“Non basta la separazione delle carriere, serve anche la separazione dei
palazzi: giudici e pm non devono nemmeno incontrarsi, non si devono nemmeno
salutare, d’altra parte quale fiducia posso riporre in un Tribunale dove Gip e
pm sono vicini d’ufficio”. Parole di Giuseppe Benedetto, presidente della
Fondazione Einaudi, la prima a costituire un comitato per il Sì, in
un’intervista del 1 dicembre alla Verità. Un argomento che ricorre spesso tra i
sostenitori del Sì in questa accesa campagna referendaria.
E che evidenzia, paradossalmente, una delle tante falle ed incongruenze della
riforma Nordio: non avrebbe alcun effetto lì dove questa ‘vicinanza’ è più
marcata che altrove, la magistratura militare. Lo spiega bene un ex magistrato
di quel mondo, Sergio Dini, ex capo della procura militare di Padova, ex
presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati Militari ed ex membro del
Consiglio Superiore della Magistratura Militare.
Ora Dini è pm ordinario a Padova. Dal suo ufficio ricorda: “I tribunali militari
rimasti sono tre: Napoli, Verona e Roma. Se il problema della magistratura è la
troppa colleganza tra pm e giudici, allora dovrebbe essere risolta a partire dai
58 magistrati militari in servizio tra tre tribunali, tre procure e una corte
d’appello militare. Sono uffici dove non c’è alcun movimento, si rimane in
servizio tantissimi anni e le ‘convivenze’ tra giudici e pm durano altrettanto”.
Secondo gli sponsor del Sì, lavorare nello stesso edificio e prendere il caffè
alla stessa buvette indurrebbe i giudici ad appiattirsi sulle tesi dei pm. “Per
esperienza pregressa non mi pare, a partire dalla vicenda Priebke, dove il
Tribunale di Roma si è ben guardato in prima battuta di aderire alle accuse e lo
assolse”. Per Dini invece “questa è la prova che le vere ragioni del Sì sono
altrove, altrimenti la riforma avrebbe riguardato anche la magistratura
militare, e non ci troveremmo nella situazione di cittadini militari lasciati
esposti al giudizio di giudici corrivi e complici dei pm. E poi mi chiedo:
perché per i magistrati ordinari viene istituita l’Alta corte per i giudizi
disciplinari, mentre i magistrati militari continueranno ad essere giudicati dal
Csm militare?”.
La chiosa è una domanda retorica: “Se la magistratura militare venisse adeguata
ad un’eventuale vittoria del Sì, istituirebbero due Csm per 58 magistrati? Che
ne penserebbero i cittadini comuni”?
L'articolo “Separazione delle carriere per spezzare legami tra giudici e pm?
Perché non vale per la magistratura militare? Lì tutti negli stessi uffici”: la
domanda del pm Dini proviene da Il Fatto Quotidiano.