“Non temete, carissimi lettori, perché una certa contessa ritroverà l’amore…La
quinta stagione di Bridgerton è attualmente in produzione”. Gli account di
Netflix e della celebre serie tv firmata Shonda Rhimes, hanno annunciato i
protagonisti (o meglio le protagoniste) della quinta stagione della serie basata
sui libri best seller di Julia Quinn.
Non appena finita la quarta stagione, tutti i fan avevano lanciato teorie,
Eloise o Francesca, chi sarebbe stata la sorella Bridgerton protagonista della
prossima stagione? A sciogliere il dubbio è arrivato oggi un breve trailer che
spoilera: la contessa Francesca Bridgerton, sposata Stirling, potrà rivivere un
nuovo amore dopo la morte del suo amato John.
Come già ampliamente anticipato nelle ultime due stagioni, rispetto ai libri, il
timido personaggio di Francesca, interpretato da Hannah Dodd, troverà il nuovo
amore non nel cugino del defunto marito, Michael, ma nella cugina, Michaela,
interpretata da Masali Baduza. Un cambiamento di trama che, almeno inizialmente,
ha lasciato di stucco i fan ma che segue il solco già tracciato da Shonda Rhimes
in quasi tutti i suoi show, inserire modernità e inclusività, anche se questo
può sembrare anacronistico.
La scoperta di una quinta stagione incentrata su Francesca ha lasciato di stucco
i fan della serie. Secondo l’ordine dei libri, infatti, dopo la stagione
incentrata su Benedict Bridgerton e il suo amore proibito per una domestica,
Sophie, toccava alla sorella Eloise vestire i panni della protagonista e trovare
finalmente l’amore con Sir Philip. Eppure i produttori hanno voluto di nuovo
sparigliare le carte, anticipando una trama, quella di Francesca e Michaela, già
sottoscritta nelle precedenti stagioni.
Il risultato però non è stato (forse) quello sperato. I fan non solo sono
rimasti stupiti ma anche amareggiati. Il rischio, secondo molti, è infatti
quello di “rovinare” il personaggio di Eloise, interpretato dall’attrice Claudia
Jesse, che secondo i fan potrebbe diventare troppo “vecchia” per interpretare
una giovane in procinto di sposarsi.
Dopo l’uscita del video-trailer i social si sono scatenati. “Aspettiamo Eloise
dalla prima stagione, sperando che finalmente ottenga la sua caotica storia
d’amore femminista. Invece saltiamo di nuovo a Fran?”, si chiede un fan.
“Avrebbe dovuto essere Eloise. Cosa farà per tutta la prossima stagione?
Scrivere lettere per un’intera stagione? Diventerà noiosa”. La speranza (o il
timore) per alcuni è che almeno questa stagione diventi propedeutica per l’amore
di Eloise. Per saperlo, però, non resta che aspettare. Fino a quando? La data è
ancora da definire ma, a giudicare dalle precedenti uscite, bisognerà attendere
ancora un paio d’anni.
L'articolo Netflix svela i protagonisti di Bridgerton 5, ma i fan si infuriano:
“Personaggio totalmente rovinato” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Netflix
Lo spettacolo non deve andare avanti. Secondo un articolo pubblicato su Variety,
dopo cinque anni e mezzo piuttosto turbolenti i rapporti tra Netflix e i duchi
del Sussex, Harry e Meghan, sarebbero agli sgoccioli. La formula che usa una
fonte anonima citata nell’articolo è “l’atmosfera è quella da abbiamo chiuso”.
Gli ascolti deludenti di “With love, Meghan” sembrano oramai solo la punta
dell’iceberg.
A Hollywood, infatti, sono in molti a chiedersi quali contenuti di successo
potrà produrre realmente la società della coppia reale, la Archewell
Productions, ferma al palo da quando è nata nel 2020 senza sfornare film o serie
ma solo prodotti a supporto del marchio di Meghan Markle, As Ever. È della
scorsa settimana la notizia secondo cui Netflix si sarebbe disimpegnata dalla
seconda stagione del progetto lifestyle dopo averlo finanziato convintamente.
