A Kiev, le temperature sono crollate a 20 gradi Celsius sotto lo zero. Il gelo
ucraino ha avuto un impatto significativo anche sui cigni. Come si vede in
alcuni video pubblicati da Reuters, centinaia di volatili sono rimasti
intrappolati nelle acque ghiacciate del fiume Dnepr. Le correnti deboli non
aiutano gli uccelli, che negli ultimi anni si sono rifugiati nella zona in cui
gli abitanti portano il cibo. Come raccontato dai cittadini alla testata
giornalistica, i cigni, nonostante la guerra, continuano ad aumentare e non si
sono mai visti così tanti esemplari durante l’inverno.
Non essendo abituati a volare per lunghe distanze, i cigni hanno optato per una
soluzione “comoda”, ossia restare nelle acque del fiume Dnepr davanti alla città
di Kiev e attendere che le persone gettino loro del cibo. Come si vede dalle
immagini, i cigni lottano per la sopravvivenza con le papere, abituate a vivere
nel fiume. Il gelo ha cambiato così la fauna locale, con una quantità di cigni
mai vista finora.
> Temperatures plunging as low as minus 4 degrees Fahrenheit (minus 20 degrees
> Celsius) have left dozens of swans gathered in a shrinking patch of open water
> on the Dnieper River in Kyiv, Ukraine, drawing concerned residents to the
> frozen shoreline with food. pic.twitter.com/Z0xHtNlgNT
>
> — NTD News (@NTDNews) February 3, 2026
L'articolo Il freddo di Kiev colpisce anche i cigni: restano intrappolati nelle
gelide acque del fiume Dnepr – IL VIDEO proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Ucraina
Ad Abu Dhabi, negli Emirati arabi, è iniziato il nuovo round di negoziati tra
Ucraina, Russia e Usa. Ne ha dato notizia su X Rustem Umerov, segretario del
Consiglio di Sicurezza nazionale e Difesa di Kiev, precisando che “il processo
negoziale è iniziato in formato trilaterale“, ovvero con i rappresentanti delle
tre delegazioni riuniti nella stessa stanza. “Poi – ha aggiunto – il lavoro in
gruppi separati” su temi specifici.
Le questioni principali sul tavolo restano due: i territori che Mosca ha
conquistato quasi per intero sul campo di battaglia e che vorrebbe fossero
riconosciuti come suoi nella loro totalità e la presenza di truppe occidentali
in territorio ucraino dopo la firma di un eventuale cessate il fuoco, cosa che
Mosca non accetta. “Fin quando il regime di Kiev non avrà preso le decisioni
appropriate, proseguirà l’operazione militare speciale”, ha detto il portavoce
del Cremlino, Dmitri Peskov.
Kiev cercherà di comprendere le “vere intenzioni” di Mosca e Washington, ha
detto il portavoce del ministero degli Esteri ucraino, Heorhii Tykhyi,
sottolineando che i colloqui nella capitale degli Emirati si concentreranno
principalmente su questioni militari e politico-militari. Secondo il portavoce,
i massicci attacchi della Russia contro le infrastrutture energetiche
dell’Ucraina ostacolano il buon esito dei negoziati.
Lunedì Zelensky aveva incontrato il team dei negoziatori del quale oltre a
Umerov fanno parte Kyrylo Budanov, Sergiy Kyslytsya, Andrii Hnatov e Oleksandr
Bevz. Se quel giorno il presidente aveva detto che “l’Ucraina è pronta a
compiere passi concreti”, parole interpretate da molti come un’apertura verso
possibili concessioni, dopo i bombardamenti russi sembra aver arroccato la
propria posizione. I russi, ha detto martedì, “hanno infranto la promessa” fatta
a Donald Trump “di astenersi dagli attacchi contro l’energia e le infrastrutture
durante le riunioni dei nostri team negoziali”. I russi, ha aggiunto,
“continuano a scommettere sulla guerra e sulla distruzione dell’Ucraina, e non
prendono sul serio la diplomazia. Il lavoro del nostro team negoziale verrà
adattato di conseguenza“.
Nel frattempo i bombardamenti non si fermano. Nel mirino dei russi è tornata
Odessa, nuovamente attaccata da raid che hanno causato danni alle infrastrutture
civili e industriali. Missili russi hanno colpito per la seconda notte
consecutiva anche Kharkiv e due persone sono state uccise in un attacco di droni
nella regione di Dnipropetrovsk.
