Tag - Coppa d'Africa

Entra nello spogliatoio allagato e trova il borsone sotto la doccia: la triste scoperta dell’arbitro a fine match | Domeniche Bestiali
Le Domeniche Bestiali sono semplici, come una lezione di scienze alle scuole elementari per studiare i cambiamenti di stato, solido, liquido e gassoso, o come una delle prime lezioni di anatomia per studiare le parti del corpo. Perciò anche le manifestazioni più grandi e importanti che si allontanano da arzigogoli e lustrini sono da apprezzare: come la nostra amata Coppa d’Africa che dobbiamo salutare per due anni, o come la new entry Coppa d’Asia Under 23, ma anche le serie minori inglesi. Perché quello che stiamo cercando di dire è che se noi possiamo cambiare le domeniche bestiali, le domeniche bestiali possono cambiare il mondo. ROCKY Sì, l’ultima frase qui sopra l’abbiamo parafrasata da Rocky IV. Ovviamente essendo quasi tutti millennials o giù di lì conosciamo ogni scena e discorso della saga, per cui se pensiamo a uno spogliatoio e a una fontanella ci rivedremo Stallone in ginocchio davanti a un lavandino. Scena simile a Quarto, Eccellenza Campania, quando “Al rientro nel proprio spogliatoio il DDG rinveniva il borsone e i suoi effetti personali sotto la doccia con lo spogliatoio del tutto quasi allagato”. Cento euro di multa per la società. VIVA L’ASCIUGAMANO Eh sì, la Coppa d’Africa regala emozioni, ormai è arcinoto. L’abbiamo visto con diverse chicche arrivate in questa edizione che ci dispiace davvero salutare. Emozioni che già la finale ha regalato a bizzeffe: il Senegal che lascia il campo, il rigore calciato da Brahim Diaz, ma soprattutto l’asciugamano del portiere Mendy difeso per tutta la partita anche tramite “bodyguard”. L’obiettivo dei marocchini, vista la pioggia, era impedire all’estremo avversario di asciugarsi guanti (soprattutto) e viso. Lo stesso Mendy dopo la vittoria ha ironizzato: “Ora usatelo per asciugarvi le lacrime”. RIGORI E AUTOGOL La Coppa d’Africa segna la via, alcuni provano a seguirla. Come nelle serie minori inglesi, con lo Stockport e il clamoroso autogol che è riuscito a farsi: tiro fortissimo del portiere per rinviare veloce che però becca il sedere del suo difensore col pallone che lo scavalca e finisce in porta. Oppure la Coppa d’Asia Under 23, col solito, triste beffone su rigore: il calciatore giapponese tira, il portiere della Giordania fa una gran parata, ma esultando si dimentica del pallone che si era impennato in aria… e che rimbalzando termina in porta vanificando la parata. LEZIONI DI ANATOMIA Sono quelle che tentava di dare Davide Mincolelli del Ca de Rissi Sg, Promozione Liguria, ma evidentemente frainteso è stato squalificato per cinque giornate: “A gioco fermo, colpiva volontariamente con la spalla un avversario sul volto, quindi alla notifica del provvedimenti di espulsione lo calpestava sulla tibia. Avvicinato da un dirigente avversario lo spingeva all’altezza del petto facendolo arretrare ma senza provocare conseguenze lesive.” L'articolo Entra nello spogliatoio allagato e trova il borsone sotto la doccia: la triste scoperta dell’arbitro a fine match | Domeniche Bestiali proviene da Il Fatto Quotidiano.
