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“Epstein era strano, ma non sapevo degli abusi”: la difesa di Bill Clinton nei video inediti dell’interrogatorio
I video risalgono al 26 e 27 febbraio, quando dalla loro residenza di Chappaqua, nello Stato di New York, l’ex coppia presidenziale si è sottoposta al fuoco di domande della Commissione a guida repubblicana su Epstein e sulla sua complice Ghislaine Maxwell. Hillary, che ha parlato di “fallimento istituzionale” e manifestato irritazione per il fatto di essere sottoposta all’interrogatorio, ha riconfermato, infastidita, di non essere mai stata sull’isola del finanziere pedofilo, così come in nessuno dei suoi uffici o case. Qualche giorno prima dell’intervento davanti alla Commissione, poi, aveva accusato l’amministrazione del presidente Donald Trump di “insabbiamento” sulla gestione dei documenti relativi al defunto molestatore sessuale, che aveva intessuto una fitta rete trasversale di contatti con uomini di potere, case reali, intellettuali da tutto il mondo, specialmente occidentale. Per parte sua, Bill era alle prese con una deposizione più complessa, visto che nei documenti rilasciati dal Dipartimento di Giustizia erano incluse anche sue foto potenzialmente compromettenti in una vasca idromassaggio, vicino a una ragazza. Facendo un confronto, la postura di marito e moglie durante l’interrogatorio risulta molto diversa: se da una parte Hillary ha gestito il confronto sempre affiancata dai suoi avvocati ma rispondendo in autonomia a tutte le domande, il marito – con le mani tremanti – è stato più volte accompagnato, anticipato o stoppato dai legali seduti al suo fianco, che hanno anche progressivamente controbattuto alla Commissione, come se si trattasse di un vero e proprio dibattito in aula di tribunale. I video di entrambi gli interrogatori durano circa quattro ore e mezza ciascuno. Per la trascrizione integrale, invece, sarà necessario aspettare ancora. > Bill Clinton is smiling while looking back through old Epstein photos & > nodding over memories???? > > His attorney snatches them out of Bill’s hands. pic.twitter.com/JlF0jFUwQm > > — Star S.⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ (@DominguezH31015) March 2, 2026 > This was the most damning moment. > > You can tell Bill knows he’s been exposed and he’s thinking of a way out and > can’t find one. > > Nancy Mace: “Why would Jeffery Epstein say you like them young?” > > Bill Clinton: “It’s just not true, all of it”pic.twitter.com/8ulw5FOyAE > > — C3 (@C_3C_3) March 3, 2026 L’ex presidente Bill Clinton ha detto di essere stato presentato al finanziere pedofilo Jeffrey Epstein dal suo ex segretario al Tesoro Larry Summers. “Mi stava chiamando perché un uomo di nome Jeffrey Epstein, che aveva investito una cifra di diversi milioni di dollari nella ricerca sul cervello, era una persona avida di informazioni e voleva passare un po’ di tempo a parlare con me di economia e politica”, ha raccontato Clinton, facendo luce per la prima volta sull’origine del suo rapporto con Epstein, in base al video pubblicato oggi. “Ha detto di avere questo enorme aereo e che avrebbe portato te, il tuo staff, la tua squadra dei Servizi Segreti, chiunque altro volessi portare nei viaggi, sapendo che stavo progettando di creare una rete globale per fornire farmaci salvavita contro l’Aids al maggior numero possibile di persone, il più rapidamente possibile”, ha detto ancora Clinton, parlando della telefonata con Summers, dimessosi nei giorni scorsi dalla docenza ad Harvard per i fatti emersi dagli Epstein files. La deposizione di Bill Clinton ha segnato la prima volta in cui un ex presidente è stato costretto a testimoniare davanti a una commissione del Congresso. “Ha assistito a qualcosa di insolito con Epstein che le avrebbe fatto credere che fosse inquietante?”, gli è stato chiesto. “No, non l’ho mai visto fare nulla che mi facesse sospettare“, ha risposto Clinton, aggiungendo di aver trovato Epstein “strano”. “Mi sentivo amichevole nei suoi confronti, ma lui era, come ho detto nel mio libro, strano. C’era sempre qualcosa che lo tratteneva. E lui, e io, lo capivamo”, ha proseguito l’ex presidente, riconoscendo una fotografia che lo ritrae con Epstein alla Casa Bianca nel 1993. “Ricordo di averlo incontrato per la prima volta quando sono salito sul suo aereo per il primo viaggio con la mia fondazione, credo nel 2002, o giù di lì”, ha detto Clinton. Alla domanda, con il senno di poi, se ci fossero cose a cui aveva assistito che avrebbero potuto suggerire che Epstein stesse trafficando e abusando di giovani donne e ragazze sessualmente, Clinton, dopo una pausa di qualche secondo, ha risposto: “Non credo. Perché Epstein avrebbe detto una cosa del genere?”