Non è mai facile commentare il calciomercato invernale. Figuriamoci farlo.
Soprattutto quando i soldi sono pochi e, a questo, si aggiungono i blocchi di
mercato che nemmeno si pensava sarebbero arrivati. Basti chiedere al Napoli, per
avere conferma: ha liquidità il club campione d’Italia di De Laurentiis, ma per
una questione di ammortamenti del bilancio, il costo del lavoro allargato (il
lordo, cioè, degli stipendi di tutta la prima squadra, staff incluso) supera
quello dei ricavi. Tradotto? Operazioni solo in prestito, che devono essere
creative. E quindi eccoli, Giovane e Alisson. Prestiti dall’onere alto, resi
possibili grazie alle cessioni di Lucca e Lang (che gravavano sul bilancio ma
soprattutto sul rendimento della squadra), con diritti di riscatto a bonus tutti
da confermare la prossima estate. Ma al di là del Napoli, il mercato di gennaio
è stato difficile. Più difficile del previsto. I botti? Solo quelli di
capodanno…
Perché grandi acquisti, va detto, non ce ne sono stati. Sorpassi e
controsorpassi sì, ma quelli sono abbastanza all’ordine del giorno. Il più
avvincente è stato quello dell’Atalanta, che ha spiazzato tutti con l’acquisto
di Raspadori. L’ex Napoli sembrava a un bivio: Roma da un lato (la più avanti),
proprio il Napoli dall’altro. Alla fine hanno vinto i nerazzurri, che rispetto
alle altre candidate hanno preso l’attaccante a titolo definitivo, accontentando
sia lui (che non voleva sentirsi di passaggio), sia l’Atletico, che ha evitato
la minusvalenza dopo soli sei mesi dall’acquisto. Quello dei Percassi è stato il
blitz più sorprendente e vincente, dettato dal fatto che probabilmente già
sapevano che Lookman, alla fine, sarebbe partito (che sarebbe andato proprio a
Madrid, però, non si poteva proprio prevedere). Conti a posto e un giocatore da
rilanciare anche in ottica Mondiale, senza dimenticare che con Scamacca al
Sassuolo fece benissimo.
Le altre? Hanno aspettato. E hanno anche preso, per carità. Ma senza riuscire
davvero ad accendere le fantasie dei tifosi. Forse ce l’ha fatta un po’ di più
la Roma, che ha fatto arrivare Malen per cui Gasperini stravede, Zaragoza (anche
lui richiesto dall’allenatore) e il giovane ma molto interessante Robinio Vaz
dal Marsiglia. Del Napoli si è già detto. Compreso, velatamente, il fatto che
sia stato sconfessata buona parte del mercato estivo: via Lucca, Lang e
Marianucci.
Il Milan ha provato a sorprendere tutti con Mateta ma alla fine si è dovuto
‘accontentare’ del solo Fullkrug. Il tedesco è arrivato benissimo e si è
integrato alla grande, sia chiaro. Ma il francese sembrava un acquisto per il
presente e il futuro, non fosse stato per quel ginocchio che non convinceva e
che dopo i supplementi di visite mediche ha fatto stoppare all’ultimo le
trattative. Probabilmente ricordandosi anche tutti i dubbi che, questa estate,
avevano portato a interrompere l’acquisto ormai definito di Boniface
dall’Eintracht.
Manca il colpo, come è mancato alla Juve, che cercava un attaccante e si è
trovata, a sorpresa, con un vice Yildiz come Boga e un esterno come Holm
(arrivato dal Bologna al posto del deludente Joao Mario). Kolo Muani, alla fine,
non è tornato nonostante avesse provato a far capire al Tottenham quanto avrebbe
preferito un trasferimento in bianconero. E soprattutto non è arrivato Zirkzee,
che volevano un po’ tutti ma è rimasto allo United, di nuovo.
L’olandese è stato l’oggetto del desiderio di Juve, Napoli e, di nuovo, Roma, ma
tempistiche e costi gli hanno remato contro. E a proposito, quello che doveva
sembrare il mercato delle punte (con anche Ferguson e Dovbyk in uscita) si è
dimostrato essere quello delle mezze punte o degli esterni offensivi. Perché gli
attaccanti costano, e in un mercato senza tanti soldi non è facile riuscire ad
arrivarci. Meglio cambiare, quindi, con buona pace di allenatori e tifosi che
forse si sarebbero aspettati qualcosa di più. Ma ora si tira una riga e si
ricomincia. Fino al prossimo giugno.
