro Meloni: “Ha abbandonato il Sud
Italia. Fate condoni edilizi invece di investire in prevenzione” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Tag - Giorgia Meloni
Una ventina di anni fa assistetti a una conferenza sul Giudizio Universale di
Michelangelo tenuta dal compianto Antonio Cassiano, allora direttore del Museo
Sigismondo Castromediano di Lecce. Le opere d’arte sacra, visibili nelle chiese,
spiegò Cassiano, comprendono affreschi, quadri, statue, bassorilievi, vetrate
colorate, reliquie che, di solito risalgono a tempi in cui i fedeli erano
prevalentemente analfabeti e non avevano accesso a libri o ad altre forme
d’arte. Lo scopo di quelle opere non era semplicemente decorativo: erano una
sorta di “presentazione” che l’officiante utilizzava per mostrare i temi
trattati nelle prediche! Dopo averlo sentito, l’ho trovato talmente ovvio. Però
non ci avevo mai pensato: lo sapevo ma non sapevo di saperlo.
All’epoca, avevo già iniziato a collaborare con Alberto Gennari, un artista
leccese che è in grado di trasformare in arte quel che gli chiedo di mostrare, e
la storia di Cassiano arrivò come una conferma rivelatrice. In base a questa
tecnica comunicativa, ad esempio, ho progettato il percorso espositivo del Museo
Darwin Dohrn della Stazione Zoologica Anton Dohrn. Gennari realizzò, su mia
indicazione, una tavola per un lavoro scientifico che raffigura i rapporti tra i
vari componenti degli ecosistemi marini.
Al centro c’è una sfera nera, contenente i cadaveri di tutti gli organismi
raffigurati vivi nel resto della tavola. E ci sono frecce nere che li portano
nell’orbita della morte. Le frecce gialle rappresentano il flusso di materia da
un comparto all’altro. I morti (e i rifiuti prodotti durante la loro vita) vanno
verso i batteri, presenti in un’altra orbita, azzurra. I batteri, consumati dai
virus, decompongono la materia vivente una volta morta, e la semplificano in
materiali più semplici, con i processi di decomposizione. Una freccia bianca,
tratteggiata, dai batteri va ai “nutrienti”, sostanze chimiche elementari che
arrivano al mare anche attraverso apporti da terra. I nutrienti, grazie
all’energia solare, riprendono vita attraverso la fotosintesi, e sono utilizzati
da alghe unicellulari: il fitoplancton.
I protozoi, unicellulari, possono mangiare i batteri e il fitoplancton. Questa è
l’orbita dei microbi ed è alla base di tutto. Da essa partono quattro vie. Una,
in alto a destra, è costituita dai microbi stessi, quando monopolizzano
l’ambiente con quelle che, ad esempio, chiamiamo maree rosse, causate da
dinoflagellati che provocano morie di animali e piante. Per milioni di anni la
vita è stata espressa con microbi. Solo dopo si sono evoluti organismi più
grandi, con reti trofiche complesse che, però, sempre partono dai microbi. Da
questi, infatti, la materia vivente passa agli animali che si nutrono di loro e,
a cavallo tra l’orbita microbica e le altre “vie”, c’è un piccolo crostaceo, un
copepode, grande mangiatore di microbi. I copepodi sono mangiati dalle larve dei
pesci che, una volta adulti, si mangiano tra loro, come mostra una sequenza di
pesci sempre più grandi che mangiano quelli più piccoli, e che finisce con un
umano che se li mangia.
Questa è la via microbi, copepodi, pesci… noi. Una terza via, in basso a
sinistra, è costituita dal macrozooplancton gelatinoso erbivoro. Si tratta di
animali di cui il pubblico ha poca familiarità (avete mai sentito parlare di
taliacei?) ma che, quando sono molto abbondanti, possono mangiarsi tutti i
microbi, competendo con i copepodi e, indirettamente, anche con noi. In alto a
sinistra troviamo il macrozooplancton gelatinoso carnivoro, che tutti conoscono:
le meduse (e anche gli ctenofori, che non conosce nessuno). Loro mangiano i
copepodi e le larve dei pesci. Dal nucleo microbico, quindi, partono quattro
vie. C’è anche il sequestro del carbonio, nei sedimenti marini.