. In risposta alle domande dei deputati democratici su una foto che lo ritraeva in piscina con una donna il cui volto era stato oscurato, l’ex presidente degli Stati Uniti ha detto di non conoscere la donna e di non aver avuto rapporti sessuali con lei. Ha ricordato che la foto era stata scattata durante un viaggio in Brunei per attività di beneficenza e che diverse persone del gruppo stavano nuotando. Ha anche affermato di non essere a conoscenza del fatto che la giovane donna che apparentemente lavorava come massaggiatrice e gli aveva fatto un massaggio al collo durante un volo fosse in realtà vittima di abusi sessuali. > Hillary Clinton: You have held zero public hearings, refused to allow the > media to attend them, despite espousing the need for transparency. You have > made little effort to call the people who show up most prominently in the > Epstein files. And when you did, not a single Republican… > pic.twitter.com/A4I63u9AD4 > > — Blue Georgia (@BlueATLGeorgia) March 2, 2026 I legislatori di entrambi i partiti hanno affermato che Clinton ha risposto a tutte le domande postegli e che l’ex presidente ha ampiamente negato ogni illecito. La commissione ha chiesto informazioni sulla presenza del nome di Clinton nei registri di volo dell’aereo di Epstein e sui registri delle visite di Clinton alla Casa Bianca, secondo quanto riferito alla Cnn da due fonti a conoscenza della testimonianza. Clinton ha raccontato spontaneamente agli inquirenti della Camera che l’attuale presidente Donald Trump gli aveva detto, durante un torneo di golf all’inizio degli anni 2000, di aver avuto un litigio con Epstein per un accordo su un terreno, secondo quanto riferito alla Cnn da tre fonti a conoscenza della testimonianza. Trump ha poi affermato di non essere più amico di Epstein, ha ricordato Clinton, secondo le stesse fonti. Nella sua dichiarazione di apertura, Clinton ha affermato che “non importa quante foto gli mostriate”, ciò non avrebbe cambiato la sua affermazione di non aver visto nulla di sbagliato e di non aver fatto nulla di sbagliato. Il giorno prima, Hillary Clinton aveva sottolineato di non aver mai incontrato Epstein né di aver avuto contatti con lui, insistendo di non avere informazioni sulle attività criminali del defunto condannato per reati sessuali. “Non so quante volte ho dovuto dire: ‘Non conoscevo Jeffrey Epstein‘”, ha dichiarato ai giornalisti la scorsa settimana. L'articolo “Epstein era strano, ma non sapevo degli abusi”: la difesa di Bill Clinton nei video inediti dell’interrogatorio proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Caso Epstein, Bill Clinton testimonia al Congresso: “Non ho visto nulla e non so nulla. Le vittime? Meritano di guarire”
Il giorno tanto atteso dai Repubblicani è arrivato: Bill Clinton testimonia davanti alla Commissione di sorveglianza della Camera americana sullo scandalo Epstein. È la prima volta nella storia americana che un ex presidente viene chiamato a fornire la sua versione di fronte al Congresso, un primato che Clinton, così come sua moglie Hillary, ha cercato in ogni modo di evitare ma sul quale, alla fine, ha dovuto cedere. E le prime parole che ha pronunciato sono quelle con le quali si è proclamato totalmente innocente rispetto agli abusi subiti dalle ragazze, ache minorenni, finite nella rete criminale del finanziare pedofilo: “Non ho visto nulla e non ho commesso nulla di male – ha detto -Non avevo idea dei suoi crimini. So quello che ho fatto e ancora più importante quello che non ho fatto. So quello che ho visto e ancora più importante quello che non ho visto”. L’ex presidente Dem si aggrappa al suo passato familiare caratterizzato, dice, da “abusi domestici. Non solo non sarei salito sul suo aereo se avessi avuto la minima idea di cosa stesse facendo, ma lo avrei denunciato io stesso e avrei guidato la richiesta di giustizia per i suoi crimini, non per accordi vantaggiosi”. E ha poi parlato delle vittime: “Non solo meritano giustizia, ma meritano di guarire”. Pezzo in aggiornamento L'articolo Caso Epstein, Bill Clinton testimonia al Congresso: “Non ho visto nulla e non so nulla. Le vittime? Meritano di guarire” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Non ho mai incontrato Epstein, sono inorridita dai suoi crimini”, la testimonianza di Hillary Clinton alla Camera
“Era un individuo atroce, ma non è il solo. Non si tratta di un caso isolato, né di uno scandalo politico. È una piaga globale con un costo umano inimmaginabile”. Hillary Clinton, ex Segretaria di Stato, compare davanti alla Commissione di vigilanza della Camera sul caso Jeffrey Epstein. L’ex first lady, ascoltata nella residenza di famiglia a Chappaqua nello Stato di New York, ha preso nettamente le distanze dal finanziere. “Non ho mai incontrato Epstein e non avevo idea dei suoi crimini. Non sono mai salita sul suo aereo, né ho mai messo piede nella sua casa. Come qualsiasi persona normale, sono inorridita dai suoi crimini”. Venerdì sarà l’ex presidente Bill Clinton a essere chiamato. LA POSIZIONE DI BILL CLINTON Se Hillary Clinton sostiene di non aver mai incontrato Epstein, la posizione dell’ex presidente appare più delicata. Secondo stime riportate dalla stampa americana, Bill Clinton avrebbe viaggiato almeno 16 volte sull’aereo privato del finanziere. Tra i documenti pubblicati in passato è inoltre emersa una fotografia che lo ritrae in compagnia di alcune donne in una jacuzzi. Esistono anche immagini che lo mostrano con Ghislaine Maxwell, collaboratrice e partner di Epstein, attualmente detenuta e condannata a 20 anni per complicità nel traffico sessuale di minorenni. Bill Clinton non è stato accusato di alcun reato nel caso Epstein. Un suo portavoce ha più volte ribadito che l’ex presidente avrebbe interrotto i rapporti con il finanziere prima del suo arresto nel 2019 e di non essere mai stato a conoscenza delle sue attività criminali. LE RICHIESTE DELLE VITTIME E IL