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E’ durata poco l’euforia della Lega: nel nome del decreto per l’Ucraina gli aiuti tornano “militari”
E’ durata poco l’euforia della Lega. Alla fine il decreto Ucraina presenta l’aggettivo “militari” accanto alla parola “aiuti”. Il provvedimento è stato approvato dal consiglio dei ministri di fine anno. Il titolo del provvedimento, in capo alla presidenza del Consiglio e dei ministeri degli Esteri e della Difesa, reca la dicitura “Disposizioni urgenti per la proroga dell’autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell’Ucraina, per il rinnovo dei permessi di soggiorno in possesso di cittadini ucraini, nonché per la sicurezza dei giornalisti freelance”. Poco prima Claudio Borghi, senatore del Carroccio, aveva esultato per la vittoria sulla cancellazione di quel “militari“: “Un lavoro eccellente. Massimo compromesso ottenibile stanti i rapporti di forza. Bravissimo Matteo Salvini e tutta la squadra”. “Questo è fare politica. Si cercano compromessi ma tutti devono sapere che non si possono superare certe linee rosse – aveva scritto ancora Borghi -. La differenza con Draghi sta tutta qui: lui le nostre linee rosse le faceva monitorare dai suoi scherani dando poi ordine di calpestarle tutte. Se cambia il titolo è perché cambia anche il contenuto… e se prioritariamente invece di armi offensive verranno inviate attrezzature sanitarie e di aiuto alla difesa della popolazione civile mi pare un discreto passo avanti”. Però poi la parola “militari” è tornata, forse non se n’è mai andata, e il decreto ha ottenuto il via libera della riunione di governo. “Voi capite la pazienza che ci vuole e che ci è voluta? – si sfoga Borghi sui social – Diciamo che a qualcuno a quanto pare difetta lo stile che, anche nelle trattative, (e nella vita) non è una qualità trascurabile. Per quanto mi riguarda comunque possono anche chiamarlo Gino, basta che non cambi il testo”. In attesa di capire se il testo è rimasto invariato o è cambiato pure quello nel Pd è Filippo Sensi che parla di “balletto osceno” nel titolo di un “decreto penoso“. “A dispetto dei tentativi della Lega e del suo senatore Borghi di far credere il contrario, quello di cui si parla in questi giorni è a tutti gli effetti un decreto di aiuti militari, e non ‘anche militari” aggiunge Raffaella Paita, capogruppo di Italia Viva al Senato. L'articolo E’ durata poco l’euforia della Lega: nel nome del decreto per l’Ucraina gli aiuti tornano “militari” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“In Russia i tuoi post sarebbero impossibili”. Botta e risposta tra Crosetto e il leghista Borghi
Il leghista fa una battuta, con riferimento implicito alla questione delle armi all’Ucraina. Il ministro della Difesa non la prende bene e replica punto su punto. Nuovo botta e risposta tra Guido Crosetto e un esponente del Carroccio per la questione delle forniture difensive al paese di Volodymyr Zelensky. A provocarlo il post su X di Claudio Borghi, senatore della Lega: “Ma se per caso gli Usa attaccassero il Venezuela che facciamo? Mandiamo 12 pacchetti di armi a Maduro?”. Chiaro riferimento agli aiuti forniti a Kiev, che nei giorni scorsi hanno contrapposto Matteo Salvini ad Antonio Tajani e Crosetto. E proprio il ministro della Difesa replica a Borghi: “No, puoi stare tranquillo Claudio, anche perché non hanno mai invaso una nazione per occuparne stabilmente il territorio con la scusa che alcuni parlassero inglese. É solo una tra le tante differenze con la Russia. Un’altra è il fatto che post come i tuoi, fatti in Russia in dissenso da Putin, non sarebbero possibili mentre in Usa, come in Italia, sono benvenuti anche quando dicono cose diverse ed anche opposte. Forse, come sostengono alcuni, questo consente alle varie autocrazie di avere più efficienza rispetto alle democrazie ma io mi ostinerò a difendere il diritto di Claudio Borghi, e migliaia di altri che la pensano diversamente da me su tutto, di dire tutto ciò che gli passa in testa, sempre”. https://x.com/GuidoCrosetto/status/1990010534691733615?s=20 Quello tra Crosetto e Borghi è solo l’ultimo episodio che racconta di una spaccatura all’interno del governo sulla questione del sostegno militare all’Ucraina. Dopo l’esplosione dell’‘inchiesta sulla corruzione a Kiev che coinvolge l’ex socio e stretto alleato del presidente Zelensky e anche l’ex vicepremier ucraino, Salvini ha tirato il freno. “Mi sembra che stiano emergendo gli scandali legati alla corruzione, poi coinvolgono il governo ucraino, quindi non vorrei che con quei soldi dei lavoratori, dei pensionati italiani si andasse ad alimentare ulteriore corruzione“, ha detto il vicepremier. Una posizione ribadita ancora oggi, quando Salvini è stato chiamato a commentare indiscrezioni su un possibile decreto “trimestrale” – dunque a scadenza – per il piano di supporto militare all’Ucraina. “”Io non commento le fantasie di qualche giornale, commento la realtà – ha detto il ministro delle Infrastrutture – Noi abbiamo sempre sostenuto l’Ucraina con ogni tipo di intervento sociale economico e militare, questo è fuori discussione. Le notizie che stanno emergendo in queste settimane sui giornali di tutto il mondo e che provengono da Kiev con dimissioni di ministri e ville all’estero, bagni in oro e giri di prostituzione, conti su banche straniere, ci spingono a capire meglio dove stanno andando i soldi degli italiani. I soldi degli europei sono usati bene se sono usati per difendere le donne e i bambini, un conto invece è che alimentino i conti correnti all’estero degli amici di Zelensky. Semplicemente chiediamo chiarezza”. L'articolo “In Russia i tuoi post sarebbero impossibili”. Botta e risposta tra Crosetto e il leghista Borghi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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