Delusione e amarezza. La Roma perde in casa contro il Bologna ai tempi
supplementari e viene eliminata dall’Europa League dopo aver rimontato dall’1-3.
E a fine partita viene pure respinta dai propri tifosi. È quanto accaduto
all’Olimpico ieri, 19 marzo. 3-4 il risultato finale, con il gol di Nicolò
Cambiaghi a decidere la sfida al 111esimo. Una partita tiratissima, emozionante
e che ha regalato ben 7 gol. “Siamo tutti delusi di essere usciti, loro l’hanno
fatta sentire così”, ha dichiarato Bryan Cristante dopo la partita.
A fine partita infatti la Curva Sud, parte più calda del tifo giallorosso, ha
fatto segno alla squadra di non andare sotto la curva per salutarli, ma di
tornare negli spogliatoi. Tutto sotto i fischi dello stadio, amareggiato
dall’esito finale del match in una competizione che era un obiettivo dichiarato
da parte del club di Gasperini. L’Europa League era un’alternativa importante al
quarto posto in campionato, un viatico non indifferente per qualificarsi in
Champions League. Adesso l’unica via d’accesso rimane il campionato, dove la
Roma però sta faticando: l’ultima vittoria è di un mese fa. 22 febbraio, contro
la Cremonese.
Sul tema fischi e delusione della Curva Sud è tornato appunto anche Bryan
Cristante nel post gara: “Eravamo andati sotto, eravamo stati bravissimi a
recuperarla, nei supplementari sembravamo in controllo. Ce la prendiamo con noi
stessi”, ha spiegato il centrocampista giallorosso, tra i giocatori di maggior
leadership in casa Roma. “La reazione del pubblico? Siamo tutti delusi di essere
usciti, loro l’hanno fatta sentire così – ha ammesso -. Volevamo passare, è dura
perché l’avevamo ripresa e la stavamo interpretando nel modo giusto. Invece
andiamo a casa noi”.
“È stata una partita molto avvincente, usciamo con grande rammarico. Abbiamo
visto il meglio e il peggio di quello che potevamo fare: il meglio per quasi
tutta la partita, il peggio nelle situazioni in cui abbiamo concesso gol, è un
peccato aver fatto certi errori“, ha invece dichiarato Gasperini a Sky Sport
dopo l’eliminazione. Ci sono ancora nove partite in campionato: per la Roma c’è
un solo modo per cancellare la delusione europea. Ottenere quel quarto posto che
oggi è distante soli 3 punti.
L'articolo Fischi e squadra respinta: la reazione dei tifosi della Roma dopo
l’eliminazione. Cristante: “Siamo tutti delusi, loro lo dimostrano così”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il Bologna batte la Roma in una partita folle all’Olimpico per 3-4 e vola ai
quarti di finale di Europa League dopo l’1-1 dell’andata a Bologna. La squadra
di Vincenzo Italiano e quella di Gasperini hanno dato spettacolo ed emozioni,
regalando 7 gol agli spettatori e un Euroderby dall’altissima intensità. Il club
rossoblu va in vantaggio con Rowe, poi Ndicka trova il pareggio dopo pochi
minuti e Bernardeschi su calcio di rigore riporta i suoi in vantaggio a fine
primo tempo. Al 58esimo Santiago Castro firma il gol dell’1-3 che sembra mettere
il punto esclamativo sul match, ma da lì succede di tutto.
Prima Malen al 69esimo segna il gol del 2-3 su calcio di rigore procurato da
Robinio Vaz. Poi Lorenzo Pellegrini al minuto 80 la pareggia, ancora su assist
di Robinio Vaz. 3-3 e match che va ai supplementari. Le squadre sono stanche,
quasi non ci provano più fino al lampo di Nicolò Cambiaghi al 111esimo, che
sancisce il 3-4 definitivo e manda il Bologna ai quarti di finale di Europa
League, dove troverà l’Aston Villa.
