Gli incendi nella Terra dei fuochi sono stati e sono una piaga di un territorio
dove oggi vivono 2,9 milioni di persone e dove gli scarichi illeciti di rifiuti
pericolosi e le morti non sono un capitolo chiuso. Individuare chi appicca roghi
oggi è più rapido e preciso grazie alla control room, il sistema di monitoraggio
che consente di osservare in tempo reale ampie porzioni di territorio e
coordinare gli interventi sul campo. È proprio da questa centrale operativa,
attiva presso il comando dei carabinieri forestali, che è partita la
segnalazione che ha portato a tre arresti a Giugliano in Campania, in una delle
aree più esposte al fenomeno dei rifiuti bruciati illegalmente.
Le immagini hanno documentato due incendi di notevoli proporzioni in via
Vicinale Trenga: colonne di fumo nero si sono alzate dalla combustione di
materiali altamente inquinanti, tra cui mobili, pneumatici, plastiche e
componenti elettroniche. Rifiuti che, una volta dati alle fiamme, rilasciano
sostanze tossiche come diossine e metalli pesanti, con effetti diretti
sull’ambiente e sulla salute dei residenti. L’intervento ha portato all’arresto
di una 41enne italiana e di un 45enne nigeriano. L’uomo ha tentato la fuga,
nascondendosi nella cantina di un edificio, ma è stato rintracciato poco dopo.
Aveva con sé un accendigas, ritenuto lo strumento utilizzato per appiccare il
fuoco. Gli accertamenti hanno evidenziato che i due avevano prelevato rifiuti e
arredi da un’abitazione per poi abbandonarli e incendiarli in una zona isolata.
Un secondo episodio, sempre intercettato dalla control room, si è verificato in
via Ex Alleati 32. Anche in questo caso le telecamere hanno permesso di
identificare il responsabile: un 70enne del posto, arrestato in flagranza
differita dopo essere stato ripreso mentre incendiava rifiuti sul ciglio della
strada. Il sistema di sorveglianza si conferma quindi uno strumento decisivo nel
contrasto ai reati ambientali: permette di superare una delle principali
difficoltà investigative, ovvero cogliere sul fatto chi appicca incendi in aree
isolate o difficilmente controllabili. Tuttavia, la frequenza degli episodi
dimostra quanto il fenomeno sia ancora radicato.
I roghi di rifiuti rappresentano infatti una delle principali fonti di
inquinamento nella Terra dei Fuochi. La combustione incontrollata di materiali
plastici, pneumatici e apparecchiature elettroniche produce fumi carichi di
sostanze cancerogene che contaminano aria, suolo e falde acquifere, con
conseguenze che si estendono ben oltre il momento dell’incendio. In questo
territorio la criminalità organizzata ha gestito il traffico di rifiuti
provenienti da ogni parte d’Italia, dalle concerie ai petrolchimici, fino alle
industrie di alluminio, distruggendo la fertilissima Campania Felix, della quale
non è rimasto più nulla. Nella vasta area della regione Campania, tra Caserta e
Napoli, compromessa dagli interramenti e dalle sostanze tossiche, le bonifiche
vanno a rilento.
L'articolo Immortalati dalla control room mentre appiccano incendi nella Terra
dei fuochi: tre arresti proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Terra dei Fuochi
“Criminali senza scrupoli che hanno piegato le loro competenze imprenditoriali
al perseguimento del soldo facile”, si legge nelle 291 pagine del decreto di
confisca di 205 milioni di euro contro i fratelli Cuono, Giovanni e Salvatore
Pellini.
Lo Stato si è così riappropriato di quanto restituito due anni fa, per un vizio
formale, agli imprenditori responsabili di uno dei peggiori disastri ambientali
nella Terra dei Fuochi. La confisca è stata disposta dalla sezione misure di
prevenzione del Tribunale di Napoli (presidente Teresa Areniello) per i fratelli
Pellini, che operavano nel settore del recupero, smaltimento e riciclaggio di
rifiuti urbani e industriali. Uno di loro era un carabiniere, fu sospeso dal
servizio nel 2006.
