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Immortalati dalla control room mentre appiccano incendi nella Terra dei fuochi: tre arresti
Gli incendi nella Terra dei fuochi sono stati e sono una piaga di un territorio dove oggi vivono 2,9 milioni di persone e dove gli scarichi illeciti di rifiuti pericolosi e le morti non sono un capitolo chiuso. Individuare chi appicca roghi oggi è più rapido e preciso grazie alla control room, il sistema di monitoraggio che consente di osservare in tempo reale ampie porzioni di territorio e coordinare gli interventi sul campo. È proprio da questa centrale operativa, attiva presso il comando dei carabinieri forestali, che è partita la segnalazione che ha portato a tre arresti a Giugliano in Campania, in una delle aree più esposte al fenomeno dei rifiuti bruciati illegalmente. Le immagini hanno documentato due incendi di notevoli proporzioni in via Vicinale Trenga: colonne di fumo nero si sono alzate dalla combustione di materiali altamente inquinanti, tra cui mobili, pneumatici, plastiche e componenti elettroniche. Rifiuti che, una volta dati alle fiamme, rilasciano sostanze tossiche come diossine e metalli pesanti, con effetti diretti sull’ambiente e sulla salute dei residenti. L’intervento ha portato all’arresto di una 41enne italiana e di un 45enne nigeriano. L’uomo ha tentato la fuga, nascondendosi nella cantina di un edificio, ma è stato rintracciato poco dopo. Aveva con sé un accendigas, ritenuto lo strumento utilizzato per appiccare il fuoco. Gli accertamenti hanno evidenziato che i due avevano prelevato rifiuti e arredi da un’abitazione per poi abbandonarli e incendiarli in una zona isolata. Un secondo episodio, sempre intercettato dalla control room, si è verificato in via Ex Alleati 32. Anche in questo caso le telecamere hanno permesso di identificare il responsabile: un 70enne del posto, arrestato in flagranza differita dopo essere stato ripreso mentre incendiava rifiuti sul ciglio della strada. Il sistema di sorveglianza si conferma quindi uno strumento decisivo nel contrasto ai reati ambientali: permette di superare una delle principali difficoltà investigative, ovvero cogliere sul fatto chi appicca incendi in aree isolate o difficilmente controllabili. Tuttavia, la frequenza degli episodi dimostra quanto il fenomeno sia ancora radicato. I roghi di rifiuti rappresentano infatti una delle principali fonti di inquinamento nella Terra dei Fuochi. La combustione incontrollata di materiali plastici, pneumatici e apparecchiature elettroniche produce fumi carichi di sostanze cancerogene che contaminano aria, suolo e falde acquifere, con conseguenze che si estendono ben oltre il momento dell’incendio. In questo territorio la criminalità organizzata ha gestito il traffico di rifiuti provenienti da ogni parte d’Italia, dalle concerie ai petrolchimici, fino alle industrie di alluminio, distruggendo la fertilissima Campania Felix, della quale non è rimasto più nulla. Nella vasta area della regione Campania, tra Caserta e Napoli, compromessa dagli interramenti e dalle sostanze tossiche, le bonifiche vanno a rilento. L'articolo Immortalati dalla control room mentre appiccano incendi nella Terra dei fuochi: tre arresti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Criminali senza scrupoli”, lo Stato si riprende 205 milioni di euro dei fratelli Pellini per il disastro ambientale nella Terra dei Fuochi
