“L’Italia è l’unico paese che ha una magistratura degna di questo nome, al punto
che è in grado di processare la Cia”. Sono le parole pronunciate da Marco Lillo
nel suo intervento alla maratona “La Costituzione è nostra”, organizzata al
Teatro Italia di Roma nella vigilia del referendum costituzionale sulla
giustizia in programma il 22 e 23 marzo.
L’evento, promosso dal fronte del No alla riforma Nordio, che introduce la
separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, diventa per il
giornalista del Fatto Quotidiano l’occasione per ricordare il valore unico della
magistratura italiana.
Parte da un episodio del film “Vice” del 2018, che racconta le rendition della
Cia nel dopoguerra all’11 settembre. In quella pellicola, l’unico caso di
sequestro straordinario mostrato è quello di Abu Omar a Milano: un imam rapito
nel 2003, trasferito in Egitto e torturato, poi rilasciato.
“Nessuno gli crede dall’inizio”, spiega Lillo, ma la magistratura italiana
indaga, processa e condanna non solo gli agenti Cia, ma anche il vertice dei
servizi segreti militari italiani.
“La politica ha assoggettato al segreto di Stato quella sentenza e nessuno di
questi poi ha fatto un giorno di galera”, precisa Lillo, eppure “la magistratura
italiana il suo lo ha fatto, e questo ci deve ricordare che noi siamo davvero
un’eccezione”.
Il giornalista cita poi la condanna definitiva di Silvio Berlusconi nel 2013,
quando era ancora leader potente dopo un buon risultato elettorale: “Queste cose
non accadono in Francia, non accadono in Germania, non accadono nei paesi che a
volte prendiamo a modello”.
La ragione, secondo Lillo, affonda nella storia: il ventennio fascista e il
punto di svolta rappresentato dal delitto Matteotti, ultimo atto di resistenza
democratica prima della dittatura.
“C’è una relazione tra autonomia della magistratura e democrazia”, spiega Lillo
che ricorda: la Costituzione attuale è “una macchina che ci ha guidato e che ci
ha permesso di fare questa strada finora”. Va giudicata “sulla base dei crash
test”: ha resistito a stragi di matrice fascista (spesso con complicità estere),
alla P2, a presidenti del Consiglio ex piduisti con enormi conflitti di
interesse. E solo “grazie a una struttura costituzionale solida, ne è uscita”.
Prima di toccare questa “macchina”, Lillo invita a chiedersi: “Quale sarà il
passo successivo?”. La riforma Nordio potrebbe essere solo un test per misurare
la tenuta dell’opposizione in vista della partita più grande, il premierato. Ma
in questo referendum “la partita importante è la Costituzione, il mantenimento
di questa macchina che sappiamo quanto è costata e quanto ci ha protetto”.
Il giornalista descrive lo stato attuale dei poteri di controllo, opposizioni,
magistratura, giornalismo, come “molto molto indeboliti”.
E sottolinea: “Io ho una sensazione di ultima trincea: se sfondano questa, è
finita”.
Invita quindi a convincere gli indecisi: “Chiunque conoscete, chiunque è
indeciso portatelo a votare No, perché questa per noi è veramente una linea
oltre la quale non sappiamo quello che c’è”.
Lillo conclude con un appello al l’unità: pur nelle divisioni su politica
estera, la Costituzione deve restare “Carta comune” per la sinistra e il popolo
dei 5 Stelle. Dobbiamo difenderla contro chi non ha alcun diritto di toccarla.
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la destra sfonda questa, è finita. Votiamo No” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Scontro acceso a Coffee break (La7) tra il giornalista del Fatto Quotidiano,
Marco Lillo, e il deputato di Forza Italia, Alessandro Cattaneo, sul referendum
costituzionale sulla giustizia e sugli ultimi attacchi combinati della
presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del suo vice Matteo Salvini contro i
magistrati per il risarcimento da oltre 76mila euro a favore della ong
Sea-Watch. Giorgia Meloni ha definito la sentenza “assurda” e si è detta “senza
parole”, accusando una parte della magistratura di ostacolare il contrasto
all’immigrazione irregolare. Matteo Salvini (e oggi gli account social ufficiali
di Fratelli d’Italia) ha collegato esplicitamente la vicenda al referendum
costituzionale sulla separazione delle carriere, anche se non c’è assolutamente
alcuna attinenza, come ha spiegato Marco Lillo.
In studio, Cattaneo ha difeso la linea del centrodestra, mentre Lillo ha
contestato la ricostruzione propagandistica, sottolineando come il caso non
riguardi pubblici ministeri, indagini penali o la separazione delle carriere.
Il conduttore Andrea Pancani ha chiesto a Cattaneo se i video della premier
contro i giudici entrassero davvero nel merito della vicenda. “Sì, basti pensare
all’attualità, come la vicenda di Carola Rackete“, ha risposto il deputato.
Nel botta e risposta con l’europarlamentare di Europa Verde Benedetta Scuderi ha
poi aggiunto: “Non è vero che con la riforma Nordio i pm saranno sotto
l’esecutivo”.
A quel punto è intervenuto Lillo: “E allora perché il vicepremier Salvini dice
agli italiani che quella decisione sul risarcimento a Sea Watch non accadrà più
se si vota Sì al referendum sulla giustizia? Non è questa la prova che volete
sottoporre i pm all’esecutivo?“.
Cattaneo ha abbozzato una risposta poco convincente: “Salvini non sta dicendo
che vuole sottoporre il pm all’esecutivo, ma che, se un pm avvia un’indagine
quantomeno ardita, avrà una carriera diversa da quella del giudice”.
Lillo ha quindi ricostruito la vicenda punto per punto, respingendo il
collegamento con il referendum: “La sentenza di cui hanno parlato la presidente
del Consiglio e il vicepremier è quella di un giudice civile. Non c’entra nulla
con i pm. Cosa ha detto questo giudice civile? La prefettura non ha risposto al
ricorso fatto da Sea Watch, non da Carola Rackete come persona fisica. I
proprietari di quella nave hanno subito un sequestro, come può succedere a me o
a lei in caso di sequestro di una macchina”.
E ha aggiunto: “Hanno chiesto la restituzione dell’imbarcazione ma il prefetto
non ha risposto. Si è trattato di un’omissione della prefettura, che all’epoca
dipendeva da Matteo Salvini. Il sequestro è stato annullato per silenzio-assenso
e la nave è tornata libera. Lo Stato quindi deve pagare i danni per averla
trattenuta illegalmente: 76mila euro. È una decisione di un giudice civile, come
quella di una qualunque causa condominiale”.
Infine l’affondo politico: “Cosa c’entra tutto questo con la separazione delle
carriere? L’unico collegamento è l’idea di mettere i magistrati sotto il potere
politico. Il messaggio è: votate la riforma e una sentenza così non ci sarà
più”.
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sentenza Sea-Watch non c’entra nulla con la separazione delle carriere”. Su La7
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