“Stavamo litigando perché non mi faceva dormire”. Così Giuseppe Musella avrebbe
spiegato alla polizia l’omicidio della sorella Ylenia, ammazzata con una
coltellata alla schiena nella loro abitazione nel rione Conocal, a Ponticelli,
estrema periferia di Napoli. Il 28enne si è costituito nella notte, dopo essersi
reso irreperibile per ore.
L’AMMISSIONE DI GIUSEPPE MUSELLA
Braccato dagli uomini della Squadra Mobile della Polizia, si è presentato in
commissariato e ha ammesso di averla uccisa. “Non volevo farlo, ho lanciato il
coltello”, avrebbe detto. Futili motivi. Almeno questo è quello che ha
raccontato agli investigatori dopo il fermo che ora dovrà essere validato dal
giudice per le indagini preliminari.
LA LITE PER FUTILI MOTIVI: DINAMICA DA CHIARIRE
Giuseppe e Ylenia Musella vivevano in via Al Chiaro di Luna, condividevano
l’abitazione nella quale si è consumato il delitto nel primo pomeriggio di
martedì. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, l’uomo sta provando a
riposare. La sorella era impegnata nelle sue faccende e il 28enne si sarebbe
infastidito per il rumore. Ne sarebbe nata una discussione. L’alterco è
degenerato, l’uomo avrebbe picchiato la sorella. Poi la coltellata. Una sola,
alla schiena. Fatale. In qualche maniera involontaria, secondo il suo primo
racconto: una dinamica tutta da verificare.
LA FUGA, POI SI È CONSEGNATO NELLA NOTTE
Poi Musella ha caricato la sorella in auto, trascinandola fuori
dall’appartamento. È arrivato davanti all’ospedale Villa Betania e l’ha
scaricata al pronto soccorso. I soccorsi dei sanitari sono stati inutili: per la
22enne non c’era più nulla da fare. Intanto è corso via, vagando per ore mentre
gli investigatori stringevano il cerchio attorno a lui. Impossibile sfuggire
alla morsa. Così nella notte Musella si è consegnato alle forze dell’ordine. Ora
è rinchiuso in carcere, in attesa dell’udienza di convalida del fermo.
L'articolo La confessione di Giuseppe Musella che ha ucciso la sorella Ylenia:
“Stavamo litigando perché non mi faceva dormire” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - Napoli
Lo hanno arrestato nella notte e nel giro di qualche ora ha confessato: “Sì,
l’ho uccisa io”. Ylenia Musella è morta per mano del fratello, Giuseppe. È stato
lui, secondo il suo stesso racconto, ad accoltellare alla schiena la 22enne,
scaricata davanti al pronto soccorso dell’ospedale Villa Betania nel quartiere
Ponticelli di Napoli. Una lite in famiglia, degenerata, al culmine della quale
l’uomo, 28 anni, ha sferrato il colpo alle spalle della giovane. Prima, forse,
l’ha picchiata o almeno così sospettano gli investigatori alla luce dei numerosi
lividi che la 22enne presentava al volto quando è stata soccorsa, inutilmente,
dai sanitari.
Il delitto si è consumato martedì pomeriggio in un appartamento del rione
Conocal, nella zona Est del capoluogo campano. Dopo alcune ore in fuga, il
28enne si è consegnato alla Polizia. Sulle sue tracce c’erano gli agenti della
Squadra Mobile di Napoli: a loro ha confessato di aver ucciso la sorella. Il pm
di turno alla Procura di Napoli, Ciro Capasso, aveva emesso un decreto di fermo
d’urgenza per omicidio volontario, che ora dovrà passare al vaglio del giudice
per le indagini preliminari per la convalida.
Stando a quanto ricostruito finora, i due, che vivevano nella stessa abitazione
in via Al Chiaro di Luna, avrebbero litigato. I toni si sono accesi e a un certo
punto l’uomo ha sferrato il colpo, letale, alla schiena. Quindi con ogni
probabilità è stato lui stesso a trascinare il corpo della giovane in auto e a
scaricarlo davanti all’ospedale. Poi si è dato alla fuga per alcune ore. Il
contesto nel quale i due sono cresciuti è estremamente complicato: il padre è in
carcere per omicidio, la madre è detenuta per droga. La stessa vittima, in
passato, era stata coinvolta in un’inchiesta su truffe agli anziani in Abruzzo.