“Criminali senza scrupoli che hanno piegato le loro competenze imprenditoriali al perseguimento del soldo facile”, si legge nelle 291 pagine del decreto di confisca di 205 milioni di euro contro i fratelli Cuono, Giovanni e Salvatore Pellini. Lo Stato si è così riappropriato di quanto restituito due anni fa, per un vizio formale, agli imprenditori responsabili di uno dei peggiori disastri ambientali nella Terra dei Fuochi. La confisca è stata disposta dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Napoli (presidente Teresa Areniello) per i fratelli Pellini, che operavano nel settore del recupero, smaltimento e riciclaggio di rifiuti urbani e industriali. Uno di loro era un carabiniere, fu sospeso dal servizio nel 2006. Il Gico del Nucleo della Polizia economica finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli ha messo i sigilli a 8 aziende tra Napoli, Frosinone e Roma, 224 immobili tra Napoli, Salerno, Caserta, Cosenza, Latina e Frosinone; 75 terreni; 70 rapporti finanziari, 72 auto, 3 barche e 2 elicotteri. Secondo le indagini parte delle loro ricchezze sono frutto del traffico illecito di rifiuti nella cosiddetta Terra dei Fuochi. Siamo forse al dunque di una lunga e tortuosa vicenda giudiziaria iniziata nel 2017 e culminata tra mille polemiche nel marzo 2024, quando la Cassazione decise di restituire ai Pellini un patrimonio di circa 220 milioni di euro a causa della tardività del decreto di confisca di secondo grado. La Procura di Napoli guidata da Nicola Gratteri e le Fiamme gialle hanno però riavviato le indagini patrimoniali, che hanno evidenziato una marcata sproporzione tra i beni posseduti e i redditi dichiarati, ed hanno confermato la pericolosità “qualificata” dei Pellini derivante dal traffico illecito di rifiuti perpetrato nella “Terra dei Fuochi” dai quali è conseguita la loro condanna definitiva per disastro ambientale. el maggio 2024 la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Napoli ha nuovamente sequestrato i beni e, con decreto depositato il 19 febbraio 2026, all’esito dell’istruttoria camerale, ha disposto la confisca, ribadendo la perdurante pericolosità qualificata degli imprenditori colpiti dalla confisca, la strutturale e significativa sproporzione tra il patrimonio accumulato nel tempo e i redditi leciti dichiarati, e l’inidoneità delle giustificazioni difensive. Nel decreto i giudici hanno evidenziato la “concreta e grave capacità criminale” degli imprenditori che ha provocato “conseguenze devastanti nei territori interessati e per l’ambiente nonché per gli animali e le persone, per le quali la relazione di malattie tumorali a quelle attività che avvelenavano i terreni è più che un sospetto”. I fratelli Pellini quindi “non erano onesti imprenditori, per errore impattati nell’illecito”. L'articolo “Criminali senza scrupoli”, lo Stato si riprende 205 milioni di euro dei fratelli Pellini per il disastro ambientale nella Terra dei Fuochi proviene da Il Fatto Quotidiano.
Nicola Gratteri
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Il Sud Italia potrebbe diventare un vero hub per l’autosufficienza farmaceutica
La spesa farmaceutica in Italia è in una fase di forte criticità, con dati che a inizio 2026 ne evidenziano un andamento “fuori controllo”, superando i tetti programmati e richiedendo interventi correttivi urgenti da parte del Ministero della Salute. Il superamento dei tetti (in particolare quello per acquisti diretti) sta mettendo pressione sul sistema di payback (ripiano della spesa da parte delle aziende farmaceutiche) e, di conseguenza, sui bilanci regionali. Nel 2025 il trend rimane particolarmente critico, mettendo a dura prova i bilanci regionali specie nelle Regioni a maggiore carico di malattie croniche, come appunto la Campania. L’aumento, infatti, è trainato dai farmaci innovativi, dalle terapie avanzate e dall’aumento dei volumi di consumo. L’aumento dei volumi di consumo è determinato non solo dall’incremento della età media della popolazione ma anche dalla costante diminuzione dell’incremento della aspettativa di vita media in buone condizioni di salute, a sua volta determinato dalla progressiva riduzione di significative azioni di Prevenzione Primaria, specie nelle zone del Paese già bene identificate nel Progetto Sentieri come luoghi riconosciuti come SIN (Siti di interesse Nazionale) per la presenza di grave inquinamento industriale. Il Progetto Sentieri di ISS censisce ben 6,1 milioni di cittadini italiani residenti in zone