Il Gico del Nucleo della Polizia economica finanziaria della Guardia di Finanza
di Napoli ha messo i sigilli a 8 aziende tra Napoli, Frosinone e Roma, 224
immobili tra Napoli, Salerno, Caserta, Cosenza, Latina e Frosinone; 75 terreni;
70 rapporti finanziari, 72 auto, 3 barche e 2 elicotteri. Secondo le indagini
parte delle loro ricchezze sono frutto del traffico illecito di rifiuti nella
cosiddetta Terra dei Fuochi. Siamo forse al dunque di una lunga e tortuosa
vicenda giudiziaria iniziata nel 2017 e culminata tra mille polemiche nel marzo
2024, quando la Cassazione decise di restituire ai Pellini un patrimonio di
circa 220 milioni di euro a causa della tardività del decreto di confisca di
secondo grado.
La Procura di Napoli guidata da Nicola Gratteri e le Fiamme gialle hanno però
riavviato le indagini patrimoniali, che hanno evidenziato una marcata
sproporzione tra i beni posseduti e i redditi dichiarati, ed hanno confermato la
pericolosità “qualificata” dei Pellini derivante dal traffico illecito di
rifiuti perpetrato nella “Terra dei Fuochi” dai quali è conseguita la loro
condanna definitiva per disastro ambientale. el maggio 2024 la Sezione Misure di
Prevenzione del Tribunale di Napoli ha nuovamente sequestrato i beni e, con
decreto depositato il 19 febbraio 2026, all’esito dell’istruttoria camerale, ha
disposto la confisca, ribadendo la perdurante pericolosità qualificata degli
imprenditori colpiti dalla confisca, la strutturale e significativa sproporzione
tra il patrimonio accumulato nel tempo e i redditi leciti dichiarati, e
l’inidoneità delle giustificazioni difensive.
Nel decreto i giudici hanno evidenziato la “concreta e grave capacità criminale”
degli imprenditori che ha provocato “conseguenze devastanti nei territori
interessati e per l’ambiente nonché per gli animali e le persone, per le quali
la relazione di malattie tumorali a quelle attività che avvelenavano i terreni è
più che un sospetto”. I fratelli Pellini quindi “non erano onesti imprenditori,
per errore impattati nell’illecito”.
L'articolo “Criminali senza scrupoli”, lo Stato si riprende 205 milioni di euro
dei fratelli Pellini per il disastro ambientale nella Terra dei Fuochi proviene
da Il Fatto Quotidiano.
La spesa farmaceutica in Italia è in una fase di forte criticità, con dati che a
inizio 2026 ne evidenziano un andamento “fuori controllo”, superando i tetti
programmati e richiedendo interventi correttivi urgenti da parte del Ministero
della Salute. Il superamento dei tetti (in particolare quello per acquisti
diretti) sta mettendo pressione sul sistema di payback (ripiano della spesa da
parte delle aziende farmaceutiche) e, di conseguenza, sui bilanci regionali. Nel
2025 il trend rimane particolarmente critico, mettendo a dura prova i bilanci
regionali specie nelle Regioni a maggiore carico di malattie croniche, come
appunto la Campania.
L’aumento, infatti, è trainato dai farmaci innovativi, dalle terapie avanzate e
dall’aumento dei volumi di consumo. L’aumento dei volumi di consumo è
determinato non solo dall’incremento della età media della popolazione ma anche
dalla costante diminuzione dell’incremento della aspettativa di vita media in
buone condizioni di salute, a sua volta determinato dalla progressiva riduzione
di significative azioni di Prevenzione Primaria, specie nelle zone del Paese già
bene identificate nel Progetto Sentieri come luoghi riconosciuti come SIN (Siti
di interesse Nazionale) per la presenza di grave inquinamento industriale.
Il Progetto Sentieri di ISS censisce ben 6,1 milioni di cittadini italiani
residenti in zone cosiddette SIN, ma di questi ben 1.8 (circa il 30 %) sono solo
campani. La Campania infatti da molti decenni è la regione più giovane di Italia
ma dove ben 4 milioni di cittadini (su 6) residenti specie nelle Province di
Napoli e Caserta sono colpiti da un numero sempre maggiori di patologie cronico
degenerative, cancro incluso, a causa della mancata tutela del territorio e
della pessima ed illegale gestione regionale dei rifiuti industriali che
determinano un eccezionale ed ormai incontrollato incremento di patologie (Terra
dei Fuochi) e di conseguenza di costi farmaceutici per poterle curare.
