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Alleanza contro la povertà: “Il governo taglia il Fondo povertà. Comuni senza risorse per garantire i servizi sociali”
L’Alleanza contro la povertà, coordinamento di una trentina di organizzazioni sociali, sindacati e istituzioni, torna a criticare la legge di Bilancio 2026 appena approvata dal Parlamento. “In un Paese sempre più povero, il governo riduce in modo consistente il fondo per il sostegno alla povertà e all’inclusione attiva, uno degli strumenti centrali per il funzionamento delle politiche sociali sui territori”, l’accusa. Il riferimento è al Fondo povertà (ufficialmente Fondo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale), che dopo l’abolizione del reddito di cittadinanza finanzia l’assegno di inclusione. Il taglio è pesante: solo nel 2026, è stato ridotto di circa 267 milioni di euro. “Si tratta di un taglio strutturale che incide direttamente sulla capacità dei Comuni e degli ambiti territoriali di garantire servizi sociali, presa in carico delle persone in difficoltà, percorsi di inclusione e accompagnamento”. Incluso l’assegno di inclusione, che “rischia di ridursi a mero sussidio finanziario, destinato a una platea molto ridotta”. Un’altra novità negativa riguarda il mese di sospensione tra un ciclo di erogazione e l’altro: quel periodo di limbo è stato eliminato, ma in compenso il governo ha dimezzato la prima mensilità dopo il rinnovo della misura. Ergo, come denuncia Alleanza contro la povertà, “lo Stato guadagna così un centinaio di milioni di euro, ma a farne le spese sono, ancora una volta, i più fragili del Paese”. Il portavoce dell’Alleanza, Antonio Russo, dichiara: “In un Paese in cui milioni di persone faticano a soddisfare i bisogni essenziali, servirebbero investimenti stabili e una strategia di lungo periodo, non tagli che colpiscono i servizi più vicini alle persone”. Secondo gli ultimi dati Istat, quasi 2,2 milioni di famiglie e oltre 5,7 milioni di persone in Italia vivono in condizioni di povertà assoluta. Tagliare le misure di sostegno alla povertà significa colpire i minori, le famiglie numerose e le persone sole. L'articolo Alleanza contro la povertà: “Il governo taglia il Fondo povertà. Comuni senza risorse per garantire i servizi sociali” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Manovra, nuovo scontro sul taglio Irpef. Schlein: “L’85% del vantaggio ai più ricchi, lo dice Istat”. Giorgetti: “Falso”
Nel giorno dell’approvazione finale della legge di Bilancio alla Camera si riaccendono le polemiche scoppiate a novembre, quando l’Istat, in audizione parlamentare, aveva certificato l’effetto redistributivo del taglio della seconda aliquota Irpef. I calcoli dell’istituto di statistica avevano mostrato l’85% dei 2,9 miliardi stanziati dalla manovra 2026 finirà alle famiglie appartenenti ai due quinti più alti della distribuzione del reddito. Cifre che oggi la segretaria del Pd Elly Schlein ha ricordato in ala, dicendo che il provvedimento “aiuta di più i più ricchi, lo dice anche l’Istat”. A risponderle il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che definisce “assolutamente falsa” la sua affermazione. “Mettete 30 euro in più all’anno nelle tasche di chi ne prende 30.000, bene, ma ne mettete 440 in più all’anno nelle tasche di chi ne guadagna 199.000. Questo vuol dire aiutare i più ricchi”, ha argomentato Schlein. “Aiutare di più i più ricchi vuol dire tagliare alla sanità pubblica come state facendo non mettendo risorse sufficienti a garantire nemmeno i servizi dell’anno scorso. Aiutare di più i più ricchi significa tagliare, come fate, alla scuola pubblica e all’università pubblica, mentre aprite delle autostrade al privato. Aiutare di più i più ricchi significa tagliare 100 milioni all’assegno di inclusione, perché state tagliando anche sui poveri, perché per voi la povertà rimane una colpa individuale, per noi invece è un grave problema sociale. E la manovra taglia pure sui trasporti“. Di segno contrario la replica di Giorgetti, che respinge la definizione di manovra “per ricchi”. Al termine del voto finale alla Camera, il titolare del Mef ha invitato a guardare ai dati degli organismi indipendenti: “Basta leggere i documenti dell’Ufficio parlamentare del bilancio, della Banca Centrale Europea e di tutte questi istituzioni che notoriamente non sono amicissime del governo, che dicono che lo sforzo che abbiamo fatto è uno sforzo che si concentra sui redditi medio bassi, soprattutto sui lavoratori dipendenti con redditi medio bassi, tale che ha permesso di recuperare ampiamente il cosiddetto fiscal drag“. Ma la più ampia questione del recupero del drenaggio fiscale non cancella il fatto che i maggiori benefici della manovra 2026 andranno a una platea costituita dalla fascia più alta del ceto medio fino ai redditi più elevati, da 200mila euro annui e più, visto che il taglio delle detrazioni secondo l’Upb è del tutto insufficiente per “sterilizzare” davvero il vantaggio della riduzione Irpef. L'articolo Manovra, nuovo scontro sul taglio Irpef. Schlein: “L’85% del vantaggio ai più ricchi, lo dice Istat”. Giorgetti: “Falso” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Fiducia sulla manovra alla Camera, ma restano i nodi che hanno spaccato la maggioranza. Ok agli odg della Lega su pensioni e flat tax giovani