Non aveva bisogno di attaccanti l’Inter, che come spesso capita da anni si muove
solo se arriva l’occasione giusta. Non è successo quest’anno, non fosse per il
giovanissimo Jakirovic. Ma la classifica parla da sé: i colpi arriveranno in
estate. Quando i nerazzurri daranno via a una grandissima opera di rinnovamento.
Anche se numericamente e qualitativamente c’erano tre potenziali operazioni da
fare: un portiere, un difensore, un esterno.
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Juve e Milan si “accontentano”, assente l’Inter proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Per ora non posso giocare in Italia, ma sicuramente non volevo stare con le
braccia conserte ad aspettare un cambio di regolamento“. Edoardo Bove riparte
dal Watford, in Championship, a distanza di più di un anno da quel
Fiorentina–Inter dell’1 dicembre 2024 in cui il 22enne si accasciò al suolo in
arresto cardiaco, facendo temere il peggio per qualche attimo. E lo farà in
Inghilterra perché il regolamento – visto il defibrillatore sottocutaneo – non
gli consente di giocare in Italia. “In futuro non so cosa accadrà, ma tengo a
specificare che il Watford non è una seconda scelta. Era già un mio obiettivo
giocare in Inghilterra: mi piace il calcio inglese, il ritmo”, ha dichiarato
Bove in un’intervista a Sky Sport.
La legge italiana infatti non permette di svolgere attività agonistica con
l’apparecchio in questione. In Inghilterra invece potrà giocare senza problemi.
Ma perché? In Italia la responsabilità diretta è a carico del medico sportivo
che concede l’idoneità. In Inghilterra invece Bove ha firmato una dichiarazione
in cui si assume tutti i rischi e la responsabilità è soltanto sua. “Mi sento
abbastanza in controllo delle mie scelte: ho avuto molto tempo per pensare e
stare con me stesso. Ho coltivato anche altre passioni oltre al calcio. Ora sono
felice di ripartire: mi mancava qualcosa, sono contento di riportare il calcio
al centro della mia vita e poter stare di nuovo in uno spogliatoio“, spiega l’ex
centrocampista di Roma e Fiorentina.
Una trattativa – quella con il Watford – nata in aeroporto a Trieste, come
svelato dallo stesso Bove. “Ultima giornata della scorsa stagione: con la
Fiorentina giochiamo a Udine, partita pesantissima per qualificarsi in
Conference League. Atterro a Trieste, ma non trovo il taxi per raggiungere la
squadra a Udine – ha spiegato Bove -. Poi mi sento toccare alle spalle e un uomo
in giacca e cravatta si presenta: ‘Sono Gian Luca Nani, il direttore
dell’Udinese e del Watford. Se vuoi ti diamo un passaggio noi fino a Udine‘”.
Un primo approccio simpatico da parte dell’attuale direttore sportivo del club
inglese, che dopo qualche mese ha provato (ed è riuscito) a portare Bove in
Inghilterra: “All’inizio ero incerto: non lo conoscevo, ma era vestito come un
direttore quindi ho pensato: ‘Va bene, fidiamoci, al massimo conosciamo una
nuova persona’. Durante il tragitto mi fa una battuta: ‘Dai, vieni a giocare con
noi’“. Era però ancora presto. A maggio 2025 Bove stava ancora svolgendo diversi
controlli per capire poi come e se tornare in campo. “Io in quel periodo nemmeno
pensavo a tornare a giocare perché non avevo ancora finito i controlli, ma per
me quello è stato un segno del destino: ho voluto pensare che dovesse andare
così”.
L'articolo “Il Watford? C’è stato un segno del destino, ho voluto pensare che
dovesse andare così”: Bove racconta la sua scelta di tornare a giocare proviene
da Il Fatto Quotidiano.
L’ultima giornata di campionato di gennaio, la numero 22, ha prodotto
l’unanimità dei commenti nei giornali principali: Inter in fuga, grazie anche ai
rallentamenti e alle cadute degli avversari. Il concetto sul quale tutti
concordano è che la vera vincitrice di questa domenica, in cui c’erano due
scontri diretti tra secondo e quinto posto (Juventus-Napoli e Roma–Milan), è
infatti l’Inter, che si è goduta in poltrona il 3-0 dei torinesi e l’1-1
dell’Olimpico. Morale, nerazzurri a + 5 sul Milan e a +9 sulla coppia
Roma-Napoli. La Juventus è a – 10. Tradotto: il titolo è una vicenda milanese e
l’Inter può solo perderlo.