Notizia che ovviamente ha alimentato e amplificato l’idea che tra il colosso
dello streaming e i duchi stia andando tutto alla scatafascio. Variety ha
intervistato sei testimoni “ben informati” su Netflix e i Sussex, che in buona
sostanza affermano che il rapporto tra i due soggetti in campo non è mai stato
una favola. “La presunta tendenza dei Sussex a riproporre versioni rielaborate
della stessa storia sulla loro uscita dallaa vita reale ha messo a dura prova
Netflix”, scrive la bibbia del cinema.
A quanto pare ascolti flop e mancanza di creatività degli Archewell ha spinto
Netflix a puntare soltanto su una partnership per l’e-commerce. “Secondo tre
fonti, il CEO di Netflix, Ted Sarandos, sarebbe stufo della coppia, che, stando
a due di queste fonti, si scambia messaggi direttamente con il co-CEO riguardo i
loro progetti, come del resto fanno molte altre star che collaborano con la
piattaforma. Ma l’atmosfera di stanchezza e fastidio sembra esista anche tra la
responsabile dei contenuti, Bela Bajaria, e il duo Sussex.
Nel pezzo di Variety a gettare acqua sul fuoco è il legale di Meghan e Harry:
“Sono affermazioni false, in realtà Meghan si scambia messaggi e parla
regolarmente con il signor Sarandos, ed è stata a casa sua senza avvocati”.
Risale all’inizio del 2020 l’idea della coppia inglese di costruire un impero
dell’intrattenimento dopo essersi trasferiti in California. E si sa anche che
tutte le principali società di intrattenimento come Disney, Apple, Warner
Discovery e NBCUniversal sono andate subito a colloquio con Harry e Meghan alla
ricerca, soprattutto, di materiali esclusivi, tra cui i filmati inediti della
loro fuga dalla Gran Bretagna, compresi i video dei due a bordo dell’aereo di
linea che li ha portati in California.
All’epoca sembrava l’avesse spuntata il CEO di Warner, David Zaslav, ma in corsa
era stato Sarandos ad avere la meglio con un accordo esclusivo di 5 anni per una
cifra che varia, a seconda delle fonti, dai 30 ai 100 milioni di dollari. Il
rapporto tra Netflix e i duchi del Sussex si era però subito incrinato con
l’esclusiva non concordata per l’intervista a Oprah Winfrey che nel marzo 2021 è
diventata uno dei più grandi successi della CBS. Identico discorso accadde
quando nella primavera del 2021 Harry decise di prendere accordi con la Penguin
Random House per la pubblicazione della sua biografia che, a sua volta, divenne
un successo planetario. Insomma, le pietanze più succulente non sono finite nei
menù a scorrimento di Netflix.
Sempre Variety segnala che anche al di fuori di Netflix parte dell’industria di
intrattenimento ha nutrito sentimenti negativi nei confronti della coppia. A
partire da Bill Simmons, responsabile della strategia per i podcast di Spotify
che definì i due “dei fottuti truffatori”, in quanto scavalcarono l’accordo
preso con Spotify per andare con Netflix. Nel 2023 durante il festival di
Cannes, il CEO della United Talent Agency, Jeremy Zimmer, spiegò che “Meghan non
era un gran talento in nessun tipo di questione creativa. Solo perché sei famoso
non significa che tu sia bravo in qualcosa”. Molti i progetti iniziati e
accantonati da parte della Archewell Production, tra cui la serie animata Pearl.
Totale flop anche la missione acquisizione di progetti alle ultime edizioni del
Sundance dove Archewell si è fatta sfuggire diversi documentari, tra cui quello
su Christopher Reeve.
Sempre secondo Variety, infine, Meghan sarebbe la vera accentratrice di ogni
attenzione e risorsa per i progetti hollywoodiani. “Durante gli incontri sia
virtuali che di persona con i suoi partner tende a interrompere o a riformulare
le parole di Harry, a volte persino mentre lui è a metà frase (di solito
preceduto da un tocco al braccio o alla coscia”.
