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“Faccio vincere la coppa al Mali”: stregone arrestato dopo aver rischiato il linciaggio. Aveva raccolto oltre 30mila euro
“Guiderò il Mali al trionfo in Coppa d’Africa“. Così Karamogo Sinayoko, sedicente stregone, aveva acquisito la fiducia di tantissimi tifosi maliani, che gli hanno dato diversi soldi, una somma vicina ai 30mila euro. E per questo motivo è stato arrestato dopo aver rischiato il linciaggio al termine della sconfitta contro il Senegal. Sinayoko – stregone molto noto in Mali – aveva dichiarato di essere un uomo “scelto da Dio” per guidare il Mali al successo in Coppa d’Africa. E la sua credibilità era salita dopo che il Mali era riuscito a eliminare a sorpresa la Tunisia negli ottavi in modo rocambolesco, in 10 contro 11 dal primo tempo e pareggiando nei minuti finali grazie a un calcio di rigore prima delle qualificazione ottenuta proprio nei tiri dagli undici metri. Una partita che gli aveva permesso di acquisire ancora più popolarità, tant’è che dopo il match aveva ricevuto altri soldi. Sull’onda dell’entusiasmo, Sinayoko aveva giurato sul Corano che avrebbe rifatto il “miracolo” anche nei quarti di finale. Ma la sconfitta per 1-0 contro il Senegal ha cambiato rapidamente la percezione nei suoi confronti. Al termine della partita, decine di tifosi infuriati si sono ritrovati davanti alla sua abitazione a Bamako, cominciando a lanciare sassi e danneggiandogli la casa. A quel punto è intervenuta la polizia lo ha arrestato con l’accusa di frode ed è indagato anche per ciarlataneria. Dopo il fermo, Sinayoko ha provato a difendersi affermando di aver svolto il suo “lavoro spirituale” ma che la decisione finale spetta comunque a Dio. A indagare su quanto accaduto ci sono anche delle unità specializzate in reati informatici, visto che la raccolta di denaro è avvenuta in gran parte attraverso canali digitali. L'articolo “Faccio vincere la coppa al Mali”: stregone arrestato dopo aver rischiato il linciaggio. Aveva raccolto oltre 30mila euro proviene da Il Fatto Quotidiano.
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In Mali è in corso una crisi nella crisi: un reportage racconta la vita di chi sta ricevendo aiuti umanitari
In Mali è in corso una crisi nella crisi. Dallo scorso settembre l’accesso all’elettricità è reso quasi impossibile per via del blocco dei camion, da parte di uno dei principali gruppi jihadisti dell’area, contenenti carburante dai paesi confinanti, necessario per fornire elettricità alla popolazione. Questo accade in un Paese dove già migliaia di persone sono costrette a lasciare i propri villaggi a causa di conflitti armati, tensioni intercomunitarie e instabilità politica. Dal 2012, l’instabilità continua nel Paese si è trasformata in una crisi umanitaria complessa e multiforme, causata principalmente dai conflitti interni, dall’insicurezza e dagli shock climatici. Ad oggi risulta che circa 6,4 milioni di persone, pari al 28% della popolazione, hanno bisogno di assistenza umanitaria. Le esigenze più urgenti si concentrano nel nord e nel centro del Mali, dove i conflitti hanno causato sfollamenti, aggravato le vulnerabilità e limitato l’accesso ai servizi di base. Tra le regioni più colpite ci sono quelle di Mopti e Bandiagara, dove, nel 2025, si sono registrati più di 133mila sfollati, di cui il 58% sono donne. In questa fuga forzata, le loro radici vengono strappate via con una violenza che non lascia spazio a scelte, lasciando dietro di sé case vuote e silenzi sospesi. In mezzo a questa crisi emerge una forza silenziosa e concreta: quella dell’accoglienza. Sono le famiglie dei villaggi vicini a tendere una mano. Famiglie che, pur vivendo in condizioni difficili, aprono le porte a chi ha perso tutto. Famiglie che diventano rifugio. “Ho già dieci figli. Eppure abbiamo accolto dodici sfollati dai villaggi vicini e cinque ragazzi che volevano continuare a studiare.” La storia di Chaka non è un’eccezione. È il volto della solidarietà che resiste. L’aggravarsi della crisi nella parte centrale del Paese ha causato lo sfollamento forzato di gran parte della popolazione. Questi spostamenti hanno dato luogo alla nascita di numerosi insediamenti spontanei e altre zone di accoglienza per sfollati, con un impatto molto negativo sull’accesso ai beni di prima necessità e sulla garanzia del rispetto dei diritti umani per gli sfollati interni, in particolare bambini, donne e anziani, ma anche per le comunità ospitanti. In questo video reportage, realizzato dal fotografo Michele Cattani nell’ambito del progetto C.A.R.E. “Cooperazione per l’Assistenza e la Resilienza nelle Emergenze a Mopti e Bandiagara” finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo – Aics – sede di Dakar e implementato da Engim in consorzio con Intersos, emerge il racconto di vita di queste persone che stanno ricevendo aiuto umanitario attraverso la distribuzione di beni alimentari, utensili da cucina, kit igienici e corsi di formazione. Inoltre, sostiene le attività generatrici di reddito attraverso la distribuzione di ovini, attrezzature orticole e corsi di formazione in agroecologia. Attualmente, gli operatori umanitari si trovano a operare in un contesto estremamente fragile e imprevedibile, dove le sfide legate alla sicurezza compromettono fortemente la continuità e l’efficacia degli interventi. In molte aree, le condizioni di sicurezza variano rapidamente, costringendo le équipe umanitarie ad adattarsi costantemente e a pianificare le attività con estrema cautela per garantire la sicurezza del personale e la protezione delle comunità assistite. L'articolo In Mali è in corso una crisi nella crisi: un reportage racconta la vita di chi sta ricevendo aiuti umanitari proviene da Il Fatto Quotidiano.
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