Andrea Abodi, ministro per lo Sport e i giovani, non viene dal nulla. A
differenza di diversi signori della politica, compresa la premier Giorgia
Meloni, possiede una laurea – in economia e commercio alla Luiss di Roma -, si è
specializzato nella gestione industriale dello sport, dal 1987 al 1994 è stato
direttore marketing della filiale italiana della multinazionale statunitense IMG
– International Management Group -, è stato nel 1994 co-fondatore di Media
Partners Group, dal 2002 al 2008 è stato consigliere di amministrazione per CONI
Servizi, dal 2010 al 2017 è stato presidente della Lega di calcio di Serie B,
nel 2017 fu nominato presidente dell’istituto per il credito sportivo e dal 22
ottobre 2022 fa parte dell’attuale governo di centro-destra. Rispetto a diversi
personaggi, capaci di passare con disinvoltura da un partito all’altro, pur
essendo indipendente, è sempre rimasto fedele alle due idee: non ha mai nascosto
le sue simpatie per la destra e per le sue icone storiche. Abodi conosce bene la
materia. Non è approdato allo sport per ripiego o convenienza. Ed essendo
romano, dovrebbe conoscere bene la politica, definita una volta, dal
novantottenne Rino Formica, ex peso massimo del partito socialista, “sangue e
merda”.
Eppure, sarà un caso, ma da quando fa il ministro, Abodi ne azzecca poche. Di
più: è spesso sorpreso dagli eventi, balbetta nella comunicazione, si vede
passare sopra la testa treni inaspettati – ma di questo dovrebbe chiedere
qualcosa a Matteo Salvini, ministro dei Traporti -. Negli ultimi sette mesi, per
circoscrivere la narrazione, Abodi ha regalato tre perle. La prima risale al
trionfo di Jannik Sinner a Wimbledon. Nessun italiano aveva vinto il torneo di
tennis più famoso del mondo, inaugurato nel 1877 e con 137 edizioni consegnate
agli archivi. Il 13 luglio 2025, quando Sinner sconfisse Carlos Alcaraz 4-6,
6-4, 6-4, 6-4, Abodi non era a Londra, ma dal divano, piazzò una volée: “Anche
un ministro ha bisogno di stare in famiglia”. Diritto sacrosanto, ma quando ti
occupi di sport e resti a casa in un giorno storico come quello del primo
successo italiano a Wimbledon, viene da dire che forse è meglio che ti occupi di
altro. Anche perché, si sa, i giorni consacrati allo sport sono il sabato e la
domenica.
Il 2025 ricco di medaglie – nel quale il ministero ha un peso vicino allo zero –
ha lasciato scivolare in secondo piano il movimentismo di Abodi, tranne il tenue
ricordo delle elezioni del Coni in cui spinse per un candidato (Luca Pancalli),
ma vinse un altro (Luciano Bonfiglio), facendo infuriare il potentissimo
sottosegretario Giovanbattista Fazzolari e la stessa Meloni. Il tempo, si dice,
è galantuomo, ma il 2026 non è cominciato benissimo per Abodi. Nel giro di poche
ore, sono esplose un paio di questioni. La prima riguarda i tedofori
dell’olimpiade di Milano-Cortina, con l’esclusione di un esercito di medagliati
degli sport invernali. Al posto dei vari Gros, Fauner, Maurilio De Zolt,
Gabriella Paruzzi etc, un esercito di persone raccomandate dagli sponsor, uomini
gatto – perché non anche l’Uomo ragno? -, persino uno squalificato per doping.
Il primo responsabile di questa “dimenticanza” è la Fondazione Milano-Cortina,
che si è detta “dispiaciuta per l’accaduto”. Ma Abodi, ovvero il numero uno
dello sport italiano, non dovrebbe essere in prima linea in un evento come
quello dell’Olimpiade organizzata in Italia? Lui, bontà sua, vuole spiegazioni.
Ecco le sue dichiarazioni: “Ho già chiesto informazioni a Milano Cortina e al
Coni per capire quali siano stati i criteri di selezione. In linea di principio,
è evidente che le leggende dello sport, chi ha fatto la storia, dovrebbe essere
tenuto in assoluta e grandissima considerazione. Sono rimasto anche io un po’
spiazzato perché di fronte a un fenomeno meraviglioso come quello della fiaccola
tra 10.001 tedofori, la platea degli olimpionici dovrebbe essere
un’avanguardia”. Abodi è spiazzato, ma di fronte a queste parole, siamo
spiazzati anche noi: a che serve un ministro dello sport se non si occupa di
Milano-Cortina?
