La prima regola per evitare psicodrammi recita: non prendere gol. Eppure è
proprio il tema della difesa ad agitare il percorso di avvicinamento della
Nazionale alla settimana decisiva del calcio italiano. Giovedì alle ore 20.45 a
Bergamo gli azzurri sfidano l’Irlanda del Nord nella semifinale dei playoff
Mondiali. Il primo match da dentro-fuori, sperando di arrivare alla finale
contro Bosnia o Galles di martedì 31 marzo. Da ieri i convocati del ct Gennaro
Gattuso sono al lavoro a Coverciano. Ma al primo allenamento erano assenti
proprio i tre potenziali titolari della difesa: Gianluca Mancini, Riccardo
Calafiori e Alessandro Bastoni. In realtà il difensore dell’Inter si è allenato,
ma a parte.
L’allarme retroguardia è ben noto a Gattuso, che ha visto precipitare la
situazione negli ultimi giorni. Mancini ha accusato un fastidio al polpaccio
durante Roma–Lecce: è uscito all’intervallo, in tempo per evitare lesioni,
stando a quanto emerso dagli esami svolti a Firenze. Il difensore giallorosso
avrebbe un affaticamento muscolare, ma non è detto che riesca a recuperare entro
giovedì. Stesso discorso per Calafiori, che ha giocato circa mezz’ora nella
finale di Carabao Cup persa dall’Arsenal e “ha sentito un dolorino”, stando alle
parole di Gattuso.
Bastoni invece è fermo dal derby e dalla botta alla tibia rimediata commettendo
fallo su Rabiot. Sono passate più di due settimane, ma il difensore nerazzurro
non ha ancora smaltito la conclusione. “È un dolore gestibile“, avrebbe
commentato dopo il test svolto in campo a Coverciano. Più cauto però il ct in
conferenza stampa: “Verrà valutato giorno per giorno“. È una logica che riguarda
anche Mancini e Calafiori, pensando a un potenziale doppio impegno. Gattuso
vuole evitare di giocarsi un cambio affrettato contro l’Irlanda del Nord, ma
ragiona anche in prospettiva di un’eventuale finale, che si giocherebbe in
trasferta e vedrebbe di fronte sulla carta un’avversaria più ostica, che sia
Bosnia o Galles. Meglio avere i tre difensori al 100% per martedì.
Intanto però alla fine bisogna arrivarci. E con quale difesa? Guardando ai
convocati, le alternative sono chiare: Alessandro Buongiorno in mezzo, Federico
Gatti a destra e Giorgio Scalvini a sinistra. Se l’atalantino pare in ripresa,
gli altri due difensori chiamati da Gattuso non stanno invece attraversando un
bel periodo di forma. Al Napoli Buongiorno ha spesso faticato nel corso di
questa stagione, mentre nella Juventus di Spalletti finora Gatti non ha trovato
molto spazio. Eppure potrebbe toccare a loro tre, con Diego Coppola – oggi al
Paris FC – come unica alternativa integra fisicamente.
LA PROBABILE FORMAZIONE DELL’ITALIA CONTRO L’IRLANDA DEL NORD
Detto del rebus in difesa, la Nazionale di Gattuso contro l’Irlanda del Nord è
praticamente fatta. L’altro incerottato è Sandro Tonali, che però da oggi si
allena e il ct è convinto di avere a disposizione. Davanti, almeno dall’inizio,
spazio alla rodata coppia Kean–Retegui, con Pio Esposito alternativa a gara in
corso. Stesso discorso per Palestra: sull’esterno destro partirà Matteo
Politano, mentre il 21enne del Cagliari è pronto a entrare dalla panchina. Il
primo cambio a centrocampo potrebbe essere Pisilli.
ITALIA (3-5-2), ct Gattuso
Donnarumma
Mancini/Gatti, Bastoni/Buongiorno, Calafiori/Scalvini
Politano, Barella, Locatelli, Tonali, Dimarco
Kean, Retegui
L'articolo Allarme difesa, i tre titolari in dubbio: la grana del ct Gattuso
verso i playoff Mondiali proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Ho scelto io Bergamo e la Figc mi ha accontentato senza problemi”. Per la prima
volta da quando è stata scelta la sede dello spareggio per i Mondiali 2026,
Gennaro Gattuso ha spiegato i motivi della decisione. Lo ha fatto nella prima
conferenza stampa da Coverciano, a tre giorni dalla sfida di semifinale playoff
contro l’Irlanda del Nord. “Per esempio San Siro è divisa e può essere
pericolosa ai primi errori, aver giocato la mia prima partita lì è stata
importante, Bergamo è un catino, speriamo di non aver toppato”, ha spiegato il
commissario tecnico della nazionale italiana.
