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La Wada pensa a escludere Trump dalle Olimpiadi 2028 e dai Mondiali di calcio: “Non paga la quota annuale”
L’Agenzia Mondiale Antidoping (WADA) sta valutando la possibilità di rivedere il proprio regolamento per impedire al Presidente Donald Trump e a tutti i funzionari del governo statunitense di partecipare alle Olimpiadi di Los Angeles del 2028. Questa mossa potrebbe avere ripercussioni anche sui Mondiali di calcio che si terranno negli Stati Uniti quest’estate. La proposta è all’ordine del giorno della riunione del Comitato esecutivo dell’agenzia antidoping, prevista per martedì prossimo. Come riporta l’Associated Press, si tratta dell’ultima manovra scaturita dal rifiuto, protrattosi per anni, del governo statunitense di versare la quota annuale alla WADA. Questo rifiuto rientra nella protesta unanime e bipartisan del governo americano contro la gestione da parte dell’agenzia di un caso che ha coinvolto nuotatori cinesi prima dei Giochi di Tokyo. Trump ha deciso di non pagare da quando ventitré nuotatori cinesi erano risultati positivi a una sostanza vietata nel 2021, ma non erano stati sanzionati, in quanto la Wada aveva accettato la spiegazione delle autorità cinesi, secondo cui gli atleti avevano consumato alimenti contaminati. Il finanziamento statunitense era il principale contributo al bilancio annuale della Wada, che ammonta a un totale di 56 milioni di dollari (circa 47 milioni di euro). I responsabili dell’agenzia hanno inoltre dichiarato che l’organizzazione non sarà costretta a modificare le proprie regole di governance, anche se la perdita di questi 3,6 milioni di dollari ha naturalmente portato a un riesame di alcuni programmi. L'articolo La Wada pensa a escludere Trump dalle Olimpiadi 2028 e dai Mondiali di calcio: “Non paga la quota annuale” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Scontri, incendi e morti: Messico nel caos a quattro mesi dai Mondiali. Il tema sicurezza è un’incognita
I Mondiali di calcio rischiano di giocarsi in condizioni di sicurezza preoccupanti. Nei mesi scorsi le minacce di Trump sullo spostamento delle partite che si giocheranno in città democratiche, poi i vari fatti di cronaca a Minneapolis, ora il problema si sposta in Messico, dove si svolgeranno diverse partite dei Mondiali in tre città diverse: Città del Messico, Monterrey e Guadalajara. E proprio a Guadalajara – luogo dove si giocheranno quattro match della fase a gironi -, l’uccisione del capo di uno dei più grandi cartelli della droga al mondo, Nemesio Oseguera alias “El Mencho”, ha letteralmente messo in subbuglio la città e non solo. Almeno 26 vittime, tra civili, criminali e uomini della sicurezza, incendi, strade bloccate, scontri tra le forze dell’ordine. Per capire la gravità della situazione: sono state chiuse le scuole e fermati tutti i campionati di calcio, compresa la Serie A. Ucciso all’età di 59 anni, El Mencho era considerato l’ultimo dei principali narcotrafficanti dopo l’arresto dei fondatori del cartello di Sinaloa, Joaquín “El Chapo” Guzmán e Ismael “Mayo” Zambada, detenuti negli Stati Uniti. A capo del potente cartello di Jalisco Nueva Generación (Cjng), era uno dei narcotrafficanti più ricercati da Messico e Stati Uniti, che hanno offerto fino a 15 milioni di dollari per la sua cattura. “El Mencho” è stato ferito durante un’operazione nella città di Tapalpa, nello stato occidentale di Jalisco, ed è morto poco dopo mentre veniva trasportato in aereo a Città del Messico. Da lì il panico: in risposta all’operazione, in 20 stati messicani è stata scatenata un’ondata di violenza. Uomini armati hanno bloccato diverse strade nello stato occidentale di Jalisco con auto e camion in fiamme. Gli Stati Uniti hanno esortato i cittadini di diverse zone del Messico, tra cui città e regioni turistiche come Cancún, Guadalajara e Oaxaca, a “rifugiarsi fino a nuovo avviso”. E si è fermato anche il calcio. La maggior parte delle proteste si stanno