Il 21 e 22 gennaio 2026 Milano ospiterà la terza edizione di AI Festival, il
festival internazionale dedicato all’intelligenza artificiale e alle sue
applicazioni nei processi aziendali, istituzionali e sociali. L’evento si terrà
presso l’edificio Roentgen dell’Università Bocconi, Main Partner della
manifestazione, con Dell Technologies e Intel come Main Sponsor e il patrocinio
del Comune di Milano.
L’iniziativa è ideata da Search On Media Group e powered by WMF – We Make
Future. Secondo i dati diffusi dagli organizzatori, l’edizione precedente ha
registrato oltre 10.000 presenze, confermando il Festival come uno dei
principali appuntamenti italiani ed europei dedicati all’AI applicata.
DALL’HYPE ALL’ADOZIONE: L’AI COME INFRASTRUTTURA DECISIONALE
AI Festival 2026 è presentato come uno spazio di confronto operativo tra
imprese, centri di ricerca, startup e istituzioni, con un focus esplicito
sull’adozione concreta dell’intelligenza artificiale nei modelli organizzativi e
produttivi. L’area espositiva riunirà grandi gruppi tecnologici, PMI e startup,
con soluzioni che spaziano dal cloud alla cybersecurity, dalla gestione dei dati
all’AI generativa, fino ad applicazioni verticali in ambito industriale,
finanziario, sanitario, HR e marketing.
Accanto all’area fieristica sono previsti incontri B2B e momenti di confronto
diretto tra aziende e fornitori tecnologici, pensati per favorire l’integrazione
di strumenti di AI nei processi decisionali e operativi.
“EMPOWERING THE AGENTIC ERA”: L’AI COME ATTORE DEI PROCESSI ORGANIZZATIVI
Il tema scelto per l’edizione 2026, “Empowering the Agentic Era”, richiama
l’evoluzione dell’intelligenza artificiale verso sistemi sempre più autonomi,
capaci di agire all’interno dei processi umani e organizzativi.
Secondo Cosmano Lombardo, CEO e Founder di Search On Media Group e ideatore di
AI Festival, «l’intelligenza artificiale diventa un sistema capace di
collaborare e prendere decisioni all’interno dei processi umani e
organizzativi». Lombardo sottolinea come governare questa trasformazione
richieda «competenze avanzate, visione sistemica e un confronto costante tra
industria, società e mercato», indicando nel Festival uno spazio di relazione
tra questi attori.
OLTRE 150 SPEAKER TRA INDUSTRIA, RICERCA E ISTITUZIONI
Il programma dell’edizione 2026 prevede la partecipazione di oltre 150 speaker
internazionali e più di 115 interventi, distribuiti tra la sessione plenaria e
diverse sale tematiche dedicate ad aspetti tecnici, applicativi, regolatori e
sociali dell’intelligenza artificiale.
Tra le realtà coinvolte figurano ESA – European Space Agency, Microsoft, Lenovo,
Istituto Italiano di Tecnologia e Cineca, insieme a rappresentanti del mondo
accademico, industriale e istituzionale. È prevista, tra gli altri, la
partecipazione di Daniele Pucci, CEO di Generative Bionics, impegnato nello
sviluppo di sistemi di robotica ed embodied AI, e di Sasha Luccioni,
ricercatrice sui temi del rapporto tra intelligenza artificiale e impatto
climatico.
IL RUOLO DI MILANO E DELLE ISTITUZIONI PUBBLICHE
L’evento si inserisce nel quadro di Milano come principale polo italiano
dell’innovazione tecnologica. Layla Pavone, membro dell’Innovation Technology
Digital Transformation Board del Comune di Milano, sottolinea come
l’intelligenza artificiale stia uscendo dalla fase di sperimentazione per
incidere in modo concreto sull’organizzazione del lavoro e dei servizi,
evidenziando la necessità di un approccio che tenga insieme sviluppo economico,
valore sociale e governance.
