Un incendio che ha lasciato oltre 40mila famiglie a Berlino senza corrente
elettrica per quasi una settimana, tre rivendicazioni su cui indaga la polizia.
È un caso l’attacco alla rete avvenuto il 3 gennaio a un ponte per cavi nel
distretto di Steglitz-Zehlendorf, nella zona Sud-Ovest della città. Dopo quasi
sei giorni e dopo che è intervenuto addirittura l’esercito per distribuire pasti
caldi alla popolazione, l’energia è stata ripristinata. La Procura federale
tedesca indaga per terrorismo e sabotaggio e ancora non è chiaro chi abbia messo
in ginocchio parte della capitale tedesca: al momento gli inquirenti tengono
sotto osservazione il gruppo Vulkan, di estrema sinistra, che ha pubblicamente
rivendicato l’azione. Ma è spuntato un terzo messaggio da parte di alcuni
presunti fondatori del gruppo che prendono le distanze dall’iniziativa. Intanto
le autorità escludono “il coinvolgimento di Stati stranieri“.
TRE RIVENDICAZIONI E ANCORA NESSUN RESPONSABILE
Dopo che, in un primo momento, in rete sono circolate versioni mai confermate di
coinvolgimenti di non precisati ambienti russi nell’attacco, nel giro di poco
meno di una settimana sono arrivate ben tre diverse lettere. Alla prima lettera
di assunzione di responsabilità per l’attacco ai cavi – all’indomani dell’azione
di sabotaggio di sabato – da parte del movimento estremista di sinistra
Vulkangruppe, ne è seguita il 7 gennaio, una seconda, di puntualizzazione. Poi
ne è emersa un’altra sulla piattaforma Indymedia, di presa di distanza dagli
attacchi più recenti a firma di un cosiddetto nucleo originario del gruppo. Che
cambia ancora le carte in tavola. Il Vulkangruppe aveva inizialmente rivendicato
di aver “sabotato con successo” una centrale elettrica a gas a Lichterfelde.
L’obiettivo principale era colpire l’industria dei combustibili fossili. La
rivendicazione era considerata autentica dalle autorità berlinesi.
Il secondo messaggio è arrivato il 7 gennaio ed è stato diffuso per confutare,
tra le altre cose, le illazioni sul coinvolgimento di uno Stato straniero,
ovvero la Russia. “Il fatto che qui si possano attaccare le infrastrutture non
si adatta alla narrativa sulla sicurezza di politici e autorità”, si legge.
“Quindi si sta fabbricando un nemico esterno”, scrivono su knack.news, secondo
quanto ricostruisce Der Spiegel. E ancora, scrivevano: “In merito alle
insinuazioni circolanti su una presunta ‘operazione false flag’ di uno Stato
straniero, affermiamo chiaramente: queste speculazioni non sono altro che un
tentativo di mascherare la propria impotenza. Chi dietro ogni forma di
sabotaggio sospetta un servizio segreto straniero, si rifiuta di riconoscere la
realtà dei conflitti sociali interni”.
Infine oggi è arrivato il terzo messaggio per mano di quello che si
autodefinisce il gruppo del 2011, secondo la ricostruzione della Taz che ricorda
come quell’anno ci fu effettivamente il primo attacco doloso a Berlino su cavi
presso la stazione di Ostkreuz, rivendicato da un gruppo che nel nome si
richiamava al vulcano islandese Eyjafjallajökull. Seguirono poco meno di 12
altri attacchi incendiari a Berlino. L’attuale lettera del presunto nucleo
originario afferma che il nome del gruppo è stato “inserito in un contesto che
non è nostro” e in nome di una continuità che non esiste. “I testi e le azioni
degli ultimi anni contraddicono ciò che rappresentavamo e il perché abbiamo
agito”.
