3 milioni di file hanno la coda lunga e gli schizzi di fango firmati Jeffrey
Epstein non stanno risparmiando nessuno, neanche lo star system di Hollywood.
L’ultima ipotetica vittima del faccendiere, che amava trafficare relazioni ad
alto livello in cambio della compagnia di giovani arruolate in tutto il mondo,
sarebbe Leonardo DiCaprio, con una menzione scivolosa anche nella direzione di
Cate Blanchett.
Protagonista dell’ennesimo scambio di richieste e di favori sarebbe l’ormai ex
ambasciatore britannico a Washington, ora anche ex Lord, Peter Mandelson.
Nella email datata giugno 2009 e pubblicata dal Daily Mail, il pedofilo
originario di Brooklyn si sarebbe rivolto all’allora segretario per il business
del governo laburista di Gordon Brown in cerca di lavoro e di una
“sponsorizzazione per Leonardo DiCaprio”. “Puoi pensare a qualcuno in India
Cina, Giappone,, ecc, che potrebbe voler sostenere Leonardo DiCaprio,, Russia
ecc… automobili ecc,, lui sta cercando un lavoro per promuovere prodotti non
americani e guadagnare soldi”.
La star, contattata dal quotidiano, ha lasciato che a rispondere fosse un suo
rappresentante incaricato di negare ogni “chiamata” tra lui ed Epstein.
In una deposizione resa da una della accusatrici del faccendiere americano, la
donna avrebbe affermato che l’uomo amava vantarsi delle sue strette relazioni
con star del mondo del cinema come DiCaprio e la Blanchett, ma approfondendo le
domande, la donna avrebbe anche aggiunto che si sarebbe trattato solo di
“esagerazioni”.
“Io non li ho mai incontrati” avrebbe ricordato il Daily Mail riportando i
virgolettati della deposizione. “Quando parlo di loro, è perchè ne sentivo
parlare mentre massaggiavo Epstein e lui esordiva, lui era al telefono un sacco
di volte e una di queste disse: Oh, questo era Leonardo” oppure, “Questa era
Cate Blanchett, o Bruce Willis”, questo genere di cose”.
Peter Mandelson, a sua volta, lo scorso gennaio, aveva tentato di prendere le
distanze dall’accusa di aver preso parte alle “feste” e agli incontri offerti da
Epstein ai suoi ospiti, spiegando ai microfoni della Bbc che il suo “essere gay”
lo teneva “separato” dal lato sessuale e che per questo “non aveva cognizione di
cosa accadesse”.
Nel corso dell’intervista aveva anche aggiunto che, durante la sua permanenza
nell’isola privata e nelle case in Messico e New York di Epstein, le uniche
donne con le quali aveva avuto contatti erano “due domestiche di una certa età”.
Negli ultimi giorno però, sono circolate immagini che lo ritraggono a Parigi, a
casa di Epstein, in mutande mentre regge un iPad accanto ad una ragazza in
accappatoio che si sporge verso di lui per leggere.
Di più, interrogato sulla sua opinione corrente dell’ex amico, lo avrebbe
definito un “manipolatore, affascinante, molto intelligente, il classico
sociopatico”, arrivando anche ad aggiungere: “E’ come il letame che non si
stacca più dalle tue scarpe. Come gli escrementi del cane, l’odore non va più
via”.
Tra la politica e lo show biz, l’ormai ex ambasciatore, ex membro del partito
laburista (chiamato “il principe delle tenebre”) ed ex Lord, sta trascinando giù
con sé anche la stabilità del governo di Keir Starmer costretto a spiegare
perchè lo abbia scelto per l’incarico, poi revocato, quando tutti sapevano della
sue strette relazioni con Epstein.
Al di là della lettere di “raccomandazione” ricevuta per Leonardo DiCaprio, la
vera aggravante rappresentata dagli scambi tra Mandelson ed Epstein starebbe
nell’invio da parte dell’uomo di fiducia dell’allora primo ministro laburista
Gordon Brown, di informazioni riservatissime rispetto a decisioni economiche
molto delicate che il governo intendeva assumere per uscire dalle secche di una
grave crisi di Credit Crunch, come ad esempio la vendita di asset del governo;
informazioni che non sarebbero mai dovute uscire da Downing Street e che
avrebbero potuto avvantaggiare chi ne fosse stato messo a conoscenza per
speculazioni e attacchi alla stabilità finanziaria del Regno Unito.
> I feel so angry and frustrated. If you do too, read on..
>
> The Peter Mandelson/ Epstein Files scandal is of such magnitude that its full
> implications won’t be known for some time. However, what’s evident is that
> Mandelson story is not just one of deep personal failing, it also…
> pic.twitter.com/7ntAF0eSs8
>
> — Sangita Myska (@SangitaMyska) February 3, 2026
> Lord Mandelson resigns from Labour, over links with Jeffrey Epstein about a
> loan he can’t recall being given, and a photo he can’t recall being taken – it
> may be true, as we can’t really tell from the photo if his pants are on fire
> or not pic.twitter.com/nnYHB0gdQt
>
> — Have I Got News For You (@haveigotnews) February 2, 2026
L'articolo “Lui sta cercando un lavoro per promuovere prodotti non americani e
guadagnare soldi”: spunta il nome di Leonardo DiCaprio nelle mail di Epstein
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Jeffrey Epstein
Lord Mendelson, Bill Gates, Sarah Ferguson. E molti altri. Anche l’ultimo
rilascio degli Epstein files da parte del Dipartimento di Giustizia ha scosso il
mondo della politica, case reali, personaggi del jet set. Senza dimenticare che
ha omesso di tutelare alcune vittime – incluse minorenni all’epoca dei fatti –
delle quali sono stati pubblicati nomi, foto e video in cui si trovavano nude.
