Tutto è nato da un’intervista rilasciata a Fox News – sulla via del ritorno dal
Forum di Davos – in cui, ancora una volta, ha umiliato gli alleati. Per Donald
Trump, in Afghanistan – nella guerra avviata dopo gli attacchi terroristici
dell’11 settembre 2001 – i militari dei Paesi Nato (Italia inclusa) sono rimasti
sempre nelle retrovie. “Non abbiamo mai avuto bisogno di loro, non gli abbiamo
neanche chiesto niente, dissero che avrebbero mandato dei militari in
Afghanistan, l’hanno fatto, ma sono rimasti un po’ indietro, un po’ lontano dal
fronte”, ha dichiarato parlando all’emittente vicina ai conservatori, dopo che
già nel discorso di due giorni fa aveva detto – “non abbiamo mai avuto e mai
chiesto niente alla Nato” – per sostenere che ora gli Usa chiedono “solo” la
Groenlandia.
Ma le parole che arrivano dal capo della Casa Bianca, oltre ad avere già
irritato già diversi Paesi tra cui Regno Unito, Germania e Danimarca, rimbalzano
anche a Roma: per Meloni “non sono accettabili”. E il ministro della Difesa
Guido Crosetto – ha riportato il TgLa7 delle 20 – “invierà lunedì una lettera
formale al segretario alla Difesa degli Stati Uniti e al segretario generale
della Nato, in risposta alle recenti affermazioni” di Trump, “considerate
offensive per il contributo italiano nella missione afghana“. La missiva,
riferisce il TgLa7, riguarda anche più in generale il dossier difesa
all’attenzione del governo.
Meloni: “Parole inaccettabili” – “Il Governo italiano ha appreso con stupore le
dichiarazioni del Presidente Trump secondo cui gli alleati della Nato sarebbero
‘rimasti indietro’ durante le operazioni in Afghanistan. Dopo gli attacchi
terroristici dell’11 settembre 2001, la Nato ha attivato l’Articolo 5 per la
prima e unica volta nella sua storia: un atto di solidarietà straordinario nei
confronti degli Stati Uniti. In quell’imponente operazione contro chi alimentava
il terrorismo, l’Italia rispose immediatamente insieme agli alleati, dispiegando
migliaia di militari e assumendo la piena responsabilità del Regional Command
West, una delle aree operative più rilevanti dell’intera missione
internazionale”, ha scritto Meloni in una nota. “Nel corso di quasi vent’anni di
impegno, la nostra Nazione – sottolinea – ha sostenuto un costo che non si può
mettere in dubbio: 53 soldati italiani caduti e oltre 700 feriti mentre erano
impegnati in operazioni di combattimento, missioni di sicurezza e programmi di
addestramento delle forze afghane. Per questo motivo, non sono accettabili
affermazioni che minimizzano il contributo dei Paesi Nato in Afghanistan,
soprattutto se provengono da una nazione alleata”. Italia e Stati Uniti, rileva,
“sono legati da una solida amicizia, fondata sulla comunanza di valori e sulla
collaborazione storica, ancora più necessaria di fronte alle molte sfide in
atto. Ma l’amicizia necessita di rispetto, condizione fondamentale per
continuare a garantire la solidarietà alla base dell’Alleanza Atlantica”.
Anche Tajani, sulla stessa linea, ricorda i connazionali caduti, “molti dei
quali decorati al valore militare, alcune medaglie d’oro, alcune medaglie
d’argento al valore militare. Abbiamo oltre 700 feriti durante la missione in
Afghanistan, quindi noi non possiamo che rendere onore a questi nostri militari
che essendo caduti erano in prima linea”. E in un post su X, Crosetto spiega di
“affidare la risposta, come Ministro della Difesa, ad atti formali, come si usa
fare tra Istituzioni, facendo un breve ripasso storico di ciò che è successo in
Afghanistan ed in molti altri teatri. La cosa bella dei fatti è che non si
possono cancellare. E sull’impegno dell’Italia, delle sue Forze Armate nelle
missioni, sul loro valore, sul loro sacrificio, sul loro ruolo non marginale,
non possiamo e non vogliamo accettare analisi superficiali e sbagliate. Da parte
di nessuno“.