“È stata una grande domenica di scontri diretti in vetta alla classifica –
l’editoriale della Gazzetta – e, alla fine, la vittoria più pesante l’ha
ottenuta l’unica squadra che non ha giocato: l’Inter. Ora ha cinque punti di
vantaggio sull’inseguitrice più vicina, il Milan. L’Inter non ha ancora vinto il
campionato, ma dopo questa giornata si è capito chi non potrà conquistare lo
scudetto: il Napoli si è aggiunto a Juventus e Roma”. “Adesso c’è luce fra
l’Inter e le altre – l’opinione del Corriere della Sera -. Cinque punti per
scendere fino al Milan, unico realisticamente autorizzato a mantenere qualche
ambizione top, altri 4 per calarsi a meno 9 al livello di Roma e Napoli. Il dato
forte di questa 22ª giornata è l’uscita del Napoli dal discorso scudetto. È
chiaro che a questo punto la contesa per i posti in Champions assume
un’importanza centrale. Se diamo per acquisito quello dell’Inter, e probabile
quello del Milan, i due che rimangono hanno una nuova candidata nel Como,
distante ormai tre soli punti dal quarto posto”. “Il tedoforo Chivu può
percorrere i suoi 200 metri olimpici in tuta Armani e in tranquillità – il
commento del Corriere dello Sport -. L’unico, piccolo fastidio glielo potrebbero
procurare i selfie dei tifosi più intraprendenti e la schiena. Di certo, non il
Milan, né il Napoli, che hanno lasciato sul campo due e tre punti”.
Lo scenario del campionato sembra ormai delineato: solo la pazzia storica
dell’Inter potrebbe rompere lo schema. È importante ricordare che venerdì sera,
al Meazza contro il Pisa, i nerazzurri al 23esimo si sono ritrovati sotto di due
gol. Risalita la corrente, hanno spiccato il volo: passare dallo 0-2 al 6-2 non
è cosa da poco, ma ci ricorda sempre la capacità dell’Inter di complicarsi la
vita. Il primato e la minifuga non posso sorprendere più di tanto. Da quattro
anni la squadra nerazzurra ha una base solida di giocatori. Le due finali di
Champions (2023 e 2025) hanno regalato delusioni, ma hanno anche permesso di
aggiustare il bilancio. Nel 2025, c’è stato il boom dei ricavi – complice il
Mondiale per club – con 583 milioni di incassi. Un grande exploit, anche se
nell’ultima classifica Deloitte l’Inter è undicesima, tanto per ribadire quanto
sia tosta in Europa oggi la concorrenza.
L’Inter ha costruito il suo primato vincendo 17 delle 22 partite a disposizione.
Ha perso negli scontri diretti con Milan, Juventus e Napoli, si è lasciata
sorprendere alla seconda giornata dall’Udinese e ha pareggiato nel ritorno
contro il Napoli. Ha lasciato per strada 14 punti su 66 e ha una differenza reti
di +31. Considerato che ospiterà al Meazza Juve, Roma e Atalanta, ha anche un
calendario favorevole. Il derby dell’8 marzo sarà quasi sicuramente lo snodo
decisivo nel testa a testa con il Milan. In questo duello tutto milanese,
l’Inter ha l’aggravante della Champions – gli eventuali playoff sottrarranno
ulteriori energie -, mentre i rossoneri, imbattuti in campionato da 21 partite,
con questa stagione fuori dalle coppe possono concentrarsi sulla Serie A.
Il cortomuso allegriano ha finora pagato, ma il merito principale è del
portiere. Maignan è stato il protagonista numero uno dell’annata milanista: ha
portato a casa punti fondamentali per restare sulla scia dell’Inter, anche se
dopo l’1-1 dell’Olimpico la schiena nerazzurra è più lontana. Allegri è stato
frenato dai pareggi (8), dalla fragilità dell’attacco e dalle lune di Leao: a
Roma il portoghese ha offerto un’altra prestazione sbiadita.
Il Napoli è a corto di uomini, ma al netto di eventi traumatici, andrebbe fatta
una riflessione più approfondita. Il dato lampante, sebbene a Conte questi
discorsi provochino un’irritazione profonda, è che quando l’allenatore leccese
gestisce una stagione senza coppe internazionali, come l’anno scorso con il
Napoli e come nel 2016-2017 al timone del Chelsea, c’è l’exploit. Il doppio
fronte crea puntualmente sempre problemi ed è forse pure questa una ragione dei
problemi fisici dei campioni d’Italia. Un conto è spingere sull’acceleratore con
una gara settimanale, altra storia quando devi misurarti anche in Europa.