svolgendo nello stato di Jalisco, dove appunto si trova la città di Guadalajara, teatro di quattro partite della fase a gironi dei Mondiali del 2026 previsti appunto tra Usa, Messico e Canada: a Zapopan (Guadalajara) si giocherà Messico-Corea del Sud, oltre alla gara d’esordio della formazione coreana. E poi anche Uruguay-Spagna e un match della Colombia contro una qualificata dai playoff. Altre quattro partite si giocheranno a Monterrey e altre cinque – tra cui la gara inaugurale tra Messico e Sudafrica dell’11 giugno – a Città del Messico. Tutti luoghi dove oggi sarebbe impossibile solo pensare di organizzare un evento di tale portata. LA SITUAZIONE NEGLI USA Problema sicurezza che negli Stati Uniti esiste già da diversi mesi. A settembre Trump aveva affermato che le partite della Coppa del Mondo 2026 potrebbero essere spostate in altre sedi. Se infatti la città ospitante designata fosse ritenuta non sicura, il presidente Usa potrebbe decidere di cambiare le sedi dei match. E il riferimento è alle città democratiche, gestite da “estremisti di sinistra”, ha spiegato il tycoon. A ciò si sono aggiunte questioni legate alla sicurezza e alla politica internazionale. La sempre più crescente tensione per la politica estera del presidente Donald Trump, in particolare le sue mire sulla Groenlandia, ha creato malcontenti anche in alcuni paesi europei, che hanno anche minacciato il boicottaggio. Anche se a oggi sembra una possibilità remota. Senza dimenticare la questione Ice. Insomma, il conto alla rovescia verso il più grande evento calcistico a livello internazionale procede, ma il contesto attuale impone prudenza. Tra tensioni, violenze e timori di nuove escalation, la sicurezza è il vero banco di prova per Usa e Messico. L'articolo Scontri, incendi e morti: Messico nel caos a quattro mesi dai Mondiali. Il tema sicurezza è un’incognita proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Playoff Mondiali, l’Italia ha pescato bene: cosa sapere sull’Irlanda del Nord e perché poi sarebbe meglio evitare il Galles
È andata bene per l’avversario in semifinale (Irlanda del Nord) e nell’eventuale finale (la vincente di Galles–Bosnia), meno bene per la “location”: in caso di successo nella gara del 26 marzo (quasi sicuramente a Bergamo), l’Italia cinque giorni dopo si giocherà infatti il Mondiale in trasferta, quindi Cardiff o Zenica. Stadi caldi, soprattutto il primo, capaci di caricare a mille la banda di casa, ma per superare le colonne d’Ercole ed evitare la terza bocciatura di fila bisognerà tirar fuori quello che è mancato contro la Norvegia: orgoglio e carattere. L’urna di Zurigo s’è desta. I sorteggi europei sono passati (anche) per le mani di Marco Materazzi, sorridente quando ha mostrato al mondo il foglietto con la scritta Italy. Sarebbe stato preferibile assistere a questo copione al sorteggio di Washington del 5 dicembre, quando si comporranno i gironi finali del mondiale 2026 (Usa-Canada-Messico), il primo a 48 squadre, ma per la terza volta di fila, la nazionale quattro volte campione iridata dovrà soffrire nella Cayenna dei playoff. Svezia (2017) e Macedonia del Nord (2022) ci condannarono a due eliminazioni inattese: toccare quota 3 farebbe sprofondare definitivamente il nostro calcio. L’Irlanda del Nord è riemersa dal buio della storia nel 2016, approdando all’Europeo di Francia. L’avventura finì agli ottavi, a Parigi, con il ko di fronte al Galles: decisiva l’autorete di McAuley al 75’. I nordirlandesi lasciarono il segno nel colore, con il coro “Grigg’s on fire”, ispirato dall’ex attaccante del Wigan (e di molte altre squadre), diventato un cult delle tifoserie non solo britanniche, ma dopo l’exploit di nove anni fa, è rientrata nei ranghi. La seconda partecipazione al mondiale risale al 1986. È la più debole delle quattro nazionali del Regno Unito, ma il calcio azzurro non ha bei ricordi legati all’Irlanda del Nord. Il 15 gennaio 1958 ci escluse per la prima volta dal mondiale, superandoci 2-1 