Per la seconda volta questa settimana le sirene sono risuonate dalla base aerea
di Incirlik, in Turchia. La base, che è la piÚ importante struttura Nato del suo
fianco sud- orientale, è stata presa di mira da un missile balistico iraniano
per la prima volta otto giorni fa. Come allora, il missile di questa mattina è
stato abbattuto dalla contraerea dellâAlleanza Atlantica.
Gli abitanti di Adana, che si trova a 10 chilometri dalla base, sono stati
svegliati dal lugubre allarme, poco prima del comunicato diffuso da Washington
in cui annunciava la chiusura del suo consolato ad Adana, esortando tutti i
cittadini americani a lasciare la Turchia sudorientale.
Dallâinizio della guerra, i pasdaran iraniani hanno lanciato attacchi in tutto
il Medio Oriente, soprattutto contro i paesi del Golfo, ma Ankara non sembrava
essere un obiettivo dato il ruolo di mediatrice nei primi colloqui tra Usa e
Iran. La Turchia però è pur sempre un membro geostrategico della Nato, pertanto
la mancanza di segnali che facciano presagire unâimminente fine del conflitto,
lâha fatta entrare nel mirino del regime iraniano. Che, tuttavia, non intende
colpirla davvero come sta facendo con i paesi del Golfo. Si tratta di
avvertimenti affinchĂŠ il presidente turco Recep Tayyip Erdogan faccia pressione
sullâalleato Donald Trump con il quale ha stretto un rapporto piuttosto forte.
Ciò a cui stiamo assistendo in Turchia Ä lâestensione del âpiano Khameneiâ. La
Guida Suprema iraniana, prima di essere uccisa, aveva messo a punto un piano di
reazione che prevede il lancio di missili in tutta lâarea per indurre le
leadership dei paesi colpiti a ribellarsi alla guerra israelo-americana e
chiedere a Trump di finirla. I paesi del Golfo lâhanno recepito, ma Israele e
Stati Uniti non sembrano voler lasciare le presa. A questo punto i pasdaran
hanno fatto entrare in gioco la Turchia, nonostante gli ottimi rapporti. Il
regime iraniano ora spera che il governo turco faccia tutto il possibile per
fermare almeno le bombe di Trump, se non quelle israeliane. Per ora ad
accogliere le speranze di Teheran è stato il leader del partito di minoranza
della coalizione di governo: lâultranazionalista ed estremista di destra Devlet
Bahçeli, a capo del MHP.
Il Sultano per ora preferisce mandare avanti il suo partner. Durante un iftar
(cena di rottura del digiuno di ramadan) ad Ankara, a cui hanno partecipato
funzionari del partito e parlamentari, Bahçeli ha chiesto un cessate il fuoco e
una de-escalation immediati.
âGli Stati Uniti e Israele dovrebbero ritirarsi dallâIranâ, ha affermato,
aggiungendo che âil dialogo e la diplomazia devono sostituire le armi: a parlare
deve essere la politica, non i proiettiliâ.
Il leader del MHP ha sottolineato che sono in gioco gli interessi diplomatici e
di sicurezza di Ankara. âLa Turchia deve essere cauta. I tentativi di
trascinarla in uno scontro con lâIran o altri Stati della regione devono essere
affrontati con serietĂ e determinazioneâ.
La Turchia è di nuovo al centro dello scacchiere.
L'articolo Missili come avvertimenti per Erdogan: ecco perchĂŠ gli iraniani
stanno prendendo di mira la Turchia proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Erdogan
Câè un nuovo ministro della Giustizia in Turchia con un passato che non promette
nulla di buono. Si tratta di Akin Gurlek, lâex procuratore capo di Istanbul,
noto per avere condotto indagini prefabbricate che hanno portato allâarresto di
numerose figure dellâopposizione. Gli esempi piĂš eclatanti della sua attivitĂ
riguardano il leader del partito filo curdo HDP (oggi DEM, terza forza in
parlamento) Selahattin Demirtas, in carcere dal 2016 con lâaccusa di essere
affiliato al PKK, ed Ekrem Imamoglu, il sindaco di Istanbul rimosso
dallâincarico dopo lâarresto per corruzione nel marzo del 2025. Da allora
Imamoglu è in custodia cautelare in attesa di giudizio. Ma Gurlek non aveva
risparmiato neanche la stampa indipendente: negli anni scorsi aveva ordinato
lâarresto dellâex direttore dellâautorevole quotidiano Cumhuriyet, il
giornalista investigativo Can Dundar.
Dundar, perchĂŠ ErdoÄan ha nominato Gurlek proprio ora?