La Roma, tolti i picchi di rendimento dell’Inter, è la squadra dei piani
superiori che mostra il calcio più spettacolare. Lo show non si traduce però
sempre nei risultati. Gennaio ha messo a disposizione di Gasperini un attaccante
“fatto” come Malen – contro il Milan l’olandese ha però sprecato troppo – e
altri giovani di prospettiva. Contro il Milan, la Roma ha chiuso con Ghilardi e
Wesley (2003), Pisilli (2004), Venturino (2006), Robinio Vaz (2007). Il più
“anziano”, Cristante, 31 anni il 3 marzo. Gasp dice che sta lavorando con
un’Under 20, ma la certezza è che la Roma è la squadra più fresca e anche quella
con i migliori orizzonti tecnici: molto, se non tutto, passerà per la
qualificazione alla Champions, competizione dalla quale i giallorossi sono fuori
dal 2019.
La Juventus ha cambiato passo con Spalletti: bocciata senza appello la scelta di
proseguire con Tudor dopo l’emergenza – esonero di Motta – della scorsa
stagione. L’ex ct della nazionale ha puntato su Yildiz – mossa scontata -, ha
rivitalizzato Locatelli, ha trovato in McKennie e Thuram due approdi sicuri, sta
insistendo su David e ha ritrovato Miretti. L’obiettivo in casa bianconera è la
conferma in Champions, poi si vedrà.
In tutto questo, occhio al Como, a – 3 da Roma e Napoli. I numeri dicono che in
ballo, per l’Europa più importante, c’è anche la banda di Fabregas, 9 gol
rifilati a Lazio e Torino.
L'articolo Inter in fuga, il derby con il Milan diventa lo snodo scudetto.
Napoli-Roma-Juve: l’analisi sulla lotta per la Champions proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Milan, Roma e Juventus. Se si esclude il Napoli, sono i tre club in cui Fabio
Capello ha fatto la storia da allenatore. Domenica sera erano tutte impegnate in
sfide cruciali per l’andamento del campionato, che oggi vede l’Inter in testa
con 5 punti di svantaggio sui rossoneri, saliti a quota 47 punti dopo il
pareggio per 1 a 1 all’Olimpico contro i giallorossi. Dietro c’è appunto la
Roma, appaiata al Napoli a 43, con la Juve indietro di una sola lunghezza dopo
la bella vittoria per 3 a 0 proprio contro i partenopei. Visti i risultati, il
Milan pare oggi l’unica vera contendente per lottare con l’Inter per lo
scudetto: ha perso solo alla prima giornata in questo campionato e anche con un
calendario sfavorevole è ancora in scia ai rivali cittadini. Capello però non è
d’accordo e si sarebbe aspettato qualcosa di diverso dai rossoneri.
La sua analisi è netta: “Ieri abbiamo visto 4 squadre e il Milan è quella che ha
fatto più fatica. Ha giocato peggio, primo tempo rinunciatario, senza una
visione di gioco e poi si è trovata in vantaggio con l’unica occasione creata
sugli sviluppi di calcio d’angolo. Sembra una squadra che va per tentativi“, ha
detto l’ex tecnico, ospite di Radio Anch’io Sport su Rai Radio 1, analizzando
appunto i due big match di ieri sera, Juve-Napoli e Roma-Milan. Poi Capello ha
aggiunto: ” La cosa che più mi meraviglia è che i due attaccanti giocano solo in
fase di possesso, senza palla non giocano. Sono passivi nella maniera più
assoluta”.
Tanti complimenti invece per la squadra di Gasperini: “Mi è piaciuta invece la
Roma: ha creato tantissimo, poteva chiudere il primo tempo in vantaggio di
due-tre gol“. Capello ha commentato poi anche Juve-Napoli: “La squadra di
Spalletti mi è sembrata equilibrata e molto determinata, mentre al Napoli è
mancato qualche giocatore, ha una rosa limitata in questo frangente. Per Conte è
il momento più difficile: la squadra ha un gioco e una mentalità, dà tutto, ma
senza sostituti è complicato“.
Occasione persa Milan? Secondo Capello non c’è dubbio: “Sì, è stato un Milan
senza personalità, troppo passivo. Senza carattere, mi sembra difficile
raggiungere l’Inter, che invece viaggia con una personalità unica. Fa bene
Allegri a guardare al quarto posto come obiettivo minimo. Il Milan mi aveva dato
l’illusione di aver raggiunto un livello di gioco che ieri però ha perso
completamente”, la conclusione dell’ex allenatore.