Gennari mi presentò molti bozzetti di quest’opera e gli chiesi di mettere la mia
faccia, con la bocca spalancata, che si mangiava i pesci. Disse che gli riusciva
difficile e decise di fare un volto umano “standard”. E così fece. Quel volto mi
era familiare, mi ricordava qualcuno. Poi, dopo molto, lo riconobbi: era
Berlusconi. Ma mi ci hai messo Berlusconi! Dissi ridendo ad Alberto. Anche lui
se ne rese conto. Berlusconi era sempre in vista, la sua faccia era dappertutto,
e ne era stato influenzato.
Secondo me la somiglianza della faccia dell’angelo con quella di Meloni, nella
Basilica in San Lorenzo in Lucina, non è voluta. Il sacrestano e decoratore
Bruno Valentinetti ha ammesso di essersi ispirato a lei ma io voglio credere che
sia stato influenzato dell’esposizione mediatica del volto del presidente del
Consiglio e, pensando ad un angelo, gli sia “venuta” proprio Meloni. Sempre a
Lecce, sul portale del Duomo, l’arcivescovo Cosmo Francesco Ruppi commissionò
un’opera in bronzo e si fece raffigurare assieme a papa Giovanni Paolo II. I due
si incontrarono durante una visita apostolica a Lecce il 17-18 Settembre 1994.
Contrariamente a Gennari, che non soddisfece la mia vanità, l’artista, Armando
Marrocco, accettò la richiesta del committente e lo raffigurò, oltre che col
papa, anche con l’Assunzione della Vergine, il martirio dei santi patroni e il
popolo dei fedeli (rigorosamente anonimi). Anche quel portale, come la tavola di
Gennari, racconta una storia. Sono sicurissimo che, a differenza di Ruppi,
Meloni non abbia chiesto di essere raffigurata, e che sia divertita dall’evento.
Tornando al Giudizio Universale, Michelangelo vi dipinse una figura che
rappresenta Minosse, giudice degli inferi, con le orecchie da asino e, come
racconta Vasari, con le fattezze di Biagio da Cesena, il maestro di cerimonie
papale che aveva criticato le nudità del dipinto. Il poveretto si lamentò con
papa Paolo III, ma il pontefice rispose che la sua autorità non si estendeva
all’inferno, così il ritratto rimase. Come avrei sperato che restasse al suo
posto quello di Meloni. Peccato!
L'articolo Quell’angelo doveva restare lì! proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Il Comitato del Sì per il referendum sulla giustizia dice che i violenti di
Torino votano No? Oggi veramente è arrivata una nota dei neofascisti di Casa
Pound, che dicono che votano Sì. E lo slogan è “Falli piangere, vota Sì”.
Quindi, mi sembra che quelli che votano Sì non siano ben accompagnati“. Sono le
parole pronunciate a Dimartedì (La7) dalla segretaria del Pd Elly Schlein,
commentando la card social che è stata diffusa Comitato “Sì Riforma” e che
collegava i responsabili dell’aggressione a poliziotto negli scontri di Torino
al fronte del No al referendum.
Schlein osserva: “Questa è la dimostrazione di come questo utilizzo sia del
tutto strumentale. Davanti a fatti gravi le istituzioni devono unire e non
dividere”.
La leader del Pd commenta poi un montaggio che unisce le dichiarazioni del
ministro della Giustizia Carlo Nordio, della senatrice e responsabile Giustizia
della Lega Giulia Bongiorno e della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Se
il Guardiasigilli e la parlamentare leghista smentiscono che la riforma Nordio
renda la giustizia più veloce ed efficiente, Meloni dice il contrario.
