di Francesca Carone
Chi ha visto Matteo Salvini l’altra sera nella trasmissione Otto e mezzo
condotta da Lilli Gruber si è reso conto che siamo entrati nel periodo di
Carnevale dove si dice che “Ogni scherzo vale”. Sembrerebbe infatti una sorta di
scherzo il divorzio Salvini-Vannacci. Ma è tutto vero! E forse non a caso
Vannacci ha scelto proprio febbraio: mese del carnevale, degli scherzi e delle
maschere. Togliendo la maschera “leghista”, Vannacci ha rivelato il suo volto ed
è sceso dal “treno” salviniano (paradossalmente) in perfetto orario. Con una
bella valigia di voti! E un’altra maschera da indossare.
Salvini si è palesato in trasmissione con gli occhiali da “intellettuale” e
“pensatore” elargendo ai due giornalisti gadget portatori di messaggi
subliminali con sponde di massiccia autoreferenzialità. Dopo la “distribuzione
dei doni” il dibattito è partito con soffusa vivacità, laddove la padrona di
casa (premonitrice del dissenso del suo interlocutore) ha lanciato la prima
carta: il nuovo pacchetto Sicurezza varato dal governo. Salvini gioca la sua
carta, e, con fare sicuro e movimenti accelerati della mano, disquisisce alla
provocazione della giornalista.
Ad un certo punto perfino loro, gli occhiali di Salvini, implorano di sparire
dalla scena: Salvini sta entrando in un pericoloso loop di autoreferenzialità
bipolare! Così il ministro toglie gli occhiali ed entra nella fase degli slogan,
non delle felpe, ma quella dei “fogli” stampati con inchiostro a colori con
numeri e grafici, provenienti dalla propaganda del “va tutto bene”, che mostra
sicuro come un alunno durante un’interrogazione.
Per Salvini è normale che ci siano ritardi dei treni, perché rientrano nella
fisiologia naturale della movimentazione e della gestione dei mezzi a rotaie.
Magari nella prossima intervista il ministro ci dirà che il “ritardo” è una
prova di autocontrollo adottata dal governo, testata da grandi esperti di
psichiatria e studiosi della mente, per aiutare i viaggiatori a gestire la
rabbia e la violenza e così affrontare meglio i problemi della quotidianità.
Comprese ovviamente le retromarce e le bugie del ministro.
Nella chiacchierata con Gruber, Salvini è sulla difensiva: dimostra a suon di
slogan, accompagnati dai famosi intrecci delle dita e dai frenetici movimenti
delle mani, che tutto va bene. Perfino il comparto Giustizia col decreto
recentemente approvato e il referendum divisivo.
Per il ministro tutto fila liscio. Neppure un attimo di ripensamento quando
l’intervistatrice gli chiede se è disposto a chiedere scusa agli italiani per i
ritardi dei treni. Lui tira dritto con gli occhi rossi e l’oratoria salviniana
degli “elenchi” (che si aggiungono alle felpe)! E giù allora l’elenco ormai
consumato e ridondante con slogan annessi: “Case, sicurezza, immigrazione…”
L’intervista subisce retromarce a cui si alternano passaggi accesi con scambi
verbali diretti e a tratti sovrapposti. Il dialogo è un duello
politico-giornalistico che procede su linee discontinue e contrastanti.
Salvini come da copione mette sul tavolo il nuovo pacchetto Sicurezza rivisto
dal Quirinale in alcuni punti essenziali, definito dall’opposizione una
“scorciatoia autoritaria”. Parla di guerriglia urbana con deriva terroristica in
riferimento agli eventi del corteo di Torino. Il giornalista Giannini lo incalza
con altre priorità inevase che riguardano il Paese: immigrazione, sicurezza,
microcriminalità, legge Fornero, l’aumento dell’età pensionabile e la spallata
agli elettori.
Il ministro rimette gli occhiali a mo’ di scudo e pone sul tavolo i temi
preconfezionati della narrazione filogovernativa che hanno poche connessioni con
la realtà o sono di nicchia per oscurare i veri problemi che attanagliano la
società.
Fino a quando un ministro del governo incalzerà con parole come terrorismo,
giustizia, case, referendum, armi, Russia fino al “C’eravamo tanto amati” con
Vannacci, i giovani continueranno a lasciare il Paese, le scuole a cadere a
pezzi, la povertà a dilagare tra le famiglie, la disoccupazione ad annientare la
società e l’aumento dei prezzi a costringere famiglie a rivolgersi alla Caritas.
È in atto una scissione preoccupante tra narrazione politica e realtà sociale,
tra misure e metodi governativi e risultati reali. Tra propaganda fine a se
stessa e politica attiva e sociale. Tra apparentamenti, assoggettamenti
(nell’area trumpiana) e speculazioni della politica estera e le vere priorità
del Paese.
A fine intervista il ministro inforca i suoi occhiali neri. Forse per guardare
finalmente la realtà.
L'articolo Salvini a Otto e Mezzo: tra il divorzio da Vannacci e la difesa sui
ritardi dei treni, sembrava di essere a Carnevale proviene da Il Fatto
Quotidiano.