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Maxi furto nello stabilimento di Max Mara, rubati 200 cappotti per un bottino da 300mila euro: “I ladri hanno bloccato la strada con le auto e hanno sfondato il cancello con il furgone”
200 cappotti del valore di circa 1500 euro l’uno sono stati rubati nella notte tra giovedì e venerdì allo stabilimento della Manifattura San Maurizio, in via Calvino a Reggio Emilia, legato al gruppo Max Mara. I capi firmati erano pronti per la spedizione del mattino. Lo riportano l’edizione reggiana de ‘Il Resto del Carlinò e la ‘Gazzetta di Reggio’, secondo cui il colpo sarebbe durato poco più di cinque minuti. LA RICOSTRUZIONE DEL FURTO Prima di agire, i ladri hanno bloccato via Giacomo Wilder Zanti, all’altezza dell’asilo nido Maramotti, parcheggiando tre auto rubate lungo la strada per rallentare l’arrivo delle forze dell’ordine. Verso le 2, hanno divelto con un furgone il cancello esterno e il portone dello stabilimento, poi si sono impossessati della refurtiva. IL BOTTINO Secondo le prime stime sarebbero stati rubati circa 200 cappotti pesanti Max Mara dal valore unitario di 1.500 euro, oltre ad altri capi. Il valore complessivo si aggirerebbe intorno ai 300mila euro, ma è ancora in corso di quantificazione. Ad accorgersi del furto sono stati gli addetti dell’istituto di vigilanza, che hanno trovato il cancello sfondato, ma dei ladri non c’era già più traccia. FORSE UNA SOFFIATA I quotidiani locali evidenziano come i capi rubati fossero pronti per la spedizione prevista nella mattinata di venerdì. Circostanza, questa, che farebbe pensare a una soffiata fatta dall’interno ai malviventi. Sulla vicenda indaga la Squadra Mobile della Polizia di Stato, che sta esaminando le immagini delle telecamere della zona. LO STABILIMENTO DELLE PROTESTE La scorsa estate lo stabilimento Manifattura San Maurizio era balzato agli onori delle cronache quando alcune lavoratrici avevano proclamato il primo sciopero dopo decenni, denunciando condizioni di lavoro pesanti: ritmi a cottimo, pressioni psicologiche, ferie e permessi negati e anche insulti sul fisico. Il caso era diventato politico e mediatico: il tema era arrivato in Consiglio comunale e in Parlamento, con verifiche del Ministero del Lavoro sulle irregolarità segnalate. Dopo le polemiche pubbliche, l’azienda aveva reagito ritirandosi dal progetto del “Polo della Moda” a Reggio Emilia, sostenendo che si fosse creato un clima di tensione. L'articolo Maxi furto nello stabilimento di Max Mara, rubati 200 cappotti per un bottino da 300mila euro: “I ladri hanno bloccato la strada con le auto e hanno sfondato il cancello con il furgone” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Abbiamo pagato di più per il concerto di Kanye West. Ora i biglietti costano meno perché non è più esclusivo, rimborsateci”: fan in rivolta. Hellwatt Festival: “Troviamo una soluzione”
Piccolo caos sul concerto che Ye (più noto come Kanye West) terrà in Italia e più precisamente il 18 luglio alla Rcf Arena di Reggio Emilia, evento speciale all’interno del nuovo Hell Watt Festival, che si terrà dal 4 al 18 luglio. A dicembre si sono aperte le vendite per quello che sembrava essere l’unico concerto europeo estivo dell’artista. I biglietti venduti sono 68mila su una capienza di 103mila. I prezzi? da 179 euro circa. Poi la doccia fredda. Il giorno di San Valentino, il 14 febbraio, è uscita la seconda tornata di biglietti per il concerto e tutti hanno notato che il biglietto costava meno di 50 euro. Infatti il prezzo base era era di 125 euro più prevendite. Ma quale stato il motivo? Sono state annunciate due nuove date per Kanye West: il 23 maggio in Turchia allo stadio Fenerbahçe di Istanbul e il 6 giugno in Olanda, al GelreDome di Arnhem. Quindi l’evento alla Rcf Arena di Reggio Emilia non è più “unico”. Da qui le proteste degli acquirenti che si sono fatti sentire, tanto che l’organizzazione del Hell Watt Festival ha diramato una comunicazione sui social che è stata poi cancellata: “Purtroppo abbiamo dovuto abbassare i prezzi dei