Nulla da fare per Baby Gang, colpito dall’ennesima condanna dal Tribunale di
Milano, stavolta a 2 anni e 8 mesi di reclusione, con rito abbreviato, per
ricettazione e detenzione di una pistola clandestina con matricola abrasa. Il
trapper 24enne, all’anagrafe Zaccaria Mouhib, è ormai da anni protagonista delle
cronache giudiziarie ma anche salito ai vertici delle classifiche, con milioni
di follower e collaborazioni importanti.
Il trapper, l’11 settembre, era finito in carcere ancora una volta dopo che i
carabinieri, in un’inchiesta più ampia della Procura di Lecco, avevano trovato
in una camera d’albergo a Milano, dove dormiva dopo essersi esibito al concerto
di Emis Killa, una semiautomatica con matricola abrasa dentro un
portatovaglioli.
Oggi, 4 marzo, la sentenza della gup Chiara Valori, a seguito delle indagini
della pm Maura Ripamonti. La difesa del cantante, assistito dall’avvocato
Niccolò Vecchioni, potrà fare appello. “Adesso basta, solo musica”, è il
messaggio che Baby Gang, presente al settimo piano del Palazzo di giustizia
milanese, ha voluto mandare dopo il verdetto, perché da tempo sta cercando di
chiudere con i suoi problemi con la giustizia e di occuparsi soltanto della sua
carriera musicale.
Attualmente è ai domiciliari per la vicenda della pistola e deve chiedere
autorizzazioni per poter uscire per registrazioni o concerti. E sta scontando
anche in affidamento in prova ai servizi sociali una condanna definitiva per una
sparatoria vicino corso Como, zona della movida milanese, del luglio 2022.
Nell’interrogatorio di convalida dopo l’arresto per la pistola, il 24enne si era
difeso spiegando di aver avuto con sé quell’arma per “paura di essere derubato”.
È “un artista” – aveva scritto la difesa chiedendo e ottenendo la scarcerazione
dal gip lo scorso ottobre – che, al di là della sua “immagine esteriore”, è
“niente più che un giovane italiano di seconda generazione afflitto da
patologiche dipendenze da sostanze, e che sta cercando, in ogni modo, di
emergere dal contesto economico e sociale profondamente degradato e disagiato al
quale è stato, sin da giovanissimo, esposto e del quale è divenuto, suo
malgrado, narratore”.
Aveva ottenuto i domiciliari, con braccialetto elettronico, in una comunità
terapeutica, nel Milanese, per un percorso di “disintossicazione”. L’indagine
più ampia dei pm di Lecco, che aveva portato al nuovo arresto per Baby Gang, era
partita dal ritrovamento di un mitragliatore AK47, riconducibile alla famiglia
Hetem, utilizzato “durante le riprese di alcuni video” di Baby e dell’amico e
collega Simba La Rue, anche lui sta scontando condanne definitive.
Il 24enne in passato è stato anche sottoposto dal Tribunale di Milano alla
misura di prevenzione della sorveglianza speciale. Il legale negli atti dei
procedimenti aveva segnalato pure una sua “forma di patologica fascinazione per
le armi” e aveva spiegato che, però, grazie alle cure, lui che è anche un
“simbolo generazionale” potrebbe finalmente “abbracciare una nuova dimensione di
vita”.
L'articolo Baby Gang condannato a 2 anni e 8 mesi di reclusione per ricettazione
e detenzione di una pistola clandestina con matricola abrasa. Il trapper:
“Adesso basta, solo musica” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Lutto nel mondo del rap mondiale. Lil Poppa, nome d’arte di Janarious Mykel
Wheeler, è morto all’età di 25 anni. La notizia è stata confermata dall’ufficio
del medico legale della contea di Fulton, in Georgia, che ha riferito che il
decesso è avvenuto nella mattinata di mercoledì 18 febbraio.
Le cause della morte sono al momento “oggetto di indagine”. A riportare per
primo la notizia è stato il sito americano TMZ. Secondo quanto comunicato dalle
autorità locali, ulteriori dettagli verranno diffusi al termine degli
accertamenti medico-legali. Lil Poppa avrebbe dovuto tenere un concerto il 21
marzo a New Orleans. “Essere un artista è facile finché hai qualcosa di cui
parlare. Finché hai vissuto qualcosa, sarà sempre facile”, aveva dichiarato nel
2021.