L'articolo È stato un Euroderby folle: il Bologna batte la Roma ai supplementari
e vola ai quarti di Europa League proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il ritorno in campo e adesso anche il primo gol. Edoardo Bove mette un altro
tassello nella sua “nuova” carriera dopo quell’1 dicembre 2024 in cui durante un
Fiorentina–Inter si è accasciato all’improvviso, facendo temere il peggio. L’ex
centrocampista della Roma ha infatti segnato a 506 giorni dall’ultima volta. Lo
ha fatto nel corso di Watford–Wrexham, finita 3-1, con Bove che ha proprio
segnato la rete del 3-1 per chiudere il match.
Il centrocampista ha condiviso poi la sua gioia anche sui social, dove ha
pubblicato la foto della sua esultanza accompagnata dalla frase: “Quanto mi
mancava questa sensazione“. Bove non segnava dal 27 ottobre 2024, quando nel
match tra Fiorentina e Roma segnò il gol del momentaneo 4-1, circa due mesi
prima di accasciarsi in campo in Fiorentina-Inter. Al termine della partita, i
tifosi gli hanno anche dedicato uno striscione con scritto: “Anche se lasci
Roma, non sarai solo”.
Bove era tornato in campo dopo il malore con la maglia del Watford nella 32esima
giornata della Championship, in trasferta contro il Preston entrando
all’86esimo. Classe 2002, Bove si è trasferito in Inghilterra dove, a differenza
di quanto succede in Italia, gli è permesso continuare a giocare ad alti livelli
anche a chi ha un defibrillatore sottocutaneo. Al Watford ha firmato un
contratto fino al 2031. Dal 24 febbraio non ha ancora giocato titolare, ma è
sempre subentrato fino a segnare il primo gol ieri, 17 marzo.
La legge italiana non gli permette di svolgere attività agonistica con
l’apparecchio in questione. In Inghilterra invece si può. Ma perché? In Italia
la responsabilità diretta è a carico del medico sportivo che concede l’idoneità.
In Inghilterra invece Bove ha firmato una dichiarazione in cui si assume tutti i
rischi. La responsabilità è soltanto sua.
L'articolo Bove torna al gol dopo 506 giorni: “Quanto mi mancava questa
sensazione”. E i tifosi gli dedicano uno striscione proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Altra settimana, altre polemiche arbitrali, alimentate ulteriormente da “Open
Var“, trasmissione su Dazn in cui gli arbitri spiegano le scelte del weekend. E
se per Inter–Atalanta le dichiarazioni seguono la narrazione di questi giorni
(“Dumfries si lascia cadere, giusto lasciar proseguire. Frattesi è rigore”), lo
stesso non è accaduto per Como–Roma, dove a far discutere è stata la doppia
ammonizione di Wesley per fallo su Diao.
Un contatto che ha da subito lasciato più di qualche dubbio e l’immagine
frontale conferma tutto: quella di Diao è una simulazione, esattamente un mese
dopo quella di Bastoni in Inter–Juventus. Con una differenza: nell’ultima
puntata di “Open Var”, Dino Tommasi, componente della Can, a proposito di ciò ha
spiegato: “Nel momento stesso in cui l’arbitro fischia sì, è giusto perché è
automatico. Se si considera l’azione fallosa, è una SPA quindi è corretto. Da
campo, per dinamica, è sostenibile”. Un giro di parole, un’arrampicarsi sugli
specchi ma senza ammettere che quella di Diao è una simulazione. Tra le gambe
non c’è nessun contatto e Wesley non commette alcun fallo.
In questa circostanza il Var era intervenuto per un possibile scambio
d’identità: come già spiegato in Inter–Juventus, il Var non può intervenire per
doppio giallo. Nel caso specifico, c’è stato un check per verificare se il fallo
fosse di Wesley o Rensch. “Var e Avar cercano subito di verificare la
possibilità di una mistaken identity (ovvero uno scambio di persona per
verificare che il fallo non fosse commesso dall’altro difendente)”, dice
Tommasi. E fin qui la spiegazione non fa una piega. Ma alla domanda se quello di
Wesley fosse fallo, Tommasi risponde che “Da campo, per dinamica, è
sostenibile”. Come nel caso di Bastoni. In effetti in diretta è difficile vedere
la simulazione in entrambi i casi.
