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Ascolti tv referendum, La7 ‘pigliatutto’: Mentana, Gruber e Bianchi tris da record. RaiUno non modifica la sua programmazione, lo speciale del Tg2 fa flop
Quasi il 60% degli italiani si sono recati alle urne ma per conoscere l’esito del voto referendario sulla giustizia non hanno scelto in massa, come accade per i grandi eventi, la prima rete del servizio pubblico. A volare sono stati gli ascolti di La7 con un tris di record per Enrico Mentana, Lilli Gruber e Diego Bianchi. Con ascolti molto tiepidi per Rete 4 e per gli speciali Rai, con una copertura ridotta su Rai1. LA MARATONA MENTANA BATTE IL TG1. RECORD PER OTTO E MEZZO (TRA GLI OSPITI MARCO TRAVAGLIO) L’ormai famosa Maratona Mentana, in onda dalle 14.46 alle 19.52, ha ottenuto numeri record con ben 1.543.000 spettatori e il 12,9% di share. Lo speciale del TgLa7, che ha raggiunto picchi del 19%, ha battuto in sovrapposizione lo speciale realizzato dal Tg1, in onda fino al 17.14, che ha ottenuto un tiepido 13,1% di share con 1.391.000 spettatori. Considerando, dunque, lo stesso periodo di messa in onda il notiziario diretto da Mentana ha ottenuto il 14,2% di share posizionandosi sopra quello diretto da Gianmarco Chiocci fermo al 13,1% di share. Dopo l’edizione del telegiornale delle 20, che pure ha sfiorato l’11%, il pubblico è accorso in massa su La7 per assistere alla puntata di “Otto e mezzo“. Il programma condotto da Lilli Gruber ha ottenuto il suo record stagionale sfiorando i 3 milioni di telespettatori con il 13,1%. Tra gli ospiti anche Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano e sostenitore del No fin dalla prima ora. Numeri record in prime time per Diego Bianchi e il gruppo di “Propaganda Live“, in onda eccezionalmente di lunedì e visto da 1.357.000 con il 9,8% di share. VESPA SOLO PER CINQUE MINUTI, NESSUN PRIME TIME SU RAI1. LO SPECIALE DEL TG2 FA FLOP Lo speciale del Tg1 del primo pomeriggio ha poi lasciato spazio alla normale programmazione e ad una staffetta con le altre reti, nessuno speciale informativo su Rai1 con Bruno Vespa in onda solo con i suoi “Cinque minuti”, a panino tra il Tg1 e Affari Tuoi, visti da 4.707.000 spettatori con il 22,2%. In seconda serata, dopo la messa in onda della fiction “Guerrieri”, spazio a Francesco Giorgino e a XXI Secolo (10,9% e 6,8%). Se Rai1 non ha modificato la sua programmazione in prime time, l’azienda ha deciso di puntare sull’informazione sulle altre due reti generaliste del gruppo. Uno speciale del Tg2 è approdato nella fascia più prestigiosa ma con un responso auditel flop, è stato visto da soli 500 mila spettatori con il 2,5% di share (al pomeriggio il Tg2 aveva ottenuto il 4,9% dalle 17). Rai3 ha trasmesso regolarmente Massimo Giletti e il suo “Lo Stato delle Cose” che pure ha risentito dell’onda record di La7 fermandosi al 6,1%. Lo speciale realizzato dal Tg3 ha conquistato 600 mila spettatori e il 5,5% di share. MEDIASET SI AFFIDA A NICOLA PORRO IN ONDA PER ORE. IN PRIME TIME SI FERMA AL 4% Mediaset ha limitato il suo impegno sulle altre reti con la messa in onda delle edizioni standard dei tg e ha puntato su Rete 4, emittente informativa del Biscione, per garantire una copertura più vasta. Affidata di fatto solo a Nicola Porro che ha guidato al pomeriggio un lungo speciale di “Quarta Repubblica” durato quasi quattro ore e visto da 539.000 spettatori con il 5% di share e con un lungo prime time, sempre dello stesso titolo, che ha ottenuto un deludente 4% di share. L'articolo Ascolti tv referendum, La7 ‘pigliatutto’: Mentana, Gruber e Bianchi tris da record. RaiUno non modifica la sua programmazione, lo speciale del Tg2 fa flop proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Salvini a Otto e Mezzo: tra il divorzio da Vannacci e la difesa sui ritardi dei treni, sembrava di essere a Carnevale
