Nessun arresto e solo quattro misure interdittive per un anno nell’ambito
dell’inchiesta della Procura europea su presunti episodi di corruzione legati
agli appalti informatici finanziati con fondi Ue e Pnrr. Il giudice per le
indagini preliminari di Palermo, Claudia Rosini, ha rigettato quasi in toto la
richiesta dei sedici misure cautelari del 24 febbraio scorso, accogliendo solo
in parte le richieste avanzate dai magistrati dell’Eppo. Il provvedimento –
emesso la settimana scorsa – ha riguardato quattro dei sedici indagati: per
Antonio Fedullo e Cosma Nappa è stato disposto il divieto di esercitare
l’attività professionale, mentre per Luigi Cembalo e Enrico Cafaro è scattata la
sospensione da incarichi legati alla gestione di fondi. Tutte le misure avranno
durata di dodici mesi.
Diversamente da quanto ipotizzato inizialmente dall’accusa, il gip ha respinto
in blocco le sedici richieste di arresti domiciliari presentate alla fine di
febbraio dai procuratori europei delegati. Le contestazioni restano, a vario
titolo, quelle di corruzione e turbativa della libertà degli incanti nelle
procedure di assegnazione delle forniture. Nel corso degli interrogatori sono
emersi elementi che hanno inciso sulla valutazione delle singole posizioni.
Cembalo, docente della facoltà di Agraria della Università degli Studi di Napoli
Federico II, ha ammesso di aver ricevuto dispositivi elettronici in cambio di
favori negli appalti, dichiarandosi disponibile alla restituzione. Gli altri
dodici indagati, invece, restano al momento senza misure cautelari.
Totalmente ridimensionata la posizione di Corrado Leone, collaboratore tecnico
informatico del Cnr. Secondo l’ipotesi accusatoria avrebbe richiesto beni per
uso personale e gestito un presunto “tesoretto” attraverso il gonfiamento dei
costi. In sede di interrogatorio, però, Leone non solo ha respinto ogni
addebito, ma ha fornito la documentazione a sostegno della sua versione,
dimostrando che il monitor contestato era stato destinato al lavoro da remoto su
un progetto di domotica, mentre le differenze di prezzo sarebbero derivate da
variazioni di mercato e reinvestite in attrezzature per il laboratorio. Il
giudice ha dato atto di questa ricostruzione, evidenziando come l’ipotesi
accusatoria possa essere stata influenzata da un’errata lettura dei fatti.
Esito favorevole anche per Carlo Palmieri, vicepresidente dell’Unione
Industriali di Napoli, per il quale è stata esclusa l’esistenza di indizi di
colpevolezza in relazione all’accusa di turbativa d’asta. Secondo la difesa,
accolta dal giudice, le dichiarazioni rese hanno chiarito integralmente la sua
posizione, portando al rigetto della misura cautelare. “Il giudice di Palermo –
aveva spiegato l’avvocato Marco Campora, legale di Palmieri – alla luce delle
ampie ed esaustive dichiarazioni rese e condividendo la tesi difensiva da noi
sostenuta, ha ritenuto totalmente insussistenti gli indizi di colpevolezza,
azzerando definitivamente l’intero impianto accusatorio mosso nei suoi
confronti”. Stessa decisione per gli altri indagati: Luciano Airaghi, Claudio
Caiola, Giuseppe Cangemi, Giancarlo Fimiani, Roberto Reda, Giuseppe Fucilli,
Ettore Longo, Maria Rosaria Magro, Mario Piacenti e Vito Rinaldi.
Il giudice per le indagini preliminari ha anche accolto l’eccezione di
incompetenza territoriale del Tribunale di Palermo e trasmesso gli atti alla
Procura di Napoli. L’indagine, coordinata dalla Procura europea, affonda le sue
radici a Palermo tre anni fa, a partire da un diverso filone investigativo che
aveva portato all’arresto di una dirigente scolastica del quartiere Zen. Da
quell’episodio — legato a irregolarità nella gestione della mensa e all’acquisto
pilotato di dispositivi elettronici — si è sviluppato un filone più ampio sulle
forniture informatiche e sui possibili scambi illeciti tra pubblico e privato.