Ora anche il nome di Bill Clinton rientra nello scandalo: a quasi trent’anni dal
caso Lewinsky – dopo un scontro che va avanti da mesi col presidente della
commissione di vigilanza della Camera, James Comer – Bill e Hillary hanno deciso
di testimoniare davanti al Congresso. E questa volta le conseguenze della
stretta amicizia con il finanziere pedofilo potrebbero essere perfino più gravi
per l’ex presidente.
Il rischio era troppo grande: l’accusa di oltraggio al Congresso, punibile con
un anno di carcere o una multa di 100mila dollari. Oltre all’enorme macchia su
una reputazione già messa a dura prova nel 1998 e ora più che mai traballante
dopo la pubblicazione degli ultimi documenti sul caso. Files che hanno rivelato
maggiori dettagli sui legami tra Epstein e Bill Clinton. Le deposizioni si
svolgeranno il 26, l’ex segretaria di Stato, e il 27 febbraio, l’ex
commander-in-chief. Sarà la prima volta che un ex presidente americano
testimonierà davanti a una commissione del Congresso dai tempi di Gerald Ford
nel 1983. I repubblicani vogliono che la testimonianza non abbia limiti di tempo
e che sia registrata in audio e in video. Pare che i Clinton abbiano accettato
tutte le condizioni ponendone solo una: che i colloqui siano pubblici, per
evitare che i repubblicani possano strumentalizzare le loro dichiarazioni.
L’ex inquilino della Casa Bianca al momento non è accusato di nessun reato.
Peraltro Hillary ha dichiarato di non aver mai parlato né incontrato Epstein. Ma
la commissione guidata dai repubblicani chiede maggiore chiarezza su una serie
di punti. Oltre alle foto imbarazzanti che ritraggono Clinton in situazioni
sconvenienti con ragazze molto giovani, c’è la circostanza che quando era
presidente Epstein ha visitato il numero 1600 di Pennsylvania Avenue ben 17
volte. Ci sono poi i registri del jet privato del finanziere che mostrano che
Bill ha effettuato quattro voli internazionali nel 2002 e nel 2003. Poco dopo
l’arresto di Epstein con l’accusa di traffico sessuale nel luglio 2019, il
portavoce di Clinton confermò che l’ex presidente aveva viaggiato a bordo
dell’aereo ma solo per viaggi legati alla sua fondazione. La posizione dell’ex
presidente si è complicata poi dopo la recente pubblicazione da parte del
dipartimento di Giustizia di milioni di pagine di documenti e immagini sul caso.
In questi mesi di braccio di ferro con il Grand Old Party l’ex presidente e l’ex
segretaria di Stato hanno sostenuto di aver già fornito tutte le “poche
informazioni” in loro possesso sul pedofilo morto suicida in carcere, accusando
la commissione di “voler mettere in imbarazzo gli avversari politici su ordine
di Donald Trump”. L’avvocato della coppia, Angel Ureña, ha sottolineato su X che
i Clinton “hanno negoziato in buona fede”: “Voi no. Hanno detto sotto giuramento
ciò che sanno ma a voi non importa”, ha attaccato il legale, che sabato aveva
giocato l’ultima carta per evitare la deposizione proponendo invece
un’intervista di quattro ore a Bill Clinton e una deposizione scritta per
Hillary. Ma Comer aveva bocciato l’idea, spiegando di temere che l’ex presidente
possa eludere le domande e far trascorrere il tempo senza fornire risposte
concrete.
L'articolo Bill e Hillary Clinton testimoniano sul caso Epstein: ecco i punti
che il Congresso chiede di chiarire proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’ex ministro Peter Mandelson si dimette ufficialmente domani dalla Camera dei
Lord dopo che il suo nome è apparso nei cosiddetti file Epstein, confermando i
suoi rapporti con l’ormai defunto finanziere pedofilo Jeffrey Epstein.
L’annuncio ufficiale del ritiro di Mandelson dalla camera alta è stato fatto
all’inizio dei lavori dell’assemblea dal nuovo speaker, Michael Bruce Forsyth.
Già da domani Mandelson non sarà più membro della camera alta. Le accuse
sarebbero di aver passato informazioni sensibili a Epstein.
Mandelson, mentre ricopriva la carica di ambasciatore britannico negli Stati
Uniti, era stato licenziato a settembre per i suoi presunti legami con Jeffrey
Epstein, accusato nel 2019 di sfruttamento sessuale di decine di minorenni e
morto poi suicida in carcere alcune settimane dopo. Il politico britannico è
stato per anni uno dei volti simbolo del partito laburista, oltre ad aver
ricoperto le cariche di ministro e commissario europeo.