La giornata si è aperta con la notizia del forfait di Chiesa, considerato non al
meglio dopo i primi test fisici. Al suo posto è stato chiamato Nicolò Cambiaghi:
“Perché non è rimasto? Le teste dei giocatori non sono uguali, quando sento che
uno è titubante devo fare una scelta, non se la sentiva ed è tornato a casa. Io
devo accettarlo, nella vita al di là di una gara i rapporti sono importanti,
penso che non avendo grande conoscenza a livello medico, quando uno non sta bene
non si può insistere, ho sempre pensato così”, ha proseguito Gattuso.
Tra gli altri temi toccati dal commissario tecnico dell’Italia c’è anche quello
relativo al blocco Inter e alle difficoltà che il club sta attraversando
soprattutto da un punto di vista mentale e della personalità: “Su Dimarco fino a
10 giorni fa sentivo grandi paragoni e tuttora continua ad avere ottimi numeri.
Con Barella parlo tutti i giorni, sa che da lui ci si aspetta tanto perché ha
dimostrato di essere un grande giocatore e perciò se ha un calo di rendimento
viene bastonato. Da lui voglio ritmo, intensità, qualità che ha sempre
dimostrato di avere”.
A proposito di Inter, il tema si è poi spostato su Alessandro Bastoni, che ha
saltato l’ultima partita con l’Inter ma è comunque andato a Coverciano per
provare a recuperare: “Ringraziamo la professionalità di Bastoni: deve curarsi
bene, speriamo di averlo disponibile”. E sugli altri infortunati. “Scamacca ha
un problema all’adduttore, Bastoni uguale, Tonali oggi lavorerà a basso carico,
Mancini affaticamento ma niente a livello strumentale, Calafiori ieri piccolo
dolorino, ma lo avremo”.
Sarà una partita che si giocherà su dettagli, nervosa e che si potrà decidere su
episodi come spesso accade in questi casi: “Facciamo quello che dobbiamo fare,
con spensieratezza. Tutti sanno cosa devono fare. Non soffoco i ragazzi
standogli addosso H24. Serenità. Non posso pensare di stordirli fino a giovedì
con messaggi continui e 10 sedute video al giorno. Bisogna approcciarsi alla
partita sapendo quello che bisogna fare. Inoltre i miei giocatori non sono degli
scappati di casa. C’è gente che ha vinto trofei, scudetti, è arrivata in finale
di Champions e ha vinto un Europeo”.
Infine anche una battuta sul calcio come uno dei pochi sport in cui l’Italia non
eccelle dopo gli ultimi trionfi alle Olimpiadi invernali, nel tennis, nella
pallavolo e in tanti altri sport considerati “minori” nella percezione generale:
“Gli altri vincono e noi no? Non c’è gelosia, solo grande ammirazione. Sono
cicli, per dire noi vincevamo nel calcio mentre nel tennis non eravamo
competitivi. Vedere vincere gli italiani nelle altre discipline mi gasa”.
L'articolo “Ho scelto io Bergamo, San Siro è pericoloso. Con Barella parlo tutti
i giorni”: parla Gattuso proviene da Il Fatto Quotidiano.
La novità è Palestra, del Cagliari. Il ritorno è quello di Federico Chiesa. La
spina dorsale è sempre la stessa, ovvero Bastoni, Barella, Dimarco, ovvero il
gruppo Inter. Sono 28 gli azzurri convocati dal commissario tecnico Gennaro
Gattuso per l’Italia impegnata giovedì 26 marzo alle 20.45 allo Stadio di
Bergamo nella semifinale degli spareggi verso il Mondiale contro l’Irlanda del
Nord. Il volto nuovo come detto è quello di Marco Palestra, difensore del
Cagliari classe 2005 alla prima chiamata in Nazionale maggiore. Torna a vestire
la maglia azzurra Federico Chiesa, campione d’Europa nel 2021 e lontano dalla
Nazionale da EURO 2024. Prima convocazione con Gattuso anche per Giorgio
Scalvini e Niccolò Pisilli, assenti rispettivamente dal marzo e dal novembre
2024.