La seconda questione riguarda gli stage della nazionale di calcio a febbraio:
saltati, come si temeva. Qui, oggettivamente, il potere di un ministro si
riduce. Comanda la Lega calcio, che gestisce il calendario ed è preoccupata in
primis nel rispettare gli accordi con le televisioni per il palinsesto di
anticipi e posticipi. La federazione è direttamente coinvolta, in quanto
responsabile delle nazionali, ma il presidente Gabriele Gravina, con l’Italia
costretta ad affrontare per la terza volta di playoff – la seconda durante il
suo mandato – e la coscienza non proprio immacolata, ha ordinato il silenzio
sulla vicenda, ct Gennaro Gattuso compreso. Non saranno sicuramente due giorni
di lavoro a Coverciano o meno a orientare il destino dell’Italia nei playoff
(Irlanda del Nord in semifinale il 26 marzo a Bergamo, il 31 marzo eventuale
finale con una tra Galles e Bosnia), ma concedere questo benedetto stage a
Gattuso avrebbe avuto il senso di un segnale, soprattutto per dimostrare che, in
un momento così delicato per il calcio italiano, ognuno prova a svolgere la sua
parte (ma è sicuramente più facile, eventualmente, salire sul carro dei
vincitori). Viene da chiedersi che cosa abbia fatto Abodi in tutto questo. In
fondo, non c’era da sacrificare una domenica di sacro riposo in famiglia:
bastava mettersi al telefono, anche dal divano di casa, per spingere gli attori
di questa commedia a trovare una soluzione.
L'articolo Farsa tedofori, niente stage per Gattuso e altre amenità: ma il
ministro dello Sport Abodi cosa fa nel frattempo? proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - Gennaro Gattuso
“Se queste sono le condizioni, lasciamo perdere. Meglio non farlo”. Anche
Gennaro Gattuso – tra i pochi fiduciosi – getta la spugna. Niente stage:
l’Italia avrà giusto un paio di allenamenti (dopo quattro mesi) per preparare la
sfida playoff per andare ai mondiali del 2026 contro l’Irlanda del Nord. La
notizia non è ancora ufficiale, ma lo diventerà a metà della prossima settimana
quando la Lega calcio renderà noti anticipi e posticipi di due giornate di
campionato, quelle dell’1 e dell’8 febbraio e il calendario dei quarti di finale
della Coppa Italia (4 e 11 febbraio).
E quindi il commissario tecnico della nazionale Gennaro Gattuso dovrà preparare
le due sfide più importanti dell’anno per il calcio italiano senza i due
allenamenti a Coverciano invocati mesi fa. “Non sta a me decidere, abbiamo un
presidente. Io faccio l’allenatore. Certo che più giorni abbiamo meglio è“,
aveva detto il ct azzurro dopo il sorteggio dei playoff di qualificazione ai
Mondiali 2026, che vedrà la Nazionale affrontare prima l’Irlanda del Nord in
semifinale a Bergamo il 26 marzo poi eventualmente in trasferta la vincente
della sfida tra Galles e Bosnia il 31.
La Lega ha deciso di no. E la spiegazione è semplice: la prima idea era spostare
per intero la trentesima giornata, quella in programma il 22 marzo. Mai presa in
considerazione dai vertici del calcio per gli impegni nazionali (Coppa Italia) e
internazionali (coppe europee) negli infrasettimanali di febbraio e marzo e
soprattutto per questioni legate ai diritti televisivi. Ma con il passare del
tempo è svanita anche l’idea stage.
L’opzione percorribile era liberare due giorni (più i viaggi) in una delle prime
due settimane di febbraio, il 2 e il 3 o più probabilmente il 9 e 10, inserendo
solo un quarto di finale di Coppa Italia e tre nell’altra settimana. In questo
modo Gattuso avrebbe dovuto rinunciare soltanto ai calciatori della nazionale
impegnati in Coppa Italia e a quelli all’estero (i club stranieri hanno da
subito detto no). Ma a ciò si aggiungeva – come riporta il Corriere della Sera –
la non volontà della Lega comunque di rinunciare al posticipo di campionato del
lunedì per questioni di diritti e quindi economiche. A quel punto il commissario
tecnico dell’Italia si è arreso: meglio non farlo. Sarebbe stato una stage per
pochi intimi e quindi inutile.