A mio avviso, ErdoÄan si sta preparando a passare dalla categoria di âautocrazia
competitivaâ a un sistema pienamente autoritario. Per smantellare gli ultimi
resti di democrazia deve attivare due istituzioni chiave: la magistratura e la
polizia. Nominare esponenti della linea dura in questi due ministeri è
significativo in tal senso. A solo un anno e mezzo dalle elezioni presidenziali
tutti i sondaggi suggeriscono che, in una competizione leale, lâopposizione
vincerebbe. Impedire che ciò accada è diventato essenziale per il presidente.
Ekrem İmamoÄlu, ampiamente considerato il principale rivale di ErdoÄan alle
elezioni presidenziali del 2028, rimane in custodia cautelare. Qual è il piano
di ErdoÄan nei confronti dellâex sindaco di Istanbul?
Tenerlo in carcere il piĂš a lungo possibile â se possibile, a vita â e
impedirgli di diventare il candidato dellâopposizione alle presidenziali. PerchĂŠ
in quasi tutti i sondaggi dâopinione, İmamoÄlu appare ancora in vantaggio su
ErdoÄan. Una condanna potrebbe bloccare del tutto la sua candidatura.
PoichĂŠ il leader curdo Selahattin Demirtas è tra le figure dellâopposizione
indagate da Gurlek, quindi arrestato e incarcerato esattamente 10 anni fa in
seguito alle indagini dellâex procuratore, cosa segnala la sua nomina in merito
al cosiddetto dialogo in corso tra il governo di coalizione e il PKK, a cui
Demirtas è stato affiliato pur avendolo sempre negato?
DemirtaŠè visto come un serio ostacolo alle ambizioni politiche di ErdoÄan,
motivo per cui non è stato rilasciato. Allo stesso tempo, tuttavia, ErdoÄan sta
cercando di attrarre voti curdi nel caso in cui rischiasse di perdere le future
elezioni. Per questo motivo, invece di DemirtaĹ â che considera un avversario
radicale â sembra aver optato per perseguire un processo negoziale con Abdullah
Ăcalan, percepito come piĂš aperto al compromesso. Il dilemma è questo: i leader
autoritari spesso governano creandosi nemici. Anche ErdoÄan lo fa e per questa
ragione ha lanciato operazioni militari contro i gruppi curdi in Siria prima
delle ultime cinque elezioni. Se dovesse concludere che un processo di pace con
il Pkk non serva ai suoi obiettivi politici, potrebbe porre fine al dialogo. La
nomina di GĂźrlek segnala che i falchi potrebbero sostituire le colombe.
La trattativa avviata dal governo con il PKK dunque non è genuina?
Questo è stato un processo che ha avuto inizio con lâopportunitĂ creata dagli
sviluppi in Siria. Dopo gli ultimi avvenimenti, ovvero lâascesa al potere a
Damasco del jihadista Ahmed al Sharaa e la messa alle strette dei curdi di
Siria, ErdoÄan potrebbe non sentire piĂš la necessitĂ di negoziare.
Cosa vuole fare Erdogan della vita di Ăcalan?
Ăcalan ha promesso lo scioglimento del PKK e un impegno per il disarmo.
Tuttavia, Ankara lo ritiene insufficiente, sostenendo di aver giĂ sconfitto
militarmente lâorganizzazione. Ora lo sta spingendo a fare pressione sui curdi
in Siria affinchĂŠ si sottomettano al regime e depongano le armi. Ă improbabile
che Ăcalan abbia il potere di raggiungere questo obiettivo.
Qual è la sua opinione sul tentativo di Ankara di sopprimere lâautonomia del
Rojava?
Si tratta di uno sviluppo che Ankara auspicava da anni, ma che gli Stati Uniti
non avevano approvato. Ora, con la nuova leadership siriana allineata a
Washington e i detenuti dellâIsis trasferiti in Iraq, i curdi hanno perso la
loro influenza. Gli Usa hanno dato il via libera alla richiesta di Ankara e i
curdi del Rojava sono stati costretti a sottomettersi a uno stringente
compromesso con Damasco
In unâintervista al nostro giornale, Salih Muslim, il fondatore
dellâautoproclamata Amministrazione autonoma del Nord Est Siria, nota come
Rojava curdo, ha affermato che la recente offensiva militare lanciata del
presidente siriano ad interim al Sharaa è una cospirazione della Turchia per
provocare una guerra tra le tribĂš arabe e curde che abitano il territorio fino
al mese scorso sotto il controllo delle Forze Democratiche Siriane a guida
curda. Qual è la sua opinione?
âDividi et imperaâ è una tattica indispensabile per tutti i regimi autoritari.
La mia preoccupazione è che una strategia volta a contrapporre arabi e curdi
possa gradualmente creare una frattura anche tra turchi e curdi. Temo che il
fuoco che questa dinamica accenderebbe non rimarrebbe confinato alla Siria.