Sulla stessa linea Fiorenza Lipparini, direttrice di Milano & Partners, che
definisce AI Festival un’occasione per rafforzare il posizionamento
internazionale della città come luogo di sperimentazione e attrazione di
investimenti, talenti e progetti nel campo dell’intelligenza artificiale.
STARTUP, INVESTITORI E SELEZIONE DEI PROGETTI
All’interno dell’Area Expo è previsto uno spazio dedicato a startup e PMI
innovative, con l’obiettivo di favorire l’incontro con venture capital,
investitori e aziende. Durante l’evento verranno presentati i sei progetti
finalisti della startup competition “AI for Future”, selezionati per l’uso
dell’AI in ambiti considerati di impatto sociale e trasformativo.
La call per partecipare alla competizione si è chiusa il 10 dicembre e consente
alle startup selezionate di accedere a pitch, incontri B2B e al network
internazionale del WMF – We Make Future.
SPONSOR ED ESPOSITORI
Tra sponsor ed espositori dell’edizione 2026 figurano Dell Technologies, Intel,
ESA – European Space Agency, Cineca, insieme a numerose aziende attive nei
settori dell’AI, del cloud, della consulenza tecnologica, del legal tech e
dell’editoria tecnica.
AI Festival 2026, in programma il 21 e 22 gennaio all’Università Bocconi di
Milano, si presenta come un luogo di confronto sul ruolo crescente
dell’intelligenza artificiale nelle decisioni economiche, industriali e
istituzionali, in una fase in cui la tecnologia è sempre più chiamata a incidere
su processi produttivi, lavoro e governance pubblica.
L'articolo AI Festival 2026: a Milano il confronto tra imprese, istituzioni e
big tech sull’uso dell’intelligenza artificiale proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il sessantesimo anniversario del Ford Transit non è soltanto la celebrazione di
un modello iconico, ma il racconto di un passaggio di testimone che parla di
continuità, di responsabilità e soprattutto di persone. A sottolinearlo è
Fabrizio Faltoni, che dopo otto anni alla guida della filiale italiana della
Casa dell’Ovale Blu lascia l’incarico per assumere un ruolo di primaria
importanza in Ford Europa, come director sales & brand management per le
divisioni vetture Blue e Model-e.
Faltoni passa il timone al nuovo amministratore delegato Marco Buraglio, una
“staffetta in transito” che coincide con un momento cruciale per il settore:
nuovi player, nuove tecnologie, una transizione ecologica e digitale che
ridefinisce il concetto stesso di mobilità del lavoro. Faltoni, che ha sempre
creduto nel valore del Transit e nel suo ruolo nell’economia reale, si congeda
con la certezza di lasciare l’azienda in mani solide: “Marco guiderà Ford Italia
in anni complessi, e lo farà in modo egregio”. E Buraglio raccoglie il
testimone: “Per me è un grande orgoglio e una grande responsabilità. Arrivo dai
veicoli commerciali, dove ho imparato la concretezza, a stare vicino alle
aziende e a capire cosa serve davvero. È un patrimonio che porterò con me”.
Un’eredità preziosa in un momento in cui i furgoni non sono più semplici mezzi
da lavoro, ma nodi fondamentali dell’economia.
La fotografia più chiara del ruolo dei veicoli commerciali in Italia la offre lo
studio realizzato da SDA Bocconi e presentato per celebrare i 60 anni del
Transit. Un’analisi che rivela un dato sorprendente: l’economia “van-intensive”
genera 108 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 4,9% del PIL italiano, e
sostiene 1,53 milioni di posti di lavoro. Se fossero uno Stato europeo, le
imprese che vivono grazie ai furgoni costituirebbero la sesta potenza economica
dell’UE, subito dopo Germania, Francia, Italia, Spagna e Paesi Bassi. Carlo
Alberto Carnevale Maffè, professore di Strategia della SDA Bocconi, sintetizza
così: “Il Transit non è un veicolo, è una parte dell’organismo produttivo del
Paese. È un nodo del ciclo aziendale, un vero sismografo dei cambiamenti
economici e sociali”. Un mezzo che da “animale da tiro” è diventato “un tappeto
volante”, capace di trasportare non solo merci, ma processi organizzativi,
tecnologie, connessioni.