L'articolo “Abbiamo visto 4 squadre e il Milan è quella che ha giocato peggio.
La cosa che più mi meraviglia riguarda i due attaccanti”: l’analisi di Capello
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Termina 1-1 il posticipo della 22esima giornata di Serie A, il big match
dell’Olimpico tra Roma e Milan. I rossoneri in vantaggio alla prima occasione
con Koni De Winter nella ripresa, dopo un primo tempo dominato dalla squadra di
Gasperini e segnato dai soliti miracoli di Mike Maignan. Poi il pareggio grazie
a un rigore trasformato da Lorenzo Pellegrini. La prima X per la Roma in
campionato, che permette ai giallorossi di agguantare il Napoli al terzo posto
con 43 punti, a +1 sulla Juve e a +3 sul Como in quello che sta diventando un
mischione di pretendenti alla prossima Champions League. Il Milan invece resta
imbattuto per la 21esima partita consecutiva in Serie A e si porta a 5 punti di
distacco dalla capolista Inter.
Per tutti un pareggio giusto, perché la Roma ha prodotto di più ma dopo aver
subito il gol dello svantaggio stava faticando a trovare occasioni. Decisivo
l’episodio del rigore, su cui secondo gli esperti arbitrali ci sono pochi dubbi:
Davide Bartesaghi si posiziona male su un cross lento verso il secondo palo e va
a contrasto con le braccia larghe, alle sue spalle Celik colpisce il pallone per
rimetterlo in mezzo all’area, ma la sfera finisce appunto sulla mano del
difensore rossonero. Rigore assegnato sul campo dall’arbitro Colombo, il check
al Var è stato rapido. Ma a fine partita chi protesta è Mike Maignan, che ai
microfoni di Dazn dice: “Cosa deve fare Bartesaghi? Si taglia il braccio? La
palla è vicina a lui e Celik calcia sulla sua mano. Poteva anche fischiare il
secondo su Pulisic…”, ha detto il portiere francese. Il riferimento è un altro
episodio: un altro tocco di mano in area, che questa volta però è stato
giudicato non punibile perché l’attaccante americano aveva il braccio lungo il
corpo.
“Penso che abbiamo iniziato bene i primi 10 minuti, poi la Roma ha dominato e
Mike Maignan ci ha salvati. Nel secondo tempo abbiamo fatto molto meglio,
abbiamo creato alcune occasioni e poi è arrivato questo rigore sfortunato: se
non ci fosse stato non credo avrebbero segnato”, ha commento Luka Modric sempre
a Dazn. Nessuna polemica invece da parte di Max Allegri: “Troppi errori tecnici?
Il primo tempo sì, abbiamo sbagliato quattro palle a destra. Nel secondo tempo
abbiamo avuto delle situazioni favorevoli, anche dopo l’1-0, in cui la
sensazione era che fosse più facile per noi fare il 2-0 che subire l’1-1″, ha
spiegato il tecnico del Milan. Che ha aggiunto: “In vantaggio avevamo anche
difeso bene ma poi come capita nel calcio, in un momento in cui sembrava andar
tutto bene, prendiamo il rigore”.
L'articolo “Cosa deve fare Bartesaghi? Si taglia il braccio? La palla è vicina”:
la protesta di Maignan per il rigore alla Roma proviene da Il Fatto Quotidiano.
Arrivati tra tanti proclami in estate, Lorenzo Lucca ed Edin Dzeko salutano
rispettivamente Napoli e Fiorentina dopo pochi mesi e si trasferiscono al
Nottingham Forest e allo Schalke 04. Sono queste le due notizie più importanti
degli ultimi giorni per quanto riguarda il calciomercato di Serie A, che entra
nella sua fase conclusiva e come spesso accade inizia a movimentarsi. Più che in
entrata, in uscita. O con qualche trattativa tra club italiani. Sono però
diversi i club attivi sul mercato: tra queste c’è l‘Inter, che punta al ritorno
di Ivan Perisic.
LUCCA AL GALATASARAY, DZEKO ALLO SCHALKE 04
Età diverse, dinamiche altrettanto, contesti totalmente differenti. Ma Lorenzo
Lucca ed Edin Dzeko hanno un fattore comune: entrambi erano arrivati tra tanti
proclami, entrambi sono stati scaricati da società e allenatore. Lucca andrà al
Galatasaray in prestito oneroso di due milioni di euro con diritto di riscatto
fissato a 35 milioni di euro. Non poteva fare altrimenti, considerando che Conte
prima e Stellini poi lo avevano bocciato in diretta pur senza farne il nome.