La decisione di dimettersi arriva dopo le pressioni che Downing Street avrebbe
fatto sull’ex ministro. Il governo britannico aveva dichiarato di aver inviato
alla polizia un fascicolo sulla gestione di alcune informazioni governative
sensibili da parte di Mandelson nel suo periodo da ministro. Le mail
incriminanti risalirebbero, infatti, al periodo in cui Mandelson ricopriva le
cariche di ministro delle Imprese e di vice primo ministro di fatto nel governo
di Gordon Brown. Intanto Scotland Yard ha avviato un’indagine penale su Peter
Mandelson. A riportarlo sono i media del Regno Unito.
Il premier Keir Starmer proprio oggi aveva avviato un iter d’urgenza per una
legge ad hoc che permettesse la rimozione di Mandelson dalla camera alta.
Starmer, secondo voci da Downing Street, si è detto “sconvolto” e ritiene
“vergognosa la diffusione di e-mail contenenti informazioni governative
altamente sensibili”. Il primo ministro britannico ha dichiarato che “è
necessario agire molto rapidamente” perché “l’opinione pubblica rischia di
perdere fiducia in tutti i politici” dopo casi del genere.
L'articolo Caso Epstein: l’ex ministro Mandelson si dimette da Lord. Starmer:
“Vergognosa la diffusione di mail” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sarah Ferguson non è più alla guida della sua associazione benefica. Il Sarah’s
Trust, la charity che portava il suo nome ed era presieduta dall’ex duchessa di
York, chiuderà “a breve per un tempo indeterminato”. La decisione arriva dopo le
ultime rivelazioni contenute nei documenti pubblicati dal Dipartimento di
Giustizia statunitense sui rapporti tra Ferguson e Jeffrey Epstein, il
finanziere americano condannato per reati sessuali e morto suicida in carcere
nel 2019.
Un portavoce dell’organizzazione ha spiegato che la scelta è maturata dopo
“alcuni mesi” di discussioni interne: “La nostra presidente Sarah Ferguson e il
consiglio di amministrazione hanno concordato che, con rammarico, la fondazione
chiuderà a breve per un tempo indeterminato”. Alla base della decisione, il
riemergere di email che mostrano come Ferguson fosse in contatto con Epstein
anche nel 2009, quando il faccendiere si trovava in carcere dopo il primo
arresto e una condanna giudicata da molti estremamente blanda.
In uno di questi messaggi, inviato mentre Epstein era detenuto, l’ex moglie del
principe Andrew gli chiedeva consigli su come avviare Mothers Army, una
piattaforma commerciale rivolta alle madri. Il progetto, come altri lanciati
negli anni da Ferguson, non ebbe successo. Le carte Usa mostrano inoltre come
Ferguson avesse più volte chiesto aiuti economici a Epstein, definendolo in
varie occasioni una “leggenda” e “il fratello che avrei sempre voluto”, e come
lo avesse coinvolto nella sua vita familiare, anche in relazione alle figlie
Beatrice ed Eugenie.
Le nuove rivelazioni su Ferguson si intrecciano con una pressione crescente
sull’ex marito, il principe Andrea, oggi noto ufficialmente come Andrew
Mountbatten-Windsor. A chiederne la testimonianza sono gli avvocati che
rappresentano le vittime di Epstein, insieme a parlamentari statunitensi e, nel
Regno Unito, a esponenti politici. Andrew, tuttavia, appare poco propenso a
esporsi di nuovo dopo l’intervista alla Bbc del 2019, rilasciata a Emily
Maitlis, che segnò un punto di svolta negativo per la sua immagine pubblica. “Se
si prende l’intervista a Newsnight come precedente, allora non si sa cosa Andrew
potrebbe dire o come potrebbe apparire sotto un interrogatorio molto, molto
ostile, ben più di quello affrontato con Emily Maitlis”, ha dichiarato Craig
Prescott, esperto di diritto costituzionale e monarchia alla Royal Holloway
University di Londra. “È difficile vedere come, in senso stretto, sarebbe
nell’interesse di Andrew farlo volontariamente”.
Secondo Gloria Allred, avvocata che rappresenta molte delle vittime di Epstein,
Mountbatten-Windsor ha invece “il dovere” di fornire qualsiasi informazione
utile: “Ha il dovere di offrire qualunque prova possa aiutare gli investigatori
a capire come Epstein sia riuscito ad abusare di così tante donne per così tanto
tempo e chi altro possa essere stato coinvolto”. Allred ha aggiunto che non
spetta ad Andrew decidere se ciò che sa sia rilevante: “Non è lui a dover
stabilire se ha informazioni utili. Non è troppo tardi, e ha informazioni che
può condividere e che potrebbero aiutare”. L’ultima volta che Andrew tentò di
spiegare il suo rapporto con Epstein, il risultato fu disastroso.
Nell’intervista del 2019 fu criticato per aver continuato a frequentare il
finanziere anche dopo la condanna del 2008 e per la mancanza di empatia mostrata
verso le vittime. Da allora, la sua posizione all’interno della famiglia reale è
progressivamente peggiorata. Lo scorso autunno, re Carlo III gli ha tolto i
titoli reali e il diritto di essere chiamato “principe”, nel tentativo di
proteggere la monarchia dalle ricadute dello scandalo. Andrew è stato anche
costretto a lasciare il Royal Lodge, la residenza di 30 stanze vicino al
castello di Windsor in cui viveva da oltre un decennio.