E pensare che proprio un mese fa Rocchi disse: “La Penna è mortificato e gli
siamo vicini, ma devo dirvi la verità che non è l’unico ad aver sbagliato:
perché ieri c’è stata una simulazione chiara. L’ultima di una lunga serie in un
campionato in cui cercano in tutti modi di fregarci“. La Roma ha presentato
anche un ricorso per errore tecnico dopo il secondo giallo a Wesley in Como-Roma
per un possibile scambio di persona di Massa nell’occasione, intorno al
ventesimo del secondo tempo. Il Giudice Sportivo ha deciso di respingerlo,
procedendo invece all’omologazione del risultato di 2-1 in favore dei padroni di
casa.
L'articolo Dopo il caso Bastoni, gli arbitri giustificano la simulazione di
Diao: “Da campo, per dinamica, quello di Wesley è un giallo sostenibile”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il caso giudiziario che da diversi anni vede coinvolto Lorenzo Pellegrini arriva
nelle aule di Tribunale. Il gup di Roma ha infatti disposto il rinvio a giudizio
di Fabrizio Corona con l’accusa di diffamazione nei confronti del centrocampista
giallorosso. Il procedimento è stato fissato per il prossimo primo dicembre
davanti al tribunale monocratico.
Al centro della vicenda c’è la pubblicazione a ottobre 2023 sul sito
dillingernews.it di un’intervista a una escort di 25 anni che aveva accusato
Pellegrini di stalking. Accuse risalenti addirittura all’anno precedente che,
secondo quanto emerso dalle indagini, si sono rivelate infondate. La donna – a
cui vengono contestati i reati di calunnia e minacce – aveva raccontato di
presunti incontri con il calciatore e di comportamenti ossessivi, una
ricostruzione poi smentita dagli accertamenti degli inquirenti, secondo cui i
due non si sarebbero mai conosciuti.
Proprio la diffusione di quell’intervista è alla base della contestazione mossa
a Corona, accusato di aver contribuito a ledere la reputazione del giocatore. Un
passaggio che rappresenta l’evoluzione di un’indagine nata tra Roma e Parma a
partire dalla denuncia della 25enne, con diversi trasferimenti di competenza e
verifiche investigative che hanno progressivamente ridimensionato l’impianto
accusatorio nei confronti del calciatore. “Siamo soddisfatti di questo passaggio
processuale. Una decisione che ritengo doverosa: la sede dove ora verrà
approfondita questa vicenda è il dibattimento”, ha commentato all’Ansa
l’avvocato Federico Olivo, legale di Pellegrini.
Per il capitano della Roma, 29 anni e un contratto in scadenza a giugno, la
vicenda giudiziaria ha rappresentato un caso mediatico significativo. Sposato e
padre di tre figli, il centrocampista aveva sempre respinto ogni accusa,
affidando ai propri legali la tutela della sua immagine dopo la diffusione delle
notizie. Le indagini avevano già evidenziato come le dichiarazioni della donna
fossero prive di riscontri, portando a un ribaltamento del quadro iniziale. Ora
il procedimento a carico di Corona segna un ulteriore sviluppo di una storia
che, partita da accuse gravi nei confronti di un calciatore di primo piano del
campionato italiano, si è progressivamente trasformata in un caso di presunta
diffamazione.
L'articolo Accuse di stalking a Lorenzo Pellegrini: Fabrizio Corona finisce a
processo per diffamazione proviene da Il Fatto Quotidiano.