Calcio
Coppa d'Africa
Coppa d’Africa, il Marocco fa ricorso: “Rigore ritenuto corretto dagli esperti”. La finale vinta dal Senegal non è ancora finita
La finale di Coppa d’Africa è infinita. Durata circa tre ore sul campo (tra maxi recupero e supplementari), la sfida tra Marocco e Senegal continua anche a distanza di più di 24 ore dal fischio finale. La federcalcio marocchina ha infatti annunciato ricorso contro gli avversari alla confederazione Africana di Calcio (CAF) e la FIFA “per pronunciarsi sul ritiro della nazionale senegalese dal campo durante la finale contro la nazionale marocchina, nonché sugli eventi che hanno portato a questa decisione, a seguito dell’assegnazione da parte dell’arbitro di un rigore ritenuto corretto da tutti gli esperti”, si legge nella nota. “Questa situazione ha avuto un impatto significativo sul normale svolgimento della partita e sulla prestazione dei giocatori”, conclude la federcalcio marocchina. Tutto inizia quando al 92esimo a Mané e compagni viene annullato per un fallo il gol che probabilmente sarebbe valso la vittoria. Una decisione discutibile, perché il contatto era davvero stato minimo. Poi qualche minuto dopo un rigore assegnato altrettanto dubbio e lì scoppia il caos. L’allenatore Pape Thiaw ordina ai suoi giocatori di rientrare negli spogliatoi, loro eseguono e rimangono un quarto d’ora circa nel tunnel. L’unico a restare in campo è Sadio Mané (decisivo in tal senso per non perdere il match a tavolino), che poi chiede ai compagni di rientrare. La sfida riprende e Brahim Diaz sbaglia il rigore con un cucchiaio, con Mendy che rimane in piedi e blocca il tiro. Ai supplementari vince il Senegal con un gol di Pape Gueye: Mané e compagni festeggiano, ma il giorno dopo la telenovela è proseguita. Prima le scuse dell’allenatore del Senegal, poi il rimprovero tardivo di Infantino – che in campo tra abbracci e sorrisi aveva premiato i vincitori -, adesso il ricorso annunciato. Insomma, un match che non è ancora finito a distanza di giorni. Da capire adesso se il ricorso possa in qualche modo avere effetto. Difficile, ma dal campo adesso si passa in tribunale. L'articolo Coppa d’Africa, il Marocco fa ricorso: “Rigore ritenuto corretto dagli esperti”. La finale vinta dal Senegal non è ancora finita proviene da Il Fatto Quotidiano.
Marocco
Calcio
Senegal
Coppa d'Africa
La guerra dell’asciugamano in Marocco-Senegal: perché i raccattapalle e Saibari hanno quasi aggredito il secondo portiere Diouf
Gol annullati, rigori dubbi, il Senegal che abbandona il campo, Brahim Diaz che fa un cucchiaio “folle” e sbaglia il rigore decisivo. Poi il teatrino delle scuse. Pensavate di aver visto di tutto nella finale di Coppa d’Africa tra Marocco e Senegal? Invece no, perché c’è stato un episodio meno “pubblicizzato” in diretta tv ma parecchio curioso: la “guerra dell’asciugamano“. Nel corso di questa Coppa d’Africa infatti il Marocco ha sviluppato una strana abitudine: mandare i raccattapalle dietro la porta avversaria per rubare l’asciugamano che i portieri tengono solitamente appese alla rete o vicino al palo. Il motivo? In primis per creare un disagio generale al portiere stesso, in secondo luogo si parla di magia e riti voodoo, ma soprattutto perché ieri – durante la finale – pioveva fortissimo ed Edouard Mendy, portiere del Senegal, usava spesso l’asciugamano per tenere asciutti i guanti o il pallone, per avere più aderenza sui tiri o sui cross. Obiettivo che a un certo punto del match i giovani raccattapalle hanno preso sul serio, al punto che Yehvan Diouf – secondo portiere della nazionale senegalese, zero minuti in Coppa d’Africa – è diventato un bodyguard improvvisato. Il secondo portiere senegalese è andato dietro la porta difesa da Mendy per proteggere l’asciugamano ed evitare che i raccattapalle o gli avversari (sì, perché anche Hakimi e Aguerd a un certo punto hanno lanciato il telo del portiere oltre i cartelloni pubblicitari) disturbassero in questo modo il compagno di squadra. E nonostante ciò i giovani ragazzi dietro la porta non hanno mollato, tanto da provare a scippare l’asciugamano dalle mani di Diouf, arrivando anche al contatto fisico. Ma non solo: in un video diventato virale sul web si vede Saibari – calciatore del Marocco – ostacolare Diouf mentre lo passa a Mendy. Già in semifinale contro la Nigeria erano spariti tre asciugamani del portiere nigeriano. Oltre al discorso pioggia, c’è appunto anche quello della scaramanzia: c’è chi addirittura sostiene che Mendy avesse scritto appunti sui rigoristi sull’asciugamano. I portieri ricorrono spesso a metodi alternativi per appuntarsi note sui rigoristi, ma magari sui parastinchi o sulle borracce. Meno comune la “stampa” su un asciugamano. E quindi l’eroe nascosto della finale farsa tra Marocco e Senegal è diventato Yehvan Diouf, secondo portiere del Senegal che ha lottato con i denti contro i raccattapalle. A fine partita si è anche concesso un selfie con la coppa e appunto l’asciugamano “difeso“. > Une scène invraisemblable, le joueur du Maroc, Ismael Saibari, essaie de voler > la serviette du gardien sénégalais Mendy, heureusement qu’il y’avait un joueur > du Sénégal pour la garder ! Ils ont tout fait et ils ont échoué. Bravo Sénégal > ???????? ❤️ pic.twitter.com/pYq8Dtm0id > > — FARID BOUSSALEM (@faridmca1921) January 18, 2026 L'articolo La guerra dell’asciugamano in Marocco-Senegal: perché i raccattapalle e Saibari hanno quasi aggredito il secondo portiere Diouf proviene da Il Fatto Quotidiano.