Gli investigatori, una volta esclusa la pista di un femminicidio maturato
all’interno di una coppia e non avendo mai dato pesato a un omicidio legato alla
criminalità organizzata, si sono focalizzati sull’ambiente familiare ascoltando
parenti e amici. Così, ora dopo ora, è cresciuta la pista legata al fratello di
Giuseppe, nel frattempo irreperibile. Nella notte, la svolta: il 28enne si è
presentato in commissariato e ha confessato.
L'articolo Arrestato il fratello di Ylenia Musella, uccisa a 22 anni a Napoli:
ha confessato proviene da Il Fatto Quotidiano.
Una giovane di 22 anni è morta mercoledì pomeriggio dopo essere stata ricoverata
nell’ospedale Villa Betania, nel quartiere Ponticelli, alla periferia di Napoli.
La vittima aveva una ferita da arma da taglio alla schiena. Indaga la Polizia di
Stato. Per ora non si conoscono altri dettagli.
Articolo in aggiornamento…
L'articolo Ragazza di 22 anni morta Napoli: è stata accoltellata alla schiena
proviene da Il Fatto Quotidiano.
All’inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte d’Appello di Napoli, il
confronto tra magistratura ed esecutivo entra immediatamente nel vivo. In prima
fila siede il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano,
che nel suo intervento evoca lo storico Alessandro Barbero e invita i magistrati
a “non demonizzare chi sostiene tesi opposte alle proprie, con slogan che
perfino i social network, non sospettabili di vicinanza al governo, qualificano
come fake e in qualche caso sono arrivati a rimuovere”. Un monito accompagnato
da una non convincente rassicurazione politica: “Se viene confermato il disegno
di legge, non sarà l’Apocalisse”.
La replica del procuratore generale di Napoli, Aldo Policastro, arriva puntuale
e si struttura fin dall’esordio come una risposta diretta al rappresentante del
governo. “Desidero rivolgere un saluto particolare al sottosegretario Alfredo
Mantovano che, con ponderate parole che io non condivido, ha illustrato il suo
punto di vista”.
Il magistrato apre il suo intervento richiamando un episodio che segna
simbolicamente l’avvio del nuovo anno giudiziario: “Il 2026 si è aperto per i
nostri uffici con un colpo d’arma da fuoco esploso contro la finestra di un
ufficio della Procura Generale. Abbiamo apprezzato il ministro dell’Interno che
ha prontamente stigmatizzato con fermezza l’accaduto, definendolo un atto
gravissimo, e apprezziamo veramente di cuore le numerose manifestazioni di
solidarietà che sono venute dall’avvocatura, dalla magistratura, dalle
istituzioni, dalla politica e dai cittadini”.
Ma il grave episodio, avverte il procuratore generale, non può essere liquidato
come un fatto isolato: “Ci deve far riflettere su due aspetti. Il primo aspetto
è dato dalle crescenti campagne denigratorie contro i magistrati, e mi dispiace,
probabilmente non siamo solo noi a demonizzare, ma anche gli altri. Il secondo
elemento è la sempre più ampia diffusione di armi. Assistiamo veramente con
grande preoccupazione a queste martellanti campagne denigratorie contro i
magistrati, che si trasformano, al di là dell’intenzione, velocemente in
campagne d’odio”.
Policastro descrive un’escalation che travalica il piano del confronto
democratico: “La discussione diventa aggressione, la divergenza diventa
delegittimazione, i social amplificano e deformano. Con amarezza abbiamo
registrato in questo tribunale aggressioni verbali e addirittura fisiche ai
magistrati, e continuano”.
Il punto fermo resta il ruolo costituzionale della magistratura: “Deve essere
chiaro che i magistrati non rispondono né alla piazza né al potere, il
magistrato risponde soltanto alla legge. È un impegno che abbiamo assunto quando
abbiamo giurato sulla Costituzione, e lo faremo. Il magistrato non rema contro
nessuno, ma garantisce i diritti costituzionali delle persone”.