di Francesca Carone Chi ha visto Matteo Salvini l’altra sera nella trasmissione Otto e mezzo condotta da Lilli Gruber si è reso conto che siamo entrati nel periodo di Carnevale dove si dice che “Ogni scherzo vale”. Sembrerebbe infatti una sorta di scherzo il divorzio Salvini-Vannacci. Ma è tutto vero! E forse non a caso Vannacci ha scelto proprio febbraio: mese del carnevale, degli scherzi e delle maschere. Togliendo la maschera “leghista”, Vannacci ha rivelato il suo volto ed è sceso dal “treno” salviniano (paradossalmente) in perfetto orario. Con una bella valigia di voti! E un’altra maschera da indossare. Salvini si è palesato in trasmissione con gli occhiali da “intellettuale” e “pensatore” elargendo ai due giornalisti gadget portatori di messaggi subliminali con sponde di massiccia autoreferenzialità. Dopo la “distribuzione dei doni” il dibattito è partito con soffusa vivacità, laddove la padrona di casa (premonitrice del dissenso del suo interlocutore) ha lanciato la prima carta: il nuovo pacchetto Sicurezza varato dal governo. Salvini gioca la sua carta, e, con fare sicuro e movimenti accelerati della mano, disquisisce alla provocazione della giornalista. Ad un certo punto perfino loro, gli occhiali di Salvini, implorano di sparire dalla scena: Salvini sta entrando in un pericoloso loop di autoreferenzialità bipolare! Così il ministro toglie gli occhiali ed entra nella fase degli slogan, non delle felpe, ma quella dei “fogli” stampati con inchiostro a colori con numeri e grafici, provenienti dalla propaganda del “va tutto bene”, che mostra sicuro come un alunno durante un’interrogazione. Per Salvini è normale che ci siano ritardi dei treni, perché rientrano nella fisiologia naturale della movimentazione e della gestione dei mezzi a rotaie. Magari nella prossima intervista il ministro ci dirà che il “ritardo” è una prova di autocontrollo adottata dal governo, testata da grandi esperti di psichiatria e studiosi della mente, per aiutare i viaggiatori a gestire la rabbia e la violenza e così affrontare meglio i problemi della quotidianità. Comprese ovviamente le retromarce e le bugie del ministro. Nella chiacchierata con Gruber, Salvini è sulla difensiva: dimostra a suon di slogan, accompagnati dai famosi intrecci delle dita e dai frenetici movimenti delle mani, che tutto va bene. Perfino il comparto Giustizia col decreto recentemente approvato e il referendum divisivo. Per il ministro tutto fila liscio. Neppure un attimo di ripensamento quando l’intervistatrice gli chiede se è disposto a chiedere scusa agli italiani per i ritardi dei treni. Lui tira dritto con gli occhi rossi e l’oratoria salviniana degli “elenchi” (che si aggiungono alle felpe)! E giù allora l’elenco ormai consumato e ridondante con slogan annessi: “Case, sicurezza, immigrazione…” L’intervista subisce retromarce a cui si alternano passaggi accesi con scambi verbali diretti e a tratti sovrapposti. Il dialogo è un duello politico-giornalistico che procede su linee discontinue e contrastanti. Salvini come da copione mette sul tavolo il nuovo pacchetto Sicurezza rivisto dal Quirinale in alcuni punti essenziali, definito dall’opposizione una “scorciatoia autoritaria”. Parla di guerriglia urbana con deriva terroristica in riferimento agli eventi del corteo di Torino. Il giornalista Giannini lo incalza con altre priorità inevase che riguardano il Paese: immigrazione, sicurezza, microcriminalità, legge Fornero, l’aumento dell’età pensionabile e la spallata agli elettori. Il ministro rimette gli occhiali a mo’ di scudo e pone sul tavolo i temi preconfezionati della narrazione filogovernativa che hanno poche connessioni con la realtà o sono di nicchia per oscurare i veri problemi che attanagliano la società. Fino a quando un ministro del governo incalzerà con parole come terrorismo, giustizia, case, referendum, armi, Russia fino al “C’eravamo tanto amati” con Vannacci, i giovani continueranno a lasciare il Paese, le scuole a cadere a pezzi, la povertà a dilagare tra le famiglie, la disoccupazione ad annientare la società e l’aumento dei prezzi a costringere famiglie a rivolgersi alla Caritas. È in atto una scissione preoccupante tra narrazione politica e realtà sociale, tra misure e metodi governativi e risultati reali. Tra propaganda fine a se stessa e politica attiva e sociale. Tra apparentamenti, assoggettamenti (nell’area trumpiana) e speculazioni della politica estera e le vere priorità del Paese. A fine intervista il ministro inforca i suoi occhiali neri. Forse per guardare finalmente la realtà. L'articolo Salvini a Otto e Mezzo: tra il divorzio da Vannacci e la difesa sui ritardi dei treni, sembrava di essere a Carnevale proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Scontro Gruber-Salvini. “Chieda scusa per i ritardi spaventosi dei treni”. “Sarà sfortunata lei, evidentemente capita solo alla sinistra”