L'articolo Appalti informatici e fondi Ue, respinte tutte le richieste di
arresti: il gip dispone quattro misure interdittive proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - Napoli
Due donne sono morte dopo essere state investite da un’auto in pieno centro a
Napoli mentre erano sulle strisce pedonali. L’incidente è avvenuto in corso
Garibaldi, a poca distanza dalla stazione centrale, in una zona particolarmente
trafficata. Le vittime, entrambe di nazionalità ucraina, sono state falciate da
una vettura mentre si trovavano in strada.
L’impatto è stato violentissimo: una delle due, 57 anni, è morta sul colpo,
mentre l’altra, di 52 anni, è stata soccorsa e trasportata d’urgenza in
ospedale, dove è deceduta poco dopo a causa delle gravi ferite riportate. Il
conducente dell’auto, 34 anni, è stato arrestato dalla Polizia locale perché era
alla guida sotto l’effetto di alcol.
Secondo quanto accertato dall’Unità Operativa San Lorenzo e dell’Infortunistica
Stradale, le vittime si stavano dirigendo verso via San Cosmo Fuori Porta
Nolana. Al centro della carreggiata sono state travolte dall’auto, una Mercedes,
che ha terminato poi la sua corsa contro tre auto in sosta.
Su disposizione del pm di turno della Procura di Napoli il 34enne è stato
arrestato e messo ai domiciliari: gli agenti della Polizia Locale gli hanno
inoltre ritirato la patente e sequestrato la vettura, risultata essere un’auto a
noleggio. Acquisite le immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona per
ricostruire l’esatta dinamica del sinistro.
L'articolo Falciate da un’auto mentre erano sulle strisce pedonali, morte due
donne. Arrestato il conducente: era ubriaco proviene da Il Fatto Quotidiano.
Barbara Foria è in giro per l’Italia con “Basta un filo di rossetto” e poi sarà
impegnata nella nuova edizione di “Lol – Chi ride è fuori”, prossimamente
disponibile su Prime Video. Insomma un periodo lavorativo ricco di soddisfazioni
per l’attrice e conduttrice che, in una intervista a Leggo, ha voluto fare
subito chiarezza in merito ad una puntata di “Domenica In” quando Mara Venier ha
rimbrottato Foria perché ha sdrammatizzato la commozione per Serena Brancale.
“Incomprensione superatissima, pace fatta. Come nei migliori rapporti d’amore:
ogni tanto si discute, ci si scontra, ma poi ci si ritrova”, ha dichiarato.
A teatro è con “uno spettacolo che parla alle mie coetanee, sdrammatizza
menopausa, chili di troppo, insonnia. Le cinquantenni di oggi sono gran fighe:
guardate me, Martina Colombari, Alessia Marcuzzi, Ambra o Charlize Theron.
Possiamo dare filo da torcere alle ventenni. L’unico problema? La legge di
gravità”.
Durante il Festival di Sanremo 2026 Foria è stata una delle inviate di “La vita
in diretta” e, naturalmente, ha tifato per il concittadino Sal Da Vinci: “Ho
vissuto la settimana di Sanremo con Sal e ho postato diversi momenti sui social:
non immagina la valanga di fango razzista che è arrivata. L’antinapoletanità è
viva e vegeta, l’ho sentita sulla pelle. Anzi, lo sdoganamento artistico di
questi anni, da Stefano De Martino a Geolier fino allo stesso Sal,
paradossalmente l’ha accentuata”.
L'articolo “L’incomprensione con Mara Venier? Si discute, ci si scontra, ma poi
ci si ritrova. Le 50enni di oggi sono gran fig*e. L’unico problema? La legge di
gravità”: così Barbara Foria proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’inchiesta sulla morte di Domenico Caliendo – il bimbo di 2 anni e 4 mesi morto
il 21 febbraio dopo il trapianto di un cuore danneggiato – si sta
progressivamente concentrando sulla fase successiva a quanto avvenuto nella sala
operatoria dell’ospedale Monaldi la mattina del 23 dicembre 2025 quando il cuore
prelevato a Bolzano arrivò a Napoli “inglobato in un blocco di ghiaccio”. In
attesa del secondo round dell’autopsia – con esami specifici previsti
all’Istituto di Medicina legale di Bari il prossimo 28 aprile – gli inquirenti
si sono posti l’obiettivo di verificare se esistessero alternative terapeutiche
in grado di modificare l’evoluzione clinica del paziente. In particolare,
l’attenzione si è spostata .come riportano Il Mattino e La Repubblica –
sull’eventuale utilizzo del Berlin Heart, un dispositivo di assistenza
ventricolare impiegato nei pazienti pediatrici con insufficienza cardiaca grave.