cosiddette SIN, ma di questi ben 1.8 (circa il 30 %) sono solo campani. La Campania infatti da molti decenni è la regione più giovane di Italia ma dove ben 4 milioni di cittadini (su 6) residenti specie nelle Province di Napoli e Caserta sono colpiti da un numero sempre maggiori di patologie cronico degenerative, cancro incluso, a causa della mancata tutela del territorio e della pessima ed illegale gestione regionale dei rifiuti industriali che determinano un eccezionale ed ormai incontrollato incremento di patologie (Terra dei Fuochi) e di conseguenza di costi farmaceutici per poterle curare. L’introduzione, in questi ultimi due anni, di numerose molecole innovative – per migliorare la cura non solo del cancro ma di tutta una serie altre patologie cronico-degenerative a cominciare dal diabete sino a Alzheimer e tutte le patologie autoimmuni – rende la Campania oggi la regione a maggiore carico di spesa farmaceutica sia diretta che convenzionata. Intervenire perciò solo su una razionalizzazione dei processi di vendita e distribuzione dei farmaci senza una decisa azione di governo regionale che finalmente privilegi e non ignori la Prevenzione Primaria (tutela dell’Ambiente e del territorio) nella Regione dove il fenomeno industriale Terra dei Fuochi è ancora pienamente attivo, significa di conseguenza non affrontare con efficacia risolutiva il problema. La Campania oggi è la Regione dove veramente si può, se si vuole, dare significativi segnali di buon governo al fine di salvare il Sistema Sanitario Nazionale Pubblico, solidale e universale ancora oggi nel mondo uno dei migliori in termini di costo/efficacia. In Italia e nell’Unione Europea, il controllo della spesa farmaceutica è diventato un tema critico a causa dell’aumento dei costi per i farmaci innovativi e oncologici, che mettono a dura prova la sostenibilità dei sistemi sanitari. Recentemente, il ministro della Salute Orazio Schillaci ha lanciato un ultimatum all’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), richiedendo misure correttive urgenti per arginare lo sforamento dei tetti di spesa. Il sistema italiano si basa su tetti di spesa prefissati e meccanismi di recupero forzoso dalle aziende farmaceutiche. La spesa è divisa in convenzionata (farmaci in farmacia, tetto al 6,80%) e acquisti diretti (prevalentemente ospedalieri, tetto all’8,30%). Nel 2025, mentre la territoriale appare stabile, gli acquisti diretti mostrano un disavanzo significativo di oltre 1,7 miliardi di euro. Le aziende titolari di AIC devono ripianare una quota dello sforamento dei tetti di spesa regionali e nazionali. È una misura controversa spesso oggetto di contenziosi legali. Le “montagne russe” provocate dalla violenta ma ondivaga politica sui dazi della Amministrazione Usa di Trump stanno scuotendo alla radice il sistema globalizzato di produzione e distribuzione dei farmaci governato dalle multinazionali farmaceutiche che sinora hanno sfruttato la globalizzazione solo al fine di incrementare al massimo i profitti. In questo contesto l’Italia è diventata la maggiore produttrice UE di farmaci sotto brevetto (ma di proprietà al 38 % non italiana, specie Usa , Svizzera e Israele) e la migliore Nazione Ue per il solo “packaging” in qualità certificata dei farmaci fuori brevetto, prodotti pressocché tutti in monopolio da potenze straniere come India, Cina e Pakistan. Questo per un unico e solo motivo: abbiamo il costo del lavoro e gli stipendi più bassi in assoluto in Ue per il personale ad altissima specializzazione necessario nella industria farmaceutica. Diventa quindi urgentissimo, e magari pensando finalmente ad uno sviluppo vero del sud tramite ZES, incrementare la produzione sia dei principi attivi di farmaci essenziali che di farmaci sotto brevetto ma italiani, trasformando quindi il Sud Italia in un vero hub per la autosufficienza della produzione farmaceutica non solo per la Ue ma per l’intera area del Mediterraneo e specie per le sponde del nord Africa. Abbiamo la possibilità, anzi il dovere, di inserire quanto prima l’incremento della produzione di farmaci essenziali fuori brevetto in Italia innanzitutto per colmare le carenze sempre più gravi presso le nostre farmacie magari ricordandoci che possiamo inserire questa spesa all’interno del 2.5% del Pil italiano destinato alle industrie resilienti finalizzate ad incrementare al 5% il Pil destinato alla Difesa. E’ ormai evidente come vaccini, farmaci e veleni siano ormai a tutti gli effetti anche importanti armi di offesa e di sicurezza nazionale. 