Schlein commenta sorridendo: “Si mettessero d’accordo tra di loro, le persone
non si fanno prendere in giro. Questa riforma, lo dice Nordio, non renderà più
efficiente la giustizia per i cittadini italiani, non renderà più veloci i
processi, non assumerà 12mila precari della giustizia che il governo rischia di
lasciare a casa da giugno. Allora a chi serve questa riforma? L’ha detto molto
chiaramente Meloni – spiega – quando la Corte dei Conti ha bocciato il ponte
sullo Stretto di Messina. Meloni ha detto: questa è una intollerabile invadenza,
adesso vi facciamo vedere chi comanda. Questa riforma è voluta da un potere che
vuole le mani libere e pensa che prendere un voto in più alle elezioni li
legittimi a non essere mai giudicati“.
E aggiunge: “Questa è una riforma che non serve ai cittadini. Difendere la
Costituzione serve ai cittadini, perché l’indipendenza della magistratura è a
vantaggio di chi da solo non ha voce, non ha soldi e non ha potere per far
valere le proprie ragioni. Sbaglia chi pensa che sia un referendum sui
magistrati, è un referendum sui diritti di tutti e tutte noi come cittadini –
conclude – La magistratura è indipendente proprio a garanzia di chi altrimenti
non può far valere la sua voce anche davanti agli abusi del potere.
L’indipendenza della magistratura è un valore costituzionale da difendere a
tutela di tutti i cittadini”.
L'articolo Referendum, Schlein sulla card dei Sì coi violenti di Torino:
“Casapound voterà come loro, non sono ben accompagnati”. Su La7 proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Dopo giorni di polemiche, come da attese è scomparsa la faccia della presidente
del Consiglio Giorgia Meloni che il sagrestano e sedicente “restauratore” Bruno
Valentinetti aveva disegnato al posto di quella di un cherubino in un affresco
nella Basilica di San Lorenzo in Lucina. “L’ho coperto perché me lo ha detto il
Vaticano“, dice a Repubblica lo stesso Valentinetti. “Ieri sera l’ho cancellato.
A me non interessa, continuo a dire che non era la premier, ma la Curia ha
voluto così e io l’ho cancellato”.
La soprintendenza speciale di Roma sta cercando documentazione sul dipinto della
cappella del Crocifisso realizzato nel 2000. Evidentemente è emerso che
l’originale era molto diverso, come anticipato ieri dal responsabile della
comunicazione del Vicariato di Roma, padre Giulio Albanese.
Secondo il sito del quotidiano romano sono seguite “colloqui, telefonate,
riunioni tra la soprintendenza, l’ente proprietario che è il Fondo edifici di
culto, l’ufficio per l’edilizia di culto del vicariato di Roma e monsignor
Daniele Micheletti, parroco di San Lorenzo in Lucina”, che “hanno portato alla
cancellazione del volto della premier dal dipinto”. Ora l’obiettivo è
ripristinare l’immagine nella sua forma originale.
L'articolo Cancellato il volto di Meloni dall’affresco a San Lorenzo in Lucina.
Il restauratore: “Me lo ha chiesto il Vaticano” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“È proprio vero che Torino ha ospedali eccelsi. Vi trovo bene per aver subito un
tentato omicidio, tutto merito dei nostri dottori. Entri che ti hanno pestato a
sangue e dopo qualche ora esce senza neanche un graffio”. Flavia Gaudiano,
consigliera del Comune di Rivalta candidata a sostegno del Sindaco di
centrosinistra Sergio Muro, ha ironizzato in un post sullo stato degli agenti
feriti a Torino durante gli scontri nati durante la manifestazione per il
sostegno al centro sociale Askatasuna. Due gli agenti Lorenzo Virgulti e
Alessandro Calista, agenti di polizia in servizio nel reparto mobile di Padova,
che sono finiti in ospedale e sono stati dimessi dopo un paio di giorni.