Marocco
Calcio
Senegal
Coppa d'Africa
Coppa d’Africa, Infantino prima premia il Senegal e poi lo attacca: “Assistito a scene inaccettabili”. Il teatrino delle scuse dopo la farsa
“Ho sbagliato a dire i miei giocatori di lasciare il campo. Chiedo scusa al mondo del calcio”. Così Pape Thiaw – allenatore del Senegal – a mente serena dopo la vittoria della sua nazionale in finale di Coppa d’Africa contro il Marocco grazie al gol di Pape Gueye ai supplementari. Perché le scene viste sono obiettivamente inaccettabili: al 92esimo a Mané e compagni viene annullato per un fallo il gol che probabilmente sarebbe valso la vittoria. Una decisione discutibile, penso ci siano pochi dubbi. Poi qualche minuto dopo un rigore assegnato altrettanto discutibile e lì scoppia il caos. Perché l’arbitro sicuramente qualche errore ha commesso, ma la reazione del Senegal non ha senso. Tutti negli spogliatoi per protesta prima che si calciasse il rigore, un quarto d’ora circa d’interruzione e poi Mané – l’unico a rimanere in campo – a richiamare i compagni e invitarli a rientrare. “Gli errori di un arbitro si devono accettare, ma sul momento non ho riflettuto e li ho fatti rientrare. A volte si può reagire nel modo sbagliato nella foga del momento”, ha dichiarato Thiaw. Anche perché da quel momento lì chiunque si è quasi sentito in diritto a fare di tutto: disordini sugli spalti, gente che ha cercato l’invasione, risse e discussioni in campo. Insomma, non uno spot bellissimo per il calcio africano. Tutto sotto gli occhi del presidente Fifa Gianni Infantino, che in un primo momento ha minimizzato tutto: ha premiato i vincitori tra mille sorrisi, ha consolato Brahim Diaz, come se non fosse accaduto nulla. A distanza di ore – con una nota – ha poi attaccato il Senegal. “Purtroppo abbiamo assistito a scene inaccettabili sul campo e sugli spalti: condanniamo fermamente il comportamento di alcuni ‘tifosi’, nonché di alcuni giocatori senegalesi e membri dello staff tecnico. È inaccettabile abbandonare il campo di gioco in questo modo e – allo stesso modo – la violenza non può essere tollerata nel nostro sport, semplicemente non è giusto”, ha dichiarato Infantino. “Dobbiamo sempre rispettare le decisioni prese dagli arbitri dentro e fuori dal campo di gioco. Le squadre devono competere sul campo e nel rispetto delle regole del gioco, perché qualsiasi comportamento contrario mette a rischio l’essenza stessa del calcio”, ha spiegato Infantino. È stato un peccato, perché il livello tecnico e agonistico visto in questa Coppa d’Africa è stato altissimo. Rispetto a diversi anni fa le nazionali africane hanno acquisito maggior credibilità a livello internazionale grazie a un lavoro incessante su vari fronti, che ha portato vari paesi ad avere giocatori di caratura internazionale, a esprimere un bel calcio e a dire la sua anche ai Mondiali: “È anche responsabilità delle squadre e dei giocatori agire in modo responsabile e dare il buon esempio ai tifosi negli stadi e ai milioni di spettatori in tutto il mondo – ha concluso Infantino -. Le brutte scene a cui abbiamo assistito oggi devono essere condannate e non devono mai più ripetersi. Ribadisco che non hanno posto nel calcio”. L'articolo Coppa d’Africa, Infantino prima premia il Senegal e poi lo attacca: “Assistito a scene inaccettabili”. Il teatrino delle scuse dopo la farsa proviene da Il Fatto Quotidiano.
