Un sospiro di sollievo per la famiglia e anche per chi era impegnato a cercato.
È stato trovato a Milano, in buone condizioni, Diego Baroni, il 14enne di San
Giovanni Lupatoto di cui si erano perse le tracce il 12 gennaio. A riferire la
buona notizia il sindaco della città veronese, Attilio Gastaldello. Ieri la
procura di Verona aveva aperto un fascicolo per sottrazione di minore. Del
ragazzino non si avevano notizia dal 12 gennaio scorso. La procura aveva
affidato a un perito informatico le indagini sul pc del ragazzino per
raccogliere elementi utili della sua attività sui social, in particolare quella
su TikTok.
Di Baroni, 14 anni e studente di un istituto tecnico nel capoluogo di provincia,
non si avevano notizie da nove giorni. Il cellulare del 14enne la sera stessa
del giorno della sua scomparsa era stato localizzato nel capoluogo lombardo,
dove si pensava che il ragazzino si trovasse presso alcuni nuovi amici.
L’ipotesi è sempre stata che si trattasse di un allontanamento volontario ma che
in qualche modo, al momento, al 14enne fosse impedito, o forse solo consigliato,
di evitare di farsi localizzare tramite il tracciamento del suo cellulare.
Il ragazzino è stato trovato dagli agenti della Polizia a Milano e attualmente
si trova negli uffici della Procura della repubblica. La madre, Sara Agnolin, è
in partenza per il capoluogo lombardo. La donna aveva lanciato un appello video
proprio oggi: “Diego, torna a casa. Mettiti in contatto in qualche maniera,
vengo a prenderti subito. Io e le tue sorelline non possiamo stare senza di te,
Diego. Si risolve tutto, torna a casa, non credere a quello che ti hanno
raccontato”. Nel breve video la donna, Sara Agnolin, si rivolge al figlio: “La
tua vita è qua – afferma, in lacrime – con noi e i tuoi amici, la tua famiglia.
Per piacere, mettiti in contatto, torna a casa dalla mamma. Ti vogliamo bene, ti
voglio bene, mi manchi, Diego. Torna a casa”.
L'articolo Trovato a Milano in buone condizioni Diego Baroni. Il 14enne era
scomparso dal 12 gennaio proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Annullamento del concorso. L’Università di Verona ha avviato la procedura che
toglierebbe la poltrona di professore di otorinolaringoiatria a Riccardo Nocini,
figlio dell’ex rettore Pier Francesco, andato in pensione una manciata di giorni
prima della nomina. Una vicenda nata da un’inchiesta del Fatto Quotidiano il 6
dicembre 2025. Tutto era cominciato quando il prorettore vicario dell’università
aveva firmato il bando per il concorso relativo, appunto, alla cattedra di
otorinolaringoiatria. Pier Francesco Nocini, il rettore per intenderci, era
ancora in carica, perché in servizio fino al 30 settembre 2025. ll bando era
uscito tre giorni dopo. Così, almeno formalmente, era stata rispettata la legge
Gelmini che vieta la nomina di familiari a un rettore.
Un concorso impossibile da perdere: Riccardo Nocini è l’unico candidato. Non
solo: vanta un record mondiale di pubblicazioni. A 33 anni ne conta 242, di cui
24 con il padre (che in quarant’anni ne cofirma 312). Una carriera fulminante,
quella di Nocini jr.: nel 2023, diventa dottore di ricerca (con uno “sconto” di
un anno), poi professore a contratto, infine ordinario. La tesi di dottorato
conta 32 pagine, inclusi bibliografia e ringraziamenti. Presa la laurea nel
2017, l’anno dopo partecipa al concorso nazionale per la specialità ma non
passa, piazzandosi al 15.004° posto su 16.046 candidati. Ritenta il test nel
2018 e vola al 474° posto. Fino al concorso. Il Fatto aveva parlato con diversi
membri della Commissione chiamata ad assegnare la cattedra: “Ci siamo trovati lì
a cose fatte. Con quel curriculum ed essendo l’unico candidato non potevamo
discutere”, racconta Anna Rita Fetoni dell’Università Cattolica di Roma, una dei
tre membri.