Scontro incandescente a Otto e mezzo (La7) tra Lilli Gruber e Matteo Salvini, leader della Lega e titolare del dicastero dei Trasporti e delle Infrastrutture, ospite in studio insieme al giornalista Massimo Giannini. Il dibattito parte sui temi internazionali, ma si infiamma rapidamente sul terreno più scivoloso della politica interna, fino a incagliarsi sui ritardi dei treni, vero nervo scoperto del ministero guidato dal vicepremier leghista. La prima frizione nasce sulla guerra in Ucraina. Salvini afferma con decisione: “Zelensky deve scegliere fra una sconfitta e una disfatta. Conto che sia arrivato il momento della pace e che non ci sarà più bisogno di spendere altri soldi e mandare altre armi in Ucraina“. Gruber replica che la situazione “è un po’ più complicata sia sull’Ucraina che sulla Russia”. Il ministro insiste: “L’Ucraina sta perdendo la guerra, è un dato di fatto. Mica è colpa mia”. La conduttrice rilancia: “L’altro dato di fatto è che la Russia è economicamente dissanguata da questa guerra”. E Salvini controbatte: “Ma sono tre anni che la Russia è dissanguata e vanno avanti. Dovevamo metterli in ginocchio con le sanzioni e in ginocchio ci siamo noi”. Il tono si inasprisce quando Gruber, con un riferimento all’ex alleato Roberto Vannacci, appena uscito dalla Lega per fondare un proprio movimento, osserva: “Ma lei ha trovato uno più a destra e filo-russo di lei ed è Vannacci“. Salvini respinge l’accusa: “Io non sono filo-russo, sono filo-pace“. La conduttrice ironizza: “Senta, filo-pace, lei quindi vuole tornare al ministero degli Interni?”. Il leader leghista risponde: “No, io sto benissimo a occuparmi di casa perché stiamo per sistemare 60mila case popolari”. Gruber insorge: “Ma lei deve occuparsi di treni, ministro“. Salvini replica: “Al ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture ci occupiamo anche di casa”. Salvini, quindi, tira fuori dei fogli e un’infografica, mentre Gruber cerca di fermarlo (“Dopo, dopo”), ma il ministro insiste: “No, come ‘dopo dopo’? Ecco qui, questo è l’indice di puntualità dei treni del 2024-2025”. Mostra alla telecamera il cartello e dichiara: “Il tasso di puntualità dei regionali è il 90%”. Gruber sventola a sua volta un foglio con dati Trenitalia evidenziati in giallo: “Sì, vada a spiegarlo agli italiani che viaggiano sui treni. Guardi qua che bei dati ho io”. La giornalista incalza ancora: “Ha un’occasione straordinaria. Vuole chiedere scusa ai tanti italiani che viaggiano su questi treni, che hanno ritardi spaventosi? Sarebbe carino se lei chiedesse scusa, perché quando succede l’apocalisse, lei si occupa di altro”. Salvini risponde snocciolando numeri: “Ci sono 1.300 cantieri aperti sulla rete ferroviaria italiana perché chi c’era prima di me non ce l’aveva come priorità. C’è il massimo dei treni circolanti, 10mila al giorno, c’è il massimo dei passeggeri circolanti, la puntualità sta crescendo tanto che l’anno scorso è arrivata al 90%. C’è il 10% di treni in ritardo? Sì, me ne dolgo e me ne pento“. Gruber ribadisce: “Tutti noi prendiamo i treni e tutti noi ogni volta abbiamo ritardi, 9 volte e mezzo su 10“. Salvini ribatte: “Sarà sfortunata lei, però da un giornalista mi aspetto precisione e numeri, non 9 volte e mezzo in ritardo su 10. Mi faccia vedere i suoi dati. È il mio lavoro, saprò di quello che sto parlando? Il tasso di puntualità dei treni nel 2025 è 90,1%. Mi smentisce?”. Gruber puntualizza: “Alta velocità”. “76,6%“, replica Salvini. Quando Gruber prova a riportare il confronto sul caso Vannacci, il ministro commenta: “Ma io stavo bene sui treni”. “Meglio che vada via dai treni”, ribatte lei. “Un milione e mezzo di persone al giorno prende il treno – insiste Salvini – Lei sarà sfortunata, mi spiace per lei”. Giannini interviene: “Anche io”. “Evidentemente ci saranno ritardi dei treni solo per quelli di sinistra”, chiosa Salvini. “E allora è lei che li fa tardare apposta”, ironizza il giornalista. L'articolo Scontro Gruber-Salvini. “Chieda scusa per i ritardi spaventosi dei treni”. “Sarà sfortunata lei, evidentemente capita solo alla sinistra” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Dai regalini olimpici alle scintille con Gruber, Salvini archivia il caso Vannacci: “Vale meno di Renzi e di Calenda”
