Solo stelline (e fumo) negli occhi e portafogli che piangono. La grande bolla ha
fatto pouf. Le stelline pirotecniche sono quelle della cerimonia d’inaugurazione
che si annuncia splendida affidata alla regia collaudata di Marco Balich e Lida
Castelli.
Il presidente Giovanni Malagò, ex presidente del Coni e capo della Fondazione
Milano-Cortina che ci ha messo la faccia e la competenza, ha miliardi di
pensieri e non può certo fare la conta dei letti vuoti degli alberghi e dei bnb.
Mia figlia ne gestisce uno in zona Moscova/Garibaldi e ha visto le quotazioni
sprofondare ai dimimi storici del fuori stagione.
Da inizio settimana è in scena da un punto di vista organizzativo il Grande
Caos. Martedì scorso all’uscita del vernissage (a numero chiuso) della
monumentale mostra di Anselm Kiefer il servizio d’ordine deviava il traffico
umano di poche anime a fare il giro dell’oca: vietato passare per Piazza Duomo e
corso Vittorio Emanuele. Inspiegabili le misure di sicurezza. Il sindaco Sala, a
fine mandato (meno male) si aspettava numeri da record da Expo. Invece le
aspettative sono state più che disattese. Solo disagi ai cittadini con
deviazioni di traffico e orari dei mezzi pubblici modificati.
Letti vacanti. Gestire gli affitti brevi a Milano significa osservare la città
da una prospettiva privilegiata e misurarne, quasi in tempo reale, l’impatto dei
grandi eventi. Ogni picco di domanda, ogni rallentamento racconta qualcosa non
solo del turismo, ma anche di come Milano stia cambiando come destinazione
internazionale, tra flussi globali, stagionalità e nuove dinamiche urbane. Aver
aumentato la tassa di soggiorno da gennaio 2026 a 9.50 euro a persona è stato un
cappio al collo ai turisti medio spendenti.
Gli alberghi non hanno registrato il sold out e metà dei bnb vuoti. I dati
diffusi dalle associazioni di categoria mostrano uno scenario inatteso.
1) Secondo Marco Celani, presidente Aigab (Associazione Italiana Gestori Affitti
Brevi), le prenotazioni a Milano per il periodo olimpico si attestano su livelli
sorprendentemente bassi: 25% a gennaio e 18% a febbraio 2026, uno dei peggiori
inizi d’anno dell’ultimo decennio per il settore. Il paradosso è evidente. Molti
host hanno alzato i prezzi sull’onda dell’entusiasmo, ma la risposta del mercato
è stata fredda. E alla fine si sono ritrovati un pugno di mosche in mano.
2) La frammentazione geografica delle gare, distribuite tra Milano, Alta
Valtellina e Cortina d’Ampezzo, distante oltre quattro ore di auto. A Milano
solo hockey e pattinaggio. La cerimonia di chiusura a Verona e la fetta degli
eventi di richiamo a Milano si è assottigliata.
3) Il prezzo molto elevato dei biglietti, che limita l’accesso a una fascia
ristretta e alto spendente. Che li hanno messi in svendita: compro uno, prendo
quattro.
4) L’incapacità di Airbnb, che è partner ufficiale del Cio, di gestire l’evento.
Gli ospiti che avevano prenotato in anticipo a una cifra hanno fiutato il trend
del ribasso e hanno disdetto pretendendo sconti superiori al 50%.
Me ne sto comoda impoltronata per godermi in tivù il bello della diretta a costo
zero. Fuga da Milano. Alle 16 chiamo Uber per andare alla stazione. Mi aspettavo
come risposta: Richiami l’anno prossimo. Invece solo 4 minuti di attesa. Chiedo
a Mario, lo chaufferino di Uber. “Signora, non c’è trippa per gatti… C’è
pochissima gente”.
I numeri del sold out era solo propaganda del Comune. Consiglieri e assessori
con famiglie, loro sì, che ci saranno tutti a fare i tappabuchi allo stadio.
Perché the show must go on. Lasciamolo cominciare e poi ci facciamo due conti.