FRONTE DEMOCRATICO Le sopravvissute agli abusi di Epstein e i loro legali chiedono chiarezza. “Era connesso ad Epstein, è stato il presidente del nostro Paese, le vittime vogliono capire meglio questo legame”, ha dichiarato alla Cnn l’avvocata Jennifer Plotkin. Una posizione condivisa anche da alcuni democratici, in particolare tra le nuove leve del partito. La deputata Rashida Tlaib ha affermato che “le sopravvissute hanno diritto a trasparenza e giustizia” e che chiunque sia connesso a Epstein e non collabori con le indagini, ì”a prescindere dal partito politico”, dovrebbe essere considerato passibile di oltraggio. LA STRATEGIA LEGALE E IL BRACCIO DI FERRO CON I REPUBBLICANI La sede della deposizione è stata oggetto di una trattativa tra i legali dei Clinton — David Kendall e Cheryl Mills — e il presidente della Commissione di vigilanza, James Comer. L’obiettivo era evitare l’immagine di un ex presidente convocato formalmente al Congresso. Il confronto era arrivato a un passo dall’escalation: Comer aveva avviato la procedura per dichiarare i coniugi Clinton in oltraggio al Congresso, dopo il loro rifiuto di ottemperare a un mandato di comparizione giudicato dai loro avvocati “non valido e non applicabile” perché parte, sostenevano, di un piano politico dei repubblicani. Alla vigilia del voto sulla mozione, che avrebbe potuto aprire la strada a incriminazioni penali, l’ex coppia presidenziale ha accettato di testimoniare. L'articolo “Non ho mai incontrato Epstein, sono inorridita dai suoi crimini”, la testimonianza di Hillary Clinton alla Camera proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Epstein Files, è il giorno della testimonianza di Hillary Clinton. Cadono altre teste, da Harvard al Nebraska
Il terremoto degli Epstein files scuote gli Stati Uniti. Il partito repubblicano, i democratici. Il mondo della politica, della finanza. Le elite. L’ultimo terremoto – dopo l’indagine di Npr secondo cui mancano dai file oltre 50 pagine in cui una minorenne accusava Trump di abusi – sono le dimissioni di Larry Summers, ex segretario al Tesoro Usa, che ha lasciato la sua cattedra ad Harvard. Le accuse nei suoi confronti finora non riguardano reati sessuali, ma il profondo legame personale e professionale con Epstein, mantenuto ancora per anni dopo la condanna del finanziere nel 2008. Dal Nebraska, invece, sempre per la corrispondenza e i vari incontri con Epstein che compaiono nei documenti del Dipartimento di Giustizia, l’ex senatore democratico Bob Kerrey si è dimesso dalla presidenza della start-up Monolith, azienda energetica specializzata nella produzione di idrogeno a basse emissioni e di nerofumo, una sostanza utilizzata negli pneumatici e in altri prodotti in gomma. E oggi è il giorno della deposizione di Hillary Clinton, che precede di 24 ore quella del marito Bill, che compare in diverse foto con Epstein e giovani ragazze. Entrambe le testimonianze avverranno a Chappaqua, nella loro residenza privata nella contea di Westchester, a nord di New York. Il deputato repubblicano James Comer, presidente della Commissione per la Vigilanza e la Riforma del governo, aveva già annunciato all’inizio del mese che le deposizioni, videoregistrate, sarebbero avvenute a porte chiuse e in seguito trascritte e pubblicate. Il filmato dovrebbe essere diffuso in base a un accordo che rimanda a quanto accaduto con le testimonianze di Bill Clinton del 1998, quando l’allora presidente dovette rispondere alla giuria su varie accuse di abusi sessuali. Testimonianze poi rese pubbliche il mese successivo. Peraltro è stato proprio Comer a sollevare la questione di un nipote di Maxwell che ha lavorato per Hillary Clinton , scrive il Nyt, “durante la sua campagna presidenziale del 2008 e poi al Dipartimento di Stato. Ma l’avvocato della signora Clinton – scrive il giornale Usa – ha affermato che la signora Clinton non ha mai saputo che il dipendente, Alexander Djerassi, fosse imparentato con la signora Maxwell”. L’ex presidente e l’ex segretario di Stato hanno sempre negato di aver compiuto illeciti nell’ambito del caso Epstein. Bill Clinton però, tra le altre cose, dovrà rispondere del fatto di aver volato quattro volte sull’aereo privato dell’ex finanziere pedofilo nel 2002 e nel 2003. Le sue foto contenute nei fascicoli pubblicati di recente dal Dipartimento di Giustizia hanno mostrato, poi, l’ex presidente in pose potenzialmente compromettenti, in particolare una in cui si trova in una vasca idromassaggio con lo stesso Epstein e una donna. Hillary, da parte sua, ha affermato di non aver mai incontrato Epstein, ma ha ammesso di aver visto la sua complice, Ghislaine Maxwell, ora in carcere. L’ex segretaria di Stato dovrà quindi dimostrare di non aver in alcun modo messo a rischio la sicurezza nazionale. Per i repubblicani, puntare i riflettori sui Clinton avrebbe l’innegabile vantaggio di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dal rapporto tra Trump e il discusso finanziere. Ma, secondo quanto riporta il New York Times, da alcuni memo interni dell’Fbi emergono colloqui del 2019 con una donna che si era fatta avanti dopo l’arresto del finanziere pedofilo per denunciare sia lui che Trump. Quattro persone sono state interrogate sulla questione, tuttavia nei documenti pubblicati dal dipartimento di Giustizia c’è il riassunto di un solo colloquio