Del dispositivo se ne era parlato quando le condizioni bimbo – tenuto in vita
dall’Ecmo – erano diventate disperate ma ancora veniva fatto credere alla
famiglia che fosse nuovamente trapiantabile. Speranza definitivamente tramontata
dopo un consulto di più esperti, il 18 febbraio.
LE DOMANDE DEL GIP
Il giudice per le indagini preliminari Mariano Sorrentino, nell’ambito
dell’incidente probatorio in corso, ha chiesto al collegio di esperti di
accertare se, dopo l’intervento del 23 dicembre, “eventuali condotte
alternative” avrebbero potuto determinare, con un elevato grado di probabilità
logica, una diversa evoluzione clinica. Il quesito introduce formalmente nel
procedimento il tema delle scelte effettuate dopo il trapianto, e in particolare
delle strategie adottate di fronte a un organo risultato non funzionante perché
danneggiato.
Secondo la ricostruzione investigativa, il cuore arrivato da Bolzano al Monaldi
si presentava privo di segni vitali, a causa del deterioramento legato alle
modalità di trasporto ovvero un contenitore fuori dalle linee guida e ghiaccio
secco per la conservazione che aveva di fatto bruciato i tessuti. Nonostante
ciò, l’intervento era stato avviato: il torace del bambino era già stato aperto
prima di scoprire che l’organo era inutilizzabile. Il cuore malato del bimbo era
stato già espiantato. In questa fase si colloca uno dei passaggi centrali
dell’indagine: la gestione immediata della situazione intraoperatoria e le
decisioni successive. Dopo l’impianto dell’organo compromesso, il piccolo
paziente fu inserito in lista per un nuovo trapianto e collegato all’Ecmo,
sistema di ossigenazione extracorporea che ha garantito il supporto vitale fino
al decesso, avvenuto il 21 febbraio dopo circa sessanta giorni. L’uso prolungato
di questa tecnologia è noto per poter comportare complicazioni significative,
elemento che rafforza la necessità di verificare se fossero disponibili opzioni
alternative.
LE INDAGINI
In questo contesto si inserisce il nuovo filone d’indagine aperto dalla Procura
di Napoli, coordinata dal pm Giuseppe Tittaferrante e dal procuratore aggiunto
Antonio Ricci, che ha delegato i carabinieri del Nas ad acquisire elementi sul
mancato utilizzo del Berlin Heart. Il dispositivo, già impiegato in ambito
pediatrico come supporto meccanico temporaneo, consente una circolazione
sanguigna assistita attraverso un sistema esterno di pompaggio collegato al
cuore del paziente. Uno degli aspetti centrali riguarda la disponibilità
effettiva del Berlin Heart presso il Monaldi. Gli inquirenti intendono acquisire
documentazione su eventuali precedenti utilizzi, sulla presenza del dispositivo
nella struttura e sui protocolli clinici che ne regolano l’impiego.
Parallelamente, si punta a chiarire se, nel caso specifico, sussistessero le
condizioni cliniche per un suo utilizzo e se tale opzione sia stata valutata.
Tra le ipotesi al vaglio vi è anche quella di un possibile passaggio dall’Ecmo
al Berlin Heart nei giorni successivi all’intervento. Indicazioni cliniche
richiamate nel corso dell’indagine suggeriscono che, in assenza di segnali di
ripresa cardiaca entro un arco temporale limitato, il ricorso a un sistema di
assistenza ventricolare possa rappresentare una strategia alternativa, previa
verifica dei requisiti del paziente. Anche questo aspetto rientra tra le
verifiche richieste al collegio peritale.