L'articolo “Netflix chiude la porta a Harry e Meghan dopo cinque anni”: lo
riporta il magazine “Variety”. L’avvocato della coppia: “Ricostruzioni false”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Regé-Jean Page evita una domanda sul suo ritorno in Bridgerton e i fan vanno in
delirio. Si sa, il 38enne attore londinese, reso celebre dal personaggio di
Simon, il Duca di Hastings, nella prima stagione di Bridgerton, non è mai più
tornato a rivestire i ducali panni nella serie. E ai fan sono mancati il Duca e
sua moglie Daphne, interpretata da Phoebe Dynevor.
In una recente intervista, colui che è stato incoronato perfino come “l’uomo più
bello del mondo”, gli è stato chiesto se avrebbe mai pensato di tornare nel cast
di Bridgerton. “Senti, non so se sei su internet, ma molte persone dicono che
abbiamo bisogno di te di nuovo in Bridgerton”, è stata la domanda della
corrispondente Leah Henry a Regé-Jean. “C’è una possibilità che tu possa mai
tornare?”. L’attore ha risposto: “Sai, è buffo che tu dica questo perché io non
sono su internet”. Lei ha aggiunto: “Magari ci rivedremo?”. E lui ha tagliato
corto: “Grazie mille”.
Questa breve clip è diventata virale online. La showrunner della serie, Jess
Brownell, aveva precedentemente affermato di non essere interessata a costruire
nuovi personaggi nel cast o introdurne di vecchi. “Non siamo interessati a
rifare il casting dei personaggi. Sarebbe un disservizio rispetto a tutto ciò
che Regé e Phoebe hanno costruito nella prima stagione e al bellissimo lavoro
fatto”. Quella fuga di fronte alla domanda però non è passata inosservata e sui
social tra i fan della serie Netflix si è scatenato il toto-ritorno.
L'articolo “C’è una possibilità che tu possa mai tornare in Bridgerton?”: la
risposta di Regé-Jean Page (“l’uomo più bello del mondo”) spiazza i fan proviene
da Il Fatto Quotidiano.
Non sono un emissario di Netflix né un esperto di produzioni documentaristiche.
Ma la carriera nel marketing digitale, e forse in generale l’interesse a
rimanere aggiornato sullo zeitgeist, lo spirito del tempo, mi spinge a scrivere
questo post per invogliare quante più anime possibile a investire 89 minuti
della loro vita nella visione di un nuovo prodotto video. Si chiama Dentro la
Manosfera ed è uscito l’11 marzo, a cura del giornalistico britannico Louis
Theroux.
Nel Regno Unito e negli Stati Uniti il dibattito è già esploso, in Italia tarda
ad arrivare. Credo dipenda dal minore coinvolgimento della popolazione italica
rispetto al prodotto stesso. Ambientato tra Spagna e Usa, vede come protagonisti
negativi personalità del web di origine americana e inglese. L’altra spiegazione
potrebbe essere dettata dalla nostra lentezza. In Italia tendiamo a emulare i
nostri salvatori a stelle e strisce ma quasi sempre con un discreto ritardo.
Vale nel business, nella tecnologia e in questo caso anche nelle tendenze
culturali.
Il documentario è un capolavoro di ironia perché il giornalista britannico
esercita su queste personalità del web un’operazione di umiliante dissociazione
che in buona parte neanche colgono. Esponenti del maschilismo online come
Sneako, Myron e HS TikktTokky vengono intervistati da Theroux nei loro territori
di riferimento – tra case, palestre e studi di podcasting – ma finiscono per
uscirne come padroni schiaffeggiati, almeno moralmente.
L’aspetto a mio avviso più interessante non è neanche il coefficiente di follia
delle loro teorie. Dopotutto chi ha seguito da vicino l’evoluzione di questo
fenomeno online non ascolta nulla di nuovo. Sa bene che già durante la pandemia
i fratelli Andrew e Tristan Tate hanno preso il sopravvento sul dibattito
uomo-donna esponendo le loro idee in modo bislacco.