Dal punto di vista legale, la possibilità di costringerlo a testimoniare davanti
al Congresso americano appare limitata: “Ci sarà un’enorme pressione perché lo
faccia, ma anche se dovesse presentarsi, dubito che rivelerebbe qualcosa di
significativo”, ha detto Mark Stephens, avvocato specializzato in casi
internazionali a Londra. “Mi aspetterei che si appellasse al diritto a non
autoincriminarsi. Non credo che, al di là del suo nome, risponderebbe davvero
alle domande”. I documenti diffusi venerdì dal Dipartimento di Giustizia
suggeriscono che Epstein avesse tentato di organizzare un incontro tra Andrew e
una “bellissima” donna russa di 26 anni e che l’ex principe avesse offerto a
Epstein una cena a Buckingham Palace. Le stesse carte contengono anche le email
di Sarah Ferguson in cui definisce Epstein una “leggenda” e “il fratello che ho
sempre desiderato”. I documenti non provano reati da parte di molte delle
persone citate, ma mostrano l’ampiezza della rete di relazioni del finanziere.
Andrew aveva dichiarato nel 2019 di essere disposto a collaborare con “qualsiasi
autorità competente”, ma i fatti successivi raccontano altro. Dieci mesi di
negoziati tra i suoi legali e i procuratori federali statunitensi non portarono
a un’intervista. I suoi avvocati rifiutarono l’ipotesi di un interrogatorio
diretto, proponendo risposte scritte. Nel settembre 2020 i procuratori
rinunciarono alla collaborazione volontaria e ipotizzarono di ricorrere ai
tribunali britannici tramite il trattato di assistenza giudiziaria reciproca.
Non risulta che quella testimonianza sia mai avvenuta.
L'articolo Sarah Ferguson nei guai dopo le rivelazioni nei file di Epstein:
chiude “a tempo indeterminato” la sua associazione benefica proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Nella mole di documenti rilasciati venerdì dal Dipartimento di Giustizia Usa –
oltre tre milioni di pagine – ci sono nomi, video e foto censurati. Ma non
tutti: nell’ambito della pubblicazione dei file su Jeffrey Epstein sono state
pubblicate online dal ministero decine di immagini di giovani donne e
adolescenti nude, nonostante l’obbligo di oscurare qualsiasi elemento potesse
danneggiare le vittime. All’interno del dossier ci sono, secondo il quotidiano,
40 foto non censurate, forse parte di un archivio privato, raffiguranti corpi
nudi e volti. Le persone ritratte sembrano giovani e in alcune immagini si
intravede l’isola privata di Epstein, mentre altre sono state scattate in camere
da letto e in altri spazi interni. Oltre alle immagini, da un’analisi del Wall
Street Journal è emerso che anche i nomi completi di 43 delle 47 vittime
esaminate non erano stati oscurati nei documenti e molte di loro non avevano mai
reso pubblica la propria identità o erano minorenni al momento degli abusi. I
loro nomi completi erano disponibili domenica pomeriggio tramite la funzione di
ricerca per parole chiave del Dipartimento di Giustizia, insieme a dettagli
personali che ne consentono la facile identificazione, inclusi gli indirizzi di
casa.
La notizia della pubblicazioni di queste foto ha indignato le vittime del
finanziere pedofilo. Annie Farmer, che ha testimoniato in tribunale su come sia
stata manipolata e abusata da adolescente da Epstein e dalla sua complice
Ghislaine Maxwell, ha definito la circostanza “estremamente inquietante”, mentre
una portavoce del dipartimento di Giustizia ha assicurato che “stiamo lavorando
senza sosta per rispondere a qualsiasi dubbio o preoccupazione delle vittime e
per intervenire su qualsiasi file che richieda ulteriori modifiche ai sensi
della legge”. Domenica, il vice procuratore generale Todd Blanche ha dichiarato
ad Abc News che l’agenzia si è adoperata per proteggere le vittime e avrebbe
rimosso i loro nomi in caso di segnalazione. “Ogni volta che riceviamo una
segnalazione da una vittima o dal suo avvocato in cui si afferma che il nome non
è stato correttamente oscurato, interveniamo immediatamente”, ha affermato,
aggiungendo che gli errori riguardano lo “0,001% di tutto il materiale”.