E avverte: “Questo clima purtroppo va peggiorando nell’avvicinarsi alla scadenza
referendaria. Io ho già espresso in due occasioni la mia contrarietà netta a
questa riforma”. E chiarisce il senso dell’intervento pubblico della
magistratura: “Non si demonizza niente, ma si riflette insieme, ed è un
contributo, penso, doveroso e dovuto da parte della magistratura”.
Nel merito della riforma, il giudizio è severo e articolato: “Un sorteggio
sbilanciato, con uno sdoppiamento e con la separazione delle carriere, un
sorteggio che favorisce i componenti della politica oggettivamente, l’Alta corte
disciplinare, composta in un determinato, produrranno, a mio parere, un
indebolimento della giustizia con un diverso equilibrio tra i poteri e
sicuramente nessun beneficio per la giustizia e per i cittadini”. Un passaggio
sul quale, aggiunge, manca una spiegazione convincente: “Nessuno, fino a oggi,
me l’ha spiegato”.
A sostegno della critica richiama l’autorevolezza del penalista Franco Coppi:
“Lo dice anche un grande giurista come lui: nessuno gli ha mai spiegato come la
separazione delle carriere possa favorire la giustizia”. Le conseguenze
istituzionali sono, secondo Policastro, inevitabili: “È indubbio che uno
sdoppiamento del Csm e quella modalità di elezione dei suoi componenti produrrà
un autogoverno debole. E un autogoverno debole, nei fatti, produce una
indipendenza debole”.
Il procuratore generale richiama poi un episodio parlamentare preciso, la
bocciatura di un ordine del giorno presentato dalla deputata del M5s Valentina
D’Orso il 16 gennaio 2025: “Si chiedeva una cosa molto semplice e minimale, e
cioè che il governo si impegnasse a non interferire nelle indagini e a non
indebolire la dipendenza funzionale della polizia giudiziaria dal pm.
Quell’ordine del giorno è stato bocciato da chi sostiene oggi questa riforma”.
E sottolinea: “Questo ci preoccupa come segnale culturale, perché era un impegno
minimale, ma ci preoccupa ancora di più, alla luce delle dichiarazioni che
abbiamo ascoltato attoniti dal vicepresidente del Consiglio. Non sono invenzioni
nostre”.
Il riferimento è ad Antonio Tajani, che lo scorso 25 gennaio, durante un evento
di Forza Italia a Roma per promuovere il Sì al referendum, ha sostenuto che la
separazione delle carriere non basta, proponendo di aprire un dibattito su
ulteriori passi: rafforzare la responsabilità civile dei magistrati e “liberare
la polizia giudiziaria dal controllo dei pm”.
Lo sguardo del magistrato, quindi, torna quindi al referendum: “L’appuntamento
referendario, sono convinto, è importante. Auspico veramente una grande
partecipazione del popolo, che la nostra Costituzione riconosce come sovrano,
non soltanto quando va a votare le politiche, ma anche quando va a votare ai
referendum. Sono d’accordo con il sottosegretario Mantovano, che il governo
abbia il diritto e il dovere di adempiere al mandato chi gli hanno dato i propri
elettori”.
Ma rivendica un contrappeso democratico altrettanto legittimo: “Al tempo stesso
c’è il diritto e il dovere del popolo di esprimersi su quelle riforme”.
Il finale è un appello al rispetto reciproco e alla libertà di parola della
magistratura, con una bordata alla stampa anti-magistratura e al governo Meloni:
“Spero che il confronto divenga rispettoso, che non ci troviamo un giorno sì e
un giorno no con campagne di stampa dirette, non al merito, ma a delegittimare
uno per uno i magistrati ogni giorno. Vorremmo anche avere il diritto di
esprimere il nostro pensiero, anche se siamo magistrati”.
L'articolo Referendum, il procuratore generale Policastro al governo: “Basta con
la delegittimazione e le campagne denigratorie contro i magistrati” proviene da
Il Fatto Quotidiano.