I fratelli Tate professano questa narrazione trita e ritrita del Matrix, il
mondo oscuro in cui gli uomini, vere vittime della società moderna, sarebbero
finiti. Un mondo che costringerebbe gli uomini a fare lavori da dipendente (che
sciagura) ed essere succubi delle loro donne, la cui percezione di sé è stata
ingiustamente gonfiata, pensano loro, dalle teorie neo-femministe. Sneako, Myron
e HS TikktTokky non fanno altro che scimmiottare gli insegnamenti dei loro
maestri originari, appunto Andrew e Tristan Tate.
L’aspetto più interessante è lo schema piramidale che questi esponenti del
maschilismo online hanno creato. Il documentario di Netflix mostra infatti un
pattern commerciale. I rappresentanti della manosfera producono contenuti
anti-donna e pro-uomo per attirare l’appetito finanziario di giovani,
giovanissimi, facili da influenzare e target perfetto per questa comunicazione
polarizzante. Ergere le donne a nemico, o comunque a partner inferiore che
dovrebbe limitarsi a pulire ed eseguire i comandi dell’uomo, stimola la parte
più oscura dei giovani single e senza successo, che vedono nei loro guru online
la fonte del riscatto.
Il piccolo problema è che i giovani non si rendono di entrare a far parte di uno
schema piramidale in cui loro pagano e pochi in cima si arricchiscono. Nel
documentario viene evidenziato lo stile di vita degli esponenti del maschilismo
online – Lamborghini, ville da sogno, etc – mentre i loro adepti fanno la fame,
sognando un giorno di poter raggiungere anche loro il successo che tanto loro
viene fatto annusare, ma che mai raggiungono. Corsi online di crypto e gruppi
Telegram legati a consigli finanziari vengono venduti ai giovani come la terra
promessa. L’odio online diventa così una moneta facile da raccogliere ma
difficile da monetizzare, almeno per le vittime di questi ingannevoli funnel di
marketing.
Per 89 lunghi ma gustosi minuti il giornalista inglese Louis Theroux mostra
tutte le contraddizioni di un sistema in cui pochi fanno tanto rumore, in cui le
donne vengono trattate dall’alto verso il basso sebbene la fotografia
implacabile sia quella finale di un equilibrio tra i generi completamente
sbilanciato, in cui le mamme si vergognano dei loro figli e le partner tanto
bistrattate alla fine lasciano i loro presunti re. Questo documentario non è
adatto alle donne che odiano gli uomini né agli uomini che vogliono fare la
guerra alle donne: è adatto per tutte le persone che hanno un cervello, uno
spirito critico allenato, a prescindere dal loro genere – e potrebbero ricevere
un piacere parzialmente sadico nel vedere la stupidità umana messa fortemente in
difficoltà da se stessa.
Gli esponenti del maschilismo online hanno capito come attirare l’attenzione di
adolescenti e persone in difficoltà per poi monetizzarla con inutili corsi di
formazione e suggerimenti finanziari che non portano mai i risultati promessi.
L’obiettivo infimo è quello di instillare nei giovani, confusi da un mondo che
obiettivamente sempre impoverirli sempre di più, l’ansia di non essere
fortemente abbienti perché solo il denaro potrà liberarli. Guarda caso tali
esponenti presentano la formula magica, la ricetta miracolosa per arricchire
tutti quanti, mentre l’unico benessere che cresce costantemente è il loro.
Resta dunque valida la legge suprema della vita, e soprattutto del web. Se una
cosa è troppo bella per essere vera, è semplicemente perché non lo è. Un peccato
che a pagare il prezzo di questa muscolosa ma intellettualmente povera
operazione di marketing siano le donne. Il mondo presenta già un numero
sufficiente di spaccature e divisioni. Non abbiamo bisogno di dividere uomini e
donne oltre semplicemente per popolare un inutile gruppo su Telegram in cui
persone senza alcuna competenza finanziaria forniscono finte prospettive di
arricchimento. Il paradosso della manosfera è tutto qui. Chi prometteva di
distruggere il sistema ha semplicemente imparato a sfruttarlo meglio degli
altri. Chi gridava alla corruzione, ora, si è sporcato più di tutti.