Adesso la Lega si impegnerà a cercare di anticipare più partite possibili nella
trentesima giornata del 22 marzo, per provare ad anticipare il raduno di
Coverciano: quella domenica è in programma Fiorentina–Inter, ma se i viola
dovessero qualificarsi per gli ottavi di Conference, spostare il match anche al
sabato sarebbe molto difficile. E sarebbe comunque un contentino.
L'articolo “Se queste sono le condizioni, meglio non farlo”: lo sfogo di
Gattuso, salta lo stage dell’Italia in vista dei playoff per i Mondiali proviene
da Il Fatto Quotidiano.
Tutti i numeri possibili dicono che l’Italia del calcio, benché decadente,
dovrebbe superare la Cayenna dei playoff e approdare al mondiale di
Usa-Canada-Messico, evitando l’umiliazione della terza bocciatura di fila.
Nell’ordine: il ranking Fifa (12esimo posto), il valore della rosa (846 milioni
di euro), il monte stipendi annuale dei giocatori (102). Un abisso separa queste
cifre dall’Irlanda del Nord, avversario della semifinale del 26 marzo 2026
(Bergamo) e dall’eventuale oppositore in finale cinque giorni dopo, uno tra
Galles e Bosnia, a Cardiff o Zenica. L’Irlanda del Nord è 69esima nel ranking,
il parco giocatori vale 82 milioni e i guadagni stagionali si fermano a quota
10,6 milioni: Retegui (16 mln) e Donnarumma (12) incassano da soli più di tutta
la Green and White Army al completo. La Bosnia è 71esima nel ranking, la rosa
vale 77 milioni e gli stipendi complessivi sono di 12 milioni. Il Galles è
32esimo nel ranking, il valore dei calciatori è di 180 milioni e il monte salari
è di 23,6 milioni.
Il calcio però anche nell’era degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale
non è solo questione di numeri. Componenti come carattere, esperienza, senso di
appartenenza, orgoglio e ambizioni possono ridurre le differenze e ribaltare, in
novanta minuti, i valori espressi dalle cifre. L’allenatore dell’Irlanda del
Nord, Michael O’Neill, lo stesso che condusse la Green and White Army
all’europeo 2016 – l’avventura finì agli ottavi nel derby britannico contro il
Galles -, ha già iniziato la sua campagna di “mind games”, come si dice dalle
sue parti: “Le aspettative e la pressione sono molto forti sugli italiani,
quindi dovremo sfruttare questa situazione a nostro favore. L’Italia resta un
peso massimo del calcio internazionale, ma noi abbiamo l’opportunità di andare a
un mondiale e dobbiamo fare tutto il possibile per cercare di coglierla. Quello
che dirò ai miei giocatori è di non sprecare l’occasione”.
Rino Gattuso conosce bene le atmosfere del calcio britannico con i suoi
trascorsi in Scozia – giocò con i Rangers di Glasgow nella stagione 1997-98 – e
non sottovaluta i nordirlandesi. In questi quattro mesi intensificherà i
rapporti con i “nazionali”. Non si limiterà alla visione delle partite e alle
visite nei club di appartenenza: si vocifera anche di cene individuali, per
parlare a tu per tu con i calciatori e smuovere le coscienze di tutti. Gattuso
vuole però giustamente di più e ha invocato, subito dopo il sorteggio dei
playoff, lo spostamento del campionato per preparare al meglio gli spareggi: non
gli basta, infatti lo stage di 48 ore che dovrebbe essere concesso a febbraio (9
e 10). La risposta immediata del presidente della Lega, Ezio Simonelli, non è
stata di chiusura (“faremo il possibile”) e anche il presidente dell’Inter,
Giuseppe Marotta, ha mostrato disponibilità (“dobbiamo aiutare la nazionale ad
andare al mondiale e remare tutti dalla stessa parte, club compresi. Faremo del
nostro meglio per aiutare Gattuso”), ma il problema-calendario è di difficile
soluzione.
L’intasamento campionato-coppe europee-coppa Italia è impressionante. Febbraio e
marzo sono i mesi peggiori in assoluto. L’idea di anticipare le gare del 22
marzo a venerdì 20 e sabato 21 si scontra con gli ottavi di Champions (17 e 18)
e con quelli di Europa League e Conference (19). Il calendario non è però
l’unico problema sul tavolo: bisogna anche confrontarsi con le televisioni.