E da quanto emerge nei file continua a infittirsi il mistero intorno all’eredità
di Epstein e ai suoi presunti legami con la famiglia reale britannica, in
particolare gli ex duca e contessa di York. In un’email del 21 settembre 2011,
attribuita a Sarah Ferguson e firmata “Sarah”, Fergie si congratulava con il
finanziere per la nascita di un bambino, quando Epstein era già stato condannato
per reati sessuali. “Non so se sei ancora su questo Bbm, ma ho saputo dal Duca
che hai avuto un figlio maschio (‘baby boy’) – si legge nell’email – anche se
non ti sei più fatto sentire, io sono ancora qui con affetto, amicizia e
congratulazioni per il tuo bambino. Sarah xx”. In un secondo messaggio inviato
pochi minuti dopo, Ferguson aggiungeva: “Sei scomparso. Non sapevo nemmeno che
stessi per avere un bambino. Per me era chiarissimo che eri amico solo per
arrivare ad Andrew, e questo mi ha ferita profondamente”. Le parole di Ferguson
hanno riacceso le speculazioni sugli eventuali eredi di Epstein: non è mai stato
confermato pubblicamente che il finanziere abbia avuto figli, e non esistono
atti ufficiali che lo attestino. Subito dopo la sua morte nel 2019, la società
di genealogia Morse Genealogical Services lanciò un appello per “figli
sconosciuti”, ricevendo oltre 100-130 segnalazioni da presunti discendenti,
alcune dal Regno Unito. Nessuna di queste richieste è stata confermata, e molte
sono state considerate tentativi opportunistici o speculativi di accedere alla
sua eredità. Un report del New York Times risalente al 2019 rivelò che Epstein
aveva discusso piani per “seminare la razza umana” – diventando padre di decine
di bambini tramite surrogate o programmi di “riproduzione” nella sua tenuta del
New Mexico, ma non emerse alcuna prova che queste idee fossero mai state
attuate.
L'articolo Negli Epstein Files nomi, foto e video delle vittime nude: il
Dipartimento Usa non le he censurate. Il mistero sul figlio segreto proviene da
Il Fatto Quotidiano.
“Non ho alcun interesse, vorrei solo capire il perché“. È una delle frasi,
scritta in una mail del luglio 2018, con cui Jeffrey Epstein commenta un dossier
dedicato all’AC Milan, finito tra le oltre tre milioni di pagine di documenti
recentemente pubblicate dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. Carte
che riguardano l’ex finanziere, condannato per reati sessuali e morto suicida in
carcere nel 2019, e che restituiscono uno spaccato frammentato ma rivelatore
della sua rete di contatti internazionali. Tra mail riservate sul presidente
Donald Trump e foto imbarazzanti dell’ex principe Andrea, in modo inatteso negli
Epstein files compare anche il club rossonero.
Le email risalgono all’estate del 2018, nelle settimane immediatamente
successive al passaggio di proprietà del Milan al fondo statunitense Elliott
Management, subentrato all’imprenditore cinese Yonghong Li dopo il default sul
rimborso del prestito che aveva finanziato l’acquisizione del club. È in quel
momento di caos gestionale, incertezza finanziaria e sanzioni UEFA che il nome
del Milan inizia a circolare anche nella corrispondenza di Epstein. Il 13 luglio
l’ex finanziere riceve una mail con oggetto “AC Milan”. Il messaggio è firmato
da Jide Zeitlin ed è ridotto all’essenziale: “Come discusso”. In allegato c’è un
documento intitolato AC Milan Acquisition – July 2018, un vero e proprio teaser
finanziario redatto dalla società di consulenza Keffi Group. Il dossier presenta
il Milan come “un’opportunità unica per acquisire l’ultimo super club europeo
rimasto”, ripercorrendone i successi sportivi, la forza del marchio e la
centralità storica dei rossoneri nel calcio continentale.
Il documento entra poi nel merito della crisi: l’acquisto del club da parte di
Yonghong Li nel 2017, il ricorso a un finanziamento ad alto interesse concesso
da Elliott, la campagna acquisti da oltre 150 milioni di euro, il mancato
rispetto dei parametri del Fair Play Finanziario, fino all’escussione del pegno
e al passaggio di controllo al fondo americano. Sul piano economico, la
valutazione stimata oscilla attorno ai 600 milioni di euro, sulla base dei
multipli di ricavi ed EBIT e del confronto con altri club europei.
Epstein inoltra il dossier a più interlocutori. Tra questi c’è David Stern,
storico ex commissioner della NBA, che risponde chiedendo dettagli concreti:
“Pensavo che Elliott l’avesse già preso e volesse tenerlo. Che percentuale e a
che prezzo?”. La replica di Epstein è immediata e perentoria: “Non sono
coinvolto, ho pensato di inoltrartelo perché non ho alcun interesse in queste
cose”. Stern chiude lo scambio con una frase che ridimensiona l’operazione:
“D’accordo. E questo, in particolare, è vecchia storia“. Parallelamente, Epstein
gira il dossier anche a Nicole Junkermann, imprenditrice tedesca attiva nel
mondo degli investimenti e dello sport, con un passato in Infront e oggi
impegnata, attraverso il suo fondo, in un progetto di sviluppo della Serie A di
pallavolo femminile. In una mail del 14 luglio 2018 Epstein scrive: “Non ho
alcun interesse, vorrei solo capire il perché“. Junkermann risponde in modo
asciutto: “Lo so. Che cosa vorresti sapere?”. Il giorno successivo l’ex
finanziere chiude lo scambio con un invito informale: “Chiamami e ti spiego“.