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Napoli, i fondi Pnrr per elettrificare il porto verranno dilazionati fino al 2030: intanto la gente muore
Napoli è la terza metropoli di Italia, oggi tra le città più amate del mondo e considerata addirittura città ideale per chi ci viene in vacanza qualche giorno per i suoi eccezionali tesori d’arte, di energia vitale, di enogastronomia ma anche di “ammuina” senza controllo. Purtroppo Napoli è anche la città metropolitana con i peggiori dati sanitari di Italia da ormai oltre un paio di decenni, a causa della totale assenza di Prevenzione Primaria locale e buon governo dall’urbanistica alla mala gestione dei rifiuti speciali. Terra dei Fuochi è ancora pienamente operativa ma adesso non si deve neanche più nominare, perché fa male al commercio delle nostre pummarole. E’ gravissimo quindi che Napoli città (Asl Na 1 centro) sia ancora l’unica dove non esiste da oltre 30 anni un decente registro dei tumori in grado di certificare con certezza come e quanto si vive e soprattutto si muore in maniera differente tra il Paradiso di Capri e Posillipo (dove risiedono i Governatori da Bassolino a Fico) e l’inferno cittadino come Napoli est Porto e Bagnoli, certificati SIN (siti di interesse nazionale) per il gravissimo e mai bonificato inquinamento industriale da ormai oltre 40 anni. Di conseguenza, Napoli viene considerata città ideale da chi ci trascorre qualche giorno, ma nessuno che la (mal) governa vuole vedere quello che non è mai stato soltanto un problema di inciviltà da “carta sporca” ma un problema sistematico, e deliberatamente ignorato. Abbiamo documentato per il 2025, utilizzando i dati Arpac, che Napoli era e continua ad essere la metropoli con il peggiore inquinamento dell’aria da polveri sottili in particolare da biossidi di azoto. Nonostante le ridicole ordinanze del Sindaco Manfredi che ha bloccato la circolazione alle sole auto diesel dei cittadini napoletani più poveri, ovviamente anche per il mese di gennaio 2026 l’inquinamento dell’aria di Napoli da biossidi di azoto (tabella allegata NO2 gennaio 2026 vs 2025) resta sostanzialmente immutato ed eccezionalmente grave! Ciò significa malattia e morte certa ed evitabile in eccesso di non meno di 4 napoletani al giorno, ogni giorno, specie per infarti, ictus, cancro e problemi respiratori vari. Tutti sanno – ma tutti fanno finta di non sapere – che l’inquinamento dell’aria a Napoli da biossidi di azoto per circa l’80% oggi è dovuto all’eccezionale e del tutto fuori controllo mostruoso sviluppo di porto e aeroporto intracittadini in spregio totale a qualunque minimo principio di sviluppo sostenibile a tutela della salute pubblica della popolazione residente. Napoli dispone pure di 30 milioni Pnrr da utilizzare entro giugno 2026 per elettrificare le banchine del Porto e salvare la vita quindi ad almeno uno o due napoletani al giorno. Ebbene, pare che finalmente ci sia dato ascolto: gli indispensabili interventi nel Porto con fondi Pnrr sono confermati ma dilazionati almeno sino al 2030. Chi deve ricordare che ogni giorno di ritardo costa la salute e la vita a non meno di due e sino a 4 napoletani ogni giorno? Oggi non esiste un napoletano residente che non sia in qualche modo ammalato di qualcosa, da asma a cancro, a infarti, ictus e malattie neurodegenerative varie, da Alzheimer ad autismo, tutte ben