“Conosco molto bene Chivu, che è stato mio calciatore alla Roma, ma le sue
parole nel dopogara mi hanno profondamente deluso“. Fabio Capello “bacchetta”
Cristian Chivu. L’ex allenatore di Roma e Juventus tra le tante – oggi
opinionista – ha detto la sua a La Gazzetta dello Sport a proposito delle parole
del tecnico nerazzurro sul caso Bastoni nell’immediato post gara. “Non è stato
coerente con quanto aveva detto alla vigilia e alla fine ha dato l’impressione
di giustificare ciò che è successo. Più delle sue parole, però, contano le sue
azioni“, ha proseguito Capello.
Il riferimento è appunto alle dichiarazioni di Chivu dopo la partita, prima a
Sky Sport e poi in conferenza stampa. “Il tocco è leggero ma c’è e bisogna
ammetterlo, Bastoni era in vantaggio. Nei panni di Kalulu non avrei messo le
mani addosso ad un avversario da ammonito“, aveva dichiarato il tecnico
dell’Inter, alimentando ulteriormente le polemiche sui social e nelle varie
trasmissioni televisive dopo l’accaduto durante Inter–Juventus. Frasi che hanno
fatto storcere il naso a tanti – Capello compreso – perché Chivu proprio nella
conferenza stampa pre Juventus aveva detto: “Inizierò a parlare di questo
aspetto quando vedrò un allenatore che, dopo aver ricevuto un episodio a favore,
in conferenza stampa dirà: si è sbagliato in mio favore, chiedo scusa. Ci si
lamenta sempre quando gli sbagli sono contro, è umano: capitava nel passato,
capita ora con la Var”.
Capello ha poi concluso parlando anche della sostituzione proprio di Alessandro
Bastoni per Carlos Augusto a inizio secondo tempo: “Chivu ha tolto Bastoni
all’intervallo perché sapeva esattamente che avrebbe rischiato restando in
campo, dopo il brutto gesto sul rosso a Kalulu. Mi sarei aspettato dichiarazioni
di ben altro tono, soprattutto dopo una vittoria”.
L'articolo “Mi ha deluso, non è stato coerente con quanto detto”: Capello duro
contro Chivu proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Sono stati condannati alcuni degli uomini che nove anni fa ricettarono i
gioielli della moglie di Fabio Capello. La sentenza in primo grado è stata
pronunciata oggi dal giudice del tribunale di Busto Arsizio, Roberto Falessi,
che, su richiesta del pubblico ministero Laura Martello, ha condannato i quattro
imputati a pene comprese tra i 2 anni e 6 mesi e i 3 anni.
Tutto iniziò nel giugno 2017 quando l’ex allenatore di Juve, Milan e Real Madrid
e la moglie dimenticarono un trolley su un marciapiede dell’aeroporto di
Malpensa, di ritorno dalla Germania. Il bagaglio conteneva orologi e bracciali
Cartier, gioielli, un anello di Buccellati, collane di perle, due iPhone, un
Apple Watch e persino un Buddha in corallo per un valore totale di 240mila euro.
I coniugi si accorsero della dimenticanza, mentre erano già a bordo di un taxi
con direzione Lugano. Provarono a contattare l’aeroporto, ma della valigia non
c’era più traccia. A prelevare il trolley, infatti, ci aveva già pensato il
dipendente di un parking, che aveva deciso di aprirlo assieme al suo titolare:
ritrovatisi davanti a un vero e proprio tesoro, avevano deciso di piazzare i
vari pezzi.
I carabinieri della compagnia di Gallarate, coordinati dal pubblico ministero
Nadia Calcaterra, ricostruirono i fatti, partendo dalle immagini di
videosorveglianza. Gli autori del furto hanno scelto riti alternativi: il
dipendente ha patteggiato a 5 mesi, mentre il titolare del parking – accusato
inoltre del furto di un’auto custodita nel suo stesso parcheggio – è stato
condannato a 1 anno e 600 euro di multa con rito abbreviato. La posizione di un
quinto ricettatore è stata stralciata a Novara per competenza territoriale. Oggi
invece sono arrivate le condanne in primo grado degli altri quattro indagati per
ricettazione.