L'articolo Ucraina, iniziato ad Abu Dhabi il nuovo round di negoziati con Russia
e Usa. Mosca: “Attaccheremo finché Kiev non prenderà le decisioni giuste”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
La Russia è tornata a colpire Kiev e le infrastrutture energetiche dell’Ucraina,
dopo la “tregua” annunciata venerdì da Donald Trump. Nella notte una serie di
potenti esplosioni ha scosso la capitale, inizialmente colpita da diversi sciami
di droni ai quali poi si sono aggiunti missili balistici provenienti dalla
regione di Bryansk. “Il risultato di questi attacchi è che più di 1.100 edifici
residenziali sono rimasti senza riscaldamento” con temperature che sfiorano i
-20 °C, ha dichiarato il ministro dello Sviluppo Oleksiy Kuleba sul social
network X, accusando la Russia di attaccare “le abitazioni, il riscaldamento e
le condizioni di vita di base dei civili” in tutto il Paese.
Attacchi con missili e droni sono stati segnalati anche a Kharkiv, nel nord-est
del paese,. Il governatore della regione di Dnipropetrovsk ha riferito che anche
quest’area è sotto attacco, con la difesa aerea in azione nella vicina regione
di Zaporizhzhia. All’alba, la città è stata ripetutamente colpita da missili
balistici. Le esplosioni dei razzi sono continuate per diverse ore. “Il
bombardamento di Kharkiv continua da più di tre ore”, ha detto il sindaco Igor
Terekhov, secondo il quale i russi stanno colpendo in modo mirato le
infrastrutture energetiche per causare il massimo danno possibile e lasciare la
città senza riscaldamento in pieno inverno. Al momento i bombardamenti hanno
costretto a svuotare le tubature, lasciando 820 case senza riscaldamento.
Anche Mosca denuncia i raid del nemico. Nell’ultima settimana 12 civili russi,
tra cui un bambino di sei anni, sono stati uccisi e oltre 60 sono rimasti feriti
in seguito ad attacchi attribuiti alle Forze armate ucraine, ha dichiarato
all’agenzia Tass Rodion Miroshnik, ambasciatore del ministero degli Esteri russo
incaricato per i crimini di Kiev.
Allo stesso tempo le autorità russe annunciano avanzamenti lungo il fronte. I
militari ucraini starebbero abbandonando in modo precipitoso le loro posizioni
nel distretto di Krasnopolsky, nell’oblast di Sumy. “Le difese delle Forze
armate ucraine stanno letteralmente cedendo, il personale fugge abbandonando le
proprie armi”, ha dichiarato una fonte delle forze di sicurezza all’agenzia
Tass. Nella zona opera il gruppo russo “Nord”. Secondo il ministero della Difesa
russo, nelle ultime 24 ore le forze ucraine avrebbero subito perdite fino a 250
soldati.
L'articolo Ucraina, “tregua” finita: raid su Kiev e infrastrutture energetiche.
“Oltre 1.100 edifici senza riscaldamento con -20 gradi” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Un drone russo ha colpito un pullman a Pavlograd, nella regione centro-orientale
ucraina di Dnipropetrovsk, causando la morte di almeno 15 persone e il ferimento
di altre sette. A renderlo noto è stato il governatore locale, Oleksandr Ganzha.
L’attacco ha preso di mira un autobus che trasportava minatori della Dtek che
tornavano a casa dopo il turno di lavoro. Lo ha confermato l’azienda in un post
su Telegram.
Non è stato l’unico raid delle ultime ore. Nella notte tra sabato e domenica, la
Russia ha lanciato 90 droni, 14 dei quali hanno colpito 9 località, secondo
quanto riferito dall’aeronautica militare di Kiev. Una donna e un uomo sono
rimasti uccisi a Dnipro. Tre donne sono state ferite da droni che hanno colpito
il reparto maternità di un ospedale a Zaporizhzhia, nel sud dell’Ucraina. Il
raid ha anche provocato un incendio nella reception del reparto di ginecologia,
poi domato. Le forze armate russe hanno colpito anche il centro di Kherson, nel
sud del paese, ferendo gravemente una donna di 59 anni, secondo
l’amministrazione militare municipale.