IL BERLIN HEART
Il filone sul Berlin Heart si affianca ad altri ambiti già oggetto di
approfondimento. Il primo riguarda eventuali danni subito dal cuore durante il
prelievo, poi le modalità di trasporto dell’organo da Bolzano, ritenuto
compromesso anche per l’impiego di ghiaccio secco e per l’utilizzo di un
contenitore non conforme ai protocolli più aggiornati, nonostante la
disponibilità di sistemi più avanzati. Il secondo riguarda la sequenza delle
operazioni tra l’arrivo del cuore e l’inizio dell’intervento, con particolare
riferimento alla tempistica dell’espianto del cuore nativo, avvenuto alcuni
minuti prima di verificare che il muovo organo fosse utilizzabile.
Su quest’ultimo punto sono in corso ulteriori accertamenti tecnici, anche
attraverso l’analisi di materiale video e fotografico acquisito dagli
investigatori, che potrebbe consentire di ricostruire con maggiore precisione la
cronologia degli eventi in sala operatoria. L’obiettivo è verificare la coerenza
tra quanto documentato e quanto riportato negli atti clinici. Nel procedimento
rientra anche la posizione dei medici coinvolti, per i quali la Procura ha
ipotizzato il reato di falso ideologico in relazione all’indicazione degli orari
dell’intervento. Tra i due indagati anche il cardiochirurgo Guido Oppido, in
sala operatoria a Napoli, che fino all’ultimo aveva sostenuto con la madre del
bimbo che avrebbe potuto trapiantare un altro cuore al figlio.
L'articolo Domenico Caliendo, perché non fu usato il Berlin Heart? Le indagini
dei pm per verificare alternative all’Ecmo proviene da Il Fatto Quotidiano.
Secondo i medici, non si può parlare di epidemia. Resta però l’aumento dei
ricoveri: “Al momento abbiamo 51 ricoverati e nove pazienti in pronto soccorso“,
riferisce il dottor Raffaele Di Sarno, responsabile del pronto soccorso
infettivologico dell’ospedale Cotugno. A Napoli e in Campania è scoppiato
l’allarme per i casi di epatite A: 133 quelli confermati, con il Comune che già
ha disposto con un’ordinanza il divieto di consumare frutti di mare crudi nei
locali pubblici. I dati dell’Asl segnalano una diffusione del virus dieci volte
superiore alla media dell’ultimo decennio. Le precauzioni da prendere per
evitare il contagio sono chiare: da un lato, appunto, evitare il consumo di
frutti di mare crudi. Dall’altro, ricorrere alla vaccinazione.
I pazienti ricoverati al Cotugno hanno un’età compresa tra i 30 e i 40 anni e
presentano “epatiti non complicate, che al momento non destano preoccupazione”.
Molti di loro avrebbero riferito il consumo di mitili crudi. Quanto alla
diffusione, “i casi sono distribuiti su tutto il territorio: provincia di
Napoli, Casertano e anche in altri ospedali si registrano situazioni analoghe”.
Il dottor
Di Sarno esclude l’ipotesi di un’epidemia: “Dopo le festività natalizie ci
aspettiamo sempre un aumento legato al consumo di mitili. Quest’anno i numeri
sono superiori alla norma, ma non si può parlare di epidemia”. Il medico
ribadisce infine l’importanza della vaccinazione: “È raccomandata a partire da
un anno di età ed è sicura, trattandosi di un vaccino con virus inattivati”.
Intanto però per combattere l’epatite A la Regione Campania ha disposto una
serie di contromisure prevedendo più controlli, più sorveglianza e più
prevenzione vaccinale. Il piano prevede innanzitutto il contenimento dei casi di
epatite A: sorveglianza epidemiologica, gestione tempestiva dei casi e dei
contatti, controlli ufficiali sulla filiera alimentare, approfondimenti
molecolari e, da ultimo, potenziamento dell’offerta attiva e gratuita della
vaccinazione anti-Hav per le persone più a rischio o fragili. Nello specifico,
il vaccino anti-epatite A è disponibile gratis per i soggetti più a rischio:
personale sanitario e sociosanitario, operatori della filiera alimentare,
pazienti fragili e popolazione pediatrica in relazione al rischio epidemiologico
e di esposizione. Resta garantita inoltre l’offerta vaccinale gratuita alle
persone che sono state a contatto con i soggetti infetti.
Evitare il consumo di frutti di mare o in ogni caso “facendoli prima bollire
almeno per quattro minuti“, è l’indicazione di Raffaele Di Sarno, responsabile
del pronto soccorso infettivologico e pneumologico dell’ospedale Cotugno. Dopo
Napoli, altri Comuni stanno vietando il consumo nei locali pubblici.