Contemporaneamente, sui social network si sono diffuse teorie secondo cui la
seconda lettera di rivendicazione sia stata scritta dall’intelligenza
artificiale e sia derivata da una traduzione dal cirillico, la lingua russa. Ne
riporta alcuni passaggi il quotidiano Taz: ad esempio, il nome del
vicepresidente statunitense Vance è scritto erroneamente come “Vans”, che
corrisponderebbe anche alla traduzione in cirillico. Anche la senatrice per gli
Affari Economici di Berlino, Franziska Giffey (SPD), è scritta erroneamente come
“Giffay”. Al momento però restano solo teorie.
Sempre il Der Spiegel infatti, citando fonti di sicurezza, oggi scrive che le
autorità tedesche non hanno prove che l’attacco sia stato un’operazione “false
flag” da parte di un servizio segreto straniero. Lo stesso vice capo della
polizia di Berlino, Marco Langner, ha sottolineato, riferendosi alla Russia:
“Finora non c’è assolutamente alcuna indicazione in tal senso”. “Le indagini che
abbiamo condotto in collaborazione con l’Ufficio Federale di Polizia Criminale
(BKA) – ha proseguito – puntano chiaramente a questo gruppo. Riteniamo che
questa lettera di rivendicazione sia autentica e possiamo affermare che proviene
dall’ambiente estremista di sinistra”.
L’INCENDIO
L’incendio è stato segnalato alle 6.45 del 3 gennaio da un passante, nella
Bremer Strasse, ed è stato spento rapidamente. Ma è bastato per mettere in
ginocchio parte della Capitale: 45mila famiglie sono rimaste senza corrente e
ancor peggio, in tantissimi casi, prive di riscaldamento, dal momento che gli
impianti sono spesso collegati. Colpiti anche 2200 siti di attività economiche e
commerciali, diverse strutture sanitarie, e case di cura, in qualche caso
evacuate. I tre grandi ospedali delle zone colpite sono rimasti attivi, ma le
autorità cittadine hanno chiesto di fare a meno di ricorrere ai pronti soccorsi.
“Se conoscete anziani in difficoltà, non esitate a chiamarci”, è stato l’appello
di un agente sui social. Ai berlinesi rimasti al buio è stato chiesto di farsi
aiutare da amici e parenti, di preferire le torce alle candele, e di procurarsi
coperte calde. Sono stati anche allestiti centri di accoglienza per chi era in
difficoltà.
L'articolo Blackout a Berlino, guerra di rivendicazioni: si indaga su gruppo di
estrema sinistra. “Nessuna prova che sia coinvolta la Russia” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Tag - Berlino
A Berlino sono ancora senza corrente elettrica 25.500 famiglie e 1200 aziende
dopo il blackout di sabato 3 gennaio. L’emergenza, tre giorni dopo l’incendio
doloso, potrà rientrare solo giovedì, quando sarà ripristinata la luce in tutte
le aree colpite. Il sindaco di Berlino Kai Wegner in una conferenza stampa ha
annunciato che tutti i supermercati sono aperti ed è stata ripristinata la rete
mobile. Inoltre, i cittadini che hanno fatto ricorso in questi giorni agli
alberghi perché nelle loro abitazioni non era possibile attivare il
riscaldamento saranno rimborsati dalle municipalità.
La causa dell’interruzione di corrente è stata un incendio doloso appiccato ai
cavi della rete elettrica nel distretto di Steglitz-Zehlendorf, rivendicato da
un gruppo di estrema sinistra “Vulkangruppe”. Sulla rivendicazione è attualmente
al lavoro la polizia della capitale tedesca. Sabato mattina, nella zona
sud-ovest di Berlino, inizialmente 45.000 famiglie e 2.200 aziende sono rimaste
senza corrente.
Le biblioteche pubbliche hanno invitato tutte le persone colpite
dall’interruzione di corrente nella zona sud-ovest di Berlino a trovare rifugio
nei loro locali. Altre iniziative di solidarietà sono state realizzate anche
dalle piscine comunali che hanno aperto i propri spazi per quanti non possono
ancora tornare a casa. Da oggi la Bundeswehr, l’esercito tedesco, distribuirà
pasti caldi presso il municipio di Wannsee e Huettenweg, nella zona sud-ovest di
Berlino.