L'articolo Niente boom di presenze a Milano, almeno stando ai dati dei
pernottamenti: la bolla ha fatto pouf proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Airbnb
A Reggio Emilia è già “Kanye West mania”. Il 18 luglio 2026 il rapper
statunitense si esibirà all’Rcf Arena. Secondo quanto riportato da Il Resto del
Carlino, la città si trasformerà. Il fiume di persone atteso ha fatto schizzare
alle stelle le tariffe di hotel e bed&breakfast. Il quotidiano ha simulato i
costi delle location in prossimità dell’arena dove si svolgerà il concerto. Una
camera arriverà a costare fino a 800 euro a notte su Booking e 1190 euro su
Airbnb. Gli appartamenti più lontani dall’impianto dove si esibirà Kanye West
costeranno non meno di 500 euro. Prezzi folli, vere e proprie speculazioni per
uno degli eventi musicali più importanti del 2026.
Dietro i numeri resi noti da Il Resto del Carlino emergono alcuni retroscena.
Oltre ai tour operators e agli host professionali, anche le famiglie e i privati
si stanno organizzando per affittare i propri appartamenti nel weekend tra il 17
e il 20 luglio. In diversi casi si tratta di case che solitamente non sono
destinate ad affitti brevi. I proprietari sfrutteranno così la “Kanye mania” per
racimolare soldi. E la speculazione non riguarda solo l’alloggio.
RISTORAZIONE E TRASPORTI AUMENTANO I PREZZI
Il concerto di Kanye West è un’occasione anche per i ristoranti, i locali e i
servizi che offre la città di Reggio Emilia. Le strutture si stanno preparando
per accogliere ai tavoli la fiumana di persone che popolerà il comune
dell’Emilia Romagna nel weekend di metà estate. Le previsioni parlano di oltre
100 mila spettatori da tutta Europa.
Il concerto di Kanye non è visto di buon occhio da molti. In passato l’artista è
stato accusato di razzismo e antisemitismo per alcuni commenti sui social
network. Come riportano i quotidiani locali, l’Anpi ha espresso “forte
preoccupazione e contrarietà” per la decisione di far esibire in città l’ex
marito di Kim Kardashian. L’Associazione ha definito i valori di West
“incompatibili con la Costituzione italiana”.
L'articolo Kanye West in concerto a Reggio Emilia il 18 luglio, esplodono i
prezzi: una camera d’hotel costerà oltre 1000 euro proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Mentre la vicina Spagna sceglie la linea dura, facendo rimuovere decine di
migliaia di annunci di affitti brevi non conformi dalle piattaforme, in Italia
la proposta di tassare maggiormente gli host ha sollevato critiche da tutti i
fronti, diventando uno dei nodi più difficili da sciogliere nella nuova legge di
Bilancio. Venerdì sono attesi gli emendamenti e sia Forza Italia sia la Lega
chiederanno di eliminare l’aumento dal 21% al 26% della cedolare secca per chi
affitta anche solo un immobile tramite piattaforme come Airbnb e Booking.com.
L’obiettivo dichiarato della misura è riequilibrare un sistema che, negli ultimi
anni, ha reso più conveniente affittare ai turisti che ai residenti. “Non c’è
intento di punire i proprietari, però bisogna capire se bisogna in qualche modo
premiare le locazioni per abitazione oppure le locazioni per i turisti
stranieri”, come ha riassunto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Per
le realtà che da anni monitorano e tentano di contenere gli effetti dell’aumento
degli affitti brevi nelle città italiane, ritoccare la tassazione è il minimo
indispensabile. Ma di certo non basta.
“Non è sufficiente a frenare Airbnb, basta guardare i dati sull’aumento della
redditività. Ma sarebbe comunque una prima misura pragmatica e necessaria per
razionalizzare il fenomeno”, commenta Francesco Chiodelli, professore associato
dell’Università di Torino, tra i responsabili scientifici della ricerca condotta
da FULL (Future Urban Legacy Lab) del Politecnico di Torino per fotografare la
trasformazione del mercato degli affitti brevi in Italia tra il 2017 e il 2024.