Un’ordinanza è stata firmata oggi da Luigi Mennella, sindaco di Torre del Greco:
“Per tutelare la salute pubblica e annullare il rischio di contagio – si legge
nell’ordinanza di oggi – ordina il divieto assoluto di somministrazione e
consumo di frutti di mare crudi presso tutti gli esercizi pubblici, inclusi i
locali di vicinato con consumo sul posto e le attività di produzione per consumo
immediato”. Raccomandato “a tutta la popolazione di non consumare frutti di mare
crudi nemmeno presso il proprio domicilio; di seguire le indicazioni per il
corretto acquisto e consumo di alimenti per ridurre la possibilità di contrarre
l’Epatite A”.
L'articolo Allarme epatite a Napoli: 60 persone ricoverate all’ospedale Cotugno.
Il piano regionale: più controlli e vaccini proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’allerta sanitaria in Campania è massima: dall’inizio dell’anno si sono
registrati ben 133 casi di epatite A, un’impennata che ha spinto le istituzioni
a intervenire drasticamente per bloccare la catena del contagio. A Napoli, dove
i dati dell’Asl 1 Centro segnalano una diffusione del virus dieci volte
superiore alla media dell’ultimo decennio (passando da 3 casi a gennaio a 43 nei
primi diciannove giorni di marzo), il sindaco Gaetano Manfredi ha firmato
un’ordinanza urgente: è fatto divieto assoluto di somministrare e consumare
frutti di mare crudi in tutti gli esercizi pubblici.
Il provvedimento colpisce ristoranti, locali con consumo sul posto e attività di
produzione per il consumo immediato. Le sanzioni per i trasgressori sono
severissime, con multe che vanno dai 2.000 ai 20.000 euro, fino alla sospensione
dell’attività e alla revoca della licenza in caso di recidiva.
L’amministrazione, inoltre, raccomanda caldamente ai cittadini di evitare il
consumo di molluschi crudi anche tra le mura domestiche. Nonostante la rapida
escalation, la Direzione dell’Azienda Ospedaliera dei Colli (che gestisce
l’Ospedale Cotugno, in prima linea per le malattie infettive) rassicura la
cittadinanza: “Non sussiste alcuna emergenza“. La situazione al Pronto Soccorso
è definita stabile, con un flusso di accessi moderato e perfettamente gestibile
sul piano clinico e organizzativo.
COS’È L’EPATITE A E COME SI TRASMETTE
L’epatite A è un’infezione acuta del fegato provocata dal virus HAV. La
trasmissione avviene per via oro-fecale: ci si infetta ingerendo acqua o cibi
contaminati, oppure attraverso il contatto ravvicinato con una persona già
malata. Un’insidia particolare di questo virus è la sua invisibilità iniziale:
il patogeno è presente nelle feci già 7-10 giorni prima che si manifestino i
sintomi, rendendo il soggetto altamente contagioso a sua insaputa. Il periodo di
incubazione è piuttosto lungo, variando dai 15 ai 50 giorni.
I SINTOMI DA NON SOTTOVALUTARE
Nei bambini l’infezione passa spesso inosservata, mentre negli adulti il quadro
clinico è più marcato: “I classici valori alti delle transaminasi sono un
indicatore chiaro”, spiega Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società
italiana di malattie infettive e tropicali (Simit). “Poi possono esserci
disturbi gastroenterici, sensazioni di nausea, vomito, diarrea e, in alcuni
casi, anche ittero, ovvero il colorito giallastro della cute e degli occhi.
Possono purtroppo verificarsi anche epatiti fulminanti gravi“. Poiché non esiste
un farmaco antivirale in grado di eliminare il virus, il trattamento è di
supporto e la vera arma resta la prevenzione.
IL RUOLO CRUCIALE (E PERICOLOSO) DEI MOLLUSCHI BIVALVI
Ma perché l’ordinanza del Comune di Napoli si è concentrata proprio sui frutti
di mare? I molluschi bivalvi, come cozze, vongole e ostriche, si nutrono
filtrando l’acqua in cui vivono. Se quell’acqua è contaminata da scarichi
fognari contenenti il virus, i molluschi accumulano al loro interno particelle
virali ad alta concentrazione.