L’indignazione di Starmer e Macron – Prima dell’Italia, il premier britannico
Keir Starmer aveva reagito duramente alle dichiarazioni di Trump, definendole
apertamente “offensive”, mentre si era spinto a invocare per la prima volta
apertamente le (improbabili) “scuse” pubbliche del presidente americano. Dopo
aver fatto richiamare a un portavoce di Downing Street il valore del
“sacrificio” compiuto in Afghanistan da britannici e alleati “a servizio della
sicurezza collettiva e della risposta comune all’attacco” dell’11/9, è
intervenuto a viso aperto: “Considero le dichiarazioni del presidente Trump
offensive e francamente sconcertanti, e non mi sorprende che abbiano causato
tanto dolore alle famiglie di chi è stato ucciso o ferito”, ha tagliato corto.
Per poi aggiungere che, nei suoi panni, si sarebbe “di certo scusato”. Indignato
anche il presidente francese Macron, che ha voluto ribadire la “gratitudine”
della nazione alle famiglie dei soldati francesi uccisi in Afghanistan a seguito
delle dichiarazioni “inaccettabili” di Trump, che “non richiedono commenti. È
alle famiglie dei soldati caduti che il Capo dello Stato desidera offrire
conforto e ribadire la gratitudine e il rispettoso ricordo della nazione”, ha
dichiarato l’entourage del presidente francese. Francia ha mantenuto una
presenza militare in Afghanistan dal 2001 al 2014, subendo 89 morti e oltre 700
feriti. Per tutta risposta, la Casa Bianca, rispondendo a Starmer attraverso il
su portavoce Taylor Rogers, ha confermato quanto detto dal tycoon: “Il
presidente Trump ha pienamente ragione: gli Stati Uniti hanno fatto più per la
Nato di tutti gli altri paesi dell’alleanza messi insieme”.
A Davos Trump aveva già messo in imbarazzo il fido segretario generale della
Nato, Mark Rutte costretto a rammentare come poco più della metà degli oltre
4mila militari occidentali uccisi negli anni in Afghanistan indossassero divise
con insegne delle forze a stelle e strisce. Ma che stavolta rasentano l’accusa
di codardia e non potevano passare sotto silenzio, specialmente nel Regno Unito:
nel ricordo delle decine di migliaia di uomini e donne inviati laggiù nel corso
di un ventennio e dei 457 che vi persero la vita.
L'articolo Trump deride gli alleati in Afghanistan, Meloni: “Inaccettabile”.
Crosetto “manderà lettera al Pentagono e a Rutte” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
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“Il cambiamento climatico creerà nell’Artico vie di comunicazione nuove, che
incideranno probabilmente nel 40-50% dei passaggi a Suez. L’Italia deve
mantenere necessariamente un presidio, deve governare anche questa futura rotta,
deve mantenere una presenza economica, commerciale, di ricerca anche militare,
in una parte del mondo che diventerà sempre più strategica“. Alla Conferenza di
presentazione della “Strategia della Politica Artica Italiana” a villa Madama, a
Roma, il ministro della Difesa Guido Crosetto spiega che l’orizzonte dell’Italia
si è allargato ben oltre i confini che è abituata a considerare.
“Da tempo la Difesa si interessa dell’Artico, con la Marina, l’Aeronautica,
l’Esercito. L’esercito, le esercitazioni non sono iniziate adesso”, – premette
il ministro, che si dice scettico sugli invii di soldati in Groenlandia
annunciati da diversi paesi Ue – Francia in primis – per contrastare gli
appetiti di Washington. A proposito dei “15 soldati mandati in Groenlandia. Mi
chiedo a fare cosa? Una gita? 15 italiani, 15 francesi, 15 tedeschi: mi sembra
l’inizio di una barzelletta. Io sono per allargare, non frazionare in nazioni un
mondo già troppo frazionato. Penso sia nostro interesse tenere insieme il mondo
occidentale, pensando sempre in ottica Nato, in ottica Onu”.
“Non si muovono i ministeri ma il paese e la nostra forza è nella sinergia tra
le amministrazioni – ha aggiunto – . Siamo disponibili a impegnarci come Difesa.