biglietti a seguito dell’improvviso annuncio di nuove date europee di Ye, che ha modificato il valore di mercato dell’evento. Comprendiamo il disappunto di chi ha acquistato i ticket Early Bird e, per correttezza, rimborseremo la differenza a chi ha pagato di più”. In un secondo momento è stato diramato un altro comunicato un po’ più articolato: “Gentilissimi Clienti at Hellwatt, ci scusiamo per il disagio arrecatovi. Vi preghiamo di scriverci al seguente indirizzo email e troveremo la soluzione più adatta a ciascuno di voi o con rimborsi veloci parziali in base al valore che avete pagato in più e con upgrade”. Caso chiuso? Chissà… Intanto è stato presentato ufficialmente l’Hellwatt Festival che, come si legge nel comunicato stampa, sarà “composto da più fasi, ognuna cuore pulsante dell’esperienza: pre-party, live sul Main Stage, EDM Set Night sul Main Stage e afterparty”. Gli artisti che affiancheranno Kanye West il 18 luglio, verranno annunciati prossimamente. Per le persone con disabilità si invita a contattare direttamente la RCF Arena all’indirizzo email concerti@maniamicheonlus.org per ricevere tutte le informazioni relative alle modalità di accesso. L'articolo “Abbiamo pagato di più per il concerto di Kanye West. Ora i biglietti costano meno perché non è più esclusivo, rimborsateci”: fan in rivolta. Hellwatt Festival: “Troviamo una soluzione” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Caso Bibbiano, i giudici nelle motivazioni: “Impianto accusatorio debole e clamore mediatico devastante”
L’inchiesta sugli affidi nella Val d’Enza, nota come caso “Angeli e Demoni” o “caso Bibbiano”, si chiude con un’altra sentenza che smonta in larga parte l’impianto accusatorio della Procura di Reggio Emilia e richiama esplicitamente l’impatto devastante che il clamore mediatico ha avuto su imputati, testimoni e famiglie coinvolte. Nelle 1.650 pagine di motivazioni depositate dal tribunale di Reggio Emilia, i giudici sottolineano come, dal 27 giugno 2019 – giorno delle misure cautelari – la vicenda abbia generato un’attenzione mediatica tale da “travolgere non solo le sorti dei bambini e dei loro familiari, ma anche, con conseguenze non calcolabili, le vite degli imputati e degli stessi testimoni”. LE CONDANNE E IL RIDIMENSIONAMENTO DELLE ACCUSE Il processo si è concluso il 9 luglio con tre condanne a pene sospese a fronte di richieste fino a 15 anni di carcere avanzate dalla Procura. Condanne che riguardano l’ex responsabile dei Servizi sociali dell’Unione Val d’Enza Federica Anghinolfi, l’assistente sociale Francesco Monopoli e la neuropsichiatra Floriana Murru. Tutti gli altri imputati sono stati assolti. Per quanto riguarda Anghinolfi, figura centrale dell’inchiesta secondo l’accusa, il tribunale ha evidenziato come le contestazioni si siano fondate su “argomenti generici e suggestivi”, legati soprattutto al suo ruolo dirigenziale. I giudici sottolineano che l’accusa non è riuscita a dimostrare la consapevolezza della dirigente circa la presunta falsità delle relazioni, rilevando come alcune imputazioni riguardassero documenti che Anghinolfi non aveva nemmeno firmato. I SERVIZI SOCIALI? “NESSUN INGANNO” Un passaggio chiave della sentenza riguarda il lavoro dei servizi sociali, che secondo il tribunale non avevano alcuna intenzione di ingannare i giudici minorili. L’istruttoria ha dimostrato come operatori dei servizi “abbiano sempre agito su specifico mandato del Tribunale per i minorenni, che rendeva quindi doverosa la loro azione (come per gli allontanamenti e le successive collocazioni etero-familiari), oppure nell’ambito di quanto dallo stesso Tribunale loro delegato (come di prassi si prevedeva per l’avvio e la gestione degli incontri protetti)”. “A ciò si aggiunga che, nel farlo, gli stessi hanno sempre, costantemente, aggiornato l’Autorità giudiziaria”, cioè i giudici minorili che, in ipotesi d’accusa, avrebbero voluto ingannare, tramite le proprie relazioni. “Sebbene molte di queste siano state tacciate di falsità, non ci si può esimere dal rilevare come anche tali contestazioni