“Il fattore di rischio numero uno sono proprio i frutti di mare consumati crudi
o poco cotti”, chiarisce l’epidemiologo Massimo Ciccozzi. Sfata inoltre un mito
culinario molto diffuso e potenzialmente letale: “Facemmo un esperimento:
scoprimmo che cuocendo la cozza aperta per un minuto a 100 gradi si uccide il
virus. Dunque, non è vero che questi molluschi sono sicuri appena si aprono”. Un
altro grave errore, avverte Ciccozzi, è il cosiddetto “rinfresco” della cozza
con l’acqua di mare, pratica che rischia di ricontaminare il prodotto.
Sulla stessa linea d’onda Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di
Milano, che inquadra i 133 casi come un “focolaio locale e non un’epidemia
nazionale”. L’esperto raccomanda di evitare i molluschi solo parzialmente cotti
o tiepidi: la cottura deve essere uniforme e prolungata.
LE REGOLE PER PREVENIRE IL CONTAGIO
Oltre all’astensione dai frutti di mare crudi (da acquistare esclusivamente
attraverso i canali ufficiali controllando l’etichettatura), gli esperti
ricordano alcune norme igieniche fondamentali per spezzare la catena del
contagio:
* Frutti di bosco: se freschi, vanno lavati accuratamente. Se surgelati,
l’Istituto Superiore di Sanità impone di portarli a ebollizione a 100° C per
almeno 2 minuti. Non vanno mai usati crudi e ancora congelati per guarnire
dolci o yogurt.
* Igiene personale e in cucina: lavare le mani con acqua e sapone per almeno 20
secondi prima di cucinare, mangiare o dopo essere stati in bagno.
* Contaminazione crociata: separare sempre alimenti crudi e cotti, usando
taglieri e coltelli diversi, e sanificare scrupolosamente i piani di lavoro.
* Acqua sicura: bere e lavare gli alimenti solo con acqua potabile controllata.
* Vaccinazione: “Resta la misura più efficace”, ricorda Pregliasco. Prevede due
dosi ed è cruciale soprattutto per chi vive a stretto contatto con persone
infette. La tempestività in caso di esposizione al virus è vitale per
l’efficacia della profilassi.
L'articolo Allarme epatite A in Campania: 133 casi confermati. Il Comune di
Napoli vieta il consumo di frutti di mare crudi nei locali pubblici proviene da
Il Fatto Quotidiano.
“Non basta la separazione delle carriere, serve anche la separazione dei
palazzi: giudici e pm non devono nemmeno incontrarsi, non si devono nemmeno
salutare, d’altra parte quale fiducia posso riporre in un Tribunale dove Gip e
pm sono vicini d’ufficio”. Parole di Giuseppe Benedetto, presidente della
Fondazione Einaudi, la prima a costituire un comitato per il Sì, in
un’intervista del 1 dicembre alla Verità. Un argomento che ricorre spesso tra i
sostenitori del Sì in questa accesa campagna referendaria.
E che evidenzia, paradossalmente, una delle tante falle ed incongruenze della
riforma Nordio: non avrebbe alcun effetto lì dove questa ‘vicinanza’ è più
marcata che altrove, la magistratura militare. Lo spiega bene un ex magistrato
di quel mondo, Sergio Dini, ex capo della procura militare di Padova, ex
presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati Militari ed ex membro del
Consiglio Superiore della Magistratura Militare.
Ora Dini è pm ordinario a Padova. Dal suo ufficio ricorda: “I tribunali militari
rimasti sono tre: Napoli, Verona e Roma. Se il problema della magistratura è la
troppa colleganza tra pm e giudici, allora dovrebbe essere risolta a partire dai
58 magistrati militari in servizio tra tre tribunali, tre procure e una corte
d’appello militare. Sono uffici dove non c’è alcun movimento, si rimane in
servizio tantissimi anni e le ‘convivenze’ tra giudici e pm durano altrettanto”.