Nello specifico: con Dazn e Sky per quanto riguarda il campionato, Mediaset per
eventuali interferenze con la Coppa Italia. Lega e squadre non possono decidere
da soli: si violerebbero accordi milionari firmati con le emittenti.
Un bel ginepraio. Impresa complicatissima trovare una soluzione, ma bisogna
assolutamente provarci. “La richiesta di Gattuso mi pare corretta e sensata –
dice Fabio Capello -. La partecipazione al mondiale deve essere un interesse
comune, soprattutto dopo due bocciature di fila. Bisogna fare il possibile per
sostenere il ct. Due-tre giorni di lavoro in più possono sicuramente aiutare
Gattuso. La preparazione dei playoff va tutelata nel migliore dei modi”. Anche
l’ex ct Luciano Spalletti sostiene Gattuso: “L’Italia va aiutata, come il suo
allenatore. Da tecnico della Juventus dico che se ci fosse qualcosa di cui ha
bisogno, faremo il possibile per accontentarlo”.
Nel 2022, le richieste di Roberto Mancini prima della sfida contro la Macedonia
del Nord non furono accolte. Sappiamo come andò a finire: forse stavolta sarebbe
il caso di accontentare Gattuso. Il quale, per la cronaca, è uscito allo
scoperto e ha messo la faccia nell’inoltrare la sua richiesta. Il lavoro vero
spetta però alla federazione. Il presidente Gabriele Gravina caldeggia l’idea
dello spostamento del campionato sin da ottobre, ma per ora non si hanno notizie
di quanto stia producendo la diplomazia di Via Allegri. Anche in questa vicenda,
cruciale, si misurerà la forza della nostra federazione.
L'articolo Interesse Nazionale: Gattuso chiede di spostare la Serie A per i
playoff Mondiali. Capello: “Bisogna fare il possibile per sostenere il ct”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
“L’Irlanda del Nord è una squadra fisica, con mentalità, che non molla mai, però
dobbiamo giocarcela. È alla nostra portata, servirà una grande partita ma ce la
possiamo giocare”. Così a Sky Sport il commissario tecnico della nazionale
italiana Gennaro Gattuso. Il ct ha commentato il sorteggio dei playoff Mondiali
2026 che vedrà gli azzurri in semifinale in casa contro l’Irlanda del Nord e in
finale in trasferta contro la vincente di Galles-Bosnia Erzegovina.
Ma Gattuso frena a RaiSport: “Dobbiamo commentare solo la gara contro l’Irlanda
del Nord, dove ci giochiamo tutto. Poi Galles e Bosnia hanno due ambienti
diversi, tipologie di gioco differenti, ma la testa è all’Irlanda del Nord e poi
speriamo di poter parlare di una delle altre due”. Perché l’Italia ha due
precedenti infelici con la selezione irlandese: uno nel lontano 1958, con
l’Italia che perse 2-1 e non si qualificò per la prima volta nella sua storia ai
Mondiali. Il secondo nel 2021: gli azzurri pareggiarono 0-0 all’ultima giornata
contro l’Irlanda del Nord e non riuscirono ad arrivare primi nel loro
raggruppamento, giocando (e perdendo) poi i playoff con la Svezia.
L’Irlanda del Nord è però un avversario sulla carta agevole. Una formazione con
una sola “stella” (Bradley, difensore del Liverpool), poi solo calciatori locali
o nelle serie inferiori inglesi. “Il problema non è tattico, tutti i moduli
hanno i pro e i contro ma il problema non è quello – ha aggiunto Gattuso -. In
questo momento dobbiamo lavorare sulla nostra fragilità perché abbiamo
dimostrato che quando facciamo le cose fatte bene siamo competitivi. Adesso
studieremo gli avversari e come affrontarla e dopo vediamo di fare meno danni
possibili”.
Uno dei temi che tiene banco nelle ultime settimane è quello relativo agli stage
in periodo playoff. Un modo per stare insieme, amalgamare il gruppo e
concentrarsi in vista di due appuntamenti decisivi per il calcio italiano.
L’Italia ha infatti saltato le ultime due edizioni dei Mondiali, perdendo ai
playoff contro Svezia prima e Macedonia del Nord poi.
“Gli stage? Non sta a me decidere, io faccio l’allenatore, abbiamo chi si occupa
di queste cose. Normale che più giorni disponibili abbiamo per stare insieme e
meglio è perché siamo all’11esima giornata e ci rivedremo alla 30esima con i
giochi già quasi fatti. Però io devo pensare a come stare a contatto con i
giocatori, guardarli negli occhi e parlarci, non solo di calcio. E speriamo di
riuscire a fare le cose nel verso giusto”, ha concluso Gattuso.