Marocco
Calcio
Gianni Infantino
Senegal
Coppa d'Africa
Senegal campione nella finale farsa contro il Marocco: con il rigore più lungo della storia ha perso tutto il calcio africano
Il Senegal ha vinto la seconda Coppa d’Africa della sua storia con una spettacolare botta all’incrocio del centrocampista Pape Gueye, che al 4’ del primo tempo supplementare ha regalato una notte di dolore al Marocco intero, ma di questa finale si ricorderà ben altro: il rigore discutibile concesso ai padroni di casa al 98’ per una caduta in area di Brahim Diaz dopo una sbracciata di Diouf, l’annullamento altrettanto discutibile al 92’ del gol firmato da Sarr per un presunto fallo di Seck su Hakimi, i sedici minuti di interruzione del match con il plateale rientro negli spogliatoi dei futuri campioni su ordine dell’allenatore Pape Thiaw, il ritorno in campo grazie all’intervento di Sadio Mané – l’ex Liverpool ha evitato l’esclusione disciplinare dal prossimo mondiale – e, a completare il romanzone, il rigore assurdo di Brahim Diaz, che dopo tutta questa sarabanda ha avuto la bella pensata di fare il cucchiaio e ha invece consegnato il pallone al portiere Mendy. Tutto questo nel caos totale, con una serie di minirisse, un centinaio di persone nelle due aree tecniche a spintonarsi e urlare, la confusione generale e l’arbitro della Repubblica Democratica del Congo, Jean Jacques Ngambo Ndala, che girava comicamente per il campo alla ricerca di un giocatore da ammonire. Una farsa che non ha fatto bene al calcio africano ed è un peccato, perché il livello tecnico negli ultimi vent’anni è decisamente migliorato, ma quando entra in scena il torneo continentale esce fuori il peggio. La gazzarra si è consumata sotto gli occhi del presidente Fifa Gianni Infantino. Impegnatissimo negli ultimi mesi a fare da sponda al presidente Trump, con tanto di premio per la pace a un signore che sta mettendo a soqquadro il mondo, Infantino ha perso di vista la sua vera ragione di essere: il governo, possibilmente senza ombre, del calcio mondiale. Un certo imbarazzo da parte di Infantino è trapelato all’inizio della premiazione, perché questa finale, seguitissima da oltre tre miliardi di persone – collegati Cina, Brasile e Giappone, buona parte dell’Europa, l’Africa intera e un pezzo consistente di Asia –, non è stata in quei sedici minuti di follia uno spot edificante, ma poi è tornato Infantino: abbracci e una buona parola per tutti, “volemose bene” e arrivederci alla prossima. In fondo l’Africa è un serbatoio di 54 voti, un quarto dell’universo Fifa. Oltre il caos, ha vinto la squadra migliore. Il Marocco ha pagato quanto si temeva alla vigilia: la pressione asfissiante di una nazione di 38 milioni di persone, l’ossessione per un successo che manca dal 1976, la responsabilità di dare un senso a investimenti economici imponenti che hanno sottratto risorse ad altri settori vitali. Il Senegal, vincitore dell’edizione 2021, ha tenuto bene il campo. Il copione dei Leoni della Teranga è collaudato: 4-3-3, grande prestanza atletica, uomini importanti in ogni reparto, dal portiere Mendy ai due Gueye – Idrissa e Pape – a centrocampo, il trio Mané, Jackson e Ndiaye in attacco. Il Marocco non ha mai dato l’idea di poter imporre il suo gioco. Il Senegal è stato più lineare e più agile. Ha avuto tre occasioni importanti prima del gol annullato a Sarr e del caos generale. Il rigore fallito da Diaz, uscito al 98esimo per la disperazione dal campo e fischiato al momento delle premiazioni – lui capocannoniere con cinque gol, il connazionale Bounou miglior portiere e Mané miglior giocatore del torneo -, ha dato la svolta al match. Nel primo tempo supplementare, trovato il gol di Pape Gueye su azione avviata da un pallone perso dal romanista El Ayanoui – con la fasciatura in testa dopo uno scontro aereo che gli aveva fatto perdere molto sangue -, il Senegal ha sfiorato il bis con un’azione spettacolare del diciassettenne Mbaye, ma ancora più clamoroso è stato il 2-0 mancato da Cherif Ndiaye, complice un miracolo del portiere Bounou. Il Marocco ha sfiorato il pareggio colpendo la traversa con una capocciata di Aguerd, ma lentamente la squadra di casa si è spenta. Gli ultimi minuti sono scivolati attorno alla bandierina del calcio d’angolo, con i senegalesi abilissimi a ottenere sempre la rimessa laterale, fino al triplice fischio che ha consegnato ai Leoni della Teranga il titolo di campioni d’Africa. Dal 2013 il torneo non veniva assegnato dal dischetto ed è un ulteriore punto a favore del Senegal, ma di questa serata si ricorderanno quei sedici minuti di follia e il rigore più lungo della storia del calcio, in cui hanno perso tutti, anche i vincitori. L'articolo Senegal campione nella finale farsa contro il Marocco: con il rigore più lungo della storia ha perso tutto il calcio africano proviene da Il Fatto Quotidiano.