LA LISTA
Portieri: Elia Caprile (Cagliari), Marco Carnesecchi (Atalanta), Gianluigi
Donnarumma (Manchester City), Alex Meret (Napoli);
Difensori: Alessandro Bastoni (Inter), Alessandro Buongiorno (Napoli), Riccardo
Calafiori (Arsenal), Andrea Cambiaso (Juventus), Diego Coppola (Paris FC),
Federico Dimarco (Inter), Federico Gatti (Juventus), Gianluca Mancini (Roma),
Marco Palestra (Cagliari), Giorgio Scalvini (Atalanta), Leonardo Spinazzola
(Napoli);
Centrocampisti: Nicolò Barella (Inter), Bryan Cristante (Roma), Davide Frattesi
(Inter), Manuel Locatelli (Juventus), Niccolò Pisilli (Roma), Sandro Tonali
(Newcastle);
Attaccanti: Federico Chiesa (Liverpool), Francesco Pio Esposito (Inter), Moise
Kean (Fiorentina), Matteo Politano (Napoli), Giacomo Raspadori (Atalanta), Mateo
Retegui (Al-Qadsiah), Gianluca Scamacca (Atalanta).
L'articolo Mondiali, ecco i convocati di Gattuso per la semifinale contro
l’Irlanda del Nord: sorpresa Palestra, torna Chiesa | la lista proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Andrea Abodi, ministro per lo Sport e i giovani, non viene dal nulla. A
differenza di diversi signori della politica, compresa la premier Giorgia
Meloni, possiede una laurea – in economia e commercio alla Luiss di Roma -, si è
specializzato nella gestione industriale dello sport, dal 1987 al 1994 è stato
direttore marketing della filiale italiana della multinazionale statunitense IMG
– International Management Group -, è stato nel 1994 co-fondatore di Media
Partners Group, dal 2002 al 2008 è stato consigliere di amministrazione per CONI
Servizi, dal 2010 al 2017 è stato presidente della Lega di calcio di Serie B,
nel 2017 fu nominato presidente dell’istituto per il credito sportivo e dal 22
ottobre 2022 fa parte dell’attuale governo di centro-destra. Rispetto a diversi
personaggi, capaci di passare con disinvoltura da un partito all’altro, pur
essendo indipendente, è sempre rimasto fedele alle due idee: non ha mai nascosto
le sue simpatie per la destra e per le sue icone storiche. Abodi conosce bene la
materia. Non è approdato allo sport per ripiego o convenienza. Ed essendo
romano, dovrebbe conoscere bene la politica, definita una volta, dal
novantottenne Rino Formica, ex peso massimo del partito socialista, “sangue e
merda”.
Eppure, sarà un caso, ma da quando fa il ministro, Abodi ne azzecca poche. Di
più: è spesso sorpreso dagli eventi, balbetta nella comunicazione, si vede
passare sopra la testa treni inaspettati – ma di questo dovrebbe chiedere
qualcosa a Matteo Salvini, ministro dei Traporti -. Negli ultimi sette mesi, per
circoscrivere la narrazione, Abodi ha regalato tre perle. La prima risale al
trionfo di Jannik Sinner a Wimbledon. Nessun italiano aveva vinto il torneo di
tennis più famoso del mondo, inaugurato nel 1877 e con 137 edizioni consegnate
agli archivi. Il 13 luglio 2025, quando Sinner sconfisse Carlos Alcaraz 4-6,
6-4, 6-4, 6-4, Abodi non era a Londra, ma dal divano, piazzò una volée: “Anche
un ministro ha bisogno di stare in famiglia”. Diritto sacrosanto, ma quando ti
occupi di sport e resti a casa in un giorno storico come quello del primo
successo italiano a Wimbledon, viene da dire che forse è meglio che ti occupi di
altro. Anche perché, si sa, i giorni consacrati allo sport sono il sabato e la
domenica.
Il 2025 ricco di medaglie – nel quale il ministero ha un peso vicino allo zero –
ha lasciato scivolare in secondo piano il movimentismo di Abodi, tranne il tenue
ricordo delle elezioni del Coni in cui spinse per un candidato (Luca Pancalli),
ma vinse un altro (Luciano Bonfiglio), facendo infuriare il potentissimo
sottosegretario Giovanbattista Fazzolari e la stessa Meloni. Il tempo, si dice,
è galantuomo, ma il 2026 non è cominciato benissimo per Abodi. Nel giro di poche
ore, sono esplose un paio di questioni. La prima riguarda i tedofori
dell’olimpiade di Milano-Cortina, con l’esclusione di un esercito di medagliati
degli sport invernali. Al posto dei vari Gros, Fauner, Maurilio De Zolt,
Gabriella Paruzzi etc, un esercito di persone raccomandate dagli sponsor, uomini
gatto – perché non anche l’Uomo ragno? -, persino uno squalificato per doping.