Originario di Jacksonville, in Florida, Lil Poppa si era imposto negli ultimi
anni come una delle voci emergenti più prolifiche della scena hip hop del Sud
degli Stati Uniti. In meno di un decennio aveva costruito un catalogo musicale
significativo, pubblicando cinque album e numerosi singoli.
Tra i brani che ne hanno segnato l’ascesa figurano “Love & War”, ”Purple
Hearts”, “Mind Over Matter” e “Happy Tears”. In particolare, “Purple Hearts” –
canzone incentrata su un episodio di violenza armata in cui il rapper era
rimasto coinvolto – aveva attirato l’attenzione dell’etichetta Interscope
Records, contribuendo a consolidarne la notorietà. Nel 2022 il rapper aveva
firmato con la Collective Music Group (Cmg), fondata dal rapper Yo Gotti,
entrando a far parte di una scuderia che comprende anche la candidata ai Grammy
GloRilla. Il suo maggiore successo commerciale risale al 2021 con ”Love &
War”, brano contenuto nell’album “Blessed, I Guess”, in cui affrontava temi come
l’amore, la vulnerabilità e la violenza nelle comunità urbane. Lo scorso agosto
aveva pubblicato l’album di sedici tracce “Almost Normal Again” e appena cinque
giorni prima della morte aveva lanciato il singolo “Out of Town Bae”.
L'articolo È morto Lil Poppa, il rapper aveva appena pubblicato il singolo “Out
of Town Bae”. La polizia: “Nessuna ipotesi stiamo indagando a tutto campo”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Guai per il rapper Emilio Finizio, in arte Malacarne, 44 anni, arrestato ieri,
12 febbraio, dalla Polizia per spaccio di droga a Milano. L’uomo, originario di
Sassuolo, (Modena) è stato notato mentre in viale Monza attendeva qualcuno. Poco
dopo è arrivata una persona e insieme sono entrati in un portone e ne sono
usciti quasi subito per salire su un’auto controllata dagli agenti in via
Calabria: il rapper aveva con sé alcuni grammi di cocaina, hashish e 400 euro in
contanti.
In casa sua, in viale Monza, sono stati trovati ketamina, MDMA, ossicodone e un
bilancino di precisione, oltre a 1.500 euro. Malcarne aveva patteggiato nel 2019
quattro anni e dieci mesi per aver accoltellato alla stazione di Scandiano
(Reggio Emilia) un calciatore albanese durante una lite.
Malacarne era stato arrestato nel febbraio 2018 a Genova con l’accusa di tentato
omicidio. Secondo gli inquirenti, alcuni giorni prima avrebbe accoltellato un
calciatore albanese di seconda categoria durante un alterco presso la stazione
di Scandiano, in provincia di Reggio Emilia. Nel 2019 aveva patteggiato una pena
di 4 anni e 10 mesi. Il 44enne presenta anche precedenti per reati legati agli
stupefacenti e al momento dei fatti era sottoposto all’obbligo di firma presso
la stazione Gorla-Precotto di Milano.
Malacarne è originario della provincia di Reggio Emilia, nato a Sassuolo nel
1981. Ha iniziato la sua carriera musicale in gruppi punk rock per poi
avvicinarsi all’hip hop intorno al 2000. Nel 2002 ha fondato la crew Kodice 187.
Malacarne ha definito la sua musica “Trap ‘n’ Metal”. Tra i brani più conosciuti
“Vibes Dealer”, “Fatto Di Tutto” e “4 Perc”.
L'articolo Arrestato il rapper Malacarne per spaccio di droga: aveva con se
alcuni grammi di cocaina, hashish e 400 euro in contanti. In casa trovati
ketamina, MDMA e ossicodone proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Non ho voluto fare il ‘disco completo’, dove metti una traccia più aperta per
accontentare un po’ tutti”, così Pyrex, senza troppi giri di parole, mentre
parlava del suo ultimo progetto “King Of Dark”. L’album, “molto estremista nelle
direzioni che prende”, è consapevolmente molto autoreferenziale e poco sociale.
Dodici è il numero delle tracce e nove quello degli artisti ospiti. C’è la quota
Dark Polo Gang con Tony Effe, Wayne e Side Baby (e no, non c’è il produttore
Sick Luke), la fascia trap e “streaming garantito” con Sfera Ebbasta, Tedua,
Shiva e Capo Plaza. Nella traccia “Che C’è?!” sono presenti anche due rapper
emergenti: Rrari Dal Tacco e Flaco G. In occasione dell’uscita di “King Of
Dark”, Pyrex ha raccontato, a FqMagazine, la genesi dell’album.