Marocco
Calcio
Senegal
Coppa d'Africa
Coppa d’Africa, il Marocco sogna con Diaz: oggi contro il Senegal una finalissima di livello mondiale
In Marocco dicono grazie ai bisnonni di Brahim Diaz: è merito della loro storia di emigrazione se il bisnipote, giocatore del Real Madrid e capocannoniere della Coppa d’Africa con 5 reti, indossa la maglia dei Leoni dell’Atlante. Diaz è nato a Malaga, parla solo spagnolo e non mastica né arabo, né francese, le due principali lingue del Marocco. Conosce poco anche del paese, scelto nel calcio dopo essere stato snobbato dalla Roja. Ma in Marocco badano al sodo e sono pazzi di lui: è la grande speranza di rivedere la nazionale campione d’Africa 50 anni dopo l’unico successo nel torneo continentale, nel lontano 1976. La realizzazione del sogno e la giustificazione di investimenti pesanti, che hanno privato di risorse importanti altri settori vitali, passano attraverso la finale di oggi (Rabat, ore 20) contro il Senegal. Un ultimo atto di assoluto livello: il ranking Fifa certifica che si tratta delle migliori nazionali africane. Il Marocco è 8°, il Senegal 14°. Tremila chilometri la distanza via auto, tra le rispettive capitali, Rabat e Dakar. Bisogna attraversare tutto il Marocco fino all’estremità meridionale, poi il Sahara Occidentale – conteso tra Marocco e la popolazione locale dei Saharawi -, poi ancora la Mauritania. È un passaggio simbolico tra una nazione che guarda all’Europa e il paese più occidentale del continente, uno dei più stabili nella tormentata realtà africana. Due nazioni in cui il calcio scorre nelle vene della cultura moderna. Quella senegalese è stata la prima nazionale a raggiungere i quarti mondiali, nel 2002. Quella marocchina, nel 2022, la prima ad approdare in semifinale. Diaz e l’ex Liverpool Sadio Mané, decisivo con il gol rifilato all’Egitto nella semifinale del 14 gennaio, sono gli uomini copertina. Mancherà una vecchia conoscenza del nostro calcio, l’ex difensore napoletano Koulibaly, squalificato e uscito per infortunio nel match contro i Faraoni. Non è l’unica assenza pesante del Senegal: fuori, sempre per squalifica, anche il capitano, Habib Diarra. I sostituti dovrebbero essere il centrale Mamadou Sarr dello Strasburgo e Lamine Camara del Monaco. Il Marocco non ha problemi di formazione e la crescita di forma di Hakimi, tornato a pieno regime dopo l’infortunio in Champions, è un valore aggiunto a una squadra che fa dell’equilibrio complessivo e della solidità difensiva i suoi punti di forza. La vigilia è stata segnata dai timori del Senegal sul versante della sicurezza, espressi dalla federazione di Dakar. I giocatori sono arrivati in treno a Rabat e sono stati assaliti dai tifosi per i selfie, senza il filtro di un cordone di polizia. “Quello che è accaduto non è normale. I miei giocatori avrebbero potuto essere in pericolo. Queste cose non dovrebbero accadere tra due paesi fratelli”, le parole del commissario tecnico del Senegal, Pape Thiaw. La FSF si è lamentata anche dell’hotel, del numero di biglietti riservati ai propri tifosi e del campo di allenamento. L’altro tema caldo in casa Senegal, campione d’Africa nel 2021, è il futuro di Mané. L’attaccante ha annunciato l’addio al torneo continentale dopo l’1-0 sull’Egitto in semifinale. Mané, con 52 gol in 123 gare, è il miglior bomber all time della nazionale di Dakar. “Penso che abbia preso questa decisione a caldo, ma il Senegal non è d’accordo. Anche io, come responsabile della nazionale, non lo sono – ha detto Thiaw -. La decisione non spetta solo a Sadio. C’è un intero popolo dietro di lui e vorrebbe vederlo continuare”. Il suo collega marocchino, Walid Regragui, ha messo in guardia i suoi: “IL Senegal ha giocato quattro finali di Coppa d’Africa e ha un’enorme esperienza in questo tipo di partite. Sarà una sfida bellissima e speriamo di essere all’altezza del compito. Dobbiamo essere bravi a reggere la pressione perché giochiamo in casa, affrontiamo una squadra fortissima e abbiamo alle spalle una nazione che reclama questa vittoria”. I cancelli dello stadio Principe Moulay Abdellah di Rabat apriranno cinque ore prima il calcio d’inizio per favorire l’afflusso dei tifosi ed evitare pericolosi assembramenti. Un sicuro trionfatore del torneo è il business: ha generato il più elevato numero di profitti della storia del calcio africano. La Confederazione Africana di Calcio (CAF) ha spiegato che la performance è stata prodotta da una serie di fattori chiave: aumento degli sponsor, crescita dei ricavi derivanti dai diritti di trasmissione televisiva e apertura a nuovi mercati. A livello tv, il torneo ha riscosso successo in Cina, Giappone e Brasile: una platea di 1,752 miliardi di spettatori. Sul fronte degli sponsor, dai 17 dell’edizione 2023 si è saliti a quota 23. Le tasche del calcio continuano a ingrossarsi, anche in Africa. L'articolo Coppa d’Africa, il Marocco sogna con Diaz: oggi contro il Senegal una finalissima di livello mondiale proviene da Il Fatto Quotidiano.