Il primo responsabile di questa “dimenticanza” è la Fondazione Milano-Cortina,
che si è detta “dispiaciuta per l’accaduto”. Ma Abodi, ovvero il numero uno
dello sport italiano, non dovrebbe essere in prima linea in un evento come
quello dell’Olimpiade organizzata in Italia? Lui, bontà sua, vuole spiegazioni.
Ecco le sue dichiarazioni: “Ho già chiesto informazioni a Milano Cortina e al
Coni per capire quali siano stati i criteri di selezione. In linea di principio,
è evidente che le leggende dello sport, chi ha fatto la storia, dovrebbe essere
tenuto in assoluta e grandissima considerazione. Sono rimasto anche io un po’
spiazzato perché di fronte a un fenomeno meraviglioso come quello della fiaccola
tra 10.001 tedofori, la platea degli olimpionici dovrebbe essere
un’avanguardia”. Abodi è spiazzato, ma di fronte a queste parole, siamo
spiazzati anche noi: a che serve un ministro dello sport se non si occupa di
Milano-Cortina?
La seconda questione riguarda gli stage della nazionale di calcio a febbraio:
saltati, come si temeva. Qui, oggettivamente, il potere di un ministro si
riduce. Comanda la Lega calcio, che gestisce il calendario ed è preoccupata in
primis nel rispettare gli accordi con le televisioni per il palinsesto di
anticipi e posticipi. La federazione è direttamente coinvolta, in quanto
responsabile delle nazionali, ma il presidente Gabriele Gravina, con l’Italia
costretta ad affrontare per la terza volta di playoff – la seconda durante il
suo mandato – e la coscienza non proprio immacolata, ha ordinato il silenzio
sulla vicenda, ct Gennaro Gattuso compreso. Non saranno sicuramente due giorni
di lavoro a Coverciano o meno a orientare il destino dell’Italia nei playoff
(Irlanda del Nord in semifinale il 26 marzo a Bergamo, il 31 marzo eventuale
finale con una tra Galles e Bosnia), ma concedere questo benedetto stage a
Gattuso avrebbe avuto il senso di un segnale, soprattutto per dimostrare che, in
un momento così delicato per il calcio italiano, ognuno prova a svolgere la sua
parte (ma è sicuramente più facile, eventualmente, salire sul carro dei
vincitori). Viene da chiedersi che cosa abbia fatto Abodi in tutto questo. In
fondo, non c’era da sacrificare una domenica di sacro riposo in famiglia:
bastava mettersi al telefono, anche dal divano di casa, per spingere gli attori
di questa commedia a trovare una soluzione.
L'articolo Farsa tedofori, niente stage per Gattuso e altre amenità: ma il
ministro dello Sport Abodi cosa fa nel frattempo? proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Se queste sono le condizioni, lasciamo perdere. Meglio non farlo”. Anche
Gennaro Gattuso – tra i pochi fiduciosi – getta la spugna. Niente stage:
l’Italia avrà giusto un paio di allenamenti (dopo quattro mesi) per preparare la
sfida playoff per andare ai mondiali del 2026 contro l’Irlanda del Nord. La
notizia non è ancora ufficiale, ma lo diventerà a metà della prossima settimana
quando la Lega calcio renderà noti anticipi e posticipi di due giornate di
campionato, quelle dell’1 e dell’8 febbraio e il calendario dei quarti di finale
della Coppa Italia (4 e 11 febbraio).
E quindi il commissario tecnico della nazionale Gennaro Gattuso dovrà preparare
le due sfide più importanti dell’anno per il calcio italiano senza i due
allenamenti a Coverciano invocati mesi fa. “Non sta a me decidere, abbiamo un
presidente. Io faccio l’allenatore. Certo che più giorni abbiamo meglio è“,
aveva detto il ct azzurro dopo il sorteggio dei playoff di qualificazione ai
Mondiali 2026, che vedrà la Nazionale affrontare prima l’Irlanda del Nord in
semifinale a Bergamo il 26 marzo poi eventualmente in trasferta la vincente
della sfida tra Galles e Bosnia il 31.
La Lega ha deciso di no. E la spiegazione è semplice: la prima idea era spostare
per intero la trentesima giornata, quella in programma il 22 marzo. Mai presa in
considerazione dai vertici del calcio per gli impegni nazionali (Coppa Italia) e
internazionali (coppe europee) negli infrasettimanali di febbraio e marzo e
soprattutto per questioni legate ai diritti televisivi. Ma con il passare del
tempo è svanita anche l’idea stage.