L'articolo Folli, ricchissimi e maschilisti: ‘Dentro la Manosfera’ è un
capolavoro di ironia (e di marketing) proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Prima volta seduto in sala, vero Ted?”. È la battuta più esilarante della Notte
degli Oscar 2026 che ha visto trionfare P.T. Anderson e il suo film Una
battaglia dopo l’altra. Ed è il conduttore Conan O’Brien a dirla nel suo
classico monologo di apertura. Tra l’ennesimo tormentone su Timothée Chalamet
(“La sicurezza è molto rigida stasera. C’è il timore di attacchi da parte delle
comunità del balletto e dell’opera. Sono solo arrabbiati perché hai escluso il
jazz”) e una rocambolesca introduzione travestito da Amy Madigan in Weapons
(miglior attrice non protagonista), O’Brien ha coinvolto direttamente la rara
presenza fisica di Ted Sarandos, il patron di Netflix.
“Il CEO di Netflix, Ted Sarandos, è qui ed è emozionante: è la prima volta che
vai in una sala, vero Ted?”, ha scherzato O’Brien. Poi, mettendosi per un attimo
nei panni di Sarandos e della mentalità Netflix del guardare i film da casa, ha
affondato il colpo: “Sarà lì che si chiederà (Sarandos ndr): perché tutta questa
gente è qui in sala a divertirsi insieme?! Perché non dovrebbero stare a casa
sul divano da soli a vedere film?”. Sarandos non ha fatto una piega e, facendo
buon viso a cattivo gioco, si è prodotto in una risatona da… Oscar.
L'articolo “Prima volta seduto in sala, vero Ted?”, la battuta più esilarante
degli Oscar 2026 è contro il patron di Netflix proviene da Il Fatto Quotidiano.
È il marketing, bellezza. Harry Styles ha tenuto il 6 marzo scorso un
concerto-evento “One Night” a Manchester per presentare il suo ultimo disco
“Kiss All The Time. Disco, Occasionally.”. Tutte le immagini del live sono
disponibili in esclusiva sulla piattaforma ed è per questo che ai fan è stato
vietato l’uso dei telefonini.
I video sono ad esclusivo uso del colosso dello streaming. Ma per compensare una
“privazione” così importante, specie per la Gen Z, gli organizzatori hanno
regalato delle macchinette digitali usa e getta per immortalare i momenti dello
show. Un (furbo e legittimo) escamotage per respingere qualsiasi rimostranza o
polemica.
Dopo questa presentazione, Harry farà il suo ritorno live nel 2026 con una
residency in sette città. ‘Together, Together’ comprenderà 50 date ad Amsterdam,
Londra, San Paolo, Città del Messico, New York, Melbourne e Sydney, da maggio a
dicembre. Le uniche città in cui il cantante si esibirà nel 2026.
Tra le varie tappe, particolare risalto hanno le 30 date al Madison Square
Garden di New York e i sei live al Wembley Stadium di Londra. Ospiti delle date,
in specifiche location, saranno Robyn, Shania Twain, Fcukers, Jorja Smith, Jamie
xx, Fousheé e Skye Newman. Per ora l’Italia è fuori dai giochi, ma non è esclusa
qualche sorpresa nel 2027.
(Video courtesy of Netflix)
L'articolo Perché sono stati vietati i telefonini al concerto di Harry Styles a
Manchester? Netflix ha l’esclusiva e riprende tutto: è il marketing, bellezza –
VIDEO proviene da Il Fatto Quotidiano.
Storie di ordinaria disperazione nel mondo lavorativo di Hollywood.
Contrariamente allo storytelling che vuole il mondo dello spettacolo come un
luogo di equilibrio sociale ed economico egualitario e democratico su Reddit è
apparsa la storia di John Christian Love, quella che noi in Italia definiremmo
una comparsa che nemmeno partecipando ad una delle serie più seguite al mondo è
riuscito a mantenere una stabilità finanziaria per sopravvivere tanto da
mettersi a fare il fattorino Amazon.