L’Aula della Camera si prepara martedì mattina al voto finale sulla legge di Bilancio, dopo che lunedì sera i deputati hanno detto sì alla fiducia posta dal governo con 219 favorevoli e 125 contrari. I lavori sono poi andati avanti fino alle 4:30 del mattino con l’esame degli ordini del giorno. Il testo sarà licenziato a un giorno dalla chiusura dell’anno e dall’esercizio provvisorio, dopo oltre due mesi e mezzo dall’approvazione in Consiglio dei ministri. Il percorso è stato accidentato e ha visto la maggioranza fibrillare in più passaggi. Il governo rivendica il risultato finale, soprattutto sul fronte della tenuta dei conti, mentre l’opposizione fin dal primo momento ha bollato il testo come “asfittico” e “privo di prospettive per la crescita”. Di sicuro molti dei nodi e delle tensioni che hanno caratterizzato l’esame parlamentare non sono sciolti e si ripresenteranno nei prossimi mesi. A partire da quello delle pensioni, che resta un tasto dolente per la Lega e ha spaccato il centrodestra facendo sfiorare la crisi. Nella notte è passato con parere favorevole del governo l’ordine del giorno del Carroccio che chiede di sterilizzare l’innalzamento dell’età pensionabile previsto dalla manovra stessa, che spalma l’aumento dei requisiti prevendendo un mese in più dal 2027 e tre mesi dal 2028. Per il vicepresidente del M5S Michele Gubitosa “è la comica finale di una maggioranza che in campagna elettorale ha promesso la luna sulle pensioni e ha finito col fare peggio di Mario Monti ed Elsa Fornero“. Il ministro Giancarlo Giorgetti lunedì sera, allargando le braccia, si è limitato a commentare che “si vedrà nel 2026” e già l’aver previsto in manovra una gradualità dello scalino ha richiesto “oltre un miliardo” di coperture. “Giorgetti smentisce ancora la Lega”, l’attacco del Pd con la capogruppo Chiara Braga. “Cercano di riscrivere la manovra con gli ordini del giorno ma la pezza è peggio del buco”. Il governo si è anche impegnato, sempre su sollecitazione della Lega, “a valutare, compatibilmente con i saldi di finanza pubblica”, l’opportunità di iniziative normative per introdurre una flat tax giovani “per contrastare il fenomeno della loro fuga all’estero e la perdita di capitale umano”. Il partito di Matteo Salvini ha in compenso ritirato l’ordine del giorno che chiedeva di aumentare i militari di ‘Strade sicure’, operazione che il testo definiva “indispensabile per la sicurezza del nostro Paese che va mantenuta e potenziata, anche per far fronte alle straordinarie esigenze connesse allo svolgimento dei Giochi olimpici e paralimpici invernali ‘Milano – Cortina 2026’, alla minaccia terroristica e al mantenimento dell’ordine pubblico, al fine di rafforzare i presidi nelle città, ai confini, nelle stazioni e convogli ferroviari, nei siti e luoghi sensibili”. Ma per il ministro della Difesa, Guido Crosetto, quel programma iniziato nel 2008 va chiuso. Passato anche l’odg riformulato, firmato dal deputato azzurro Raffaele Nevi, che chiede di estendere i benefici dell’iperammortamento ai beni prodotti fuori dall’Unione europea riconsiderando la “clausola di esclusione” della manovra. Secondo Repubblica, la mossa risponde alla preoccupazione del gruppo statunitense Caterpillar, che ha scritto al governo chiedendo di modificare la norma. Bocciati invece gli odg dell’opposizione sul ripristino del reddito di cittadinanza e sullo spostamento di fondi dalle spese militari alle risorse per il servizio sanitario. “Lasciare gli indigenti privi di uno strumento come il Rdc significa legittimare lo sfruttamento, alimentando il rischio di infortuni e morti sul lavoro”, la protesta del capogruppo del M5S in commissione Lavoro alla Camera, Dario Carotenuto. “Mentre l’intelligenza artificiale fa passi da gigante, togliere diritti e usare la povertà come forma di ricatto è ripugnante”. Sul secondo fronte Nicola Fratoianni di Avs attacca: “Andiamo ormai verso un’economia di guerra e ci andiamo speditamente” mentre “6 milioni di italiani – un numero mai visto – hanno rinunciato a curarsi, perché non se lo possono permettere e perché il sistema sanitario nazionale non è in grado di rispondere ai loro bisogni”. La deputata del M5S Chiara Appendino, che aveva presentato un odg su misure a sostegno delle politiche pubbliche integrate di sicurezza urbana, dal canto suo mette il dito nella piaga dell’aumento dei crimini. “Giorgia Meloni e i suoi vivono su un altro pianeta”, dice, perché “per la presidente del Consiglio i cittadini si sentono tutti più sicuri, le baby-gang non esistono, periferie e stazioni sono oasi felici. È vero il contrario. Allora a questa maggioranza diciamo: aprite gli occhi. Nelle periferie i cittadini hanno paura di uscire di casa, nelle città c’è il far west. È lo stesso Viminale a mettere in fila i numeri del fallimento: scippi +8%, rapine +24%, violenze sessuali +34%”. L'articolo Fiducia sulla manovra alla Camera, ma restano i nodi che hanno spaccato la maggioranza. Ok agli odg della Lega su pensioni e flat tax giovani proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Riscossione, le novità del 2026 per chi ha debiti col fisco: quinta rottamazione e annullamento automatico delle cartelle impossibili da riscuotere
