Dall’inizio dell’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l‘Iran, ma
anche nei giorni precedenti, sono numerosi i voli di droni Usa dalla base di
Sigonella verso il Golfo Persico. Decolli e atterraggi con cadenza quasi
giornaliera di un MQ-4C Triton che – dopo un viaggio di oltre 3.500 chilometri –
pattuglia per ore il tratto di mare davanti alle coste iraniane prima di
rientrare in Sicilia. Ma quali sono le caratteristiche di questo drone e,
soprattutto, qual è il suo reale utilizzo?
Il 5 marzo scorso, parlando delle basi militari Usa in Italia, la presidente del
Consiglio Giorgia Meloni ha ricordato che l’utilizzo è concesso “in virtù di
accordi che risalgono al 1954″: intesa bilaterale, va precisato, per gran parte
secretata, quindi non pubblica. La premier però assicura che “ci sono delle
autorizzazioni tecniche quando si parla chiaramente di logistica e di cosiddette
operazioni non cinetiche” cioè, ha precisato, “operazioni di non bombardamento“.
Diverso sarebbe il caso di utilizzo attivo nei raid. “Se poi arrivassero
richieste di uso delle basi italiane per fare altro, la competenza sarebbe del
governo di decidere se concedere un nuovo utilizzo più esteso, ma io penso che
in quel caso dovremmo decidere noi insieme al Parlamento”, ha dichiarato.
Ma il concetto di operazioni logistiche è di difficile interpretazione
soprattutto quando si parla di un aeromobile a pilotaggio remoto, il MQ-4C
Triton, considerato uno dei più avanzati gioielli della tecnologia militare
moderna. Non si tratta di un drone armato, capace di compiere attacchi, ma le
sue caratteristiche gli permettono di essere un supporto determinante per i
bombardamenti.
Prodotto dalla statunitense Northrop Grumman, il MQ-4C Triton è divenuto
pienamente operativo per la US Navy nel 2023 e a fine marzo 2024 il primo
esemplare è arrivato alla Naval Air Station di Sigonella, nel Catanese. È stato
sviluppato con diverse caratteristiche e finalità: fornire missioni di
intelligence, sorveglianza e ricognizione in tempo reale su vaste regioni marine
e costiere, sorveglianza marittima continua, può condurre missioni di ricerca e
soccorso e anche integrare il velivolo da pattugliamento P-8 Poseidon. Un MQ-4C
Triton, secondo alcune fonti, ha un costo tra i 150 e i 200 milioni di dollari a
esemplare: l’Amministrazione Usa nel 2008 ha sottoscritto un primo contratto con
la Northrop Grumman da 1,16 miliardi di dollari solo per lo sviluppo e la
produzione del prototipo del velivolo: “Il più grande investimento della Marina
Militare in sistemi aerei senza pilota fino ad oggi”, venne definito dal
Dipartimento della Difesa Usa.
Non si tratta certo di un drone di piccole dimensioni. Ha una lunghezza di oltre
13 metri e un’apertura alare di quasi 40 metri per un peso di oltre 14mila
chili. La sua peculiarità sono le prestazioni: opera a un’altitudine superiore
ai 50mila piedi (cioè oltre 15mila metri), può contare su un’autonomia di 24 ore
e raggiungere una velocità di 610 km/h. Durante una missione di un giorno può
pattugliare un’area operativa di diversi milioni di chilometri quadrati. Per
pilotarlo da terra sono necessari 4 membri del personale militare: in realtà il
Triton è semi-autonomo, quindi gli operatori devono solo scegliere un’area
operativa e impostare velocità, altitudine e obiettivo: non serve azionare i
comandi. “Triton può vedere più lontano, volare più a lungo, agire più
rapidamente, identificare più rapidamente ed è più resistente rispetto ai
sistemi senza equipaggio a media quota meno efficienti”, scrive la Northrop
Grumman sul suo sito.
A bordo sono poi presenti tecnologie estremamente sofisticate: con il suo
sistema radar può identificare un bersaglio in tutte le condizioni
meteorologiche. Fornisce un sistema di allerta precoce delle minacce
missilistiche e un sistema di rilevamento e puntamento a distanza ravvicinata. E
può operare in collaborazione con altre strutture ed equipaggi attraverso lo
scambio tempestivo di dati. Scatta anche immagini ad alta definizione e utilizza
un software avanzato di riconoscimento delle immagini per classificarle senza
l’intervento degli operatori. Ha così la capacità di identificare, classificare
e monitorare obiettivi a distanze notevolmente superiori a quelle raggiungibili
dalle capacità di rilevamento di potenziali nemici, inclusi navi o missili
terra-aria. L’enorme mole di dati raccolti dai sensori del drone viene poi
analizzata dagli esperti dello squadrone VUP-19 “Big Red” della US Navy,
trasformandola in informazioni preziose per la Marina americana.
Quindi si tratta di un velivolo che può sia raccogliere dati utili a proteggersi
da eventuali attacchi ma che è anche capace di acquisire target. Il MQ-4C Triton
può infatti geolocalizzare bersagli marittimi e costieri, fornendo dati di
tracciamento di “qualità d’arma” (weapons-quality tracks) che vengono inviati in
tempo reale ad altre piattaforme per facilitare il raid. Il drone è in grado di
condurre ricognizioni dettagliate sull’obiettivo prima dell’attacco e,
successivamente, anche valutare i danni subiti dal nemico.
Ma allora quei voli partiti da Sigonella, per ore davanti alle coste iraniane,
sono pattugliamenti per prevenire attacchi o supporto ai bombardamenti di Usa e
Israele? Su questo non si possono avere sicurezze. Di certo però ci sono alcuni
dei dati di sorvolo visibili dalle piattaforme di monitoraggio dei velivoli: il
drone, infatti, viene spesso utilizzato rendendo visibili i suoi spostamenti.
Domenica 8 marzo, ad esempio, ha condotto assieme a un Boeing P-8A Poseidon una
missione coordinata sul Golfo Persico settentrionale, concentrandosi sulla costa
iraniana vicino a Bushehr. La rotta seguita dal drone mostra un lungo sorvolo
nei pressi della costa e anche vicino all’isola iraniana di Kharg, il principale
terminal petrolifero iraniano. Come sottolinea ItaMilRadar, un progetto di
intelligence open source, questo è un aspetto molto rilevante in un contesto in
cui Washington sta valutando opzioni che coinvolgono proprio l’isola al largo di
Bushehr: indiscrezioni parlano anche dell’intenzione degli Usa di occupare, con
una forza terrestre, l’isola dove transita il 90% del petrolio di Teheran e
prendere così il controllo dello stretto di Hormuz. E per questo i dati raccolti
dal drone potrebbero risultare fondamentali per l’assalto.
Nella foto un MQ-4C Triton a Sigonella (di Dvids)
L'articolo Quali sono i droni Usa che decollano da Sigonella e a cosa servono:
dalla protezione contro gli attacchi dell’Iran al supporto ai raid proviene da
Il Fatto Quotidiano.