Acceso confronto a Tagadà (La7) tra il magistrato Alfonso Sabella e
l’europarlamentare di Forza Italia Flavio Tosi sugli scontri di Torino e sul
pacchetto sicurezza del governo Meloni.
L’ex sindaco di Verona, già esponente della Lega, invoca il pugno duro da parte
delle forze dell’ordine e infila nello stesso discorso ordine pubblico,
delegittimazione dei magistrati e referendum sulla separazione delle carriere,
riproponendo una miscela polemica ormai abituale nel centrodestra: “Nei paesi
occidentali le forze d’ordine locali possono usare qualsiasi strumento contro i
manifestanti violenti. Questa gente va menata e caricata pesantemente. E se poi
usa le maniere che abbiamo visto a Torino, le forze dell’ordine sparano anche“.
E aggiunge: “Da noi non è possibile perché ci sono alcuni colleghi del
magistrato che è seduto lì in studio che, piuttosto che processare i
delinquenti, processano poliziotti e carabinieri. E qui torna il tema dello
scudo penale per le forze dell’ordine: in un paese normale non si procederebbe
mai contro poliziotti e carabinieri, a differenza di quanto avviene in Italia. E
il referendum sulla separazione delle carriere, tanto temuto dalle procure, dal
Csm e da chi vuole politicizzare la giustizia, va in questa direzione”.
Visibilmente sbigottito, Sabella replica con toni preoccupati, citando anche la
proposta di Matteo Salvini per una estensione del fermo preventivo a 48 ore:
“Sinceramente mi sembra di vivere in un mondo dissociato. Sento addirittura che
si vuole autorizzare le forze di polizia ad aprire il fuoco contro i
manifestanti. Si parla di fermo preventivo e di privare le persone della loro
libertà personale per due giorni. Non so, allora sono nato in un altro paese. Mi
sento davvero a disagio, questo non è il mio paese“.
Tosi controbatte: “Non è che spari ad alzo zero sui manifestanti che sfilano
pacificamente o su qualcuno che ha delle intemperanze con un fumogeno. Quando
vedi dei delinquenti che linciano in poliziotto, gli puoi sparare. Nei paesi
normali occidentali, dove c’è una magistratura diversa dalla nostra, lo fanno e
nessuno eccepisce“.
Sabella insorge: “Non abbiamo notizie di stragi di M12 a raffica contro i
manifestanti in Spagna, Francia e Germania. Ripeto, mi sembra di vivere in un
mondo dissociato”.
A sostegno della propria tesi, Tosi cita la Danimarca, ma in modo totalmente
impreciso: “Qualche anno fa a Christiania, quartiere di Copenaghen, ci fu una
manifestazione analoga e le forze dell’ordine tirarono sui manifestanti, perché
si comportavano come abbiamo visto a Torino. E là nessuno è finito processato –
rincara – perché, nel momento in cui agisci per difendere un tuo collega, hai
diritto a doverlo fare senza finire sotto processo come succede in Italia. Ma,
del resto, lei ragiona come molti suoi colleghi”.
“E sono orgoglioso di fare così”, chiosa Sabella.
In realtà, l’episodio richiamato dall’ex sindaco di Verona non ha riscontro nei
fatti. A Christiania, l’area autonoma di Copenaghen nota per la sua storia di
occupazione e per i problemi cronici legati allo spaccio di droga in Pusher
Street, non risulta alcun episodio recente in cui la polizia danese abbia aperto
il fuoco contro manifestanti durante una protesta violenta. Gli interventi delle
forze dell’ordine si sono limitati all’uso di lacrimogeni e agli arresti: gli
spari sono avvenuti esclusivamente in contesti di legittima difesa contro
individui armati, nel quadro di scontri tra gang criminali, mai contro
manifestanti.
L’unico precedente vagamente assimilabile, e probabilmente all’origine della
confusione, risale al maggio 1993 nel vicino quartiere di Nørrebro, durante i
disordini seguiti al referendum sul Trattato di Maastricht: in quell’occasione
la polizia danese sparò proiettili veri, ferendo undici manifestanti, per
proteggere un agente in grave pericolo. Un caso isolato, avvenuto oltre
trent’anni fa, in un contesto del tutto diverso e non collegato a Christiania.
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la polizia spara sui violenti”. Polemica con Sabella. Su La7 proviene da Il
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