Da un lato una nuova sanatoria delle cartelle non pagate, la quinta, inserita nella legge di Bilancio. Dall’altro l’entrata a regime del nuovo Testo unico sulla riscossione, che porta con sé per il futuro l’annullamento automatico dei crediti inesigibili non recuperati nei cinque anni successivi all’affidamento all’ente che si occupa del recupero coattivo. Il 2026 sarà ricco di novità per i milioni di italiani che hanno pendenze con il fisco. L’Agenzia delle Entrate Riscossione punta a recuperare in tutto 14,8 miliardi, obiettivo al ribasso rispetto ai 16 miliardi incassati nel 2024. COME FUNZIONA LA QUINTA ROTTAMAZIONE (CHE CI COSTA 1,48 MILIARDI) Con la nuova “Definizione agevolata dei carichi affidati all’agente della riscossione” si potranno ancora una volta estinguere carichi affidati alla riscossione in un arco temporale molto ampio (dal 2000 al 2023), pagando capitale e spese ma senza interessi di mora e sanzioni. Come al solito, per le multe stradali lo sconto riguarda solo interessi e aggio, non la sanzione principale. Chi ne beneficerà? Il governo ha sostenuto che l’accesso è riservato ai contribuenti che hanno dichiarato tutto e poi non sono riusciti a versare a causa di difficoltà economiche, ma leggendo i commi da 82 a 101 della manovra si scopre che non c’è alcun meccanismo selettivo che consenta di selezionare chi non paga perché impossibilitato a farlo. Non solo: non sono previsti paletti che precludano l’accesso ai recidivi, coloro che sono stati iscritti a ruolo più volte, hanno aderito ad altre offerte di pagamento agevolato e poi hanno smesso di pagare le rate. La novità principale rispetto alle precedenti sanatorie è che il debito verrà spalmato su un massimo di ben 54 rate bimestrali, vale a dire in nove anni. Dal 1° agosto 2026 chi chiede la dilazione dovrà però versare interessi del 3%, in calo rispetto al 4% previsto nella prima versione del disegno di legge. Una pretesa minima, insufficiente per evitare che anche questa rottamazione, contestata da tutte le istituzioni indipendenti chiamate a dare un giudizio sulla manovra, si traduca in una perdita netta per lo Stato: la differenza tra incassi previsti e mancato gettito da riscossione ordinaria degli stessi debiti è ampiamente negativa. Solo nel 2026 l’erario rinuncerà a 1,48 miliardi. Considerando tutto l’arco temporale 2026-2036, l’impatto negativo sarà di 778 milioni. LE NOVITÀ SULLE CARTELLE IMPOSSIBILI DA RISCUOTERE In parallelo, l’anno nuovo porterà però novità nella gestione ordinaria delle cartelle, con l’entrata a regime del nuovo impianto della riscossione previsto dalla delega fiscale. Dall’1 gennaio entrerà infatti in vigore il Testo unico su versamenti e riscossione, approvato nel marzo 2025. Alcune novità sono già operative dal 2025, a partire dalle rateazioni più lunghe: chi dimostra una situazione di difficoltà può ottenere piani fino a 120 rate mensili, mentre anche chi dichiara una temporanea carenza di liquidità, senza documentarla, può accedere a 84 rate. Il perno della riforma resta però il nuovo meccanismo di gestione dei crediti inesigibili. Le regole si applicano ai carichi affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione a partire dal 1° gennaio 2025. In base al Testo unico, le cartelle che non producono incassi entro il 31 dicembre del quinto anno successivo all’affidamento potranno essere rimosse dai registri dell’agente della riscossione: una cancellazione amministrativa che mira a ridurre il magazzino dei crediti irrecuperabili. Il discarico potrà avvenire anche prima dei cinque anni nei casi in cui l’Agenzia accerti che il debitore non possiede beni pignorabili né ha acquisito nuovi patrimoni o redditi rispetto a quelli già verificati, rendendo inutili ulteriori tentativi di recupero. In queste ipotesi, il credito verrà restituito all’ente creditore – Agenzia delle Entrate, Inps, Inail, ministeri o Comuni – che potrà decidere se tentare autonomamente la riscossione, affidarsi a società private oppure riaffidare il carico all’AdER per altri due anni. Quest’ultima opzione è subordinata all’emersione di nuove informazioni, come rimborsi fiscali o pagamenti dovuti dalla pubblica amministrazione al debitore, che possano essere intercettati. COSA SUCCEDE AL MAGAZZINO FISCALE DA OLTRE 1.200 MILIARDI Per quanto riguarda il pregresso, cioè gli oltre 1.200 miliardi di crediti accumulati a partire dal 2000, la commissione nominata dal Mef con l’incarico di esaminare il magazzino fiscale ha suggerito nei mesi scorsi di avviare il discarico partendo dai crediti giuridicamente non più esigibili, pari a 338 miliardi di euro, a cui sommare quelli “con remote prospettive di riscossione” del periodo 2000-2010, che ammontano a 70 miliardi. Quindi nella prima fase andrebbero mandati al macero ruoli per 408 miliardi, il 32% del magazzino residuo. Un falò di 27,6 milioni di cartelle con 42,9 milioni di debiti accumulati da 9,3 milioni di contribuenti. In realtà, stando alla riforma della riscossione, anche in questo caso i crediti verrebbero riconsegnati ai creditori iniziali che potrebbero decidere di gestirli direttamente o riaffidarli. Ma la commissione ha suggerito di prendere atto della realtà e annullare ex lege quelli sicuramente irrecuperabili. Ora il legislatore dovrà decidere se accettare il consiglio. Finora ne ha ignorati molti, tra cui la richiesta che l’Agenzia delle Entrate-Riscossione possa sapere quanti soldi ci sono in un dato momento sul conto corrente del debitore in modo da poter procedere all’eventuale pignoramento a colpo sicuro e non “al buio”. Peccato che, come ha spiegato la stessa commissione guidata da Roberto Benedetti nella relazione inviata al ministro Giancarlo Giorgetti, se non si amplia la batteria di poteri e strumenti a disposizione dell’agente della riscossione, non lo si potenzia assumendo personale con competenze specialistiche e non si punta tutto sull’interoperabilità delle banche dati la riforma incentrata sullo snellimento dell’enorme magazzino fiscale sarà inutile. 