I dati – forniti da AirDna – parlano chiaro: l’offerta di unità abitative sulla
piattaforma è cresciuta del 52% a livello nazionale, e gli host in Italia sono
ormai 350.000 e ciascuno gestisce in media 2,1 appartamenti. A salire è stata
anche la tariffa media giornaliera, cresciuta fino al 50%, arrivando a una media
di 167 euro a notte.
La redditività per unità è aumentata del 124%, portando il rendimento medio
annuo per ogni alloggio a circa 11.700 euro. E il giro d’affari è passato da
circa 2,5 miliardi nel 2017 a 8,8 miliardi nel 2024. Per quanto riguarda invece
la professionalizzazione del settore, i cosiddetti “large host”, gestori che
possiedono più di dieci immobili, hanno visto un incremento del 77%
nell’incidenza, gestendo in media 42 unità ciascuno. Si tratta spesso di agenzie
alle quali i proprietari affittano le proprie case.
Numeri di cui non si tiene conto in un dibattito “molto ideologico”, dice
Chiodelli, concentrato sulla “sacralità della casa, ma solo per i proprietari”.
Mentre “gli affittuari vengono marginalizzati, inascoltati dalle aree politiche
che forse per miopia ignorano i cambiamenti nell’accesso alla casa. Il ceto
medio adesso è composto principalmente da affittuari. La tassazione potrebbe
aiutare a recuperare risorse pubbliche, da investire in altri settori legati
alla casa, come il fondo morosità incolpevole”. Per Chiodelli l’obiettivo non
dovrebbe essere disincentivare, ma governare il settore, tenendo in conto le
differenze territoriali: “Per un fenomeno geograficamente diversificato non
basta una misura nazionale, anzi rischierebbe di compromettere gli effetti
positivi che AirBnb può avere per alcune aree e alcune famiglie. Bisogna agire
anche a livello locale.”
“La proposta sarebbe un ottimo inizio per aggredire il fenomeno, ma da sola non
basta”, conferma Maria Luisa Stabile, portavoce di GRoRAB (Gruppo Romano per la
Regolamentazione degli Affitti Brevi). “Nelle città dove la domanda di affitti
brevi è alta, come nel centro di Roma, a Venezia e in altre città turistiche,
non sarebbe un disincentivo sufficiente. Solo a Roma, attualmente, c’è un
rapporto di 8 a 1 tra l’offerta di affitti brevi rispetto a quella di affitti
lunghi”.
Stabile non ha apprezzato che la Corte dei conti abbia avvertito che aumentare
la cedolare potrebbe spingere verso l’irregolarità, incentivando le locazioni
brevi non dichiarate: “Un organismo costituzionale non dovrebbe passare una
nozione secondo cui il costume degli italiani sarebbe meccanicamente quello di
evadere a fronte di una giusta tassazione. Questo settore negli ultimi sette
anni ha accresciuto il suo fatturato dai 2 ai 9 miliardi circa. Non si può più
continuare a trattarlo come agli inizi della sharing economy, quando si trattava
soprattutto di integrazione del reddito. Non regolamentare significa accettare
che il paese continui a vivere di rendita, una ricchezza basata su un’economia
regressiva”.
Il Gruppo Romano per la Regolamentazione degli Affitti Brevi vorrebbe una legge
nazionale che consenta alle città di definire le soglie di sostenibilità degli
affitti brevi. “Siamo firmatari della proposta di legge scritta dal movimento
civico Alta Tensione Abitativa, ma non sembra che il governo voglia adottarla”,
dice Stabile. “Basti pensare all’opposizione che ha incontrato il Testo Unico
sul Turismo in Toscana. Se il governo non vince il ricorso, sarebbe l’unica
regione con il potere di regolare il fenomeno, insieme alle città di Venezia e
Roma”.
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d’affari a 9 miliardi e ogni casa rende in media 11.700 euro l’anno proviene da
Il Fatto Quotidiano.