Ma non c’era soltanto il concorso. I rapporti tra Nocini figlio e i suoi
collaboratori erano a dir poco tesi. Come testimoniavano i messaggini che i
cronisti avevano potuto visionare: “Da domani con me in sala non darete più
nemmeno i punti di cute”, scrive Riccardo Nocini. I messaggini sono stati
acquisiti dalla Procura. Suo padre, si diceva, all’Università di Verona era una
potenza. Le cronache raccontano che il 7 febbraio scorso il Magnifico Rettore
Nocini inaugura il suo ultimo anno accademico. Accanto a lui personaggi come
Leonardo Maria Del Vecchio, Giovanni Malagò e Luca Cordero di Montezemolo. Il 25
settembre, quando ormai è a un passo dalla pensione, viene invece scoperta la
targa di un nuovo edificio di 4 mila metri quadri: “Edificio Biologico 3 –
Palanocini”, si legge.
L’inchiesta aveva fatto scoppiare la bolla. Prima un’inchiesta della Procura
(senza indagati finora) che, però, rischia di essere azzoppata dall’abolizione
del reato di abuso di ufficio voluta dal ministro Carlo Nordio. Poi
l’istruttoria interna dell’Università che alla fine ha portato all’avvio della
procedura di annullamento del concorso.
Le indagini dell’Ateneo avrebbero fatto emergere due elementi che potrebbero
invalidare la nomina: la programmazione triennale del personale docente imponeva
di riservare un posto a docenti esterni all’ateneo. Mentre il bando avrebbe
aperto le porte a docenti non ordinari e senza vincoli di provenienza. C’è
inoltre la questione sollevata dall’inchiesta giornalistica: durante l’iter di
predisposizione del bando, Pier Francesco Nocini era ancora rettore
dell’università che avrebbe nominato professore suo figlio.
L'articolo Verona, l’Università interrompe la “dinastia Nocini”. Avviata la
procedura per revocare l’incarico a Riccardo, figlio dell’ex rettore proviene da
Il Fatto Quotidiano.
La procura di Verona ha aperto un fascicolo per sottrazione di minore in
relazione al caso della scomparsa del 14enne di San Giovanni Lupatoto, Diego
Baroni, scomparso da casa il 12 gennaio scorso. Per il momento, come riferito
dal Corriere del Veneto, non c’è iscritto alcun nome nel registro degli indagati
e la procura ha affidato a un perito informatico le indagini sul pc del
ragazzino nel quale potrebbero essere raccolti elementi utili della sua attività
sui social, in particolare quella su TikTok.
Di Baroni, 14 anni e studente di un istituto tecnico nel capoluogo di provincia,
non si hanno notizie da otto giorni. Il cellulare del 14enne la sera stessa del
giorno della sua scomparsa è stato localizzato a Milano, dove si pensa che il
ragazzino si trovi presso alcuni nuovi amici, ignoti anche alla madre che ha
negato che il figlio avesse precedenti conoscenze nel capoluogo lombardo.
L’ipotesi è che si tratti di un allontanamento volontario ma che in qualche
modo, al momento, al 14enne sia impedito, o forse solo consigliato, di evitare
di farsi localizzare tramite il tracciamento del suo cellulare.
L’ipotesi degli investigatori è che Baroni si trovi a Milano perché il cellulare
del ragazzo ha agganciato due celle di un’antenna nel centro della città
lombarda e vista la testimonianza fatta da una sua conoscente a cui aveva
riferito in stazione di star prendendo il treno in quella direzione, la mattina
della scomparsa. Si indaga sui suoi contatti in rete e in particolare due
richieste d’amicizia accettate dal ragazzo su TikTok nei giorni scorsi. A
rivelarlo dei compagni della squadra di basket in cui giocava. Gli investigatori
hanno però qualche dubbio che possa essere stato proprio lui a confermarle, e
per questo hanno sequestrato il computer.
Ieri sera, intanto, il vescovo Domenico Pompili, il sindaco di San Giovanni
Lupatoto Attilio Gastaldello e il presidente della provincia Flavio Massimo
Pasini hanno guidato la camminata silenziosa di un km che si è conclusa nella
chiesa di Pozzo (frazione dove vive la famiglia Baroni). Presenti 25 sindaci di
altri comuni e 2000 persone. Qui le parole del cittadino e del vescovo hanno
espresso la preoccupazione della comunità e della famiglia del giovane, con il
primo cittadino che ha affermato: “Mai visto una piazza così gremita. Il
silenzio riempie un vuoto soprattutto quando è espressione della voce unica di
una comunità che si è unita con la famiglia di Diego”.