In quella zona che é la terra di nessuno occorre che ci sia qualcuno che in
qualche modo costruisce delle regole”, prosegue Crosetto, sorvolando sul fatto
che almeno in Groenlandia le regole ci sono: l’isola è un territorio autonomo
che appartiene alla Danimarca, paese fondatore dell’Alleanza atlantica che sul
tema ha un accordo di difesa con gli Stati Uniti dal 1951. Ma ora, è il cuore
del discorso del ministro, sui ghiacci dell’Artico si allunga l’ombra di Mosca:
“Il paese che più confina con questo nuovo pezzo di mondo è la Russia e ha la
più grande presenza sull’Artico. Probabilmente il giorno che finirà la guerra in
Ucraina, gran parte delle risorse militari russe saranno spostate in questo
settore”.
L'articolo Artico, Crosetto: “La Russia sposterà lì le sue risorse militari. I
15 soldati mandati dall’Ue in Groenlandia? Una barzelletta” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Nella seduta di giovedì 15 gennaio, alle ore 10, nell’Aula di Montecitorio,
Comunicazioni del Ministro della Difesa, Guido Crosetto, in materia di proroga
dell’autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti
militari in favore delle autorità governative dell’Ucraina.
L'articolo Materiali militari all’Ucraina, alla Camera le comunicazioni del
ministro Crosetto: la diretta proviene da Il Fatto Quotidiano.
“No, le istituzioni italiane sono state assolutamente silenti, non hanno fatto
nulla, il che è gravissimo”. Così Francesca Albanese, relatrice speciale delle
Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei Territori palestinesi
occupati dal 1967, risponde al giornalista del Fatto Quotidiano, Andrea Scanzi,
che le chiede se le più alte cariche dello Stato italiano, come il presidente
della Repubblica Sergio Mattarella e il ministro della Difesa Guido Crosetto,
l’abbiano difesa a fronte delle sanzioni statunitensi che l’hanno colpita per il
lavoro svolto nell’ambito del suo mandato Onu.
Albanese denuncia l’inerzia totale dello Stato italiano e dell’Unione europea.
Non chiede una condivisione politica delle sue posizioni, ma una tutela
istituzionale dovuta a qualsiasi cittadina italiana che svolge una funzione
internazionale: “Possono condividere o meno ciò che io faccio o ciò che io dico,
però mi devono tutelare in quanto cittadina italiana. Ho diritto alla protezione
funzionale, non voglio neanche dire diplomatica, ma mi devono proteggere e non
lo fanno”.
Accanto alla passività delle istituzioni, Francesca Albanese racconta il peso
incredibile di una campagna di delegittimazione mediatica che la colpisce da
mesi. A Scanzi che le cita la firma del Corriere della Sera Fabrizio Roncone,
autore di due articoli sprezzanti e praticamente uguali sulla giurista, e il
conduttore di La7 David Parenzo, particolarmente prolifico su X contro la
relatrice Onu, Albanese risponde di non leggere più molti articoli e post che la
riguardano, perché farlo “è un farsi male in modo non necessario”. Ma le accuse
che circolano non sono marginali: “Mi sono sentita dire che sono la bodyguard di
Hamas. Sono accuse pesanti”.
Poi lancia una sfida diretta: “Trovatemi uno straccio di prova sul fatto che io
sia pagata da qualcuno per fare il mio lavoro, trovate uno straccio di prova di
contatti tra me e Hamas e io mi dimetto domani”.
Il problema è il meccanismo della menzogna ripetuta: “Sono le mille balle blu,
come dicevano Travaglio e Gomez: se le ripeti sette volte alla Berlusconi
maniera, poi diventano delle verità”. Un sistema che Albanese individua in un
attore preciso: UN Watch. “È il megafono del Ministero degli Affari Strategici
israeliano – spiega la giurista – UN Watch opera a Ginevra come organizzazione
non governativa accreditata presso l’Onu, ma senza trasparenza sui
finanziamenti. Perché non si fa un’inchiesta su questa organizzazione? Non fa
altro che impacchettare vere e proprie balle, che vengono poi rilanciate come
fonti autorevoli solo perché contengono la sigla “UN” nel nome”.