L’introduzione, in questi ultimi due anni, di numerose molecole innovative – per
migliorare la cura non solo del cancro ma di tutta una serie altre patologie
cronico-degenerative a cominciare dal diabete sino a Alzheimer e tutte le
patologie autoimmuni – rende la Campania oggi la regione a maggiore carico di
spesa farmaceutica sia diretta che convenzionata. Intervenire perciò solo su una
razionalizzazione dei processi di vendita e distribuzione dei farmaci senza una
decisa azione di governo regionale che finalmente privilegi e non ignori la
Prevenzione Primaria (tutela dell’Ambiente e del territorio) nella Regione dove
il fenomeno industriale Terra dei Fuochi è ancora pienamente attivo, significa
di conseguenza non affrontare con efficacia risolutiva il problema.
La Campania oggi è la Regione dove veramente si può, se si vuole, dare
significativi segnali di buon governo al fine di salvare il Sistema Sanitario
Nazionale Pubblico, solidale e universale ancora oggi nel mondo uno dei migliori
in termini di costo/efficacia. In Italia e nell’Unione Europea, il controllo
della spesa farmaceutica è diventato un tema critico a causa dell’aumento dei
costi per i farmaci innovativi e oncologici, che mettono a dura prova la
sostenibilità dei sistemi sanitari. Recentemente, il ministro della Salute
Orazio Schillaci ha lanciato un ultimatum all’Agenzia Italiana del Farmaco
(AIFA), richiedendo misure correttive urgenti per arginare lo sforamento dei
tetti di spesa.
Il sistema italiano si basa su tetti di spesa prefissati e meccanismi di
recupero forzoso dalle aziende farmaceutiche. La spesa è divisa in convenzionata
(farmaci in farmacia, tetto al 6,80%) e acquisti diretti (prevalentemente
ospedalieri, tetto all’8,30%). Nel 2025, mentre la territoriale appare stabile,
gli acquisti diretti mostrano un disavanzo significativo di oltre 1,7 miliardi
di euro. Le aziende titolari di AIC devono ripianare una quota dello sforamento
dei tetti di spesa regionali e nazionali. È una misura controversa spesso
oggetto di contenziosi legali.
Le “montagne russe” provocate dalla violenta ma ondivaga politica sui dazi della
Amministrazione Usa di Trump stanno scuotendo alla radice il sistema
globalizzato di produzione e distribuzione dei farmaci governato dalle
multinazionali farmaceutiche che sinora hanno sfruttato la globalizzazione solo
al fine di incrementare al massimo i profitti. In questo contesto l’Italia è
diventata la maggiore produttrice UE di farmaci sotto brevetto (ma di proprietà
al 38 % non italiana, specie Usa , Svizzera e Israele) e la migliore Nazione Ue
per il solo “packaging” in qualità certificata dei farmaci fuori brevetto,
prodotti pressocché tutti in monopolio da potenze straniere come India, Cina e
Pakistan. Questo per un unico e solo motivo: abbiamo il costo del lavoro e gli
stipendi più bassi in assoluto in Ue per il personale ad altissima
specializzazione necessario nella industria farmaceutica.
Diventa quindi urgentissimo, e magari pensando finalmente ad uno sviluppo vero
del sud tramite ZES, incrementare la produzione sia dei principi attivi di
farmaci essenziali che di farmaci sotto brevetto ma italiani, trasformando
quindi il Sud Italia in un vero hub per la autosufficienza della produzione
farmaceutica non solo per la Ue ma per l’intera area del Mediterraneo e specie
per le sponde del nord Africa.