L'articolo Gattuso avverte: “Dobbiamo commentare solo la gara contro l’Irlanda
del Nord. Il problema non è tattico” proviene da Il Fatto Quotidiano.
È il giorno dei sorteggi dei playoff per i Mondiali 2026: l’Italia di Gennaro
Gattuso scopre il proprio percorso
L'articolo Diretta sorteggio playoff Mondiali 2026: a breve l’Italia scopre le
sue avversarie | Possibile rivincita con Svezia e Macedonia del Nord proviene da
Il Fatto Quotidiano.
L’ennesima figuraccia della nazionale contro la Norvegia almeno ha un merito:
spazzare via la narrazione spinta ultimamente dalla FederCalcio, dal ct Gattuso
al disperato presidente Gravina, e sposata da troppi commentatori
accondiscendenti, che non andiamo ai Mondiali per colpa del regolamento. Che è
assurdo rimanere fuori per una sola sconfitta (intanto sono diventate due). Che
il girone in Sudamerica è più semplice e che ci sono troppe africane. Una
retorica insopportabile, piagnona e anche vagamente suprematista quando sostiene
una presunta superiorità del pallone europeo rispetto agli altri continenti,
smentita ancora una volta dal campo.
Nelle ultime settimane sono stati tirati in ballo troppi argomenti, tutti
sbagliati, per giustificare il fallimento azzurro. Il regolamento è quello,
uguale per tutti. Questa è la terza edizione di fila che non vinciamo il girone
di qualificazione, pur partendo per due volte su tre dalla prima fascia: non
potrà essere sempre un caso. Chi rivendica le 6 vittorie in 8 partite, dimentica
volutamente di ricordare che proprio per come è concepito il format europeo,
tutte le altre avversarie a parte la Norvegia erano ridicole. E poi non risulta
che Turchia e Slovacchia, nazionali che hanno fatto un percorso simile
all’Italia e con tutta probabilità pure dovranno passare dagli spareggi, stiano
frignando come noi.
Ancora più sgradevole l’attacco alle altre confederazioni (che infatti non è
passato inosservato nel resto del mondo: un’altra brutta figura per il calcio
italiano). La prossima edizione a 48 squadre è di certo un’incognita e
probabilmente un’esagerazione, ma il calcio ormai è un fenomeno globalizzato e
non si può tornare indietro. Ricordare come ha fatto Gattuso gli anni Novanta,
in cui all’Europa spettavano 14 posti su 24, più del 50%, significa rimpiangere
tempi passati di diritti acquisiti, che non hanno più senso di esistere. Di
sicuro si qualificheranno tante cenerentole con un livello tecnico inferiore al
nostro, ma il senso della Coppa del Mondo è proprio quello. Parlare di ranking e
posti riservati non è troppo dissimile dal ricreare la tanto avversata Superlega
anche per le nazionali. Poi che le sudamericane abbiano un vantaggio competitivo
appartenendo ad una confederazione con solo 10 Stati è nei numeri, ma bisogna
guardare la composizione complessiva. La Uefa rimane quella con più posti (16 su
48) e comunque la seconda (alle spalle solo della Conmebol, appunto) per
percentuale di partecipanti sul totale delle federazioni membro (29,1%).
Lamentarsi non ha senso. Tanto più che alle ultime due partecipazioni, nel 2010
e nel 2014, siamo usciti rimediando figuracce contro Nuova Zelanda e Costa Rica,
proprio quei Paesi che secondo Gattuso avrebbero meno diritto di noi a
qualificarsi.
