A pochi giorni dal voto Giorgia Meloni ha scelto ancora Rete 4. Lunedì 16 marzo,
pochi minuti prima delle 22, la Premier si è accomodata nel comodo salotto di
“Quarta Repubblica”, il talk show condotto da Nicola Porro. Al centro
dell’intervista, con poche domande e molti “assist“, i temi caldi di attualità e
il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia.
L’intervento di Meloni, che si è rivolta al padrone di casa chiamandolo sempre
per nome, è durato circa mezz’ora ma non ha di certo spostato pubblico. Non ha
suscitato particolare interesse. La puntata ha ottenuto ascolti a dir poco
tiepidi: è stata vista da soli 644 mila spettatori con il 5,2% di share.
Segnando, a sorpresa, addirittura un calo rispetto a sette giorni prima quando
“Quarta Repubblica” aveva conquistato 757.000 spettatori con il 5,7% di share.
Il contesto amichevole non ha favorito l’arrivo di nuovi telespettatori e Porro
è stato battuto dal competitor “Lo Stato delle Cose“. Il talk show condotto da
Massimo Giletti, che ha proposto al pubblico di Rai3 tra le altre cose un faccia
a faccia con Antonio Di Pietro, ha conquistato 1.035.000 spettatori con il 7,2%
di share. In una serata dominata dalla fiction di Rai1 “Guerrieri – La Regola
dell’Equilibrio” con Alessandro Gassmann (3.506.000 spettatori con il 22,4% di
share) e “Scherzi a parte” condotto da Max Giusti (2.647.000 e il 21,1%).
L'articolo Meloni ospite da Porro a pochi giorni dal Referendum, la premier non
sposta gli ascolti: l’intervista fa il 5,2% di share con 644 mila spettatori
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Rai 3
Effetto Travaglio a Lo Stato delle Cose. L’ultima puntata del programma condotto
da Massimo Giletti ha infatti registrato uno share praticamente del 9% (8.9%) a
fronte di una media del 7%, raggiunta peraltro nelle ultime settimane, proprio
nella puntata con ospite il direttore del Fatto Quotidiano. Oltre allo share
record, l’ultima puntata del programma di Rai3 ha registrato un milione e
281mila spettatori che gli ha permesso di raggiungere il terzo posto tra i
programmi più seguiti del prime time dopo Rosso Volante su Rai1 (2.404.000) e 30
anni di Zelig su Canale 5 (1.975.000). Marco Travaglio è stato protagonista di
un rilassato tete-à-tete con Giletti per una ventina di minuti, poltrona cubica
di fronte a poltrona cubica, affrontando diverse tematiche di attualità: lo
scandalo oramai inarrestabile dei file Epstein, il caso dell’agente Cinturrino e
l’eterno conflitto russo-ucraino (“i capi di Stato europei si stanno impegnando
allo spasimo per impedite a Trump di fare la pace con Putin”, ha spiegato
Travaglio).
La parte finale dell’incontro con Giletti è stato dedicato alla presentazione
del libro scritto dal direttore del Fatto ed edito da Paper First: Perché NO –
Guida al referendum su magistratura e politica in poche e semplici parole.
“Vogliamo fare un Csm di autogoverno scelto a caso? A me va bene. Ho sempre
proposto: aboliamo la quota politica che non c’entra niente con l’autogoverno,
perché è impossibile sorteggiare tra centinaia di migliaia tra avvocati e
professori di diritto”, ha spiegato Travaglio a chi lo accusa di sostenere da
tempo il sistema del sorteggio. “Loro però vogliono sorteggiare i magistrati,
mentre i politici li vogliono sorteggiare da una lista in Parlamento di amici
loro. Io sono dell’idea che o li estrai a sorte tutti con un sistema casuale
oppure non fai il sorteggio finto per i politici e quello vero per i
magistrati”.
L’ultima puntata da record di Lo stato delle cose arriva dopo che sul Domani era
stato annunciato lo stop del programma a fine marzo per esaurimento del budget.
Il direttore di Rai Approfondimento, Paolo Corsini, ha però ufficialmente
ridimensionato la presunta cancellazione di Giletti: “La conclusione della
stagione 2025/2026 di Lo Stato delle cose è quella prevista dal piano editoriale
e ampiamente annunciata alla presentazione dei palinsesti e nella conferenza
stampa lo scorso settembre”. Nelle ultime ore il sito MOW ha parlato di un
ulteriore prolungamento di Giletti e del suo programma “per altri tre lunedì di
aprile”. Notizia che ancora necessita di conferma ufficiale Rai oltre i rumors
online.