Discorso diverso per Edin Dzeko. Doveva essere l’attaccante d’esperienza e di
riserva di una Fiorentina che puntava alla Champions League (o comunque
all’Europa). Alla fine è diventato un peso in una squadra che adesso si ritrova
a lottare per non retrocedere. 11 presenze e 0 gol, di lui si ricorda soltanto
il discorso con megafono sotto la curva per chiedere di sostenere la squadra.
L’INTER PUNTA IVAN PERISIC
A volte ritornano. E se fosse per l’Inter e per il giocatore, Ivan Perisic
sarebbe già tornato in nerazzurro in questa sessione di calciomercato dopo
l’esperienza tra il 2015 e il 2022 (con parentesi al Bayern Monaco nel 2019/20).
Ma di mezzo c’è il Psv, club che ne detiene il cartellino e non vorrebbe
privarsene. Anche perché Ivan Perisic ha segnato 21 gol in 59 presenze in tutte
le competizioni con la maglia del club biancorosso, nonostante stia quasi per
compiere 37 anni. L’Inter ha urgentemente bisogno di un esterno destro: Dumfries
è fuori da diversi mesi, Darmian è reduce da un lungo infortunio (e l’età
avanza), Luis Henrique non dà garanzie. Ausilio, Baccin e Marotta ci proveranno
fino alla fine.
ROMA, VIA BALDANZI: VA AL GENOA. E A SORPRESA ARRIVA VENTURINO
69 presenze e soltanto 3 gol in due anni e mezzo. Da Tommaso Baldanzi alla Roma
ci si aspettava di più. Il fantasioso trequartista 22enne non è mai riuscito a
inserirsi negli schemi giallorossi, nonostante da Trigoria siano passati diversi
allenatori. Adesso per lui un’occasione – in prestito con diritto – al Genoa. Lo
ha voluto Daniele De Rossi, che lo ha allenato alla Roma. A sorpresa però i
giallorossi hanno voluto inserire nell’affare anche Lorenzo Venturino, 20enne
giocatore del Genoa che per fisico e caratteristiche somiglia proprio a
Baldanzi. Lo scorso anno ha esordito in Serie A e nel finale di campionato ha
anche realizzato due gol. Si trasferirà a Roma con la stessa formula di
Baldanzi: curioso capire come e se Gasperini lo utilizzerà.
VALZER DI PUNTE
Non solo le big: il mercato si è movimentato anche per quanto riguarda gli
attaccanti delle piccole, quasi come un effetto domino. È partito tutto da Walid
Cheddira: al Sassuolo non ha trovato molto spazio e il Lecce ha deciso di dargli
fiducia, riportandolo in Puglia dopo l’esperienza al Bari tra il 2021 e il 2023.
Il Sassuolo deve però rimpiazzarlo numericamente e lo farà con uno tra Mbala
Nzola – fuori da diverse settimane dal progetto tecnico del Pisa – e Patrick
Cutrone, oggi al Parma dove però non è quasi mai riuscito a imporsi su
Pellegrino. E il Pisa – con l’uscita di Nzola – cerca un altro attaccante
nonostante l’arrivo di Rafiu Durosinmi, in gol all’esordio. L’ultimo nome –
valutato anche dal Genoa – è quello di Cedric Bakambu, attaccante del Betis e
con esperienza in club importanti come Marsiglia e Villarreal.
L'articolo Il calciomercato si muove: salutano Lucca e Dzeko, l’Inter vuole
Perisic e la Roma cede Baldanzi per Venturino | Gli ultimi affari proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Sereno, sorridente, finalmente felice. Le immagini di Edoardo Bove arrivate da
Watford nella giornata di ieri, 19 gennaio, sono quelle che tutta Italia
attendeva da più di un anno. Da quel Fiorentina–Inter dell’1 dicembre 2024 in
cui il 22enne si accasciò al suolo in arresto cardiaco, facendo temere il peggio
per qualche attimo. Adesso torna a giocare a calcio. L’accordo con il Watford è
cosa nota da qualche settimana, ma lunedì era un momento cruciale: era il giorno
delle visite mediche. Le ennesime in questi mesi, tutte con un comune
denominatore: esito negativo, aggettivo che in questo caso ha un’accezione
positiva. Edoardo Bove torna in campo, riparte dalla Championship: la Serie B
inglese.
