Quanto meno “irrispettoso”. William sarebbe furioso con il fratello e la cognata
per la loro determinazione a proseguire con l’idea di realizzare e produrre un
documentario sulla vita della madre, nel trentesimo anniversario dalla sua
scomparsa. La notizia era già circolata un paio di anni fa quando, l’accordo con
Netflix aveva lasciato mano libera ai duchi del Sussex per proporre serie da
trasmettere che fossero auspicabilmente di successo. In realtà poi i fatti hanno
dimostrato che, fatta eccezione per la serie dedicata alla loro vita a corte e
al racconto delle ragioni che hanno causato il divorzio dalla famiglia reale,
con il relativo trasferimento in California, gli altri tentativi di successo di
Harry e Meghan sono tuti miseramente falliti. Pochi ricorderanno la serie del
principe ribelle dedicata alla sua passione per il polo e sono ancora meno
coloro che l’hanno guardata. Lo stesso dicasi per il tentativo della Markle di
affermarsi come “regina dei fornelli”. With Love, Meghan ha generato solo una
marea di critiche nella prima edizione, cadendo nell’indifferenza collettiva
all’uscita della seconda. Risultato: nulla ha raggiunto neanche la top 10 delle
serie più gettonate e scaricate del colosso americano.
A conti fatti, dunque, per continuare a dare contenuti a Netflix dopo che
l’accordo originario da 100 milioni di dollari firmato nel 2020 non è stato
rinnovato, ai duchi del Sussex non resta che calare l’asso che ha il volto e la
memoria di Lady Diana. William ed Harry hanno smesso di condividere anche questo
ricordo insieme, negli ultimi anni, infatti, la loro presenza alle cerimonie
organizzate in onore della compianta principessa del Galles è sempre stata
accuratamente separata. Nel 2023, ad esempio, durante il Diana Award, l’erede al
trono ha mandato un video che ha aperto la giornata, mentre il fratello minore è
apparso dopo, in collegamento dagli Stati Uniti. Luoghi e momenti ben distinti
per evitare il gelo delle ultime apparizioni insieme, come quella in occasione
del funerale della nonna Elisabetta II nel 2022, all’incoronazione di Carlo III
nel 2023 e ai funerali dello zio Lord Robert Fellowes nel 2024.
Ora, però, con l’approcciarsi della data, Diana è morta il 31 agosto del 1997,
la tensione tra i due fratelli sale a fronte della determinazione del piccolo di
andare aventi con l’idea del documentario commemorativo voluto e proposto da
Meghan.
Per William, l’idea di “commercializzare” la vita e la morte della madre è
“irrispettosa”, priva di “gusto”, poi, se si considera che di mezzo c’è lo
zampino della cognata, che tanto fango ha gettato sulla corona e sulla famiglia
Windsor, diventa inaccettabile.
Non era evidentemente bastata la serie The Crown per gettare in pasto ai sudditi
e al mondo intero, la versione di Netflix e dei produttori, della vita a corte,
ora si aggiungerebbe anche il racconto più dettagliato di una delle pagine più
tristi e dolorose della corona, che sta facendo i conti con lo scandalo e la
vergogna generati dalle evidenze sui rapporti intessuti dal fratello del re,
Andrea Windsor-Mountbatten e della sua ex moglie Sarah Ferguson, con Jeffrey
Epstein.
William non ha mai digerito la narrazione della sua storia e del suo personaggio
fatte dagli sceneggiatori di The Crown, figuriamoci se potrà mai accettare la
versione di Harry e soprattutto di Meghan e men che meno potrà accettare la loro
volontà di controllare l’immagine della madre.
Il 2027 è ormai alle porte e da Montecito si sente alcun cenno che lasci
immaginare un cambio di programma. I tentativi di Harry di ricucire i rapporti
con il padre, re Carlo III, per portare a corte i suoi due bambini, Archie e
Lilibet e salutare un sovrano anziano a malato, accompagnandolo più serenamente
alla sua futura dipartita, dovranno fare i conti con il carattere fumantino e
con la collera di William che tutto vuole, tranne che aver di nuovo il fratello
tra i piedi, per di più con il portafogli pieno a costo dell’immagine di Lady D
e della corona che un giorno indosserà.
L'articolo “William è furioso con Harry, trova assolutamente irrispettoso che
lui e Meghan vogliano fare un documentario su Lady Diana”: il retroscena
proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Sapevo che senza la scorta sarebbe morta”. A dirlo è Ken Wharfe, oggi 77 anni,
ex guardia del corpo della principessa Diana, intervistato dall’emittente
britannica Channel 5 nel documentario “Diana: The Princess and the Bodyguard”.