Dopo i baci Perugina, è il turno di un modellino in scala del bob della Nazionale italiana e di una mascotte-peluche, in vista dell’inizio delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina: dopo poco più di un anno, ancora una volta Matteo Salvini si rende protagonista di un siparietto a Otto e mezzo, su La7, aprendo la serata con un gesto cordiale nei confronti della conduttrice Lilli Gruber e del giornalista Massimo Giannini (“Non per addolcire”, puntualizza il leader della Lega). Intermezzo destinato a restare un dettaglio marginale prima che il confronto imbocchi tutt’altra direzione. La conduttrice accoglie l’ospite con una stoccata che però non è diretta a lui, ma alla presidente del Consiglio: “Intanto è lodevole che lei abbia accettato il nostro invito, anche perché Giorgia Meloni da tre anni e mezzo accetta solo domande accomodanti”. Salvini prova a smussare: “Ma no, che parla con tutti, dai! Parla con tutti, però a me piace ogni tanto confrontarmi”. “Eh, ma qui stasera si confronterà”, replica Gruber, prima di indirizzare la discussione su uno dei temi destinati a tornare più volte nel corso della puntata: Roberto Vannacci. L’addio del generale alla Lega e la nascita del suo nuovo partito, Futuro Nazionale, diventano così uno dei fili rossi della serata, intrecciandosi con il giudizio sul governo, sulla leadership e sulla tenuta del centrodestra. Salvini imposta la difesa sul piano personale: “Io ho il difetto di fidarmi delle persone, quindi quando uno mi stringe la mano, si impegna a rimanere in squadra, e a rispettare il mandato degli elettori, io mi fido”. Gruber non concede sconti: “Scusi, ma su Vannacci non ha capito niente. Ci si può sbagliare, ma per un politico è grave”. “Io preferisco fidarmi delle persone e sbagliarmi che essere diffidente”, risponde il vicepremier. Il confronto si irrigidisce quando viene la giornalista ricorda il ruolo centrale affidato a Vannacci: “Lei l’ha fatto vicesegretario della Lega”. Salvini risponde: “Vannacci, da uomo in divisa, mi aveva detto ‘avanti insieme’, poi l’‘avanti insieme’ è diventato ‘mi tengo il posto e vado avanti da solo’, secondo me sbagliando, perché chi divide il centrodestra di solito finisce sempre in corsia”. Quando Gruber insiste sull’errore di valutazione politica, Salvini prova a relativizzare: “Nella scorsa legislatura hanno cambiato casacca 304 parlamentari, cioè quasi un terzo”. “No ma qui non parliamo di questo”, lo ferma la conduttrice. “E lui è uno, ahimè, che ha fatto quello che hanno fatto altri 300. Quindi, mi spiace umanamente ma per la Lega non cambia niente”, continua Salvini, aggiungendo che nell’ultimo periodo Vannacci “continuava a parlare del fascismo”. “Ne parlava già prima”, obietta Giannini. Il botta e risposta prosegue sulle evocazioni della Decima Mas. “Non la imbarazzava, mi scusi?”, incalza Gruber. “Un conto è ricordare il passato, però ci pagano adesso per risolvere i problemi – insiste Salvini – Non porto rancore, ma mi dispiace, perché ha preso i voti col simbolo della Lega e li porta da un’altra parte”. Alla sottolineatura di Gruber sulla delusione di “mezzo milione di leghisti”, il leader leghista risponde: “A quanta gente capita in ufficio di fidarsi del collega sbagliato?”