nel quale viene accusato solamente Epstein. Intanto Bill Gates, travolto anch’egli dallo scandalo, si è scusato con lo staff della sua fondazione per la sua frequentazione con Epstein, ammettendo di aver commesso “un errore enorme”. “Non ho fatto nulla di illecito – si è però difeso – e non ho visto nulla di illecito”. Anzi “per essere chiari, non ho mai trascorso del tempo con le vittime, le donne che lo circondavano”, ha aggiunto Gates parlando nel corso di un incontro pubblico tenutosi martedì e la cui registrazione è stata esaminata dal Wall Street Journal. Il magnate ha espresso rammarico per il fatto che il suo rapporto con Epstein abbia influenzato il lavoro della sua organizzazione filantropica. In una bozza di email, tra i documenti pubblicati, Epstein aveva scritto di relazioni extraconiugali di Gates, affermando che il legame con il fondatore di Microsoft andava dall’aiutare Bill “a procurarsi droga per affrontare le conseguenze del sesso con ragazze russe”, al facilitare “i suoi incontri illeciti con donne sposate”. Macigni sulla reputazione di Gates. Infine Larry Summers. L'articolo Epstein Files, è il giorno della testimonianza di Hillary Clinton. Cadono altre teste, da Harvard al Nebraska proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Hillary Clinton accusa Trump di “insabbiamento” sugli Epstein files: “Siete lenti, fateli uscire”
“Fate uscire i fascicoli. Stanno procedendo a rilento”. Ha parlato davanti all’annuale Forum Mondiale a Berlino Hillary Clinton, e alla Bbc ha apertamente denunciato la lentezza del Dipartimento di Giustizia nel rilascio degli Epstein files, la sterminata mole di mail, immagini e video che il DOJ guidato da Pam Bondi ha pubblicato online nelle scorse settimane. Tanti gli omissis così come tanti anche i nomi delle vittime che erroneamente non sono stati oscurati. E molto, moltissimo ancora da capire. Hillary Clinton ha accusato l’amministrazione del presidente Donald Trump di “insabbiamento” sulla gestione dei documenti relativi al defunto molestatore sessuale, che aveva intessuto una fitta rete trasversale di contatti con uomini di potere, case reali, intellettuali da tutto il mondo, specialmente occidentale. Alle accuse però la Casa Bianca risponde che, pubblicando i files, i repubblicani hanno fatto “più per le vittime di quanto abbiano mai fatto i Democratici“. Alla domanda se Andrew Mountbatten-Windsor dovesse comparire davanti a una commissione del Congresso, Hillary Clinton ha risposto: “Penso che chiunque venga invitato a testimoniare debba testimoniare”. Loro, i Clinton, lo faranno. Bill Clinton comparirà davanti il 27 febbraio e Hillary il giorno prima. Sarà la prima volta che un ex presidente degli Stati Uniti testimonia davanti a una commissione del Congresso da quando lo fece Gerald Ford nel 1983. Nessuno dei due Clinton è stato accusato di illeciti da parte di sopravvissuti agli abusi di Epstein, ed entrambi hanno negato di essere a conoscenza dei suoi reati sessuali all’epoca. I Clinton hanno chiesto che l’udienza si svolga in pubblico anziché a porte chiuse: “Ci presenteremo, ma pensiamo che sarebbe meglio farlo in pubblico”, ha detto Hillary Clinton alla Bbc. “Non abbiamo nulla da nascondere. Abbiamo chiesto ripetutamente la pubblicazione completa di questi documenti. Pensiamo che la luce del sole sia il miglior disinfettante”. L’ex candidata alla presidenza ha sostenuto che lei e suo marito venivano usati per distogliere l’attenzione da Trump. “Guardate questo oggetto luccicante. Avremo i Clinton, persino Hillary Clinton, che non ha mai incontrato quell’uomo”. L’ex segretario di Stato ha affermato di aver incontrato Ghislaine Maxwell, la complice condannata di Epstein, “in alcune occasioni”. Clinton ha parlato degli Epstein files anche nell’ambito della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, aggiungendo che nei documenti vengono rivelate “informazioni molto preoccupanti e davvero orribili”, augurandosi che vengano prodotte “continue pubblicazioni”, anche per conoscere la condotta dei leader occidentali. Pur sottolineando che la presenza del nome di qualcuno sia nei file non significhi che siano stati commessi reati, Clinton ha dichiarato che le informazioni “devono essere totalmente trasparenti” in modo che le persone possano “non solo vedere cosa contengono, ma anche, se opportuno, chiamare le persone a risponderne”. Per quanto riguarda l’ex coppia presidenziale, Bill Clinton ha ripetutamente negato di aver commesso illeciti legati al finanziere pedofilo. Un suo portavoce ha ripetutamente affermato che l’ex presidente ha interrotto i rapporti con Epstein prima che fosse accusato di favoreggiamento della prostituzione nel 2006, e che non era a conoscenza dei suoi crimini. L'articolo Hillary Clinton accusa Trump di “insabbiamento” sugli Epstein files: “Siete lenti, fateli uscire” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Chi era veramente Jeffrey Epstein e come siamo arrivati ai Files? La storia, i documenti, il caos social e le teorie del complotto