L’attacco al bus è avvenuto nel giorno in cui è scaduta la tregua temporanea dei
bombardamenti sulle infrastrutture energetiche, una pausa fragile e controversa
che aveva acceso, per pochi giorni, le speranze di un allentamento della
pressione militare russa. Nei giorni scorsi Donald Trump aveva dichiarato di
aver chiesto personalmente a Vladimir Putin di fermare i bombardamenti su Kiev e
su altre città ucraine a causa di un’ondata di freddo estremo che stava mettendo
in ginocchio la popolazione civile. Una richiesta definita da Trump come un
tentativo diretto e fuori dai canali tradizionali, che molti dei suoi
consiglieri ritenevano destinato a fallire. A sorpresa, però, dal Cremlino era
arrivata una risposta positiva. Il portavoce Dmitry Peskov aveva confermato il
30 gennaio che Vladimir Putin aveva ricevuto la richiesta e aveva accettato di
sospendere gli attacchi su Kiev e sulle infrastrutture energetiche fino al 1°
febbraio . Mosca aveva spiegato l’adesione alla tregua non solo con motivazioni
umanitarie legate alle temperature record, ma soprattutto con la volontà di
creare un clima più favorevole ai negoziati di pace in programma ad Abu Dhabi.
Da parte ucraina, il presidente Volodymyr Zelensky aveva riconosciuto un
effettivo calo dei bombardamenti contro le infrastrutture energetiche della
capitale, confermando che se Mosca avesse mantenuto la parola Kiev avrebbe
ricambiato la tregua evitando di colpire obiettivi energetici russi nello stesso
arco di tempo. Un’apertura prudente, accompagnata però dall’avvertimento che lo
stop non equivaleva a un cessate il fuoco generale e che le operazioni militari
russe non si erano mai fermate del tutto.
I fatti sul terreno hanno confermato questi timori. Durante i giorni della
tregua, la Russia ha ridotto gli attacchi diretti alla rete elettrica di Kiev,
ma ha continuato a colpire altri obiettivi strategici. Zelensky ha denunciato
uno “spostamento del tiro” verso la logistica e i nodi ferroviari, con attacchi
segnalati, tra l’altro, nella regione di Dnipropetrovsk contro vagoni speciali
utilizzati per la generazione di energia elettrica. Almeno un bombardamento ha
interessato infrastrutture del gas nel Donetsk, mentre raid con droni e missili
hanno continuato a colpire aree civili in città come Kharkiv, Nikopol, Kherson e
Zaporizhzhia.
A Kiev, intanto, la situazione rimane critica anche sul fronte energetico: il 31
gennaio circa 400 edifici residenziali risultavano ancora senza riscaldamento, a
causa dei danni accumulati nei raid precedenti. La fine della tregua apre ora
una fase di profonda incertezza. Resta da capire se lo stop ai bombardamenti
verrà esteso o se i combattimenti riprenderanno a pieno regime mentre si attende
la ripresa delle trattative. “Sono state fissate le date per i prossimi incontri
trilaterali: il 4 e 5 febbraio ad Abu Dhabi – ha annunciato oggi Zelensky -.
L’Ucraina è pronta per una discussione sostanziale e siamo interessati a
garantire che l’esito ci avvicini a una fine reale e dignitosa della guerra”.
(Foto del Servizio di emergenza statale dell’Ucraina)
L'articolo Ucraina, drone russo colpisce un bus: “15 minatori uccisi”. Zelensky:
“Nuovi colloqui il 4 e 5 febbraio ad Abu Dhabi” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un vasto blackout dovuto a un guasto nel sistema elettrico sta lasciando senza
corrente elettrica in una vasta area dell’Ucraina, dopo i disagi patiti dalla
popolazione per via degli attacchi russi delle ultime settimane, ora messi in
pausa fino a domani in seguito a un contatto fra Donald Trump e Vladimir Putin,
contro le infrastrutture energetiche del Paese.
Il ministro dell’Energia, Denys Shmyhal, ha confermato su Telegram che “si è
verificata un’interruzione tecnologica con la chiusura simultanea della linea a
400 kV tra i sistemi elettrici di Romania e Moldavia e della linea a 750 kV tra
la parte occidentale e centrale del Paese”. “Questo – ha aggiunto – ha causato
un’interruzione a cascata della rete elettrica ucraina e l’attivazione delle
protezioni automatiche presso le sottostazioni“. “Attualmente, nelle regioni di
Kiev, Zhytomyr e Kharkiv sono attivi programma di spegnimento di emergenza. I
tecnici di Ukrenergo stanno lavorando per ripristinare l’alimentazione
elettrica”. Anche la metropolitana di Kiev è rimasta ferma per alcune ore.