“Nonostante i tagli alla Sanità per finanziare le Armi, continuiamo a fare
‘miracoli’ di medicina in questa città” prosegue poi, commentando lo stato
dell’agente Alessandro Calista “Però agente il collare lo metta sotto il mento
non sulla bocca, perché messo così non serve a chi ha subito un colpo di frusta.
Consiglio, poi faccia cosa vuole, ci mancherebbe. Buon rientro”. Il consigliere
regionale della Lega Andrea Cerutti ha chiesto le dimissioni di Gaudiano, perché
“pubblicare la foto dei servitori dello Stato ironizzando sulle dimissioni
dall’ospedale non è soltanto cattivo gusto, ma un atto grave che non vorremmo
mai vedere da parte di chi opera nelle istituzioni a tutti i livelli”.
L'articolo “Subito fuori senza neanche un graffio”, consigliera comunale
ironizza sugli agenti feriti a Torino proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Le forze di governo, come tutte le forze di destra nel mondo, strumentalizzano
alcuni episodi come quelli di Torino per ridurre i livelli di diritto: è palese
che sia così. Il modello è Trump e l’ideale loro sarebbe un corpo speciale di
polizia con licenza di uccidere“. Massimo Cacciari non usa giri di parole
intervenendo a Uno, Nessuno, 100Milan, su Radio24, all’indomani dei violenti
scontri avvenuti a Torino durante il corteo nazionale per il centro sociale
Askatasuna.
Il filosofo inquadra subito quanto accaduto non come un’emergenza di ordine
pubblico, ma come un episodio funzionale a una dinamica politica più ampia, che
riguarda il rapporto tra sicurezza e diritti nelle democrazie occidentali.
Per Cacciari il dibattito non può essere ridotto allo schema destra-sinistra,
una chiave di lettura che considera ormai superata: “Il problema della sicurezza
è un problema complessivo che va affrontato a 360 gradi. Bisognerebbe
individuare prima di tutto le cause di questa presunta crisi dei livelli di
sicurezza. Nessun dato lo dimostra, ma non importa. Ammettiamo che esista una
percezione di insicurezza molto diffusa: quali sono le cause? Sono le
manifestazioni in cui alcuni sciagurati commettono atti di intollerabile
violenza? Io non lo credo. Le cause dell’insicurezza, del disagio, della
frustrazione sono ben altre”.
L’ex sindaco di Venezia contesta l’idea che l’inasprimento delle misure
repressive possa rappresentare una risposta efficace al problema della
sicurezza: “Dei politici che non fanno i demagoghi dovrebbero prima individuare
queste cause e cercare di porvi rimedio. Poi esistono anche questioni tecniche
che riguardano la sicurezza. Ma per una serie di reati l’inasprimento delle pene
non serve assolutamente a nulla. È stato scientificamente dimostrato che
aumentare le pene non riduce la quantità né la qualità dei reati – sottolinea –
Ovviamente esistono dei problemi tecnici di sicurezza. Quante sono le forze
dell’ordine, come sono dislocate, sono organizzate bene, sanno fare il loro
mestiere, sono state addestrate adeguatamente, sono pagate adeguatamente? Ma
naturalmente non si tratta di questo, soprattutto per le forze di governo”.
Gli episodi di violenza, quindi, diventano l’occasione per restringere
progressivamente i diritti, in una logica che Cacciari definisce evidente e
sistematica: “Non è vero che i livelli di autoritarismo si misurano soltanto
sulle leggi speciali in materia di sicurezza. C’è un crollo globale dei diritti
individuali. Noi siamo sorvegliati, controllati, manipolati dalla mattina alla
sera. In nessun regime autoritario del passato esisteva la possibilità tecnica
di un controllo e di una manipolazione di ogni individuo come oggi. Questo è
l’autoritarismo nuovo che sta avanzando“.