Il titolo del disco, “King Of Dark” (“Il Re dell’Oscurità”), riflette il tuo
stato d’animo?
Non direi, è più uno statement stilistico e personale che riguarda le sonorità
del disco e la mia idea di musica e ciò che voglio esprimere in questo momento.
Come nel mio precedente album, “Love Is War”, mi piace tanto dare questi titoli
medievali che sembrano un po’ film.
“Love Is War” è uscito quasi tre anni fa. La musica corre e in “Flash Flash”
dici che qualcuno ti dava per morto, artisticamente parlando: hai temuto di
venire dimenticato?
Non è una cosa che temevo. Nella carriera di ognuno ci sono sia dei momenti più
intensi che meno. Sicuramente il mio non era un periodo così attivo, però temere
di essere dimenticato no, non è mai stata una mia paura. Ho sempre avuto più
voglia di fare bene.
Rappi che il beat lo “scrocio (prendere metaforicamente a schiaffi, ndr) in
compagnia o da solo, quindi non mi chiedere se torno con la Dark Polo”. Ti senti
“prigioniero” del tuo passato con la Dark Polo Gang?
“Prigioniero” è una parola troppo estrema, però sicuramente è un periodo al
quale bisogna tenere testa, anche come gruppo. Perché comunque ha una storia che
ha lasciato un’impronta importante a livello musicale e culturale, quindi non la
vedo come una prigione. La percepisco più come una forza ed un bel background
che mi appartiene.
Hai collaborato con tutte le voci della Dark Polo Gang ma in tracce diverse,
come mai?
Avevo voglia di fare una canzone diversa per ogni membro della DPG, sia da un
punto di vista personale, che di amicizia. Mi piaceva di più rispetto a fare dei
“duetti” con ognuno di loro. Credo di aver trovato dei brani adatti anche per il
momento delle loro rispettive carriere. Tony, ora, preferiva un brano più trap,
Side uno un pochino più conscious (introspettivo, ndr), quindi penso che la
scelta delle canzoni sia stata perfetta. Avendo avuto questo passato così
importante come gruppo, non è sempre facile fare delle collaborazioni fra di noi
perché devono tenere testa a quello che è uscito in passato. Sarebbe stato più
facile farne una tutti insieme e dire “vabbè me la levo così”. Invece ci tenevo
a creare un momento diverso con ognuno di loro.
La direzione del disco è stata affidata a Drillionaire, come mai?
Abbiamo lavorato con diversi produttori e poi lui ha fatto il direttore
creativo, dando un’omogeneità e un’anima a tutto quanto il progetto. L’ha legato
e poi chiaramente i brani di punta li ha prodotti lui.
C’è traccia anche di Sick Luke nel disco?
Ha un credito su un beat. Non l’ha fatto lui però ha partecipato, ma non direi
che è presente nel disco.
Siete rimasti in buoni rapporti?
No.
In “Finest” racconti di venire “dai fott**i discount, buoni pasto”. Kid Yugi,
nel brano “L’Ultimo a Cadere”, dice “Odiavo i ricchi perché odiavo essere
povero. Ora li odio ancora perché sono uno di loro”. Hai lo stesso conflitto
interiore?
No, perché non penso che il denaro debba essere demonizzato. Non odio i ricchi,
penso che un individuo sia tale a prescindere da quanti soldi abbia. Ci sono
ricchi buoni, ricchi cattivi, poveri buoni, poveri cattivi. E poi tra ricchi e
poveri, in mezzo, ci sta tutto il resto del mondo.
La strofa di Sfera Ebbasta in “DarkMoney” riprende il brano “Fiori Del Male”,
del 2016. A distanza di dieci anni dall’arrivo in Italia, la trap è stata capita
da tutti?
Credo che ormai sia assimilata l’idea di trap. Prima era un tema che divideva.
Ora penso che la trap italiana faccia quasi parte della nostra cultura. È molto
importante, accompagna tutti quanti i giovani d’Italia.
Pensi che il genere possa arrivare a Sanremo senza edulcorazioni?
Questo non è ancora successo, perché sono andati tanti artisti trap, però poi
non hanno fatto dei brani trap. Hanno fatto delle cose ibride, non totalmente
pop, con dei brani più aperti, più musicali. Scelte stilistiche che comunque
sono in parte coerenti con quelle del nostro mondo. Però trappare a Sanremo non
l’ha fatto ancora nessuno…
Sarebbe rivoluzionario?