Tra i destinatari compare anche Eduardo Umberto Teodorani Fabbri, manager
italiano figlio di Maria Sole Agnelli (sorella dell’Avvocato Gianni), che ha
lavorato per diverse società della famiglia Agnelli. Il suo nome emerge anche in
un’email più datata, del novembre 2014, in cui Epstein gli scrive semplicemente:
“Milan-Inter. Vai a vedere la partita?”. Un riferimento al derby della Madonnina
giocato il 23 novembre 2014 e terminato 1-1, con gol di Menez e Obi. Forse uno
dei punti più bassi del calcio meneghino. E un dettaglio apparentemente
marginale che contribuisce però a collocare nel tempo un presunto interesse di
Epstein per il Milan.
Le email non dimostrano in realtà un suo coinvolgimento diretto nelle vicende
dei rossoneri, come lui stesso ribadisce più volte. Ma restituiscono l’immagine
di un club che, in uno dei momenti più fragili della sua storia recente, viene
trattato come un asset finanziario da valutare, analizzare e potenzialmente
cedere. Tanto da finire nelle conversazioni riservate dell’uomo che sarebbe
diventato il simbolo di uno dei più gravi scandali giudiziari degli ultimi
decenni. Sempre in attesa che eventuali nuove rivelazioni possano portare alla
luce un’altra parte di questa storia.
L'articolo Quando Jeffrey Epstein si interessò al Milan: quelle email
dell’estate 2018 e il dossier girato a vari contatti proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Ci sono almeno 3.200 rifermenti a Donald Trump nei documenti sul caso Jeffrey
Epstein pubblicati venerdì dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. Ma
secondo il New York Times il numero potrebbe crescere al termine dell’analisi
completa delle carte. I riferimenti al presidente degli Stati Uniti emergono in
forme diverse: segnalazioni inviate agli investigatori nell’ambito
dell’inchiesta sul finanziere pedofilo morto suicida in carcere il 10 agosto
2019, articoli di giornale inseriti nei fascicoli e semplici menzioni
all’interno di email.
Tra i file resi pubblici figura un memo interno dell’Fbi, datato metà 2021 e
diffuso oggi, di cui ha dato conto la Cnn. Nel documento una delle vittime di
Epstein racconta che Ghislaine Maxwell – amante, socia e “facilitatrice” del
traffico sessuale di minori, condannata nel giugno 2022 a 20 anni di prigione
con sentenza confermata in appello nel 2025 – l’avrebbe presentata a Trump
durante una festa, suggerendo che fosse “disponibile”. La testimone, che
all’epoca dei fatti aveva 22 anni, riferì agli investigatori che, in ultimo,
“non successe nulla” tra lei e il futuro capo della Casa Bianca. Il memo risale
a pochi mesi prima della condanna federale di Maxwell per traffici sessuali.
Anche in questo caso, il presidente ha sempre negato ogni coinvolgimento.
Altri documenti contengono accuse molto più gravi, raccolte dalle autorità
federali come soffiate, spesso anonime. Secondo quanto riportato da Tmz, una
minorenne avrebbe affermato di essere stata costretta a praticare sesso orale a
Trump 35 anni fa. Un’altra accusa, non ritenuta credibile dalle autorità, è
arrivata da un’altra donna che si è detta vittima e testimone di un giro di
tratta di esseri umani a sfondo sessuale nel club da golf di Trump a Rancho
Palos Verdes, in California, fra il 1995 e il 1996.
Un’altra ancora è di una donna che a 13 anni era incinta ed era stata costretta
a sesso orale con il presidente, che la pagava regolarmente per questo. La donna
aveva anche riferito che Trump era presente quando suo zio uccise il bambino
appena nato. Un’altra soffiata arrivata alle autorità federali era di un’altra
donna ancora che dichiarò di avere presenziato alle feste di Trump a Mar-a-Lago
dove Epstein portava dei bambini e il futuro presidente li metteva all’asta. La
Casa Bianca, riporta Tmz, non ha commentato direttamente, rinviando alle parole
del vice ministro Todd Blanche, secondo cui le carte pubblicate contengono anche
“affermazioni false e sensazionalistiche contro il presidente, presentate
all’Fbi poco prima delle elezioni del 2020”.
Nei documenti compare infine uno scambio di email tra Melania Trump e Ghislaine
Maxwell, risalente a circa due anni prima che Melania diventasse la terza moglie
di Trump. Nella missiva, Melania si diceva lieta di poter incontrare Maxwell a
Palm Beach; la risposta della complice di Epstein si chiudeva con un saluto
affettuoso: “Tesoro”.
Nei file spunta anche il nome dell’attuale segretario al commercio Howard
Lutnick, che invitò Epstein a una raccolta fondi che stava organizzando per
Hillary Clinton. Lutnick era vicino di casa di Epstein a New York e in passato
ha raccontato che nel 2005, insieme a sua moglie, aveva visitato casa dell’ex
finanziere ed era rimasto disgustato dalla sala massaggi che gli era stata fatta
vedere.
Nel dicembre 2012, Epstein invitò Lutnick a pranzo nella sua isola privata. La
moglie di Lutnick accettò l’invito e disse che sarebbero arrivati su uno yacht
con i loro figli. In un’altra occasione nel 2011, i due uomini si incontrarono
per bere qualcosa insieme, secondo un programma condiviso con Epstein. Lutnick
ha dichiarato di aver tagliato i ponti con Epstein molto tempo fa. Un portavoce
del Dipartimento del Commercio ha affermato che Lutnick ha avuto “interazioni
limitate con il signor Epstein in presenza di sua moglie e non è mai stato
accusato di alcun illecito”.