Omicidio aggravato. È l’accusa per cui sono stati arrestati i due zii della
piccola Alessandra, la bimba di quattro anni morta a Tufino (Napoli) nella notte
tra il 13 e il 14 dicembre 2024. La piccola era stata temporaneamente affidata
dai servizi sociali ai due dopo la sospensione dalla patria potestà per i
genitori naturali. E gli zii erano stati indagati da subito per maltrattamenti e
omicidio colposo, dopo che sul corpo della piccola erano stati riscontrati segni
di ustioni. La spiegazione iniziale fu che Alessandra fosse morta cadendo dalle
scale, ma l’inchiesta ha fatto emergere un quadro di abbandono e violenze.
L’arresto arriva dopo un anno di indagini: i Carabinieri della Compagnia di Nola
hanno dato esecuzione a un’ordinanza applicativa della misura cautelare della
custodia in carcere, emessa dal GIP del Tribunale di Nola, su richiesta della
Procura nolana, nei confronti dei due indagati. La complessa indagine ha preso
avvio a seguito del decesso avvenuto nell’abitazione del nucleo familiare
affidatario e alla richiesta di intervento del medico del pronto intervento
giunto sul luogo del decesso, allarmato per le condizioni del cadavere, che
riportava lividure, bruciature e segni di malnutrizione.
Gli elementi raccolti nel corso dei rilievi effettuati da personale
specializzato della Sezione Rilievi del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di
Castello di Cisterna e del Reparto Investigazioni Scientifiche dei Carabinieri
di Roma – Sezione Biologia, insieme agli esiti di una di consulenza
medico-legale collegiale, di una consulenza informatica e l’acquisizione di
elementi di natura documentale, hanno consentito agli inquirenti di ricostruire
in ordine cronologico lo sviluppo della vicenda che ha condotto alla morte della
bambina, a decorrere dall’affido della minore alla coppia, avvenuta nell’estate
del 2024, dopo la sospensione della patria potestà dei genitori naturali.
Inoltre, dallo scambio di messaggi tra indagati e dalle dichiarazioni rese
durante gli interrogatori, sono emersi episodi gravi di maltrattamenti ai danni
della piccola, tecnicamente qualificati come child neglect, che hanno
determinato una grave denutrizione della bambina. Sono state accertate anche
condotte violente che, unitamente allo stato di denutrizione, hanno condotto la
vittima ad un profondo decadimento fisico, sino ad uno stato ”cachettico”, che
ha determinato il decesso, favorendo – unitamente ad altri traumi sopportati
dalla minore, tra i quali gravi ustioni, piaghe da decubito ed una frattura –
l’insorgenza di una grave patologia polmonare.
L'articolo Arrestati gli zii di Alessandra, la bimba di 4 anni morta a Tufino un
anno fa: l’accusa è di omicidio aggravato proviene da Il Fatto Quotidiano.
Celebrare l’amore per la propria città è anche essere consapevoli delle diverse
sfaccettature, dei limiti, dei colori. Serena Rossi, la sua Napoli, la apprezza
così com’è, con “i suoi tratti fascinosi e vulnerabili”. Le ha dedicato lo
spettacolo teatrale “SereNata a Napoli” e, adesso, anche l’omonimo disco. Un
album che raccoglie quattordici cover con cui l’attrice, celebre tra le altre
produzioni per la fiction Rai Mina Settembre e il film su Mia Martini Io sono
Mia, omaggia la tradizione musicale napoletana con brani come “Dicitencello
vuje”, “Io, Mammeta e tu” e “Tammurriata nera”.
Nel frattempo, ha finito di girare il film Netflix “Non abbiamo bisogno di
parole” ed è impegnata sul set de “La famiglia Panini”, una serie che andrà in
onda su Rai1 e racconta la nascita delle figurine che hanno fatto sognare
generazioni. “Io collezionavo quelle delle Disney”, rivela a FqMagazine. Rossi
interpreta la signora Olga Cuoghi Panini, rimasta vedova dopo la morte del
marito e costretta a crescere otto figli insieme ai quali ha dato vita a
un’azienda visionaria. “Ogni tanto mi ripeto quanto sia stata brava a gestire la
famiglia con amore e coraggio”, riflette l’attrice. Che, tra le altre affinità
con la sua vita, ha trovato nel progetto Rai il valore del “non dimenticarsi mai
da dove si viene”. Le sue radici sono alle pendici del Vesuvio, nella città dove
è nata e di cui è innamorata.