Abbiamo la possibilità, anzi il dovere, di inserire quanto prima l’incremento
della produzione di farmaci essenziali fuori brevetto in Italia innanzitutto per
colmare le carenze sempre più gravi presso le nostre farmacie magari
ricordandoci che possiamo inserire questa spesa all’interno del 2.5% del Pil
italiano destinato alle industrie resilienti finalizzate ad incrementare al 5%
il Pil destinato alla Difesa. E’ ormai evidente come vaccini, farmaci e veleni
siano ormai a tutti gli effetti anche importanti armi di offesa e di sicurezza
nazionale.
L'articolo Il Sud Italia potrebbe diventare un vero hub per l’autosufficienza
farmaceutica proviene da Il Fatto Quotidiano.
Napoli è la terza metropoli di Italia, oggi tra le città più amate del mondo e
considerata addirittura città ideale per chi ci viene in vacanza qualche giorno
per i suoi eccezionali tesori d’arte, di energia vitale, di enogastronomia ma
anche di “ammuina” senza controllo.
Purtroppo Napoli è anche la città metropolitana con i peggiori dati sanitari di
Italia da ormai oltre un paio di decenni, a causa della totale assenza di
Prevenzione Primaria locale e buon governo dall’urbanistica alla mala gestione
dei rifiuti speciali. Terra dei Fuochi è ancora pienamente operativa ma adesso
non si deve neanche più nominare, perché fa male al commercio delle nostre
pummarole.
E’ gravissimo quindi che Napoli città (Asl Na 1 centro) sia ancora l’unica dove
non esiste da oltre 30 anni un decente registro dei tumori in grado di
certificare con certezza come e quanto si vive e soprattutto si muore in maniera
differente tra il Paradiso di Capri e Posillipo (dove risiedono i Governatori da
Bassolino a Fico) e l’inferno cittadino come Napoli est Porto e Bagnoli,
certificati SIN (siti di interesse nazionale) per il gravissimo e mai bonificato
inquinamento industriale da ormai oltre 40 anni.
Di conseguenza, Napoli viene considerata città ideale da chi ci trascorre
qualche giorno, ma nessuno che la (mal) governa vuole vedere quello che non è
mai stato soltanto un problema di inciviltà da “carta sporca” ma un problema
sistematico, e deliberatamente ignorato. Abbiamo documentato per il 2025,
utilizzando i dati Arpac, che Napoli era e continua ad essere la metropoli con
il peggiore inquinamento dell’aria da polveri sottili in particolare da biossidi
di azoto.
Nonostante le ridicole ordinanze del Sindaco Manfredi che ha bloccato la
circolazione alle sole auto diesel dei cittadini napoletani più poveri,
ovviamente anche per il mese di gennaio 2026 l’inquinamento dell’aria di Napoli
da biossidi di azoto (tabella allegata NO2 gennaio 2026 vs 2025) resta
sostanzialmente immutato ed eccezionalmente grave! Ciò significa malattia e
morte certa ed evitabile in eccesso di non meno di 4 napoletani al giorno, ogni
giorno, specie per infarti, ictus, cancro e problemi respiratori vari.
Tutti sanno – ma tutti fanno finta di non sapere – che l’inquinamento dell’aria
a Napoli da biossidi di azoto per circa l’80% oggi è dovuto all’eccezionale e
del tutto fuori controllo mostruoso sviluppo di porto e aeroporto intracittadini
in spregio totale a qualunque minimo principio di sviluppo sostenibile a tutela
della salute pubblica della popolazione residente.
Napoli dispone pure di 30 milioni Pnrr da utilizzare entro giugno 2026 per
elettrificare le banchine del Porto e salvare la vita quindi ad almeno uno o due
napoletani al giorno. Ebbene, pare che finalmente ci sia dato ascolto: gli
indispensabili interventi nel Porto con fondi Pnrr sono confermati ma
dilazionati almeno sino al 2030. Chi deve ricordare che ogni giorno di ritardo
costa la salute e la vita a non meno di due e sino a 4 napoletani ogni giorno?