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Dal 2026 obbligo di collegare pos e registratore di cassa telematico. Quando Meloni diceva: “Ennesimo orpello burocratico di uno Stato spione”
Un altro dietrofront. Dopo il “riallineamento” delle accise sulle diesel e l’aumento della pressione fiscale in netto contrasto con la promessa di ridurre le tasse, anche sul fisco digitale Giorgia Meloni si ritrova a smentire la se stessa dei tempi dell’opposizione. Dal 1° gennaio 2026 entra infatti in vigore, in chiave anti evasione, l’obbligo di collegamento digitale tra Pos e registratore di cassa telematico, misura che rafforza i controlli automatici sulle transazioni e che punta a far emergere incongruenze tra pagamenti elettronici e scontrini emessi. Cinque anni fa, quando tutti i commercianti sono stati chiamati a dotarsi di un registratore in grado di comunicare all’Agenzia delle Entrate gli incassi, la leader di Fratelli d’Italia aveva attaccato via social il governo Conte II parlando di “nuova follia” e bollando l’obbligo come “una spesa a carico di chi lavora, che non combatte la vera evasione, ennesimo orpello burocratico di uno Stato spione“. La norma era prevista nel Piano strutturale di bilancio inviato alla Ue nel 2024: compariva tra le riforme che giustificavano la possibilità di spalmare su sette anni – invece di quattro – i tagli richiesti dal nuovo Patto di stabilità. Il governo ha poi mantenuto la promessa inserendola nella legge di Bilancio dello scorso anno. Le Entrate potranno incrociare i dati in tempo reale e di attivare controlli mirati e automatizzati nel caso ci siano scostamenti significativi. Per gli esercenti che non si adeguano sono previste sanzioni da 100 a 1.000 euro e, nei casi più gravi, anche la sospensione della licenza o dell’autorizzazione all’attività. Secondo la relazione tecnica, il nuovo sistema dovrebbe garantire 50 milioni di euro di gettito aggiuntivo tra Iva e imposte dirette, destinati a salire a 65 milioni a regime. L'articolo Dal 2026 obbligo di collegare pos e registratore di cassa telematico. Quando Meloni diceva: “Ennesimo orpello burocratico di uno Stato spione” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il mini taglio Irpef, le tasse che aumentano e le misure anti-evasione (anche quella che per Meloni era “follia”): cosa cambia con la manovra
Il mini sconto Irpef che era il cuore della manovra prima che il governo inserisse in corsa un generoso pacchetto di sgravi e agevolazioni per le imprese. I balzelli spuntati alle ultime battute, come la tassa da 2 euro sui piccoli pacchi, quelli sempreverdi come l’aumento delle accise sui tabacchi e le sorprese che hanno fatto sobbalzare gli elettori di centrodestra, vedi il raddoppio della Tobin tax. La legge di Bilancio che sta per ottenere il via libera finale della Camera con la fiducia prevede molte novità in campo fiscale. Non poche delle quali comporteranno aggravi di tassazione per alcune categorie di contribuenti. Ma nel testo c’è anche un capitolo meno noto, e politicamente ancora più sensibile per Giorgia Meloni e la sua maggioranza, che comprende misure mirate a potenziare la capacità dell’amministrazione finanziaria di recuperare le somme sottratte allo Stato da chi evade. Ecco tutte le norme che entreranno in vigore l’1 gennaio e quanto valgono in termini di gettito. I MINI TAGLI IRPEF E LE TANTE NUOVE TASSE Dall’anno prossimo la seconda aliquota Irpef scende dal 35 al 33%, un taglio che vale poco meno di 3 miliardi di minori entrate ogni anno e porterà ai contribuenti vantaggi limitati: da circa 40 euro l’anno per chi ne guadagna 30mila a 440 per chi ne porta casa 50mila o più. In valori assoluti, i risparmi più corposi andranno a chi ha redditi medio-alti. La manovra dispone poi regimi fiscali agevolati per gli aumenti previsti da rinnovi contrattuali siglati nel biennio 2025-2026 a patto che il reddito non arrivi a 33mila euro (costeranno poco più di 640 milioni), riduce all’1% l’imposta sostitutiva sui premi di risultato e la distribuzione di utili ai lavoratori (170 milioni) e introduce una ennesima flat tax del 15% su maggiorazioni e indennità per lavoro notturno e festivo per chi guadagna meno di 40mila euro (620 milioni). Sul fronte opposto c’è una lunga lista di tasse destinate a salire. I fumatori vedranno aumentare le accise sui tabacchi (da qui sono attesi 213 milioni) mentre l’allineamento delle accise del gasolio a quelle della benzina porterà 552 milioni in più. Chi compra e vende azioni italiane vedrà raddoppiare l’aliquota della Tobin tax (il che dovrebbe permettere al governo di incassare 337 milioni in più all’anno) e chi realizza plusvalenze sulle