L’opzione percorribile era liberare due giorni (più i viaggi) in una delle prime
due settimane di febbraio, il 2 e il 3 o più probabilmente il 9 e 10, inserendo
solo un quarto di finale di Coppa Italia e tre nell’altra settimana. In questo
modo Gattuso avrebbe dovuto rinunciare soltanto ai calciatori della nazionale
impegnati in Coppa Italia e a quelli all’estero (i club stranieri hanno da
subito detto no). Ma a ciò si aggiungeva – come riporta il Corriere della Sera –
la non volontà della Lega comunque di rinunciare al posticipo di campionato del
lunedì per questioni di diritti e quindi economiche. A quel punto il commissario
tecnico dell’Italia si è arreso: meglio non farlo. Sarebbe stato una stage per
pochi intimi e quindi inutile.
Adesso la Lega si impegnerà a cercare di anticipare più partite possibili nella
trentesima giornata del 22 marzo, per provare ad anticipare il raduno di
Coverciano: quella domenica è in programma Fiorentina–Inter, ma se i viola
dovessero qualificarsi per gli ottavi di Conference, spostare il match anche al
sabato sarebbe molto difficile. E sarebbe comunque un contentino.
L'articolo “Se queste sono le condizioni, meglio non farlo”: lo sfogo di
Gattuso, salta lo stage dell’Italia in vista dei playoff per i Mondiali proviene
da Il Fatto Quotidiano.
Tutti i numeri possibili dicono che l’Italia del calcio, benché decadente,
dovrebbe superare la Cayenna dei playoff e approdare al mondiale di
Usa-Canada-Messico, evitando l’umiliazione della terza bocciatura di fila.
Nell’ordine: il ranking Fifa (12esimo posto), il valore della rosa (846 milioni
di euro), il monte stipendi annuale dei giocatori (102). Un abisso separa queste
cifre dall’Irlanda del Nord, avversario della semifinale del 26 marzo 2026
(Bergamo) e dall’eventuale oppositore in finale cinque giorni dopo, uno tra
Galles e Bosnia, a Cardiff o Zenica. L’Irlanda del Nord è 69esima nel ranking,
il parco giocatori vale 82 milioni e i guadagni stagionali si fermano a quota
10,6 milioni: Retegui (16 mln) e Donnarumma (12) incassano da soli più di tutta
la Green and White Army al completo. La Bosnia è 71esima nel ranking, la rosa
vale 77 milioni e gli stipendi complessivi sono di 12 milioni. Il Galles è
32esimo nel ranking, il valore dei calciatori è di 180 milioni e il monte salari
è di 23,6 milioni.
Il calcio però anche nell’era degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale
non è solo questione di numeri. Componenti come carattere, esperienza, senso di
appartenenza, orgoglio e ambizioni possono ridurre le differenze e ribaltare, in
novanta minuti, i valori espressi dalle cifre. L’allenatore dell’Irlanda del
Nord, Michael O’Neill, lo stesso che condusse la Green and White Army
all’europeo 2016 – l’avventura finì agli ottavi nel derby britannico contro il
Galles -, ha già iniziato la sua campagna di “mind games”, come si dice dalle
sue parti: “Le aspettative e la pressione sono molto forti sugli italiani,
quindi dovremo sfruttare questa situazione a nostro favore. L’Italia resta un
peso massimo del calcio internazionale, ma noi abbiamo l’opportunità di andare a
un mondiale e dobbiamo fare tutto il possibile per cercare di coglierla. Quello
che dirò ai miei giocatori è di non sprecare l’occasione”.
Rino Gattuso conosce bene le atmosfere del calcio britannico con i suoi
trascorsi in Scozia – giocò con i Rangers di Glasgow nella stagione 1997-98 – e
non sottovaluta i nordirlandesi. In questi quattro mesi intensificherà i
rapporti con i “nazionali”. Non si limiterà alla visione delle partite e alle
visite nei club di appartenenza: si vocifera anche di cene individuali, per
parlare a tu per tu con i calciatori e smuovere le coscienze di tutti. Gattuso
vuole però giustamente di più e ha invocato, subito dopo il sorteggio dei
playoff, lo spostamento del campionato per preparare al meglio gli spareggi: non
gli basta, infatti lo stage di 48 ore che dovrebbe essere concesso a febbraio (9
e 10). La risposta immediata del presidente della Lega, Ezio Simonelli, non è
stata di chiusura (“faremo il possibile”) e anche il presidente dell’Inter,
Giuseppe Marotta, ha mostrato disponibilità (“dobbiamo aiutare la nazionale ad
andare al mondiale e remare tutti dalla stessa parte, club compresi. Faremo del
nostro meglio per aiutare Gattuso”), ma il problema-calendario è di difficile
soluzione.