I documenti mostrano però che le vite dei due uomini hanno continuato a
intrecciarsi fino al 2018. Quell’anno, secondo alcune e-mail, Epstein contribuì
a una cena di beneficenza in onore di Lutnick. L’anno precedente, i due uomini
si scambiarono e-mail sulla costruzione di un edificio di fronte alle loro case.
L'articolo Caso Epstein, nei nuovi file Trump nominato almeno 3.200 volte:
“Ricevette sesso orale da una 13enne”. Spuntano anche Melania e il segretario
Lutnick proviene da Il Fatto Quotidiano.
Migliaia di file, oltre tre milioni di pagine pubblicate dal Dipartimento di
Giustizia, tra cui più di duemila video e 180mila immagini, che includono
materiale pornografico. Si tratta della più grande quantità di documenti
rilasciata sul caso Epstein, che il New York Times sta esaminando. Ci sono file
che citano Trump, altri in cui si parla di Bill Gates. Documenti in parte
censurati, ha dichiarato il Dipartimento di Stato, per tutelare le vittime e non
tutelare il presidente. “Non abbiamo protetto Donald Trump, non abbiamo protetto
nessuno”, ha detto il viceministro della Giustizia Todd Blanche. Le autorità
federali, scrive il Nyt, hanno inoltre creato uno schema della cerchia ristretta
di Epstein, con le persone considerate suoi potenziali complici. Tra loro ci
sono la sua ex compagna già condannata Ghislaine Maxwell; il suo avvocato Darren
Indyke; il suo commercialista Richard Kahn; il suo consulente finanziario Harry
Beller; la sua assistente di lunga data Lesley Groff; e Jean-Luc Brunel, morto
suicida in una prigione francese dopo essere stato accusato di stupro.
I documenti che riguardano il presidente Usa – Alcuni dei file che menzionano
Trump sembrano essere segnalazioni inviate agli investigatori in relazione al
caso Epstein, altri sono riferimenti al presidente Usa in articoli di giornale
che sono stati inseriti nei file. Epstein e i suoi amici erano infatti soliti
scambiarsi articoli e anche gli investigatori federali hanno esaminato i
resoconti dei media nell’ambito delle loro indagini. Ci sono anche e-mail che
fanno semplicemente riferimento a Trump: Epstein, ad esempio, discuteva
regolarmente del tycoon, riflettendo anche sulle sue possibilità nelle elezioni
presidenziali del 2016. Trump ha negato qualsiasi illecito in relazione a
Epstein.
La “malattia venerea di Bill Gates e gli antibiotici per Melinda” – Ma a colpire
sono anche i file che riguardano Bill Gates. Il fondatore di Microsoft sarebbe
rimasto contagiato da una malattia venerea dopo esser andato a letto con ragazze
russe: questo il succo di una mail che Jeffrey Epstein avrebbe scritto a se
stesso. Risale al 18 luglio 2013. Epstein attacca Gates per aver rotto
l’amicizia: “Per aggiungere insulto alla ferita mi chiedi ora di cancellare le
mail relative alla tua malattia sessualmente trasmissibile e la tua richiesta di
antibiotici da passare di nascosto a Melinda“, si legge, tra l’altro, nel
messaggio pubblicato dal Daily Mail. Bill Gates e la moglie sono stati sposati
dal 1994 al 2021.
Le “omissioni” del Dipartimento di Stato – Successivamente alla pubblicazione
dei file, il vice procuratore generale americano Todd Blanche ha dichiarato che
di aver applicato “ampie omissioni” ai file. “Le categorie di documenti non
divulgati includono quelli che la legge consente di non divulgare, i fascicoli
che contengono informazioni personali identificabili delle vittime, i fascicoli
personali e medici e fascicoli simili – ha spiegato Blanche – La loro
divulgazione costituirebbe una chiara e ingiustificata violazione della privacy
personale”. “Abbiamo oscurato tutte le donne raffigurate in qualsiasi immagine o
video, ad eccezione di Ghislaine Maxwell. Non abbiamo oscurato le immagini di
nessun uomo, a meno che non fosse impossibile oscurare la donna senza oscurare
anche l’uomo – ha chiarito – A tal fine, tuttavia, e per garantire la
trasparenza, se un membro del Congresso desidera esaminare qualsiasi parte della
produzione in forma non oscurata, è invitato a prendere accordi con il
dipartimento per farlo”.
Blanche ci ha tenuto a ribadire l’impegno del Dipartimento di Giustizia per la
tutela delle vittime. “Il procuratore generale, il direttore dell’Fbi e i nostri
partner in tutta l’amministrazione lavorano duramente ogni giorno per proteggere
i più vulnerabili tra noi con misure di protezione di questa portata – ha
spiegato, ammettendo tuttavia che – gli errori sono inevitabili. Naturalmente,
vogliamo correggere immediatamente eventuali errori di censura che il nostro
team potrebbe aver commesso”. Ha infine reso noto che il Dipartimento di
Giustizia ha creato un indirizzo e-mail per le vittime “per correggere le
omissioni e qualsiasi dubbio, quando opportuno”.