Notte di grande paura per Neil El Aynaoui. Tra lunedì e martedì il calciatore
marocchino della Roma ha subito una rapina all’interno della sua abitazione in
zona Castel Fusano, nella capitale, ed è stato sequestrato insieme ai suoi
familiari. Intorno alle 3 una banda di sei uomini vestiti interamente di nero,
armati di pistola e a volto coperto, sono entrati in casa dopo aver forzato una
grata della finestra del salone. Nel momento in cui i rapinatori sono entrati in
azione, El Aynaoui era con la sua famiglia all’interno della casa.
I ladri hanno così prima chiuso in una stanza il calciatore, la madre, la
compagna e il fratello con la sua compagna. Poi hanno rubato gioielli del valore
di circa 10mila euro, un Rolex e delle borse griffate. Sul posto la polizia.
Indaga la squadra mobile, alla ricerca dei banditi che hanno operato
nell’abitazione del centrocampista giallorosso. Non è il primo caso di furti o
rapine con calciatori di Serie A vittime negli ultimi tempi: negli scorsi mesi –
sempre a Roma – i ladri avevano preso di mira Vecino, Gila e Zaccagni. Mentre
tra i casi più recenti ci sono quelli di Vardy sul lago di Garda e Fullkrug in
hotel. In nessuno di questi casi però i calciatori erano presenti.
L'articolo Rapina choc in casa di El Aynaoui: il calciatore della Roma e la
famiglia sequestrati da una banda con pistole proviene da Il Fatto Quotidiano.
C’è un nuovo capitolo nelle rivalità tra allenatori: Cesc Fabregas contro Gian
Piero Gasperini, e viceversa. Lo scontro è esploso nel post-partita di
Como–Rona, scontro diretto cruciale nella lotta per il quarto posto Champions,
finita 2 a 1 per i lariani. Il match lancia il Como a quota 54 punti, davanti
alla Juventus e con tre lunghezze in più sui giallorossi. Che però protestano
con forza per il secondo giallo sventolato dall’arbitro Massa a Wesley:
l’impressione è che Diao simuli un contatto e che quindi l’espulsione sia
ingiusta. Gasperini a fine partita era furioso e ha lasciato il campo senza
salutare il collega Fabregas. Che non l’ha presa per niente bene, denunciando il
tutto ai microfoni. Così è nato lo scontro,
Il tecnico del Como è stato chiaro: “L’ho trovata una cosa antisportiva“. Senza
Fabregas, l’allenatore della Roma gli ha mancato di rispetto: “Io sia quando
sono arrabbiato che quando vengo espulso o anche quando penso che l’arbitro mi
abbia fatto un torto, alla fine della partita vado a stringere la mano
all’avversario. È una questione di rispetto e di sportività e sono rimasto
dispiaciuto da quello che è accaduto”. Fabregas ha spiegato cosa è successo: “Io
sono andato a salutarlo come sempre e l’ho visto andare via“. Poi ha concluso:
“Recentemente anche io ho fatto cose delle quali sono sono orgoglioso però penso
che noi dobbiamo dare l’esempio, ricordiamoci sempre che ci guardano i ragazzi”.
Venuto a conoscenza delle parole del tecnico del Como, Gasperini ha scelto di
replicare con una dichiarazione all’Ansa: “Il Como è una squadra forte, ma non
stimo i loro comportamenti, in campo e in panchina”. Frase breve, ma
inequivocabile. Il tecnico romanista d’altronde dopo la partita ha sottolineato
più volte come a suo parere l’espulsione di Wesley abbia condizionato tutta la
partita. Commentando l’episodio, ha evidenziato anche le responsabilità
dell’attaccante del Como, che ha esasperato il lieve contatto: “Wesley non
commette fallo, si vede chiaramente. Si sposta addirittura per non prendere
Diao, non è la prima volta che il Como ha queste situazioni. Sono anche
situazioni cercate, un po’ troppo. Questo è diventato il calcio, oggi siamo
coinvolti e non entro nel merito ma non mi piace e lo sapete”.
L'articolo Che scontro tra Fabregas e Gasperini: “Ha fatto una cosa
antisportiva”. “Il Como è forte, ma non stimo i loro comportamenti” proviene da
Il Fatto Quotidiano.