Marocco
Calcio
Senegal
Coppa d'Africa
“Faccio vincere la coppa al Mali”: stregone arrestato dopo aver rischiato il linciaggio. Aveva raccolto oltre 30mila euro
“Guiderò il Mali al trionfo in Coppa d’Africa“. Così Karamogo Sinayoko, sedicente stregone, aveva acquisito la fiducia di tantissimi tifosi maliani, che gli hanno dato diversi soldi, una somma vicina ai 30mila euro. E per questo motivo è stato arrestato dopo aver rischiato il linciaggio al termine della sconfitta contro il Senegal. Sinayoko – stregone molto noto in Mali – aveva dichiarato di essere un uomo “scelto da Dio” per guidare il Mali al successo in Coppa d’Africa. E la sua credibilità era salita dopo che il Mali era riuscito a eliminare a sorpresa la Tunisia negli ottavi in modo rocambolesco, in 10 contro 11 dal primo tempo e pareggiando nei minuti finali grazie a un calcio di rigore prima delle qualificazione ottenuta proprio nei tiri dagli undici metri. Una partita che gli aveva permesso di acquisire ancora più popolarità, tant’è che dopo il match aveva ricevuto altri soldi. Sull’onda dell’entusiasmo, Sinayoko aveva giurato sul Corano che avrebbe rifatto il “miracolo” anche nei quarti di finale. Ma la sconfitta per 1-0 contro il Senegal ha cambiato rapidamente la percezione nei suoi confronti. Al termine della partita, decine di tifosi infuriati si sono ritrovati davanti alla sua abitazione a Bamako, cominciando a lanciare sassi e danneggiandogli la casa. A quel punto è intervenuta la polizia lo ha arrestato con l’accusa di frode ed è indagato anche per ciarlataneria. Dopo il fermo, Sinayoko ha provato a difendersi affermando di aver svolto il suo “lavoro spirituale” ma che la decisione finale spetta comunque a Dio. A indagare su quanto accaduto ci sono anche delle unità specializzate in reati informatici, visto che la raccolta di denaro è avvenuta in gran parte attraverso canali digitali. L'articolo “Faccio vincere la coppa al Mali”: stregone arrestato dopo aver rischiato il linciaggio. Aveva raccolto oltre 30mila euro proviene da Il Fatto Quotidiano.
Calcio
Mali
Coppa d'Africa
Coppa d’Africa, è il giorno delle semifinali: tutto il Marocco si ferma per la sfida alla Nigeria, Salah ritrova Mané
Una delle coppe d’Africa più bagnate della storia – impressionanti le immagini della pioggia che ha accompagnato il torneo marocchino dal 21 dicembre a oggi – entra nell’ultimo giro di pista: mercoledì 14 gennaio, le due semifinali, quella dei padroni di casa contro la Nigeria (Rabat, ore 21), preceduta alle 17 a Tangeri da Egitto-Senegal, ci consegneranno i nomi di chi, domenica, si sfiderà per portare a casa il trofeo. Il Marocco aspetta questo giorno dal 1976. L’Egitto, con sette trionfi in testa nell’albo d’oro, è a secco dal 2010. La Nigeria dal 2018. Il Senegal dal 2021. Nel 2023 trionfò la Costa d’Avorio, spazzata via nei quarti dall’Egitto. Marocco-Nigeria fermerà il paese per due ore. Trentotto milioni seguiranno con tutti i mezzi possibili la sfida di Rabat. L’ultima semifinale con i Leoni dell’Atlanta in campo risale a 22 anni fa. Il Marocco ha la miglior difesa (appena 1 gol subito, realizzato dal Mali nella fase a gironi), ma la Nigeria replica con il miglior attacco (14 reti). La nazionale di casa schiera il bomber del torneo: il “madridista” Brahim Diaz, a quota 5. I nigeriani Osimhen e Lookman, nostre conoscenze, hanno realizzato rispettivamente 4 e 3 gol. Il Marocco è trascinato dal paese e da un governo che ha investito notevoli risorse per costruire e ristrutturare gli stadi, sottraendo denaro importante