correlabili alla nostra specifica e gravissima assenza di Prevenzione Primaria; ma tutti ormai, dopo l’esempio negazionista criminale di De Luca compreso il Sindaco Manfredi, se ne fregano completamente, del tutto obnubilati dalla valanga di miliardi di euro che oggi Napoli attira per questo suo sviluppo del tutto insostenibile per la salute dei napoletani residenti. E così, mentre Parigi dimezza i biossidi di azoto e riduce di un terzo la propria mortalità evitabile in città, Napoli ha raddoppiato i biossidi di azoto negli ultimi dieci anni e continua, senza alcuna vergogna, a registrare i peggiori dati sanitari di Italia per assenza di buon governo del suo territorio e obbliga la Ue a ennesima procedura di infrazione contro l’Italia per gli eccessi di biossidi di azoto che si registrano a Napoli e Palermo. E’ una vergogna assoluta e un autentico crimine che ancora non veda soluzione mentre a Bagnoli come a Napoli est i dati che ricaviamo dalle banche dati centrali ci continuano a raccontare che qui si muore più che a Milano! Solidarietà quindi ai quattro napoletani ignoti che anche oggi saranno uccisi per la ignavia di chi (mal) governa la Sanità in questa città e Regione. E le denunce a scoppio ritardato di De Luca oggi sono solo una esplicita autoaccusa di come sia stato perfettamente consapevole della tempesta perfetta da lui creata. L'articolo Napoli, i fondi Pnrr per elettrificare il porto verranno dilazionati fino al 2030: intanto la gente muore proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Buon Natale dal ‘fuoriuscito’ della Terra dei Fuochi: sono una pecora nera, ma non ho mai ceduto di un passo
Il fuoriuscito, libro scritto nel 2005 da Renzo Tomatis, primo direttore Iarc (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, con sede a Lione, di cui nel 2026 festeggeremo i 60 anni dalla fondazione) narra di un medico che all’inizio degli anni Sessanta preferisce rinunciare alla carriera in ospedali dove gli interessi privati dei medici e delle ditte farmaceutiche sono tutto e le persone sofferenti non contano niente. Sceglie quindi di uscire definitivamente dal mondo della ricerca e, tornato in Italia, decide di continuare la sua carriera lavorando come semplice medico ospedaliero: una scelta che può apparire tanto una sconfitta quanto un estremo tentativo di resistenza. Leggendolo ho appreso, una volta di più, che il destino della nostra salute, della nostra vita, del nostro corpo è nelle mani di chi conta i soldi e non gli importa null’altro. Renzo Tomatis è stato una figura chiave anche per noi medici Isde (Associazione Internazionale dei Medici per l’Ambiente), diventando il Presidente del Comitato scientifico internazionale dopo il suo pensionamento, integrando la sua vasta esperienza scientifica con le iniziative dell’associazione per la tutela della salute e dell’ambiente. Oggi nel Cts Isde ci sono anche io e solo in Campania siamo oltre 135. Nel 1980 io, cresciuto all’altare del medico anargiro San Giuseppe Moscati, mi laureo in Medicina a soli 22 anni. A partire dal 2006, su richiesta dell’avvocato Gerardo Marotta quale difensore civico delle Assise di Palazzo Marigliano, liberamente scelgo di tornare a studiare, spiegare e quindi difendere i cittadini campani massacrati dal disastro ambientale più grande e negato d’Italia, la Terra dei Fuochi campana, rinunziando alla carriera. Era assolutamente più importante e necessario spiegare bene – con studi ma anche con migliaia di conferenze sempre gratis in tutti i territori e le chiese della Campania – la verità del disastro di Terra dei Fuochi. La Campania, per assenza di Prevenzione Primaria e tutela dell’ambiente, mostra da troppi anni i peggiori dati sanitari d’Italia con una perdita secca di almeno tre anni di aspettativa di vita media; cui oggi nel 2025 si aggiunge anche l’inquinamento eccezionale da overtourism certificando Napoli come la metropoli con l’aria più inquinata di Italia, specie da