Oggi non esiste un napoletano residente che non sia in qualche modo ammalato di
qualcosa, da asma a cancro, a infarti, ictus e malattie neurodegenerative varie,
da Alzheimer ad autismo, tutte ben correlabili alla nostra specifica e
gravissima assenza di Prevenzione Primaria; ma tutti ormai, dopo l’esempio
negazionista criminale di De Luca compreso il Sindaco Manfredi, se ne fregano
completamente, del tutto obnubilati dalla valanga di miliardi di euro che oggi
Napoli attira per questo suo sviluppo del tutto insostenibile per la salute dei
napoletani residenti.
E così, mentre Parigi dimezza i biossidi di azoto e riduce di un terzo la
propria mortalità evitabile in città, Napoli ha raddoppiato i biossidi di azoto
negli ultimi dieci anni e continua, senza alcuna vergogna, a registrare i
peggiori dati sanitari di Italia per assenza di buon governo del suo territorio
e obbliga la Ue a ennesima procedura di infrazione contro l’Italia per gli
eccessi di biossidi di azoto che si registrano a Napoli e Palermo.
E’ una vergogna assoluta e un autentico crimine che ancora non veda soluzione
mentre a Bagnoli come a Napoli est i dati che ricaviamo dalle banche dati
centrali ci continuano a raccontare che qui si muore più che a Milano!
Solidarietà quindi ai quattro napoletani ignoti che anche oggi saranno uccisi
per la ignavia di chi (mal) governa la Sanità in questa città e Regione. E le
denunce a scoppio ritardato di De Luca oggi sono solo una esplicita autoaccusa
di come sia stato perfettamente consapevole della tempesta perfetta da lui
creata.
L'articolo Napoli, i fondi Pnrr per elettrificare il porto verranno dilazionati
fino al 2030: intanto la gente muore proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il fuoriuscito, libro scritto nel 2005 da Renzo Tomatis, primo direttore Iarc
(Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, con sede a Lione, di cui nel
2026 festeggeremo i 60 anni dalla fondazione) narra di un medico che all’inizio
degli anni Sessanta preferisce rinunciare alla carriera in ospedali dove gli
interessi privati dei medici e delle ditte farmaceutiche sono tutto e le persone
sofferenti non contano niente. Sceglie quindi di uscire definitivamente dal
mondo della ricerca e, tornato in Italia, decide di continuare la sua carriera
lavorando come semplice medico ospedaliero: una scelta che può apparire tanto
una sconfitta quanto un estremo tentativo di resistenza. Leggendolo ho appreso,
una volta di più, che il destino della nostra salute, della nostra vita, del
nostro corpo è nelle mani di chi conta i soldi e non gli importa null’altro.
Renzo Tomatis è stato una figura chiave anche per noi medici Isde (Associazione
Internazionale dei Medici per l’Ambiente), diventando il Presidente del Comitato
scientifico internazionale dopo il suo pensionamento, integrando la sua vasta
esperienza scientifica con le iniziative dell’associazione per la tutela della
salute e dell’ambiente. Oggi nel Cts Isde ci sono anche io e solo in Campania
siamo oltre 135.
Nel 1980 io, cresciuto all’altare del medico anargiro San Giuseppe Moscati, mi
laureo in Medicina a soli 22 anni. A partire dal 2006, su richiesta
dell’avvocato Gerardo Marotta quale difensore civico delle Assise di Palazzo
Marigliano, liberamente scelgo di tornare a studiare, spiegare e quindi
difendere i cittadini campani massacrati dal disastro ambientale più grande e
negato d’Italia, la Terra dei Fuochi campana, rinunziando alla carriera. Era
assolutamente più importante e necessario spiegare bene – con studi ma anche con
migliaia di conferenze sempre gratis in tutti i territori e le chiese della
Campania – la verità del disastro di Terra dei Fuochi.
La Campania, per assenza di Prevenzione Primaria e tutela dell’ambiente, mostra
da troppi anni i peggiori dati sanitari d’Italia con una perdita secca di almeno
tre anni di aspettativa di vita media; cui oggi nel 2025 si aggiunge anche
l’inquinamento eccezionale da overtourism certificando Napoli come la metropoli
con l’aria più inquinata di Italia, specie da biossidi di azoto, addirittura più
di Milano. Soltanto grazie a questo umile blog concesso da ilfattoquotidiano.it,
dal 2014 tutti i cittadini campani e italiani hanno potuto comprendere e capire
la patogenesi vera – da inquinamento e non stili di vita individuali – dei dati
sanitari peggiori nella Regione più giovane di Italia.