“Manipolatore, ambizioso, magnetico, il diavolo”. Sono tanti gli appellativi usati per definire Jeffrey Epstein da chi lo ha conosciuto e oggi si pente di averlo frequentato. Ma chi era veramente quello che i media chiamano il “faccendiere pedofilo”, colui che sta facendo tremare i potenti della terra? Nato da una famiglia di immigrati ebrei di Brooklyn, New York, il 20 gennaio del 1953, da professore di fisica senza laurea Epstein diventa prima broker, poi dagli anni ’80, un consulente finanziario in grado di tessere una tela fatta di agganci potentissimi con il mondo della politica, dell’università, della finanza, delle banche, con i miliardari globali, il jet set e le famiglie reali europee. LA STORIA GIUDIZIARIA Nel 1996 arriva la prima accusa per violenza sessuale; nel 2007 il patteggiamento davanti a 60 capi d’imputazione raccolti in anni di indagini dei procuratori federali. Nel 2008, la prima condanna per favoreggiamento della prostituzione e prostituzione minorile. I 18 mesi comminati si riducono a 13, con sei giorni a settimana da poter trascorrere negli uffici di Palm Beach. Nel 2011 Virginia Giuffrè, una delle grandi accusatrici di Epstein e della sua fidanzata e complice, Ghislaine Maxwell, passa a una giornalista del Daily Mail alcune informazioni e dettagli sulla sua vita al giogo sessuale del finanziere. E fornisce al tabloid anche la foto che mette al palo un figlio della regina Elisabetta II, l’allora principe Andrea, duca di York. Nel 2018, Julie K. Brown, una reporter del Miami Herald, arriva a raccogliere almeno 80 testimonianze di persone che si consideravano “vittime di abusi sessuali” perpetrati da Jeffrey Epstein e dai suoi “amici”. È grazie a questo report che si riapre il fascicolo presso il tribunale federale che porta al suo arresto nel luglio del 2019 mentre si trova al Toteboro Airport del New Jersey. L’accusa è “traffico di esseri umani a scopo sessuale” e non prevede il pagamento di alcuna cauzione. Le perquisizioni che seguono in tutte le sue residenze, portano alla luce una quantità incredibile di materiale pedopornografico, foto, quadri e lettini da massaggio che poco spazio lasciavano all’immaginazione. Il mattino del 10 agosto del 2019, dopo un precedente tentativo di suicidio dimostrato da alcune ferite riportate sul suo corpo, Jeffrey Epstein viene trovato morto, impiccato nella sua cella. LA RETE DI EPSTEIN La rete tentacolare di relazioni intessute durante la sua scalata al successo economico e il controllo delle dinamiche politiche e finanziarie dei paesi che contano, hanno trasformato Epstein in un ventilatore che oggi soffia fango in ogni direzione, ad ogni latitudine, mietendo vittime illustri, soprattutto nel Regno Unito, mentre l’America sembra immobile pur avendo di fronte una lunga sfilza di nomi illustri legati a Jeffrey Epstein. Ciò che è stato chiarito è che Epstein non agiva da solo e soprattutto era molto attento a catalogare tutto quello che accadeva attraverso la raccolta scrupolosa di e-mail, foto e video accuratamente conservati. La sua complice più famosa ha il volto di una ricca ereditiera inglese di origine ebraica: Ghislaine Maxwell. Nota come la sua fidanzata, la donna oggi sconta una pena di 20 anni in carcere dove è reclusa dal 2022. L’accusa per lei è stata quella di reclutamento di minorenni e partecipazione ad abusi. IL TRAFFICO DI RAGAZZE, LE “TRAPPOLE AL MIELE”, I SERVIZI SEGRETI Il traffico e lo sfruttamento sessuale delle minori da parte di Epstein vedevano il coinvolgimento di complici discreti, selezionati tra aristocratici senza scrupoli, faccendieri, persone (anche donne) affermate con un’agenda ricca di nomi importanti e agenzie per modelle. Tutte le feste, gli incontri, i “massaggi”, avvenivano lontano da occhi indiscreti, nella villa El Brillo di Palm Beach dalle pareti rosa, allo Zorro ranch in New Messico, sulle due isole private alle Isole Vergini, nei lussuosi appartamenti di Manhattan e Parigi. Persino sul suo jet privato, Lolita. Le ragazze più intraprendenti entravano a far parte della “piovra” diventando a loro volta reclutartici, così come gli ospiti più “coinvolti” o “disinvolti” venivano impiegati per portarle in luoghi esclusivi, come i palazzi reali inglesi, spesso citati nei files perchè diventati merce di scambio per accontentare le velleità sia delle giovani che degli amici di Epstein, che sognavano di visitare luoghi inaccessibili. Donne usate come trappole per mettere le vittime del faccendiere in situazioni imbarazzanti da immortalare, così da poter poi battere cassa in cambio del silenzio. Alcune interviste apparse sui quotidiani inglesi avrebbero parlato di una operazione altrimenti detta “trappola al miele” fatta per conto dei servizi russi del KGB, ma anche di quelli israeliani. Nei Files pubblicati dal Dipartimento di Giustizia americano, figurerebbero 9629 menzioni della parola Russia, 1056 di Vladimir Putin. Altri documenti dimostrerebbero come l’FBI ritenesse Epstein “una spia del Mossad”, un uomo addestrato da Ehud Barak, l’ex primo ministro israeliano. GLI EPSTEIN FILES Dopo una attesa di settimane dallo scadere dell’Epstein Files Tranparency Art, firmato dal presidente Donald Trump in novembre e diventato legge, tutti i documenti raccolti e legati alla figura e alle attività di Jeffrey Epstein sono stati pubblicati e sono disponibili sul sito del Dipartimento di Giustizia americano. 