Le previsioni sul mondo dei media online sono pessimiste e preoccupanti, visto
lo scenario di un calo delle visite su Internet di oltre il 40% nei prossimi tre
anni e una conseguente difficoltà di sostenibilità economica. Ci sono grandi
testate che dimostrano di essere già ampiamente in sofferenza: il Washington
Post ha comunicato ai suoi dipendenti l’avvio di un piano di “riassetto
strategico”. Tradotto: verrà eliminata tutta la sezione sportiva e il numero di
giornalisti inviati all’estero. “Le azioni che stiamo intraprendendo includono
una riorganizzazione strategica con una riduzione significativa del personale.
Le azioni sono per metter al sicuro il futuro”, ha detto Matt Murray, il
direttore esecutivo del quotidiano di Jeff Bezos (nella foto) annunciando i
cambiamenti durante una riunione Zoom.
A riferirlo è una persona che ha ascoltato la chiamata ma non era autorizzata a
parlare con i media, e che ha poi parlato a condizione di rimanere anonima. Il
numero totale dei licenziamenti non è stato annunciato durante la comunicazione.
Il reparto contabilità del giornale sarà chiuso, mentre il reparto notizie
dell’area di Washington e lo staff di redazione saranno ristrutturati, ha
aggiunto Murray rivolgendosi ai membri dello staff. Le misure erano attese da
diverse settimane, da quando era trapelata la notizia che il Post aveva
comunicato ai suoi giornalisti sportivi che avevano organizzato la copertura
delle Olimpiadi invernali in Italia che non sarebbero stati inviati. Dopo che la
notizia è diventata di dominio pubblico, il Post aveva fatto marcia indietro e
ha dichiarato che avrebbe inviato un numero limitato di giornalisti.
Se il Wp si prepara a un corposo ridimensionamento, al New York Times il modello
digital incassa ottimo risultato sul fronte digitale. Secondo i dati diffusi
dallo stesso quotidiano, nel 2025 sono stati aggiunti 1,4 milioni di abbonati,
di cui 450mila nell’ultimo trimestre. In totale sono 12,78 milioni: il Ny Times
è quindi sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo di 15 milioni entro la
fine del 2027. Parte dell’aumento è dovuto alla formula dell’abbonamento
famiglia, introdotta lo scorso settembre, che consente a quattro persone di
condividere un account. In crescita anche gli abbonamenti a più di un prodotto.
Il quotidiano offre anche giochi, ricette di cucina, sport, tra l’altro. Il
fatturato per l’ultimo trimestre del 2025 ha superato 802 milioni di dollari, un
10,4% in più rispetto all’anno precedente, ma sono anche saliti i costi di
gestione, 10,5% in più pari a 640,7 milioni. Il fatturato per gli abbonamenti
digitali è aumentato del 9,4%, pari a 510,5 milioni e sono aumentati anche gli
introiti da pubblicità, +24,9%. In calo invece l’edizione cartacea, con un meno
2%: nel 2025 gli abbonati sono stati 570mila, l’anno precedente erano invece
610mila. Al momento il quotidiano ha in cassa 1,2 miliardi di dollari tra
contanti e titoli negoziabili.
L'articolo Washington Post elimina la redazione sportiva e taglia i
corrispondenti. New York Times: quasi 13 milioni di abbonati digitali proviene
da Il Fatto Quotidiano.
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“La Guardia Costiera degli Stati Uniti non classificherà più la svastica come
simbolo d’odio ma come segno ‘potenzialmente divisivo'”. A rivelarlo nella
giornata di giovedì 20 novembre è stato il Washington Post, sottolineando che la
nuova politica sarebbe entrata in vigore il 15 dicembre.
Ma dopo qualche ora è arrivata una smentita della stessa Guardia Costiera
americana, nel quale si sosteneva che avrebbe declassato la svastica (ma anche
il cappio del Ku Klux Klan – simbolo di odio contro gli afro-americani – o la
bandiera confederata) da simbolo d’odio a “divisivo”. “È categoricamente falso.
Questi simboli sono stati e rimangono proibiti nella Guardia Costiera”, ha
dichiarato in una nota l’ammiraglio Kevin Lunday, comandante ad interim.
In precedenza un funzionario della Guardia costiera, citato dal quotidiano
statunitense, ha definito questi cambiamenti “terrificanti” e ha aggiunto che
“non possiamo meritare la fiducia del Paese se non siamo trasparenti riguardo al
carattere divisivo delle svastiche”.
Ma l’indomani il Washington Post è tornato sulla vicenda, rimarcando che si è
trattato di una fulminea retromarcia e il cambiamento sarebbe, effettivamente,
entrato in vigore il 15 dicembre. Resta quindi la domanda su chi abbia approvato
la riclassificazione di quei simboli d’odio. Anche se la Guardia Costiera non fa
parte del Dipartimento della Difesa, il servizio sta rielaborando le proprie
politiche per allinearle alle nuove linee dell’amministrazione Trump.
L'articolo La Guardia costiera Usa: “La svastica non è più un simbolo d’odio”,
poi smentisce. Il Washington Post: “Retromarcia dopo il nostro articolo”
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