criptovalute, escluse solo le stablecoin in euro, verserà un’aliquota del 33% contro il 26% attuale (per un extragettito di soli 7 milioni). Il nuovo contributo di 2 euro sui piccoli pacchi in arrivo da paesi extra Ue costerà ai cittadini 122 milioni. La manovra introduce poi un acconto dell’85% sul contributo sui premi delle assicurazioni di auto e barche, che finirà per ricadere sugli assicurati. GLI AGGRAVI PER LE IMPRESE Le imprese hanno incassato al fotofinish alcune norme chieste da tempo da Confindustria, a partire dalle risorse per rendere triennale l’iperammortamento e per garantire gli sgravi a chi investe nella Zes Unica. E hanno ottenuto che pastic tax e sugar tax siano ancora una volta rinviate di un anno. Con l’altra mano però era già stato previsto che garantissero nuove entrate. Innanzitutto viene ridotta la possibilità di rateizzazione pluriennale delle plusvalenze da cessioni di beni, anticipando il momento in cui il guadagno concorre all’imponibile: una scelta che nel 2026 fa salire il gettito di 490 milioni. Altri 240 arriveranno dall’innalzamento al 21% dell’imposta sulla rivalutazione di terreni e partecipazioni. Viene poi rinnovata la possibilità di affrancare le riserve in sospensione d’imposta pagando una sostitutiva del 10%, per un maggiore incasso stimato in 420 milioni. Più noto il pacchetto che riguarda banche e assicurazioni: per loro arriva l’aumento di 2 punti dell’aliquota Irap (962 milioni) accompagnato dalla possibilità per gli istituti di affrancare le riserve accantonate per non pagare il precedente contributo sugli extraprofitti versando un’aliquota del 27,5% (il che dovrebbe portare 1,65 miliardi di gettito) e dalla riduzione della percentuale di deducibilità delle perdite pregresse (1,49 miliardi). LE MISURE ANTI EVASIONE “DETTATE” DAL PNRR Anche in questa manovra, come lo scorso anno, il governo ha inserito giocoforza un pacchetto di norme che puntano a limitare alcune tipologie di evasione e fornire all’amministrazione finanziaria più elementi da utilizzare per l’analisi del rischio fiscale, cioè la probabilità che un dato contribuente sia infedele: una mossa obbligata perché l’Italia, nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, si è impegnata a ridurre il tax gap nel suo complesso e in particolare a far calare il nero legato a omessa e infedele fatturazione. Nel solo 2026 questo insieme di misure dovrebbe consentire di recuperare circa 850 milioni, destinati ad aumentare a regime. Ecco allora che nel decreto del 1972 che disciplina l’Iva è stato introdotto un nuovo articolo che consente all’Agenzia delle Entrate, anche in caso di omessa dichiarazione annuale, di procedere a una liquidazione d’ufficio. Cioè calcolare la cifra dovuta “anche avvalendosi di procedure automatizzate”, usando fatture elettroniche emesse e ricevute, corrispettivi telematici e dati delle liquidazioni periodiche. Il contribuente riceve l’esito e ha 60 giorni per reagire o pagare. Se non fa nulla, il debito viene iscritto a ruolo. Da qui dovrebbero arrivare 646 milioni di gettito. Per contrastare le indebite compensazioni di crediti inesistenti, si abbassa poi da 100mila a 50mila euro la soglia dei debiti iscritti a ruolo oltre la quale il contribuente non può più usare crediti fiscali (con esclusione di quelli relativi a contributi Inps e Inail) per compensare altri debiti, per esempio versando meno Iva o Irpef tramite F24. Attesi oltre 200 milioni l’anno. Molto contestata dai professionisti la norma che subordina il versamento dei compensi a loro dovuti dalle pubbliche amministrazioni alla verifica che non abbiano debiti fiscali o contributivi anche di importo inferiore a 5mila euro (sopra quella soglia il controllo era già previsto). In caso positivo, la stessa pa deve versare una quota corrispondente al debito all’agente della riscossione, mentre il professionista incasserà solo quel che resta. L’ipotesi di blocco totale dei compensi, inserita nel primo maxi emendamento del governo, è stata ammorbidita. Via libera anche a una delle misure auspicate dalla commissione incaricata di analizzare il magazzino fiscale pregresso e suggerire come gestirlo: la facilitazione dei pignoramenti presso terzi, espressione che avrebbe fatto inorridire il centrodestra quando era all’opposizione. In pratica l’agente della riscossione avrà a disposizione i dati sulle fatture emesse da debitori iscritti a ruolo (e coobbligati) nei sei mesi precedenti, in modo da poter intercettare i crediti verso clienti o committenti e recuperare una parte del dovuto. Una stretta da 140 milioni l’anno, ma dal 2027 perché serviranno provvedimenti attuativi. Un’altra novità prevista dalla legge di Bilancio diventerà operativa solo dal 2028: si tratta della ritenuta d’acconto (dello 0,5% il primo anno e 1% a regime) sui pagamenti per prestazioni di servizi e cessioni di beni nell’esercizio d’impresa, con l’obiettivo di “potenziare la base informativa disponibile per lo svolgimento delle attività di analisi del rischio”. Escluso solo chi ha aderito al concordato preventivo con le Entrate o all’adempimento collaborativo. Il risultato sarà un maggior gettito di 734 milioni nel 2028 e 1,4 miliardi a regime. Per i contribuenti in regola si tratterà solo di una anticipazione di cassa, non senza conseguenze però per le attività