Da dove nasce l’idea di trasformare il tuo spettacolo per Napoli in un album?
Era un peccato lasciare le versioni riarrangiate di questi brani e le loro
interpretazioni solo sulle tavole di legno del palcoscenico. Con il maestro
Chiaravalle e i musicisti ci siamo detti di voler imprimere un segno nella
discografia con queste canzoni immortali. Ci siamo chiusi due giorni in studio e
ne abbiamo registrate 14, suonando e cantando insieme come fossimo a teatro. Ci
emozionava l’idea che magari tra 100 anni degli artisti cercheranno questi brani
e, tra i vari Murolo, Lina Sastri e Massimo Ranieri, ci saremo anche noi.
La tua città, e lo dici anche sul palco nel tuo show, è amata e odiata. Perché
pensi che susciti questi sentimenti contrastanti?
Perché è una città che ha dentro di sé diverse sfumature e molti mondi. Mille
colori, come diceva Pino Daniele. Napoli è femmina: una donna orgogliosa e
inafferrabile. Ha tratti fragili e vulnerabili e poi dopo un attimo ti graffia,
ti fa male, ti seduce. Ti ammalia e poi ti abbandona. Questa personalità così
dirompente la rende piena di contraddizioni e di fascino allo stesso tempo. Mi
piace anche quando è un disastro ed è incasinata, perché è un po’ come una
mamma. Le perdoni tutto, l’amore è più grande.
Negli ultimi anni la città è tornata sotto i riflettori…
Devo dire che è in un momento di grande luce sotto diversi punti di vista. È una
città da cui nessuno vorrebbe andar via. Poi la vita, un po’ per scelta e un po’
per necessità ti porta ad allontanarti.
È stato così anche per te.
Da napoletana che vive a Roma perché inseguiva il sogno del cinema, devo dire
che sono felice di stare nella Capitale. Qui ho la mia casa e la mia
indipendenza, ma il cuore parla napoletano. Il sottile senso di colpa nell’aver
abbandonato la mia città ogni tanto si fa sentire, ma il mio modo di farmi
perdonare è proprio quello di cantarla, portarla in tv, al cinema e in teatro.
Nel disco ci sono alcuni brani come “Santa Lucia Luntana” che parlano di
emigrazione. Cos’hai provato quando sei andata via?
Non è stato facile, a Napoli avevo le mie amiche e la mia famiglia. Quando sono
arrivata a Roma avevo Davide (il marito, ndr) che era già tantissimo, ma sentivo
il bisogno di crearmi una vita e una mia indipendenza a prescindere da lui.
All’inizio è stata dura, mi sono sentita sola e molto piccola. Ma è stato un
percorso, crescere non è mai facile.
Tra le cover c’è anche “Tammurriata nera”: una giovane donna dà alla luce un
bambino nero concepita con un soldato afroamericano.
Napoli è stata la prima città in tutta Europa a liberarsi da sola
dall’occupazione tedesca. Quando sono arrivate le truppe alleate tanti soldati
erano afroamericani. Molte ragazze napoletane, per fame, amore, violenza o
disperazione hanno avuto con loro delle relazioni. Il messaggio è che i figli
sono tutti uguali a prescindere dal colore. C’è una frase del brano che recita
“dove semini grano, cresce grano”, a dimostrazione che a nascere è sempre un
bambino figlio di questa terra. Ho scelto di cantare “Tammurriata nera” perché
abbraccia forte la tematica dell’inclusione e Napoli è una città molto
accogliente. E poi è una canzone che dimostra che anche nella tragedia riesce
sempre a esserci uno spiraglio di positività.
Rimaniamo sul Novecento, ma voltiamo pagina. Sei sul set de “La famiglia
Panini”, com’è arrivata questa serie nella tua carriera?