Il trasferimento di armi turche alle milizie jihadiste siriane durante il lungo
conflitto siriano, da lei rivelato quando era direttore di Cumhuriyet,
riguardava anche la milizia dellâattuale presidente siriano ad interim al
Sharaa, allora noto con il suo nome di guerra al Jolani?
Certo. Le armi andavano in gran parte ad al-Nusra, che allâepoca era guidata da
al Jolani. Infatti, Nuri GÜkhan BozkĹr, che si procurò le armi per conto del
governo turco, si riferĂŹ ad al Jolani come âmio amicoâ durante una delle sue
udienze in tribunale e ammise che gli avevano fornito grandi quantitĂ di armi.
Lâascesa al potere di al Jolani è, per molti versi, il risultato di anni di
investimenti da parte di Ankara. Quanto a me, sono stato condannato a 28 anni e
mezzo di carcere per aver raccontato questo fatto e vivo in esilio.
L'articolo Turchia, il nuovo ministro e la stretta sulla Giustizia. Il
giornalista Dundar: âErdogan vuole impedire allâopposizione di vincere le
elezioniâ proviene da Il Fatto Quotidiano.
La difesa del Rojava curdo-siriano ha provocato lâennesimo giro di vite in
Turchia. La âdemocraturaâ turca, sfruttando la recente offensiva â orchestrata
dalla stessa Ankara- dellâesercito nazionale siriano contro lâAmministrazione
Autonoma curda democratica del Nord-Est Siria, ha accelerato la marcia verso la
meta prefissata da anni dal suo presidente Recep Tayyip Erdogan, il reĂŹs: la
dittatura. Questa settimana Ankara ne ha fornito due esempi eclatanti.
Il primo, in ordine temporale: la polizia ha arrestato 96 persone durante
numerose retate effettuate in 22 province, prendendo di mira partiti politici,
sindacati e organi di stampa. Il ministro degli Interni Ali Yerlikaya ha
spiegato che le operazioni facevano parte di unâindagine sul Partito Comunista
Marxista Leninista (MLKP), fuorilegge.
I raid hanno preso di mira anche il Partito Socialista degli Oppressi (ESP), la
Federazione delle Associazioni Giovanili Socialiste (SGDF), i Consigli
Socialisti delle Donne (SKM) e lâUnione Limter-İĹ. Gli agenti hanno quindi fatto
irruzione anche nelle sedi dellâAgenzia di Stampa Etkin (ETHA), della Fondazione
per la Ricerca scientifica, Istruzione, Estetica, Cultura e Arte (BEKSAV) e
dellâUfficio Legale degli Oppressi (EHB). Tra gli arrestati câè lâex
parlamentare e co-presidente dellâESP Murat Ăepni e i giornalisti dellâETHA
Nadiye GĂźrbĂźz, PÄąnar GayÄąp, Elif Bayburt, MĂźslĂźm Koyun e ZĂźleyha MĂźldĂźr, oltre
ad ambientalisti e sindacalisti.
La Procura Generale di Istanbul ha dichiarato di aver emesso mandati di cattura
per 110 persone, sostenendo che le organizzazioni prese di mira fanno parte
della struttura del MLKP. Lâindagine si basa su dichiarazioni di testimoni,
materiali digitali di precedenti operazioni, rapporti del Financial Crimes
Investigation Board (MASAK) e dati di riunioni online tenute su Google Meet.
Per entrare negli uffici delle organizzazioni, la polizia in assetto
antisommossa ha sfondato le porte, confiscato tutte le attrezzature tecniche e
imposto una limitazione di 24 ore allâaccesso degli arrestati agli avvocati. âĂ
perchĂŠ abbiamo difeso il Rojavaâ ha denunciato Ăiçek Otlu, parlamentare del
Partito filo-curdo per lâUguaglianza e la Democrazia Popolare (DEM) nonchè
portavoce delle Assemblee Socialiste delle Donne (SKM). âVogliamo uguaglianza e
libertĂ in questo Paese. Vogliamo che i diritti del lavoro e la lotta per la
libertĂ delle donne siano riconosciutiâ, ha aggiunto la deputata della terza
forza politica per numero di seggi.
A riprova, Otlu ha citato alcune dichiarazioni del ministro degli Esteri Hakan
Fidan: il 30 gennaio aveva dichiarato ad Al Jazeera che circa 300 membri di
gruppi di sinistra con base in Turchia operavano in aree controllate dalle Forze
Democratiche Siriane (SDF) a guida curda, ovvero la milizia-ombrello che difende
il Rojava. âIl loro unico compito è cercare opportunitĂ per attaccare i soldati
e le forze di sicurezza turcheâ, aveva tuonato Fidan, ex capo dellâintelligence
turca e fedelissimo di Erdogan.