che hanno liquidità limitata. OBBLIGATORIO COLLEGARE POS E CASSA TELEMATICA. CHE PER MELONI ERA UNA “FOLLIA” Dal 1° gennaio 2026 entra poi in vigore una norma inserita nella legge di Bilancio dello scorso anno: diventa obbligatorio il collegamento digitale tra Pos e registratore di cassa telematico. Obiettivo, consentire all’Agenzia di individuare in tempo reale eventuali incongruenze. In caso di scostamenti significativi, potranno scattare controlli mirati e automatizzati. Per chi non si adegua sono previste sanzioni da 100 a 1000 euro, nonché sospensione della licenza o dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività. La norme dovrebbe fruttare, grazie agli incassi aggiuntivi di Iva e imposte dirette, 50 milioni destinati a salire a 65 a regime. E dire che giusto cinque anni fa Meloni, allora all’opposizione del governo Conte II, si scagliava contro l’obbligo del registratore di cassa evoluto definendolo sui social “nuova follia” e chiosando: “Una spesa a carico di chi lavora, che non combatte la vera evasione e l’ennesimo orpello burocratico di uno Stato spione“. L'articolo Il mini taglio Irpef, le tasse che aumentano e le misure anti-evasione (anche quella che per Meloni era “follia”): cosa cambia con la manovra proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Evasione Fiscale
Bonus casa, ecco quali detrazioni sono confermate per il 2026 e quali scompariranno
Con l’arrivo dell’ultima settimana dell’anno si chiude anche una stagione di agevolazioni fiscali. Ma, per quanto riguarda i bonus casa, la maggior parte delle detrazioni sono destinate a rimanere in vigore perché la legge di Bilancio per il 2026, in fase di approvazione finale alla Camera, ne prevede la proroga. Ad andare in archivio definitivamente è il Superbonus 110%, con l’eccezione dei cantieri nelle zone colpite dai terremoti del 2009 e del 2016 dove sia stato dichiarato lo stato di emergenza. In questi casi però occorre che la richiesta sia stata presentata entro il 30 marzo 2024 e con opzione per sconto in fattura o cessione del credito. Il bonus ristrutturazioni resta invece in vigore con detrazione al 50% per gli interventi sull’abitazione principale e al 36% sugli altri immobili. In entrambi i casi, la detrazione si applica su una spesa massima di 96.000 euro per unità immobiliare, da ripartire in dieci quote annuali di pari importo. Rientrano nell’agevolazione gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, restauro e risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia, oltre ai lavori sugli impianti e su parti strutturali dell’edificio. Confermata anche la detrazione del 50% per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici legata a una ristrutturazione. Chi ristruttura potrà quindi ancora portare in detrazione frigoriferi, lavatrici o arredi, con un tetto massimo di spesa di 5.000 euro per unità immobiliare. Lo sgravio va spalmato su 10 quote annuali. Il sismabonus è una sottocategoria del bonus ristrutturazioni e prevede lo stesso tetto di spesa. L’agevolazione per la messa in sicurezza antisismica resta in vigore fino al 31 dicembre 2026 nelle zone sismiche 1, 2 e 3 e non conta più il salto di classe sismica. La detrazione è anche in questo caso del 36%, che sale al 50% nel caso della prima casa. Nel 2026 resta anche l’ecobonus per gli interventi che potenziano il risparmio energetico nella stessa versione in vigore quest’anno. La detrazione si articola su due livelli: 50% per interventi su abitazioni principali e 36% per tutti gli altri immobili, compresi quelli non abitativi. Confermati i tetti di spesa per tipologia di intervento: 60mila euro per coibentazioni e infissi, 30mila per pompe di calore e generatori, 100mila per la riqualificazione energetica globale. Per i condomìni, nel 2026 restano le aliquote del 36% o del 50% per ecobonus potenziato ed eco-sismabonus sulle parti comuni, a seconda che l’intervento riguardi o meno l’abitazione principale. Confermati i limiti di spesa di 40mila euro per unità per interventi energetici e 136mila euro per unità per interventi di riduzione del rischio sismico combinati a quelli di efficientamento energetico nelle zone sismiche. Scompare invece il bonus barriere architettoniche, la detrazione del 75% per interventi che eliminano barriere architettoniche su edifici già esistenti: interventi che prevedono la realizzazione di scale, rampe o per l’installazione di ascensori, servoscale e piattaforme elevatrici che agevolino l’accesso nei edifici alle persone con problemi motori. È stato in vigore per spese sostenute dal 1° gennaio 2022 al 31 dicembre 2025. Il massimale è di 50mila euro per case unifamiliari o unità indipendenti, 40mila euro per ciascuna unità in edifici da 2 a 8 unità e 30mila euro per ciascuna unità oltre le 8. Non è prevista nemmeno la riproposizione del bonus elettrodomestici green, un contributo del 30% sulla spesa per elettrodomestici ad alta efficienza energetica riservato a chi rottama un apparecchio vecchio. Il contributo ha la forma di uno sconto garantito dal venditore al momento dell’acquisto. Per quest’anno la cifra prevista era di 100 euro (200 nel caso l’Isee fosse sotto i 25mila euro). L'articolo Bonus casa, ecco quali detrazioni sono confermate per il 2026 e quali scompariranno proviene da Il Fatto Quotidiano.