L'articolo Nuovi documenti di Epstein: la malattia venerea di Bill Gates e gli
antibiotici per la moglie Melinda proviene da Il Fatto Quotidiano.
Jimmy Kimmel, conduttore dell’omonimo show, è scoppiato in lacrime parlando di
Alex Pretti, l’infermiere ucciso lo scorso 24 gennaio a Minneapolis dall’Ice,
l’agenzia federale statunitense che si occupa dell’applicazione delle leggi
sull’immigrazione. Il presentatore, già sospeso dal palinsesto televisivo negli
scorsi mesi dopo alcuni commenti sulla morte dell’esponente dell’estrema destra
Charlie Kirk, ha criticato il governo Trump.
Il conduttore ha invitato gli americani a cambiare leader politici dicendo: “Se
i nostri politici stanno davvero creando e incoraggiando la violenza e la paura,
spero che anche voi concordiate sul fatto che abbiamo bisogno di nuovi leader
perché questi non lo sono”. Poi, con le lacrime agli occhi e la voce rotta,
Kimmel ha aggiunto: “Mi rivolgo alla popolazione di Minneapolis, alla famiglia
Pretti e a queste persone che si prendevano cura dei loro vicini. Vogliamo che
sappiate che siamo con voi e che non siete soli”.
Kimmel, dopo un lungo applauso del pubblico in studio, ha concluso facendo
riferimento agli “Epstein files”, una serie di documenti rilasciati dal
Dipartimento della Giustizia statunitense e resi pubblici dal governo Trump che
riguardano Jeffrey Epstein (amico dell’attuale presidente degli Usa), accusato
di traffico di esseri umani e violenza sessuale. Jimmy ha concluso così: “Vi
dico un’ultima cosa. Vogliamo vedere anche quegli Epstein files“.
> ????Wow! Jimmy Kimmel burst into tears while discussing Alex Pretti.
>
> This is one of the most devastating but absolutely poignant moments I’ve ever
> seen from him.
>
> It’s nice to see what a real human response to this bullshit looks like.
> Watch:
>
> pic.twitter.com/pGF99bMH8b
>
> — CALL TO ACTIVISM (@CalltoActivism) January 27, 2026
L'articolo “Siamo con voi”: Jimmy Kimmel cita in lacrime la famiglia Pretti. Poi
la critica contro il governo Trump: “Incoraggia la violenza, servono nuovi
politici” proviene da Il Fatto Quotidiano.
La Commissione di Vigilanza della Camera dei rappresentanti Usa ha aperto un
procedimento per oltraggio al Congresso contro l’ex presidente Bill Clinton e
sua moglie Hillary, candidata alla Casa Bianca per i Democratici nel 2016.
L’iniziativa della commissione, guidata dai Repubblicani, nasce dopo il rifiuto
dei Clinton a testimoniare sul caso di Jeffrey Epstein (il finanziere pedofilo
morto in carcere nel 2019) ed è il primo passo verso una possibile
incriminazione penale da parte dal Dipartimento di Giustizia: il reato comporta
una multa fino a centomila dollari e nei casi più gravi può prevedere anche una
condanna fino a un anno di reclusione. Lo scontro tra i Clinton e il presidente
della commissione, il repubblicano James Comer, va avanti da diversi mesi. Negli
Epstein Files pubblicati a dicembre dalla Casa Bianca, infatti, erano presenti
alcune foto di Bill Clinton, insieme a quelle di molte altre personalità di
potere americane e non solo. Comer aveva minacciato di incriminare i due dopo il
rifiuto a testimoniare di qualche settimana fa, giustificato con una lettera
aperta in cui la coppia dichiarava: “Siamo certi che qualsiasi persona
ragionevole, all’interno o fuori dal Congresso, si renderà conto che state
cercando di punire chi ritenete un nemico e proteggere chi ritenete amici”.
L’antica amicizia tra Epstein e Trump è ben nota, ma i documenti desecretati
hanno allargato il campo dei rapporti del finanziere a personalità distanti dal
tycoon, che così ha potuto definire i suoi amici “tutti democratici“. Né
l’attuale presidente né i Clinton sono accusati di alcun reato. La richiesta
ufficiale dei repubblicani è di “chiarezza” riguardo alle foto dell’ex leader
dem con alcune ragazze molto giovani e alle visite – 17, in totale – di Epstein
alla Casa Bianca durante il suo mandato. Ai giornalisti fuori dalla commissione
Comer aveva dichiarato di avere “solo delle domande”, sottolineando che i
democratici “hanno votato insieme ai repubblicani per chiamarlo a testimoniare.
Non sono al di sopra della legge. Abbiamo emesso le citazioni in giudizio in
buona fede“, ha dichiarato il presidente. “Abbiamo collaborato con loro per
cinque mesi e ora il tempo è scaduto“. I Clinton ritengono le citazioni a
comparire illegittime e giurano di non essere a conoscenza degli abusi di
Epstein, affermando di voler collaborare con la Commissione attraverso
dichiarazioni scritte.
L'articolo Epstein files, la Camera accusa i Clinton di oltraggio al Congresso
per il rifiuto a testimoniare: aperto un procedimento proviene da Il Fatto
Quotidiano.