Sì, ci devi andare con un brano da paura. Se lo facesse qualcuno sarebbe
divertente.
Nel complesso, l’album risulta essere molto autoreferenziale e poco sociale:
perché?
Sì, è una scelta stilistica ed artistica. Non che abbia qualcosa contro a temi
più sociali, però è proprio l’aspetto e l’immaginario che volevo dare al disco.
Semplicemente è molto estremista nelle direzioni che prende. Quella col cinema
noir per me è una bella analogia perché è molto buio e triste, non lasciando
spazio ad altri argomenti. Sono stato molto selettivo in questo, non ho voluto
fare il “disco completo”, come si dice nell’ambiente discografico, dove metti
una traccia più aperta, per accontentare un po’ tutti.
Sei rimasto coerente con l’artista che sei?
Sì, è un concept album. Poi ci sono dei momenti magari non proprio trap, con
canzoni che possono essere definite d’amore, un po’ più introspettive, però
comunque sono molto coerenti con il resto del disco.
“I volti dei ragazzi cresciuti dentro le piazze, lasciano la scuola per andare a
lavorare”, dici in “Specchio Riflesso”. Hai vissuto la periferia a Roma?
Io sono del centro e non l’ho frequentata tanto. È più facile che i ragazzi di
periferia venissero in centro. Il quartiere dove sono cresciuto è un quartiere
popolare, nonostante sia in centro. E quindi aveva delle cose in comune con i
quartieri di periferia che sono più, in qualche modo, emarginati dal resto della
città. Questa è una caratteristica che il nostro quartiere ha sempre avuto. E
comunque la maggior parte dei palazzi sono case popolari, appartamenti molto
piccoli. È un quartiere molto romano tradizionale. Anche se col tempo
chiaramente ha perso tante tradizioni, però comunque posso dire di aver vissuto
quel tipo di cultura romana di strada.
Cosa manca ai giovani delle periferie?
Credo manchi un’alternativa. Non so se sia meglio studiare o lavorare al giorno
d’oggi, sinceramente. Però ecco, non credo sia facile a prescindere, sia col
lavoro né con la scuola, riuscire a crearsi una vita stabile.
“Come ti puoi aspettare che dia fiducia a qualcuno, da un ragazzo come me
cresciuto in mezzo al buio”, canti in “Come un Ladro”: cosa ti ha fatto perdere
fiducia nelle persone?
Quella frase non necessariamente rispecchia una mia visione reale. Può farlo
come non farlo. Dipende dai periodi della vita, ma alla fine il rapporto che hai
con le persone è un riflesso del rapporto che hai con te stesso. Quindi se sei
uno particolarmente sfiduciato vuol dire che c’è qualcosa in te che ti rende
tale. In questo momento della mia vita mi fido di poche persone, ma di quelle lo
faccio appieno.
In “Vaniglia” dici di avere più autostima, ma di stare “peggio di prima, quindi
forse dovrei tornare in terapia”: in cosa ti ha aiutato la terapia?
Sono stato in terapia per un problema: mi arricciavo con le mani i capelli. Poi
ha funzionato perché ho smesso, è un po’ come mangiarsi le unghie. Rappresenta
un po’ un paradosso perché anche se sei sicuro di te, magari, scopri lo stesso
delle cose nuove.
Ti ha aiutato fare quel percorso?
Sì, non faccio più il tic.
L'articolo “Il denaro non va demonizzato. Meglio studiare o lavorare? Non lo so,
difficile avere una stabilità. Sono stato in terapia perché arricciavo i capelli
con le mani”: così Pyrex proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un’orda di fan e giornalisti fuori dai cancelli del carcere, come spesso accade
di fronte a quello che è considerato “il penitenziario dei Vip”. Si tratta del
Metropolitan Detention Center di Brooklyn. A varcare le soglie dell’MDC di lì a
poco sarebbe arrivato Tekashi 6ix9ine. Né un arresto spettacolare, né
un’imboscata dell’ultimo minuto lo avrebbero condotto lì. Quella del rapper è
stata una resa. 6ix9ine si è infatti costituito per scontare una pena di 3 mesi
per aver violato la libertà vigilata mentre scontava una condanna precedente. Lì
condividerà il carcere con detenuti noti, tra cui Luigi Mangione, accusato di
aver ucciso il CEO di UnitedHealthcare Brian Thompson e il presidente del
Venezuela Nicolàs Maduro, destituito durante l’operazione speciale condotta da
Donald Trump il 2 gennaio.