Il governo tedesco è intervenuto per “condannare con forza” l’attacco. “I
responsabili di questa azione hanno messo in conto dei rischi per tanti pazienti
ricoverati nelle strutture sanitarie, per anziani e famiglie con bambini”, ha
affermato il portavoce del cancelliere Friedrich Merz, Sebastian Hille,
sottolineando l’importanza delle indagini e del corso della giustizia. “Il
governo assicura sostegno al comune di Berlino”, ha aggiunto, ricordando che
tante famiglie “si trovano in una situazione difficile, senza corrente e senza
riscaldamento”. Intanto, non manca chi come la senatrice berlinese delegata
all’Economia, Franziska Giffey (SPD), ha chiesto di approfondire le indagini:
“La domanda è: si tratta solo di gruppi e attivisti di sinistra che agiscono in
giro o c’è di più dietro?”. Le intenzioni dei responsabili dell’azione di
sabotaggio sono “altamente pericolose”, ha aggiunto, “non si tratta solo di un
attacco alle nostre infrastrutture, sotto attacco è la nostra libera società”.
I tre grandi ospedali delle zone colpite sono rimasti attivi, ma le autorità
cittadine hanno chiesto di fare a meno di ricorrere ai pronti soccorsi. Il
tratto andato a fuoco rifornisce più quartieri del sudovest della capitale:
Nikolassee, Zehlendorf, Wannsee e Lichterfeld. Vaste aree residenziali, nei
giorni scorsi sono piombate in un’atmosfera spettrale col calar della sera,
quando tante persone hanno deciso di lasciar casa facendo i bagagli al lume di
candela, mentre le strade continuavano a coprirsi di neve.
L'articolo Berlino, blackout elettrico: dopo tre giorni ancora 25mila famiglie
senza luce proviene da Il Fatto Quotidiano.
L'articolo Ucraina, a Berlino i colloqui con Usa ed europei. Zelensky: “Pronto a
rinunciare a richiesta di adesione alla Nato” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Le forze armate tedesche saranno in grado di fornire supporto alla polizia, se
necessario anche con l’impiego delle armi, contro droni che ostacolino il
traffico aereo o sorvolino aree sensibili. Lo ha deciso il Consiglio dei
ministri accogliendo una proposta del titolare degli Interni Alexander Dobrindt
(CSU). Nelle ultime settimane in diversi Paesi europei sono stati ripetutamente
avvistati droni senza pilota sorvolare aree militari, impianti industriali ed
aeroporti. Bruxelles, Copenaghen, Berlino e Monaco tra le altre città toccate.
La coalizione di governo tedesca tra Cristiano-Democratici e Socialdemocratici
ha adottato mercoledì una bozza di proposta del Ministero dell’Interno volta a
modificare la legge sulla sicurezza aerea.
Il disegno di legge prevede innanzitutto che le autorità di polizia federali
verranno meglio attrezzate per difendersi dai droni e, se necessario, potranno
richiedere aiuto in via amministrativa alle Forze Armate. Il supporto
dell’Esercito sarà in via principale di fornitura di tecnologie di ricognizione
e intervento. Tuttavia, qualora si temesse un attacco particolarmente grave
attraverso i droni, il disegno di legge prevede che la Bundeswehr possa anche
“impiegare le armi o altri mezzi d’azione”. Tra questi ultimi si annoverano i
cosiddetti jammer, dispositivi che interrompono il contatto tra il drone e il
suo radiocomando. Ciò sarebbe consentito, tuttavia, solo se si può presumere che
il drone “sia destinato a essere utilizzato contro la vita umana o contro
un’infrastruttura critica” potendo distruggerla, e che l’impiego della forza
armata “sia l’unico mezzo per contrastare questa minaccia imminente”.