biossidi di azoto, addirittura più di Milano. Soltanto grazie a questo umile blog concesso da ilfattoquotidiano.it, dal 2014 tutti i cittadini campani e italiani hanno potuto comprendere e capire la patogenesi vera – da inquinamento e non stili di vita individuali – dei dati sanitari peggiori nella Regione più giovane di Italia. Come un gesuita del film Mission, ho scelto di combattere per la giustizia e di farmi massacrare insieme agli indios “caivani’” della Campania. Sono diventato una pecora nera, ma non ho mai ceduto di un solo passo a testimoniare secondo scienza e coscienza la verità, diventando l’unico medico ad avere riconosciuto in giudizio ben tre nessi di causalità in Terra dei Fuochi e ponendo cosi le basi della sentenza Cedu del 30 gennaio 2025, che dà finalmente giustizia al popolo inquinato e massacrato dai suoi (mal)governanti. Girando per tutte le discariche tossiche della Campania mi sono ritrovato rimpinzato di diossine e pcb e per questo mi sono ammalato di cancro nel 2018. Non credevo di arrivare ancora vivo e in condizione di lavorare e combattere sino a questo Natale 2025. Senza etica, insegna don Sturzo sin dal 1922, qualunque scelta economica diventa diseconomica. Io, medico da 46 anni solo presso il Pascale di Napoli e Presidente Isde dal 2018, “fuoriuscito” della Terra dei Fuochi, continuo a combattere e difendere i cittadini campani spiegando senza paura la “tempesta perfetta” che ha distrutto salute e sanità in Campania specie a causa del “negazionismo” di regime. Nel 2014 sono stato eletto re Mago nel Presepe della chiesa del Parco Verde di Caivano di padre Maurizio Patriciello. Oggi sono una sin troppo ben conosciuta pecora nera della Medicina in Campania. Sappiamo tutti da secoli però che senza pecore nere non solo la giustizia e la verità, ma soprattutto la Scienza, quella vera, non può andare avanti. Buon Natale a tutti voi lettori de Il Fatto Quotidiano dal medico “fuoriuscito” di Terra dei Fuochi campana! Chi può e sa ha il dovere ineludibile, oggi più che mai, di difendere l’ambiente e quindi la vita e la salute di tutti i bambini del mondo! L'articolo Buon Natale dal ‘fuoriuscito’ della Terra dei Fuochi: sono una pecora nera, ma non ho mai ceduto di un passo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Tantissimi muoiono per pochi ricchi che puntano all’immortalità. Ma la sanità deve valere per tutti
Il mito di Asclepio e delle sue due figlie Igea e Panacea simboleggia l’integrazione tra la cura attiva delle malattie e la prevenzione, mantenendo la salute attraverso l’igiene. Asclepio, dio della medicina, rappresenta la cura, mentre Igea è la dea dell’igiene e della salute e Panacea – il suo nome deriva dal greco ‘pan’ (tutto) e ‘akos’ (rimedio) – rappresenta la guarigione universale, specialmente tramite rimedi naturali. Insieme, queste figure personificano i diversi aspetti del percorso verso il benessere: la cura medica e il recupero (Asclepio), il mantenimento della salute e la prevenzione (Igea), e la guarigione definitiva e universale (Panacea). Zeus però nel mito fulminò Esculapio (Asclepio) perché arrivò ad essere così bravo ma anche così temerario da fare resuscitare i morti, un potere che apparteneva solo agli dei, alterando l’ordine naturale e minacciando la distinzione tra mortali e divinità. Zeus temeva che il dono di Esculapio avrebbe potuto annullare la differenza fondamentale tra mortali e dei, che è l’immortalità. Noi medici abbiamo il dovere non già di tentare di procurarci l’immortalità, ma di accompagnare ognuno di noi al meglio delle nostre possibilità a vivere nella migliore qualità di vita possibile il milione di ore (pari a circa 120 anni) cui ogni essere umano visto come entità biologica vivente è destinato. Noi siamo come delle candele che si accendono esattamente al momento del concepimento e dopo circa 6400 ore di vita intrauterina sono chiamate a consumarsi “bruciando” calore esattamente per un massimo di un