risultino smentite, o comunque indimostrate, all’esito della complessa istruttoria svolta”. Dunque, sia le decisioni che l’operato del Servizio sociale, “non erano mossi da alcun fine di inganno ma si basavano, a ben vedere, su valutazioni tecnico-professionali, di competenza propria degli operatori, di cui non si è provata né l’abnormità né l’erroneità, così come neppure si è dimostrata la falsità dei dati di fatto su cui si fondavano”. Il collegio evidenzia inoltre come le decisioni e le valutazioni dei servizi sociali fossero di natura tecnico-professionale e che non sia stata provata né l’abnormità, né l’erroneità di tali valutazioni, né la falsità dei dati di fatto su cui si basavano. Proprio l’aver concentrato le accuse di falso su aspetti valutativi, anziché su dati oggettivamente falsi, viene indicato come uno degli elementi che ha rivelato “l’intrinseca debolezza dell’intero impianto accusatorio”. DEBOLEZZA SCIENTIFICA DELLE CONSULENZE DEI PM Particolarmente severo è il giudizio sulle consulenze tecniche della Procura. La sentenza sottolinea la “debolezza scientifica e metodologica” degli elaborati delle consulenti del pubblico ministero, che si erano basate anche sulla teoria dei “falsi ricordi”, ritenuta non unanimemente condivisa dalla comunità scientifica e comunque inidonea a fondare un accertamento penale oltre ogni ragionevole dubbio. Secondo l’accusa, tali condotte sarebbero state finalizzate a “plasmare” la psiche dei minori inducendo falsi ricordi di abusi mai avvenuti, ipotesi che il tribunale non ha ritenuto provata. I giudici affrontano infine il tema dell’utilizzo del dispositivo Neurotek, la cosiddetta “macchinetta dei ricordi”, al centro delle contestazioni nei confronti della psicoterapeuta Nadia Bolognini, poi assolta. La sentenza esclude che dall’uso del dispositivo siano derivati rischi per i minori. Secondo il tribunale, il consenso al trattamento era legittimamente espresso dai servizi sociali, poiché i genitori naturali erano stati sospesi dalla responsabilità genitoriale. Inoltre, non è emerso alcun elemento che dimostri la pericolosità del dispositivo: le vibrazioni e i segnali elettrici sono paragonabili, per intensità, a quelli di una normale cuffia audio, e non vi sono prove che il macchinario sia stato utilizzato in modo improprio. L'articolo Caso Bibbiano, i giudici nelle motivazioni: “Impianto accusatorio debole e clamore mediatico devastante” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Inalca (Cremonini): 165 dipendenti rischiano il licenziamento dopo l’incendio nello stabilimento di carni
Tutti licenziati, o quasi. È questo il destino che Inalca, azienda del gruppo Cremonini, ha in serbo per i 165 dipendenti impiegati nell’ex sito produttivo di lavorazione carni di Reggio Emilia, distrutto dall’incendio del febbraio 2025. A lanciare l’allarme sono i sindacati di categoria alimentare Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil. Le sigle hanno incontrato i dipendenti – in cassa integrazione fino al 10 febbraio – per aggiornarli sulle intenzioni dell’azienda a quasi un anno dalla notte in cui un rogo distrusse l’impianto, dove già a ottobre era scattato l’allarme per la mancata bonifica del sito. I sindacati hanno richiesto la convocazione immediata del tavolo di crisi in Regione Emilia-Romagna, che si terrà venerdì. Le sigle parlano di “stupore e rabbia” perché la discussione che si è sviluppata in questi mesi “non ha mai riguardato il rischio di licenziamenti di massa, ma le condizioni economiche da garantire ai lavoratori che avrebbero accettato di ricollocarsi principalmente in altri tre stabilimenti, quelli di Inalca, Fiorani e Castelfrigo sui territori di Piacenza, Modena e Mantova. “Le motivazioni? Secondo l’azienda sarebbero riconducibili a una riduzione dei volumi complessivamente lavorati per Coop Alleanza 3.0 che avrebbe ridotto di oltre il 40% le sue richieste verso Inalca puntando su altri fornitori e da altre cause di natura congiunturale che determinerebbero un rilevante calo sul mercato delle carni bovine”, hanno