L’artista, il cui vero nome è Daniel Hernandez, si è presentato in carcere di
sua spontanea volontà martedì mattina e l’ha fatto mentre era in diretta con
l’amico streamer Adin Ross, creator da milioni di follower. Ha voluto creare un
evento e ci è riuscito, anche per provare a dimostrare le sue buone intenzioni.
Hernandez è arrivato a bordo di un van di lusso con Ross e una vera e propria
troupe che ha filmato in diretta il momento della resa.
Durante la diretta streaming di quasi due ore sul canale di Ross, il rapper ha
passato gli ultimi momenti circondato dagli amici durante il suo saluto d’addio
e uno di loro, il content creator Stephen Deleonardis, lo ha aiutato a tagliare
il braccialetto elettronico. L’atmosfera è stata fino alla fine quella di una
festa. Nel tragitto in macchina il gruppo ha ascoltato a tutto volume hit come
“Baby” di Justin Bieber o “Hold On” di Lil Tjay, ma una volta arrivati
all’ingresso del penitenziario il clima si è fatto immediatamente più cupo. Dopo
l’allontanamento di Hernandez, Ross ha affermato quasi in lacrime: “È davvero
molto triste – e ancora – È terribile, fratello”.
La struttura è l’unico carcere federale di New York City ed è tra le più temute
degli Stati Uniti. Alcuni l’hanno descritta come un vero e proprio “inferno
sulla terra” a causa delle pessime condizioni e dei numerosi casi di violenza e
suicidi. Attualmente ospita il presidente venezuelano Nicolás Maduro e sua
moglie, Cilia Flores, oltre a Luigi Mangione e in passato ha ospitato Sean
“Diddy” Combs e Ghislaine Maxwell, storica collaboratrice di Jeffrey Epstein.
Hernandez è diventato famoso nel 2017 con l’uscita della canzone “Gummo”,
seguita poi dall’album “Dummy Boy” del 2018, grande successo commerciale
internazionale. L’anno successivo si è dichiarato colpevole per il suo
coinvolgimento con la violenta gang newyorkese Nine Trey Gangsta Bloods.
All’epoca era finito in una bufera mediatica, accusato dai fan e dagli altri
membri della gang di essere uno “snitch” (in gergo ‘infame’) per aver
collaborato con la giustizia nello smantellamento della NTGB. La collaborazione
gli è valsa un considerevole sconto di pena, soprattutto eludendo le accuse di
associazione a delinquere. Nel 2019 è stato condannato a due anni di carcere,
seguiti da cinque anni di libertà vigilata, assieme ad un percorso di protezione
testimoni per le gravi minacce ricevute. È stato rilasciato dal carcere federale
con alcuni mesi di anticipo nel 2020, durante il picco della pandemia di
COVID-19, iniziando prima a scontare la pena in libertà vigilata, quindi con il
braccialetto elettronico.
L’ultima condanna di Hernandez è legata al ritrovamento di piccole quantità di
cocaina ed ecstasy nella sua casa di Miami durante una perquisizione della
polizia. Secondo i pubblici ministeri, avrebbe anche colpito un uomo che lo
aveva provocato in un centro commerciale della Florida per la sua collaborazione
contro i membri della gang.
L'articolo Si presenta in carcere per costituirsi a bordo di un furgoncino rosso
e mentre riprende tutto in diretta streaming: il rapper 6ix9ine sconterà la pena
con Maduro e Mangione proviene da Il Fatto Quotidiano.
Anno nuovo, scarica di hip hop adrenalinica in arrivo. Il mese di gennaio, in
attesa dell’arrivo il 24 febbraio del Festival di Sanremo 2026, sarà
caratterizzato dalla carica dell’hip hop con alcuni tra gli esponenti più
importanti della scena italiana. Ad aprire le danze è Tony Boy con “Trauma”,
oggi 2 gennaio, il 9 arriva Guè con “Fastlife 5: Audio Luxury”, il 16 “Tutto è
possibile” segna il ritorno di Geolier mentre il 30 gennaio a chiudere la carica
sarà il golden boy Kid Yugi con “Anche gli eroi muoiono”. Insomma ce n’è per
tutti i gusti per chi ama il genere e, di certo, c’è da scommettere che la
battaglia in classifica sarà alquanto vivace.