Non può farlo in Italia, lo farà in Inghilterra. Come Christian Eriksen nel
2022, dopo il malore agli Europei del 2021 con la Danimarca che sembrava aver
compromesso la sua carriera. E lo farà in Inghilterra per una questione legale.
Bove è infatti andato in arresto cardiaco a causa di una torsione di punta. In
parole più semplici, una tachicardia (battito cardiaco accelerato) ventricolare.
Le cause di questo malore sono rimaste un mistero, ma dopo vari controlli la
soluzione per tornare a vivere in tranquillità era una: il defibrillatore
sottocutaneo removibile, apparecchio applicato dopo un intervento chirurgico che
si attiverà per ristabilire un battito regolare qualora il cuore dovesse subire
un nuovo arresto cardiaco.
E proprio il defibrillatore sottocutaneo impiantato non gli consente al momento
di giocare in Italia. La legge italiana infatti non permette di svolgere
attività agonistica con l’apparecchio in questione. In Inghilterra invece si
può. Ma perché? In Italia la responsabilità diretta è a carico del medico
sportivo che concede l’idoneità. In Inghilterra invece Bove firmerà una
dichiarazione in cui si assume tutti i rischi. La responsabilità è soltanto sua.
Ecco perché in questi mesi Bove si è informato con Eriksen (il cui precedente è
simile), ha voluto saperne di più, ha respirato l’aria di Londra, città che ama,
distante circa 30 km da Watford. Con un unico obiettivo: tornare a giocare a
calcio. Il Watford gli ha voluto dare fiducia: contratto di sei mesi. Se andrà
tutto bene, in estate arriverà il rinnovo fino al 2031. Manca solo la firma, poi
Bove avrà dato una risposta alle tre domande che lo tormentavano un anno fa: se,
quando e dove sarebbe tornato a giocare a calcio.
L'articolo Bove torna in campo con il Watford: che tipo di contratto ha e perché
può giocare in Inghilterra, ma non in Italia proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’autostrada diventa il nuovo terreno di battaglia degli ultras. Oggi poco dopo
le ore 12.30 gruppi organizzati delle tifoserie di Fiorentina e Roma si sono
scontrati sulla corsia d’emergenza dell’A1 a Casalecchio di Reno, alle porte di
Bologna, poche ore prima del fischio d’inizio del match tra i rossoblu e i
viola, valido per la Serie A.
Circa 200 persone, con cappucci e con i volti coperti, sono scese dalle macchine
in autostrada e si sono fronteggiate con caschi e spranghe, mentre gli altri
veicoli hanno rischiato incidenti per evitarli. Alcune auto sono rimaste
danneggiate nel corso dei tafferugli. I tifosi della Fiorentina erano appunto
diretti a Bologna, mentre quelli della Roma a Torino per l’altro match di Serie
A, in programma alle ore 18.
La polizia di Bologna è al lavoro per identificare i responsabili: sono al
vaglio le immagini delle videocamere anche per ricostruire quanto è accaduto.
L'articolo L’autostrada ostaggio degli ultras: guerriglia tra tifosi di
Fiorentina e Roma sull’A1 con caschi e spranghe proviene da Il Fatto Quotidiano.
C’è un Gasperini finalmente soddisfatto. E lo è, davvero, per Malen.
L’attaccante arrivato a Roma solo venerdì, sarà con ogni probabilità già
impegnato contro il Torino: “Abbiamo preso uno forte e lo abbiamo preso subito.
È stato fondamentale il ruolo di Ryan Friedkin”, ha detto l’allenatore nella
conferenza di presentazione della gara di campionato contro i granata
(appuntamento domenica alle 18). Stona qualcosa? Forse. Perché dietro la
soddisfazione, che con Gasperini non è sempre di casa (pubblicamente, sia
chiaro), c’è anche un piccolo segnale di come, in realtà, proprio tutto in casa
Roma non sia risolto.
Prosegue la conferenza. “Con Raspadori non ho mai parlato, con Malen sì. E in
tre giorni abbiamo chiuso. Io non partecipo alle trattative”. E ancora: “Malen
era un’opportunità importante e l’abbiamo colta, quando invece le operazioni
diventano lunghe sono difficili da realizzare”. Manca ancora qualcosa? “Parlate
con chi opera sul mercato, che per fortuna non è il mio settore. Nel mercato
nascono e finiscono opportunità nel giro di un’ora. Io sono un uomo di campo e
credo che servano cose veloci”.