nella sfida decisiva di Belfast. Lo 0-0 del 15 novembre 2021 ci spinse invece verso i playoff di Qatar 2022, nei quali affondammo sotto i colpi della Macedonia del Nord. L’Irlanda del Nord, 69esimo posto nel ranking Fifa, è guidata da Michael O’Neill, lo stesso ct dell’euro 2016. Cinque giocatori sono di stanza in Premier. L’esterno destro Conor Bradley, Liverpool, ha annullato in Champions il brasiliano Vinicius del Real. McNair è un ex promessa del Manchester United che si è perso negli anni. Il portiere, Peacock–Farrell, è uno dei punti deboli. Gli altri elementi che militano in Premier sono i difensori Ballard e Hume (Sunderland), il centrocampista Devenny (Crystal Palace, classe 2003) e l’attaccante Marshall (West Ham, un 2004). Nel girone eliminatorio, i nordirlandesi hanno chiuso al terzo posto, dietro Germania e Slovacchia, con 3 vittorie (2 contro Lussemburgo) e 3 ko. Se non li superiamo, dobbiamo davvero andare a nasconderci. Nell’eventuale finale, meglio la Bosnia di Dzeko rispetto al Galles. Il ranking mondiale è indicativo: Galles 32esimo, Bosnia 71esimo. I Dragoni in casa sono caricati a pallettoni: il 7-1 rifilato alla Macedonia del Nord ha messo in evidenza il centrocampista offensivo del Fulham Wilson (tripletta) e ha ribadito le qualità tecniche di Brennan Johnson (Tottenham). Undici elementi della rosa attuale giocano in Premier, mentre solo uno, Jordan James (Rennes), è impegnato all’estero. Il ct è Craig Bellamy, 46 anni, ex attaccante di buon livello che pur non essendo mai stato condannato, ha un passato di risse (cinque) e di bullismo ai tempi del ruolo di responsabile delle giovanili del Cardiff. La Bosnia ha partecipato solo al Mondiale 2014 in Brasile. Nella rosa attuale, troviamo gente che ci conosce bene: Dzeko (Fiorentina), Kolasinac (Atalanta, ko per la rottura del crociato), Hadzikadunic (Sampdoria), Muharemovic (Sassuolo). Il ct è Sergej Barbarez, 54 anni, veterano della Bundesliga quando giocava (330 presenze). È nato a Mostar, una delle città martiri della guerra della ex Jugoslavia: a lui, che ha origini croate, serbe e bosniache, gli è già stata dedicata una via. Se porterà la Bosnia al mondiale, lo faranno sindaco. L'articolo Playoff Mondiali, l’Italia ha pescato bene: cosa sapere sull’Irlanda del Nord e perché poi sarebbe meglio evitare il Galles proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Playoff, 11 precedenti tra Italia e Irlanda del Nord. Già per due volte ci è costata l’addio ai Mondiali
L’Italia di Gennaro Gattuso affronterà l‘Irlanda del Nord nella semifinale dei playoff per il Mondiale 2026: si giocherà il 26 marzo, probabilmente a Bergamo. Gli avversari, assenti dalla Coppa del Mondo dal 1986, hanno chiuso terzi nel loro girone di qualificazione dietro Germania e Slovacchia, conquistando 3 vittorie (due contro il Lussemburgo) e subendo 3 sconfitte, seppur di misura contro le prime due del girone. L’accesso ai playoff è arrivato grazie al primo posto nel gruppo della Lega C di Nations League, dove hanno prevalso su Bulgaria, Bielorussia e Lussemburgo. Nel ranking FIFA, l’Irlanda del Nord occupa attualmente il 69esimo posto, mentre l’Italia è 12esima. I precedenti tra le due nazionali sono undici: sono sette le vittorie azzurre, l’ultima nel girone C valevole per le qualificazioni ai mondiali 2022. Ma per ben due volte di fatto l’Irlanda del Nord è costata all’Italia la mancata qualificazione ai Mondiali. Risale al gennaio 1958 l’unica vittoria nordirlandese, quando la Nazionale non si qualificò alla Coppa del Mondo di quell’anno in Svezia. Invece l’ultimo scontro è del 15 novembre 2021: terminò 0 a 0, costringendo la nazionale di Roberto Mancini a passare dai playoff, con la semifinale poi persa con la Macedonia del Nord. L’Irlanda del Nord è una squadra molto fisica e organizzata, che difende bene anche se non ha un grande attacco. I giocatori militano quasi tutti in Inghilterra, ma solo in 5 in Premier League e tutti gli altri in Championship. L’unico