ad altri settori vitali, come ad esempio quello della sanità. La Nigeria, come spesso accaduto in passato, ha regalato titoli per i consueti litigi tra squadra e federazione, argomento – pure qui solita storia – i premi in denaro. Ma stavolta c’è stato qualcosa in più a tormentare le giornate delle Super Aquile, fuori dal mondiale 2026: il plateale litigio in campo che ha avuto per protagonisti Osimhen e Lookman. Argomento di discussione: un – presunto – eccesso di egoismo da parte dell’atalantino, sottolineato dall’ex napoletano con la frase “il calcio è un gioco di squadra”. Marocco e Nigeria si sono affrontate otto volte, con i Leoni dell’Atlante in leggero vantaggio (cinque vittorie a tre). In Coppa d’Africa, questa semifinale è un remake della lontana sfida del 1980, vinta dalla Nigeria 1-0 a Lagos. Il panorama dei giocatori importanti si allarga sul fronte marocchino con Hakimi e il portiere Bounou, mentre, sull’altro versante, il capitano Ndidi (Besiktas), Iwobi (Fulham), l’ex milanista Chukwueze (Fulham) e Adams (Siviglia) sono le altre pedine importanti. Tra gli “italiani” della banda di Augustin Eguaoven, il laziale Dele-Bashiru e il pisano Akinsanmiro. Il difensore Calvin Bansey è nato ad Aosta, ma quando era bambino i genitori si trasferirono in Inghilterra ed è cresciuto nel settore giovanile del Leicester. La partita vale molto per il Marocco e moltissimo per il ct, Walid Regragui. Un ko potrebbe mettere in discussione la sua posizione: “La Nigeria ha buoni giocatori e una panchina profonda, ma la cosa importante è che dobbiamo essere mentalmente forti per non permettere al nostro avversario di respirare. Noi siamo cresciuti di partita in partita e questo mi rassicura. Vogliamo la finale per regalare una gioia al nostro popolo”. Senegal–Egitto vive soprattutto sulla sfida a distanza di illustri ex compagni di squadra di Liverpool, Sadio Mané e Mo Salah. I due attaccanti non ebbero uno splendido rapporto. Gelosie, capricci e accuse di egoismo a Salah da parte di Mané. L’egiziano è in caduta libera a Liverpool. È entrato in rotta di collisione con il tecnico olandese Arne Slot e la sua polemica ha regalato materiale in abbondanza ai giornali. In Coppa d’Africa si è ritrovato, firmando quattro gol. “Per me forse è l’ultima occasione per vincere finalmente questo torneo”. Mo, 33 anni, ha segnato un totale di 11 reti nella fase finale della Coppa d’Africa ed è a quota 4 nel torneo attuale. Mané, 34 anni ad aprile, dopo l’esperienza al Bayern Monaco si è accasato in Arabia Saudita, all’Al Nassr. Non ha brillato in Marocco, ma resta una figura chiave del Senegal. Non dimentica il passato con Salah. “Penso che Mo sia un ragazzo molto simpatico, anche se in campo a volte mi passava la palla e a volte no. Ricordo ancora una partita in cui ero davvero, davvero arrabbiato perché lui non mi passò quasi mai il pallone”, ha detto nel podcast Rio Ferdinand Presents. L’Egitto ha un conto in sospeso con il Senegal. Nel 2021, i Faraoni persero ai rigori la finale della Coppa d’Africa e nel marzo 2022, furono ancora superati al dischetto nello spareggio per la qualificazione al mondiale in Qatar. Il penalty decisivo fu realizzato da Mané, mentre Salah fece cilecca. In rosa, nel Senegal, il quasi ex laziale Dia, mentre, nell’Egitto, spiccano Marmoush, attaccante del Manchester City e Mahmoud Trézéguet, bomber dell’Al Ahly. L'articolo Coppa d’Africa, è il giorno delle semifinali: tutto il Marocco si ferma per la sfida alla Nigeria, Salah ritrova Mané proviene da Il Fatto Quotidiano.