Dopo aver chiuso il 2025 con uno show-evento a Rho Fiera Milano Live, Tony Boy
(Antonio Hueber, classe ’99, Padova) ha in serbo tanti progetti per il 2026. Con
due album pubblicati nell’ultimo anno (“Going Hard 3” e “Uforia” disco d’oro),
lo show-evento a Rho Fiera Milano Live, un tour nei club sold out, Tony Boy ha
annunciato suoi primi concerti nei palazzetti a Roma, Milano e Padova dal 13
maggio con in scaletta i brani del nuovo album “Trauma”, uscito proprio oggi,
che contiene 14 brani inediti.
Geolier è pronto a tornare con il quarto album, “Tutto è possibile” e lo fa con
un racconto che parte da un monito di Pino Daniele, custodito in un suo brano
mai pubblicato. Una frase rimasta sospesa nel tempo, che oggi torna a nuova vita
e apre il prossimo album di Geolier. Il disco si apre con Pino Daniele, ma, tra
gli altri, trova al suo interno un altro nome che per Geolier rappresenta un
riferimento: 50 Cent. Un traguardo che lo stesso Geolier ha raccontato come la
prova concreta della sua visione: “Tutto quello che vuoi che accada, accadrà”.
A queste si aggiungono ulteriori collaborazioni: oltre alla presenza di Anuel
AA, una delle voci più iconiche e influenti del Latin trap contemporaneo, Sfera
Ebbasta fino ad Anna e Kid Yugi. Nel 2026 Geolier porterà il nuovo album con tre
live già sold out al Maradona, che chiuderanno il Geolier Stadi 2026”, l’artista
salirà per la prima volta, tra gli altri, anche sui palchi di Milano a San Siro
e di Roma all’Olimpico.
Sulla copertina del nuovo album “Anche gli eroi muoiono” appare dentro in una
bara. Così il golden boy della scena rap Kid Yugi (Francesco Stasi, è un rapper
pugliese classe 01’) mette a segno il suo terzo album in studio. L’album è stato
anticipato da un trailer ambientato su un set cinematografico, in cui viene
messo in scena il funerale dell’artista. La cinepresa segue i personaggi che si
stringono intorno alla bara, mentre l’attore Filippo Timi recita un monologo e
prima di traghettare gli spettatori verso un colpo di scena finale.
“Cosa vuol dire essere un eroe? Operare il bene con tutte le proprie forze
‘risponderebbero i più. Fallire miseramente in nome di un’utopia!’ tuonerebbero
i malvagi. – è il messaggio contenuto nel lancio del nuovo progetto discografico
– Dare prova di coraggio e abnegazione di fronte a pericoli ed avversità
intonerebbero gli accademici. Ecco, tutte queste definizioni sono sbagliate,
vecchie, obsolete, superate, adatte ad epoche passate, ad un mondo in cui la
distinzione tra bene e male appariva netta e irriducibile. La società
contemporanea, quella dei consumi che promuove l’individualismo e glorifica
l’egoismo, la società che ha sacrificato i valori della giustizia sostituendoli
con quelli del merito, è riuscita ad amalgamare i due assoluti. Ma quindi, se
bene e male si somigliano, se l’essere umano opta per l’uno o per l’altro
secondo un unico criterio, l’utilità, come possiamo noi riconoscere un eroe? O,
ancor peggio, è possibile che questo mondo non sia più capace di crearne? Ecco
che la civiltà ha sopperito a questi dilemmi nel modo più stupido e ingiusto:
rendendoci tutti speciali. O almeno facendocelo credere”.
E infine: “Ci hanno insegnato che ognuno di noi è l’eroe della propria storia,
che ognuno di noi è un predestinato, un talentoso, un genio mandato su questa
terra per assolvere ad un compito divino. In questo voi credete e in questo
credo anch’io. Ed ora più che mai la mia missione mi appare chiara, limpida come
il cielo di marzo. Io sono il vostro Memorandum. E porto un unico messaggio:
Anche gli eroi muoiono”.
Infine Guè con “Fastlife 5: Audio Luxury”, interamente prodotto da Cookin Soul.