L'articolo Quattro condannati per il furto di un trolley alla moglie di Capello:
rubati gioielli per oltre 240mila euro proviene da Il Fatto Quotidiano.
Milan, Roma e Juventus. Se si esclude il Napoli, sono i tre club in cui Fabio
Capello ha fatto la storia da allenatore. Domenica sera erano tutte impegnate in
sfide cruciali per l’andamento del campionato, che oggi vede l’Inter in testa
con 5 punti di svantaggio sui rossoneri, saliti a quota 47 punti dopo il
pareggio per 1 a 1 all’Olimpico contro i giallorossi. Dietro c’è appunto la
Roma, appaiata al Napoli a 43, con la Juve indietro di una sola lunghezza dopo
la bella vittoria per 3 a 0 proprio contro i partenopei. Visti i risultati, il
Milan pare oggi l’unica vera contendente per lottare con l’Inter per lo
scudetto: ha perso solo alla prima giornata in questo campionato e anche con un
calendario sfavorevole è ancora in scia ai rivali cittadini. Capello però non è
d’accordo e si sarebbe aspettato qualcosa di diverso dai rossoneri.
La sua analisi è netta: “Ieri abbiamo visto 4 squadre e il Milan è quella che ha
fatto più fatica. Ha giocato peggio, primo tempo rinunciatario, senza una
visione di gioco e poi si è trovata in vantaggio con l’unica occasione creata
sugli sviluppi di calcio d’angolo. Sembra una squadra che va per tentativi“, ha
detto l’ex tecnico, ospite di Radio Anch’io Sport su Rai Radio 1, analizzando
appunto i due big match di ieri sera, Juve-Napoli e Roma-Milan. Poi Capello ha
aggiunto: ” La cosa che più mi meraviglia è che i due attaccanti giocano solo in
fase di possesso, senza palla non giocano. Sono passivi nella maniera più
assoluta”.
Tanti complimenti invece per la squadra di Gasperini: “Mi è piaciuta invece la
Roma: ha creato tantissimo, poteva chiudere il primo tempo in vantaggio di
due-tre gol“. Capello ha commentato poi anche Juve-Napoli: “La squadra di
Spalletti mi è sembrata equilibrata e molto determinata, mentre al Napoli è
mancato qualche giocatore, ha una rosa limitata in questo frangente. Per Conte è
il momento più difficile: la squadra ha un gioco e una mentalità, dà tutto, ma
senza sostituti è complicato“.
Occasione persa Milan? Secondo Capello non c’è dubbio: “Sì, è stato un Milan
senza personalità, troppo passivo. Senza carattere, mi sembra difficile
raggiungere l’Inter, che invece viaggia con una personalità unica. Fa bene
Allegri a guardare al quarto posto come obiettivo minimo. Il Milan mi aveva dato
l’illusione di aver raggiunto un livello di gioco che ieri però ha perso
completamente”, la conclusione dell’ex allenatore.
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La cosa che più mi meraviglia riguarda i due attaccanti”: l’analisi di Capello
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tutti i numeri possibili dicono che l’Italia del calcio, benché decadente,
dovrebbe superare la Cayenna dei playoff e approdare al mondiale di
Usa-Canada-Messico, evitando l’umiliazione della terza bocciatura di fila.
Nell’ordine: il ranking Fifa (12esimo posto), il valore della rosa (846 milioni
di euro), il monte stipendi annuale dei giocatori (102). Un abisso separa queste
cifre dall’Irlanda del Nord, avversario della semifinale del 26 marzo 2026
(Bergamo) e dall’eventuale oppositore in finale cinque giorni dopo, uno tra
Galles e Bosnia, a Cardiff o Zenica. L’Irlanda del Nord è 69esima nel ranking,
il parco giocatori vale 82 milioni e i guadagni stagionali si fermano a quota
10,6 milioni: Retegui (16 mln) e Donnarumma (12) incassano da soli più di tutta
la Green and White Army al completo. La Bosnia è 71esima nel ranking, la rosa
vale 77 milioni e gli stipendi complessivi sono di 12 milioni. Il Galles è
32esimo nel ranking, il valore dei calciatori è di 180 milioni e il monte salari
è di 23,6 milioni.