Marocco
Calcio
Egitto
Nigeria
Senegal
Caos Nigeria, Osimhen furioso contro Lookman e ora vuole lasciare la Coppa d’Africa: “Ha già consegnato il suo accredito”
Quattro vittorie su quattro, 12 gol segnati, qualificazione ai quarti di finale ottenuta, coppia gol (Osimhen e Lookman a quota 3) più prolifica della competizione. La Coppa d’Africa della Nigeria sembra andare come meglio non potrebbe. Sembra, perché in realtà ci sono diverse tensioni nello spogliatoio che stanno facendo discutere e non poco. Il riferimento è al litigio tra Victor Osimhen e Ademola Lookman nel corso della sfida contro il Mozambico vinta per 4-0, con l’ex Napoli che ora minaccia di tornare a casa. Sul risultato di 3-0, infatti, la Nigeria ha avuto un’ottima occasione ma Lookman ha deciso di calciare verso la porta invece di metterla in mezzo per Osimhen. Una scelta che ha fatto infuriare l’ex Napoli – autore di una doppietta, di cui un gol su assist proprio di Lookman -, che inquadrato prontamente dalle telecamere ha detto all’esterno dell’Atalanta: “È un gioco di squadra!“. L’attaccante del Galatasaray ha quindi cominciato a passeggiare in campo ed è stato sostituito pochi minuti dopo. Una classica discussione di campo. Animata, ma di campo. Litigi che solitamente finiscono lì. Non è questo il caso, perché Osimhen – secondo quanto riportato da A Bola – è pronto a lasciare la nazionale e tornare a casa. Osimhen pare abbia infatti riconsegnato il suo accredito e dichiarato di aver “chiuso” il suo rapporto con la nazionale nigeriana. Dopo il match è salito da solo sul pullman della squadra, senza parlare con nessuno, e ha poi atteso i suoi compagni impegnati nelle interviste. Il presidente della Federazione calcistica nigeriana, Ibrahim Gusau, ha cercato di calmare Osimhen, ma fin qui pare senza successo. Una situazione che ha inevitabilmente fatto tornare in mente anche un altro episodio simile legato al comportamento del calciatore del Galatasaray: nel 2024 aveva già litigato con il suo allora allenatore, George Finidi, attraverso dei post sui social. Sabato 10 gennaio la Nigeria scenderà in campo per i quarti di finale di Coppa d’Africa contro l’Algeria, ma nel frattempo è impegnata a risolvere una questione importante per l’equilibrio dello spogliatoio, ma anche e soprattutto per far tornare il sereno tra i due giocatori di maggior qualità. L'articolo Caos Nigeria, Osimhen furioso contro Lookman e ora vuole lasciare la Coppa d’Africa: “Ha già consegnato il suo accredito” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Calcio
Nigeria
Coppa d'Africa
Incredibile in Gabon, il ministro dello Sport sospende la nazionale e caccia i giocatori: “Prestazione vergognosa in Coppa d’Africa”
Ha dell’incredibile quanto accaduto in casa della Nazionale di calcio del Gabon dopo l’eliminazione nella fase a gironi in Coppa d’Africa. Il ministro dello Sport Simplice-Désiré Mamboulala ha infatti annunciato di aver sospeso la squadra, licenziato lo staff tecnico e cacciato sia Pierre-Emerick Aubameyang che Bruno Ecuele Manga (due dei giocatori più rappresentativi): un’eliminazione al primo turno del torneo che è stata accolta con sdegno nel paese, con il ministro dello Sport che ha annunciato una serie di sanzioni. Contro la Costa d’Avorio, campione in carica, la nazionale gabonese ha perso 3-2, la terza sconfitta in altrettante partite del girone dopo le prime due perse contro Camerun e Mozambico. “Considerata la vergognosa prestazione dei Panthers, il governo ha deciso di licenziare lo staff tecnico, sospendere la nazionale fino a nuovo ordine e mettere fuori rosa i giocatori Bruno Ecuele Manga e Pierre-Emerick Aubameyang“, ha dichiarato Simplice-Désiré Mamboula in un messaggio trasmesso dalla televisione gabonese. Messaggio e comunicato che in un primo momento erano stati rimossi, ma poi sono riapparsi dopo qualche ora. La prestazione della nazionale alla Coppa d’Africa era stata già oggetto di discussione durante il Consiglio dei ministri di mercoledì sera. “Questo indebolisce una parte della nostra identità nazionale“, ha dichiarato lunedì il presidente Brice Clotaire Oligui Nguema, una dichiarazione ripresa in un comunicato stampa ufficiale diffuso mercoledì sera. “La nazionale evidenzia due problemi principali: la mancanza di metodo e la dispersione delle risorse“, ha spiegato il presidente che ha promesso “decisioni forti e strutturali” per ripristinare rigore, responsabilità e ambizione nella governance dello sport nazionale”. Sui social Pierre-Emerick Aubameyang ha risposto alle critiche. “Penso che i problemi della squadra siano molto più profondi della mia modesta personalità”, ha scritto, rispondendo a qualcuno che gli chiedeva se fosse lui il problema. L’attaccante, che soffriva di un fastidio alla coscia sinistra, aveva saltato l’ultima partita contro la Costa d’Avorio, tornando prima del previsto all’Olympique de Marsiglia, suo club di appartenenza. L'articolo Incredibile in Gabon, il ministro dello Sport sospende la nazionale e caccia i giocatori: “Prestazione vergognosa in Coppa d’Africa” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Calcio
Coppa d'Africa