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Si apre uno spiraglio sul blocco dei cieli a Socotra: il 7 primo volo della compagnia yemenita per Gedda
Sembra vicina a sbloccarsi la situazione dei turisti bloccati a Socotra dal primo gennaio. La compagnia aerea yemenita ha accettato di predisporre per mercoledì 7 gennaio un primo volo, con destinazione Gedda, in Arabia Saudita, per iniziare a risolvere il blocco dei voli nell’isola. A renderlo noto è stata la Farnesina dopo che oltre 80 italiani sono rimasti bloccati da giorni sull’isola dell’Oceano indiano appartenente allo Yemen. La Farnesina e l’ambasciata d’Italia a Riad, competente per lo Yemen, continuano a tenere i contatti con i turisti italiani coinvolti e stanno premendo sulle autorità e sulle compagnie aree regionali per predisporre nuovi voli, mantenendo aperto lo spazio aereo. Dal 2018 Socotra si trova sotto il controllo del Consiglio transitorio del Sud (STC), gruppo separatista appoggiato dagli Emirati Arabi Uniti e in contrasto con il governo yemenita internazionalmente riconosciuto e sostenuto dall’Arabia Saudita. Gli scontri tra STC e forze governative hanno comportato anche la chiusura dello spazio aereo su Socotra dall’1 gennaio, bloccando il rientro di oltre 400 turisti stranieri. Il sito Viaggiare Sicuri della Farnesina riporta come i viaggi in Yemen, compresa l’isola di Socotra, siano assolutamente sconsigliati. L'articolo Si apre uno spiraglio sul blocco dei cieli a Socotra: il 7 primo volo della compagnia yemenita per Gedda proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Yemen, centinaia di turisti bloccati sull’isola di Socotra: ci sono anche 86 italiani
Un gruppo di circa quattrocento turisti, tra cui 86 italiani, è bloccato da giorni a Socotra, arcipelago di quattro isole nell’oceano Indiano. La chiusura dello spazio aereo, legata alle tensioni regionali che coinvolgono Yemen, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, ha portato alla cancellazione di tutti i voli di rientro, lasciando i visitatori su un’isola estremamente difficile da raggiungere. L’Unità di crisi, in raccordo con la Farnesina, ha fatto sapere che lavora con i vari tour operator e con l’ambasciata a Riad, che è competente per lo Yemen, per cercare una soluzione per il rientro. L’unico collegamento aereo disponibile, operato dalla compagnia Air Arabia con partenza da Abu Dhabi, risulta sospeso a tempo indeterminato. Nonostante l’incertezza, le persone bloccate riferiscono di essere al sicuro: la preoccupazione principale riguarda l’assenza di indicazioni ufficiali sui tempi di ripartenza, una situazione già vissuta da altri connazionali recatisi lì nel maggio del 2024. La scarsità di strutture ricettive e i limiti al prelievo di dollari in contanti stanno creando disagi a chi aveva pianificato un breve soggiorno sull’isola. Sebbene appartenga formalmente allo Yemen dal 1967, l’arcipelago è da anni oggetto di interessi militari regionali. Attualmente è di fatto amministrata dal Consiglio di transizione del Sud, organizzazione secessionista yemenita sostenuta dagli Emirati Arabi. Il vicegovernatore Yehya ben Afrar ha parlato di più di 400 visitatori, mentre un rappresentante del governo ha precisato che sono 416, tra cui oltre 60 cittadini russi. Insieme a loro ci sono italiani, polacchi, lituani, tedeschi e cinesi. Al momento, l’unica ipotesi per lasciare l’isola sarebbe l’imbarco su una nave cargo diretta verso l’Oman, Paese non coinvolto nelle attuali tensioni regionali: una soluzione complessa e difficilmente praticabile. L'articolo Yemen, centinaia di turisti bloccati sull’isola di Socotra: ci sono anche 86 italiani proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Yemen, il dramma dimenticato: la Croce Rossa richiama l’attenzione sulle conseguenze di 10 anni di guerra civile
Il Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC) ha lanciato un duro monito alla comunità internazionale sulla guerra civile che sconvolge lo Yemen da oltre dieci anni. Milioni di cittadini della nazione mediorientale, ha ricordato l’ICRC, hanno perso la casa e continuano ad essere sottoposti a violenze e privazioni economiche mentre l’attenzione della comunità internazionale si concentra su altre aree del mondo. Oltre 19 milioni di yemeniti hanno bisogno di assistenza umanitaria, l’83 per cento della popolazione del Paese vive in condizioni di povertà ed i servizi pubblici sono al collasso. La grave crisi dello Yemen non riceve, però, l’attenzione che meriterebbe da parte della comunità internazionale