3 milioni di documenti scritti, 2000 video e 180.000 immagini hanno superato la “redazione”, ovvero la cancellazione degli aspetti più sensibili, in ottemperanza al rispetto della privacy delle vittime, delle indagini ancora aperte, della sicurezza nazionale. Da quel momento è partita la caccia ai nomi eccellenti e alle foto più compromettenti. Tra questi figurano già due presidenti americani, Bill Clinton e Donald Trump. Il primo è ritratto in diverse foto, sicuramente imbarazzati ma non necessariamente compromettenti, il secondo, che nel 2002 definiva Epstein “un grande amico da 15 anni”, nega ogni coinvolgimento sebbene risulterebbe che abbiano volato insieme più volte sul jet privato di Epstein e che fosse il primo datore di lavoro di Virginia Giuffrè, guardarobiera presso la villa di Mar a Lago. I NOMI E COSA SIGNIFICA ESSERE NEGLI EPSTEIN FILES Apparire nei documenti non significa automaticamente avere commesso dei reati. Per alcuni, ci saranno interrogativi morali e di opportunità etica dei quali rispondere. Molti dei personaggi menzionati hanno già ampiamente smentito ogni coinvolgimento con gli illeciti promossi da Epstein. Il nome del presidente americano Donald Trump fa rumore, è citato centinaia di volte, ma nessun capo di imputazione è stato finora emesso nei suoi confronti. Bill Gates ha smentito ogni accusa, compresa quella di aver contagiato la moglie con una malattia sessualmente trasmissibile e di aver incontrato le “ragazze di Epstein”. Accuse derubricate come “tutte completamente false”. Elon Musk avrebbe intrattenuto una corrispondenza con Epstein su possibili viaggi sulla sua isola privata per partecipare a “party selvaggi”, ma il diretto interessato su X ha chiarito che quei contenuti erano “diffamatori”. Andrea Windsor-Mountbatten è la vittima più illustre con la ex moglie Sarah Ferguson ed insieme all’ex ambasciatore britannico inglese a Washington, destituito di ogni incarico dal governo di Keir Starmer. L’ex principe è stato accusato direttamente dalla testimonianza di Virginia Giuffrè con la quale raggiunse un accordo extragiudiziale milionario nel 2002, mentre il diplomatico avrebbe trasferito ad Epstein informazioni sensibili e riservate del governo per le quali ora rischia di cadere anche l’intero esecutivo. E poi ci sarebbero i nomi del miliardario Richard Branson, Michael Jackson, Steve Bannon, la principessa di Svezia e quella di Norvegia, Brett Ratner (il regista del documentario di Melania Trump), il co fondatore di Google Sergey Brin, Vladimir Putin, Ehud Barak, Noam Chomsky, Woody Allen, Kevin Spacey, David Copperfield, Mick Jagger, Naomi Campbell, Stephen Hawking. IL CAOS SOCIAL E LE TEORIE DEL COMPLOTTO Essere citati nei files non costituisce, finora, alcun reato, non è una incriminazione, nè tantomeno rappresenta una prova di eventuale complicità nelle attività illecite di Epstein. Quello che si evidenzia sono le relazioni sociali di Epstein. Eppure i social media hanno dato il via libera a pseudo filoni di inchiesta paralleli e privi di fondamento, hanno dato spazio a teorie fantasiose e manipolato immagini come quelle (fake) che hanno visto ingiustamente coinvolto il sindaco di New York, Zohran Mamdani. Il Dipartimento di Giustizia ha anche dovuto rimettere mano ai file per operare una più attenta selezione di ciò che poteva essere pubblicato, dopo che molte vittime si erano viste esposte ingiustamente. Ciò nonostante, la macchina del fango ha acceso i suoi motori generando caos e disinformazione, così come immagini frutto solo del lavoro dell’AI. Finora ciò che fa fede sono le indagini della polizia britannica sul conto e sulle azioni dell’ex diplomatico Peter Mandelson, per cui si potrebbe profilare un reato ai danni della Pubblica Amministrazione come la rivelazione di segreti di ufficio e per effetto del quale il governo di Keir Starmer potrebbe avere le ore contate. L'articolo Chi era veramente Jeffrey Epstein e come siamo arrivati ai Files? La storia, i documenti, il caos social e le teorie del complotto proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Bill e Hillary Clinton testimoniano sul caso Epstein: ecco i punti che il Congresso chiede di chiarire
Lord Mendelson, Bill Gates, Sarah Ferguson. E molti altri. Anche l’ultimo rilascio degli Epstein files da parte del Dipartimento di Giustizia ha scosso il mondo della politica, case reali, personaggi del jet set. Senza dimenticare che ha omesso di tutelare alcune vittime – incluse minorenni all’epoca dei fatti – delle quali sono stati pubblicati nomi, foto e video in cui si trovavano nude. Ora anche il nome di Bill Clinton rientra nello scandalo: a quasi trent’anni dal caso Lewinsky – dopo un scontro che va avanti da mesi col presidente della commissione di vigilanza della Camera, James Comer – Bill e Hillary hanno deciso di testimoniare davanti al Congresso. E questa volta le conseguenze della stretta amicizia con il finanziere pedofilo potrebbero essere perfino più gravi per l’ex presidente. Il rischio era troppo grande: l’accusa di oltraggio al Congresso, punibile con un anno di carcere o una multa di 100mila dollari. Oltre all’enorme macchia su una reputazione già messa a dura prova nel 1998 e ora più che mai traballante dopo la pubblicazione degli ultimi documenti sul caso. Files che hanno rivelato maggiori dettagli sui legami tra Epstein e Bill Clinton. Le deposizioni si svolgeranno il 26, l’ex segretaria di Stato, e il 27 febbraio, l’ex commander-in-chief. Sarà la prima volta che un ex presidente americano testimonierà davanti a una commissione del Congresso