Nonostante la coalizione di destra al vertice del governo turco sostenga di
voler arrivare a un accordo di pace con il Pkk, nei fatti mostra il contrario.
Il Ministero dell’Interno ha infatti prorogato di altri due mesi il mandato del
governatore di Mardin, Tuncay Akkoyun, come amministratore fiduciario nominato
dallo Stato pur essendo stata pronunciata tre mesi fa l’assoluzione del sindaco
eletto, Ahmet Türk, nel caso che ha portato alla sua sospensione.
Türk, eletto sindaco nelle consultazioni locali del marzo 2024 come candidato
del partito filo-curdo Uguaglianza Popolare e Democrazia (DEM), è stato rimosso
dall’incarico nel novembre 2024 in seguito all’accusa di “propaganda
terroristica“. Si tratta dell’accusa che la magistratura turca – al guinzaglio
del presidente-autocrate Recep Tayyip Erdogan – utilizza più frequentemente per
mettere fuori gioco i partiti di opposizione e, in generale, gli avversari
politici. Dopo l’assoluzione di Türk, lo scorso ottobre, ci si aspettava che
venisse reintegrato, ma la recente decisione significa che la municipalità
continuerà a essere amministrata dall’ufficio del governatore provinciale almeno
fino a marzo.
Il Ministero dell’Interno ha deciso di mantenere Akkoyun al comando, nonostante
la Corte Penale abbia stabilito che non vi erano prove sufficienti per
condannare Türk per le accuse a suo carico. Il sindaco, alla sua terza
legislatura, era tra gli imputati nel processo di Kobanê ed è stato rimosso
dall’incarico dopo essere stato condannato a 10 anni di carcere. Il Comune è
sotto l’amministrazione del governatore Akkoyun da quasi due anni.
Secondo la legge turca, il Ministero dell’Interno può rimuovere i funzionari
locali eletti che si trovano ad affrontare indagini o procedimenti penali. Dal
2016, questo potere è stato regolarmente esercitato contro i Comuni governati
dal Partito DEM e dai suoi predecessori ( HDP) perché dichiaratamente filo
curdi. L’estensione del mandato del fiduciario avviene nel contesto del processo
di pace curdo in corso e dello scioglimento dichiarato del Partito dei
Lavoratori del Kurdistan (PKK). Questi sviluppi avevano fatto prevedere che la
politica statale in materia di fiduciari potesse venire gradualmente
abbandonata, ma questa decisione fa supporre che il nuovo anno non porterá, in
realtá, ad alcun cambiamento.
L'articolo La Turchia di Erdogan vuole la pace con il Pkk solo a parole: il caso
emblematico di Ahmet Türk, il sindaco filo-curdo di Mardin proviene da Il Fatto
Quotidiano.
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Il sesto Forum per la Pace e la Sicurezza in Medio Oriente (MEPS 2025) si è
riunito il 18 novembre a Duhok, cittá che fa parte del Governo Regionale semi
autonomo del Kurdistan (KRG) iracheno, situato nord del paese. L’incontro è
stato ad alto livello con la partecipazione del presidente del KRG, Nechirvan
Barzani, del primo ministro Masrour Barzani – la tribù curda dei Barzani è
alleata della Turchia a cui vende regolarmente da anni gas e petrolio – del
primo ministro iracheno Mohammed Shia al-Sudani, oltre a numerosi leader
politici, diplomatici e accademici.
Tra le presenze più significative figuravano il comandante generale delle Forze
Democratiche Siriane (SDF), il curdo Mazloum Abdi, e Ilham Ahmed, co-presidente
del Dipartimento per le Relazioni Estere dell’Amministrazione Autonoma della
Siria Settentrionale e Orientale (AANES), meglio conosciuta con il nome curdo di
Rojava. Nei loro discorsi, entrambi i leader hanno sottolineato che
l’amministrazione autonoma curda in Siria non rappresenta una minaccia per
Ankara e hanno espresso il proprio sostegno al processo di pace curdo in corso
in Turchia. Cengiz Çandar, parlamentare del Partito turco filo-curdo per
l’Uguaglianza e la Democrazia Popolare (DEM), che ha partecipato all’evento, ha
descritto la loro presenza come uno sviluppo diplomatico e politico di grande
importanza.