Arriva il via libera politico al nuovo stadio della Roma a Pietralata:
l’assemblea capitolina ha approvato la delibera sul Piano di fattibilità tecnica
ed economica (Pfte). Il sì è arrivato con 39 voti favorevoli, 5 astenuti (il
gruppo di Fratelli d’Italia) e la non partecipazione al voto del Movimento 5
Stelle. A questo punto il progetto della nuova casa dell’As Roma è pronto a
vedere la luce: ci saranno ulteriori passaggi, anche amministrativi, e ci sarà
poi lo step finale della Conferenza decisoria, che darà il via libera
definitivo. L’obiettivo dichiarato è iniziare i lavori nel 2027, come ha
sottolineato l’assessore all’Urbanistica, Maurizio Veloccia, per puntare a
inserire il nuovo impianto tra gli stadi in cui si disputeranno le partite degli
Europei 2032.
Un progetto da oltre 1 miliardo che farà le fortune economiche del proponente
privato (il club giallorosso) e quelle politiche dell’amministratore pubblico
che lo renderà possibile proprio sotto elezioni: il sindaco Roberto Gualtieri.
Come raccontato dal Fatto Quotidiano, infatti, l’impianto di Pietralata sorgerà
su un’area di circa 27 ettari (in gran parte oggetto di esproprio), concessa in
diritto di superficie alla società per 90 anni a un canone irrisorio di appena
66mila euro all’anno.
Lo stadio avrà una capienza di 60.605 posti, con una curva da 23mila posti che
sarà tra le più grandi d’Europa. Ma è solo una fetta dell’investimento: verrà
realizzato anche un museo, un fan store di 1.800 metri quadrati, 30 punti
vendita, un bar del parco mentre 21.000 metri quadrati saranno destinati ad
hospitality e attività congressuali. L’architettura richiamerà la tradizione
dell’antica Roma e integra i segni distintivi del club: la scritta “Roma 1927”
sulla facciata sud e lo stemma della As Roma sulla facciata nord. Un progetto
che prevede ricavi per oltre 150 milioni e un utile netto di circa 60 già dalla
prima stagione di attività, che nei piani del club dovrebbe essere quella
2030/2031.
“Oggi è una giornata storica non solo per i tifosi ma per i romani. Non vediamo
l’ora di vedere il progetto dello stadio della Roma realizzato. Roma avrà un
impianto moderno e integrato nel tessuto urbano capace di dare nuovi spazi verdi
alla città”, ha detto il sindaco Gualtieri intervenendo in assemblea capitolina
durante la discussione sulla delibera sul Piano di fattibilità. Gualtieri ha
sottolineato che lo stadio “sarà pronto ad animarsi con la passione dei tifosi
romanisti e con gli Europei del 2032“, ringraziando poi “l’As Roma e il
presidente Friedkin, per l’investimento cospicuo che porta nella nostra città
una nuova infrastruttura sportiva senza gravare sulle finanze pubbliche”.
L’assessore Velocca ha chiarito le prossime tappe: “Manca soltanto la fase
tecnica. Ci sarà la conferenza dei servizi decisoria che porterà via qualche
mese perché all’interno avrà anche la valutazione sull’impatto ambientale.
Dopodiché si chiude l’iter e potranno cominciare i lavori“. A chi gli chiedeva
quando ci sarà il primo calcio d’inizio nel nuovo stadio, Veloccia ha risposto
che è “troppo presto per dirlo perché dipenderà anche dai tempi dell’As Roma. Ma
ricordo che questo stadio è nel dossier degli Europei 2032“. Che sono il grande
obiettivo dell’amministrazione capitolina. Sull’inserimento dell’impianto di
Pietralata nella lista degli stadi che ospiteranno le partite di Euro 2032,
Veloccia ha assicurato: “Stiamo rispettando la deadline che ci siamo dati con
l’Uefa e con il ministro Abodi“.