L'articolo Ucraina, pesante blackout in gran parte del paese: “Guasto tecnico”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Prima solida esterna, diritto lungolinea ad aprirsi il campo e diritto
incrociato dal centro a chiudere il match. Poi un’espressione sospetta quasi a
favor di telecamera che sembra proprio un “f*ck you”. Così la tennista
bielorussa Aryna Sabalenka ha chiuso la sua semifinale contro la collega ucraina
Elina Svitolina agli Australian Open (6-2, 6-3 in un’ora e 17 minuti di gioco) e
sfiderà adesso Elena Rybakina in finale. Una vittoria netta, ma – come
preventivabile alla vigilia della sfida – a prendersi la scena è quanto accaduto
prima e dopo la partita: le due non avevano fatto la foto insieme e non si sono
strette di nuovo la mano. Questa volta a fine match è stata Sabalenka a evitare
l’incrocio con l’avversaria, andando diretta a stringerla al giudice di sedia.
Nel corso del match, sul maxischermo della Rod Laver Arena era apparso un
annuncio: “Al termine dell’incontro, non ci sarà alcuna stretta di mano tra le
giocatrici. Apprezziamo il vostro rispetto per entrambe durante e dopo il
match”. Svitolina era stata protagonista di un episodio simile già agli ottavi
di finale del torneo, dopo aver battuto la russa Mirra Andreeva. Con Sabalenka,
invece, c’è già un precedente: le due non si erano strette la mano ai quarti del
Roland Garros 2023, quando la bielorussa aveva atteso a rete l’avversaria, che
aveva rifiutato il saluto.
Questa volta però Sabalenka si è lasciata andare anche a un’espressione colorita
nei confronti dell’avversaria. Dopo aver chiuso il match e mentre si dirigeva
verso il giudice di sedia, la bielorussa – pescata in primo piano dalle
telecamere – ha esclamato un “f*ck you” piuttosto chiaro dal labiale. Svitolina
fin dall’inizio del conflitto tra Russia e Ucraina si è schierata apertamente a
difesa del suo popolo con una serie di iniziative umanitarie. Motivo per cui ha
spesso protestato in modo simile nel corso dei match contro avversarie russe o
bielorusse che ormai da diverso tempo giocano da atleti neutrali, senza
bandiera.
> Huge congrats to @SabalenkaA she is through to the AO final after a
> masterclass against Elina Svitolina.
>
> This was a high level performance by Sabalenka and cruises into the final
> without losing a set!
>
> Ukraines Svitolina refused to shake Sabalenkas hand.pic.twitter.com/YKxHy4LaAM
>
> — Pavvy G (@pavyg) January 29, 2026
L'articolo Sabalenka-Svitolina, gelo tra la bielorussa e l’ucraina agli
Australian Open: né foto né stretta di mano. E un labiale sospetto proviene da
Il Fatto Quotidiano.
L'articolo Attacchi su Kiev e Kahrkiv mentre proseguono i colloqui di Abu Dhabi
tra ucraini e russi. Che pretendono il Donbass proviene da Il Fatto Quotidiano.
Le critiche rivolte ieri a Davos da Volodymyr Zelensky all’Unione europea ha
fatto storcere il naso nei corridoi di diverse cancellerie del continente. Non è
piaciuto neanche ad Antonio Tajani: “Mi pare che l’Europa abbia garantito
l’indipendenza dell’Ucraina e abbia fatto di tutto per sostenerla dal punto di
vista politico, finanziario e militare. Mi pare che non sia neanche generoso nei
confronti dell’Europa”, ha detto il ministro degli Esteri questa mattina a
margine del business forum Italia-Germania a Roma.