“Le opportunità di lavoro sono esaurite”, ha spiegato Love su Reddit. “BCS non è
stata la svolta che speravo”, ha ricordato l’uomo che ha poi aggiunto come
avesse lavorato anche sul set di un film con Lily Gladstone e Bryan Cranston –
Lone wolf – ma che la lavorazione è stata sospeso e non l’hanno ancora pagato.
Love è apparso nella serie di successo della rete AMC tra il 2015 e il 2022 oggi
disponibile su Netflix, interpretando il personaggio Ernesto/Ernie. In un post
di qualche giorno fa su r/AmazonDSPDrivers – la community di quello che in
Italia definiremmo un servizio in subappalto di consegne dei prodotti Amazon –
Love è apparso in una foto mentre seduto alla guida di un camioncino sta
consegnando una quantità di pacchi che quasi lo travolgono.
“Voglio solo che sappiate che in quanto attore che vi ha dato il personaggio di
Ernie in Better Call Saul, anch’io sono qui per dare il massimo. Certo fa
schifo, ma si va avanti una consegna alla volta”. Insomma, siamo dalle parti del
sottoproletariato dell’Ottocento tanto che nei commenti in molti sottolineano la
difficilissima situazione del settore in primis per i fattorini pronti a
sbattersi come muli per pochi spiccioli.
L'articolo “Certo fa schifo, ma si va avanti una consegna alla volta”: da attore
a fattorino di Amazon, la nuova vita di John Christian Love di “Better Call
Saul” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Netflix si ritira e la Paramount conquista la Warner. Clamoroso colpo di scena
ad Hollywood. La più chiacchierata, trasversale, rivoluzionaria trasformazione
industriale del mondo cinematografico del secolo è fallita. Durante la notte –
negli Stati Uniti era tardo pomeriggio – Netflix si è ritira dalla corsa al
rialzo per l’acquisizione della storica società di produzione e distribuzione
Warner dopo che a dicembre scorso aveva raggiunto un accordo di massima per
acquisirla. Gli ultimi due mesi infatti sono stati una gara al rialzo dove
Paramount Skydance ha fatto definitivamente la voce grossa e reso Netflix
improvvisamente un pigmeo economico finanziario del settore. Nella fitta
operazione fatta di continui rilanci, garanzie, aumento dell’offerta, ci è
finita anche l’amministrazione Trump che, come sanno anche i sassi, preferiva
l’agglomerato Paramount, più vicino politicamente, a guida della Warner. Variety
parla di ulteriore “shock per il settore” (anche se le stesse parole vennero
usate a dicembre per l’affermarsi di Netflix ndr) perché Netflix ha mollato la
presa 4 giorni prima rispetto alla scadenza (4 marzo 2026) di un ulteriore
rilancio che superasse quello Paramount.
Variety segnala anche che il CEO di Netflix, Ted Sarandos, il 26 febbraio l’ha
passato a Washington nel tentativo di “fare pressione all’amministrazione Trump
sull’accordo” dopo che tra loro e Warner era già stato stipulato un accordo di
fusione nonostante l’ultima offerta Paramount di 31 dollari ad azione.
“L’operazione che abbiamo negoziato avrebbe creato valore per gli azionisti con
un percorso chiaro verso l’approvazione normativa”, hanno affermato Sarandos e
Greg Peters appena due ore dopo l’annuncio fatto direttamente a Warner Bros.
Discovery sulla nuova decisione presa dal proprio consiglio di amministrazione.