L’intasamento campionato-coppe europee-coppa Italia è impressionante. Febbraio e
marzo sono i mesi peggiori in assoluto. L’idea di anticipare le gare del 22
marzo a venerdì 20 e sabato 21 si scontra con gli ottavi di Champions (17 e 18)
e con quelli di Europa League e Conference (19). Il calendario non è però
l’unico problema sul tavolo: bisogna anche confrontarsi con le televisioni.
Nello specifico: con Dazn e Sky per quanto riguarda il campionato, Mediaset per
eventuali interferenze con la Coppa Italia. Lega e squadre non possono decidere
da soli: si violerebbero accordi milionari firmati con le emittenti.
Un bel ginepraio. Impresa complicatissima trovare una soluzione, ma bisogna
assolutamente provarci. “La richiesta di Gattuso mi pare corretta e sensata –
dice Fabio Capello -. La partecipazione al mondiale deve essere un interesse
comune, soprattutto dopo due bocciature di fila. Bisogna fare il possibile per
sostenere il ct. Due-tre giorni di lavoro in più possono sicuramente aiutare
Gattuso. La preparazione dei playoff va tutelata nel migliore dei modi”. Anche
l’ex ct Luciano Spalletti sostiene Gattuso: “L’Italia va aiutata, come il suo
allenatore. Da tecnico della Juventus dico che se ci fosse qualcosa di cui ha
bisogno, faremo il possibile per accontentarlo”.
Nel 2022, le richieste di Roberto Mancini prima della sfida contro la Macedonia
del Nord non furono accolte. Sappiamo come andò a finire: forse stavolta sarebbe
il caso di accontentare Gattuso. Il quale, per la cronaca, è uscito allo
scoperto e ha messo la faccia nell’inoltrare la sua richiesta. Il lavoro vero
spetta però alla federazione. Il presidente Gabriele Gravina caldeggia l’idea
dello spostamento del campionato sin da ottobre, ma per ora non si hanno notizie
di quanto stia producendo la diplomazia di Via Allegri. Anche in questa vicenda,
cruciale, si misurerà la forza della nostra federazione.
L'articolo Interesse Nazionale: Gattuso chiede di spostare la Serie A per i
playoff Mondiali. Capello: “Bisogna fare il possibile per sostenere il ct”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
“L’Irlanda del Nord è una squadra fisica, con mentalità, che non molla mai, però
dobbiamo giocarcela. È alla nostra portata, servirà una grande partita ma ce la
possiamo giocare”. Così a Sky Sport il commissario tecnico della nazionale
italiana Gennaro Gattuso. Il ct ha commentato il sorteggio dei playoff Mondiali
2026 che vedrà gli azzurri in semifinale in casa contro l’Irlanda del Nord e in
finale in trasferta contro la vincente di Galles-Bosnia Erzegovina.
Ma Gattuso frena a RaiSport: “Dobbiamo commentare solo la gara contro l’Irlanda
del Nord, dove ci giochiamo tutto. Poi Galles e Bosnia hanno due ambienti
diversi, tipologie di gioco differenti, ma la testa è all’Irlanda del Nord e poi
speriamo di poter parlare di una delle altre due”. Perché l’Italia ha due
precedenti infelici con la selezione irlandese: uno nel lontano 1958, con
l’Italia che perse 2-1 e non si qualificò per la prima volta nella sua storia ai
Mondiali. Il secondo nel 2021: gli azzurri pareggiarono 0-0 all’ultima giornata
contro l’Irlanda del Nord e non riuscirono ad arrivare primi nel loro
raggruppamento, giocando (e perdendo) poi i playoff con la Svezia.
L’Irlanda del Nord è però un avversario sulla carta agevole. Una formazione con
una sola “stella” (Bradley, difensore del Liverpool), poi solo calciatori locali
o nelle serie inferiori inglesi. “Il problema non è tattico, tutti i moduli
hanno i pro e i contro ma il problema non è quello – ha aggiunto Gattuso -. In
questo momento dobbiamo lavorare sulla nostra fragilità perché abbiamo
dimostrato che quando facciamo le cose fatte bene siamo competitivi. Adesso
studieremo gli avversari e come affrontarla e dopo vediamo di fare meno danni
possibili”.
Uno dei temi che tiene banco nelle ultime settimane è quello relativo agli stage
in periodo playoff. Un modo per stare insieme, amalgamare il gruppo e
concentrarsi in vista di due appuntamenti decisivi per il calcio italiano.
L’Italia ha infatti saltato le ultime due edizioni dei Mondiali, perdendo ai
playoff contro Svezia prima e Macedonia del Nord poi.