Alla constatazione che gli elettori sembrano premiare i partiti che spingono in
questa direzione, Cacciari risponde collegando il tema della sicurezza a una
crisi sociale profonda. I ceti medi dell’Occidente vivono una condizione di
insicurezza strutturale, con redditi fermi da quarant’anni, giovani costretti a
emigrare perché non trovano lavoro adeguato e una sensazione diffusa di declino.
In un contesto simile, osserva, è inevitabile che l’opinione pubblica si sposti
a destra, come la storia dimostra.
E avverte: “Vuole che la gente si senta sicura? Vuole che la gente dica che sta
bene e tranquilla? Guardate cosa sta succedendo negli Stati Uniti che da anni
sono sull’orlo di una vera e propria guerra civile. Le opposizioni si svuotano o
scompaiono e in alcuni paesi, come la Francia, dove siamo arrivati al paradosso
per cui il presidente Macron finisce per rappresentare l’opposizione rispetto a
una destra sempre più radicalizzata”.
Nel dibattito entra anche l’intervento della procuratrice generale di Torino,
Lucia Musti, che all’inaugurazione dell’anno giudiziario ha denunciato la
“benevola tolleranza” di settori della borghesia e della upper class verso
condotte che sono gravi reati. Musti parla di una “area grigia”, colta e
borghese, che attraverso scritti, prese di posizione e comportamenti
contribuisce a normalizzare la violenza invece di svolgere un ruolo di
deterrenza, educazione al vivere sociale e rispetto delle regole democratiche.
Cacciari colloca queste parole in un quadro più ampio: “Ormai le cose sono
andate a un punto tale per cui è molto difficile per la cosiddetta sinistra
resistere alla strumentalizzazione di certi episodi da parte della destra. In
Italia, come altrove, è diventato molto difficile rimontare la situazione in un
contesto internazionale di questo genere, con la guerra sempre sulla soglia. È
molto complicato”.
Questo, aggiunge, non esonera dalla necessità di interrogarsi su cosa dovrebbe
essere una politica di sicurezza, né, soprattutto, non deve far perdere di vista
quella che definisce una colossale operazione di strumentalizzazione di alcuni
eventi da parte della destra, alimentata anche da chi, con azioni violente,
finisce paradossalmente per rafforzare i propri avversari politici.
Alla domanda finale, forse la più impegnativa, sulla capacità della sinistra di
proporre ancora un modello sociale alternativo, Cacciari risponde senza
illusioni: “È una domanda da un milione di dollari. Ci sono momenti in cui
l’epoca è così svoltata che pensare di potersi opporre a quello che appare
sempre di più come un destino è molto difficile. Questa fase finirà, ma come non
lo sappiamo – chiosa – Potrebbe finire con un nuovo equilibrio, potrebbe finire
in una catastrofe, potrebbe continuare come una guerra civile globale
permanente. Se continua una situazione di questo genere, per le forze di
sinistra, per una o due generazioni non c’è niente da fare“.
L'articolo Cacciari: “Governo Meloni usa gli scontri di Torino per ridurre i
diritti. Il suo ideale è una polizia con licenza di uccidere” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Decreto sicurezza, emergenza o propaganda? Alle 16 ne parlano in diretta Peter
Gomez e Alessandro Mantovani
L'articolo Decreto sicurezza, emergenza o propaganda? La diretta con Gomez e
Mantovani proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Il governo non dà ordini alla magistratura e forse bisognerebbe ricordare alla
presidente del Consiglio che in questo paese vige ancora l’obbligatorietà
dell’azione penale, perché i magistrati sanno perfettamente che cosa devono fare
e quali norme applicare”. È il messaggio lanciato a Tagadà (La7) da Rosy Bindi a
Giorgia Meloni, intervenendo sugli scontri avvenuti a Torino durante il corteo
nazionale per il centro sociale Askatasuna.