. “L’ufficio col collega è un conto. Essere la guida di un partito politico un altro”, è la replica secca della giornalista. “Nella storia della Lega – rilancia Salvini – ce ne sono stati altri che hanno scelto la poltrona e sono finiti nel dimenticatoio. Noi siamo già avanti. Parentesi Vannacci chiusa”. Sui sondaggi per il nuovo partito di Vannacci che oscillano tra il 4 e poco più dell’1 per cento, Salvini è sarcastico: “È meno di Renzi e Calenda. Quindi complimenti. Tanta roba”. Poi all’ipotesi di un Vannacci interlocutore del governo, Salvini oppone un muro: “Non penso proprio che nella Meloni né Tajani vogliano chi li attacca in maggioranza. Così come secondo me sarebbe un errore accogliere Calenda o Renzi in maggioranza”. “Chi è che vuole Calenda in maggioranza?”, chiede Gruber. “Ho visto che Calenda ha partecipato a una riunione di Forza Italia la settimana scorsa. La gente vuole serietà“, risponde Salvini con una frecciata al partito gudato da Antonio Tajani. Poi, nel finale, il vicepresidente del Consiglio concede un’altra uscita sorniona: “Se qualcuno vorrà commentare, risponderò ai messaggi privati su Instagram da adesso in avanti”. L'articolo Dai regalini olimpici alle scintille con Gruber, Salvini archivia il caso Vannacci: “Vale meno di Renzi e di Calenda” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Casapound, Cacciari: “Io li avrei fatti entrare alla Camera e ci avrei discusso”. Scintille con Lilli Gruber
Scintille a Otto e mezzo (La7) tra Lilli Gruber e Massimo Cacciari sul muro anti-estrema destra alzato dalle opposizioni alla Camera e sull’annullamento della conferenza stampa sulla “remigrazione” promossa dal deputato leghista calabrese Domenico Furgiuele. Nel serrato botta e risposta tra la giornalista e il filosofo, il confronto si concentra sul senso della Costituzione, sull’antifascismo e sulla scelta delle opposizioni di bloccare fisicamente l’ingresso in Parlamento di esponenti dichiarati dell’area neofascista. La discussione parte dalla cornice costituzionale, richiamata dalla conduttrice dopo quanto avvenuto alla Camera: “Restiamo sul tema della Costituzione antifascista perché oggi abbiamo assistito a un altro tipo di scontro”. Cacciari replica immediatamente: “Sulla Costituzione non c’è scritta la parola ‘antifascista’”. Gruber ribatte ricordando l’origine storica della Carta: “Sì, però nasce dall’antifascismo”. Il filosofo insiste su un piano culturale e politico più ampio, rivendicando una distinzione netta tra valori costituzionali e retorica identitaria: “Il fatto che non ci sia scritto ‘antifascista’ ha un significato culturale molto importante, perché è ovvio che siamo contro i fascisti, non abbiamo bisogno di accreditarci, non abbiamo bisogno di una patente di antifascismo, lo siamo ma lo siamo nei fatti, attraverso una Costituzione che è tutta democratica e progressiva sui diritti da conquistare e che chiede alla gente di organizzarsi per conquistarli e svilupparli”. E aggiunge: “Non abbiamo bisogno di dirci antifascisti e questo bisogna ficcarselo nella testolina, perché con la retorica dell’antifascismo e col ripetere ‘siamo antifascisti’ non si va da nessuna parte. Tu sei antifascista nella misura in cui sei un democratico progressivo”. Gruber riporta il discorso sull’attualità parlamentare, ricordando che proprio quel giorno gruppi neofascisti avrebbero dovuto entrare in Parlamento su invito della Lega e sottolineando come anche la trasmissione usi cautela nel ricorrere alla parola fascismo quando si parla di derive autoritarie contemporanee. Cacciari concorda sul rischio di inflazione del termine: “Appunto, ‘Trump è fascista, l’altro è fascista, quell’altro è fascista’, ma cosa vuol dire? Il fascismo è stata una roba seria, oh”. Il punto più controverso arriva quando Gruber pone la domanda centrale: “Oggi le opposizioni alla Camera hanno bloccato questi gruppi neofascisti, bisognava farli entrare in Parlamento, questi neofascisti, o no?”. La risposta di Cacciari va contro la linea scelta da Pd, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, +Europa e Azione, che hanno occupato la sala stampa di Montecitorio e impedito fisicamente lo svolgimento dell’evento:“Io li avrei fatti entrare in Parlamento e avrei discusso lì, sarei andato lì a dirgli: cosa volete, che cosa rappresentate, perché siete d’accordo con quello che sta facendo Trump in America? Si discute, si vede cosa dicono, li si denuncia, li si critica, li si combatte. Io non sono mai stato per l’eliminazione fisica”. Gruber respinge l’equivoco: “Ma quale eliminazione fisica, nessuno ha detto questo”. Ma Cacciari insiste sul principio: “Sì, ma si è detto: ‘Tu non entri qui’. Perché non devono entrare?”