Il secondo esempio riguarda Ekrem Imamoglu, in carcerazione preventivo dal marzo
scorso. La procura di Istanbul ha presentato un nuovo atto di accusa contro il
sindaco della cittĂ , figura di spicco del partito repubblicano di centro
sinistra ( CHP), il piĂš forte allâopposizione, rimosso dallâincarico nel marzo
del 2025 dopo essere stato arrestato per corruzione. Secondo le nuove accuse,
alcune persone vicine a Imamoglu avrebbero avuto accesso a dati personali di
numerosi cittadini di Istanbul e avrebbero fornito questi dati a servizi segreti
stranieri con lo scopo di manipolare i risultati delle elezioni municipali del
2019, che furono vinte da Imamoglu.
âSulla base delle prove esistenti e della confessione, è stato stabilito che
Ekrem Imamoglu, allâinterno della catena gerarchica, ha ottenuto informazioni
personali di cittadini sfruttando la propria influenza e le ha trasferite ad
agenti dei servizi segreti stranieriâ, ha dichiarato la procura di Istanbul,
come riferito dalla tv di Stato Trt. âIl reato di âspionaggio politicoâ è stato
commesso con lâobiettivo di manipolare le elezioni locali del 2019, in
particolare per garantire la vittoria del sospettato Ekrem Imamogluâ, si legge
nellâatto dâaccusa che chiede pene detentive dai 15 ai 20 per gli imputati.
Imamoglu dallâanno scorso è il candidato del CHP per le elezioni presidenziali
del 2028 ed è considerato, sulla base dei sondaggi, pur non ufficiali, il
principale rivale di Erdogan e probabile vincitore. Il suo arresto provocò
settimane di proteste anti governative a Istanbul e in altre cittĂ turche.
Mentre la prima udienza del principale caso in cui è imputato è in programma per
marzo, nei mesi scorsi la procura di Istanbul ha presentato un atto dâaccusa che
chiede oltre 2.500 anni di reclusione per 26 reati.
L'articolo Turchia, Erdogan prende di mira gli oppositori politici, difensori
del Rojava curdo: maxi retata con 96 arresti proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il giornalista Nedim Oruç è stato arrestato ieri mentre seguiva una protesta
nella provincia sud-orientale turca di ĹÄąrnak, a maggioranza curda. La
manifestazione era stata organizzata per denunciare i recenti attacchi ai
quartieri curdi di Aleppo, in Siria. Oruç, reporter del notiziario curdo Ajansa
Welat, è stato picchiato dalle forze di sicurezza turche prima di essere portato
via a bordo di un veicolo blindato.
Lâarresto è avvenuto nel distretto di Cizre, mentre centinaia di giovani
tenevano una manifestazione con fuochi dâartificio e slogan come âBijĂŽ
Berxwedana Rojavaâ (Lunga vita al Rojava, il nome in lingua curda della regione
siriana nord -orientale dove i curdi hanno realizzato una enclave basata su un
esperimento sociale peculiare e democratico). Gli scontri tra manifestanti e
polizia sono continuati dopo lâarresto del giornalista.
Lâoffensiva militare lanciata dal governo ad interim siriano â sostenuto dal
presidente turco Recep Tayyip Erdogan â ha come scopo il sovvertimento del
quadro etnico-demografico di Aleppo, la seconda cittĂ della Siria, per renderlo
del tutto arabo. Che tradotto significa far sparire la minoranza curda.
Lâassalto dei gruppi jihadisti che fanno parte del nuovo esercito siriano
controllato dal presidente siriano Ahmad al Shaara (ex leader delle milizie
quaediste durante la guerra civile) ha preso il controllo dei quartieri curdi di
Sheikh Maqsoud e Ashrafieh, scatenando la reazione anche dei turchi di etnia
curda, ma non solo. Anche il partito turco repubblicano Chp, il secondo per
numero di deputati, ha espresso la propria contrarietĂ e preoccupazione.
Le forze governative siriane sono entrate ad Ashrafieh il 9 gennaio e da allora
stanno tentando di conquistare le ultime zone di Sheikh Maqsoud. La maggior
parte degli abitanti curdi dei due quartieri di Aleppo sono ora profughi nel
Rojava.
Lâescalation in Siria si verifica mentre i colloqui di integrazione tra le Forze
Democratiche Siriane (SDF) a guida curda, che controllano la Siria
settentrionale e orientale e il governo di Damasco sono in stallo.