Come un gesuita del film Mission, ho scelto di combattere per la giustizia e di
farmi massacrare insieme agli indios “caivani’” della Campania.
Sono diventato una pecora nera, ma non ho mai ceduto di un solo passo a
testimoniare secondo scienza e coscienza la verità, diventando l’unico medico ad
avere riconosciuto in giudizio ben tre nessi di causalità in Terra dei Fuochi e
ponendo cosi le basi della sentenza Cedu del 30 gennaio 2025, che dà finalmente
giustizia al popolo inquinato e massacrato dai suoi (mal)governanti.
Girando per tutte le discariche tossiche della Campania mi sono ritrovato
rimpinzato di diossine e pcb e per questo mi sono ammalato di cancro nel 2018.
Non credevo di arrivare ancora vivo e in condizione di lavorare e combattere
sino a questo Natale 2025.
Senza etica, insegna don Sturzo sin dal 1922, qualunque scelta economica diventa
diseconomica. Io, medico da 46 anni solo presso il Pascale di Napoli e
Presidente Isde dal 2018, “fuoriuscito” della Terra dei Fuochi, continuo a
combattere e difendere i cittadini campani spiegando senza paura la “tempesta
perfetta” che ha distrutto salute e sanità in Campania specie a causa del
“negazionismo” di regime.
Nel 2014 sono stato eletto re Mago nel Presepe della chiesa del Parco Verde di
Caivano di padre Maurizio Patriciello. Oggi sono una sin troppo ben conosciuta
pecora nera della Medicina in Campania. Sappiamo tutti da secoli però che senza
pecore nere non solo la giustizia e la verità, ma soprattutto la Scienza, quella
vera, non può andare avanti.
Buon Natale a tutti voi lettori de Il Fatto Quotidiano dal medico “fuoriuscito”
di Terra dei Fuochi campana! Chi può e sa ha il dovere ineludibile, oggi più che
mai, di difendere l’ambiente e quindi la vita e la salute di tutti i bambini del
mondo!
L'articolo Buon Natale dal ‘fuoriuscito’ della Terra dei Fuochi: sono una pecora
nera, ma non ho mai ceduto di un passo proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il mito di Asclepio e delle sue due figlie Igea e Panacea simboleggia
l’integrazione tra la cura attiva delle malattie e la prevenzione, mantenendo la
salute attraverso l’igiene. Asclepio, dio della medicina, rappresenta la cura,
mentre Igea è la dea dell’igiene e della salute e Panacea – il suo nome deriva
dal greco ‘pan’ (tutto) e ‘akos’ (rimedio) – rappresenta la guarigione
universale, specialmente tramite rimedi naturali. Insieme, queste figure
personificano i diversi aspetti del percorso verso il benessere: la cura medica
e il recupero (Asclepio), il mantenimento della salute e la prevenzione (Igea),
e la guarigione definitiva e universale (Panacea).
Zeus però nel mito fulminò Esculapio (Asclepio) perché arrivò ad essere così
bravo ma anche così temerario da fare resuscitare i morti, un potere che
apparteneva solo agli dei, alterando l’ordine naturale e minacciando la
distinzione tra mortali e divinità. Zeus temeva che il dono di Esculapio avrebbe
potuto annullare la differenza fondamentale tra mortali e dei, che è
l’immortalità.
Noi medici abbiamo il dovere non già di tentare di procurarci l’immortalità, ma
di accompagnare ognuno di noi al meglio delle nostre possibilità a vivere nella
migliore qualità di vita possibile il milione di ore (pari a circa 120 anni) cui
ogni essere umano visto come entità biologica vivente è destinato. Noi siamo
come delle candele che si accendono esattamente al momento del concepimento e
dopo circa 6400 ore di vita intrauterina sono chiamate a consumarsi “bruciando”
calore esattamente per un massimo di un milione di ore, pari a circa 120 anni.