E aggiunge: “Ho sentito in Italia gente autorevole dire: sì, ma l’ha detto UN
Watch. Ma non è un’organizzazione che monitora, è un’organizzazione che dileggia
di professione, un insieme di minion al servizio dello Stato genocida”.
Da qui un giudizio durissimo su una parte del giornalismo italiano: “Giornalisti
che utilizzano UN Watch come fonte a me sembrano dei dilettanti
dell’informazione. Perché mi dovrei cimentare con questa gente? Sì, la delusione
c’è, ma parla della loro miseria, non definisce chi sia io come professionista –
continua – La cosa che mi ha fatto ridere è che della gente che si definisce
giornalista e che scrive per il Corriere della Sera, mi dedichi sette colonne,
tre e mezzo delle quali parlano della mia acconciatura, della mia montatura di
occhiali, di quanto muova le mani, del colore dei miei vestiti, del fatto che mi
vesta in un determinato modo. Ma che pezzenti siete?“.
E sottolinea: “Perché dovrei perdere tempo con gente così quando c’è un
genocidio nel mondo? Continuiamo a vederlo, non si è fermato. Usiamo la parola
‘cessate il fuoco’ per metterci a posto con la coscienza. Ma la storia ci
giudicherà. È sempre successo e succederà anche questa volta”.
Alla delegittimazione Albanese contrappone il riconoscimento internazionale,
come l’accoglienza ricevuta in Sudafrica, la stima della famiglia Mandela, il
rispetto di chi “conta davvero”.
E conclude con un riferimento sarcastico al massacro mediatico subito per le
parole rivolte al sindaco di Reggio Emilia: “In Sudafrica avevo il timore di
andare per il fatto di essere europea bianca. E invece sono stata accolta come
un idolo. Ma ti pare che io possa andare appresso a… com’è che si chiama?
Roncone? Non dico ‘li perdoniamo’ perché sennò mi mettono alla gogna pure per
quello. Non perdono più nessuno“.
L'articolo Albanese a Scanzi: “Sanzioni Usa? Mattarella e Crosetto non mi hanno
protetto” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tra i vari meriti della denuncia che ho presentato insieme a un gruppo di
giuristi prima alla Procura di Roma e poi alla Corte penale internazionale
contro Crosetto, Meloni e Tajani – con l’ulteriore aggiunta, nella seconda fase,
dell’amministratore delegato di Leonardo, Roberto Cingolani – c’è stato anche
quello di far emergere il vero volto di Crosetto dalla crosta di bonomia e
moderazione di cui il ministro si era a lungo ammantato, in modo invero efficace
al punto tale da suscitare, in varie occasioni, sentimenti di autentica simpatia
perfino in un vecchio comunista incallito e fino a un certo punto smaliziato
come il sottoscritto.
Ora Crosetto fa fuoco e fiamme, in un’intervista rilasciata ad Atreju al
direttore Travaglio, insultando volgarmente (“schifosi”) chiunque abbia osato
“affiancare” il suo nome e quello della sua capintesta Meloni al termine di
genocidio e minacciando, con fare oltremodo intimidatorio, addirittura pene vita
natural durante e chissà magari anche in perpetuo, forse suggerendo a un
ipotetico Dante Alighieri dei giorni nostri che fosse però, a differenza
dell’originale, estremamente ligio al potere, la creazione di una nuova bolgia
infernale di calunniatori/diffamatori dell’autorità costituita.
Non ci siamo, caro Crosetto. Ovviamente nella nostra denuncia non c’è stato
nessun elemento di astio personale, ma i suoi destinatari sono stati prescelti
sulla base di una rigorosa identificazione giuridica delle competenze
esercitate, avendo di mira una situazione strutturale che ha portato il nostro
Paese, in chiaro contrasto con la stragrande maggioranza della sua popolazione
come chiaramente dimostrato da scioperi, manifestazioni e sondaggi, a costituire
il terzo fornitore a livello mondiale di Israele e del governo Netanyahu che,
come sta venendo accertato dalle massime giurisdizioni mondiali, si stanno
rendendo colpevoli di genocidio, crimini di guerra, crimini contro l’umanità e
apartheid nei confronti del popolo palestinese, da quasi settant’anni almeno
assoggettato a un disumano regime di occupazione militare che comporta la totale
negazione del fondamentale principio di autodeterminazione. Né tale appoggio,
che è politico ma soprattutto militare, è terminato o si è anche solo attenuato
dopo i luttuosi fatti del 7 ottobre 2023 che hanno determinato l’avvio della
fase del genocidio conclamato, nonostante goffe e ridicole smentite da parte dei
responsabili, subito sbugiardati dai fatti e da dati ufficiali.
