La spesa farmaceutica in Italia è in una fase di forte criticità, con dati che a
inizio 2026 ne evidenziano un andamento “fuori controllo”, superando i tetti
programmati e richiedendo interventi correttivi urgenti da parte del Ministero
della Salute. Il superamento dei tetti (in particolare quello per acquisti
diretti) sta mettendo pressione sul sistema di payback (ripiano della spesa da
parte delle aziende farmaceutiche) e, di conseguenza, sui bilanci regionali. Nel
2025 il trend rimane particolarmente critico, mettendo a dura prova i bilanci
regionali specie nelle Regioni a maggiore carico di malattie croniche, come
appunto la Campania.
L’aumento, infatti, è trainato dai farmaci innovativi, dalle terapie avanzate e
dall’aumento dei volumi di consumo. L’aumento dei volumi di consumo è
determinato non solo dall’incremento della età media della popolazione ma anche
dalla costante diminuzione dell’incremento della aspettativa di vita media in
buone condizioni di salute, a sua volta determinato dalla progressiva riduzione
di significative azioni di Prevenzione Primaria, specie nelle zone del Paese già
bene identificate nel Progetto Sentieri come luoghi riconosciuti come SIN (Siti
di interesse Nazionale) per la presenza di grave inquinamento industriale.
Il Progetto Sentieri di ISS censisce ben 6,1 milioni di cittadini italiani
residenti in zone cosiddette SIN, ma di questi ben 1.8 (circa il 30 %) sono solo
campani. La Campania infatti da molti decenni è la regione più giovane di Italia
ma dove ben 4 milioni di cittadini (su 6) residenti specie nelle Province di
Napoli e Caserta sono colpiti da un numero sempre maggiori di patologie cronico
degenerative, cancro incluso, a causa della mancata tutela del territorio e
della pessima ed illegale gestione regionale dei rifiuti industriali che
determinano un eccezionale ed ormai incontrollato incremento di patologie (Terra
dei Fuochi) e di conseguenza di costi farmaceutici per poterle curare.
L’introduzione, in questi ultimi due anni, di numerose molecole innovative – per
migliorare la cura non solo del cancro ma di tutta una serie altre patologie
cronico-degenerative a cominciare dal diabete sino a Alzheimer e tutte le
patologie autoimmuni – rende la Campania oggi la regione a maggiore carico di
spesa farmaceutica sia diretta che convenzionata. Intervenire perciò solo su una
razionalizzazione dei processi di vendita e distribuzione dei farmaci senza una
decisa azione di governo regionale che finalmente privilegi e non ignori la
Prevenzione Primaria (tutela dell’Ambiente e del territorio) nella Regione dove
il fenomeno industriale Terra dei Fuochi è ancora pienamente attivo, significa
di conseguenza non affrontare con efficacia risolutiva il problema.
La Campania oggi è la Regione dove veramente si può, se si vuole, dare
significativi segnali di buon governo al fine di salvare il Sistema Sanitario
Nazionale Pubblico, solidale e universale ancora oggi nel mondo uno dei migliori
in termini di costo/efficacia. In Italia e nell’Unione Europea, il controllo
della spesa farmaceutica è diventato un tema critico a causa dell’aumento dei
costi per i farmaci innovativi e oncologici, che mettono a dura prova la
sostenibilità dei sistemi sanitari. Recentemente, il ministro della Salute
Orazio Schillaci ha lanciato un ultimatum all’Agenzia Italiana del Farmaco
(AIFA), richiedendo misure correttive urgenti per arginare lo sforamento dei
tetti di spesa.
Il sistema italiano si basa su tetti di spesa prefissati e meccanismi di
recupero forzoso dalle aziende farmaceutiche. La spesa è divisa in convenzionata
(farmaci in farmacia, tetto al 6,80%) e acquisti diretti (prevalentemente
ospedalieri, tetto all’8,30%). Nel 2025, mentre la territoriale appare stabile,
gli acquisti diretti mostrano un disavanzo significativo di oltre 1,7 miliardi
di euro. Le aziende titolari di AIC devono ripianare una quota dello sforamento
dei tetti di spesa regionali e nazionali. È una misura controversa spesso
oggetto di contenziosi legali.
Le “montagne russe” provocate dalla violenta ma ondivaga politica sui dazi della
Amministrazione Usa di Trump stanno scuotendo alla radice il sistema
globalizzato di produzione e distribuzione dei farmaci governato dalle
multinazionali farmaceutiche che sinora hanno sfruttato la globalizzazione solo
al fine di incrementare al massimo i profitti. In questo contesto l’Italia è
diventata la maggiore produttrice UE di farmaci sotto brevetto (ma di proprietà
al 38 % non italiana, specie Usa , Svizzera e Israele) e la migliore Nazione Ue
per il solo “packaging” in qualità certificata dei farmaci fuori brevetto,
prodotti pressocché tutti in monopolio da potenze straniere come India, Cina e
Pakistan. Questo per un unico e solo motivo: abbiamo il costo del lavoro e gli
stipendi più bassi in assoluto in Ue per il personale ad altissima
specializzazione necessario nella industria farmaceutica.
Diventa quindi urgentissimo, e magari pensando finalmente ad uno sviluppo vero
del sud tramite ZES, incrementare la produzione sia dei principi attivi di
farmaci essenziali che di farmaci sotto brevetto ma italiani, trasformando
quindi il Sud Italia in un vero hub per la autosufficienza della produzione
farmaceutica non solo per la Ue ma per l’intera area del Mediterraneo e specie
per le sponde del nord Africa.
Abbiamo la possibilità, anzi il dovere, di inserire quanto prima l’incremento
della produzione di farmaci essenziali fuori brevetto in Italia innanzitutto per
colmare le carenze sempre più gravi presso le nostre farmacie magari
ricordandoci che possiamo inserire questa spesa all’interno del 2.5% del Pil
italiano destinato alle industrie resilienti finalizzate ad incrementare al 5%
il Pil destinato alla Difesa. E’ ormai evidente come vaccini, farmaci e veleni
siano ormai a tutti gli effetti anche importanti armi di offesa e di sicurezza
nazionale.
L'articolo Il Sud Italia potrebbe diventare un vero hub per l’autosufficienza
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