Oltre non ci è consentito andare, e mi permetto di aggiungere “per fortuna”,
visto che ogni essere umano che raggiunge un potere eccezionale e innaturale,
innanzitutto economico oggi fuori controllo, se avesse la concreta possibilità
di essere immortale, sarebbe certamente la causa della perdita della vita di
miliardi di altri esseri umani, semplicemente per mantenere il proprio potere.
Sempre più violenta ed eccessiva diventa ogni giorno la diseguaglianza tra
pochissimi esseri umani super ultra ricchissimi che aspirano per questo alla
immortalità e tutti gli altri esseri umani, circa ormai 10 miliardi, che invece
per la avidità illimitata di questi pochissimi, in quantità sempre maggiore, non
riescono neanche a raggiungere una percentuale minima del milione di ore che a
loro spetterebbe per volontà di Dio, di qualunque Dio sia sino ad oggi
riconosciuto.
Oggi Oxfam comunica ufficialmente che poche decine di ultra miliardari nel
mondo, che puntano alla immortalità, detengono da soli ricchezze per oltre il
41% di tutte le ricchezze del mondo. Questo tragico divario si sta allargando,
specie in Sanità, e include la ipertecnologia medica alla ricerca della
immortalità ma solo per loro, specie con la ipertecnologia finalizzata al solo
profitto della ricerca farmaceutica privata.
A tutti noi oggi serve, e manca, una precisa filosofia che obblighi questa
ipertecnologia specie in Medicina e Farmacologia a mettersi al servizio
dell’Uomo e non viceversa, e di tutti gli uomini, non solo di quelli che per
eccessiva ricchezza aspirano a diventare immortali magari a costo della vita di
tutti gli altri.
Agli inizi del Novecento il nostro amatissimo Santo Medico Giuseppe Moscati
oltre alle medicine provvedeva pagando in proprio a donare pane e latte ai suoi
assistiti; oggi noi medici dobbiamo assicurare innanzitutto che il pane e il
latte che servono a tutti i nostri assistiti, specie in Terra dei Fuochi
campana, risultino innanzitutto non contaminati e quindi avvelenati e mortali.
Bioetica ambientale e Farmacosofia: l’alfa e l’omega della Sanità e della
Medicina di questo terzo millennio.
Oggi è necessario studiare e impegnarci a garantire la migliore Prevenzione e la
migliore cura, ma a vantaggio di tutti, non solo di qualcuno.
Questa è la mia scelta di vita quotidiana nel rispetto del Giuramento di
Ippocrate. Ad majora, semper!
L'articolo Tantissimi muoiono per pochi ricchi che puntano all’immortalità. Ma
la sanità deve valere per tutti proviene da Il Fatto Quotidiano.
Nell’omelia del vescovo Antonio Di Donna pronunciata in Cattedrale domenica 9
novembre 2025 durante la Messa e trasmessa in diretta su Rai Uno, le parole di
condanna sono state chiare e nette, ma ancora una volta non solo inascoltate –
specie in questa vergognosa campagna elettorale in Campania senza Etica – ma
addirittura del tutto ignorate e/o travisate dai media di regime.
…Ma secondo la Scrittura, Dio abita anche nella sua Creazione. La terra è sua, è
la sua casa, ma anche la nostra casa, la casa comune di cui dobbiamo prenderci
cura. Purtroppo questa nostra madre, la terra, grida per il male che le
provochiamo. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari, autorizzati
a saccheggiarla. Ma la terra non è nostra. La terra è di Dio […]
Abbiamo fatto della terra, la casa del Padre, la casa nostra, un mercato. Nuovi
mercanti in questi decenni, con il silenzio colpevole di tanti, anche dello
Stato, si sono introdotti nel tempio, nella casa che è la terra, per ragioni di
profitto, e hanno provocato lo scempio ambientale, anche nel nostro territorio,
un tempo Campania Felix. Inquinamento e smaltimento illegale dei rifiuti hanno
provocato malattie e morti premature, e il crollo dell’economia agricola.
Come Gesù di fronte ai mercanti del tempio, anche la nostra gente ha reagito.