nordirlandese che gioca a grande livello è Conor Bradley, esterno del Liverpool. QUESTO IL QUADRO COMPLETO DEI PLAYOFF MONDIALI PER QUANTO RIGUARDA L’EUROPA * Italia-Irlanda del Nord, la vincente sfiderà la vincente di Galles-Bosnia * Ucraina-Svezia, la vincente giocherà contro la vincente di Polonia-Albania * Turchia-Romania, la vincente affronterà la vincente di Slovacchia-Kosovo * Danimarca-Macedonia del Nord, la vincente sfiderà la vincente di Repubblica Ceca-Irlanda L'articolo Playoff, 11 precedenti tra Italia e Irlanda del Nord. Già per due volte ci è costata l’addio ai Mondiali proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Dalla Spagna al ritorno dell’Austria fino all’impresa della Scozia: tutta l’Europa che conta è già ai Mondiali (tranne noi)
La crema calcistica d’Europa si è qualificata in forza al mondiale: manchiamo solo noi, costretti ad affrontare gli spareggi di marzo. Affronteremo in semifinale una tra Svezia, Romania, Macedonia del Nord e Irlanda del Nord: il sorteggio del 20 novembre a Zurigo ci dirà quale sarà l’incubo dei prossimi quattro mesi. Due delle quattro possibili rivali, Svezia e Macedonia del Nord, ci hanno già sbattuto la porta in faccia nei playoff 2018 e 2022. Per i valori tecnici complessivi, nonostante un percorso di qualificazione fallimentare e un posto agli spareggi ottenuto solo grazie alla Nations League, sarebbe consigliabile evitare la nazionale scandinava. In attacco può schierare gente come Isak e Gyokeres: non sono Haaland, ma possono far male. L’ultimo turno ha promosso Spagna, Belgio, Svizzera, Austria e Scozia. La Roja ha chiuso con il 2-2 con la Turchia, a Siviglia, un cammino trionfale. Il Belgio si è divertito con il Liechtenstein (7-0). La Svizzera ha pareggiato 1-1 in Kosovo. L’Austria è riuscita a ottenere il pass che la riporta al mondiale dopo 28 anni (nel 1998 l’ultima apparizione) grazie al gol di Gregoritsch che al 77esimo ha timbrato l’1-1 con la Bosnia. Una qualificazione batticuore, ma da qualche tempo il calcio austriaco è in ripresa. L’impresa, e anche le immagini più suggestive della serata, sono arrivate da Glasgow. Scozia-Danimarca è stata una raffica di colpi di scena. Vantaggio dei padroni di casa con una rovesciata da urlo di McTominay, pareggio su rigore di Hojlund e, appena quattro minuti, la discutibilissima espulsione dell’ex romanista Kristensen per due cartellini gialli. Il secondo è stato una forzatura dell’arbitro polacco Marciniak: ha stravolto il match. La Scozia è tornata avanti con Shankland, ma la Danimarca, che non ha mai abbassato la guardia, ha pareggiato all’81’ con l’ex Lecce Dorgu. Qualificazione di nuovo nelle mani dei “rossi”, ma nel recupero i gol di Tierney (93’) e McLean (98’) – quest’ultimo a segno da centrocampo, con il portiere Schmeichel lontano dai pali dopo aver partecipato all’ultimo assalto – hanno riportato la Scozia al mondiale, anche in questo caso dopo 28 anni di assenza. La Scozia, battuta 3-2 dalla Grecia sabato scorso, ha affrontato la sfida decisiva contro i danesi, avanti in classifica, con lo spirito giusto. “Dobbiamo scendere in campo con la voglia di vincere e non con la paura del fallimento”, le parole del ct Steve Clarke, che già ha condotto gli scozzesi alle fasi finali degli europei 2020 e 2024. Lo spirito indomito della Tartan Army, la nazionale più antica del mondo insieme a quella inglese – il 30 novembre 1872, a Glasgow, le due squadre disputarono la prima partita internazionale della storia del calcio, finì 0-0 -, è stato determinante, ma la Scozia non è solo agonismo: McTominay, Tierney, Robertson, McGinn e Adams sono giocatori importanti. Le qualificazioni europee hanno ribadito le gerarchie attuali. Inghilterra – la prima a ottenere il pass -, Spagna e Francia sono candidate al titolo. Portogallo – più spettacolare e più libero quando manca Cristiano Ronaldo – e Germania hanno legittime ambizioni di puntare almeno alle semifinali. Belgio – con un Doku straripante – e Svizzera