. La conduttrice rilancia: “Bisogna quindi essere tolleranti al massimo con gli intolleranti”. Il filosofo sbotta: “Ma io non sono tollerante con nessuno, sono totalmente intollerante nei confronti delle bestialità che dicono costoro, ma glielo vado a dire in faccia”. La giornalista ricorda: “E infatti le opposizioni lo hanno detto in faccia”. “Ma si discute e si parla, scherziamo?”, conclude Cacciari. L'articolo Casapound, Cacciari: “Io li avrei fatti entrare alla Camera e ci avrei discusso”. Scintille con Lilli Gruber proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Bocchino: “La sinistra voleva cancellare l’identità nazionale”. Scontro con Gruber e Lerner
“Trump sta facendo le solite esagerazioni“, “A Gaza hanno smesso di sparare da quando Trump si è impegnato su questo”, “Per alcuni opinionisti di sinistra si deve rompere il rapporto con gli Stati Uniti d’America per fare un dispetto a Trump”. Sono alcune delle perle pronunciate a Otto e mezzo (La7) da Italo Bocchino, direttore editoriale del Secolo d’Italia ed ex parlamentare del Pdl, in un dibattito incentrato sulle violenze dell’ICE e sulla politica del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Il climax della tensione in trasmissione si registra quando in polemica col giornalista Gad Lerner, Bocchino afferma: “Io credo che partiti conservatori di destra siano destinati invece a vincere a lungo, perché, a parte alcune esagerazioni che non capiamo perché non siamo americani, se il mondo occidentale vota a destra è a causa del fallimento ideologico, culturale, valoriale programmatico, politico delle sinistre che hanno deciso di invadere le nostre città con la globalizzazione di merci e di uomini provenienti da altri mondi. E quindi c’è stata la reazione delle patrie”. E aggiunge: “Gad Lerner deve rendersi conto di questo, capisco che a lui dia molto fastidio culturalmente, però è così: hanno vinto le patrie, ha vinto l’identità“. Insorge la conduttrice Lilli Gruber: “E lo dici a Gad Lerner? Fai un discorso di identità? Scusami, mi sembri un po’…”. “Anche Gad Lerner ce l’ha – replica Bocchino – Ognuno ha la sua identità”. Lerner ribatte: “In vista della giornata della memoria, si sono affrettati a presentare disegni di legge per il contrasto dell’antisemitismo in Italia gli stessi partiti che hanno votato contro la commissione Segre e che volevano l’abrogazione della legge Mancino, cioè la legge già vigente in Italia contro l’incitamento all’odio razziale. Vogliono usare noi ebrei per esaltare l’identità. Se questo delle patrie e delle identità vincenti, ti sembra un mondo migliore, lasciamolo giudicare ai telespettatori”. L’ex parlamentare finiano protesta: “Quello che stai dicendo è gravissimo e non te lo permetto. Io lotto per gli ebrei sempre. Noi abbiamo il diritto ad avere una identità nazionale che la sinistra voleva cancellare“. Non ci sta Lilli Gruber che rammenta: “Italo Bocchino, identità nazionale vuol dire tutto e vuol dire niente, perché ci sono tantissime persone che hanno identità multiple e che hanno fatto una sintesi. Lasciatelo dire da una che ha il confine dentro. Non torniamo indietro a tempi bui e cupi“. “L’importante è avere buoni confini”, chiosa Bocchino. L'articolo Bocchino: “La sinistra voleva cancellare l’identità nazionale”. Scontro con Gruber e Lerner proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Sono salita una golf cart che faceva curve pericolosissime nella neve, ho pensato di cadere dal sedile”: Lilli Gruber in fuga dopo l’incendio nello chalet