Un racconto che riporta al centro un nodo mai sciolto del tutto: la sicurezza di
Lady Diana negli ultimi anni della sua vita. Wharfe entrò al servizio della
famiglia reale nel 1986. Inizialmente il suo incarico era quello di occuparsi
dei principini William e Harry, che all’epoca avevano rispettivamente quattro e
due anni. “Nel giro di un anno”, racconta, il rapporto con Diana divenne così
solido da portarlo a diventare la sua guardia del corpo personale, subentrando a
Graham Smith, costretto a lasciare l’incarico a causa di un cancro in fase
terminale.
Negli anni più delicati del matrimonio tra Carlo e Diana, Wharfe rimase una
presenza costante. Quando nel 1992 i principi del Galles annunciarono
ufficialmente la separazione, lui era ancora al suo fianco, testimone delle sue
difficoltà quotidiane e delle sue paure. Il 1993 segnò però una svolta: un
periodo di tensioni e conflitti che portò Diana a rinunciare alla scorta e, poco
dopo, ad annunciare pubblicamente il suo ritiro dalla vita ufficiale durante un
discorso all’ente benefico Headway.
Secondo Wharfe, dietro quella decisione c’era soprattutto una forte esigenza di
libertà. Un desiderio che spesso entrava in collisione con le regole della
sicurezza. Racconta un episodio avvenuto nel marzo del 1993, durante una vacanza
a Lech, in Austria, una delle località sciistiche preferite dalla principessa:
“Era una mattina presto, verso le sei e mezza”, ricorda. “Fui svegliato
dall’addetto alla sicurezza notturna, che con tono imbarazzato mi disse che
Diana era appena rientrata in hotel. Con mio grande stupore mi resi conto che
era saltata giù dal balcone del primo piano, alto circa sei metri”.
Un altro episodio, altrettanto emblematico, avvenne a Kensington High Street.
Diana decise di scendere dall’auto e andare a fare shopping da sola, senza
protezione. Il giorno dopo Wharfe rassegnò le dimissioni: “È stata una decisione
difficile”, spiega. “Mi dispiaceva perché mi piaceva il lavoro che facevo con
lei”. Ma, aggiunge, a quel punto era consapevole di non poter più garantire la
sua sicurezza. “Quasi da un giorno all’altro Diana si è ritrovata senza un
addetto alla protezione. Fu un errore fatale”, afferma oggi senza esitazioni. Da
qui il suo giudizio sulla notte del 31 agosto 1997, quando la principessa morì
in un incidente stradale nel tunnel dell’Alma a Parigi. “Quando l’ho saputo sono
rimasto completamente sbalordito”, racconta. “Ho analizzato molte volte le
carenze di sicurezza di quella notte, che sono state numerose. Per me è stato
molto difficile accettare il fallimento del team di protezione. Morì
tragicamente quando in realtà non avrebbe dovuto”. Secondo Wharfe, alcuni
passaggi avrebbero potuto cambiare il corso degli eventi: “Se l’autista fosse
partito dall’hotel scortato dalla polizia e i paparazzi fossero stati
identificati prima della partenza, quella notte Diana non sarebbe morta“.
L'articolo “Sapevo che senza la scorta sarebbe morta, ma quella notte poteva
salvarsi”: le rivelazioni dell’ex bodyguard di Diana sugli errori fatali nella
sicurezza della principessa proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il principe William ha portato con sé il figlio dodicenne, il principe George,
per aiutarlo in un rifugio per senzatetto: il Passage, a Westminster, dove
William era stato portato da bambino da sua madre Diana. George ha aiutato anche
a preparare il pranzo per gli ospiti della struttura nel centro di Londra e ha
firmato il libro dei visitatori utilizzando la stessa pagina firmata da William
e da sua nonna Diana nel dicembre 1993. “William si è occupato dei cavoletti di
Bruxelles, preparandoli per la cottura a vapore, mentre il principe George ha
aiutato con gli Yorkshire pudding”, ha raccontato Mick Clarke, amministratore
delegato del Passage, “lo definirei un ragazzo adorabile, e sembrava davvero
molto interessato al lavoro che svolgiamo e in particolare a parlare con le
persone che hanno usufruito dei nostri servizi”.
L'articolo Il principe William serve pasti ai senza fissa dimora con George: è
lo stesso rifugio dove andò da bambino con Diana – Video proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Una firma che somiglia tanto a un passaggio di testimone. Per continuare a
srotolare il filo che lega le generazioni dei reali d’Inghilterra. Martedì 16
dicembre, il principe George ha scritto il proprio nome sotto quello della nonna
e del padre nel libro visitatori dell’ente di beneficienza “The Passage”, che si
occupa di aiutare i senzatetto a Londra. E ha aiutato per circa un’ora nella
preparazione dei pranzi di Natale, così come William aveva fatto per la prima
volta 32 anni fa insieme alla madre Lady Diana. Quello della sigla è stato “un
momento meraviglioso e adorabile, in particolare quando William ha detto a
George: ‘Questa è la firma di mia madre’. È stato come chiudere un cerchio: dal
1993 al 2025”, ha raccontato l’amministratore delegato di “The Passage” Mick
Clarke, come riporta la Bbc.
