Per il Procuratore di Caltanissetta, Salvatore De Luca, il collaboratore Gaspare
Spatuzza è universalmente ritenuto attendibile e prezioso: la presidente
Colosimo non perda l’occasione di convocarlo. Sulle stragi di mafia è persona
più che informata.
Il Procuratore di Caltanissetta è stato nuovamente ascoltato dalla Commissione
parlamentare antimafia: per due ore, senza alcuna interruzione, ha potuto
spiegare perché la “pista nera” come causale della strage di Capaci valga “zero
tagliato”, come già aveva sentenziato nella sua precedente audizione, scatenando
non poche polemiche.
Nello specifico il Procuratore si è preso la briga di criticare la ricostruzione
della “pista nera” fatta da Report nel servizio curato da Paolo Mondani, del
quale avevo già avuto modo di occuparmi per questo blog. Colpisce ma non
stupisce che un Procuratore della Repubblica risponda ad una trasmissione
televisiva attraverso la Commissione parlamentare antimafia, attaccando tutti
coloro che quella puntata avevano confezionato, non trattenendosi dal gettare
qui e là giudizi sprezzanti su Paolo Mondani, su Maria Romeo, su Walter
Giustini, su Gianfranco Donadio, su Vittorio Teresi e naturalmente su Alberto Lo
Cicero, oggi deceduto.
Per quanto dalla ricostruzione di De Luca sia uscito un quadro grottesco che
vorrebbe rappresentare una pietra tombale sul valore degli elementi raccolti, in
tempi e modi diversi, attorno ai ruoli eventuali di Stefano Delle Chiaie,
Mariano Tullio Troia, Guido Lo Porto ed altri, nella organizzazione della strage
di Capaci restano punti oscuri, che meriterebbero altri approfondimenti, come
per esempio il “destino” che ebbe la nota di servizio del capitano Cavallo dei
carabinieri.
Ma la notizia vera di questa audizione fiume per me è un’altra.
Ad un certo punto il Procuratore De Luca, nel mettere in fila gli elementi a
conferma della assoluta inattendibilità di Alberto Lo Cicero e di Maria Romeo,
ha fatto riferimento a Gaspare Spatuzza, tessendone le lodi… che merita (come
collaboratore si intende)! Gaspare Spatuzza, legato ai fratelli Graviano,
protagonista di tutta la stagione stragista, è senz’altro un uomo chiave per
comprendere le vicende che hanno segnato la storia italiana tra il 1989 ed il
1994. Il Procuratore De Luca in antimafia dice di lui che è universalmente
considerato attendibile, anzi di più, uno dei pochissimi ad essersi pentito per
davvero per il dolore atroce che ha causato con i suoi crimini. Tutto vero.
Da qualche anno Gaspare Spatuzza è un uomo libero che ha chiuso i conti con la
giustizia scontando 26 anni di carcere tra detenzione e domiciliari. Gaspare
Spatuzza decise di iniziare la collaborazione nel 2010 autoaccusandosi della
strage di Via D’Amelio e terremotando quasi tutto ciò che era stato stabilito
dalla giustizia fino a quel momento. Soprattutto Spatuzza sbugiardò
definitivamente il “pupo” Scarantino, addosso al quale, in qualche ameno
appartamento di San Bartolomeo al Mare, provincia di Imperia, era stato cucito
il “più grande depistaggio della storia repubblicana”.
Ma Spatuzza disse molto altro. Spatuzza illuminò le relazioni tra i Graviano e
uomini di primo piano della politica italiana a cominciare da Marcello
Dell’Utri. Apriti cielo!
Mentre le Distrettuali antimafia di mezza Italia chiedevano di adoperare le
dichiarazioni di Spatuzza e quindi di introdurlo immediatamente nello speciale
programma di protezione riservato ai collaboratori di Giustizia, il governo
dell’epoca preferì mandare un segnale devastante, negandoglielo. Il governo era
l’ultimo Berlusconi e a presiedere la Commissione centrale del Ministero
dell’Interno deputata alla gestione di collaboratori e testimoni di giustizia
c’era Alfredo Mantovano, oggi sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.
Spatuzza dovette fare ricorso al Tribunale amministrativo del Lazio per
impugnare la delibera negativa della Commissione e soltanto nel 2011, con
sentenza essa venne annullata e finalmente Spatuzza entrò nello speciale
programma. Potere di una magistratura indipendente dal potere politico!
Ecco, presidente Colosimo, il Procuratore De Luca, forse senza volerlo, ha dato
a lei e alla Commissione tutta uno spunto prezioso e imperdibile: perché non
farsi raccontare da Spatuzza come andarono le cose in quel volgere di anni? O
quanto meno, se lo si volesse far stare tranquillo, perché non acquisire agli
atti le sue dichiarazioni, poste alla base di tante e granitiche sentenze di
condanna? Sono certo che per questa pista non varrebbero quelle liquidatorie
parole adoperate da De Luca: “zero tagliato”. E nemmeno “aria fritta”.
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prezioso: la presidente Colosimo non perda l’occasione proviene da Il Fatto
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