“Gli stage? Non sta a me decidere, io faccio l’allenatore, abbiamo chi si occupa
di queste cose. Normale che più giorni disponibili abbiamo per stare insieme e
meglio è perché siamo all’11esima giornata e ci rivedremo alla 30esima con i
giochi già quasi fatti. Però io devo pensare a come stare a contatto con i
giocatori, guardarli negli occhi e parlarci, non solo di calcio. E speriamo di
riuscire a fare le cose nel verso giusto”, ha concluso Gattuso.
L'articolo Gattuso avverte: “Dobbiamo commentare solo la gara contro l’Irlanda
del Nord. Il problema non è tattico” proviene da Il Fatto Quotidiano.
È il giorno dei sorteggi dei playoff per i Mondiali 2026: l’Italia di Gennaro
Gattuso scopre il proprio percorso
L'articolo Diretta sorteggio playoff Mondiali 2026: a breve l’Italia scopre le
sue avversarie | Possibile rivincita con Svezia e Macedonia del Nord proviene da
Il Fatto Quotidiano.
L’ennesima figuraccia della nazionale contro la Norvegia almeno ha un merito:
spazzare via la narrazione spinta ultimamente dalla FederCalcio, dal ct Gattuso
al disperato presidente Gravina, e sposata da troppi commentatori
accondiscendenti, che non andiamo ai Mondiali per colpa del regolamento. Che è
assurdo rimanere fuori per una sola sconfitta (intanto sono diventate due). Che
il girone in Sudamerica è più semplice e che ci sono troppe africane. Una
retorica insopportabile, piagnona e anche vagamente suprematista quando sostiene
una presunta superiorità del pallone europeo rispetto agli altri continenti,
smentita ancora una volta dal campo.
Nelle ultime settimane sono stati tirati in ballo troppi argomenti, tutti
sbagliati, per giustificare il fallimento azzurro. Il regolamento è quello,
uguale per tutti. Questa è la terza edizione di fila che non vinciamo il girone
di qualificazione, pur partendo per due volte su tre dalla prima fascia: non
potrà essere sempre un caso. Chi rivendica le 6 vittorie in 8 partite, dimentica
volutamente di ricordare che proprio per come è concepito il format europeo,
tutte le altre avversarie a parte la Norvegia erano ridicole. E poi non risulta
che Turchia e Slovacchia, nazionali che hanno fatto un percorso simile
all’Italia e con tutta probabilità pure dovranno passare dagli spareggi, stiano
frignando come noi.
Ancora più sgradevole l’attacco alle altre confederazioni (che infatti non è
passato inosservato nel resto del mondo: un’altra brutta figura per il calcio
italiano). La prossima edizione a 48 squadre è di certo un’incognita e
probabilmente un’esagerazione, ma il calcio ormai è un fenomeno globalizzato e
non si può tornare indietro. Ricordare come ha fatto Gattuso gli anni Novanta,
in cui all’Europa spettavano 14 posti su 24, più del 50%, significa rimpiangere
tempi passati di diritti acquisiti, che non hanno più senso di esistere. Di
sicuro si qualificheranno tante cenerentole con un livello tecnico inferiore al
nostro, ma il senso della Coppa del Mondo è proprio quello. Parlare di ranking e
posti riservati non è troppo dissimile dal ricreare la tanto avversata Superlega
anche per le nazionali. Poi che le sudamericane abbiano un vantaggio competitivo
appartenendo ad una confederazione con solo 10 Stati è nei numeri, ma bisogna
guardare la composizione complessiva. La Uefa rimane quella con più posti (16 su
48) e comunque la seconda (alle spalle solo della Conmebol, appunto) per
percentuale di partecipanti sul totale delle federazioni membro (29,1%).
Lamentarsi non ha senso. Tanto più che alle ultime due partecipazioni, nel 2010
e nel 2014, siamo usciti rimediando figuracce contro Nuova Zelanda e Costa Rica,
proprio quei Paesi che secondo Gattuso avrebbero meno diritto di noi a
qualificarsi.