e le grandi potenze hanno mostrato disinteresse oppure sono intervenute nel conflitto trasformandolo in una guerra per procura contro i rivali regionali. Le origini della guerra civile sono legate alla Primavera Araba ed alle dimostrazioni popolari che nel 2011 costrinsero alle dimissioni l’allora presidente Ali Abdullah Saleh, al potere dal 1978 ed a capo di un regime autoritario. Saleh era riuscito, nel corso dei decenni, a forgiare alleanze con Arabia Saudita, Iran e Stati Uniti, a tenere a bada gli islamisti radicali e ad evitare che un Paese diviso da appartenenze tribali si disgregasse. Il suo regime non aveva, però, migliorato le condizioni di vita degli yemeniti, i più poveri del Medio Oriente. Il malcontento popolare aveva spinto milioni di persone a chiedere le dimissioni di Saleh, ottenute al prezzo di un grande spargimento di sangue. A succedergli era stato il vice-presidente Abd Rabbu Mansour Hadi, che non era riuscito a frenare un ulteriore peggioramento dell’economia. Nel 2014 gli Houthi, un movimento sciita yemenita legato all’Iran e ostile nei confronti del governo sunnita, avevano conquistato la capitale Sana’a e le regioni nord-occidentali costringendo Hadi alla fuga. Nel 2015 l’Arabia Saudita era intervenuta contro gli Houthi con bombardamenti aerei ed un blocco navale dando al conflitto un respinto internazionale. Riyadh e gli altri Stati sunniti del Golfo si sono schierati con il governo, riconosciuto a livello internazionale, di Hadi e basato nell’Est dello Yemen, l’Iran ha appoggiato gli Houthi nel tentativo di espandere la propria influenza nella regione. Il collasso del governo ha consentito ai terroristi legati ad Al-Quaeda di allargare il controllo su diverse aree del Paese. Washington, preoccupata da questo sviluppo, ha condotto una campagna anti-terrorismo pluriennale contro Al-Qaeda fatta di bombardamenti aerei e limitate operazioni di terra con l’esercito yemenita. Queste operazioni hanno indebolito i terroristi ma non li hanno sradicati. Le operazioni americane hanno avuto una mera funzione di difesa degli interessi di sicurezza nazionale ma non di risoluzione del conflitto. A complicare il ginepraio yemenita c’è stata anche la nascita del Consiglio di Transizione Meridionale (STC), una formazione separatista appoggiata dagli Emirati Arabi Uniti che controlla il Sud e punta all’indipendenza della regione pur avendo un rapporto ambivalente con le forze di Hadi. La guerra civile, dopo una prima fase più dinamica, si è arenata trasformandosi in un conflitto senza via d’uscita. Nessuna fazione ha la forza necessaria per sconfiggere militarmente gli avversari e le potenze regionali non hanno interesse a porre fine ad uno scontro che drena energie e finanziamenti ai rivali. Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti ed Iran muovono come pedine le fazioni alleate sperando di indebolire gli avversari regionali mentre le iniziative di pace sono osteggiate dalle divisioni tribali, religiose e politiche tra gli attori in campo. Il resto del mondo, invece, si accorge dell’esistenza dello Yemen solamente quando emergono minacce per la sicurezza nazionale, come ricordano i recenti bombardamenti israeliani contro gli Houthi oppure per l’economia globale. La nazione mediorientale, infatti, è affacciata sul Mar Rosso e riveste un ruolo chiave per la sicurezza del transito di navi mercantili dirette o provenienti dal Canale di Suez. La situazione di stallo della guerra civile ha accentuato il dramma umanitario vissuto dai civili. Le campagne di bombardamenti aerei condotte dall’Arabia Saudita hanno ucciso oltre 24mila yemeniti. Tutte le fazioni in campo hanno commesso gravi abusi dei diritti umani, ricorrendo alla fame come strumento di pressione mentre centinaia di migliaia di persone, le Nazioni Unite le avevano stimate a 400mila nel 2020, hanno perso a causa del conflitto. Scuole ed ospedali operano in condizioni di estrema precarietà e senza l’assistenza di un governo funzionante. La diffusione di malattie infettive come il colera ed il drammatico dato sulla salute dei bambini, con poco meno della metà di chi ha meno di 5 anni afflitto da rachitismo o malnutrizione acuta, completa il quadro di una delle più gravi crisi umanitarie al mondo, probabilmente destinata a proseguire tra l’indifferenza internazionale. L'articolo Yemen, il dramma dimenticato: la Croce Rossa richiama l’attenzione sulle conseguenze di 10 anni di guerra civile proviene da Il Fatto Quotidiano.
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