“Entrambi hanno sottolineato di essere al lavoro per attuare l’accordo del 10
marzo scorso firmato con Damasco entro la fine dell’anno e caldeggiato dall’
presidente turco Recep Tayyip Erdogan, il mentore e più forte alleato della
nuova dirigenza siriana post Assad. L’accordo prevede che le Sdf (a guida curda)
confluiscano nell’esercito siriano zeppo di ex quedisti e uomini vicini
all’Isis, contro i quali le Sdf avevano combattuto a lungo. Una delle grandi
battaglie fu quella di Kobane. I due guerriglieri a capo delle Sdf e delle
relazioni esterne del Rojava hanno affermato di essere disposti a visitare la
Turchia a questo scopo, di non nutrire intenzioni ostili nei confronti di
nessuno e di aver portato armi solo per proteggere il proprio popolo”, ha
dichiarato Çandar. “La loro accoglienza di alto livello a Duhok è stata
interpretata come un segnale che il KRG potrebbe prepararsi ad avviare
iniziative diplomatiche sia con Damasco che con Ankara”.
Çandar ha osservato che sia Abdi che Ahmed, così come Masrour Barzani, hanno
espresso il loro forte sostegno al processo di pace interno in corso in Turchia
con il Pkk di Ocalan. Ha inoltre affermato di aver avuto la possibilità di
incontrare Abdi e Ahmed durante il forum, aggiungendo: “Si aspettano un invito
dalla Turchia. Non sarebbe sorprendente vederli in Turchia nel prossimo futuro”.
La questione chiave però è il modello di governance in Siria. I colloqui
sull’integrazione delle SDF nell’esercito del governo islamista di Damasco,
capeggiato dal presidente ad interim Ahmet al Sharaa ( ex membro di al Qaeda ed
ex Isis) sono visti come un aspetto indiretto del processo di pace in Turchia,
poiché Ankara considera le SDF un’estensione del Partito dei Lavoratori del
Kurdistan (PKK), che ha annunciato il proprio scioglimento nell’ambito degli
sforzi di pace in corso.
Tuttavia, secondo Çandar, la questione chiave non è l’integrazione delle SDF.
Commentando i messaggi trasmessi dai due leader curdi, ha spiegato: “Il
principale disaccordo con Damasco riguarda il modello di governo. I curdi
siriani sostengono che una Siria decentralizzata garantirebbe la futura
stabilità del Paese. Considerano il dialogo e il negoziato la via da seguire. La
questione non riguarda l’integrazione delle SDF nell’esercito siriano. Se ci
sarà un accordo su questioni costituzionali, questo seguirà naturalmente. Poiché
le SDF non rappresentano una minaccia per nessuno, l’integrazione nell’esercito
è una questione tecnica da risolvere attraverso i colloqui”.
Rispondendo alle domande sull’approccio del KRG al processo di pace in Turchia e
sulle sue dichiarazioni al forum, Çandar ha dichiarato: “La presenza militare
del PKK, seppur dissolto in Turchia, si trova sul territorio del KRG. Pertanto,
i funzionari del KRG sono ansiosi di vedere il processo avanzare rapidamente e
produrre risultati positivi e sono inclini a offrire il supporto necessario a
tal fine”. Çandar ha anche commentato il panel a cui ha preso parte, incentrato
sull’approccio dell’Europa all’Iraq. “Ho sostenuto che un rapporto simile a
quello tra Turchia e KRG potrebbe benissimo essere instaurato in futuro tra
Turchia e curdi siriani. Un esito positivo del processo turco avrebbe un impatto
positivo sull’intera regione”. Lanciato nel 2019, il Forum MEPS è diventato uno
degli eventi annuali più significativi per il Governo Regionale del Kurdistan
(KRG) e l’Iraq, offrendo una piattaforma per discussioni aperte e dirette sulle
urgenti sfide che il Medio Oriente e il Nord Africa devono affrontare.
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prospettive di ritrovarsi in un esercito pieno di ex jihadisti proviene da Il
Fatto Quotidiano.