Lilli Gruber, ieri sera 21 gennaio, ha condotto la puntata del suo programma di approfondimento “Otto e mezzo” in collegamento telefonico da Davos, la città svizzera, che ospita il World Economic Forum. La giornalista è stata costretta a lasciare il Congress Center, evacuato per un allarme incendio. In studio c’erano Marco Travaglio, Franco Bernabè e Lina Palmerini. Cos’è successo nella diretta di ieri sera? “Ero in studio a Davos, tra l’anteprima e l’inizio della puntata di Otto e Mezzo – ha raccontato oggi 22 gennaio la conduttrice a Un Giorno da Pecora su Rai Radio1 – ci hanno ordinato di evacuare immediatamente perché c’era un’emergenza: c’erano sirene, polizia, pompieri. Io ho provato a protestare e a dire che dovevo andare in onda ma un energumeno mi ha fulminato dicendo solo ‘get out of here’. Quindi sono dovuta uscire ma, per fortuna, sono riuscita a prendere il telefonino”. E ancora: “Quando sono uscita ho iniziato a fare la diretta telefonica di Otto e Mezzo, poi sono salita una golf cart che faceva delle curve pericolosissime nella neve, ho anche pensato di cadere dal sedile ma per fortuna non è successo”. Dove l’hanno trasportata? “In una palazzina vicino alla congress hall, dove mi sono chiusa in una specie di loculo e ho continuato la diretta”. Ha poi capito cos’era realmente accaduto?” Era scoppiato un incendio in uno dei piccoli chalet vicino al palazzo dei congressi, per fortuna lo hanno spento molto velocemente”. Avrà anche pensato potesse essere un attentato. “D’altra parte ieri era la giornata di Trump e la sicurezza era a livelli massimi…”. L'articolo “Sono salita una golf cart che faceva curve pericolosissime nella neve, ho pensato di cadere dal sedile”: Lilli Gruber in fuga dopo l’incendio nello chalet proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Al telefono da Davos Lilli Gruber, a causa dell’evacuazione dello studio tv svizzero”: cos’è successo a Otto e Mezzo ieri sera
La puntata di ieri sera di “Otto e mezzo” avrebbe dovuto essere una puntata diversa dal solito per la conduzione di Lilli Gruber da Davos, ma non è stato questo a contraddistinguere per originalità quanto andato in onda su La7. Gruber, infatti, in questi giorni si trova nella città svizzera per seguire il Forum economico mondiale che si tiene regolarmente ogni anno. La puntata di ieri sera, mercoledì 21 gennaio, avrebbe dovuto essere la sola condotta questa settimana da Gruber, sostituita negli altri giorni da Giovanni Floris, che già in passato si è prestato a ricoprire i panni di sostituto della titolare di “Otto e mezzo”. Gruber ha svolto regolarmente l’anteprima del programma dallo studio che era stato predisposto a Davos, presentando gli ospiti in collegamento dallo studio di Roma: Lina Palmerini, Franco Bernabè e Marco Travaglio. Quando il programma è partito, dopo l’interruzione pubblicitaria che intervalla l’anteprima dalla sigla d’inizio, alla conduzione non c’era Lilli Gruber, ma Lina Palmerini chiamata a improvvisarsi in questo ruolo. Gruber è stata infatti costretta a evacuare dallo studio elvetico perché, come ha avuto modo in seguito di spiegare lei stessa, si è sviluppato un incendio fuori dal Centro Congressi. La conduttrice di “Otto e mezzo” non ha abbandonato a lungo il timone della nave a Lina Palmerini, riprendendo, pur in collegamento telefonico, le redini del programma. Gruber è andata in onda, dunque, con una conduzione telefonica, parecchio originale e inconsueta. “Al telefono da Davos Lilli Gruber, a causa dell’evacuazione dello studio tv svizzero” è il sottopancia che nel corso della puntata è stato inserito per spiegare la conduzione della giornalista. In chiusura di puntata poi Gruber ha dato appuntamento ai propri telespettatori a lunedì, dal momento che la conduzione di “Otto e mezzo” tornerà sotto la sua guida solo la prossima settimana, mentre la puntata di questa sera e domani saranno ancora condotte da Floris. L'articolo “Al telefono da Davos Lilli Gruber, a causa dell’evacuazione dello studio tv svizzero”: cos’è successo a Otto e Mezzo ieri sera proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Gaffe di Mentana sul viaggio di Trump a Davos: “Andrà a Crans dove ci sarà anche Lilli Gruber”
Una manciata di secondi, una parola sbagliata e la gaffe è servita. In chiusura del TgLa7, il direttore Enrico Mentana annuncia in diretta che Trump “domani sarà a Crans”, spiegando che “a Crans ci sarà anche Lilli Gruber”, assente da Otto e mezzo per lo stesso motivo. Siamo sempre in Svizzera, ma non nella località montana dove è avvenuta la tragedia di Capodanno: Gruber, infatti, si trova a Davos, dove Trump è atteso per il World Economic Forum. L'articolo Gaffe di Mentana sul viaggio di Trump a Davos: “Andrà a Crans dove ci sarà anche Lilli Gruber” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Enrico Mentana
