Qualche giorno fa, a Perugia, ho assistito ad una lezione magistrale senza
contraddittorio né possibilità di domande del prof D’Orsi. La locandina di
Umbria della Pace recitava “Siamo tutti figli di Aldo Capitini”, il perugino che
portò il pensiero gandhiano in Europa. In questi tempi difficili, il dibattito
tra pacifismo contro ogni guerra e nonviolenza gandhiana è necessario. La Marcia
Perugia-Assisi nacque come atto politico per offrire dal basso una unione fuori
delle ideologie dei blocchi Usa-Urss.
D’Orsi teorizza che la unica speranza per la pace sia il ritorno ai blocchi
contrapposti: una Russia potente, per contrastare l’imperialismo americano. Noi
Radicali.it sosteniamo, andandoci fisicamente, le opposizioni liberali e
democratiche ai vari regimi nel mondo, non esportando la democrazia, ma provando
ad aiutare chi, rischiando la vita, vive e promuove diritti che noi abbiamo,
chissà fino a quando. Sosteniamo lo stato di diritto, le istituzioni
sovranazionali, Europa in primis, provando a migliorarla, invece di
ridicolizzarla. Per Capitini, “la pace non può essere quella dei regimi
autoritari dove non si spara perché tutti sono sottomessi”.
D’Orsi ha passato due ore a celebrare Putin, peraltro fuori tema, visto che il
titolo della conferenza riguardava la tragedia del popolo di Palestina.
E’ difficile essere figli di Capitini: antifascista, incarcerato per due volte,
visse con disagio la svolta armata della Resistenza partigiana; non poteva
approvare l’uccisione del nemico. Bobbio, rivolgendosi a lui, sosteneva che la
nonviolenza assoluta è un’etica per individui santi, ma non può essere la base
di uno Stato: “che se non si difende militarmente è destinato a scomparire sotto
i colpi di un aggressore violento”. Il Congresso del Partito Radicale nel 1967
rese Aldo Capitini padre spirituale della teoria e pratica della nonviolenza del
movimento politico radicale. Salutò i Radicali come coloro che potevano portare
la nonviolenza dal piano filosofico a quello dell’azione politica concreta. Il
Satyagraha gandhiano, lotta per la ricerca della verità, innanzitutto interiore.
Capitini indicò ai radicali che la loro forza non doveva risiedere nel numero di
voti, ma nella qualità delle loro azioni: disobbedienza civile, obiezione di
coscienza e verità pubblica. L’onorevole Roberto Cicciomessere, in seguito,
disertore della leva militare obbligatoria, autodenunciandosi, passò un anno in
carcere, ma è grazie alla sua sofferenza che abbiamo avuto la legge sulla
obiezione di coscienza.
Capitini capì che Pannella aveva la follia necessaria per non far morire le sue
idee nei libri, portandole nei tribunali, in carcere, e forse anche dentro il
Governo del paese. Cosa che riuscì ad Emma Bonino. “Voi Radicali siete oggi
l’unica forza che può far uscire l’Italia dal pantano dei blocchi contrapposti
attraverso la forza del diritto e della persona.” Caro D’Orsi, non ribilanciando
i blocchi, ma uscendo dal pantano, che oggi fa rima con putiniano.
Gandhi e Pannella sostenevano che, odiosamente e purtroppo, esistono situazioni
di tale violenta aggressione che la resistenza armata purtroppo serve, come in
Ucraina. Capitini certamente non avrebbe celebrato Putin. Postulo che Capitini
sarebbe felice di dibattere con una delle 3 attuali cariche elette al congresso
radicale, tutti under 30, Filippo Blengino, Patrizia De Grazia o Matteo
Hallissey. I radicali non hanno mai proposto un disarmo unilaterale, ma
bilanciato e controllato attraverso il diritto internazionale. Durante il suo
mandato da ministra degli Esteri (2013-2014), Bonino ratificò tra i primi il
Trattato internazionale sul commercio delle armi, volto a regolare il flusso di
armi convenzionali e impedirne la vendita a regimi che violano i diritti umani.
Sulla riduzione delle spese militari, si espresse per una razionalizzazione
delle spese, sostenendo che la difesa europea dovesse essere integrata per
evitare sprechi e ridurre il numero complessivo di armamenti in circolazione.
Come ministra, Bonino ha dovuto gestire crisi internazionali pesanti, Siria,
Libia, Egitto. Mentre Capitini avrebbe rifiutato ogni opzione militare, Bonino
ha sostenuto l’idea della Ingerenza Umanitaria, la responsabilità di proteggere.
Se una popolazione è vittima di genocidio, la comunità internazionale ha il
dovere di intervenire, con sanzioni, come si sarebbe potuto fare a Gaza, anche
con la forza se autorizzata dall’Onu, per fermare il massacro.
Questo è il punto di caduta tra nonviolenza e politica estera: non si dichiara
guerra per conquistare, ma si interviene per proteggere i civili, anche ucraini,
signor D’Orsi, cambogiani, o afghani, perché la follia di un regime non è pace,
pur tacendo le armi. La battaglia per il disarmo non può basarsi su un generico
pacifismo, ma sulla convinzione che più diritto internazionale equivale a meno
armi. Se la legge internazionale viene rispettata, le armi tacciono. Bonino si
trovò di fronte alla crisi siriana e l’uso delle armi chimiche da parte del
regime di Bashar al-Assad. Dopo l’attacco chimico a Ghuta, Obama e la Francia
erano pronti a bombardare. Bonino si oppose all’intervento militare unilaterale:
dichiarò che l’Italia non avrebbe partecipato a nessuna azione militare senza un
mandato esplicito dell’Onu.
Non basta dire, signor D’Orsi, che l’Onu non serve più a nulla. Mentre cerchiamo
di riformarla, la difendiamo, innanzitutto (come l’Europa). Bonino spinse per
una soluzione che sembrava impossibile: il disarmo forzato ma non bellico e si
arrivò all’accordo per la distruzione dell’arsenale chimico siriano. L’Italia
offrì il porto di Gioia Tauro per la distruzione delle armi chimiche: un esempio
concreto di disarmo operativo, senza sparare un colpo. Bonino propose che i
responsabili dei massacri non venissero uccisi dai droni, ma portati davanti
alla Corte Penale Internazionale (Cpi). Dal diritto alla forza, alla forza del
diritto.
Emma è stata figura di governo capace di portare le “tecniche” di Capitini e
Pannella dentro le stanze felpate della Farnesina. Lei D’Orsi, che rifiuta il
contraddittorio coi Radicali, è felpatissimo.
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siamo lontani dalla lezione di Capitini e i Radicali proviene da Il Fatto
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