Ankara ha espresso sostegno alle azioni del governo di Damasco e sostiene che le
SDF dovrebbero sciogliersi, citando lâapparente processo di pace curdo in corso
in Turchia. Le SDF intanto continuano a chiedere per legge un sistema
amministrativo decentralizzato per il Rojava.
Diversi gruppi curdi anche in altre zone della Turchia hanno organizzato
proteste in risposta al conflitto in corso ad Aleppo.
L'articolo Far sparire la minoranza curda in Siria: lâappoggio di Erdogan
allâoffensiva miliare. Arrestato e picchiato un giornalista proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Dieci anni fa il terribile attentato dellâIsis ad Istanbul segnò profondamente
il paese turco. Da allora lâIsis si è fatta sentire in altre occasioni fino a
due settimane fa quando le forze di sicurezza turche hanno fermato 170 persone
sospettate di legami con il gruppo terroristico nel corso di operazioni
antiterrorismo condotte in 32 province. I sospettati sono accusati di aver
operato in passato allâinterno dellâIsis o di averne sostenuto le attivitĂ
attraverso aiuti finanziari.
Al momento 10 persone sono state poste in stato di arresto, mentre altre 15 sono
state rilasciate con misure di controllo giudiziario. Le procedure legali per
gli altri fermati sono ancora in corso. Le operazioni, coordinate sotto la
supervisione delle procure, hanno coinvolto lâOrganizzazione Nazionale di
Intelligence (MIT), la Direzione dellâIntelligence della Polizia e i reparti
antiterrorismo.
Le unitĂ di polizia provinciale hanno effettuato raid in diverse cittĂ , tra cui
Istanbul, Ankara, Smirne, Gaziantep, DiyarbakÄąr, ĹanlÄąurfa, Hatay, Antalya e
Kocaeli. Parallelamente, la Procura Generale di Istanbul ha reso nota
unâoperazione mirata contro presunte reti di finanziamento dellâIsis. Secondo i
magistrati cinque individui avrebbero inviato fondi al gruppo e ai suoi membri
mascherandoli da aiuti umanitari, con lâobiettivo di sostenere le attivitĂ
dellâorganizzazione e impedirne la disgregazione.
La Turchia ha dichiarato lâIsis unâorganizzazione terroristica nel 2013. Da
allora fino al 2023, le autoritĂ hanno arrestato piĂš di 19.000 persone per
presunte affiliazioni al gruppo, secondo i dati della presidenza turca. In
questo periodo sono stati espulsi anche piĂš di 7.600 cittadini stranieri
sospettati di aver preso parte ad attivitĂ di gruppi armati stranieri.
La recente operazione però evidenzia un cambiamento qualitativo nellâapproccio
turco: innanzitutto la capillaritĂ territoriale. Il fatto di intervenire in
diverse province simultaneamente dimostra una capacitĂ dellâintelligence
radicata, segno che le cellule non sono piĂš concentrate solo nelle zone di
confine, ma infiltrate nel tessuto urbano e industriale. Secondo aspetto, il
blocco al finanziamento: lâarresto dei 5 individui a Istanbul che utilizzavano
aiuti umanitari come copertura è cruciale. Colpire il âmoney launderingâ e i
canali informali di trasferimento fondi (hawala) è un modo per impedire la
riorganizzazione delle cellule dormienti.
Infine il contenimento dei âLupi Solitariâ. Negli ultimi anni la Turchia ha
rafforzato in modo significativo le proprie misure antiterrorismo,
concentrandosi in particolare sulle cellule operative e sulle reti di
finanziamento in un contesto di crescenti preoccupazioni per la sicurezza
regionale. A settembre 2025 tre agenti di polizia sono stati uccisi durante un
attacco a una stazione di polizia a Smirne, compiuto da un uomo armato che si
ritiene fosse un adolescente radicalizzato. Nel 2024, due sospettati legati a
Daesh hanno inoltre attaccato una chiesa a Istanbul, causando la morte di un
uomo. Le operazioni contro il gruppo si sono ulteriormente intensificate dopo il
2015 anche attraverso interventi in Siria che hanno portato allâeliminazione di
figure di vertice dellâorganizzazione.
La lotta al terrorismo non è solo una questione di sicurezza, ma un tassello
fondamentale per la sopravvivenza politica del presidente Erdogan che punta sul
sentimento nazionalista, presentandosi come lâunico leader capace di garantire
lâordine e la grandezza del Paese. La lotta al terrorismo in Turchia oggi ha un
doppio risvolto: per i gruppi radicali è un modo per contestare la politica
pro-occidentale di Ankara; per Erdogan è lâoccasione per riaffermare un
controllo ferreo e recuperare consensi.
L'articolo Dieci anni dopo lâattentato a Istanbul, Erdogan usa la lotta allâIsis
per recuperare consensi proviene da Il Fatto Quotidiano.