L'articolo C’è il via libera al nuovo stadio della Roma: il progetto di
Pietralata e l’obiettivo degli Europei 2032 proviene da Il Fatto Quotidiano.
A Marassi, suo vecchio stadio, Gian Piero Gasperini è entrato in campo mano
nella mano con un bambino, prima del calcio d’inizio di Genoa–Roma. Una
situazione inusuale: solitamente sono i 22 calciatori e la terna arbitrale a
sfilare sul terreno di gioco accompagnati dai bambini. Dietro questa situazione
si nasconde però un gesto tanto banale quanto importante, come dimostra la
lettera scritta dal padre di quel bambino, Gabriele Divano, per ringraziare il
tecnico giallorosso.
“Gentile Mister Gasperini, Le scrivo per esprimerle la mia più profonda
gratitudine. Sono il padre di Alexander, il bambino che domenica, prima di
Genoa-Roma, ha avuto l’onore di essere accompagnato da Lei per mano fino al
centro del campo”, si legge nella lettera. Divano spiega che, nonostante sia
nato e viva a Genova, per colpa sua il figlio è un grande tifoso giallorosso:
per questo motivo gli aveva organizzato la sorpresa a Marassi. Voleva fargli
vivere l’esperienza di sfilare insieme ai suoi idoli della Roma.
Qualcosa però nel tunnel è andato storto: i bambini infatti erano evidentemente
troppi e Alexander era rimasto senza nessuno a dargli la mano. A quel punto,
capendo la situazione, è intervenuto Gasperini: “Tu entri con me”, ha detto il
tecnico, accompagnando il piccolo tifoso romanista sul manto del Marassi.
“Vederla fermarsi per dedicargli quell’attenzione e quella protezione,
nonostante la tensione della partita, mi ha davvero colpito molto. In un calcio
spesso frenetico, il Suo è stato un gesto di rara sensibilità che ha regalato a
mio figlio un ricordo indelebile e a me un momento di grande commozione”, ha
scritto Divano nella sua lettera.
La missiva si conclude ovviamente con una promessa: “L’anno prossimo saremo
abbastanza grandi per venire finalmente a Roma per vedere per la prima volta la
squadra insieme all’Olimpico“. Nella speranza che il piccolo tifoso possa
assistere anche a una vittoria giallorossa, visto che domenica a vincere a
sorpresa è stato il Genoa di Daniele De Rossi. Altro cuore giallorosso.
L'articolo “Scrivo per esprimerle la mia più profonda gratitudine. Il suo è
stato un gesto di rara sensibilità”: la lettera di un papà a Gasperini proviene
da Il Fatto Quotidiano.
Volare tra i pali o volare sugli sci? Il dilemma del giovane Michael Konsel era
quello, in gioventù. Già, nato il 6 marzo di 64 anni fa in una famiglia borghese
di Vienna, Michael – come tutti gli altri ragazzini – cresce con gli sci ai
piedi, ma pure il calcio gli piace molto. Inizialmente è attaccante, nella
squadra del suo quartiere, il Kritzendorf, col nonno che lo segue passo dopo
passo, gol dopo gol, finché quando ha solo nove anni capita che manchi il
portiere titolare: in porta ci finisce Michael e fa bene, molto bene. Un dato
che resterà “agli atti”, visto che non avviene un vero e proprio cambiamento
repentino: addirittura vivrà il paradosso di giocare per un periodo attaccante
nella squadra riserve e portiere nella prima squadra.
Ha tecnica, ovviamente, grande atletismo ed equilibrio grazie allo sci: è un
portiere completo, moderno per quegli anni. E tra sci e calcio il papà
suggerisce di infilarci pure la scuola, che non si sa mai, con Michael che si
impegna diplomandosi in una scuola di commercio. Cresciuto gli viene chiesto di
scegliere: sci o pallone? Michael a quel punto decide di puntare sul calcio,
arrivando nel 1982 al First Vienna come terzo portiere. E quando si infortuna il
titolare il mister non pienamente convinto da quello che nelle gerarchie era la
sua riserva punta sul giovane Michael: all’Hohe Warte gioca con calma olimpica,
grandi riflessi e soprattutto autorità nel guidare i difensori e nessun timore
di lanciarsi in uscite basse spericolate sugli avversari.