Un appoggio dovuto per le ben note e sempre più sciagurate sudditanze
internazionali di stampo occidentale e atlantico del nostro Paese, ma
chiaramente confliggenti col diritto internazionale e la Costituzione italiana,
a meno che dell’uno e dell’altra non si voglia molto dare una lettura
mistificatoria e che, tajanescamente, si spinga solo fino a un certo punto,
quello che ovviamente conviene al nostro fraudolento governo.
Capisco che Crosetto si sia potuto umanamente sentire ferito
dall'”affiancamento” del suo nome alla cruda parola del genocidio, ma da uno
statista, cosa che Crosetto evidentemente non è, ci saremmo potuti aspettare
qualcosa di più di un ringhio sordo e minaccioso. Si tratta di un’ipotesi
giudiziaria che si basa su norme precise, l’art. III lettera e della Convenzione
delle Nazioni Unite cui l’Italia ha dato attuazione con legge n. 153 del 1952, e
su dati di fatto inconfutabili, solo in parte contenuti nella denuncia alla
Corte penale internazionale, dato che fra l’altro se ne aggiungono continuamente
di nuovi. Elementi concreti di giudizio da cui è purtroppo obbligatorio desumere
un fattivo e per nulla trascurabile contributo italiano alla criminale macchina
sterminatrice israeliana, che in poco più di due anni ha determinato la morte
per soppressione violenta o negazione dolosa dell’accesso a beni essenziali per
la vita di almeno 70mila Palestinesi residenti a Gaza, in buona parte bambine e
bambini.
E di questa complicità, in uno Stato e in un ordinamento internazionale basati
sul diritto, qualcuno deve pur rispondere. E trattandosi di complicità di Stati
in crimini di Stati ne deve rispondere chi è investito delle responsabilità
decisionale nei settori implicati (difesa, esteri, coordinamento spettante alla
presidenza del Consiglio) ovvero è titolare, come Cingolani, dei poteri di
scelta inerenti alla principale azienda del complesso militare-industriale
italiano.
Abbastanza risibili le altre argomentazioni addotte da Crosetto nell’intervista
di Travaglio. La meritoria beneficenza fatta a qualche centinaio di persone non
può controbilanciare il contributo dato all’assassinio di decine di migliaia.
La denuncia di Crosetto, se alla fine l’ha fatta, non ha la benché minima
possibilità di essere accolta da parte della magistratura, neanche se
quest’ultima dovesse essere ridotta a un ufficio di scribacchini zelanti
esecutori delle direttive del potere, com’è nei voti del prossimo referendum
sulla separazione delle carriere. Se però la controversia dovesse in qualche
modo approdare davanti a qualche giudice, avremmo finalmente la possibilità di
ottenere quel pronunciamento giurisdizionale nella materia de qua dal quale sono
finora purtroppo rifuggiti altri giudici. Di questo ti ringraziamo, caro
Crosetto.
L'articolo Sono tra chi ha denunciato Crosetto di complicità: gli insulti ad
Atreju mostrano il suo vero volto proviene da Il Fatto Quotidiano.
Scontro totale sul palco di Atreju tra Matteo Renzi e il resto del palco, dove
l’ex presidente del Consiglio era stato invitato per parlare di riforme: dopo
un’ora di bagarre, su temi come presidenzialismo e riforma elettorale per sedare
la rissa verbale tra Renzi e la ministra per le Riforme Maria Elisabetta Alberti
Casellati, è dovuto intervenire scherzosamente il Guido Crosetto – dall’alto del
suo metro e novantuno – a prendere “di peso” il leader di Italia viva per
portarlo lontano dal palco.