Per l’ex ministra la violenza esplosa in piazza viene utilizzata politicamente,
soprattutto in vista del referendum sulla giustizia. Bindi parte da una premessa
che rivendica con forza: “Io ho fiducia nelle nostre forze dell’ordine e nei
nostri servizi, ed è proprio per questo che mi chiedo se sia possibile che non
si sappia che quando si verificano queste manifestazioni arrivano sempre questi
gruppi violenti, se davvero non siamo in grado di fermarli prima o di evitare
quello che abbiamo visto a Torino”.
E sottolinea: “Il rischio concreto è che a prendere una manganellata siano uno
studente, una suora o un anziano, mentre questi signori riescono a evitare il
blocco della polizia”. Una dinamica che, ricorda, “si ripete da Genova in poi e
che continua a segnare questo paese”.
Nel suo intervento, l’ex presidente della Commissione Antimafia respinge l’idea
che la risposta possa essere affidata esclusivamente alla repressione: “I centri
sociali non si risolvono con gli sgomberi, ma con il dialogo e con il confronto,
cercando di capire quali problemi si annidano in una società che finisce per
produrre, in tutte le grandi città, luoghi di aggregazione che non possono
essere preventivamente criminalizzati. Il problema casa esiste – sottolinea – il
problema lavoro esiste. Immaginare pacchetti di sicurezza, aumentare le norme e
aggiungere pene non risolve la questione”. Un approccio che, secondo l’ex
ministra, “non fa parte della cultura di questa destra”.
Il passaggio più duro riguarda però il rapporto tra politica e magistratura.
Bindi critica le parole della premier che invita i giudici a valutare gli
episodi di violenza “senza esitazioni”: “So che vogliono togliere
l’obbligatorietà dell’azione penale, lo hanno detto molte volte. Questa sarebbe
la seconda fase, che spero non ci sarà perché al referendum sulla riforma Nordio
vinceremo con il No“.
Bindi denuncia il fatto che l’attacco del governo Meloni ai magistrati sia ormai
sistematico: “In ogni circostanza si usa quello che accade per fare propaganda,
arrivando persino ad aprire un caso diplomatico con la Svizzera perché non si
condivide il modo in cui agisce la magistratura svizzera. Si vuole lisciare il
pelo a quella parte del paese convinta che le forze dell’ordine individuino i
delinquenti e che poi siano i magistrati a liberarli”.
L’invito conclusivo è a riportare il confronto su un terreno di competenza e
responsabilità: “Servono conoscenza dei processi, conoscenza della legge e
conoscenza delle situazioni concrete, perché problemi gravi come questi vanno
affrontati seriamente e non utilizzati a fini di propaganda politica“.
L'articolo Scontri a Torino, Bindi contro Meloni: “Il governo non dà ordini alla
magistratura, esiste l’obbligatorietà dell’azione penale”. Su La7 proviene da Il
Fatto Quotidiano.
“Ho la chiesa piena di persone che vogliono vedere se l’angelo ha il volto della
presidente del Consiglio e per me è solo un bene. A tutti chiedo di recitare
insieme un’Ave Maria. E’ una situazione insolita ma se l’effetto è di aver
avvicinato persone che non entravano in basilica e farle pregare ne sono
contento. Zero polemiche”. A pronunciare queste parole blasfeme nei confronti
del Cristianesimo è stato monsignor Daniele Micheletti, il rettore di San
Lorenzo in Lucina dove è comparso un cherubino restaurato con il volto della
premier.