spiegato Ennio Rovatti (segretario generale Uila Uil Modena e Reggio Emilia), Valerio Bondi (segretario generale Flai Cgil Emilia-Romagna) Salvatore Coda (segretario generale Flai Cgil Reggio Emilia) e Daniele Donnarumma, segretario generale Fai Cisl Emilia Centrale. Per questo l’azienda si ritiene impossibilitata ad assorbire i dipendenti reggiani in altri stabilimenti. Per venerdì in Regione Emilia-Romagna è stato convocato il tavolo di crisi: “Esploreremo tutte le condizioni utili offerte dalle vigenti normative per un’estensione della cassa integrazione straordinaria oltre il termine di febbraio, per sei mesi fino almeno ad agosto in modo da avere più tempo per trattare con l’azienda – concludono i sindacati – E ribadiremo la necessità di costruire percorsi di ricollocazione dei lavoratori tesi a ridurre significativamente il numero degli esuberi prospettati e di implementare tutti gli strumenti utili a una gestione non traumatica e non unilaterale degli stessi”. Al momento non sono stati proclamati né uno stato di agitazione né scioperi negli stabilimenti del gruppo Cremonini: “Dopo l’incontro di venerdì valuteremo il da farsi. Se l’azienda continuerà su questa linea, non escludiamo alcuna azione”. L'articolo Inalca (Cremonini): 165 dipendenti rischiano il licenziamento dopo l’incendio nello stabilimento di carni proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Kanye West in concerto a Reggio Emilia il 18 luglio, esplodono i prezzi: una camera d’hotel costerà oltre 1000 euro
A Reggio Emilia è già “Kanye West mania”. Il 18 luglio 2026 il rapper statunitense si esibirà all’Rcf Arena. Secondo quanto riportato da Il Resto del Carlino, la città si trasformerà. Il fiume di persone atteso ha fatto schizzare alle stelle le tariffe di hotel e bed&breakfast. Il quotidiano ha simulato i costi delle location in prossimità dell’arena dove si svolgerà il concerto. Una camera arriverà a costare fino a 800 euro a notte su Booking e 1190 euro su Airbnb. Gli appartamenti più lontani dall’impianto dove si esibirà Kanye West costeranno non meno di 500 euro. Prezzi folli, vere e proprie speculazioni per uno degli eventi musicali più importanti del 2026. Dietro i numeri resi noti da Il Resto del Carlino emergono alcuni retroscena. Oltre ai tour operators e agli host professionali, anche le famiglie e i privati si stanno organizzando per affittare i propri appartamenti nel weekend tra il 17 e il 20 luglio. In diversi casi si tratta di case che solitamente non sono destinate ad affitti brevi. I proprietari sfrutteranno così la “Kanye mania” per racimolare soldi. E la speculazione non riguarda solo l’alloggio. RISTORAZIONE E TRASPORTI AUMENTANO I PREZZI Il concerto di Kanye West è un’occasione anche per i ristoranti, i locali e i servizi che offre la città di Reggio Emilia. Le strutture si stanno preparando per accogliere ai tavoli la fiumana di persone che popolerà il comune dell’Emilia Romagna nel weekend di metà estate. Le previsioni parlano di oltre 100 mila spettatori da tutta Europa. Il concerto di Kanye non è visto di buon occhio da molti. In passato l’artista è stato accusato di razzismo e antisemitismo per alcuni commenti sui social network. Come riportano i quotidiani locali, l’Anpi ha espresso “forte preoccupazione e contrarietà” per la decisione di far esibire in città l’ex marito di Kim Kardashian. L’Associazione ha definito i valori di West “incompatibili con la Costituzione italiana”. L'articolo Kanye West in concerto a Reggio Emilia il 18 luglio, esplodono i prezzi: una camera d’hotel costerà oltre 1000 euro proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Kanye West a Campovolo, l’Anpi di Reggio Emilia protesta: “Non è libertà artistica diffondere odio e discriminazione”