Speciale legge di bilancio
Bonus
Detrazioni
Con la manovra arriva una seconda chance per gli esclusi dal Fondo indennizzo risparmiatori coinvolti nei crac bancari
Con la legge di Bilancio 2026 il governo riapre i termini per l’accesso al Fondo Indennizzo Risparmiatori, istituito per ristorare i risparmiatori coinvolti nei crac bancari degli anni passati: la risoluzione di Banca Etruria, Banca Marche, Carichieti e Carife, i dissesti di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, poste in liquidazione coatta amministrativa nel 2017 e cedute a Intesa Sanpaolo con intervento pubblico, e i soci del Monte dei Paschi di Siena, oggetto di salvataggio pubblico nel 2017 tramite ricapitalizzazione precauzionale, che ha comportato perdite per azionisti e detentori di strumenti subordinati. La misura, prevista dal comma 762, consente una nuova possibilità esclusivamente a chi aveva già presentato domanda nei termini previsti tra il 2019 e il 2020 ma si era visto respingere l’istanza, in tutto o in parte, per ragioni di incompletezza documentale o procedurale. Non si tratta quindi di una riapertura generalizzata: la norma riguarda solo chi era in possesso dei requisiti sostanziali, ma era stato escluso per vizi formali. L’impianto del fondo resta invariato e non viene ampliata la platea dei beneficiari: l’intervento serve a consentire la sanatoria di errori formali che in passato hanno impedito l’accesso agli indennizzi. Per coprire i nuovi rimborsi la manovra autorizza una spesa complessiva massima di 80 milioni di euro, che verranno erogati in modo graduale. Sono previsti 20 milioni nel 2026 e 30 milioni per ciascuno degli anni 2027 e 2028, con pagamenti quindi spalmati su un triennio in linea con i tempi di lavorazione delle pratiche da parte della Commissione tecnica del fondo. La domanda di indennizzo potrà essere ripresentata alla Commissione seguendo le stesse regole previste dalla normativa istitutiva del FIR. L’indennizzo riconosciuto è pari al 30% del costo di acquisto delle azioni e al 95% del costo di acquisto delle obbligazioni subordinate, entro il tetto massimo di 100mila euro per ciascun risparmiatore, calcolato sul complesso degli investimenti ammissibili. L’accesso al rimborso poteva avvenire in due modi: automatico, riservato ai risparmiatori con un reddito complessivo Irpef non superiore a 35mila euro o con un patrimonio mobiliare non superiore a 100mila euro al momento dell’investimento, e ordinario, che richiede invece la valutazione della Commissione tecnica e la dimostrazione che l’investimento sia stato effettuato in violazione degli obblighi di informazione, correttezza e trasparenza da parte dell’intermediario. L'articolo Con la manovra arriva una seconda chance per gli esclusi dal Fondo indennizzo risparmiatori coinvolti nei crac bancari proviene da Il Fatto Quotidiano.
Speciale legge di bilancio
Piccoli Risparmiatori
Stop all’aumento dell’età pensionabile, flat tax per i giovani, crisi idrica in Irpinia: le richieste della maggioranza negli odg alla manovra
Un impegno a valutare misure rimaste fuori dalla manovra o a correggere quelle già approvate. Sono 239 gli ordini del giorno presentati dai gruppi parlamentari e destinati alla discussione nella seduta notturna della Camera, subito dopo il voto di fiducia sulla legge di Bilancio. Si tratta, come di consueto, di sollecitazioni di varia natura: infrastrutture, casa, salari, pensioni, sanità, politiche industriali e sociali. Alcuni chiedono nuovi stanziamenti, altri impegnano il governo a intervenire con successivi provvedimenti normativi. La maggioranza apre il confronto sui due temi più caldi: pensioni e affitti. Sul fronte previdenziale è la Lega a muoversi per prima. Un ordine del giorno a prima firma del deputato Virginio Caparvi impegna il governo a valutare l’opportunità di sospendere l’aumento dei requisiti pensionistici che scatterà dal 2027 in modo progressivo, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica. Mancato l’obiettivo in legge di Bilancio, il partito ripropone anche la flat tax per i giovani, con una imposta “sostitutiva dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e delle relative addizionali ed entro un limite di reddito, nell’ottica di sostenere i giovani under 30 ad avere contratti stabili e salari adeguati e incentivare il rientro in Italia degli under 35”. E chiede di “valutare la possibilità di ripristinare la flat tax incrementale per l’anno d’imposta 2026 sulle dichiarazioni 2027, rendendola strumento opzionale e alternativo rispetto ad aderire al concordato preventivo”. Da Forza Italia, scrive Repubblica, arriva la richiesta di allentare la stretta sull’iperammortamento che esclude dalla generosa agevolazione i beni prodotti extra Ue. In questo modo si risponderebbe alle preoccupazione del gruppo statunitense Caterpillar, che ha scritto al governo per chiedere di modificare la norma. Noi Moderati torna a insistere sul nodo delle locazioni. Con un ordine del giorno a prima firma del leader Maurizio Lupi, il partito chiede di incentivare gli affitti stabili intervenendo sulle aliquote fiscali e di rafforzare la disciplina degli sfratti, arrivando a valutare – nei casi di finita locazione – la trasformazione del contratto di locazione ad uso abitativo in titolo esecutivo, ai fini dell’esecuzione forzata. Fratelli d’Italia presenta inoltre un ordine del giorno che