Terremoto politico nel Regno Unito. I Verdi hanno vinto le elezioni parlamentari
suppletive nel collegio di Gorton and Denton, tradizionale roccaforte del
cosiddetto ‘muro rosso’ dell’Inghilterra del nord, nella Greater Manchester. Un
duro colpo per il primo ministro Keir Starmer e per il Partito Laburista,
scivolato addirittura al terzo posto. La candidata dei Verdi Hannah Spencer è
stata dichiarata vincitrice con 14.980 voti. Matthew Goodwin del partito di
estrema destra Reform UK ha ottenuto 10.578 voti. La candidata laburista
Angeliki Stogia ne ha ricevuti 9.364. Il risultato illustra un panorama politico
britannico sempre più frammentato, dominato per decenni dai partiti Laburista e
Conservatore. Il collegio di Gorton and Denton, ha eletto deputati laburisti per
quasi tutto l’ultimo secolo, ma il governo di Starmer ha visto crollare la
propria popolarità da quando ha vinto le elezioni nel luglio 2024. La quota di
voti del Labour si è dimezzata rispetto alle elezioni nazionali del 2024, quando
aveva conquistato facilmente l’area. Spencer ha vinto con un margine
inaspettatamente ampio, assicurando ai Verdi il loro quinto seggio nella Camera
dei Comuni.
LA VITTORIA DEI VERDI E DELL’IDRAULICA SPENCER
“Per le persone qui a Gorton and Denton che si sentono lasciate indietro e
isolate: vi vedo e combatterò per voi”, ha detto Spencer, idraulica e
consigliera locale, nel suo discorso di vittoria. I Verdi hanno battuto non solo
il Labour, ma anche Reform UK, il partito anti-immigrazione guidato da Nigel
Farage, che da mesi guida i sondaggi nazionali. L’esito dell’elezione era
difficile da prevedere in un collegio eterogeneo che comprende quartieri
tradizionalmente operai – un tempo fortemente laburisti, ora orientati verso
Reform – oltre a un gran numero di studenti universitari e residenti musulmani.
Molti di loro si sono sentiti disillusi dalla svolta centrista del Labour sotto
Starmer e dalla percepita lentezza del governo nel criticare la condotta di
Israele nella guerra contro Hamas a Gaza – terreno fertile per i Verdi. Sotto la
guida di Zack Polanski, i Verdi hanno ampliato la loro agenda oltre le questioni
ambientali, concentrandosi anche su temi come il costo della vita, la
legalizzazione delle droghe e il sostegno alla causa palestinese.
LA CRISI DEL PREMIER STARMER
È una batosta per la linea moderata del governo Starmer. L’esito del voto
rappresenta un segnale forse decisivo per il premier, assediato fra l’altro dai
contraccolpi dello scandalo Epstein-Mandelson, oltre che dai fallimenti politici
imputatigli finora. Tanto più sullo sfondo dei malumori generati nel suo
medesimo partito dal veto imposto alla candidatura per il seggio in lizza del
popolare sindaco laburista di Manchester, Andy Burnham, temuto in caso di
ritorno in Parlamento come potenziale sfidante interno alla sua leadership: una
leadership ora considerata ad alto rischio in vista della vasta tornata di
elezioni amministrative del 6 maggio. Per centrare l’obiettivo, il premier aveva
mobilitato negli ultimi giorni le risorse del governo sul territorio locale e i
ministri a lui più fedeli, a costo di sollevare polemiche di concorrenza sleale
da parte degli avversari. Il risultato delle urne dimostra come sia stato uno
sforzo tardivo e inutile. La sconfitta sottolinea la profondità
dell’impopolarità del Labour e la sfida che deve affrontare sia da sinistra sia
da destra. Le prossime elezioni nazionali non dovrebbero tenersi prima del 2029,
pertanto la principale minaccia per Starmer proviene dall’interno del suo stesso
partito, dove i deputati stanno valutando se sostituirlo con un nuovo leader.
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i Verdi. Batosta per i laburisti, il premier Starmer in crisi proviene da Il
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Tempi duri per il premier Keir Starmer. Come se non bastasse l’avanzata della
destra populista di Reform Uk e i sondaggi che lo relegano in fondo alle
preferenze – secondo Yougov solo il 18% dei britannici ha un’opinione positiva
di Starmer rispetto al 75% che si esprime in modo negativo – sul capo del leader
laburista arriva la tegola Epstein.
Il primo ministro ha negato di essere stato a conoscenza “del legame oscuro” fra
il finanziere pedofilo e Peter Mandelson, un tempo fidato consigliere del New
Labour di Tony Blair e poi spedito come ambasciatore negli Stati Uniti nel
dicembre 2024. “Le vittime di Epstein hanno vissuto un trauma che la maggior
parte di noi fa fatica a comprendere, e devono riviverlo ancora e ancora. Hanno
visto ritardare l’assunzione di responsabilità. Voglio dire questo. Mi dispiace,
mi dispiace per quello che vi è stato fatto, mi dispiace che così tante persone
al potere abbiano fallito, mi dispiace di aver creduto alle bugie di Mandelson e
avergli dato una carica”.
Queste le dichiarazioni di scuse pronunciate a un evento del Labour. Starmer ha
cercato di segnare una distanza tra lui, i funzionari pubblici senza ombre, e
Mandelson: “”Credo ancora che la maggior parte delle persone che prestano
servizio nella vita pubblica, siano esse dipendenti o politici eletti, lo
facciano per la stessa ragione: perché credono nel servizio, perché credono nel
dovere. Ma non è quello che lo ha fatto Mandelson”. Starmer ha rilanciato
l’impegno di pubblicare tutti i documenti sulla nomina di Mandelson come
ambasciatore; avrebbe già voluto farlo – sostiene il premier – ma gli
investigatori gli avrebbero consigliato di attendere per consentire una cernita
rispetto alla diffusione di carte che possano avere un impatto sulla sicurezza
nazionale.
Sul primo ministro si addensano nubi plumbee e la stampa già evoca uno scenario
che riporta allo “scandalo Profumo”, che nel 1963 segnò la fine dei governi
conservatori. La vicenda – un perfetto intrigo di spie e sesso – coinvolse John
Profumo, segretario di Stato per la guerra che nel 1961 aveva avuto una
relazione con Christine Keeler, modella legata anche a Eugenij Ivanov, indicata
come “talpa” russa.
Ora, Starmer non ha avuto direttamente legami con Epstein, ma la sua ammissione
alla Camera dei Comuni, sotto la pressione dei conservatori, lo mette in una
posizione poco confortevole: il primo ministro ha dovuto ammettere che gli 007
di Sua Maestà lo avevano informato – prima di conferire l’incarico di
ambasciatore a Mandelson – dei rapporti di quest’ultimo con Epstein, anche dopo
la condanna del finanziere americano, nel 2008, per sfruttamento sessuale di
minorenni. Insomma, Starmer cammina sul filo del rasoio mentre Mandelson martedì
ha lasciato il suo incarico alla Camera dei Lord, ed è sotto inchiesta per la
“cattiva condotta” durante il suo mandato.
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dispiace aver creduto alle bugie di Mandelson” proviene da Il Fatto Quotidiano.