milione di ore, pari a circa 120 anni. Oltre non ci è consentito andare, e mi permetto di aggiungere “per fortuna”, visto che ogni essere umano che raggiunge un potere eccezionale e innaturale, innanzitutto economico oggi fuori controllo, se avesse la concreta possibilità di essere immortale, sarebbe certamente la causa della perdita della vita di miliardi di altri esseri umani, semplicemente per mantenere il proprio potere. Sempre più violenta ed eccessiva diventa ogni giorno la diseguaglianza tra pochissimi esseri umani super ultra ricchissimi che aspirano per questo alla immortalità e tutti gli altri esseri umani, circa ormai 10 miliardi, che invece per la avidità illimitata di questi pochissimi, in quantità sempre maggiore, non riescono neanche a raggiungere una percentuale minima del milione di ore che a loro spetterebbe per volontà di Dio, di qualunque Dio sia sino ad oggi riconosciuto. Oggi Oxfam comunica ufficialmente che poche decine di ultra miliardari nel mondo, che puntano alla immortalità, detengono da soli ricchezze per oltre il 41% di tutte le ricchezze del mondo. Questo tragico divario si sta allargando, specie in Sanità, e include la ipertecnologia medica alla ricerca della immortalità ma solo per loro, specie con la ipertecnologia finalizzata al solo profitto della ricerca farmaceutica privata. A tutti noi oggi serve, e manca, una precisa filosofia che obblighi questa ipertecnologia specie in Medicina e Farmacologia a mettersi al servizio dell’Uomo e non viceversa, e di tutti gli uomini, non solo di quelli che per eccessiva ricchezza aspirano a diventare immortali magari a costo della vita di tutti gli altri. Agli inizi del Novecento il nostro amatissimo Santo Medico Giuseppe Moscati oltre alle medicine provvedeva pagando in proprio a donare pane e latte ai suoi assistiti; oggi noi medici dobbiamo assicurare innanzitutto che il pane e il latte che servono a tutti i nostri assistiti, specie in Terra dei Fuochi campana, risultino innanzitutto non contaminati e quindi avvelenati e mortali. Bioetica ambientale e Farmacosofia: l’alfa e l’omega della Sanità e della Medicina di questo terzo millennio. Oggi è necessario studiare e impegnarci a garantire la migliore Prevenzione e la migliore cura, ma a vantaggio di tutti, non solo di qualcuno. Questa è la mia scelta di vita quotidiana nel rispetto del Giuramento di Ippocrate. Ad majora, semper! L'articolo Tantissimi muoiono per pochi ricchi che puntano all’immortalità. Ma la sanità deve valere per tutti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il vescovo Di Donna parla dei medici dell’ambiente, ma la parola scompare dai media: meno male che qualcuno resiste
Nell’omelia del vescovo Antonio Di Donna pronunciata in Cattedrale domenica 9 novembre 2025 durante la Messa e trasmessa in diretta su Rai Uno, le parole di condanna sono state chiare e nette, ma ancora una volta non solo inascoltate – specie in questa vergognosa campagna elettorale in Campania senza Etica – ma addirittura del tutto ignorate e/o travisate dai media di regime. …Ma secondo la Scrittura, Dio abita anche nella sua Creazione. La terra è sua, è la sua casa, ma anche la nostra casa, la casa comune di cui dobbiamo prenderci cura. Purtroppo questa nostra madre, la terra, grida per il male che le provochiamo. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari, autorizzati a saccheggiarla. Ma la terra non è nostra. La terra è di Dio […] Abbiamo fatto della terra, la casa del Padre, la casa nostra, un mercato. Nuovi mercanti in questi decenni, con il silenzio colpevole di tanti, anche dello Stato, si sono introdotti nel tempio, nella casa che è la terra, per ragioni di profitto, e hanno provocato lo scempio ambientale, anche nel nostro territorio, un tempo Campania Felix. Inquinamento e smaltimento illegale dei rifiuti hanno provocato malattie e morti premature, e il crollo dell’economia agricola. Come Gesù di fronte ai mercanti del tempio, anche