Cosa non è piaciuto dell’intervento di Zelensky? Parlando dal palco del World
Economic Forum, il presidente ucraino ha pronunciato un duro atto di accusa
contro il Vecchio Continente. Prima ha rinfacciato ai leader europei che “al
momento” di utilizzare gli asset russi per aiutare a difendere l’Ucraina, la
decisione è stata “bloccata”. Poi, non ci sono stati “veri progressi”
sull’istituzione di un tribunale per l’aggressione russa. “E’ una questione di
tempo o di volontà politica?”, si è chiesto il leader di Kiev”. Un continente
“perso, nel tentativo di convincere il presidente degli Stati Uniti a cambiare.
Ma lui non cambierà”. E “non ascolterà questo tipo di Europa”.
Noi ucraini “abbiamo detto più volte ai nostri partner europei: agite ora”. Ma
l’Europa “rimane ancora in modalità Groenlandia“, è il giudizio di Zelensky. “Ci
viene detto di non menzionare i Tomahawk per non guastare l’umore agli
americani. Ci dicono di non parlare dei missili Taurus“. In Europa “ci sono
discussioni infinite, omissioni, rivalità interne che impediscono di unirsi e
parlare con sincerità, per trovare soluzioni reali”. Ma “non dobbiamo accettare
che l’Europa sia solo un’insalata di piccole e medie potenze, condita con i
nemici dell’Europa stessa”, ha esortato Zelensky con una nota di speranza a
conclusione del suo discorso. Perché “quando è unita, l’Europa è davvero
invincibile”.
La “wake up call” di Zelensky è stata l’ultima nota di un summit che sembra aver
comunque incassato passi avanti anche sul percorso verso la fine della guerra in
Ucraina: a margine del Forum , il capo del governo di Kiev e Donald Trump hanno
avuto un incontro definito produttivo da entrambe le parti, con l’accordo sulle
garanzie di sicurezza statunitensi ormai “pronto”. Ma resta il nodo “irrisolto”
dei territori contesi tra Kiev e Mosca. Di questo stanno discutendo le
delegazioni di Usa, Russia e Ucraina in queste ore ad Abu Dhabi.
L'articolo Ucraina, Tajani contro Zelensky: “Ingeneroso il suo discorso a Davos,
l’Europa ha fatto di tutto per Kiev” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“È finita l’era euro-atlantica e gli interessi degli Stati Uniti, a prescindere
da Trump, non solo divergono da quelli europei ma sono proprio ormai agli
antipodi”. Sono le parole pronunciate dal direttore del Il Fatto Quotidiano,
Marco Travaglio, nel corso di Otto e mezzo, il programma condotto da Lilli
Gruber su La7. La giornalista interviene in collegamento telefonico da
Davos,dopo l’evacuazione dello studio allestito nel centro congressi a causa di
un incendio scoppiato in uno chalet vicino.
La domanda rivolta a Travaglio nasce dal durissimo discorso pronunciato poche
ore prima da Donald Trump al World Economic Forum, nel quale il presidente
americano ha attaccato frontalmente l’Europa, rilanciando il vecchio refrain
sulla Nato, secondo cui gli Stati Uniti pagano “praticamente il 100%” mentre gli
alleati sarebbero ingrati e poco affidabili. Non è mancata la provocazione
storica trumpiana: “Senza di noi, ora parlereste tutti tedesco e forse un po’ di
giapponese”.
È alla luce di questo attacco che Gruber chiede al direttore del Fatto se
l’Europa stia finalmente capendo che Trump non è “una grande opportunità” ma
“una minaccia e un rischio”. Travaglio allarga subito il quadro, sostenendo che
il problema va oltre la figura del presidente americano: “Francamente sono anni
che mi domando che cosa doveva ancora accadere nei rapporti fra Stati Uniti e
Unione Europea e Gran Bretagna, perché ci rendessimo conto che è finita l’era
euro-atlantica. Ma di segnali ne abbiamo avuti da vent’anni a questa parte”.
Travaglio spiega che Trump banalmente rende esplicito ciò che per decenni è
stato nascosto: “Trump ci sta svegliando perché ce lo sta dicendo in faccia
senza infingimenti, senza belletti, senza ipocrisie. Sta togliendo la maschera
agli Stati Uniti e quindi ci dice: io mi prendo quello che mi serve, la
Groenlandia mi serve. Prima i suoi predecessori ci avrebbero raccontato una
storia sulla democrazia da esportare”. Un linguaggio brutale che costringe
l’Europa a prendere atto di una realtà ignorata finché gli interessi
coincidevano: “Finché convergevano con i nostri abbiamo finto di non vederli.