Travaglio: “Trump fa con l’Europa quello che gli Usa fanno da 30 anni, solo senza vaselina”. Scontro con Gruber
Botta e risposta vivace tra Lilli Gruber e Marco Travaglio a Otto e mezzo (La7), il direttore del Fatto Quotidiano espone le tesi del suo editoriale “Chi è causa del suo mal”, scatenando una sequenza di scambi tesi in studio. Al centro della discussione, il ruolo dell’Europa nei rapporti con gli Stati Uniti e la citazione di Sandro Pertini — “A brigante, brigante e mezzo” — che Travaglio propone come regola di sopravvivenza geopolitica nel nuovo equilibrio internazionale. Quando Gruber gli chiede di spiegare quel passaggio, Travaglio risponde senza mezzi termini: “Trump dice in maniera sgarbata quello che hanno detto e soprattutto fatto i suoi predecessori da trent’anni, quindi se c’è stato un salto della storia c’è stato trent’anni fa e noi non ce ne siamo accorti perché prima usavano la vaselina.” In studio si sente borbottare più volte il giornalista Alessandro De Angelis (“non è vero”? e la conduttrice interviene: “Ma questo non è vero, scusami.” Travaglio replica: “Lilli, però ogni volta io ti dico quello che penso io e tu mi dici che non sei d’accordo, va benissimo ci mancherebbe.” Gruber insiste: “Non è che non sono d’accordo. Non è vero.” E il direttore chiude: “Io purtroppo ti dico quello che penso io.” Travaglio passa quindi al cuore della sua analisi: L’Europa, oggi pronta a scandalizzarsi per i toni di Trump, paga le conseguenze di trent’anni di obbedienza agli Stati Uniti anche quando questa la danneggiava. Ricostruisce così la strategia statunitense degli ultimi trent’anni: “Gli americani erano terrorizzati dall’unione tra l’energia a basso costo russa e l’industria europea e che i due mercati unendosi creassero una superpotenza euroasiatica, hanno fatto di tutto per sabotarla e ci sono riusciti. Oggi il gas Gnl lo compriamo da loro a 5 volte il prezzo di quello russo. Il gasdotto chi l’ha fatto saltare? Mia nonna? Naturalmente no, il Nord Stream l’hanno fatto saltare gli ucraini d’accordo con gli americani e con i polacchi, lo dice la magistratura tedesca. Nel 2014 Obama ci ha intimato che dovevamo comprare il gas dagli americani e non più dai russi e hanno fatto in modo che succedesse”. Sul conflitto in Ucraina, Travaglio ribadisce che l’Europa sta sbagliando bersaglio: “Noi stiamo dicendo di no a Trump sull’unica cosa che ci conviene che faccia e cioè far finire questa guerra nel cuore dell’Europa, che è nata da alcune menti malate neocon americane contro l’Europa prima ancora che contro la Russia.” Il paradosso, sostiene, è che “Trump ci cazzia perché abbiamo obbedito per 30 anni all’America”, mentre proprio oggi l’Europa dovrebbe dimostrare autonomia. “Adesso noi dovremmo dirgli di no e fare brigante e mezzo contro brigante sulle cose che ci convengono”, ribadisce il direttore del Fatto. Travaglio elenca quindi le scelte che considera autolesionistiche: i dazi di Trump accettati senza reagire, la Via della Seta abbandonata “perché Biden non la voleva”, un piano di riarmo “contro un nemico che non esiste semplicemente perché ce lo stiamo inventando”. E aggiunge: “Abbiamo detto di sì al 5% di Pil alla Nato perché siamo dei servi. E non ci meritiamo il rispetto perché i servi il rispetto non se lo meritano, i padroni coi servi non perdono nemmeno il tempo a discutere. Sulla questione territoriale ucraina critica la retorica del “resistere per sempre”: “Lasciamo che i russi vadano avanti e che prendano anche quel 15% di Donbass che ancora gli manca. Poi ci ritroveremo punto e a capo… Quella non è capitolazione, quello è un compromesso onorevole.” La conduttrice commenta l’intervento del direttore del Fatto: “Allora, queste sono naturalmente le tue opinioni.” Travaglio replica: “Io dico sempre le mie, non le tue.” Gruber ribatte: “Sì ma infatti le mie non sono opinioni.” E il direttore conclude con sarcasmo: “Ah, sono verità rivelate, certo.” L'articolo Travaglio: “Trump fa con l’Europa quello che gli Usa fanno da 30 anni, solo senza vaselina”. Scontro con Gruber proviene da Il Fatto Quotidiano.
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