UNA TRADIZIONE DI SOLIDARIETÀ E IMPEGNO SOCIALE
Una tradizione, quella di aiutare le persone bisognose, che l’erede al trono ha
voluto proseguire con il figlio 12enne. Ma soprattutto una lezione di
solidarietà e impegno sociale. “George è molto simile a suo padre. Voleva solo
impegnarsi e aiutare – ha evidenziato Clarke –. Lo definirei un ragazzo
adorabile. Sembrava davvero interessato al lavoro che svolgiamo e in particolare
a parlare con le persone che hanno usufruito dei nostri servizi. Sia il principe
del Galles che il figlio hanno contribuito alla preparazione delle
pietanze:“William si occupava dei cavoletti di Bruxelles, preparandoli per la
cottura a vapore. George aiutava con gli Yorkshire pudding (contorno
tradizionale inglese fatto con pastella di farina, uova e latte e cotta in forno
con grasso animale, ndr). Proprio nel giorno del pranzo di Natale annuale della
famiglia reale a Buckingham Palace, il primogenito di Re Carlo ha voluto
mostrare al figlio la vita fuori dai comfort e dai privilegi del palazzo e
quanto sia importante che “i più vulnerabili della società siano sostenuti e
accuditi”.
L’EREDITÀ DI LADY DIANA
Da quando, a 11 anni, è entrato per la prima volta al “The Passage”, William ha
continuato ad aiutare regolarmente, sia in veste pubblica che nel privato. È
impegnato, tra l’altro, in una campagna per contrastare il problema dei
senzatetto, “Homewards”. E l’idea è sopraggiunta proprio pensando al posto dove,
da piccolo, la madre lo aveva portato. “Lei ha fatto il suo solito lavoro,
facendo sentire tutti a proprio agio, ridendo e scherzando – ha ricordato in
un’intervista dello scorso anno, scrive ancora la Bbc –. All’epoca pensavo: se
non hanno tutti una casa, saranno molto tristi. Ma era incredibile quanto
quell’ambiente fosse felice”. Quella disponibilità, oggi, il principe del Galles
vuole trasmetterla come valore anche a George. E Clarke, che lo ha riferito al
Daily Mail, ne è stato testimone: “Ho sentito davvero che era orgoglioso di dire
al figlio: ‘Guarda, questo è un posto che mi appassiona. Sono davvero felice di
poterlo condividere con te e mostratelo’”. E il principino è rimasto
affascinato. La sua visita al “The Passage”, tra l’altro è stata frutto di
riflessioni e di una scelta ponderata. Perché, in quella che l’amministratore
delegato dell’ente considera “una famiglia”, una simile esperienza “doveva
arrivare al momento giusto. Soprattutto per George”.
LA STORIA DI “THE PASSAGE”
Legato alle idee del riformatore sociale San Vincenzo de’ Paoli, “The Passage” è
attivo a Westminster dal 1980 e, stando alla Bbc, lo scorso anno ha aiutato più
di 3000 senzatetto. Secondo l’ente benefico, a molte persone basta “una sola
bolletta per ritrovarsi senza un tetto sopra la testa”. Oltre alla povertà, tra
i fattori di rischio che potrebbero portare a rimanere senza una dimora ci sono
dipendenza e abuso di sostanze, problemi di salute mentale, violenza domestica
ed eventi traumatici in famiglia. “The Passage” ha evidenziato, inoltre, che ci
sarebbe un forte legame tra la difficoltà di vivere senza una casa e le persone
sfruttate nelle tratte di essere umani.
L'articolo Il principe George prepara il pranzo di Natale per i senzatetto “come
il suo papà fece con Lady Diana”: “William si è occupato dei cavoletti di
Bruxelles, lui dei pudding” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“La Bbc ha ucciso Diana?”: questo il quesito che si pone un titolo fortemente
provocatorio scelto dal Telegraph per presentare il libro dell’ex giornalista
della rete ammiraglia britannica, Andy Webb. Riscrivere e ridefinire la storia
sarebbe il più grande addebito riconosciuto alla Bbc accusata degli effetti
generati dall’intervista rilasciata dalla principessa del Galles nel novembre
del 1995 al programma Panorama e realizzata dal giornalista Martin Bashir.