Nonostante la coalizione di destra al vertice del governo turco sostenga di
voler arrivare a un accordo di pace con il Pkk, nei fatti mostra il contrario.
Il Ministero dellâInterno ha infatti prorogato di altri due mesi il mandato del
governatore di Mardin, Tuncay Akkoyun, come amministratore fiduciario nominato
dallo Stato pur essendo stata pronunciata tre mesi fa lâassoluzione del sindaco
eletto, Ahmet TĂźrk, nel caso che ha portato alla sua sospensione.
TĂźrk, eletto sindaco nelle consultazioni locali del marzo 2024 come candidato
del partito filo-curdo Uguaglianza Popolare e Democrazia (DEM), è stato rimosso
dallâincarico nel novembre 2024 in seguito allâaccusa di âpropaganda
terroristicaâ. Si tratta dellâaccusa che la magistratura turca â al guinzaglio
del presidente-autocrate Recep Tayyip Erdogan â utilizza piĂš frequentemente per
mettere fuori gioco i partiti di opposizione e, in generale, gli avversari
politici. Dopo lâassoluzione di TĂźrk, lo scorso ottobre, ci si aspettava che
venisse reintegrato, ma la recente decisione significa che la municipalitĂ
continuerĂ a essere amministrata dallâufficio del governatore provinciale almeno
fino a marzo.
Il Ministero dellâInterno ha deciso di mantenere Akkoyun al comando, nonostante
la Corte Penale abbia stabilito che non vi erano prove sufficienti per
condannare TĂźrk per le accuse a suo carico. Il sindaco, alla sua terza
legislatura, era tra gli imputati nel processo di Kobanê ed è stato rimosso
dallâincarico dopo essere stato condannato a 10 anni di carcere. Il Comune è
sotto lâamministrazione del governatore Akkoyun da quasi due anni.
Secondo la legge turca, il Ministero dellâInterno può rimuovere i funzionari
locali eletti che si trovano ad affrontare indagini o procedimenti penali. Dal
2016, questo potere è stato regolarmente esercitato contro i Comuni governati
dal Partito DEM e dai suoi predecessori ( HDP) perchĂŠ dichiaratamente filo
curdi. Lâestensione del mandato del fiduciario avviene nel contesto del processo
di pace curdo in corso e dello scioglimento dichiarato del Partito dei
Lavoratori del Kurdistan (PKK). Questi sviluppi avevano fatto prevedere che la
politica statale in materia di fiduciari potesse venire gradualmente
abbandonata, ma questa decisione fa supporre che il nuovo anno non porterĂĄ, in
realtĂĄ, ad alcun cambiamento.
L'articolo La Turchia di Erdogan vuole la pace con il Pkk solo a parole: il caso
emblematico di Ahmet TĂźrk, il sindaco filo-curdo di Mardin proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Ankara continua ad aumentare le minacce contro le Forze Democratiche Siriane
(Sdf) la coalizione di milizie arabe-curde a guida curda, operative nellâarea
nord e centro orientale della Siria, che nel 2015 divennero note per la
battaglia di Kobane in cui sconfissero lâIsis e per essere state la fanteria
della coalizione occidentale nella guerra contro gli uomini del califfo nero
al-Baghdadi. Coalizione a cui formalmente partecipava la Turchia che, però,
anzichĂŠ bombardare i tagliagole jihadisti, prendeva di mira le milizie curde Ypg
e Jpg. Nonostante le dichiarazioni turche contro lo Stato Islamico, allora e
oggi, lâautocrate Recep Tayyip Erdogan non tollera che lâSdf rimanga autonoma.
Soprattutto mentre sembra che lâIsis stia risorgendo, non solo in seguito
allâattentato di questa settimana nel deserto vicino a Palmira in cui sono stati
uccisi 2 soldati e il loro interprete americani, da un ex membro dellâIsis
confluito nellâesercito siriano (sotto la guida del presidente ad interim Ahmad
al Sharaa), Il Sultano vuole infatti a ogni costo che lâSdf confluisca
nellâesercito siriano e aderisca alla politica della Siria post Assad.
LâULTIMATUM DI ANKARA: âPAZIENZA STA FINENDOâ
La Turchia ieri ha ribadito il proprio monito alla milizia arabo-curda, affinchĂŠ
attui rapidamente e pienamente lâaccordo del 10 marzo con il governo siriano,
sottolineando che âla pazienza degli attori interessati sta per esaurirsiâ.