L’Anpi di Reggio Emilia torna a schierarsi apertamente contro un’esibizione di Kanye West nella città medaglia d’oro per la Resistenza. Lo fa dopo l’annuncio della data dell’estate 2026 alla Rcf Arena di Campovolo, riaprendo una polemica che negli ultimi anni si è già ripresentata più volte. L’associazione partigiani aveva già manifestato la propria contrarietà nell’ottobre 2023, quando si parlò per la prima volta di un possibile concerto del rapper americano a Campovolo, e di nuovo nel febbraio 2024, in occasione della sua presenza all’Unipol Arena di Bologna, dove West partecipò a una serata senza cantare né prendere la parola. Oggi la protesta si rinnova, questa volta in modo formale, con una presa di posizione netta. In una nota, la sezione reggiana dell’Anpi esprime “la propria contrarietà e la propria preoccupazione nei confronti della decisione assunta dai gestori privati dell’area Rcf Arena, relativamente al concerto dell’artista Kanye West”. Una contrarietà motivata, spiega l’associazione, “alla luce delle dichiarazioni e dei messaggi più volte diffusi dallo stesso, caratterizzati da contenuti antisemiti e filo-nazisti che risultano incompatibili con i valori fondanti della nostra Costituzione”. Nel documento l’Anpi richiama anche le parole del proprio presidente Ermete Fiaccadori, scomparso un mese fa, che in passato aveva sottolineato “l’importanza di non dare, con troppa disinvoltura, il via libera a concerti da parte di artisti portatori di messaggi negativi e fuorvianti”. Un richiamo che oggi viene ribadito con forza. “Siamo ben consapevoli che l’Anpi non potrà mai fermare questo artista. Tuttavia, possiamo contrastarne le idee”, si legge ancora. E questo, secondo l’associazione, può avvenire “ragionando con i nostri giovani e spiegando loro che la conoscenza della storia del nostro ‘900, non sempre adeguatamente spiegata a scuola, rappresenta un elemento fondamentale per capire e per pensare con la propria testa e distinguere il bene dal male”. Nel merito delle posizioni del rapper, l’Anpi parla esplicitamente di “messaggi violenti e discriminatori”. Kanye West, sottolinea la nota, “si è reso protagonista di affermazioni e prese di posizione che hanno suscitato allarme a livello internazionale per il loro carattere discriminatorio e violento, contribuendo alla diffusione di messaggi di odio che nulla hanno a che vedere con la libertà di espressione artistica e che rischiano invece di propagandare razzismo e negazione dei principi democratici”. Un passaggio è dedicato anche all’identità storica della città. “Reggio ha una storia chiara e riconoscibile e le idee di West non coincidono coi riferimenti valoriali di questa città e di quanti hanno lottato per la sua liberazione prima e per il suo sviluppo economico e sociale poi”, scrive l’associazione. E aggiunge un monito sul ruolo pubblico degli artisti: “Chi veicola tali messaggi ignora la responsabilità morale e civile che, con la loro diffusione, si assume nei confronti della cittadinanza, in particolare verso le giovani generazioni”. Infine, l’Anpi ribadisce un principio che ritiene centrale nel dibattito: “La libertà di espressione, tutelata dalla Costituzione, non può trasformarsi in un alibi per la diffusione dell’odio e della discriminazione razziale”. Al momento non risultano repliche ufficiali né da parte degli organizzatori dell’evento né dall’artista. L'articolo Kanye West a Campovolo, l’Anpi di Reggio Emilia protesta: “Non è libertà artistica diffondere odio e discriminazione” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Aggredisce sessualmente un 14enne alla fermata del bus, lui lo registra e lo fa arrestare
Arrestato a Reggio Emilia un 25enne con l’accusa di violenza sessuale a danni di minore. Il fatto risale al 19 dicembre quando, in via Settembrini, l’uomo avrebbe aggredito sessualmente un ragazzo 14enne vicino a una fermata dell’autobus. Disposto il carcere per il giovane, un richiedente asilo egiziano con piccoli precedenti. Era pomeriggio quando la vittima è stata notata dal 25enne su un autobus. Una volta sceso alla sua fermata, il ragazzo – zaino in spalla e cartella in mano – era stato raggiunto dall’uomo. Come racconta Il resto del Carlino la vittima ha cercato di dissuaderlo, ma l’uomo lo ha prima braccato e si poi è denudato iniziando a palparlo nelle parti intime. Essenziale la presenza di una