Non c’è nessuna ingiustizia. Al massimo po’ di sfiga, nell’aver pescato in
seconda fascia una nazionale con un attacco stellare, che proprio quest’anno è
sbocciata in tutto il suo potenziale dopo che invece aveva steccato altre
qualificazioni: a Euro 2024 la Norvegia è rimasta fuori arrivando terza alle
spalle persino della Scozia, e anche allora c’erano Haaland, Sorloth &C.;
stavolta le ha vinte tutte con una media di quasi 5 gol a partita, decisiva per
tagliarci le gambe nella differenza reti. Aggiungiamo che qualcosa nelle
qualificazioni si può migliorare. Non tanto nella distribuzione dei posti fra i
continenti, quanto nel format europeo. Lo ha ammesso anche lo stesso presidente
della Uefa, Aleksandr Ceferin. I gironi a 4-5 squadre sono effettivamente troppo
bloccati, si rischia di rimanere imprigionati in un gruppo di ferro o viceversa
percorsi scontati. Adottare anche per le nazionali la formula che tanto successo
sta avendo con la nuova Champions, ovvero una classifica unica con 8 partite da
giocare tutte con avversari diversi, poterebbe probabilmente più meritocrazia e
anche un pizzico di imprevedibilità (certo bisognerà trovare una quadra sul
calendario perché le partecipanti Uefa sono addirittura 54).
Queste però sono tutte riflessioni di contorno. Non andiamo ai Mondiali, almeno
per il momento, non per colpa di qualche cavillo ma perché abbiamo perso due
volte sue due contro la Norvegia (non la Francia, o la Spagna), con un aggregato
di 1-7. Perché abbiamo vinto al 90’ in Moldova, al 95’ contro Israele, sempre
faticando e di misura, mentre i nostri rivali segnavano a raffica. Perché
abbiamo una rosa modesta, due ct (Spalletti e Gattuso) uno peggio dell’altro,
una dirigenza federale completamente inadeguata. Ci meritiamo i playoff, come
Congo e Curacao (che anzi magari si qualificherà direttamente). Questa è la
nostra dimensione. Continuare ad accampare scuse significa solo non guardare in
faccia la realtà.
X: @lVendemiale
L'articolo Basta piangere sul regolamento: l’Italia non merita di andare ai
Mondiali più di Congo o Curacao proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il 9-0 utile a qualificarsi di cui si è tanto parlato negli ultimi giorni era
chiaramente “impensabile” e “impossibile”, come ha ribadito Gennaro Gattuso. Ma
tra non farne nove e subirne quattro in casa, davanti a 70mila persone, c’è una
grossa differenza. L’Italia perde l’ultima partita delle qualificazioni alla
prossima Coppa del Mondo e lo fa malissimo.
1-4 il finale per la Norvegia, che nel secondo tempo dimostra agli azzurri
perché andrà ai Mondiali e perché il 3-0 dell’andata non è stato solo una
conseguenza di “una giornata storta” degli azzurri. Più di qualcuno stasera si
era illuso al gol di Pio Esposito, all’11esimo, che ha sbloccato la gara. Una
rete che aveva fatto esultare i comunque numerosissimi tifosi dell’Italia.
È stato un match in cui gli azzurri hanno giocato un buon primo tempo, poi sono
spariti. Nel secondo è salita in cattedra la Norvegia, che ha iniziato a
palleggiare, ha messo in mezzo Locatelli e compagni e lo ha fatto con qualità,
giocate nello stretto, rapidità e uno contro uno. Quasi a voler mostrare con
orgoglio la differenza con l’Italia. E presto gli italiani sono tornati alla
realtà: Prima Nusa al 63esimo ha pareggiato i conti, poi Haaland – invisibile
fino a quel momento – ne ha segnati due nel giro di 60 secondi tra il 78esimo e
il 79esimo. A rendere il passivo più pesante ci ha pensato Strand Larsen, che al
90esimo fa 1-4.
“Dobbiamo innanzitutto chiedere scusa ai nostri tifosi, 4-1 è un risultato
pesante. Peccato dopo un primo tempo molto buono, da squadra vera. La delusione
più grande è il secondo tempo, ci lecchiamo le ferita e complimenti agli
avversari”, così Gennaro Gattuso pochi minuti dopo la sconfitta contro la
Norvegia ai microfoni della Rai. Una partita che riporta l’Italia con i piedi
per terra e alla realtà: è una nazionale che ha grossissimi limiti.
Lo stesso Gattuso a Sky ha dichiarato: “Sono venuti fuori tutti i nostri
difetti”. Difetti che – con tutto il rispetto per Moldavia, Israele ed Estonia –
era difficile che emergessero con avversari di quel calibro. E adesso testa ai
playoff, che si disputeranno a marzo. Quattro mesi in cui si cercherà di limare
i tanti limiti: “Il tempo è poco, dobbiamo lavorare sulle nostre fragilità”.
Questa volta ha ragione Gattuso.