Il valore del Transit, spiegano dalla Bocconi, si capisce davvero solo
ascoltando le storie. Quelle “storie straordinarie” che emergono “quando si
strofina la lampada di Aladino” e che raccontano il rapporto fra le aziende
italiane e il loro veicolo da lavoro. Come l’Antico Forno Roscioli di Roma, che
ogni giorno affronta 30–45 consegne nel cuore della capitale. La scelta del
Transit Custom elettrico nasce da un calcolo logistico ed economico, ma anche
valoriale che si estende all’installazione in sede anche di pannelli
fotovoltaici. Grazie all’E-Transit l’azienda ha ottenuto risparmi fino a 12.000
euro in tre anni, mantenendo la piena qualità del servizio e accedendo alle ZTL
senza limitazioni.
Oppure ParkingGo, che con quasi 50 Transit in servizio h24 ha trasformato i
propri veicoli in un dialogo costante fra flotta e azienda. La telematica Ford
Pro ha ridotto i fermi macchina del 60%, permettendo di anticipare i guasti e
ottimizzare i flussi. “La telematica ha cambiato radicalmente il nostro modo di
lavorare”, racconta Andrea Luini: “Ogni giorno guadagniamo efficienza, sicurezza
e qualità del servizio”.
Sono storie diverse, ma con un filo comune: l’ascolto, una sorta di Tromba di
Eustachio. “Ford Italia – sottolinea Buraglio – ha sempre messo le esigenze
delle aziende al centro, trasformando il Transit in una piattaforma viva, che
ogni giorno si adatta alle loro missioni”. Una piattaforma che oggi conta più di
1.300 varianti, oltre 200 allestitori europei e una capacità di trasformarsi in
qualsiasi cosa: ambulanza, officina mobile, furgone frigo, camper. La Bocconi
definisce il Transit “una piattaforma trasformista”, una “Mistery Machine”
capace di cambiare volto a seconda della missione. La sua architettura si
compone di tre layer:
• meccanico: robustezza, modularità, trazioni differenziate, fino alle versioni
da 5 tonnellate;
• logico: software, ADAS, funzioni intelligenti come il Delivery Assist che
automatizza le operazioni durante le consegne;
• organizzativo: la rete di allestitori, i servizi telematici, la manutenzione
predittiva.
È questo mix che ha permesso al Transit di mantenere la leadership europea per
11 anni consecutivi e di diventare un compagno di lavoro più che un semplice
mezzo. “Ogni giorno che un veicolo rimane fermo significa 300–400 euro di
fatturato perso”, ricorda Buraglio. “Per questo, già dal 2019, Ford installa
modem di serie: i dati sono un fattore di efficienza e riduzione dei costi. Oggi
parlare con le aziende significa parlare di dati”.
La transizione elettrica resta un pilastro. Oltre al risparmio economico,
l’E-Transit consente nuove modalità operative: consegne notturne grazie alla
silenziosità, accesso ai centri urbani, pianificazione delle ricariche insieme
ai flussi di lavoro. Non più un veicolo, ma una parte del sistema informativo
aziendale. E poi c’è la servitization: il veicolo che diventa servizio, una
relazione continua che lega Ford e le imprese attraverso dati, software,
manutenzione predittiva.
Una strada che richiederà sempre più competenze, soprattutto ai fleet manager,
che da gestori di mezzi diventano analisti di dati. E Buraglio guarda avanti: “I
prossimi 60 anni saranno più complessi, con tecnologie sempre più sofisticate.
Ma per noi è un’opportunità. Ci invita ad ascoltare ancora di più, a essere
partner delle aziende per creare valore. Il libro del Transit ha 60 anni di
storia, ma è ancora all’inizio”.
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del lavoro proviene da Il Fatto Quotidiano.