L'articolo Renzi litiga con Casellati sul palco di Atreju: Crosetto lo porta via
di peso tra le risate – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Non c’è qualcosa di stonato quando gli Stati Uniti, con la loro potenza,
applicano delle sanzioni individuali a una cittadina italiana chiamata dall’Onu
a fare indagini sui territori occupati da Israele? Sanzioni al punto che non può
nemmeno aprire un conto in banca. Come governo italiano non sarebbe un gesto
nobile dire ‘Francesca Albanese ha il diritto di parlare perché i reati di
opinione non devono esistere’. Ma soprattutto: ‘Caro governo americano non si
sanziona un cittadino italiano per le sue idee’. Mi piacerebbe che il governo o
il presidente della Repubblica si esponessero per dire ‘non vi dovete
permettere’. Che ne dice?”. Lo ha chiesto il direttore de il Fatto Quotidiano,
Marco Travaglio, al ministro della Difesa, Guido Crosetto, nel corso della festa
dei giovani di Fratelli d’Italia, Atreju. Nella risposta Crosetto si è limitato
a un generico “difendiamo tutti i cittadini italiani”, citando poi il caso della
Global Sumud Flotilla.
L'articolo Travaglio a Crosetto: “Perché non dite agli Usa che non si devono
permettere di sanzionare Albanese?”. “Difendiamo tutti i cittadini italiani”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
“La Nato ha provocato la Russia per 20 anni, allargandosi a Est e violando tutti
i patti. È una storia che va a detrimento del popolo ucraino, che non c’entra
niente”. Lo ha detto Marco Travaglio, che alla festa dei giovani di Fratelli
d’Italia, Atreju, ha intervistato Guido Crosetto. Tra il direttore de il Fatto
Quotidiano e il ministro della Difesa è nato un botta e risposta sul ruolo della
Nato nel rapporto con la Russia. “Come funziona l’ingresso nella Nato?” ha
domandato Crosetto, che poi ha raccontato l’adesione della Svezia, il cui via
libera all’Alleanza atlantica è stato dato dopo due anni e mezzo dall’inizio
della guerra in Ucraina. “Capite, la Svezia ha impiegato due anni e mezzo a
entrare nella Nato, la Russia ha impiegato un giorno a invadere l’Ucraina.
L’alleanza è unicamente difensiva, i Paesi democratici che vi aderiscono non
stanno accerchiando nessuno”. A quel punto Travaglio ha replicato: “Potrei farle
notare che l’alleanza difensiva ha aggredito la Serbia, miglior alleato della
Russia in Europa, l’Iraq, miglior alleato della Russia nel Golfo, e la Libia,
miglior alleato della Russia in Nordafrica”.
L'articolo Battibecco Crosetto-Travaglio: “Nato alleanza solo difensiva”. “E
allora quello che ha fatto nei Balcani e in Iraq cos’è?” – Video proviene da Il
Fatto Quotidiano.
“Quello che è successo il 7 ottobre è l’attentato più devastante, più ripugnante
che si sia mai visto da parte di un’organizzazione terroristica. Quello che è
successo dopo è 30 volte peggio, perché a farlo è stato un governo, nostro
alleato, di un Paese che è una democrazia che ha sterminato 70mila persone, che
per lo stesso esercito israeliano erano composte per l’83% da civili”. Lo ha
detto il direttore de il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, che alla festa dei
giovani di Fratelli d’Italia ha intervistato il ministro della Difesa, Guido
Crosetto. Travaglio ha ricevuto più volte l’applauso del pubblico durante la sua
analisi di ciò che è successo a Gaza negli ultimi due anni. Poi ha domandato a
Crosetto: “Il governo italiano ha fatto abbastanza? Siete sicuri di aver detto e
fatto il possibile? Perché la Russia, dopo l’atto criminale dell’invasione
dell’Ucraina, ha beccato 22 pacchetti di sanzioni, e Israele zero, e allora mi
metto nei panni di un cittadino palestinese o arabo che dice: ‘Ma quanti miei
concittadini devono morire prima che qualcuno si indigni?'”.
L'articolo Gaza, Travaglio parla di genocidio alla festa di FdI tra gli applausi
del pubblico. E a Crosetto: “Avete fatto abbastanza?” – Video proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Si tira fuori dalla “sbornia” di prese di posizione belliciste (“penso che il
mio compito sia quello di evitare la guerra, la morte, lo scontro”) ma
sottolinea che il compito sia di “difenderci se qualcuno impazzisce”. Si dice
“deluso” dal fatto che siano gli Usa a trattare una pace nel cuore dell’Europa.