L'articolo Audience tv: Rai3 boom, è terza in prima serata con Lo Stato delle
Cose aperto dal faccia a faccia Giletti-Travaglio proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Ascolta שְׁמַע“. È il titolo del documentario in ricordo della Shoah prodotto
da Rai Documentari e da Rai Radio 1 che andrà in onda alle 15,30 di martedì 27
gennaio su Rai 3 in occasione della Giornata della memoria. Il prodotto nasce da
un’idea di Anna Maria Caresta e dalla direzione di Fedora Sasso, ed è scritto da
Elena Baiocco, Anna Maria Caresta, Massimo Giraldi, Francesco Graziani, Elena
Paba e Claudio Vigolo. Un invito ad ascoltare le voci di chi ha vissuto
l’indicibile: un atto necessario per mantenere viva la memoria e comprendere le
cicatrici profonde che la Shoah ha lasciato e continua a lasciare sulla vita dei
sopravvissuti e sulle generazioni successive. Il titolo scelto evoca la
preghiera centrale della fede ebraica, lo Shemà Yisrael. Questo richiamo
all’ascolto e alla memoria si pone come fondamento per comprendere il senso più
profondo delle testimonianze raccolte.
Il documentario – al quale hanno collaborato diversi giornalisti del Giornale
Radio – raccoglie le voci e le esperienze di alcuni sopravvissuti alla Shoah:
Edith Bruck, Sami Modiano, Liliana Segre, Kitty Braun, Rosanna Bauer Biazzi,
Gilberto Salmoni, Tatiana Bucci, offrendo una prospettiva personale e una
potente riflessione sugli orrori vissuti nei campi di sterminio nazisti e sul
difficile percorso del dopoguerra. Il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni,
offre una riflessione sul significato spirituale e simbolico del titolo del
documentario. Le sue parole evidenziano il valore dell’ascolto come atto di
responsabilità, di trasmissione e di continuità della memoria che la giornata
del 27 gennaio tramanda. Su RaiPlay Sound è già disponibile il podcast Le vite
dopo il lager-L’Olocausto realizzato dai giornalisti del Giornale radio sullo
stesso tema.
L'articolo “Ascolta”, su Rai3 il documentario per capire il senso più profondo
delle testimonianze di chi ha vissuto l’indicibile proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Negli Autogrill viene venduto a 8 euro. Ma all’azienda simbolo delle nostre
autostrade, il celebre Camogli, costa poco più di 1 euro. Prodotto per giunta da
una ditta di pulizie. A rivelarlo è la seconda parte dell’inchiesta di Andrea
Sceresini e Claudia Carotenuto, in onda domani sera a FarWest, il programma
condotto da Salvo Sottile tutti i venerdì in prima serata su Rai 3. “Come molti
altri panini Autogrill – spiegano dalla redazione – il Camogli in realtà è uno
snack preconfezionato, che fino al 2024 era prodotto in una fabbrica di Teramo,
la Richetti spa”. Un panino che in alcuni punti ristoro arriva a costare anche 8
euro e 70 centesimi, ma che all’azienda costa esattamente 1 euro e 66 centesimi,
come certificato da una bolla di spedizione di cui FarWest è in possesso. “Una
cifra talmente bassa – raccontano da FarWest – che per poter mantenere in piedi
la produzione, la Richetti è stata costretta a subappaltarla a una cooperativa
di pulizie, i cui lavoratori operavano con un “contratto pirata”, che non
prevedeva, peraltro, la manipolazione del cibo, guadagnando meno di quattro euro
lordi all’ora. “La Richetti – spiega l’inviato Sceresini – ha subappaltato la
commessa del panino a questa azienda, la Red srl di San Benedetto del Tronto
(Ascoli Piceno) con un contratto multiservizi per pagare poco i collaboratori.
La Richetti ha sempre risposto che Autogrill pagava pochissimo un panino e
questo era l’unico modo per mantenere la commessa. L’Apollo per dire anche 1
euro e 11”.
Una situazione protrattasi per anni, fino all’anno scorso e che ha consentito al
colosso della ristorazione di ottenere sul suo snack guadagni del 500%. Dopo
diverse vertenze il sindacato è riuscito a ottenere salari dignitosi anche per i
lavoratori della cooperativa, causando la fine della collaborazione tra Richetti
e Autogrill. La prima parte dell’inchiesta, invece, andata in onda il 10 ottobre
scorso, ha messo in luce una realtà dell’azienda fatta di “sfruttamento del
lavoro e condizioni igieniche spesso inaccettabili”.
L'articolo L’inchiesta di FarWest (Rai 3) sul panino Camogli: “Venduto negli
Autogrill a 8 euro, ne costa 1,66 centesimi” proviene da Il Fatto Quotidiano.