“Siamo sempre stati disciplinati, ma per eguagliare l’ultima offerta di
Paramount, abbiamo valutato come l’accordo non fosse più economicamente
attraente, quindi ci rifiutiamo di rilanciare”. Sarandos&Co nel ringraziare
tutta la direzione Warner hanno spiegato che “sarebbero stati ottimi custodi dei
marchi iconici di WB e che il loro accordo avrebbe rafforzato l’industria
dell’intrattenimento e preservato nonché “creato più posti di lavoro”. Poi la
frase sibillina: “Questa transazione è sempre stata un’opzione “bella da avere”
al giusto prezzo, non un “must have” a qualsiasi prezzo”. Insomma, volano
stracci e accuse nemmeno tanto nascoste all’avversario. L’accordo con Netflix,
ormai carta straccia, che includeva l’acquisto di WB e HBO Max era valutato
sugli 83 miliardi di dollari, mentre l’ultima offerta di Paramount, presentata
il 24 febbraio era arrivata a 111 miliardi di dollari. A casa Warner si fa
comunque buon viso a cattivo gioco. Il CEO di WB, David Zaslav ha elogiato la
dirigenza Netflix ma ha sottolineato di essere “estremamente orgoglioso del
rigoroso processo del cda condotto negli ultimi 5 mesi che “ci ha portato ad
unire queste due aziende storiche e dell’entusiasmo che ciò porterà al pubblico
per molti anni a venire: non vediamo l’ora di iniziare a lavorare insieme a
Paramount Skydance per raccontare le storie che commuovono il mondo”.
In realtà gli analisti del settore spiegano che ciò che ha fatto ribaltare la
decisione del cda Warner è stata l’offerta di prezzo di acquisto a 31 dollari
per azione in contanti e l’aumento della penale di scioglimento di 7 miliardi
nel caso la transazione salti. Molti commentatori politici segnalano però che a
chiudere l’affare con la vittoria di Paramount sia stata la pressione di Trump
stesso per favorire la famiglia Ellison, proprietaria di Paramount e vicina alla
sua amministrazione. La presenza di Sarandos a Washington poco prima del
ribaltone significherebbe anche che la dirigenza di Netflix non è riuscita ad
evitare la possibilità che a fronte di un accordo definitivo con Warner
sarebbero stati tempi duri nelle temibili stanze dell’antitrust governativo che
avrebbe poi dovuto confermare la legalità dell’accordo industriale.
Curioso infine che in tutta questa vicenda si sottovalutino due questioni: la
prima è che in un mondo spregiudicato degli affari come quello tra grandi gruppi
dell’impresa globale semplicemente Paramount ha offerto di più per singola
azione. Larry Ellison, il multimiliardario padre del CEO di Paramount, David, ha
infatti garantito la liquidità in contanti del suo patrimonio per favorire
l’operazione. Insomma, difficile rifiutare un’azienda che ti offre di più quando
l’obiettivo è quello di vendere. Secondo: le due fusioni a livello strutturale e
di mission industriale sono leggermente differenti. Se Warner fosse stata
acquisita da Netflix tutta la parte di produzione e distribuzione
cinematografica avrebbe chiaramente subito uno scossone, anche con tutta la
buona volontà di Sarandos&Co che non sono di certo frati francescani ma
prettamente uomini d’affari dediti allo sviluppo del loro core business: lo
streaming. L’acquisizione da parte di Paramount segna invece un possibile ed
oggettivo equilibrio nel settore dello streaming in quanto Paramount – che mai
aveva realmente sfondato come quote di mercato nello streaming – si troverà con
più canali consolidati e strumenti per gareggiare nella concorrenza a Netflix
sull’online.
L'articolo Netflix si ritira: Paramount offre di più e acquista la Warner. I
giornali Usa all’attacco: “Uno choc per il settore, Trump ha favorito l’amico
Ellison” proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’ultima intervista di Eric Dane prima della sua morte è disponibile in
streaming su Netflix come parte della serie “Famous Last Words”, che “offre al
pubblico di tutto il mondo l’opportunità di ascoltare un’icona culturale dopo la
sua scomparsa”. Dane, noto soprattutto per il ruolo del Dr. Mark Sloan in Grey’s
Anatomy, è morto il 19 febbraio scorso, quasi 10 mesi dopo la diagnosi di SLA.