L'articolo Diego Baroni scomparso da Verona, si indaga per sottrazione di minore
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Parte da Verona un appello alle amministrazioni comunali italiane per chiedere
la messa al bando dei Pfas, le sostanze perfluoroalchiliche tristemente note
come gli “inquinanti eterni”. Accade nel Veneto devastato dagli effetti della
produzione della Miteni di Trissino, che ha contaminato la falda, interessando
tre province (Vicenza, Verona e Padova), con 350 mila utenti degli acquedotti.
Decine di associazioni, comitati e gruppi organizzati di attivisti (tra cui le
Mamme No Pfas, Legambiente, ISDE, Italia Nostra), si sono riunite nel
coordinamento Rete Zero Pfas Veneto, avviando mesi fa una campagna mirata ad
ottenere dal Parlamento italiano una legge che vieti la produzione, la
commercializzazione e l’utilizzo dei Pfas.
“Abbiamo visto che a Bruxelles la Commissione intima al Parlamento europeo di
non porre limiti ai Pfas perché ciò comporterebbe ‘rischi per la competitività
globale dell’Europa’, in particolare nei settori della produzione di armi,
aerospaziale e nella produzione di semiconduttori, ignorando al contempo i gravi
effetti sulla salute dei cittadini esposti a queste sostanze” spiegano Luisa
Aprili e Marco Corbellari, rispettivamente presidente e segretario
dell’associazione “Il mondo di Irene” che ha già coinvolto la quasi totalità dei
consigli comunali della provincia veronese. “Contro la protezione industriale
dei Pfas ad agire sono i cittadini, a partire da coloro che sono più esposti
all’inquinamento. Vogliamo rivoltare il paradigma, mettendo la salute delle
persone e la tutela dell’ambiente davanti agli interessi economici”.
La raccolta di adesione formale a livello amministrativo, si è attuata con il
testo di una mozione inviata ai comuni del Veneto. È cominciata nel febbraio
2024 e dopo due anni sono 129 le assemblee comunali che hanno approvato il
documento. Di queste, 95 si trovano nella provincia di Verona, che è stata
coperta quasi totalmente (ne mancano solo 3), grazie all’impegno
dell’associazione “Il mondo di Irene” che ha contattato personalmente i sindaci
e gli amministratori. La stessa mozione è stata approvata anche dai consigli
regionali del Veneto, del Piemonte e dell’Umbria, nonché dai consigli
provinciali di Verona e Vicenza. L’adesione è venuta da alcuni comuni in
Lombardia, Piemonte e Liguria, ma l’iniziativa punta ora ad allargare la
copertura a tutta Italia.
“L’esperienza fatta in provincia di Verona, con la partecipazione di
rappresentanti delle associazioni alle sedute dei consigli comunali in occasione
dell’approvazione della mozione, ha permesso di creare una rete con gli
amministratori e il progetto di un evento divulgativo rivolto a sindaci,
amministratori e cittadini che verrà organizzato in collaborazione con la
Provincia di Verona nelle prossime settimane” aggiungono Aprili e Corbellari.
“Entriamo in una nuova fase, a livello nazionale, per identificare un comune in
ogni regione d’Italia dove portare in approvazione la mozione che chiede lo sto
dei Pfas. Sarebbe un gesto simbolico di unione nazionale su un problema che
erroneamente viene considerato limitato ad alcune aree del paese, mentre
riguarda tutti e tutte le realtà, vista la diffusione capillare di queste
sostanze nell’ambiente in sul territorio nazionale”.
L'articolo “Pfas indispensabili per le armi? Gravi effetti sulla salute:
mettiamoli al bando”: dal Veneto l’appello dei cittadini proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Di Diego Baroni, 14 anni, non si hanno notizie da lunedì. L’adolescente,
studente dell’istituto tecnico Giorgi di Verona e scomparso ormai da sei giorni,
è originario di San Giovanni Lupatoto – nel Veronese – ma a seguito di alcune
segnalazioni le ricerche del giovane si stanno concentrando anche su Milano. Le
ricerche sono condotte dal nucleo operativo di Verona in contatto con i colleghi
del comune veneto e di quello meneghino, anche se per il momento la scomparsa di
Baroni è avvolta nel più totale mistero.