Secondo il libro Dianarama: The Betrayal of Princess Diana, le conseguenze
prodotte da tutta la rete di inganni messi a segno per convincerla a confessare
il suo dolore pubblicamente e davanti alle telecamere, avrebbe inesorabilmente
condotto alla sua morte prematura avvenuta in un incidente stradale a Parigi,
poco meno di due anni dopo.
23 milioni di persone videro una principessa piegata dalla solitudine e dalla
sofferenza per un matrimonio fallito ancora prima di nascere e una famiglia
reale incapace di mostrare alcuna empatia. Anche l’intervista realizzata nel
2019 all’ex principe Andrea, dal programma Bbc Newsnight, ha avuto conseguenze
nefaste per la reputazione della corona, ma nulla di paragonabile agli effetti
catastrofici generati da Bashir. “La vita di Diana era stata deviata su un
percorso terribilmente pericoloso che risultò nella sua morte” teorizza Webb nel
suo libro. Tradotto, se la principessa non fosse stata ingannata al punto da
essere spinta a credere a bugie dolorose e trame vili nei suoi confronti, il suo
destino sarebbe stato diverso e la sua fine, probabilmente, non sarebbe stata
scritta da quella corsa forsennata sotto al tunnel dell’Alma.
Martin Bashir aveva usato stratagemmi scorretti ed illeciti per convincere Diana
a parlare a cuore aperto. Aveva prodotto documenti falsi per avere un effetto
persuasivo anche nei confronti del fratello affinché la spingesse a concedersi
alle telecamere. Lady D era stata convinta di essere spiata dai servizi segreti,
che il suo primogenito William fosse stato dotato di un orologio per registrare
le sue conversazioni, violazioni profonde della sua sfera privata erano state
insinuate per renderla vulnerabile. Tra le teorie esposte nel libro figurano
anche quelle secondo le quali Elisabetta II fosse in procinto di abdicare e che
una volta divenuto re, Carlo si sarebbe risposato, ma non con Camilla, come lei
si aspettava, bensì con la baby sitter. Tiggy Legge-Bourke è un nome che ai più
risulterà sconosciuto, ma per Diana era diventato un nuovo insopportabile
incubo. Prima di ottenere il consenso a parlare con la Bbc, erano arrivati a
farle credere che la donna che si occupava dei suoi bambini avesse una relazione
con il futuro sovrano e che fosse addirittura rimasta incinta salvo poi avere
abortito.
Da qui il cambio di significato da attribuire alla famosa frase “eravamo in tre
nel nostro matrimonio” che tutti hanno sempre ricondotto alla eterna relazione
d’amore tra Carlo e Camilla, poi sfociata in un matrimonio che ha portato la
grande rivale di Diana sul trono. Con un cambio di significato inatteso, la
terza “incomoda” era diventata Tiggy. Da qui le ossessioni che la spinsero ad
insinuare che Carlo non sarebbe stato adatto a fare il re e che portarono
Elisabetta II a dare il via libera immediato al processo di divorzio tra i due,
che erano solo separati. La storia riscritta dalle trame di persone disposte a
tutto pur di ottenere i loro obiettivi e la Bbc che non poteva non sapere. Di
più, l’ormai ex direttore generale, Tim Davie, era al corrente di tutto secondo
il Telegraph, mai generoso nei confronti della tv pubblica britannica. Nel 2020,
al suo arrivo, era stato informato dello scandalo “Bashir” pronto ad esplodere,
ma non poteva immaginare che poi sarebbe arrivato anche quello di Donald Trump
che lo ha portato alle dimissioni qualche settimana fa. Il presidente americano
si dice pronto a fare una causa milionaria alla Bbc accusata di aver trasmesso
un discorso “infamante e reso radicale” dai tagli operati in fase di montaggio.
L’emittente si è scusata, ma nel frattempo un fiume di scandali, accuse ed
inaccuratezze ha continuato a scorrere sotto le sue fondamenta generando una
crisi di credibilità senza precedenti. L’ultimo atto, tra i tanti in serbo dai
suoi detrattori, potrebbe essere scritto proprio dal futuro re che, stando alle
ricostruzioni del libro, sarebbe a sua volta pronto a lanciare la sua offensiva
per reagire alla “ferita lasciata aperta” da quella famigerata intervista del
1995. William avrebbe “messo delle persone” in azione per fare chiarezza
sull’accaduto. Mala tempora currunt.
L'articolo “La Bbc ha ucciso Lady Diana. La convinsero che William la spiava con
un orologio e che Carlo stava per sposarsi con la baby sitter da cui aveva avuto
un figlio mai nato”: la teoria nel nuovo libro proviene da Il Fatto Quotidiano.