La mia agente me l’ha presentata e mi ha detto che dovevo assolutamente farla.
Io le ho chiesto cosa avessi io in comune con una signora che parte nella serie
a 40 anni, finisce che ne ha 70 e deve essere modenese. Lei mi ha risposto:
“Perché tu incarni un po’ la mamma d’Italia e questa donna è stata una grande
mamma”. Ho attenzionato il progetto e mi sono commossa da subito: mi sono detta
che era una storia che volevo raccontare.
Cosa ti ha colpito?
Il coraggio che ha avuto questa famiglia, una donna e i figli. Partendo da
niente hanno creato un mito, un impero, una leggenda che ha fatto sognare
generazioni.
Oggi è ancora possibile sognare?
Lo credo e mi piacerebbe che dalla serie venisse fuori questo messaggio. Una
frase semplice che la famiglia ripeteva spesso è: “Andiamo a vedere”. Quando
avevano un’idea non si paralizzavano mai, se l’intuizione non era vincente
cercavano sempre un modo per rialzarsi e provare a percorrere altre strade. Il
coraggio di visualizzare il sogno e provare a realizzarlo è un grande
insegnamento che questa serie può lasciare.
Come ti sei trovata nei panni della signora Olga Cuoghi Panini?
All’inizio è stato molto difficile, ma una volta che mi sono immedesimata l’ho
amata. Ha tenuto su una famiglia in equilibrio, nell’amore, nella diversità e
nel coraggio. Adesso che conosco i nipoti della signora Olga, mi rendo conto
ancora di più di quanto questo senso del dovere, del rispetto del proprio
lavoro, di serietà, famiglia e unione sia stato forte. Valori che condivido e
che mi emozionano perché li sento miei.
Durante la tua carriera hai recitato per diversi anni in “Un Posto al Sole”.
Come hai reagito alla notizia della presenza di Whoopi Goldberg in alcuni
episodi della soap?
Mi ha sorpreso, non me l’aspettavo: ha portato sul set un tocco di Hollywood. Mi
ha fatto sorridere vedere i miei colleghi farsi i selfie con lei. Se anche
Whoopi Goldberg è venuta a recitare a Napoli, vuol dire che la città è arrivata
davvero anche dall’altra parte dell’oceano.
Nelle ultime edizioni sei stata più volte accostata al Festival di Sanremo come
co-conduttrice. Potremmo vederti all’Ariston quest’anno?
Se dovesse succedere sarei molto felice. Vediamo…
L'articolo “Napoli è fragile ma poi ti graffia, ti fa male, ti seduce. Whoopi
Goldberg a Un Posto Al Sole? Mi ha sorpresa. Sanremo 2026 chissà, vediamo…”:
così Serena Rossi proviene da Il Fatto Quotidiano.
Chiamatela English Champions League: cinque squadre inglesi (Arsenal a punteggio
pieno, poi Liverpool, Tottenham, Chelsea e Manchester City in ordine di
classifica) qualificate direttamente agli ottavi. La sesta della compagnia, il
Newcastle, affronterà i playoff, un purgatorio che riguarda tre italiane: Inter,
Atalanta e Juve. Tra le promosse a pieni voti, Bayern Monaco, Barcellona e la
sorpresa Sporting Lisbona. Anche il Real Madrid, superato 4-2 a Lisbona da un
incredibile Benfica – quarta rete al 98’ firmata di testa dal portiere Trubin –
e il Psg si giocheranno gli ottavi ai playoff. Tra le dodici bocciate, il
Napoli, superato 3-2 al Maradona dai campioni del mondo del Chelsea: la
stroncatura non è maturata nell’ultima partita, ma nell’intero percorso europeo.
Gli infortuni sono un alibi, ma fino a un certo punto.
IN – MERAVIGLIA ARSENAL, EMOZIONANTE MOU
9 ARSENAL
Otto vittorie su otto, la miglior differenza reti (+19), una prova complessiva
di forza che suona come un avviso ai naviganti. Primato in campionato – anche se
nell’ultimo turno il ko all’Emirates ha riaperto la lotta per il titolo – e
leadership assoluta in Europa: i Gunners in questi anni hanno sperperato
occasioni su occasioni, ma prima o poi centreranno l’obiettivo.