gelateria nell’immediate vicinanze, che è servita al 14enne da riparo. A intervenire anche alcuni passanti, che hanno messo in fuga il malvivente. La ritirata però nulla ha potuto contro le telecamere dell’autobus e degli esercizi della zona, oltre che contro un video registrato dallo stesso 14enne con una lucidità invidiabile. Le immagini sono state analizzate dalla Squadra Mobile cittadina. E così per l’uomo – anche a seguito di alcune testimonianze – è stata disposta la custodia cautelare. L'articolo Aggredisce sessualmente un 14enne alla fermata del bus, lui lo registra e lo fa arrestare proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Hater scatenati contro uno spettacolo sui migranti, il Teatro Asioli gli mette a disposizione i biglietti gratis
Biglietti gratis agli hater dei social. Purché si presentino con lo screenshot del loro commento. Un modo nuovo per affrontare l’odio online, ma anche per invitare gli autori dei commenti a metterci finalmente la faccia. “Purtroppo tanti si sono salvati”. “Chi non prende il barcone non muore”. Quando il Teatro Asioli di Correggio (Reggio Emilia) ha messo su Facebook l’annuncio del suo nuovo spettacolo non si sarebbe immaginato di essere sommerso da messaggi come questi. Oltre trecento in tutto, in gran parte dai toni non proprio amichevoli. Oggetto, ovviamente, i migranti. Cos’era successo? Semplicemente veniva annunciato che il 16 e il 17 dicembre la sala avrebbe ospitato la rappresentazione della pièce teatrale “Scusate se non siamo morti in mare”. Il titolo già rivela l’argomento trattato: le tragedie dei migranti. Si tratta di uno spettacolo tratto da un libro del drammaturgo reggiano Emanuele Aldrovandi che veste anche i panni del regista. La prospettiva scelta dall’autore è, però, particolare: i migranti in questo caso non sono africani o asiatici. Siamo noi europei costretti ad abbandonare un continente ormai sull’orlo del disastro. Siamo noi, racconta Aldrovandi, a dover affrontare il viaggio verso terre lontane e ad affrontare pregiudizi di ogni tipo. Ma a scatenare la bagarre social è bastato il titolo. I commenti, più che altro invettive, non si contano: “Scusa, ma ci avete rotto, tornate da dove siete venuti”, scrive una donna. “Scusa, ma perché siete partiti? Chi è che vi racconta favole?”, chiede un’altra utente. I toni sono diversi. C’è la polemica politica (“Occorre avere la tessera Pd?”), c’è chi ripete una frase nota (“Tornate da dove siete venuti”). Altri tagliano corto (“Scusatemi se me ne sbatto”). Qualcuno, appunto, arriva a scrivere “Purtroppo tanti si sono salvati”. Certo, c’è chi tenta di replicare, ma si tratta della minoranza: “Ma la gente ha capito che si tratta di uno spettacolo teatrale? Quanta ignoranza, quanta cattiveria”. Carla scrive: “Sono inorridita da questi messaggi razzisti”. Una valanga di commenti che ormai non colpirebbe nemmeno più di tanto, se non ci trovassimo nel cuore di quella che era l’Emilia rossa, una terra di sinistra, ma soprattutto di accoglienza. A Correggio, alle elezioni del 2023 per il sindaco, Fabio Testi – centrosinistra – ha vinto con il 59,5 per cento dei voti e il Pd è arrivato al 43,5 (senza contare che il M5S correva da solo), più di tutto il centrodestra fermo al 26 per cento. Ma chissà per chi votano poi gli autori dei post. Il regista, gli attori e i responsabili del teatro forse all’inizio si sono trovati un po’ interdetti di fronte a questa ondata di attenzione. Ma, dopo essersi consultati, hanno accettato la sfida con ironia: “Grazie per l’entusiasmo”, esordisce Aldrovandi nel suo commento su Facebook, “Se, dopo aver commentato il titolo, volete anche vedere lo spettacolo, siamo felici di avervi come ospiti. Siamo già d’accordo con la direzione del teatro che, se venite in biglietteria muniti di screenshot” del vostro commento “avrete diritto a un biglietto omaggio. Vi aspettiamo”. E dopo la rappresentazione, è l’idea del regista, sarebbe interessante incontrare gli spettatori-contestatori. Confrontarsi. Guardarsi negli occhi. Un modo nuovo per trasformare le polemiche virtuali in un incontro reale e per commentare mettendoci il nome e la faccia. L'articolo Hater scatenati contro uno spettacolo sui migranti, il Teatro Asioli gli mette a disposizione i biglietti gratis proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Va a prendere il latte nell’azienda agricola di famiglia ma cade in una cisterna di liquami: morto 85enne