La frase, riportata in un’intervista di Giacomo Galeazzi al prete su La Stampa
di domenica 1 febbraio, è a dir poco offensiva non solo per chi crede in Dio ma
anche per chi come me crede di essere ateo. Di là di tutte le valutazioni
sull’azione di restauro (le Sovrintendenze non permettono di toccare una
piastrella antica ma nessuno pare si sia accorto di questa variazione in corso
d’opera) che non mi competono non avendo competenze architettoniche, resta
l’indignazione per il valore che monsignor Micheletti dà della preghiera, della
spiritualità. Se dovessimo seguire il ragionamento del prelato sarebbe il caso
di far apparire nelle nostre chiese anche il volto di Chiara Ferragni magari in
qualche affresco della crocifissione al posto della madre di Gesù ai piedi della
croce. Oppure, per avvicinare i più giovani al cristianesimo, si potrebbe
mettere Fedez in cappella Sistina e Belen Rodriguez tra i mosaici del duomo di
Monreale al posto di Eva nel giardino della creazione. Il rettore di San
Lorenzo, esulta per le Ave Maria recitate insieme ai curiosi un po’ come i
fanatici di Međugorje festeggiavano la conversione di Poalo Brosio.
Siamo di fronte a parole che dovrebbero far vergognare il Vaticano che senza
indugio avrebbe dovuto chiedere le dimissioni del monsignore sospendendolo –
come si fa a scuola con chi è indisciplinato – e chiedendogli di ripassare, in
primis, il Vangelo. Di là dell’ironia credo che per rispetto del cristianesimo,
il cardinale Baldassare Reina, vicario generale di Sua Santità per la diocesi di
Roma, dovrebbe intervenire sostituendo immediatamente monsignor Micheletti.
L'articolo L’angelo Meloni: perché le parole del prete dovrebbero far vergognare
il Vaticano proviene da Il Fatto Quotidiano.
La vittoria alata nella Basilica di San Lorenzo in Lucina potrebbe presto
cambiare volto, o meglio, tornare quello di una volta. La Soprintendenza
speciale di Roma, guidata da Daniela Porro, ha avviato un’indagine interna per
verificare se il recente restauro abbia alterato i connotati dell’originale del
2000, rendendolo simile alla premier Giorgia Meloni. Il Ministro della Cultura,
Alessandro Giuli, ha chiesto chiarezza: se i documenti d’archivio confermeranno
la modifica non autorizzata, la versione “politica” verrà rimossa per
ripristinare l’iconografia originale. “La Soprintendenza – hanno fatto sapere
dal Ministero – ha attivato le ricerche di archivio per individuare la
documentazione, fotografica o disegni di progetti, del dipinto originale della
cappella del Crocifisso a San Lorenzo in Lucina realizzato nel 2000. La ricerca
è funzionale a un raffronto con l’attuale decorazione frutto del ripristino
avvenuto nel 2025″. Mentre il Vicariato prende le distanze parlando di
un’iniziativa arbitraria del restauratore, si attende il responso degli archivi
per chiudere un caso che ha già scatenato polemiche e ironia social. Secondo
quanto riporta Repubblica, ad avanzare la richiesta del ripristino è stata la
Santa Sede, tramite monsignor Daniele Micheletti. Il Vaticano, tra l’altro, ha
sottolineato “che le immagini d’arte sacra e della tradizione cristiana non
possono essere oggetto di utilizzi impropri o strumentalizzazioni, essendo
destinate esclusivamente a sostenere la vita liturgica”.
Dopo le polemiche, rimbalzate su tutti gli organi di stampa, la smentita del
restauratore Bruno Valentinetti (“ho solo restaurato il dipinto che c’era prima,
è un angelo, ognuno ci vede quello che vuole”) e l’intervento ironico della
stessa premier (“No, decisamente non assomiglio a un angelo”, ha scritto sui
social), tantissime persone, tra romani curiosi e turisti hanno affollato la
Basilica romana per osservare da vicino il restauro dell’affresco che fa da
sfondo alla cappella delle Anime Sante. Dopo aver atteso la fila e guardato da
vicino l’affresco, sono molti i visitatori che concordano con chi ha visto nel
dipinto una somiglianza con il volto della premier. L’immagine originale,
precedente al restauro del 2023, non assomigliava alla premier.
L'articolo L’affresco di San Lorenzo col volto di Meloni: verso il ripristino
dell’immagine originale. Nella Basilica centinaia di visitatori proviene da Il
Fatto Quotidiano.