IL TELEFONO
Il cellulare del ragazzino ha agganciato due volte un’antenna nel centro del
capoluogo lombardo, ma il dispositivo – a quanto riferiscono gli agenti – non è
acceso da lunedì. Un avvistamento importante è quello avvenuto lo stesso giorno
nella stazione di Porta Nuova di Verona, dove Diego, prima di partire, avrebbe
confessato a due ex compagne della scuola media incontrate casualmente di star
prendendo un treno per Milano. Quella mattina del 12 gennaio il ragazzo ha
quindi saltato scuola, ha preso regolarmente il bus delle 6.45 che ogni mattina
lo portava nel plesso, poco distante dal centro cittadino.
LA DESCRIZIONE
Per adesso, le ipotesi degli investigatori vanno verso la direzione della fuga
volontaria. Diego è alto un metro e ottanta, gioca a basket, ha i capelli corti
e castani e indossava – almeno quando è uscito di casa lunedì – un berretto di
lana scuro, un giubbino blu con il cappuccio, pantaloni scuri di tuta e scarpe
sportive nere. Dalle parole della madre – Sara Agnolin, che ha postato appelli
condivisi anche da Luca Zaia – Diego avrebbe condiviso dopo la scomparsa tre
video su TikTok. Che farebbero pensare all’utilizzo di un altro dispositivo dal
suo o l’accensione a intermittenza del suo cellulare, forse in modalità aereo.
Proprio sullo stesso social intanto aumentano i contenuti dei suoi amici e
coetanei, preoccupati per la potenziale fuga del giovanissimo. Possibili
testimoni o amici informati sono monitorati dall’Arma per avere anche un minimo
dettaglio che possa aiutare le indagini. La famiglia Baroni intanto afferma che
– dalle loro informazioni – il ragazzo non avrebbe contatti a Milano. Questo
rende le indagini ancora più complesse, in mancanza di un qualsiasi punto di
riferimento dal quale partire. Intanto la prefettura di Verona ha diffuso a
livello nazionale il protocollo di ricerca avviato mercoledì, mentre la Procura
dello stesso comune ha aperto un fascicolo d’indagine ad ora senza ipotesi di
reato.
L’ANGOSCIA DELLA FAMIGLIA
I genitori, che vivono al momento grandi momenti di angoscia, affermano: “è
stato un fulmine a ciel sereno”. La madre Sara ha scritto su Facebook: “Non ho
più notizie di mio figlio Diego da lunedì, non è andato a scuola e il telefono
risulta spento, ho già fatto denuncia dai carabinieri. Ho bisogno di aiuto per
ritrovarlo. Contattatemi se l’avete visto o condividete”. Anche il comune di San
Giovanni Lupatoto si è unito alla preoccupazione degli ultimi giorni, e ha
annunciato che “chiunque possa fornire informazioni utili è invitato a
rivolgersi alle Forze dell’Ordine: ogni segnalazione può essere determinante per
il ritrovamento del ragazzo. L’Amministrazione comunale esprime la propria
vicinanza alla famiglia e ringrazia tutti coloro che stanno collaborando con
responsabilità e senso civico”.
Appelli condivisi anche da molte pagine sportive dedicate al basket. Il ragazzo,
cestista e grande appassionato, milita nella squadra dei Sangio Wolves. Intanto
lunedì 19 gennaio nell’orario serale è prevista una camminata silenziosa e di
preghiera da parte della comunità cittadina di San Giovanni e della famiglia di
Diego. Il ritrovo è davanti al campo da calcio Battistoni, e il corteo
proseguirà lungo via XXIV Maggio fino alla chiesa di Pozzo. Qui vi sarà un
momento di raccoglimento guidato dal parroco Don Michele Zampieri.
Il sindaco Attilio Gastaldello afferma che “l’auspicio è che Diego possa tornare
a casa prima, e che questo momento diventi un’occasione di ringraziamento per il
suo ritrovamento ma – aggiunge – qualora così non fosse, oltre alla preghiera
rivolta al Cielo, l’incontro vuole mantenere alta l’attenzione sulla sua
scomparsa e testimoniare la vicinanza della comunità alla famiglia”.