Sottolinea che mentre parla di pace Putin “ha tirato ieri sull’Ucraina 1200
missili”. A parlare è il ministro della Difesa Guido Crosetto intervistato alla
festa di Atreju dal direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio. Un confronto
serrato che ha toccato, oltre alla guerra in Ucraina, anche i temi del riarmo e
della tragedia di Gaza. Sullo sfondo le beghe tutte italiane, come la posizione
di Salvini e della Lega che stanno fermando il decreto sulle armi da inviare a
Kiev. “Tutti mi trattano come se fossi lo psicologo di Salvini – afferma
Crosetto – Giuro che non ho mai avuto in questi tre anni una discussione o un
problema con Salvini. Lui manifesta giustamente le sue idee”. Più nel merito
della crisi ucraina Crosetto ha sottolineato che “se vogliamo la pace dobbiamo
costruire le condizioni per l’Ucraina e per la Russia“. O meglio: “Non pensate
che dall’economia di guerra che ha costruito la Russia si arrivi a una economia
di pace senza l’aiuto del resto del mondo. Se creiamo in Russia condizioni di
instabilità ci ritroveremo peggio di come stiamo adesso. Partiamo dai paletti
che abbiamo piantato e cerchiamo di arrivare a costruire una tregua e una pace,
perché altrimenti più tempo passa più la ferita diventerà impossibile da
rimarginare”.
In diversi passaggi la platea ha applaudito Travaglio, per esempio quando ha
rilevato che l’Europa ha inventato l’arte della diplomazia ma se l’è dimenticata
lasciando quindi questo compito al presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
“Sono il primo ad essere, non dico disperato, ma molto deluso dal fatto che sia
necessario che gli Stati Uniti intervengano per trattare una pace nel cuore
dell’Europa – risponde Crosetto -. Perché avrei voluto ci fosse un’Europa per
trattare e io so che non c’è un’Europa, sono 27 ‘Europe’, 27 stati. Se domani
gli Stati europei dicessero che c’è una persona a rappresentare tutta l’Europa
al negoziato, né Trump né la Russia potrebbero dire di no”.
Uno dei botta e risposta tra Travaglio e Crosetto si è consumato sul tema della
“pressione” della Nato sul fronte Est dell’Europa. “La Nato ha provocato la
Russia per 20 anni – ha detto tra l’altro il direttore del Fatto -, allargandosi
a Est e violando tutti i patti. È una storia che va a detrimento del popolo
ucraino, che non c’entra niente”. Replica Crosetto: “La Svezia, paese super
partes, ha chiesto di entrare nella Nato dopo l’invasione dell’Ucraina. La Nato
ci ha messo due anni e mezzo per farla entrare mentre la Russia un giorno per
invadere una nazione – dice – Se nazioni libere e democratiche decidono di
aderire a un’alleanza che è solo ed esclusivamente difensiva stanno cerchiando
qualcuno o si stanno difendendo perché hanno paura?”. A quel punto Travaglio ha
ricordato però gli interventi dell’Alleanza Atlantica nei Balcani e in Iraq.
Tra le altre cose Crosetto ha rivelato che due settimane fa ha fatto sapere alla
Nato che non avrebbe mandato alcuni tipi di aerei a una esercitazione: “Un conto
è un’esercitazione e un conto è avere in un’esercitazione determinati assetti –
dice -. Mi sono permesso di dire che un conto è un’esercitazione difensiva e un
conto è una cosa che può essere vista come una provocazione, ma io so
perfettamente che la Nato si esercita per lanciare un messaggio di deterrenza
alla Russa ma mai, mai, un carro armato o un soldato della Nato entrerà in
territorio russo, perché nella Nato nessuno può dichiarare guerra se non tutti i
Paesi fossero d’accordo”.
L'articolo “Le condizioni di pace si costruiscono anche con la Russia”: cos’ha
detto Crosetto intervistato da Travaglio alla festa di Atreju proviene da Il
Fatto Quotidiano.