IL MESSAGGIO ALLE FIGLIE
L’intervista si chiude con l’attore che guardando in camera si rivolge
direttamente alle figlie Billie e Georgia, lasciando di fatto il proprio
testamento. “Queste parole sono per voi. Ci ho provato. A volte ho inciampato,
ma ci ho provato. Nel complesso ci siamo divertiti un mondo, vero? Ricordo tutti
i momenti che abbiamo trascorso in spiaggia, voi due, io e la mamma, a Santa
Monica, alle Hawaii, in Messico. Ora vi vedo giocare nell’oceano per ore, le mie
creature acquatiche. Quei giorni, gioco di parole voluto, erano paradisiaci”.
I 4 INSEGNAMENTI
Quindi passa a elencare le 4 cose che ha imparato dalla malattia e che vuole
lasciare come insegnamento alle figlie. “Prima di tutto, vivete il presente.
Proprio ora. Nel presente. È difficile, ma ho imparato a farlo”, dice l’attore.
“Il passato contiene rimpianti. Il futuro rimane sconosciuto. Quindi dovete
vivere ora. Il presente è tutto ciò che avete. Fatene tesoro. Apprezzate ogni
momento”.
“Secondo, innamoratevi“, continua la star di Grey’s Anatomy ed Euphoria. “Non
necessariamente di una persona, anche se consiglio anche quello. Ma innamoratevi
di qualcosa. Trovate la vostra passione, la vostra gioia. Trovate ciò che vi fa
venire voglia di alzarvi la mattina, che vi spinge ad affrontare l’intera
giornata. Io mi sono innamorato per la prima volta quando avevo più o meno la
vostra età. Mi sono innamorato della recitazione. Quell’amore alla fine mi ha
aiutato a superare i miei momenti più bui, i miei giorni più bui, il mio anno
più buio […] Trovate qualcosa che vi entusiasma. Trovate la vostra strada, il
vostro scopo, il vostro sogno. Poi buttatevi. Buttatevici davvero”.
Il terzo insegnamento riguarda la scelta degli amici, e la quarta è “combattere
con ogni briciolo del proprio essere e con dignità. Quando affrontate sfide, di
salute o altro, combattete. Non arrendetevi mai. Combattete fino all’ultimo
respiro. Questa malattia si sta lentamente prendendo il mio corpo, ma non
prenderà mai il mio spirito“. La conclusione è straziante: “Billie e Georgia,
siete il mio cuore. Siete tutto per me. Buonanotte. Vi amo. Queste sono le mie
ultime parole”.
IL FORMAT
“Famous Last Words” è una serie di documentari intimi e innovativi che invita
personaggi iconici della cultura a registrare la loro ultima intervista, che
verrà condivisa solo postuma. La serie non parla tanto di morte quanto di
eredità, riflessione e onestà. Senza pubblico, senza troupe in sala e senza
alcuna pressione per esibirsi, queste interviste offrono uno sguardo raro e
profondamente umano su ciò che conta di più quando qualcuno ha vissuto una vita
piena e ha lo spazio per riflettere su come desidera essere ricordato.
L'articolo “Lottate fino all’ultimo respiro, apprezzate ogni momento,
innamoratevi e trovate il vostro sogno”: le ultime parole di Eric Dane per le
figlie prima di morire proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cosa hanno in comune Cime Tempestose, Bridgerton, Orgoglio e Pregiudizio e
Dracula? L’Inghilterra. Con i suoi paesaggi ruvidi in inverno, ma terribilmente
docili quando la primavera esplode di colore, tra le campagne e sulle coste a
strapiombo sul mare, l’Inghilterra ha ispirato romanzi fatti di passione e
romanticismo così come storie inquietanti quale quella di Dracula. Dall’eleganza
in stile Regency al perturbante del gotico, il Nord dello Yorkshire è la meta
ideale per immergersi in quelle ambientazioni che regalano film di successo
basati su storie e romanzi rimasti sempre verdi.
L'articolo Dal set di “Cime tempestose” al castello di “Bridgerton”: la nostra
guida per un viaggio in Inghilterra nei luoghi di film e serie tv proviene da Il
Fatto Quotidiano.