Secondo gli sponsor del Sì, lavorare nello stesso edificio e prendere il caffè
alla stessa buvette indurrebbe i giudici ad appiattirsi sulle tesi dei pm. “Per
esperienza pregressa non mi pare, a partire dalla vicenda Priebke, dove il
Tribunale di Roma si è ben guardato in prima battuta di aderire alle accuse e lo
assolse”. Per Dini invece “questa è la prova che le vere ragioni del Sì sono
altrove, altrimenti la riforma avrebbe riguardato anche la magistratura
militare, e non ci troveremmo nella situazione di cittadini militari lasciati
esposti al giudizio di giudici corrivi e complici dei pm. E poi mi chiedo:
perché per i magistrati ordinari viene istituita l’Alta corte per i giudizi
disciplinari, mentre i magistrati militari continueranno ad essere giudicati dal
Csm militare?”.
La chiosa è una domanda retorica: “Se la magistratura militare venisse adeguata
ad un’eventuale vittoria del Sì, istituirebbero due Csm per 58 magistrati? Che
ne penserebbero i cittadini comuni”?
L'articolo “Separazione delle carriere per spezzare legami tra giudici e pm?
Perché non vale per la magistratura militare? Lì tutti negli stessi uffici”: la
domanda del pm Dini proviene da Il Fatto Quotidiano.
Scoppia una lite tra l’autista di uno scuolabus e il padre di uno studente
davanti alla scuola elementare e media Rodari-Annecchino di Monterusciello,
frazione del comune di Pozzuoli, in provincia di Napoli. Sul bus sta assistendo
dal finestrino un bambino, che davanti alla scena urla in lacrime: “Ho paura, vi
prego, ho paura“.
Leggo, che riporta la notizia, spiega che il motivo dietro la lite, andata in
scena lunedì poco dopo le 14, sarebbero delle vecchie ruggini tra i due. Il
litigio sarebbe esploso proprio mentre genitori, docenti e alunni stavano
lasciando l’istituto scolastico.
Il video, ripreso da un altro studente sullo scuolabus, immortala un uomo a
torso nudo, inseguito da un altro. La colluttazione è stata poi sedata grazie
all’intervento di due volanti del commissariato di Polizia di Pozzuoli. Entrambi
non hanno sporto querela.
L'articolo Ho paura, vi prego, Ho paura”, le urla di un bimbo che assiste dallo
scuolabus allia tra autista e il padre di uno studente proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Nuovo capitolo nell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il
bambino di 2 anni e 4 mesi spirato dopo due mesi di coma dopo un trapianto di
cuore all’ospedale Monaldi. Due dei medici già iscritti nel registro degli
indagati, il cardiochirurgo Guido Oppido e la seconda operatrice Emma
Bergonzoni, dovranno rispondere anche del reato di falso in cartella clinica. La
Procura di Napoli ha chiesto al giudice per le indagini preliminari la misura
interdittiva della sospensione dall’esercizio della professione medica e i due
saranno ascoltati a fine mese.
Secondo gli inquirenti, coordinati dal pm Giuseppe Tittaferrante e dal
procuratore aggiunto Antonio Ricci, le incongruenze riguarderebbero in
particolare gli orari di arrivo del cuore da Bolzano a Napoli e quelli relativi
all’espianto dell’organo malato dal petto del piccolo Domenico. Gli orari
indicati nella cartella clinica non sarebbero stati confermati da alcuni
sanitari ascoltati come persone informate dei fatti. Ai due medici viene già
contestato il reato di omicidio colposo in concorso.
Le indagini proseguono, anche se uno snodo cruciale è l’incidente probatorio
deciso dal gip sull’autopsia del piccolo. C’è un’intervista dell’ex direttore
della cardiochirurgia pediatrica del Monaldi, Giuseppe Caianiello, intervenuto
nella trasmissione Lo stato delle cose condotta da Massimo Giletti su Rai 3, che
esprime dubbi sulle competenze della cardiochirurga Gabriella Farina, prima
operatrice a Bolzano e una dei sette indagati. Come è ormai noto e anticipato
dal FattoQuotidiano: nella sala operatoria del San Maurizio ci furono momenti di
grande tensione tanto che il chirurgo austriaco, primo operatore dell’equipe di
Innsbruck che doveva prelevare fegato e reni, dovette intervenire nel campo
operatorio della collega. Collega che apparve come sopraffatta.