Lâultimo avvertimento è arrivato dal Ministro degli Esteri Hakan Fidan in
unâintervista a TRT World. âCertamente, non siamo soddisfatti del ritmo del
processo. Noi, i siriani e alcuni altri partner pensiamo che le SDF stiano
cercando di guadagnare tempoâ, ha dichiarato Fidan in risposta a una domanda
sullâattuazione dellâaccordo che prevede lâintegrazione delle SDF con lâesercito
nazionale siriano entro la fine dellâanno.
âLe SDF sperano di trarre vantaggio da alcune opportunitĂ , sia attraverso una
crisi regionale che attraverso le politiche espansionistiche di Israele nei
confronti della Siriaâ, ha affermato Fidan, richiamando lâattenzione sul fatto
che anche gli Stati Uniti ne sono consapevoli. âTutti i gruppi armati, ad
eccezione delle SDF, hanno accettato di unirsi allâesercito nazionale siriano,
poichĂŠ nessuno stato sovrano può tollerare lâesistenza di due o piĂš entitĂ
armate allâinterno dei propri confini, ha affermato il ministro. âVogliamo che i
problemi vengano risolti attraverso il dialogo e i negoziati, e in modo
pacifico. Non vogliamo essere costretti a ricorrere nuovamente a mezzi militari.
Ma le SDF dovrebbero rendersi conto che la pazienza si sta esaurendoâ, ha
sottolineato Fidan.
PERICOLO ISIS
A una domanda sulla presenza persistente dellâIsis, Fidan ha descritto
lâorganizzazione terroristica come una minaccia molto grave e ha sottolineato
che Turchia, Siria e altri paesi della regione possono certamente farvi fronte.
âDopo la fine della guerra civile, Turchia e altri partner regionali potrebbero
stabilire una cooperazione piĂš solida con Damasco nella lotta al terrorismoâ, ha
quindi affermato Fidan. âQuesta cooperazione è stata molto utile per creare una
diversa consapevolezza nei nostri partner siriani, perchĂŠ conoscono
perfettamente la minaccia rappresentata dallâIsisâ, ha sottolineato Fidan,
sottolineando anche lâimportanza dellâadesione della Siria alla coalizione
internazionale anti-Isis.
Il presidente siriano ad interim al-Sharaa, che lâ8 dicembre dello scorso anno
prese il potere a Damasco defenestrando il dittatore Bashar al-Assad, era a capo
della piĂš potente milizia jihadista nota come versione siriana di al-Qaeda.
Grazie al sostegno della Turchia al-Sharaa è riuscito a mettere in fuga Assad.
Ma il suo potere è sotto il controllo di Ankara.
L'articolo La Turchia minaccia le milizie curde in Siria: âDevono integrarsi
nellâesercito, non ci costringano alle armiâ proviene da Il Fatto Quotidiano.
Mentre prosegue il tentativo del governo turco di realizzare un accordo di pace
definitivo con i curdi, molto probabilmente per ottenere dal partito filo curdo
per la democrazia e lâ uguaglianza dei popoli, DEM â terzo partito per numero di
seggi in Parlamento â lâok a un referendum per cambiare la Costituzione e
permettere al presidente-autocrate Recep Tayyip Erdogan di presentarsi per la
terza volta alle presidenziali del 2028, la magistratura assesta un ulteriore
colpo, finora inedito, contro il principale rivale del Sultano proprio alle
presidenziali: il sindaco sospeso di Istanbul, Ekrem Imamoglu, in carcerazione
preventiva dallo scorso marzo. Ieri è stato finalizzato lâatto di accusa
nellâambito di unâindagine, prefabbricata, per corruzione nella MunicipalitĂ
Metropolitana di Istanbul, controllata dallâopposizione, che include Ekrem
İmamoglu tra i 402 imputati, 105 dei quali sono attualmente in stato di arresto.
Lâatto di accusa, lungo 3.700 pagine, accusa İmamoÄlu di 142 reati distinti e
richiede una pena detentiva compresa tra 828 e 2.352 anni. Tra le accuse
figurano âcostituzione e direzione di unâorganizzazione criminaleâ, nonchĂŠ
âcorruzioneâ e âaccettazione di tangentiâ. Mai si era vista finora avanzare una
richiesta di pena detentiva di migliaia di anni. Si tratta di una richiesta
insensata oltre che provocatoria.
İmamoglu, dato per vincente alle prossime presidenziali, secondo i sondaggi, è
lâesponente piĂš popolare e di spicco del Partito Popolare Repubblicano (CHP), la
formazione socialdemocratica e kemalista che rappresenta il maggior partito di
opposizione; è stato arrestato assieme a decine di altre persone, tra cui
dipendenti comunali e imprenditori. Pochi giorni dopo lâarresto di İmamoÄlu, che
ha scatenato proteste in tutto il paese, il CHP lo ha dichiarato candidato alle
elezioni presidenziali del 2028. Da quando è diventato sindaco di Istanbul nel
2019, İmamoÄlu è emerso come una figura di spicco allâinterno del CHP ed è
ampiamente considerato un rivale politico di Erdogan. Lâatto dâaccusa,
presentato davanti alla 40ÂŞ Corte Penale di Istanbul, utilizza ripetutamente
lâespressione âcome i tentacoli di una piovraâ per descrivere la presunta rete
criminale guidata da İmamoglu, unâespressione spesso utilizzata dal presidente
Erdogan.