impegna il governo a costituirsi parte civile in tutti i procedimenti penali relativi alle alluvioni del 2023 e 2024 che hanno colpito l’Emilia-Romagna. Nella premessa si richiamano presunte responsabilità politiche delle precedenti amministrazioni regionali, con un riferimento diretto all’attuale segretaria del Pd Elly Schlein, all’epoca vicepresidente della Regione. Tra gli altri temi sollevati dalla maggioranza, Forza Italia chiede di accompagnare le misure previste in manovra con iniziative, anche normative, per contrastare l’abusivismo nel settore dei parrucchieri. La deputata Marta Fascina sollecita invece interventi urgenti contro la crisi idrica in Irpinia e nel Sannio, ritenuta ormai di rilevanza nazionale. Michela Vittoria Brambilla prova a riaprire il dossier sulla riduzione dell’Iva per gli alimenti per cani e gatti. È invece bipartisan la richiesta di avviare una campagna nazionale di informazione sulla fertilità femminile, incentrata sui tempi biologici ottimali per la procreazione e sulle tecniche di preservazione della fertilità. Chiaro tentativo di fare qualcosa contro l’inverno demografico che minaccia la sostenibilità del sistema pensionistico, la crescita e la produttività. Per quanto riguarda le opposizioni il primo ordine del giorno in calendario è firmato dalla capogruppo Pd Chiara Braga ed è dedicato alla casa: si chiede il rifinanziamento del Fondo nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione, assente nelle ultime leggi di Bilancio, e l’integrazione con ulteriori risorse del Fondo per la morosità incolpevole. Sempre dal Pd arriva anche la richiesta di valutare la liberalizzazione della vendita delle infiorescenze di canapa, con un contenuto di THC non superiore allo 0,5 per cento. Sul fronte dell’uso del denaro pubblico interviene il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, che propone di riconsiderare gli stanziamenti previsti nello stato di previsione del Ministero della Difesa e dirottare le risorse verso sanità, competitività, filiere produttive e industriali, occupazione, istruzione, investimenti green e beni pubblici. Nella premessa dell’ordine del giorno si critica la “corsa al riarmo” legata al piano europeo da 800 miliardi e si denuncia l’assenza di misure per la crescita. L'articolo Stop all’aumento dell’età pensionabile, flat tax per i giovani, crisi idrica in Irpinia: le richieste della maggioranza negli odg alla manovra proviene da Il Fatto Quotidiano.
Speciale legge di bilancio
Manovra
Addio a quota 103 e Opzione donna, aumento dell’età pensionabile e spinta ai fondi: le novità in arrivo
Addio a Quota 103 per l’anticipo pensionistico e a Opzione donna, stretta sulle risorse destinate all’Ape sociale, adeguamento graduale dei requisiti all’aumento dell’aspettativa di vita e una nuova spinta alla previdenza integrativa, a partire dal Tfr dei neoassunti. La legge di Bilancio 2026, che riceverà martedì il via libera finale con la fiducia, interviene sul sistema previdenziale mandando in soffitta uno dei cavalli di battaglia della Lega: la tante volte evocata cancellazione della legge Fornero. Con la manovra non viene rinnovata Quota 103, lo schema di anticipo pensionistico che consentiva l’uscita dal lavoro con almeno 62 anni di età e 41 di contributi. Esce di scena anche Opzione donna, che permetteva il pensionamento anticipato alle lavoratrici con 61 anni di età e 41 anni di contributi. Per il prossimo anno si restringe così ulteriormente il perimetro delle uscite anticipate. Resta in vigore anche nel 2026 l’Ape sociale, il meccanismo di anticipo pensionistico riservato ai lavoratori impiegati in mansioni gravose e usuranti, accessibile al raggiungimento dei 63 anni e 5 mesi di età. La conferma arriva però insieme a una sforbiciata alle risorse: per gli usuranti è previsto un taglio di 40 milioni di euro l’anno a partire dal 2033; per i lavoratori precoci le risorse si ridurranno di 90 milioni nel 2032, di 140 milioni nel 2033 e di 190 milioni dal 2034 in poi. Arriva poi l’adeguamento dei requisiti anagrafici all’aspettativa di vita. Il governo ha deciso di non far scattare l’aumento in modo automatico e immediato, ma di spalmarlo su un biennio, con un solo mese in più nel 2027 e tre mesi complessivi a partire dal 2028, portando di fatto l’età pensionabile oltre i 67 anni oggi previsti. Dal 1° luglio 2026 entra in vigore una delle misure più rilevanti sul fronte della previdenza complementare. In assenza di un’esplicita opzione entro 60 giorni dall’assunzione, il Tfr dei neoassunti del settore privato confluirà automaticamente nei fondi di previdenza integrativa attraverso il meccanismo del silenzio-assenso, con l’obiettivo di ampliare la platea degli iscritti ai fondi pensione. La manovra cancella infine la norma prevista solo l’anno scorso che consentiva ai lavoratori nel sistema contributivo di cumulare, al momento del pensionamento, i contributi versati all’Inps con quelli destinati ai fondi pensione. “Quella è una cosa introdotta l’anno scorso, dal nostro governo, che pare non interessasse a nessuno”, ha detto il titolare dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, per spiegare l’ennesima marcia indietro. L'articolo Addio a quota 103 e Opzione donna, aumento dell’età pensionabile e spinta ai fondi: le novità in arrivo proviene da Il Fatto Quotidiano.
Speciale legge di bilancio
Pensioni
Riforma Fornero