L'articolo Italia, che figuraccia: la Norvegia ne fa quattro in un tempo a San
Siro. Gattuso: “Dobbiamo chiedere scusa ai tifosi” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Dopo la gara con la Norvegia, se Gattuso vorrà, lo inviterò a pranzo in Senato,
magari insieme a Walter Zenga, tirato in ballo (non dal ct) senza motivo”. Così
Ignazio La Russa – presidente del Senato – è tornato su Facebook sullo scambio
di battute a distanza con Gennaro Gattuso. Uno scambio che va avanti da diversi
giorni, dall’immediato post Moldavia-Italia.
GATTUSO-LA RUSSA, LE TAPPE DEL BOTTA E RISPOSTA
Tutto è cominciato dopo la vittoria dell’Italia per 0-2 in casa della Moldavia
con le reti di Gianluca Mancini e Pio Esposito. Nel post gara Gattuso aveva
dichiarato: “Ho visto un’Italia che ha giocato, siamo stati là e loro non hanno
mai tirato in porta. Sono molto soddisfatto, abbiamo fatto quello che dovevamo e
dato minutaggio a dei ragazzi. Mi dispiace per i cori che ho sentito, è una
vergogna“, aveva sbottato il ct della nazionale, che già in precedenza aveva
risposto infastidito a una giornalista Rai: “Ma che vuol dire che non è stata la
miglior Italia?”.
Il giorno dopo è arrivata la risposta di La Russa: “Pur invitando uno spettatore
a stringersi attorno alla squadra, non si può dire ‘vergogna’ a uno spettatore
che fischia. Gattuso ha ragione quando dice che in vista della speranza di
andare ai Mondiali dobbiamo unirci e sostenere la nazionale. Ma anche i fischi
degli spettatori possono essere uno stimolo finché non sono violenti”.
Frasi a cui ieri – sabato 15 novembre – Gattuso ha voluto replicare dopo una
domanda specifica durante la conferenza stampa prima della sfida tra Italia e
Norvegia, in programma questa sera alle 20:45 a San Siro. “Rispetto quello che
dice La Russa ma non so dove fosse quella sera, sicuramente non era allo stadio
e non l’ha vista nemmeno in tv. C’era gente che augurava la morte, c’era gente
che diceva che veniva a Coverciano, che dovevamo andare a lavorare”.
Adesso ancora la replica di La Russa, questa volta su Facebook, che prova a
distendere i toni: “Se vuole lo invito a pranzo in Senato. Stasera sarò allo
stadio San Siro per tifare l’Italia confermando che ha ragione Gattuso ad
invitare tutti a sostenere gli Azzurri. Ribadisco però che, quando ritengono, i
tifosi hanno il diritto anche di fischiare, purché senza violenza. E intendo né
fisica né verbale”, ha scritto La Russa.
Poi il presidente del Senato ha risposto alla frase di Gattuso “non ha manco
visto la partita”: “Io l’incontro l’ho visto all’aeroporto di Napoli su un
tablet e non è emerso (nemmeno dalle dichiarazioni post partita) quello che solo
ora il ct denuncia e cioè i gravissimi e inaccettabili attacchi personali che
vanno non solo condannati ma, a querela, perseguiti penalmente“. Infine ha
concluso: “Sono comunque contento se questa piccola polemica ha aiutato a
parlare meno della modestissima partita”.
L’ITALIA SFIDA LA NORVEGIA: POI I PLAYOFF
Intanto la nazionale italiana si prepara a giocare l’ultima partita delle
qualificazioni ai Mondiali 2026: quella contro la Norvegia in programma stasera,
alle 20:45 a San Siro. Una sfida inutile ai fini della classifica, visto che
l’Italia per andare ai Mondiali senza passare dai playoff dovrebbe vincere 9-0.
Impresa quasi impossibile e “impensabile”, come ha ribadito Gattuso nella
conferenza stampa.
L’Italia ha infatti vinto sei partite consecutive in un girone di
qualificazione, ma non è bastato: la Norvegia è a punteggio pieno e con una
differenza reti impressionante (+29 contro il +12 dell’Italia). Motivo per cui
gli azzurri giocheranno i playoff per la terza volta consecutiva per andare ai
Mondiali.
L'articolo La Russa replica ancora a Gattuso: “Lo inviterò a pranzo in Senato.
La partita l’ho vista e la vedrò pure stasera” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Rispetto quello che dice La Russa ma non so dove fosse quella sera, sicuramente
non era allo stadio e non l’ha vista nemmeno in tv“. Continua il botta e
risposta tra Gennaro Gattuso e Ignazio La Russa dopo i fischi e le critiche
indirizzati agli azzurri da parte di diversi sostenitori italiani in Moldavia.