In Germania l’esercito gode di poteri ampi unicamente in caso di difesa
nazionale. L’impiego delle Forze Armate in tempi di pace all’interno del
territorio invece ha un corsetto molto rigido, delineato soprattutto
nell’articolo 87a della Costituzione che lo ammette sostanzialmente solo come
assistenza in caso di catastrofi, pandemie, o a supporto della polizia.
Tuttavia, secondo il ministro degli Interni Alexander Dobrindt, la modifica
della legge sulla sicurezza aerea non implicherà la necessità di una riforma
costituzionale, perché prevede lo strumento di un’assistenza in via
amministrativa. Konstantin von Notz, membro dei Verdi della Commissione
parlamentare affari interni, per contro ha recentemente sostenuto che l’impiego
delle Forze Armate per la difesa dai droni non sarebbe possibile senza un
emendamento costituzionale. “Anche se venisse dichiarato lo stato di tensione,
consentendo alle Forze Armate tedesche di assumere il controllo, sarebbe
necessaria una maggioranza di due terzi nel Bundestag”, ne cita le parole ZdF.
Riferendosi al recente aumento dei sorvoli di droni, il Ministro Dobrindt ha
indicato però che la Germania deve essere più preparata: anche se non ogni
avvistamento rappresenta automaticamente una minaccia, può potenzialmente
comportarla. In particolare, in riferimento ai dispositivi più grandi, che sono
spesso al di là delle capacità della polizia, il progetto di legge prevede che
l’esercito li potrà “combattere, intercettare e persino abbattere”. La legge
ridurrà notevolmente “i processi di coordinamento e decisionali” ha assicurato
Dobrindt. Normalmente sull’eventuale dispiegamento delle Forze Armate può
decidere solo il Ministero della Difesa, e per le operazioni di assistenza
interna è richiesto un accordo con il dicastero degli Interni. Il progetto di
legge prevede invece che in casi particolarmente gravi di difesa dai droni, dove
è anche urgente scoprire chi li sta controllando, per consentire rapidità
d’intervento questo requisito possa essere derogato, e la richiesta di supporto
avanzata a livello gerarchico inferiore a quello ministeriale.
Anche se l’esercito può fornire assistenza solo nella misura in cui ciò non
comprometta la propria missione di difesa nazionale e dell’Alleanza, che hanno
sempre la precedenza, la prevenzione delle violazioni della sovranità statale ha
finalità difensive ed è perciò anch’essa “un compito originario delle Forze
Armate”. Questa sarebbe la base giuridica, secondo il diritto internazionale e
costituzionale, che consentirebbe ai militari di abbattere i droni appartenenti
a una potenza straniera che violino lo spazio aereo tedesco. Uno dei problemi
sollevati fin qui all’assistenza dell’Esercito è tuttavia che per parlarsi di
intervento difensivo si dovrebbe essere sicuri che il drone venga dall’esterno,
non ci sarebbe invece legittimità ad un’azione militare se messo in volo dallo
spazio aereo nazionale. Il tema delle minacce ibride è stato affrontato
mercoledì pomeriggio dal ministro dell’Interno Dobrindt anche nella conferenza
autunnale dell’Ufficio federale di polizia criminale (BKA). Dal Ministero degli
Interni si chiedono da tempo anche norme più severe nei confronti degli
attivisti che accedono senza autorizzazione alle piste degli aeroporti e resta
aperto se saranno incluse anch’esse nel testo di riforma della legge sulla
sicurezza aerea. I privati che utilizzano droni acquistati in un negozio di
ferramenta non avranno comunque nulla di cui preoccuparsi, a condizione che
abbiano registrato il dispositivo e rispettino le regole di distanza stabilite,
ad esempio intorno agli aeroporti.
L'articolo Droni sospetti, la Germania accelera: ora l’esercito può fornire armi
alla polizia per abbattere quelli che sorvolano aree sensibili proviene da Il
Fatto Quotidiano.