Soprattutto le madri coraggio, che hanno visto ammalarsi e morire i loro figli;
i comitati, i medici, e le nostre chiese, le diocesi di questo territorio, e le
comunità parrocchiali. Certo, questo dramma non è limitato alla nostra terra
campana, ma riguarda l’intero nostro paese, l’Italia. Non esiste una Terra dei
Fuochi, ma tante Terre dei Fuochi. Sversamenti, inquinamento, degrado, siti
pericolosi si trovano in tutta Italia. Stando ai dati ufficiali, i siti
inquinati sono 42, forse di più, e si trovano al Nord, al Centro e al Sud. Terra
dei Fuochi non è un luogo, ma un fenomeno.
Ma non tutto è perduto. Gli uomini, capaci di degradarsi fino all’estremo,
possono anche ritornare a rigenerare se stessi e a rigenerare la terra. Il
Creatore non ci abbandona, non fa mai marcia indietro nel suo progetto di amore,
e noi possiamo ancora cambiare rotta e rigenerare la Terra. Certo non bisogna
abbassare la guardia, spegnere i riflettori. C’è da continuare ancora con la
denuncia profetica, con l’opera di educazione nelle nostre comunità. Bisogna che
ancora i cittadini controllino le Istituzioni, soprattutto regionali e comunali…
Purtroppo, soltanto noi Medici dell’Ambiente non abbiamo taciuto e abbiamo
protetto e guidato, informando e formando correttamente la stessa Chiesa, la
madri coraggio, i comitati. Purtroppo soltanto chi segue con attenzione questo
umile blog, come i Magistrati inquirenti e le Forze dell’Ordine, hanno potuto
ricevere veramente informazioni corrette e aggiornate, addirittura sempre in
anticipo, sulla reale e tragica situazione di Terra dei Fuochi in Campania che
non solo non è migliorata durante i dieci anni del (mal)Governo De Luca, ma
addirittura è peggiorata, come ormai acclarato non solo dalla eccezionale
puntata di Report del 2 novembre ma da tutte le relazioni epidemiologiche
compresa quella del Commissario Vadalà.
Eppure, senza alcuna vergogna, la parola stessa “Medici” scompare oggi negli
articoli di alcuni giornali di potere locali dalla omelia del Vescovo Di Donna.
Nella mia bellissima vetrina vicino all’ingresso, che raccoglie tutta la mia
collezione di una vita intera di soldatini dalle bellissime divise sgargianti,
specie i Napoleonici, ma ponendo i Pastori del Presepe e Gesù Bambino al centro
della scena ho voluto rappresentare il mondo, per indicarmi ogni giorno la
scelta che devo fare quando esco da casa.
So di essere peccatore e obbligatoriamente anche potenzialmente cattivo, superbo
e sprezzante, ma devo sforzarmi di ricordare che per andare avanti in questa
vita l’unico modo per sperare di salvarmi dal Giudizio di Dio è tentare tutto
quello che posso per salvare qualcuno di quei bambini, di quelle madri coraggio
e di quei ragazzi che vengono illusi con false promesse, con divise sgargianti,
con musiche stupende, con liturgie meravigliose per finire ad uccidersi
reciprocamente in guerre senza onore. L’unico modo per sperare di salvare questa
Terra e questo mondo è offrire la propria vita, tutta la propria vita, e la
propria professione e competenza, soprattutto noi Medici dell’Ambiente, per
difendere la salute e la vita degli altri e dobbiamo anche riuscire a perdonare
tutto il male che ci è stato fatto e si continua a fare tentando di farci
scomparire e di zittirci per conquistare la Pace, che è il dono più grande che
possiamo ricevere e donare, proprio perché la Pace può venire soltanto se
riusciamo a sconfiggere ogni giorno la cattiveria che fa parte comunque e sempre
innanzitutto di noi stessi.
Ma solo se continueranno ad esistere organi di informazione realmente liberi e
indipendenti come il Fatto e la trasmissione Report il nostro sacrificio
quotidiano avrà un senso e potrà salvare veramente qualcuno.
L'articolo Il vescovo Di Donna parla dei medici dell’ambiente, ma la parola
scompare dai media: meno male che qualcuno resiste proviene da Il Fatto
Quotidiano.