Il commissario tecnico si era lamentato degli attacchi a suo dire gratuiti dopo
la vittoria per 0-2 : circa 500 tifosi italiani hanno dedicato cori di
contestazione ai calciatori della Nazionale.
Sul tema era intervenuto anche Ignazio La Russa, che aveva dichiarato: “Pur
invitando uno spettatore a stringersi attorno alla squadra, non si può dire
‘vergogna’ a uno spettatore che fischia. Gattuso ha ragione quando dice che in
vista della speranza di andare ai Mondiali dobbiamo unirci e sostenere la
nazionale. Ma anche i fischi degli spettatori possono essere uno stimolo finché
non sono violenti”.
Frasi a cui ha risposto il ct della nazionale nella conferenza stampa prima di
Italia-Norvegia, match in programma a San Siro alle 20:45 di domenica sera.
“C’era gente che augurava la morte, c’era gente che diceva che veniva a
Coverciano, che dovevamo andare a lavorare. Sono d’accordo che i fischi vanno
accettati ma non erano fischi, erano molto più gravi e non si potevamo
accettare”, ha spiegato Gattuso.
Intanto la nazionale italiana si prepara a giocare l’ultima partita delle
qualificazioni ai Mondiali 2026: quella contro la Norvegia in programma domenica
sera, alle 20:45 a San Siro. Una sfida inutile ai fini della classifica, visto
che l’Italia per andare ai Mondiali senza passare dai playoff dovrebbe vincere
9-0. Impresa quasi impossibile e “impensabile”, come ha ribadito Gattuso nella
conferenza stampa.
L’Italia ha infatti vinto sei partite consecutive in un girone di
qualificazione, ma non è bastato: la Norvegia è a punteggio pieno e con una
differenza reti impressionante (+29 contro il +12 dell’Italia). Motivo per cui
gli azzurri giocheranno i playoff per la terza volta consecutiva per andare ai
Mondiali.
L'articolo “Non so dove fosse, di sicuro non ha visto la partita. Ci auguravano
la morte”: Gattuso replica a La Russa proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Pur invitando uno spettatore a stringersi attorno alla squadra, non si può dire
‘vergogna’ a uno spettatore che fischia”. Così il presidente del Senato Ignazio
La Russa in un evento a Palazzo Lombardia a Milano, “Il fischio che unisce”,
riferendosi alle parole di Gennaro Gattuso dopo la vittoria dell’Italia contro
la Moldavia per 0-2 con i gol di Gianluca Mancini e Pio Esposito. Il commissario
tecnico della nazionale si era infatti lamentato dei cori uditi durante la
sfida, con alcuni tifosi azzurri giunti in trasferta che hanno intonato per
alcuni minuti “andate a lavorare”.
“Gattuso ha ragione quando dice che in vista della speranza di andare ai
Mondiali dobbiamo unirci e sostenere la nazionale. Ma anche i fischi degli
spettatori possono essere uno stimolo finché non sono violenti”, sottolinea il
presidente del Senato. “Ho visto un’Italia che ha giocato, siamo stati là e loro
non hanno mai tirato in porta. Sono molto soddisfatto, abbiamo fatto quello che
dovevamo e dato minutaggio a dei ragazzi. Mi dispiace per i cori che ho sentito,
è una vergogna“, aveva sbottato Gattuso, che già in precedenza aveva risposto
infastidito a una giornalista Rai: “Ma che vuol dire che non è stata la miglior
Italia?”.
Il tecnico aveva poi argomentato, sottolineando che l’Italia ha vinto sei
partite consecutive in un girone di qualificazione, ma non è bastato: la
Norvegia è infatti a punteggio pieno e con una differenza reti impressionante
(+29 contro il +12 dell’Italia). Motivo per cui l’Italia giocherà i playoff per
la terza volta consecutiva per andare ai Mondiali. “Non dovete chiederlo a me,
ma a chi fa i gironi e le regole. Nel ’94 c’erano due squadre africane, adesso
otto – ha dichiarato il commissario tecnico -. Ai nostri tempi, la miglior
seconda andava direttamente ai Mondiali. Le difficoltà ci sono e lo sappiamo
bene”, ha concluso Gattuso.
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Anche quelli possono essere uno stimolo” proviene da Il Fatto Quotidiano.