dai tempi di Gerald Ford nel 1983. I repubblicani vogliono che la testimonianza non abbia limiti di tempo e che sia registrata in audio e in video. Pare che i Clinton abbiano accettato tutte le condizioni ponendone solo una: che i colloqui siano pubblici, per evitare che i repubblicani possano strumentalizzare le loro dichiarazioni. L’ex inquilino della Casa Bianca al momento non è accusato di nessun reato. Peraltro Hillary ha dichiarato di non aver mai parlato né incontrato Epstein. Ma la commissione guidata dai repubblicani chiede maggiore chiarezza su una serie di punti. Oltre alle foto imbarazzanti che ritraggono Clinton in situazioni sconvenienti con ragazze molto giovani, c’è la circostanza che quando era presidente Epstein ha visitato il numero 1600 di Pennsylvania Avenue ben 17 volte. Ci sono poi i registri del jet privato del finanziere che mostrano che Bill ha effettuato quattro voli internazionali nel 2002 e nel 2003. Poco dopo l’arresto di Epstein con l’accusa di traffico sessuale nel luglio 2019, il portavoce di Clinton confermò che l’ex presidente aveva viaggiato a bordo dell’aereo ma solo per viaggi legati alla sua fondazione. La posizione dell’ex presidente si è complicata poi dopo la recente pubblicazione da parte del dipartimento di Giustizia di milioni di pagine di documenti e immagini sul caso. In questi mesi di braccio di ferro con il Grand Old Party l’ex presidente e l’ex segretaria di Stato hanno sostenuto di aver già fornito tutte le “poche informazioni” in loro possesso sul pedofilo morto suicida in carcere, accusando la commissione di “voler mettere in imbarazzo gli avversari politici su ordine di Donald Trump”. L’avvocato della coppia, Angel Ureña, ha sottolineato su X che i Clinton “hanno negoziato in buona fede”: “Voi no. Hanno detto sotto giuramento ciò che sanno ma a voi non importa”, ha attaccato il legale, che sabato aveva giocato l’ultima carta per evitare la deposizione proponendo invece un’intervista di quattro ore a Bill Clinton e una deposizione scritta per Hillary. Ma Comer aveva bocciato l’idea, spiegando di temere che l’ex presidente possa eludere le domande e far trascorrere il tempo senza fornire risposte concrete. L'articolo Bill e Hillary Clinton testimoniano sul caso Epstein: ecco i punti che il Congresso chiede di chiarire proviene da Il Fatto Quotidiano.
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I Clinton ora accettano di testimoniare alla Camera sul caso Epstein. Ma il presidente della Commissione rifiuta
Bill e Hillary Clinton si sono detti pronti a testimoniare alla Camera nel caso Epstein. Ma il deputato James Comer, presidente repubblicano della Commissione di vigilanza, ha respinto la loro offerta, arrivata alla vigilia del voto della House sulla possibilità di incriminarli per oltraggio al Congresso. Lo scrive il New York Times. Per mesi, i due si sono mostrati irremovibili nel rifiutarsi di ottemperare alle citazioni a comparire emesse dalla commissione a maggioranza repubblicana, definendole non valide e legalmente inapplicabili, e parte di un complotto per colpirli in quanto avversari politici del presidente Trump. Avevano promesso di opporsi a Comer su questo punto a oltranza. Ma, dopo che alcuni democratici si sono uniti ai repubblicani nella Commissione di vigilanza della Camera per raccomandare l’incriminazione per oltraggio al Congresso, un passo straordinario che avrebbe portato al deferimento al Dipartimento di Giustizia per un eventuale processo, la coppia sembra aver ceduto. In una lettera a Comer, ottenuta dal Nyt, i loro avvocati hanno affermato che Clinton avrebbe accettato di sottoporsi a un’intervista trascritta di quattro ore con l’intera commissione, qualcosa che in precedenza aveva definito una richiesta inappropriata e senza precedenti per un ex presidente. Gli avvocati hanno chiesto invece che a Hillary Clinton, la quale ha dichiarato di non aver mai incontrato né parlato con Epstein, fosse consentito di rilasciare una dichiarazione giurata anziché testimoniare. Hanno però aggiunto che anche lei si sarebbe sottoposta a un’intervista di persona, se la commissione avesse insistito, “con gli opportuni aggiustamenti data la scarsità di informazioni che ha da offrire in merito”. Oggi Comer ha respinto categoricamente l’offerta, definendola “irragionevole” e sostenendo che quattro ore di testimonianza da parte di Clinton sono insufficienti, dato che si tratta di una “persona loquace” che potrebbe cercare di far scadere i tempi. “Il desiderio dei vostri clienti di ricevere un trattamento speciale è frustrante e un affronto al desiderio di trasparenza del popolo americano”, ha scritto Comer in una lettera agli avvocati dei Clinton lunedì. L'articolo I Clinton ora accettano di testimoniare alla Camera sul caso Epstein. Ma il presidente della Commissione rifiuta proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Epstein files, la Camera accusa i Clinton di oltraggio al Congresso per il rifiuto a testimoniare: aperto un procedimento