Era uscito da casa per andare a prendere il latte quando, nel tragitto, è caduto all’interno di una cisterna piena di liquami e lì è morto annegato. La vittima è Antonio Chiozzi: l’85enne, come ogni mattina alla stessa ora era andato nella stalla dell’azienda agricola di famiglia in provincia di Reggio Emilia, precisamente a Bagnolo in Piano. Ieri, 16 dicembre, durante il breve tragitto è però precipitato nella cisterna. L’anziano agricoltore, forse scivolato dopo essere passato su una grata traballante, è caduto nella cisterna profonda tre metri e piena per un metro e mezzo. Chiozzi sarebbe riuscito anche a chiamare l’aiuto dei parenti nelle vicinanze, urlando e lamentando di non farcela più. “Aiuto, aiuto, non ce la faccio più” avrebbe gridato, come riporta Il Resto del Carlino. I familiari sono accorsi velocemente e tramite il braccio di un mezzo agricolo hanno riportato l’uomo in superficie. Ma era troppo tardi. L’uomo era già privo di sensi. Sotto la pioggia incessante i parenti hanno provato a praticare il massaggio cardiaco, in attesa dei soccorsi della Croce Rossa locale e dei vigili del fuoco di Reggio. Al loro arrivo, gli operatori non hanno potuto fare altro che constatare la morte di Chiozzi. Sul posto sono arrivati i tecnici del Servizio di Medicina del lavoro della Usl reggiana e i carabinieri di Bagnolo. Non ci sarebbero stati testimoni al momento della caduta dell’uomo, i familiari sono accorsi solo dopo aver udito le sue urla. La salma del pensionato è stata già da ieri sera messa a disposizione della famiglia e non sono stati disposti ulteriori esami medico legali. L'articolo Va a prendere il latte nell’azienda agricola di famiglia ma cade in una cisterna di liquami: morto 85enne proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Via libera al corso di filosofia per militari: dopo il no di Bologna, si farà a Modena
Il corso in filosofia per militari si farà. Ma a circa 40 chilometri da Bologna, nel corso di laurea di Scienze Strategiche del dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Anno accademico d’inizio previsto: 2026-27. Dopo le accese polemiche seguite al rifiuto dell’ateneo bolognese da parte anche delle massime cariche dello Stato, l’accordo è stato trovato con l’UniMore che farà partire un nuovo percorso ad indirizzo filosofico. E non sarà l’unico, in quanto per gli allievi ufficiali dell’Arma Trasporti e Materiali partirà un corso a indirizzo gestionale. Per farlo, si è dovuti ricorrere alla modifica dell’ordinamento didattico per l’anno accademico 2026-2027. L’Università ha spiegato in una nota che l’Accademia militare di Modena ha ospitato il consiglio del corso di laurea in Scienze Strategiche alla presenza della rettrice UniMore Rita Cucchiara e del generale e comandante dell’Accademia Stefano Messina. La collaborazione tra le due istituzioni – si legge – ha consentito di adattare “l’organizzazione e la programmazione del Corso di Laurea in Scienze Strategiche, afferente alla classe delle lauree nelle scienze della difesa e della sicurezza (L/DS), alle esigenze formative dell’Esercito Italiano”. A margine della riunione, la direttrice Cucchiara ha giustificato la scelta dicendo che “questioni come l’etica delle tecnologie, il dual use, il rapporto tra conoscenza naturale e digitale chiedono strumenti culturali all’altezza e possono diventare un motore di iniziative didattiche e interdisciplinari rivolte anche agli studenti civili”. In foto: il dipartimento di Giurisprudenza dal sito dell’UniMore L'articolo Via libera al corso di filosofia per militari: dopo il no di Bologna, si farà a Modena proviene da Il Fatto Quotidiano.
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