Il calcio però anche nell’era degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale
non è solo questione di numeri. Componenti come carattere, esperienza, senso di
appartenenza, orgoglio e ambizioni possono ridurre le differenze e ribaltare, in
novanta minuti, i valori espressi dalle cifre. L’allenatore dell’Irlanda del
Nord, Michael O’Neill, lo stesso che condusse la Green and White Army
all’europeo 2016 – l’avventura finì agli ottavi nel derby britannico contro il
Galles -, ha già iniziato la sua campagna di “mind games”, come si dice dalle
sue parti: “Le aspettative e la pressione sono molto forti sugli italiani,
quindi dovremo sfruttare questa situazione a nostro favore. L’Italia resta un
peso massimo del calcio internazionale, ma noi abbiamo l’opportunità di andare a
un mondiale e dobbiamo fare tutto il possibile per cercare di coglierla. Quello
che dirò ai miei giocatori è di non sprecare l’occasione”.
Rino Gattuso conosce bene le atmosfere del calcio britannico con i suoi
trascorsi in Scozia – giocò con i Rangers di Glasgow nella stagione 1997-98 – e
non sottovaluta i nordirlandesi. In questi quattro mesi intensificherà i
rapporti con i “nazionali”. Non si limiterà alla visione delle partite e alle
visite nei club di appartenenza: si vocifera anche di cene individuali, per
parlare a tu per tu con i calciatori e smuovere le coscienze di tutti. Gattuso
vuole però giustamente di più e ha invocato, subito dopo il sorteggio dei
playoff, lo spostamento del campionato per preparare al meglio gli spareggi: non
gli basta, infatti lo stage di 48 ore che dovrebbe essere concesso a febbraio (9
e 10). La risposta immediata del presidente della Lega, Ezio Simonelli, non è
stata di chiusura (“faremo il possibile”) e anche il presidente dell’Inter,
Giuseppe Marotta, ha mostrato disponibilità (“dobbiamo aiutare la nazionale ad
andare al mondiale e remare tutti dalla stessa parte, club compresi. Faremo del
nostro meglio per aiutare Gattuso”), ma il problema-calendario è di difficile
soluzione.
L’intasamento campionato-coppe europee-coppa Italia è impressionante. Febbraio e
marzo sono i mesi peggiori in assoluto. L’idea di anticipare le gare del 22
marzo a venerdì 20 e sabato 21 si scontra con gli ottavi di Champions (17 e 18)
e con quelli di Europa League e Conference (19). Il calendario non è però
l’unico problema sul tavolo: bisogna anche confrontarsi con le televisioni.
Nello specifico: con Dazn e Sky per quanto riguarda il campionato, Mediaset per
eventuali interferenze con la Coppa Italia. Lega e squadre non possono decidere
da soli: si violerebbero accordi milionari firmati con le emittenti.
Un bel ginepraio. Impresa complicatissima trovare una soluzione, ma bisogna
assolutamente provarci. “La richiesta di Gattuso mi pare corretta e sensata –
dice Fabio Capello -. La partecipazione al mondiale deve essere un interesse
comune, soprattutto dopo due bocciature di fila. Bisogna fare il possibile per
sostenere il ct. Due-tre giorni di lavoro in più possono sicuramente aiutare
Gattuso. La preparazione dei playoff va tutelata nel migliore dei modi”. Anche
l’ex ct Luciano Spalletti sostiene Gattuso: “L’Italia va aiutata, come il suo
allenatore. Da tecnico della Juventus dico che se ci fosse qualcosa di cui ha
bisogno, faremo il possibile per accontentarlo”.
Nel 2022, le richieste di Roberto Mancini prima della sfida contro la Macedonia
del Nord non furono accolte. Sappiamo come andò a finire: forse stavolta sarebbe
il caso di accontentare Gattuso. Il quale, per la cronaca, è uscito allo
scoperto e ha messo la faccia nell’inoltrare la sua richiesta. Il lavoro vero
spetta però alla federazione. Il presidente Gabriele Gravina caldeggia l’idea
dello spostamento del campionato sin da ottobre, ma per ora non si hanno notizie
di quanto stia producendo la diplomazia di Via Allegri. Anche in questa vicenda,
cruciale, si misurerà la forza della nostra federazione.
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playoff Mondiali. Capello: “Bisogna fare il possibile per sostenere il ct”
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