Il volume di “Fastlife”, il mixtape di culto nato vent’anni fa dal talento e
dall’amore per il rap di Gué. Per le celebrazioni dei vent’anni di Fastlife, il
rapper ha voluto fare le cose in grande: tutte le tracce sono infatti prodotte
da Cookin Soul, producer di Valencia, che vanta collaborazioni internazionali
del calibro di Nipsey Hussle, Yukmouth e MF Doom e centinaia di remix
all’attivo. Il mixtape, inoltre, è stato mixato e masterizzato da Davide “Bassi
Maestro” Bassi. La copertina, che ritrae l’artista con la figlia Céline, è uno
scatto d’autore firmato dal fotografo e collaboratore di lunga data Federico
Hurth. Anche Fastlife 5 : Audio Luxury sarà parte dello speciale show Fastlive,
che porterà per la prima volta dal vivo sul palco del Fabrique di Milano tutta
la saga di Fastlife l’1 e 2 febbraio 2026.
L'articolo Geolier, Guè, Kid Yugi e Tony Boy mettono il turbo al 2026 a suon di
hip hop: ecco la battaglia in classifica che si annuncia scoppiettante proviene
da Il Fatto Quotidiano.
Attimi di panico per il rapper Tekashi 6ix9ine e i suoi familiari. Il 16
novembre sera quattro uomini armati hanno fatto irruzione nella casa
dell’artista in Florida. Una telecamera di sicurezza ha immortalato i momenti di
terrori che hanno vissuto la madre del rapper e il loro cagnolino. I ladri hanno
sequestrato entrambi, minacciandoli con violenza di star fermi.
Il sito TMZ ha mostrato il video di sorveglianza di domenica sera, dopo che gli
intrusi si sono intrufolati nel garage. In una clip, si vede la madre 60enne di
Tekashi faccia a faccia con i ladri, con la voce tremante mentre implora e
supplica, il cane corre in giro confuso. Un ladro rimane appostato con la madre
di Tekashi mentre gli altri si precipitano in casa e in breve tempo cercano di
derubare quante più cose possibili.
Terminata l’irruzione, secondo la polizia, i ladri hanno preso le chiavi
dell’auto e sono scappati prima dell’arrivo degli agenti.
Tekashi 6ix9ine non era a casa in quel momento perché stava trasmettendo in
diretta streaming con Jack Doherty. I ladri hanno monitorato la diretta per
poter girare indisturbati. “Sono stati violenti con mia madre e il mio cane”, ha
poi spiegato il rapper.
Gli agenti hanno contattato diversi testimoni che hanno confermato di aver visto
quattro uomini armati e mascherati che sono entrati in casa con le pistole. La
polizia ha dichiarato che la madre di Tekashi è stata trattenuta fisicamente
all’esterno da uno dei malviventi, mentre i restanti tre sospettati sono corsi
dentro e hanno saccheggiato la proprietà, prendendo tutti i contanti e le chiavi
dell’auto per fuggire.
Le indagini sono ancora in corso, ma gli elementi a disposizione anche dopo le
perquisizioni con l’unità cinofila sono davvero pochissimi.
CHI È TEKASHI 6IX9INE
Daniele Hernandez, conosciuto con il nome d’arte 6ix9ine, è nato l’8 maggio 1996
a Brooklyn da madre messicana e padre portoricano. La sua infanzia è stata
relativamente tranquilla fino ai 13 anni, quando il padre è rimasto vittima di
una sparatoria nei pressi della loro abitazione. Questo tragico evento ha
segnato profondamente il giovane, portandolo ad abbandonare gli studi superiori
per cercare lavoro e avvicinandolo al mondo degli stupefacenti.
Nel 2014 ha avuto il suo primo arresto, periodo in cui ha anche iniziato a
dedicarsi alla musica hip-hop, pubblicando su YouTube le sue prime composizioni,
“69” e “Scumlife”. Nei tre anni successivi, la sua attività artistica è
cresciuta considerevolmente, definendo uno stile caratterizzato da un rap
energico e aggressivo, ispirato alla old school, accompagnato da videoclip dai
colori vivaci con riferimenti ad anime e motivi arcobaleno. Il suo primo
successo significativo è arrivato nell’aprile 2017 con il brano “Poles1469”,
realizzato in collaborazione con Trippie Redd. Il successo planetario arriva con
“Gummo”, uscito nel novembre 2017.
L'articolo “Sono stati violenti con mia madre e con il mio cane”: quattro uomini
armati hanno fatto irruzione in casa del rapper Tekashi 6ix9ine e rubato tutto
proviene da Il Fatto Quotidiano.