Foto diffusa dal comune di San Giovanni Lupatoto con l’invito di collaborazione
L'articolo Diego Baroni scomparso da Verona. Il telefono del 14enne agganciato a
Milano e i video su TikTok proviene da Il Fatto Quotidiano.
Prima in Europa e seconda al mondo. È il primato che l’Azienda ospedaliera
universitaria di Verona ha appena conquistato per aver impiantato con successo
un nuovissimo dispositivo per la neurostimolazione midollare. Si tratta di un
trattamento innovativo del dolore cronico: la procedura consiste
nell’impiantazione di elettrodi nello spazio epidurale, collegati a un
generatore di impulsi inserito sottocute.
L’intervento è stato eseguito un uomo di 72 anni con una lesione traumatica del
nervo sciatico che gli provocava un dolore cronico non rispondente a nessuna
cura medica. Al termine dell’intervento di chirurgia ambulatoriale al
Policlinico di Borgo Roma, durato circa due ore, il paziente ha beneficiato
della procedura e dopo qualche giorno ha cautamente ripreso la sua vita
quotidiana.
A impiantare il dispositivo è stato il terapista del dolore Alvise Martini,
membro dell’équipe guidata da Vittorio Schweiger, specialista in anestesiologia
e rianimazione e direttore dell’Uoc terapia del dolore del Policlinico di Borgo
Roma. Il modello utilizzato è l’Intellis TM-pro, prodotto da Medtronic, leader
globale nel settore della tecnologia sanitaria. Il dispositivo, dotato della
batteria più sottile presente sul mercato, permette un trattamento mininvasivo
ma che garantisce comunque alte prestazioni terapeutiche.
“Con questo primo impianto l’Azienda ospedaliera universitaria integrata di
Verona si conferma tra i centri di riferimento a livello nazionale e
internazionale per il trattamento del dolore cronico. Il nostro obiettivo è di
migliorare in modo concreto la qualità di vita delle persone che convivono con
questa patologia” ha dichiarato Schweiger.
L'articolo A Verona primo trattamento in Europa per il dolore cronico con
elettrodi proviene da Il Fatto Quotidiano.
Una doppia scossa di terremoto è stata registrata nel pomeriggio di oggi
nell’area compresa tra la provincia di Brescia e il Trentino, lungo la sponda
lombarda del lago di Garda. Il primo evento sismico si è verificato alle 15.24,
con una magnitudo di 2.5, seguito pochi minuti dopo, alle 15.28, da una seconda
scossa più intensa, pari a 3.4. Entrambe sono state rilevate dall’Istituto
nazionale di geofisica e vulcanologia, con epicentro nel territorio di Gargnano
e a una profondità stimata di circa 11 chilometri. Il movimento tellurico è
stato chiaramente percepito dalla popolazione, soprattutto nella zona del Garda,
dove in molti hanno contattato i vigili del fuoco e condiviso segnalazioni sui
social network. Non si registrano al momento danni a persone o cose, ma la
sequenza ravvicinata delle scosse ha generato apprensione tra i residenti.
Il sisma è stato avvertito anche in 13 comuni della provincia di Verona, con
particolare intensità a Brenzone sul Garda, situato sulla riva opposta rispetto
all’epicentro. Segnalazioni sono arrivate anche da Malcesine, dall’area del
Monte Baldo e lungo tutta la costa veronese del Garda, fino a centri più
distanti come Affi, Bardolino e Rivoli Veronese, a circa venti chilometri dal
punto di origine del terremoto.
L'articolo Terremoto sul Garda: doppia scossa tra Brescia e Trentino, la più
forte di magnitudo 3.5 proviene da Il Fatto Quotidiano.
In comunità per scontare la pena di triplice omicidio stradale, si è allontanata
ed è stata investita da un’auto. Angelika Hutter è ora in gravissime condizioni.
Il 6 luglio del 2023 la designer tedesca di 34 anni travolse in auto e uccise il
piccolo Mattia Antoniello, il padre Marco (47 anni) e la nonna Maria Grazia Zuin
(64 anni). La famiglia era di Favaro Veneto e si trovava in vacanza a Santo
Stefano di Cadore, in provincia di Belluno.