la nostra gente ha reagito. Soprattutto le madri coraggio, che hanno visto ammalarsi e morire i loro figli; i comitati, i medici, e le nostre chiese, le diocesi di questo territorio, e le comunità parrocchiali. Certo, questo dramma non è limitato alla nostra terra campana, ma riguarda l’intero nostro paese, l’Italia. Non esiste una Terra dei Fuochi, ma tante Terre dei Fuochi. Sversamenti, inquinamento, degrado, siti pericolosi si trovano in tutta Italia. Stando ai dati ufficiali, i siti inquinati sono 42, forse di più, e si trovano al Nord, al Centro e al Sud. Terra dei Fuochi non è un luogo, ma un fenomeno. Ma non tutto è perduto. Gli uomini, capaci di degradarsi fino all’estremo, possono anche ritornare a rigenerare se stessi e a rigenerare la terra. Il Creatore non ci abbandona, non fa mai marcia indietro nel suo progetto di amore, e noi possiamo ancora cambiare rotta e rigenerare la Terra. Certo non bisogna abbassare la guardia, spegnere i riflettori. C’è da continuare ancora con la denuncia profetica, con l’opera di educazione nelle nostre comunità. Bisogna che ancora i cittadini controllino le Istituzioni, soprattutto regionali e comunali… Purtroppo, soltanto noi Medici dell’Ambiente non abbiamo taciuto e abbiamo protetto e guidato, informando e formando correttamente la stessa Chiesa, la madri coraggio, i comitati. Purtroppo soltanto chi segue con attenzione questo umile blog, come i Magistrati inquirenti e le Forze dell’Ordine, hanno potuto ricevere veramente informazioni corrette e aggiornate, addirittura sempre in anticipo, sulla reale e tragica situazione di Terra dei Fuochi in Campania che non solo non è migliorata durante i dieci anni del (mal)Governo De Luca, ma addirittura è peggiorata, come ormai acclarato non solo dalla eccezionale puntata di Report del 2 novembre ma da tutte le relazioni epidemiologiche compresa quella del Commissario Vadalà. Eppure, senza alcuna vergogna, la parola stessa “Medici” scompare oggi negli articoli di alcuni giornali di potere locali dalla omelia del Vescovo Di Donna. Nella mia bellissima vetrina vicino all’ingresso, che raccoglie tutta la mia collezione di una vita intera di soldatini dalle bellissime divise sgargianti, specie i Napoleonici, ma ponendo i Pastori del Presepe e Gesù Bambino al centro della scena ho voluto rappresentare il mondo, per indicarmi ogni giorno la scelta che devo fare quando esco da casa. So di essere peccatore e obbligatoriamente anche potenzialmente cattivo, superbo e sprezzante, ma devo sforzarmi di ricordare che per andare avanti in questa vita l’unico modo per sperare di salvarmi dal Giudizio di Dio è tentare tutto quello che posso per salvare qualcuno di quei bambini, di quelle madri coraggio e di quei ragazzi che vengono illusi con false promesse, con divise sgargianti, con musiche stupende, con liturgie meravigliose per finire ad uccidersi reciprocamente in guerre senza onore. L’unico modo per sperare di salvare questa Terra e questo mondo è offrire la propria vita, tutta la propria vita, e la propria professione e competenza, soprattutto noi Medici dell’Ambiente, per difendere la salute e la vita degli altri e dobbiamo anche riuscire a perdonare tutto il male che ci è stato fatto e si continua a fare tentando di farci scomparire e di zittirci per conquistare la Pace, che è il dono più grande che possiamo ricevere e donare, proprio perché la Pace può venire soltanto se riusciamo a sconfiggere ogni giorno la cattiveria che fa parte comunque e sempre innanzitutto di noi stessi. Ma solo se continueranno ad esistere organi di informazione realmente liberi e indipendenti come il Fatto e la trasmissione Report il nostro sacrificio quotidiano avrà un senso e potrà salvare veramente qualcuno. L'articolo Il vescovo Di Donna parla dei medici dell’ambiente, ma la parola scompare dai media: meno male che qualcuno resiste proviene da Il Fatto Quotidiano.
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