La Commissione di Vigilanza della Camera dei rappresentanti Usa ha aperto un procedimento per oltraggio al Congresso contro l’ex presidente Bill Clinton e sua moglie Hillary, candidata alla Casa Bianca per i Democratici nel 2016. L’iniziativa della commissione, guidata dai Repubblicani, nasce dopo il rifiuto dei Clinton a testimoniare sul caso di Jeffrey Epstein (il finanziere pedofilo morto in carcere nel 2019) ed è il primo passo verso una possibile incriminazione penale da parte dal Dipartimento di Giustizia: il reato comporta una multa fino a centomila dollari e nei casi più gravi può prevedere anche una condanna fino a un anno di reclusione. Lo scontro tra i Clinton e il presidente della commissione, il repubblicano James Comer, va avanti da diversi mesi. Negli Epstein Files pubblicati a dicembre dalla Casa Bianca, infatti, erano presenti alcune foto di Bill Clinton, insieme a quelle di molte altre personalità di potere americane e non solo. Comer aveva minacciato di incriminare i due dopo il rifiuto a testimoniare di qualche settimana fa, giustificato con una lettera aperta in cui la coppia dichiarava: “Siamo certi che qualsiasi persona ragionevole, all’interno o fuori dal Congresso, si renderà conto che state cercando di punire chi ritenete un nemico e proteggere chi ritenete amici”. L’antica amicizia tra Epstein e Trump è ben nota, ma i documenti desecretati hanno allargato il campo dei rapporti del finanziere a personalità distanti dal tycoon, che così ha potuto definire i suoi amici “tutti democratici“. Né l’attuale presidente né i Clinton sono accusati di alcun reato. La richiesta ufficiale dei repubblicani è di “chiarezza” riguardo alle foto dell’ex leader dem con alcune ragazze molto giovani e alle visite – 17, in totale – di Epstein alla Casa Bianca durante il suo mandato. Ai giornalisti fuori dalla commissione Comer aveva dichiarato di avere “solo delle domande”, sottolineando che i democratici “hanno votato insieme ai repubblicani per chiamarlo a testimoniare. Non sono al di sopra della legge. Abbiamo emesso le citazioni in giudizio in buona fede“, ha dichiarato il presidente. “Abbiamo collaborato con loro per cinque mesi e ora il tempo è scaduto“. I Clinton ritengono le citazioni a comparire illegittime e giurano di non essere a conoscenza degli abusi di Epstein, affermando di voler collaborare con la Commissione attraverso dichiarazioni scritte. L'articolo Epstein files, la Camera accusa i Clinton di oltraggio al Congresso per il rifiuto a testimoniare: aperto un procedimento proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Caso Epstein, Bill e Hillary Clinton si rifiutano di testimoniare: “Volete solo punire il nemico e metterci in imbarazzo”
Bill Clinton e sua moglie Hillary non testimoniano sul caso Epstein. L’ex presidente degli Stati Uniti – ritratto in varie fotografie con il finanziere pedofilo suicida in carcere nel 2019 – e l’ex first lady si sono rifiutati di deporre davanti alla commissione di Vigilanza della Camera, sfidando il presidente della commissione, il repubblicano James Comer ad incriminarli per oltraggio al Congresso. “Ogni persona deve decidere quando ha visto o sopportato abbastanza ed è pronta a combattere per questo Paese, i suoi principi e la sua gente, a prescindere dalle conseguenze. Per noi, ora è arrivato quel momento”, hanno scritto i Clinton in una lunga lettera a Comer, ottenuta dal New York Times. “Siamo certi che qualsiasi persona ragionevole, all’interno o fuori dal Congresso, si renderà conto che state cercando di punire chi ritenete un nemico e proteggere chi ritenete amici”, scrive l’ex coppia presidenziale. Il repubblicano ha ripetutamente minacciato di incriminare i Clinton per oltraggio al Congresso se non si fossero presentati per deporre a porte chiuse. Dopo un lungo braccio di ferro, Comer aveva fissato per oggi la scadenza per la comparizione dell’ex presidente e per domani quella dell’ex segretario di Stato nell’ambito dell’inchiesta della commissione, a guida repubblicana, sulla gestione da parte del governo federale dei casi di traffico sessuale legati a Epstein e alla sua complice Ghislaine Maxwell. Ma poche ore prima della scadenza, i Clinton hanno chiarito di non avere alcuna intenzione di presentarsi a Capitol Hill, affermando che le citazioni sono a loro giudizio “non valide e legalmente inapplicabili“. Nella lettera, i Clinton hanno osservato di avere già fornito alla commissione dichiarazioni giurate simili a quelle fornite da altri ex funzionari citati e poi esonerati dal testimoniare in presenza e sostengono di non essere a conoscenza di informazioni rilevanti per l’indagine. L’ex presidente e sua moglie ora si aspettano che saranno pubblicato foto “irrilevanti risalenti a decenni fa nella speranza di metterci in imbarazzo“. Come previsto Comer ha annunciato che la prossima settimana avvierà un procedimento per oltraggio al Congresso contro l’ex presidente e ha minacciato di avviare un analogo procedimento contro l’ex segretaria di Stato, se non si presenterà davanti alla commissione mercoledì, come richiesto. “Nessuno accusa Bill Clinton di alcun illecito. Abbiamo solo delle domande, ed è per questo che i democratici hanno votato insieme ai repubblicani per chimarlo a testimoniare”, ha dichiarato ai giornalisti fuori dalla sala della commissione. L’accusa di oltraggio comporta una multa fino a 100.000 dollari e il carcere fino a 12 mesi. L'articolo Caso Epstein, Bill e Hillary Clinton si rifiutano di testimoniare: “Volete solo punire il nemico e metterci in imbarazzo” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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