8 MOURINHO, MBAPPE’, TRUBIN, SPORTING, BODO GLIMT
Cinque storie. La prima, immensa, ha l’immagine di Mourinho. Con un Benfica
ereditato a settembre, dopo il 2-3 in casa con il Qarabag ottenuto dal
predecessore Bruno Lage, lo Special One conquista tre vittorie e quella su Real
Madrid, con il 4-2 al 98’, ha la sua firma chiara e leggibile. È lui che invita
il portiere ucraino a partecipare all’ultimo assalto, su punizione, va detto,
concessa generosamente dall’arbitro italiano Massa. Trubin si piazza al centro
dell’area e sulla punizione di Aursnes, colpisce di testa e supera un
fuoriclasse come Courtois. La corsa di Mou, che nella festa abbraccia un
raccattapalle, sarà riproposta a lungo in Portogallo.
L’altra faccia della serata di Lisbona è Mbappé: la sua doppietta viene azzerata
dalla prestazione di un Real che non trova pace dopo l’esonero di Alonso e
l’investitura di Arbeloa. Il francese chiude la prima fase in testa alla
graduatoria dei bomber: quota 13. Lo Sporting va a vincere a Bilbao, trovando il
gol qualificazione al 94’ con Alisson ed è l’intruso nella stanza delle big, ma
merita questa gioia perché la squadra portoghese mostra sempre un calcio
spettacolare. Il Bodo entra nei playoff dopo i successi su Manchester City e in
trasferta in casa dell’Atletico Madrid: un’impresa gigantesca.
7,5 JOAO PEDRO, DI MARCO
La sua doppietta illumina il Chelsea nella notte di Napoli. Il gol del 2-2 è da
film dedicato al calcio. La punizione dell’1-0 a Dortmund del giocatore
interista, versione capitano, è da applausi.
7 CHIESA, USG
Nel 6-0 del Liverpool al Qarabag, anche l’attaccante italiano scrive il suo nome
nel tabellino. L’Usg saluta la Champions con l’1-0 pieno di dignità
sull’Atalanta.
L'articolo The Bold Champions, le pagelle | Napoli (4,5), gli infortuni sono
solo sfortuna? Italiane rimandate (5), De Zerbi dovrebbe fare autocritica (4)
proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Come fai a nascere a Napoli e tifare un’altra squadra?”: Caterina Balivo lancia
la provocazione durante un’intervista a “Spazio Napoli“. Come reagiranno i
napoletani che tifano Juve? La conduttrice de “La Volta Buona” ha parlato della
sua fede calcistica e ha raccontato che la scorsa settimana ha preso un aereo da
Roma a Torino proprio per andare a vedere la partita Juventus-Napoli. Balivo ha
spiegato di aver incontrato tanti tifosi della squadra bianconera provenienti da
Napoli e ha aggiunto: “Quando ho preso l’aereo da Roma a Torino c’erano tanti
juventini napoletani. Io ho chiesto loro ‘Com’è possibile che succeda questa
cosa, avete dei problemi?‘ Davvero, mi chiedo come si fa. Eppure, succede”.
La trasferta è stata amara per Balivo che ha assistito alla pesante sconfitta
della squadra campana per 3-0. Non è la prima volta che il volto Rai dimostra il
suo amore per il Napoli. In passato, aveva postato un video in cui piangeva dopo
l’eliminazione della sua squadra dalla Champions League e aveva condiviso le
immagini dei festeggiamenti per la vittoria dello Scudetto.
> Caterina Balivo vero cuore azzurro????
>
> La conduttrice napoletana è stata a Torino per assistere a Juventus-Napoli: la
> domanda ai napoletani tifosi della Juve è da applausi ????????#SSCNapoli
> #TifosiNapoli #JuventusNapoli #CaterinaBalivo pic.twitter.com/w7lt7heoe5
>
> — Spazio Napoli (@Spazio_Napoli) January 27, 2026
L'articolo “Com’è possibile nascere a Napoli e tifare Juventus, avete dei
problemi?”: Caterina Balivo lancia la provocazione a “Spazio Napoli” proviene da
Il Fatto Quotidiano.