Il First Vienna però è una squadra dal grande passato, ma nel momento in cui
Michael ne difende la porta lotta per non retrocedere: vuol dire subire tanti
tiri a partita, vuol dire parare, vuol dire mettersi in mostra e conquistare
l’ammirazione di club più blasonati. Come gli acerrimi rivali del Rapid, che
cercano un erede per Feurer: Michael farà capire di essere un grande portiere
già dall’esordio, prendendosi il posto da titolare sia in Bundesliga austriaca
che in Europa. Al Rapid resterà dodici anni, conquistando trofei e anche la
nazionale, seppur ai Mondiali del 1990 gli venga preferito Lindenberger. Quando
ha 34 anni molti pensano che il sipario sulla carriera di Michael stia per
calare. Ma il destino ha in serbo un colpo di scena teatrale: nell’estate del
1997, la Roma di Franco Sensi decide di affidare la panchina al “Boemo”, Zdeněk
Zeman.
Il tecnico cerca un portiere che non sia un semplice guardiano della linea di
porta, ma un atleta capace di giocare a trenta metri dai pali, un libero
aggiunto che sappia leggere il gioco e far ripartire l’azione con i piedi. Zeman
si ricorda di quel portiere austriaco visto in tv nelle gare internazionali.
L’impatto all’arrivo non è granché: viene fatta ironia sull’età e sull’aspetto
di Konsel, già brizzolato. “Abbiamo preso un nonno” dice qualcuno, ma l’impatto
al primo anno di Serie A è ottimo. Konsel para di tutto e si trasforma nel
“Pantera”. In un derby del novembre ’97 la Lazio attacca furiosamente, e Roberto
Mancini scaglia un colpo di testa ravvicinato, potente, a botta sicura, Konsel,
con un riflesso che sembrava appartenere a un ventenne, si inarca all’indietro e
toglie il pallone dall’incrocio dei pali con la punta delle dita. E a Ronaldo il
Fenomeno riesce a sradicare il pallone dai piedi in uscita bassa: cosa per
l’epoca quasi impossibile.
Alla fine della sua prima stagione (1997/98), viene eletto dai calciatori e
dalla stampa come miglior portiere del campionato italiano, superando mostri
sacri come Peruzzi, Buffon e Pagliuca. Un traguardo incredibile per un
debuttante di 35 anni nel campionato più difficile del mondo. Roma si innamora
perdutamente di quell’austriaco colto, elegante e terribilmente efficace.
Michael vive il centro della città, apprezza la cucina e il calore del pubblico,
ricambiando con prestazioni da urlo. Tuttavia, il fisico inizia a presentare il
conto: nel 1998 un grave infortunio al tendine d’Achille lo tiene lontano dai
campi per mesi. La Roma soffre la sua assenza e al suo ritorno Michael non è più
lo stesso “fulmine” di prima, pur mantenendo una classe immensa. Nel 1999 saluta
la Capitale per un’ultima avventura al Venezia.
In laguna ritrova sprazzi della sua magia, ma capisce che è tempo di cambiare
prospettiva. Si ritira nel 2000, ma non abbandona la luce della ribalta. Torna
in Austria e diventa una star televisiva. Partecipa a Dancing Stars (il Ballando
con le Stelle austriaco), arrivando in finale e dimostrando che quell’equilibrio
imparato sugli sci serviva anche sulla pista da ballo. Piedi da attaccante e
riflessi da sciatore: il segreto di quell’austriaco brizzolato che Roma chiamò
“nonno” e che invece si rivelò pantera.
L'articolo Ti ricordi… Michael Konsel, il “nonno” sciatore che da sconosciuto
conquistò Roma con una parata proviene da Il Fatto Quotidiano.