I pubblici ministeri accusano inoltre İmamoglu di aver tentato di âprendere il
controllo del CHPâ e di âaver formato unâorganizzazione per raccogliere fondi
per la propria campagna presidenzialeâ. Lâatto dâaccusa sostiene che la presunta
rete criminale abbia causato perdite pubbliche per 160 miliardi di lire e 24
milioni di dollari. La prima sezione dellâatto di accusa descrive la âstruttura
generale e le caratteristicheâ della presunta organizzazione criminale. La
seconda sezione fornisce una sintesi dellâindagine. La terza sezione si
concentra sul periodo in cui İmamoglu è stato sindaco del distretto di
BeylikdĂźzĂź tra il 2014 e il 2019, descrivendolo come il âleader
dellâorganizzazioneâ. La quarta sezione descrive in dettaglio le presunte azioni
compiute durante il suo mandato come sindaco di Istanbul, affermando che la rete
si è estesa âin tutta la cittĂ come i tentacoli di una piovraâ. La quinta e la
sesta sezione affrontano le accuse relative alle filiali del comune di Istanbul.
Lâultima sezione classifica le accuse contro i sospettati e delinea gli articoli
pertinenti del codice penale.
Lâatto di accusa elenca 92 individui come âmembri dellâorganizzazioneâ, inclusi
sei âleaderâ, mentre centinaia di altri sono descritti come âcollegati
allâorganizzazione ma non membriâ e chiede la punizione per 142 atti criminali
presumibilmente commessi da İmamoglu, tra cui âcostituzione di unâorganizzazione
criminaleâ, 12 capi dâimputazione per âcorruzioneâ, sette capi dâimputazione per
âriciclaggio di denaroâ, sei capi dâimputazione per âfrode contro istituzioni
pubblicheâ, cinque capi dâimputazione per âtruffa di appalti pubbliciâ, due capi
dâimputazione ciascuno per âfalsificazione di documenti ufficialiâ,
âoccultamento e diffusione di documenti ufficialiâ e âdistruzione di prove
penaliâ, nonchĂŠ âdanneggiamento di proprietĂ pubblicaâ (quattro capi
dâimputazione), âdiffusione di informazioni fuorvianti al pubblicoâ (tre capi
dâimputazione) e violazioni relative ai dati personali (sette capi dâimputazione
in totale). Ulteriori accuse includono la mancata segnalazione alla Commissione
Investigativa sui Reati Finanziari (MASAK), il riciclaggio di beni ottenuti
tramite contrabbando, lâinquinamento ambientale e le violazioni della Legge
Forestale e del Codice Civile.
Una serie di accuse che sarebbero ridicole se non fossero tragiche perchè
Imamoglu rischia di passare ancora degli anni in carcere, almeno fin oltre le
presidenziali del 2028, cosĂŹ che non potrĂĄ presentare la propria candidatura
permettendo a Erdogan di rimanere al potere dopo piĂš di ventâanni. Il leader del
CHP, ĂzgĂźr Ăzel, ha respinto lâatto dâaccusa definendolo âscritto da Erdoganâ,
descrivendo la detenzione di Imamoglu come un colpo di Stato. âQuesto non è un
atto dâaccusa, ma un memorandum dei golpisti che prende di mira la politicaâ, ha
affermato. âCiò che stiamo vivendo non è di natura legale, ma puramente il
risultato dellâambizione politica di una personaâ.
Imamoglu ha anche risposto sui social media, affermando: âLâatto dâaccusa che
avete scritto consiste in menzogne estorte attraverso minacce, coercizione e
calunnia, che legano le persone in catene di pauraâ. âAvete davvero il coraggio?
Allora vi sfido!â, ha aggiunto. âTrasmettete il processo in diretta. Lasciate
che il pubblico assista alle vostre bugie e calunnie. Confidate per una volta
nella coscienza della societĂ e nel senso di giustizia della gente. Lasciate che
sia la gente a decidere: siamo noi i criminali o quelli che conducono questa
indagine illegale?â
L'articolo Turchia, lâatto dâaccusa contro Imamoglu, principale avversario di
Erdogan: 142 reati per migliaia di anni di carcere proviene da Il Fatto
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