Emergono tempi, emergono prospettive. Ma non i nomi. Non un nome, anzi. Quello
di Frederic Massara, direttore sportivo dei giallorossi che già nelle scorse
settimane era stato oggetto di uno scontro non proprio leggero con il suo
allenatore. Gasperini, allora, aveva chiesto un confronto con Ranieri e
soprattutto delle rassicurazioni su un mercato che alla fine ha portato due
investimenti per complessivi 50 milioni di euro (Robinio Vaz e Malen, tra
prestiti e diritti) ma non nei tempi che avrebbe sperato l’ex Atalanta.
Che comunque qualche rinforzo lo aspetta ancora. Cosa manca? Forse Zirkzee, che
non è stato convocato dal Manchester United (e c’è il mercato dietro, con la
Roma che resta alla finestra nonostante gli arrivi), forse un esterno offensivo,
forse un difensore (per Fortini della Fiorentina è stata presentata un’offerta,
già rifiutata, di 7 milioni, ma si tornerà alla carica).
Ma il punto è un altro. Non citare Massara in conferenza stampa, o ringraziare
solo la famiglia Friedkin, è un altro segnale di come la scollatura sia
presente, ma non per forza irrisolvibile. Anzi. In casa giallorossa c’è tutta
l’intenzione di crescere in maniera progressiva e armonica, in tutte le
componenti. Dando a Gasperini le chiavi di una squadra che può continuare a fare
bene in campionato, anche nell’ottica di riconquistare quella Champions League
che manca dal 2019. Tanto, troppo tempo.
Un obiettivo che può essere alla portata e che sarà ancora più chiaro dopo il
calciomercato. Quando il nervosismo, forse, sarà un po’ di meno. E ci si potrà
concentrare solo e soltanto sul campo.
L'articolo “Malen è uno forte, fondamentale il ruolo di Ryan Friedkin”: dietro
le parole di Gasperini le tensioni in casa Roma proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Oggi ne è arrivato anche un altro di giovane e cercheremo di valorizzare anche
lui”. La Roma viene eliminata dalla Coppa Italia e Gian Piero Gasperini torna a
polemizzare per il calciomercato. Il tecnico giallorosso non è evidentemente
soddisfatto dei nuovi arrivi e nel post gara di Roma-Torino 2-3 – in cui ha
segnato il 16enne Antonio Arena – ha lanciato qualche frecciata alla società.
“Se l’obiettivo è quello di valorizzare dei ragazzi, va benissimo, basta che sia
tutto chiaro, facciamo giocare anche i sedicenni e anche i primavera, non è un
problema”, ha dichiarato Gasperini.
La Roma ha visto infatti sfumare l’obiettivo Giacomo Raspadori, che alla fine si
trasferirà all’Atalanta a titolo definitivo, ma ha chiuso sia per Robinio Vaz
dall’Olympique Marsiglia che per Donyell Malen dall’Aston Villa. Ed è proprio
Vaz il “giovane da valorizzare” di cui ha parlato Gasperini nel post gara.
Perché nonostante la Roma abbia investito circa 25 milioni di euro per il
18enne, Gasperini avrebbe probabilmente preferito qualcuno di più pronto, più
maturo e che da subito possa integrarsi e incidere nel contesto Roma.
Un profilo più d’esperienza è senza dubbio Donyell Malen, esterno olandese di 26
anni che ha già diversa esperienza in giro per l’Europa. Malen ha infatti
giocato in diversi campionati, tra cui Bundesliga, Eredivisie, Premier League
con rispettivamente Borussia Dortmund, Ajax, Aston Villa, oltre ad aver
accumulato già oltre 30 presenze in Champions League. Malen era l’alternativa a
Raspadori e la Roma ha rischiato di farselo soffiare proprio dall’Atletico
Madrid, che dopo aver ceduto Raspadori all’Atalanta si era fiondato sul
calciatore olandese.
Ieri però l’affondo decisivo della Roma, con l’accordo con l’Aston Villa sulla
base di un prestito oneroso a 2 milioni più obbligo di riscatto a 25 in caso di
qualificazione a una qualsiasi competizione europea nella prossima stagione. Una
cifra importante che ha permesso ai giallorossi di sorpassare l’Atletico Madrid
per un giocatore che Gasperini vede soprattutto come prima punta. E chissà che
proprio la sfuriata di Gasperini nel post Coppa Italia non abbia influito
sull’accelerazione della Roma per Malen.
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i 16enni”: Gasperini furioso dopo l’eliminazione in Coppa Italia proviene da Il
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