È stata un’ultima giornata di Champions League folle. Il nuovo format a girone
unico con 36 squadre aveva già riservato delle sorprese nella passata stagione,
ma mai quanto quella 2025/26. Fotografia della serata: il Benfica che si
qualifica da 24esima grazie al gol all’ultimo secondo del portiere Trubin. Un
gol che elimina il Marsiglia di Roberto De Zerbi dai playoff.
Tra le big fuori dalle prime otto ci sono Real Madrid, Psg, Atletico Madrid e
appunto Inter e Juventus. Passando alle italiane: per un attimo Inter, Juventus
e Atalanta hanno sperato anche in una clamorosa qualificazione tra le prime
otto. L’Inter – che ha vinto a Dortmund per 0-2 – l’ha assaporata per qualche
minuto dopo il gol di Dimarco. I nerazzurri giocheranno i playoff da testa di
serie e affronteranno o il Bodo–Glimt o il Benfica dell’ex José Mourinho. Anche
Juventus e Atalanta saranno teste di serie. I bianconeri – fermati sullo 0-0 dal
Monaco – dovranno affrontare Galatasaray o Club Brugge, mentre i bergamaschi –
alla seconda sconfitta nelle ultime due, oggi 1-0 contro l’Union SG – una tra
Borussia Dortmund e Olympiacos.
Cammino alla fine positivo per la Juventus dopo un inizio a stento in questa
fase a girone unico, mentre Atalanta e Inter hanno qualcosa da recriminare,
visto che i nerazzurri di Bergamo hanno ottenuto zero punti nelle ultime due e
non hanno centrato la qualificazione tra le prime otto, mentre l’Inter ha vinto
le prime quattro, ma ha raccolto solo 3 punti nelle restanti quattro. Flop tra
le italiane è senza dubbio il Napoli di Antonio Conte, che si è classificato in
30esima posizione con soli 8 punti. Pochissimi per la squadra campione d’Italia.
La squadra di Conte è eliminata dalla Champions League.
LA CLASSIFICA FINALE E I VERDETTI
1. Arsenal 24 punti
2. Bayern Monaco 21
3. Liverpool 18
4. Tottenham 17
5. Barcellona 16
6. Chelsea 16
7. Sporting 16
8. Manchester City 16
9. Real Madrid 15
10. Inter 15
11. Psg 14
12. Newcastle 14
13. Juventus 13
14. Atletico Madrid 13
15. Atalanta 13
16. Bayer 12
17. Borussia Dortmund 11
18. Olympiacos 11
19. Brugge 10
20. Galatasaray 10
21. Monaco 10
22. Qarabag 10
23. Bodo Glimt 9
24. Benfica 9
25. Marsiglia 9
26. Pafos 9
27. Union SG 9
28. Psv 8
29. Athletic 8
30. Napoli 8
31. Copenhagen 8
32. Ajax 6
33. Eintracht 4
34. Slavia Praga 3
35. Villarreal 1
36. Kairat Almaty 1
* Qualificate agli ottavi
* Playoff
* Eliminate
I VERDETTI DELLE ITALIANE E LE POSSIBILI AVVERSARIE
Nessuna italiana tra le prime otto, tre ai playoff e una eliminata. Questi i
verdetti dopo l’ultima giornata della Group Phase di Champions League. Ai
playoff – tutte da teste di serie – Inter, Atalanta e Juventus, eliminato il
Napoli che ha raccolto soltanto 8 punti in 8 gare.
Champions League, qualificate italiane agli ottavi LIVE
–
Playoff Champions, avversarie delle italiane
* Inter – Benfica o Bodø
* Juventus – Galatasaray o Bruges
* Atalanta – Borussia Dortmund o Olympiacos
Italiane eliminate dalla Champions
* Napoli
L'articolo I verdetti finali in Champions: l’Inter può ritrovare Mou, per la
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30esimo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Quotidiano.