Non c’è nessuna ingiustizia. Al massimo po’ di sfiga, nell’aver pescato in
seconda fascia una nazionale con un attacco stellare, che proprio quest’anno è
sbocciata in tutto il suo potenziale dopo che invece aveva steccato altre
qualificazioni: a Euro 2024 la Norvegia è rimasta fuori arrivando terza alle
spalle persino della Scozia, e anche allora c’erano Haaland, Sorloth &C.;
stavolta le ha vinte tutte con una media di quasi 5 gol a partita, decisiva per
tagliarci le gambe nella differenza reti. Aggiungiamo che qualcosa nelle
qualificazioni si può migliorare. Non tanto nella distribuzione dei posti fra i
continenti, quanto nel format europeo. Lo ha ammesso anche lo stesso presidente
della Uefa, Aleksandr Ceferin. I gironi a 4-5 squadre sono effettivamente troppo
bloccati, si rischia di rimanere imprigionati in un gruppo di ferro o viceversa
percorsi scontati. Adottare anche per le nazionali la formula che tanto successo
sta avendo con la nuova Champions, ovvero una classifica unica con 8 partite da
giocare tutte con avversari diversi, poterebbe probabilmente più meritocrazia e
anche un pizzico di imprevedibilità (certo bisognerà trovare una quadra sul
calendario perché le partecipanti Uefa sono addirittura 54).
Queste però sono tutte riflessioni di contorno. Non andiamo ai Mondiali, almeno
per il momento, non per colpa di qualche cavillo ma perché abbiamo perso due
volte sue due contro la Norvegia (non la Francia, o la Spagna), con un aggregato
di 1-7. Perché abbiamo vinto al 90’ in Moldova, al 95’ contro Israele, sempre
faticando e di misura, mentre i nostri rivali segnavano a raffica. Perché
abbiamo una rosa modesta, due ct (Spalletti e Gattuso) uno peggio dell’altro,
una dirigenza federale completamente inadeguata. Ci meritiamo i playoff, come
Congo e Curacao (che anzi magari si qualificherà direttamente). Questa è la
nostra dimensione. Continuare ad accampare scuse significa solo non guardare in
faccia la realtà.
X: @lVendemiale
L'articolo Basta piangere sul regolamento: l’Italia non merita di andare ai
Mondiali più di Congo o Curacao proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il 9-0 utile a qualificarsi di cui si è tanto parlato negli ultimi giorni era
chiaramente “impensabile” e “impossibile”, come ha ribadito Gennaro Gattuso. Ma
tra non farne nove e subirne quattro in casa, davanti a 70mila persone, c’è una
grossa differenza. L’Italia perde l’ultima partita delle qualificazioni alla
prossima Coppa del Mondo e lo fa malissimo.
1-4 il finale per la Norvegia, che nel secondo tempo dimostra agli azzurri
perché andrà ai Mondiali e perché il 3-0 dell’andata non è stato solo una
conseguenza di “una giornata storta” degli azzurri. Più di qualcuno stasera si
era illuso al gol di Pio Esposito, all’11esimo, che ha sbloccato la gara. Una
rete che aveva fatto esultare i comunque numerosissimi tifosi dell’Italia.
È stato un match in cui gli azzurri hanno giocato un buon primo tempo, poi sono
spariti. Nel secondo è salita in cattedra la Norvegia, che ha iniziato a
palleggiare, ha messo in mezzo Locatelli e compagni e lo ha fatto con qualità,
giocate nello stretto, rapidità e uno contro uno. Quasi a voler mostrare con
orgoglio la differenza con l’Italia. E presto gli italiani sono tornati alla
realtà: Prima Nusa al 63esimo ha pareggiato i conti, poi Haaland – invisibile
fino a quel momento – ne ha segnati due nel giro di 60 secondi tra il 78esimo e
il 79esimo. A rendere il passivo più pesante ci ha pensato Strand Larsen, che al
90esimo fa 1-4.
“Dobbiamo innanzitutto chiedere scusa ai nostri tifosi, 4-1 è un risultato
pesante. Peccato dopo un primo tempo molto buono, da squadra vera. La delusione
più grande è il secondo tempo, ci lecchiamo le ferita e complimenti agli
avversari”, così Gennaro Gattuso pochi minuti dopo la sconfitta contro la
Norvegia ai microfoni della Rai. Una partita che riporta l’Italia con i piedi
per terra e alla realtà: è una nazionale che ha grossissimi limiti.
Lo stesso Gattuso a Sky ha dichiarato: “Sono venuti fuori tutti i nostri
difetti”. Difetti che – con tutto il rispetto per Moldavia, Israele ed Estonia –
era difficile che emergessero con avversari di quel calibro. E adesso testa ai
playoff, che si disputeranno a marzo. Quattro mesi in cui si cercherà di limare
i tanti limiti: “Il tempo è poco, dobbiamo lavorare sulle nostre fragilità”.
Questa volta ha ragione Gattuso.
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Siro. Gattuso: “Dobbiamo chiedere scusa ai tifosi” proviene da Il Fatto
Quotidiano.