sono le eterne mine vaganti. La Croazia sta tenendo botta, nonostante l’età avanzata dei suoi migliori attori, da Modric (40 anni) a Perisic (36). La Norvegia di Haaland – ma non solo lui, Odegaard, Nusa, Bobb, Sorloth e Strand Larsen sono gli altri punti di forza – può essere la sorpresa del mondiale. L’Olanda è imprevedibile. L’Italia deve solo far autocritica per gli errori commessi negli ultimi vent’anni. Gli spareggi vanno preparati con intelligenza e umiltà. Una terza bocciatura di fila sarebbe un record negativo per una nazionale di alto livello, quattro volte campione iridata. Bisogna scendere dal piedistallo e accettare la realtà: oggi dobbiamo festeggiare la qualificazione mondiale come una mezza impresa. Una volta era la normalità, ma non si vive di ricordi. L'articolo Dalla Spagna al ritorno dell’Austria fino all’impresa della Scozia: tutta l’Europa che conta è già ai Mondiali (tranne noi) proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Un Paese al vertice per emissioni di Co2 e un altro in mano alle bande criminali: le storie di Curaçao e Haiti, le due sorprese ai Mondiali
Un’isola di 160mila abitanti e un paese dominato dal 2024 da bande criminali, dopo l’evasione di massa dalle carceri della capitale Port-au-Prince, sono le ultime sorprese del mondiale 2026 (Usa-Canada-Messico). Hanno ottenuto il pass grazie, rispettivamente, allo 0-0 in casa della Giamaica e al 2-0 sul Nicaragua. La terza nazionale vincitrice dei gironi finali del Nord-Centroamerica è Panama, già presente a Russia 2018: decisivo il 3-0 rifilato a El Salvador. Curaçao è la sorpresa delle sorprese. La sua popolazione è inferiore a quella del primo municipio di Roma (164mila). Prodotto dello scioglimento delle Antille Olandesi (2010), è un’entità autonoma all’interno dei Paesi Bassi. Il governo di Amsterdam ha la responsabilità della difesa, della politica estera e del controllo delle finanze, ma i rapporti non sono sempre idilliaci: quando nel luglio 2017 il premier di Curaçao chiese un aiuto per migliorare la situazione economica, l’Olanda rispose di aver fornito in passato assistenza nelle trattative per la raffinazione del greggio con Venezuela, distante appena 6 km. Il petrolio è ricchezza, ma anche inquinamento: Curaçao è uno dei paesi in testa nel mondo nella classifica delle emissioni di CO2. Colonizzata prima dagli spagnoli e poi passata sotto il dominio dell’Olanda (1634), l’isola ha assorbito in profondità la cultura dei Paesi Bassi. Gli sport più praticati sono calcio e baseball. La qualificazione al mondiale è avvenuta nel segno di un vecchio pirata del football: Dick Advocaat, 78 anni, il Piccolo Generale. Curaçao è l’ottava nazionale guidata in una lunga carriera iniziata nel 1981 e ispirata dalla figura del santone Rinus Michels. Advocaat non era presente in panchina per ragioni personali nello 0-0 strappato in casa della Giamaica. Un pareggio rocambolesco, in un’autentica sfida spareggio: in caso di successo, i Reggae Boys avrebbero infatti scavalcato i rivali e sarebbero approdati al mondiale. Al 94’, il sorpasso sembrava cosa fatta. L’arbitro Barton ha concesso un rigore ai giamaicani, ma il VAR ha sconfessato la decisione del fischietto salvadoregno e Curaçao ha spiccato il volo verso il mondiale. Un trionfo meritato: sette vittorie in dieci gare di qualificazione. Advocaat è diventato ct di Curaçao solo al termine di una controversia sui pagamenti tra giocatori e federazione. La maggior parte dei nazionali sono nati in Olanda. In squadra c’è anche una discreta rappresentanza impegnata nel calcio britannico: il difensore Brenet (Livingston), il centrocampista Martha (Rotherham), l’attaccante Hansen (Middlesbrough) e il centrocampista Chong, ex Manchester United (Sheffield Utd). Nella rosa, c’è un ex Juventus Next Gen (59 presenze e 2 reti): il centrocampista Livano Comenencia, ora allo Zurigo. Il boom di Curaçao è certificato dai numeri: nel 2015 erano al 150esimo posto nel ranking mondiale Fifa, ora