In carcere fino al marzo del 2024, alla donna era stata riconosciuta l’infermità
mentale e le era stato imposto di scontare la pena nella struttura “Don Girelli”
di Ronco all’Adige, in provincia di Verona. Domenica 28 dicembre, Angelica ha
scavalcato la siepe ed è evasa: la scena è stata ripresa dalle videocamere di
sorveglianza e il personale ha subito allertato le forze dell’ordine.
La fuga della donna era in direzione della strada lì vicino, la Provinciale 19.
All’altezza di via Saletto, però, è stata investita da un suv, una Volvo 760c
guidata da un 77enne veronese. Sul posto sono intervenuti la Polizia stradale di
Legnago per i rilievi e Verona emergenza per portare via la donna in ambulanza.
Arrivata in stato di incoscienza, la donna è ricoverata nel reparto di terapia
intensiva dell’ospedale di Borgo Trento. Ancora da chiarire le dinamiche
dell’incidente.
L'articolo Angelika Hutter fugge dalla comunità e viene investita: nel 2023
uccise con l’auto una famiglia proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’auto si avvicina, affianca i ciclisti, poi li supera a gran velocità. In
mezzo, gli spari. È stato individuato dai carabinieri della Compagnia di Caprino
Veronese il presunto responsabile dell’episodio avvenuto domenica scorsa a Peri,
in provincia di Verona, quando un gruppo di ciclisti del team Padovani è stato
vittima di colpi d’arma da fuoco per strada. Secondo quanto ricostruito dai
militari dell’Arma, si tratta di un 25enne del posto, che alla guida della
propria automobile e in fase di sorpasso sulla SS12 dell’Abetone e del Brennero,
ha estratto una pistola esplodendo due colpi al loro indirizzo. Il gesto è
riconducibile a futili motivi legati a contrasti sulle manovre. Le indagini
hanno consentito di risalire rapidamente all’identità del responsabile. In
particolare sono emersi alcuni particolari dell’automobile tedesca di grossa
cilindrata, tra cui un faro non funzionante, dettaglio che ha consentito di
restringere il campo delle ricerche e passare al setaccio la mole di transiti
registrati attraverso gli impianti di videosorveglianza comunali. È stata
sequestrata l’arma utilizzata, una pistola a salve, che il giovane portava con
sé, nascosta sotto il pianale del bagagliaio, senza il tappo rosso obbligatorio.
Il 25enne è stato denunciato in stato di libertà alla Procura della Repubblica
di Verona per minaccia aggravata, porto di armi od oggetti atti ad offendere ed
esplosioni pericolose.
L'articolo Verona, il video del 25enne che spara al gruppo di ciclisti a bordo
dell’auto: individuato proviene da Il Fatto Quotidiano.
Due colpi di pistola contro un gruppo di ciclisti in sessione di allenamento,
esplosi da un uomo al volante di una berlina scura. È accaduto nella tarda
mattinata del 21 dicembre, in Val d’Adige provincia di Verona, per fortuna tutti
sono illesi. Non si sa se i colpi fossero veri o a salve. Di sicuro erano
indirizzati ai componenti della Sc Padovani Polo Cherry Bank – storica
formazione padovana – in quel momento impegnati nel training camp pre-natalizio.
L’episodio è stato raccontato con sgomento dalla società sportiva con un
comunicato sui sui profili social.
Il gruppo si stava allenando lungo la SS12, vicino Dolcè, quando un’automobile
scura si è avvicinata all’improvviso. Il conducente ha abbassato il finestrino e
sparato 2 colpi contro i ciclisti, dileguandosi subito dopo. La società sportiva
ha raccolto le testimonianze degli atleti per formalizzare una denuncia. “Siamo
sollevati che tutti i ragazzi siano sani e salvi – ha dichiarato il presidente
Galdino Peruzzo –. È una vicenda terribile che speriamo non si ripeta mai più.
La strada è la palestra dei nostri atleti e adottiamo ogni misura possibile per
garantire la loro sicurezza, ma davanti alla follia di certi individui diventa
difficile difendersi”.
L'articolo Verona, automobilista spara due colpi di pistola contro un gruppo di
ciclisti che fa allenamento proviene da Il Fatto Quotidiano.