Adesso che divergono, Trump con la sua volgarità, con la sua brutalità e il suo
bullismo ce lo sta sbattendo in faccia”.
Travaglio respinge anche l’idea che, finita la parabola trumpiana, si possa
tornare alla normalità: “Io non credo che, quando sarà caduto Trump, si tornerà
a quel prima, perché già quel prima non era il prima che ci raccontiamo noi”. E
ricorda le pressioni americane precedenti: “Già ci avevano detto che dovevamo
comprare il gas da loro pagandolo il quadruplo, che dovevamo acquistare le loro
armi, che dovevamo smetterla di rifornirci di gas dalla Russia”.
E menziona il conflitto in Ucraina, letta come snodo strategico: “La guerra è
scoppiata perché l’Europa stava cominciando a impensierire gli americani dal
punto di vista economico e commerciale, con l’unione fra il gas a basso prezzo
della Russia e l’industria europea”. Un processo che, secondo Travaglio,
Washington aveva già deciso di fermare.
Quanto alla Nato, le lamentele di Trump sugli alleati vengono inserite in una
continuità politica: “Già Obama ci aveva detto che eravamo dei portoghesi nella
Nato perché non pagavamo abbastanza”. Per questo, conclude, “il ritorno a un’età
dell’oro che già non c’era più da vent’anni non ci sarà”.
Trump “ci sta svegliando”, ma la risposta europea non può essere solo muscolare
o simbolica. Travaglio, a riguardo, cita sarcasticamente Macron: “La reazione
non può essere mettersi gli occhiali da Top Gun, fingersi Tom Cruise e dirgliene
quattro”.
Quando Gruber lo interrompe chiedendo se si riferisca a Emmanuel Macron,
Travaglio conferma e ribadisce: “La reazione a Trump non può essere a parole”.
“Ma il presidente francese – replica la conduttrice – ha gli occhiali da sole
perché un problema agli occhi e quindi deve proteggersi dalla luce”.
“Sì, ma lui ci ha giocato su questa cosa”, chiosa Travaglio.
L'articolo Travaglio a La7: “Trump ci sta sbattendo in faccia quello che gli Usa
fanno da 20 anni”. Frecciata a Macron proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Il posto in cui si nasce è importante: non cambio cittadinanza per la guerra”.
A parlare è Daniil Medvedev dopo aver raggiunto il terzo turno degli Australian
Open. In queste settimane è infatti tornata d’attualità nel tennis di nuovo la
polemica sulla guerra in Ucraina. Martedì infatti la tennista ucraina Oleksandra
Oliynikova ha tirato fuori una maglietta per i bambini uccisi nel conflitto e ha
parlato del padre soldato (“Mio padre è un soldato. Per quanto mi riguarda io
sono qui da sola, mentre prima viaggiavo con lui”), aggiungendo poi la richiesta
di bandire dal circuito i tennisti russi e bielorussi.
Da parte sua, il tennista russo – finalista agli Australian Open nel 2024 – ha
risposto in conferenza stampa alle domande sui tanti connazionali che per
protesta hanno cambiato nazionalità. “Capisco e rispetto al 100% quella scelta –
ha detto Medvedev, nato a Mosca e residente a Montecarlo – è qualcosa che si può
fare, soprattutto nello sport. Ma personalmente non ci ho mai pensato, perché
credo che il luogo in cui si nasca sia importante. Ma ripeto, molti giocatori
cambiano e io sono loro amico. Sono amico di molti giocatori nello spogliatoio,
quindi la scelta è loro”, ha concluso il tennista russo.
“Ho già parlato più volte di questo, posso solo dire che anche io desidero la
pace e se potessi fare qualcosa per ottenerla lo farei: di più, non posso dire,
non parlo di politica”, ha risposto invece oggi Aryna Sabalenka, bielorussa,
numero 1 Wta, dopo aver battuto la cinese Bai Zhuoxuan 6-3 6-1. Il tennis, a
differenza di altri sport, consente sin dall’invasione russa dell’Ucraina ai
giocatori russi di competere, ma da neutrali, ovvero senza bandiera e nome della
nazione di appartenenza.
L'articolo “Non cambio cittadinanza per la guerra in Ucraina”: così il russo
Medvedev dopo le polemiche agli Australian Open proviene da Il Fatto Quotidiano.