sono all’82esimo. La Blue Wave, l’onda blu, ha travolto l’isola dopo la qualificazione: nella capitale Willemstad i festeggiamenti si sono protratti fino all’alba. Haiti è alla seconda partecipazione al mondiale, dopo l’avventura tedesca del 1974, in cui spaventò l’Italia nella prima partita, passando in vantaggio con il velocissimo Emmanuel Sanon, che al 46’ bruciò nello scatto Spinosi e dribblò Zoff, prima di infilare il pallone in porta. Gli azzurri rimontarono e vinsero 3-1, ma la sofferenza di quel pomeriggio, passato alla storia anche per il “vaff…” in mondovisione rivolto al ct Ferruccio Valcareggi da Giorgio Chinaglia dopo la sostituzione, annunciò la disfatta della nostra nazionale, eliminata dopo l’1-1 con l’Argentina e il ko contro la Polonia. Anche Haiti, battuto 7-0 dalla Polonia e 4-1 dall’Argentina, tornò subito a casa. Sanon, a segno pure contro gli argentini, fu l’eroe tragico di quella squadra. Giocò in Europa, con i belgi del Beerschot (1974-1980) e chiuse la carriera negli Stati Uniti. Si ritirò a 31 anni, miglior bomber di Haiti con 47 gol, dopo un grave infortunio al ginocchio. Scrisse libri, fece l’allenatore, divenne cittadino onorario di Miami e nel 2008 morì, a 56 anni, a causa di un cancro al pancreas. L’attuale nazionale è guidata dal francese Sebastien Migné, 52 anni, costretto a lavorare in condizioni estremamente precarie. Non ha mai potuto mettere piede a Haiti da quando è stato nominato, 18 mesi fa, perché la guerra tra bande che sta devastando il paese, sprofondato in una carestia che ha affamato i dodici milioni di abitanti, costringe la squadra a giocare a 800 chilometri di distanza, proprio a Curaçao. “Di solito vivo nei paesi in cui lavoro, ma a Haiti non posso. È troppo pericoloso e non ci sono più voli internazionali che atterrano nel paese. Ho gestito la squadra da remoto”, ha dichiarato Migné a France Football. La nazionale è composta interamente da elementi provenienti dall’estero, tra i quali spicca il centrocampista francese del Wolverhampton Bellegarde. Nella rosa c’è anche un “italiano”: il centrocampista Christopher Attys, classe 2001, nato in Francia, un passaggio nelle giovanili dell’Inter (2018-2020), 3 presenze in Serie B con il Feralpisalò, ora alla Triestina in C. L'articolo Un Paese al vertice per emissioni di Co2 e un altro in mano alle bande criminali: le storie di Curaçao e Haiti, le due sorprese ai Mondiali proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Delirio a Curacao, un’intera isola in festa: è lo Stato più piccolo della storia a qualificarsi ai Mondiali | Video
Ravenna, Livorno, Rimini, Cagliari. Non sono le tappe di un tour estivo ma le città italiane con una popolazione simile pari (o quasi pari) a quella di Curacao. Che incredibilmente andrà ai mondiali, da paese più piccolo ad essersi mai qualificato. Decisivo il pareggio a Kingston contro la Giamaica, uno 0 a 0 difeso stoicamente (soprattutto nel secondo tempo) contro la seconda classificata del gruppo B della CONCAF. La piccola isola era prima alla vigilia, ma con un solo punto di vantaggio. La selezione caraibica è allenata dall’olandese Dick Advocaat, che ora farà incetta di record e statistiche. A 78 anni diventerà l’allenatore più vecchio di sempre su una panchina mondiale, l’unico a presentarsi a due mondiali a 34 anni e distanza e sicuramente l’unico ad aver allenato in entrambi i mondiali Usa. Nel lontano 94 era infatti c.t. dell’Olanda. Sembrano solo curiosità casuali ma Curacao è una nazionale in crescita: è 88esima nel ranking Fifa, nel 2017 ha vinto la coppa dei Caraibi ed ha ottenuto un ottimo quarto di finale nella Gold Cup del 2019. La storica prima volta ai Mondiali è stata festeggiata da tutta l’isola, tra balli in piazza e fuochi d’artificio. L'articolo Delirio a Curacao, un’intera isola in festa: è lo Stato più piccolo della storia a qualificarsi ai Mondiali | Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
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