La direttrice Anna Iervolino ha dichiarato ai giornali di essersi “sentita
tradita dal primario Guido Oppido e … umanamente segnata come donna e come
madre”. La manager ha raccontato di aver iniziato a nutrire dubbi già il 29
dicembre, pochi giorni dopo l’intervento del 23 dicembre, quando seppe della
dimissione del professor Giuseppe Limongelli, responsabile della parte
cardiologica del trapianto e tenuto all’oscuro delle informazioni su quello che
era stato un suo paziente. “Qualcosa non tornava e cercai di capire cosa e
chiesi le relazioni a Oppido e a Farina”, ha spiegato, riferendosi al medico che
aveva effettuato l’espianto a Bolzano.
“Ho convocato la prima riunione urgente il 30 dicembre. Il giorno dopo ho
chiesto al primario Guido Oppido una relazione completa anche della
ricostruzione dell’equipe che era stata a Bolzano per l’espianto. Ci è arrivata,
protocollata, l’8 gennaio. In quel documento, per la prima volta, si parla nero
su bianco non di un generico problema con il ghiaccio, ma di cuore congelato”,
ha aggiunto Iervolino. La manager ha sottolineato come si sia trattato di una
violazione del dovere deontologico dei medici di informare correttamente i
familiari dei pazienti: “Da quel che è emerso finora, questo dovere non è stato
adempiuto e anche per questo è stata disposta la sospensione”. Iervolino ha
precisato di aver informato tempestivamente la Regione –che ha disposto una
ispezione segnalando un quadro di “grave criticità” – di quanto stava accadendo
e di aver sempre collaborato con gli inquirenti: “Ho detto ciò che sapevo, non
devo dimettermi”.
L'articolo “Modificarono la cartella clinica di Domenico Caliendo”, la nuova
accusa dei pm di Napoli a due cardiochirurghi proviene da Il Fatto Quotidiano.
Lutto nel mondo della musica partenopea. È morto, a 84 anni, il cantante Tonino
Apicella, padre di Mariano compositore, chitarrista e cantante di Silvio
Berlusconi. Cantante e chitarrista napoletano, Tonino Apicella ha iniziato a
fare i primi passi nel mondo della musica negli Anni Quaranta e si è
contraddistinto subito ler i componimenti melodici. Tra i primi ad
ufficializzare la morte dell’artista è stato l’organizzatore di eventi e
presentatore Mario Guida su Instagram, commentando la perdita di “un’altra
importante perdita per la musica napoletana. Riposa in pace amico mio”.
A ricordarlo anche la collega e amica Ida Rendano: “Ancora un’altra perdita
importante per la nostra città e per me in particolare. Il Maestro Tonino
Apicella. Ciao, Maestro. Ciao, zio Tonino.. È così che ti ho sempre chiamato,
con quell’affetto che andava oltre ogni formalità. Per me non sei mai stato solo
un grande artista, ma una presenza viva, capace di accarezzare l’anima”.
E ancora: “Mi hai cresciuta artisticamente con una dolcezza rara. Mi hai
insegnato a credere nella bellezza, a non avere paura di esprimermi, a
trasformare le emozioni in qualcosa di vero, di eterno. E lo facevi sempre con
uno sguardo pieno di orgoglio, come se vedessi in me qualcosa che io stessa
faticavo a riconoscere”.
“Mi chiamavi, mi incoraggiavi, mi ‘coccolavi’ artisticamente, – ha continuato
Rendano – come solo uno zio sa fare. E in quei gesti, in quelle parole, c’era
tutto: affetto, fiducia, guida. Oggi sento una gratitudine che non avrà mai
fine. Perché averti avuto nella mia vita è stato un dono prezioso, uno di quelli
che restano incisi per sempre. Porterò con me ogni tuo insegnamento, ogni
sorriso, ogni momento condiviso. Continuerò a camminare anche per te, con la
stessa passione che mi hai trasmesso, con la tua voce nel cuore. Non è un addio,
zio Tonino. È un arrivederci, custodito nell’arte, nei ricordi e nell’amore che
non svanisce”.
I funerali di Apicella si terranno oggi 18 marzo alle 16.30 nella Parrocchia
Santa Croce ad Orsolone.
L'articolo È morto Tonino Apicella: era il padre di Mariano, compositore,
chitarrista e cantante di Silvio Berlusconi proviene da Il Fatto Quotidiano.